The Project Gutenberg eBook of Storia vecchia: Commedia in due atti

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Title: Storia vecchia: Commedia in due atti

Author: Giuseppe Giacosa

Release date: May 5, 2010 [eBook #32263]

Language: Italian

Credits: Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the
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*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA VECCHIA: COMMEDIA IN DUE ATTI ***

 
 

TEATRO IN PROSA
DI
Giuseppe Giacosa


 
 

ACQUAZZONI IN MONTAGNA
Commedia in due atti



NON DIR QUATTRO SE NON L'HAI NEL SACCO
Commedia in un atto

 

STORIA VECCHIA

Commedia in due atti

 
 
 


TORINO

F. CASANOVA, Libraio-Editore
Via Accademia delle Scienze (piazza Carignano)

1890


Per guarentire la proprietà artistica e la proprietà letteraria, l'Autore e l'Editore hanno depositato copie di questo libro alla R. Prefettura di Torino, e si sono uniformati a tutte le disposizioni della Legge vigente.

 
 

Torino — Tipografia Vincenzo Bona.


INDICE

ACQUAZZONI IN MONTAGNA
Atto primopag.   3
Atto secondo»   51
 
NON DIR QUATTRO SE NON L'HAI NEL SACCO
Atto unico»  111
 
STORIA VECCHIA
Atto primo»  149
Atto secondo»  180

 

[147]

STORIA VECCHIA

COMMEDIA IN DUE ATTI


AL MIO ZIO ED AMICO
CARLO DEMARIA

 
 
 

Rappresentata per la prima volta in Torino dalla Compagnia Marchi-Ciotti-Lavaggi, la sera del 18 dicembre 1872.


[148]

INTERLOCUTORI


[149]

ATTO PRIMO


Salotto nel castello di Terroni


SCENA I.

Alfonso, il Servo, poi Manfredo.

 
 

ALFONSO (al Servo).

Direte che scendano le mie robe.

SERVO

Il signor duca parte oggi?

ALFONSO

Parto oggi.

MANFREDO (entrando)

Senza remissione?

ALFONSO

Ho promesso. (Il servo esce).

MANFREDO

Non insisto perchè tu rimanga. Suppongo che [150]potendo lo faresti.

ALFONSO

Hai un'aria strana oggi. Che cos'hai?

MANFREDO

Quale aria?

ALFONSO

Non saprei... Ti scappa il trionfo per tutti i pori, gli occhi ti sfavillano di contentezza. Sembri un raggio di sole.

MANFREDO

Mi congratulo colla mia aria.

ALFONSO

Ed io con te... Ti si direbbe un collegiale alla prima avventura. Racconta.

MANFREDO

Già tu sei il mio confidente antico, e mi potrai anche giovare coi tuoi consigli. Figurati che alla mia età, con moglie... e...

ALFONSO

Ci siamo. Non sei un collegiale alla prima avventura, sei un dissoluto all'ultima. Avanti.

MANFREDO

Ho ricevuto questa lettera.

ALFONSO

Sa di dama un miglio lontano. (Legge) «Caro marchese. Il perdono è così dolce e santa cosa,[151] che proprio non ci resisto. Supplicate e credo vi sarà concesso. Guglielmo.» (Guarda Manfredo) Guglielmo?

MANFREDO

È il suo nome.

ALFONSO

Di battaglia. Traduzione alla lettera: «Caro marchese. Mi annoio orribilmente. Sofia.»

MANFREDO

Come ne sai il nome?

ALFONSO

Con me firmava Battista. Ci vai?

MANFREDO

Eh! sfido...

ALFONSO

E tua moglie?

MANFREDO

Come si fa a dire di no.... ad una lettera cosiffatta?

ALFONSO

Non si dice. E tua moglie?

MANFREDO

Fammi il moralista, bravo!

ALFONSO

Ti ricordi quando m'hai parlato la prima volta del tuo matrimonio che io ti dicevo che[152] non c'eri nato, che quello del marito è un sacerdozio e che ci vuole una vocazione, e che tu non l'avevi; te ne ricordi?

MANFREDO

Sì..... e con ciò? Vorrei vederti nei miei panni. Certe cose un gentiluomo, un uomo di mondo, non le può fare. Mi scrive un biglietto...

ALFONSO

Dirai che non l'hai ricevuto...

MANFREDO

Lo ha portato... un palafreniere...

ALFONSO

E poi senti, non ti scrive che è così dolce e santo il perdono? Raddoppia la dose. Che t'abbia a perdonare di più, cresci lo zucchero.

MANFREDO

Una donna... che ho amata.

ALFONSO

E non le basta?

MANFREDO

Che mi diede non dubbie prove...

ALFONSO

Sì... anche a me.

MANFREDO

Oh! non me ne importa... non mi fai geloso. Ci vado appunto perchè non ci vedo pericolo.[153]

ALFONSO

No... ci vai perchè ti solletica quel bigliettino, col suo concettino ben tornito,... e poi un ritorno,... si risuscitano le sensazioni morte. Un anno di abbandono assoluto... gli è come una imbiancatura alla casa, te la rifà nuova agli occhi.

MANFREDO

Insomma, il perchè non monta. Ci vado... È questione di cavalleria.

ALFONSO

Oh! quand'è così... io camminavo a piedi.

MANFREDO

Ora senti. Come devo fare per ottenere un congedo da mia moglie?

ALFONSO

Aggiustati... io non c'entro.

MANFREDO

Uh... la morale... come vi fate vecchi... voi altri... che rigidume! Neppure se ti proponessi una birbonata.

ALFONSO

No, ma vedi... ci sono delle cose che capisco e di quelle che non capisco. Capisco che la signora... Guglielmo, t'abbia scritto, le capisco questa gran smania di perdonare, lei, a cui bisognerà perdonar tanto, capirei che io, ricevuta[154] una lettera consimile, volassi ai suoi piedi; non capisco che tu, con una moglie bella, giovane, che ti adora, che vale tutte le... Guglielmo di questo mondo, ti ci lasci tirare.

MANFREDO

Mi ci lasci tirare!

SERVO

La posta (Entra con una lettera su di un vassoio).

MANFREDO (prende la lettera, il servo esce)

Permetti? (Dopo letta la lettera) Uh!

ALFONSO

Che cos'è? Un'altra avventura?

MANFREDO

No... tranquillizzati. Mi scrive il Terni a nome del ministro, per offerirmi la legazione di Baviera.

ALFONSO

Accetti?

MANFREDO

Oh! Non mi metto al servizio di un governo di cui disapprovo la condotta e combatto i principii.

ALFONSO

Questa è cavalleria e ci sto anch'io. Dio sa se ti vorrei in politica così liberale come sei in amore, ma non deve esser l'offa di un impiego a convertirti.[155]

MANFREDO

Mi sollecita perchè vada a Roma a conferire col ministro. È inutile.

ALFONSO

Oh! già. Dacchè non accetti. A buon conto quella lettera non poteva arrivar più a proposito.

MANFREDO

Cioè?

ALFONSO

Ho detto fin troppo per la morale...

MANFREDO

Ah!... È vero. Grazie del consiglio.

ALFONSO

Mi è sfuggito.

MANFREDO

Lo colgo al volo e te ne scarico..... Mia moglie.


SCENA II.

Berta e detti.

 
 

ALFONSO

Buon giorno, marchesa.

BERTA

Buon giorno, duca. Siete sempre irremovibile?[156]

ALFONSO

Pur troppo. Vado anzi a disporre per la partenza.

BERTA

Si direbbe che vi faccio scappare.

ALFONSO

Oh! si direbbe male (esce).


SCENA III.

Berta e Manfredo.

 
 

BERTA

Quanti ne abbiamo oggi?

MANFREDO

Ventidue... perchè?

BERTA

Perchè questi ultimi giorni di campagna mi corrono a carriera. Vorrei che durassero un mese almeno.

MANFREDO

Non sarebbero più gli ultimi.

BERTA

Oh! è vostra la scoperta? Mi perdonerete la mia schiettezza, ma, sono contenta che il duca se ne vada.[157]

MANFREDO

Perchè?

BERTA

È uno di quei perchè che non si dicono e che dovreste indovinare... E poi... è un originale.

MANFREDO

Alfonso?

BERTA

Ma sì, figuratevi che non mi ha fatto neppure un principio di corte. Niente, proprio niente.

MANFREDO

Glie lo dirò...

BERTA

Non sono poi tanto vecchia ed orribile da toglierne affatto l'idea, vi pare? Che cosa avete? siete preoccupato.

MANFREDO

Io no.

BERTA

Oh! sì. Che cosa avete?

MANFREDO

Nulla.

BERTA

Ebbene, oggi, partito il duca, andremo a passeggio a cavallo fino al Torrione, e così tutte le sere finchè si vada via. Che brutta cosa[158] lasciar la campagna. Vedrete come ho domata la Irga! Ieri l'altro tornando mi fece un salto di paura. Non ve ne siete accorto? Guai se non dite di sì.

MANFREDO

Mi spiace che la montiate quella bizzarra.

BERTA

Oh non c'è pericolo. Ieri ci tornai sola, la ricondussi al luogo dove s'era impennata e riprese, ed io ferma. Si era spaurita di un vecchio tronco segato; ci ripassai tante volte di galoppo, che glie lo feci smettere il grillo.

MANFREDO

Testolina!

BERTA

Sì... risoluta lo sono, è una tradizione di famiglia. Che cosa avete?

MANFREDO

Che cosa ho? Sono diverso dal solito?

BERTA

Spero... Non siete garbato!

MANFREDO

La stagione mi uggisce.

BERTA

No, non lo dite, la più bella stagione dell'anno! Queste brevi giornate di sole sono così[159] sorridenti! (Pausa). C'è bisogno di avere amici in casa!? Io li detesto gli amici. Preferisco un capriccio ad un amico. Sia come non detto.

MANFREDO

Finirete per viziarmi.

BERTA

Gli è che toccherebbe a vossignoria dirmi di queste cose. Non signore, voi vi ingusciate nella vostra dignità d'uomo.

MANFREDO

Io le penso.

BERTA

Proprio?

MANFREDO

Come potrei diversamente?

BERTA

Lo credo io. Tutti i giorni, mi ripeto che non potevate incontrare una moglie migliore.

MANFREDO

Hai ragione.

BERTA

Solo tu, come tutti gli uomini, non conosci le dolcezze del conversare. Non si crederebbe come le occasioni dei più bei momenti vi sfuggono inosservate. Convien dire che l'immaginazione non vi giovi. C'è bisogno di caccia, di corsa, di bigliardo e di giornali? Farne che?[160] Passi in città, e ancora... ma qui... tu seduto lì, io qui, senza pensieri, a dirsi che il tempo è bello, che le mie amiche sono insopportabili, che gli amici tuoi sono ridicoli... perchè lo sono ridicoli... il duca, con quella toeletta da Nembrotte incivilito! a parlare dei libri che si leggono, a giudicare i non letti dalla copertina, che so io... a dir nulla, a tacere... Per esempio... sei contento tu... di essere al mondo?

MANFREDO

Sentiamo prima il tuo parere.

BERTA

Grazie... Io, malgrado la sorte mi abbia destinato un marito... come lei... io non mi lagno... Vuoi che te ne dica il perchè?

MANFREDO

Sentiamo.

BERTA

I perchè sono molti. Prima, perchè mi piaccio; sono svelta, elegante, bella, buona, buona!... e poi mi chiamo Berta, mentre potevo chiamarmi Carlotta... figurati... se mi chiamassi Carlotta! e poi sono marchesa... e ci tengo... e poi, tu hai un castello grandioso, ed io ho un quartierino simpatico in città... Se l'avessimo a Firenze il castello! che bella cosa... con tanta distesa di campagna dattorno!

(Manfredo sorride).

[161]

BERTA

Tu hai qualche cosa.

MANFREDO

Perchè?

BERTA

Perchè non hai sorriso bene. Dunque..... A che ora parte il tuo duca?

MANFREDO

Alle tre.

BERTA

E non verrà più nessuno?

MANFREDO

Credo di no... tanto più...

BERTA

Tanto più?...

MANFREDO

Tanto più che probabilmente devo partire ancor io.

BERTA

Perchè?

MANFREDO

Ho ricevuta una lettera... che mi chiama a Roma.

BERTA

A far che?

MANFREDO

Il ministro mi vuole.[162]

BERTA

Perchè ti vuole il ministro?

MANFREDO

Per mandarmi in Baviera.

BERTA

A far che in Baviera?

MANFREDO

Ministro.

BERTA

Che bisogno hanno di un ministro quelli là? E tu ci vai?

MANFREDO

Non so.

BERTA

Colle tue opinioni?

MANFREDO

Che sai tu delle mie opinioni?

BERTA

So che la tua opinione sono io. Ecco la tua politica...

MANFREDO

Insomma, no, non ci andrò.

BERTA

Ah!

MANFREDO

Non andrò in Baviera, ma a Roma...[163]

BERTA

Dacchè ricusi...

MANFREDO

Non importa... non posso scrivere un no, così asciutto asciutto.

BERTA

Non si scrive asciutto.

MANFREDO

Uh!... Giudica tu stessa, ti darò la lettera del Terni. (Trae di saccoccia parecchie lettere).

BERTA (è appoggiata allo schienale della scranna
dove lui è seduto
)

Quanta roba avete sempre in saccoccia, voi altri uomini!

MANFREDO (non trova la lettera)

Dove sia?

BERTA

Ed io a vedere tante carte... mi sento nascere una curiosità... Oh!

(Manfredo nasconde la lettera di donna).

Perchè hai coperta subito quella soprascritta?

MANFREDO

Io?!

BERTA

Sì tu... Era una scrittura di donna.[164]

MANFREDO

Oh!... che!

BERTA

Sì sì sì... (Manfredo le mostra le soprascritte, tenendole in mano) Non quella, non quella... questa no... insomma c'era... l'ho veduta io... eccola qui...

MANFREDO

Ebbene?

BERTA

Ebbene, è scrittura di donna.

MANFREDO

Ma no... è di un amico.

BERTA

Dammela.

MANFREDO

Dite da senno, marchesa?

BERTA

O dammi la tua parola d'onore...

MANFREDO

Nè l'uno, nè l'altro... finchè ho creduto che scherzaste... ho scherzato... ora basta...

BERTA

Manfredo... è un capriccio, poni che sia un capriccio... ma non mi ricusare... sarebbe la prima volta... Dammi quella lettera...[165]

MANFREDO

È un capriccio pericoloso. Se non valsi a destarvi sufficiente confidenza, perchè il più leggero nonnulla non vi abbia ad ingelosire...

BERTA (seria)

Oh! ingelosire... no.

MANFREDO

Non lesino sulle parole... ad insospettire.

BERTA

Senti, Manfredo, non ho sospetti, chi ti ha detto che io abbia sospetti? Ti domando che tu mi conceda questa piccola tirannia; lo sai che siamo tiranne noi; ci vuol tanto? Dammi quella lettera; quando vedrò che sei disposto a cedere, non abuserò della tua arrendevolezza... è un capriccio; ebbene, per noi sovente i capricci sono... me la dài...?

MANFREDO

E se fosse una lettera di donna?

BERTA

Non lo è... ne sono sicura che non lo è... e fosse anche...

MANFREDO

È una lettera di donna....

BERTA

Non importa... Se tu la serbi così gelosamente...[166] potrò supporre, che so io... potrò supporre... Che se invece me la dài, mi basterà questa prova di sicurezza... per tranquillarmi... Non la leggerò.

MANFREDO

Non la leggerai?

BERTA (leggermente)

E che sono curiosa io? Sono impuntita... e null'altro... S'era tanto in pace... (Gli strappa rapidamente la lettera di mano) Ah!...

MANFREDO

Berta... Berta... rendimi quello scritto... è indegno... rendetemi...

BERTA

Quello scritto è qui... ed è scritto di donna; mi date la vostra fede che non c'è dentro nulla che mi possa toccare... ed io ve lo rendo...

MANFREDO

Non ho ceduto mai ad una minaccia.

BERTA (apre febbrilmente e legge; lunga
pausa, poi con voce calma
)

Prendete... Chi è quella donna che non ha il coraggio di avere un nome?

MANFREDO

Non lo so[167].

BERTA

È giusto... Raggiungetela...

MANFREDO

Fu un'azione inqualificabile la vostra.

BERTA

Non mi fate rimproveri... Io non so chi abbia create certe comode leggi di discrezione e di delicatezza, e non le discuto... sento nella mia rettezza che non ho nulla a rimproverarmi. Non ho mentito io. (S'incammina).

MANFREDO

Berta... sentite...

BERTA

Non mi fate arrossire. (Esce).


SCENA IV.

Manfredo, Alfonso

 
 

(Manfredo passeggia il palco scenico agitatissimo)

ALFONSO

E così?

MANFREDO

Sei tu? (Accennando la porta donde uscì Berta) Sa tutto.[168]

ALFONSO

Oh! come è stata?

MANFREDO

Ha letta la lettera.

ALFONSO

Partirai lo stesso?

MANFREDO

Ho altro in testa che quella...

ALFONSO

Che cosa disse tua moglie?

MANFREDO

Nulla.

ALFONSO

Credi grave la cosa?

MANFREDO

La credo irrimediabile.

ALFONSO

Non hai fatto di tentare spiegazioni?

MANFREDO

Oh! sarebbe stato poco onesto ed inutile. Aveva proprio bisogno di scrivermi colei. Gli è che conosco Berta, e...

ALFONSO

Vuoi tu bene a tua moglie?

MANFREDO

L'ho sposata...[169]

ALFONSO

Perchè ne volesse a te.

MANFREDO

O amore o non, è mia moglie e son sicuro che non me la perdonerà più. — E poi mi ha sorpreso che ricorrevo a sotterfugi con lei..... capisci... ci ho fatta una bella figura. Il Marchese Terroni! Non rimpiango di aver perduto il suo amore; noi siamo troppo vecchi per tanta gioventù e tanta fede... mi pesava forse... Ma ho perduta la sua stima... e mi sta bene..... (Dà un crollo di spalle) Oh!

ALFONSO

Già... bisogna vedere di accomodare ogni cosa.

MANFREDO

Impossibile.

ALFONSO

No... Basta che tua moglie possa farsi convinta che le vuoi bene.

MANFREDO

Oh! già...

ALFONSO

Eh! Se ne superano di maggiori difficoltà. Ci sei già riuscito una volta a convincerla, e poi, una donna non domanda altro; in fondo in fondo sono migliori di noi... e una volta sicura[170] dell'oggi vai tranquillo, che il ieri è suonato... Ma bisogna farla sicura dell'oggi.

MANFREDO

È così facile teorizzare...! Mi basterà aprir bocca per esser creduto eh? Non c'è che dirsi: lo volli e schiavo.

ALFONSO

Mio caro, c'è qualcheduno più astuto della volpe: colui che l'acchiappa. Non ti consiglio mica di dire a tua moglie: Dimenticate quello che è stato perchè vi assicuro che vi amo. No... quantunque, quando vogliono credere... ma si fa nascere un'occasione... Se tu diventassi geloso?

MANFREDO

Ah! che ho voglia di scherzare io?

ALFONSO

Diciamo così... se lei... ti facesse geloso? Si tratta di condurti ad un segno tale che ti abbia a credere innamorato di lei...

MANFREDO

Berta sa... che troppo la rispetto per...

ALFONSO

Non la rispettar tanto... l'avrà più caro.

MANFREDO

E poi... è volgare... la gelosia...[171]

ALFONSO

Giove s'è vestito da uomo tante volte. Dài retta, io dirò alla marchesa, che t'ho visto agitatissimo, che sapevo di quella lettera, che non credo ad una tua gran passione per la signora... Guglielmo... Quelle attenuanti che tu non potevi, io potrò suggerire... e le dirò... come conclusione, che ti abbia a mettere alla prova. Ti va? E se ce n'è di bisogno io rimango.

MANFREDO

Che m'abbia ad ingelosire di te?

ALFONSO

Intendiamoci... a fingere...

MANFREDO

Caro mio... me ne duole... e non vorrei che te ne avessi a male, ma capisco che non ci riescirò... mi sarà impossibile... anche fingere.

ALFONSO

Con un po' di sforzo.

MANFREDO

Guarda... tu sai se ho voglia di ridere in questo momento; ebbene, all'idea che io possa diventare geloso di te... non ci resisto.

ALFONSO

Bada! Alle corte: io t'offro questo ripiego, da commedia se vuoi, vecchio, come l'amore e[172] come la gelosia, ma, a parer mio, buono ed efficace... Decidi...

MANFREDO

Fa come vuoi...

ALFONSO

Va bene. (Suona il campanello).

MANFREDO

Mia moglie non accetterà.

ALFONSO

Ne sei sicuro?

MANFREDO

La conosco: non è donna da accondiscendere neanche per celia, e neanche per prova, a recitare una parte cosiffatta, e si valuta a troppo caro prezzo per venirmi incontro.

SERVO

Il signor marchese ha chiamato?

ALFONSO

Sentite se la marchesa è visibile. (Servo via).

MANFREDO

Ti devo dire una cosa?

ALFONSO

Di'...

MANFREDO

Ho mezza voglia d'andarmene.[173]

ALFONSO

Dove?

MANFREDO (mostrando la lettera)

A farmi perdonare...

ALFONSO

Padronissimo. Io rimango.

SERVO

La signora marchesa prega il signor duca a volerla aspettare un momento. (Via).

MANFREDO

Addio.

ALFONSO

Parti?

MANFREDO

Domani forse...

ALFONSO

Eh! la notte porta consiglio. (via Manfredo).


SCENA V.

Alfonso poi Berta

 
 

ALFONSO (guardandogli dietro)

Tu non partirai...

(Berta entra).

ALFONSO

Mi duole di avervi disturbata.[174]

BERTA

Stava ripassando una suonata di Beethoven; venite a salutarmi?

ALFONSO

Sì.

BERTA

Non vi chieggo, che cosa vi chiami a Firenze.

ALFONSO

No... piuttosto non chiedetemi che cosa mi cacci di qui.

BERTA

Vi caccia? Lo chiedo invece.

ALFONSO

Ci son cose che d'ordinario una donna come voi... non vuole udire.

BERTA

Tutto ciò che un gentil uomo ed un onesto uomo può pensare, una donna come me può udire...

ALFONSO (con intenzione)

Non tutti i nostri pensieri sono volontari, e non ne siamo padroni di tutti... Certe volte... inavvertiti, lenti ed insinuanti, una idea, un sogno, una speranza impossibile, s'insinuano attraverso le migliori intenzioni, e non ci facciamo accorti della loro esistenza, se non quando questa idea è divenuta assidua tanto, che il combatterla[175] è impresa difficilissima, ed il vincerla..... impossibile.

BERTA (seria)

Non capisco...

ALFONSO

Ed appunto...

BERTA

O desidero di non capire...

ALFONSO

Eppure, permettetemi, marchesa, di continuare; eppure, quando di fronte a cosiffatti pensieri assidui e tormentosi, un uomo trova in sè e nella propria coscienza di amico, sufficiente forza per resistere e manifesta la propria resistenza con un mezzo così eloquente come è quello di togliersi volontariamente al seducentissimo pericolo, mi pare che quest'uomo meriti almeno...

BERTA

Vi prego di non continuare...

ALFONSO

Dove c'è un'offesa nelle mie parole? Vi chieggo d'essere vostro amico; non l'amico volgare, e non l'amico, che si contenta al meno, per conseguire il più. Ve lo chieggo, oggi, e vi giuro, che non chiederò altro domani. Ci sono confidenze che un intimo orgoglio impedisce fra donne, e l'anima talvolta trabocca a segno che una confidenza[176] le è necessaria. Vi stendo la mano. Ma la mia lealtà mi costringe a dirvi, che questa profferta di amicizia è rassegnazione, e che...

BERTA

Non ho bisogno di amici. Le mie confidenze io soglio farle a me stessa e soglio trovare in me tutta la forza e tutti i conforti che mi offrite. Alle tre... volete partire?

ALFONSO

E se... malgrado vostro...

BERTA

Insomma...

ALFONSO

Non mi potete impedire...

(Berta s'alza per andar a suonare il campanello).

Il campanello? Non vi disagiate... lo suonerò io. (Suona il campanello).

(Berta rimane in piedi ad aspettare — Servo compare).

Fate risalire le mie robe. Rimango. (Il servo s'inchina ed esce).

BERTA (rinviene dal proprio stupore)

Che vuol dir ciò?

ALFONSO

Vi do la mia parola di gentiluomo e di galantuomo che mi potete toccar la mano (glie la porge).[177]

BERTA (esita, lo guarda, poi glie la stringe)

Ci credo.

ALFONSO

Sentite... so tutto, e vengo a dirvi: c'è rimedio a tutto.

BERTA

Oh! sì, sì...

ALFONSO

Ed aggiungo di più... Manfredo vi ama.

BERTA (sorride)

Non so che valore diano gli uomini alle parole..... Mia madre allevandomi lontana dal mondo, e nella solitudine severa di un vecchio castello, mi apprese a distinguere nettamente i profili di ogni azione e di ogni intenzione, e mi educò al principio che la via giusta è larga e retta. Non conosco le sfumature. Voglio o non voglio... e nel mio stretto cervello... soglio chiamare le cose col loro nome il più brutale.

ALFONSO

Avete torto... Non è ai tempi... nostri che si possa vivere pensandola come voi. — Gli uomini si somigliano troppo fra di loro... Dacchè si convenne di chiamare elegante tutto ciò che non esce dal comune, credetelo, una idea assoluta, è impolitica. I libri, la vaghezza dello spolvero, la facilità dei commerci, hanno ridotte le relazioni tra uomini e donne ad una continua[178] guerriglia d'imboscate, e la felicità, a cui una volta si mirava dritto, bisogna conseguirla ora a forza di rigiri e di scaramuccie... Io comprendo che al vostro orgoglio di sangue ripugni un simile maneggio, ma in fine dei conti, si può sacrificare anche l'orgoglio, quando ne va di mezzo... la vita.

BERTA

A che volete condurmi? E prima di tutto, perchè quella inesplicabile commedia di poco fa?

ALFONSO

È cosa difficile a dirsi, specialmente ad un... Catone come voi... Mi ci proverò, tanto più che avete diritto ad una spiegazione. Sapete a che si riduce oggi la scienza di tutto il vivere? Ad una brutta parola... Diffidenza. Prima di darmi a comporre certi screzii famigliari... ho voluto farmi certo che il male era profondo...

BERTA

In una parola, non eravate ben convinto che io non fossi una civettuola.

ALFONSO

No... ma... insomma, non fatemi durare nell'imbarazzo... Mi confermai nella mia credenza, che voi siete una retta, seria e nobile dama... Sentite..... Manfredo ricevette una lettera di donna, di una donna che in passato... Un uomo di cuore non può ricusarsi a certe domande...[179]

BERTA

Ha mentito. Ha limosinato un pretesto per abusare della mia fede.

ALFONSO

No... vi ha nascosto quanto non vi poteva palesare, nè più nè meno. È naturale che voi duriate fatica a darmi credito, ed è naturale che non abbia cercato egli di sminuire la mala impressione prodotta in voi da quello scritto. Vi propongo un'esperienza. Siete libera di accettarla o di ricusarla. Ma lasciatemi almeno manifestarvi il mio progetto.

BERTA

Sentiamo.

ALFONSO

Si tratta...

(Cala la tela).


[180]

ATTO SECONDO


La stessa decorazione. C'è il fuoco acceso.


SCENA I.

Alfonso e Manfredo.

 
 

MANFREDO

Bel gusto stare in campagna con questo po' di nebbia; non ci si vede più. Alle cinque sarà scuro fitto come in gola.

ALFONSO

Oh! Che in città non sarebbe tutt'uno? Non ti piacciono a te quegli alberi ricamati sul grigio uniforme del cielo, che vi appaiono imprecisi, lontani e fantastici? C'è un silenzio strano per i campi in queste giornate... mi piace l'ottobre. Ieri s'andava a passeggio con tua moglie...

MANFREDO

Chissà che cera mi farà la contessa Sofia quando ci rivedremo... a Firenze.

ALFONSO

La cera che il più debole fa al più forte. Un misto di dispetto, di curiosità e di paura. A rimanere[181] tu, a resistere alle seduzioni di quel bigliettino, hai tanto guadagnato nell'animo di quella signora, che a farlo apposta non avresti potuto meglio. Sei diventato il punto interrogativo, l'enigma... e poi... hai fatto il tuo dovere, e tua moglie credo ne sia contenta, sicura com'è che sei rimasto per lei...

MANFREDO

Dimmi un po'... In questi due giorni ha fatto mai, mia moglie, d'indovinare chi fosse l'autrice di quel biglietto?

ALFONSO

Ma no, mi ci aspettavo ancor io, e mi ero preparata l'aria la più innocente. Non signore, nemmeno ha mosso un dito per saperlo.

MANFREDO

Volevo dire!

ALFONSO

Sai, io sono convinto che ti vuol bene, ma per fortuna, il male prodotto da quella scoperta non fu così profondo come si temeva... È una donna che intende la vita, tua moglie, e sa che un uomo, in fin dei conti...

MANFREDO

Le disse teco queste cose?

ALFONSO

Oh! figurati! Non le disse... e non le direbbe[182] mai... si leggono nelle interlinee queste cose... e poi tua moglie è sicura del tuo ritorno...

MANFREDO

Te lo ha detto?

ALFONSO

La donna che ignora non c'è più sulla terra. Tutte hanno conoscenza di noi. Quando esposi alla marchesa Berta il mio piano di battaglia... sai tu che cosa mi ha risposto? Mi disse: Accetto, benchè sia certa che ci cascherà.

MANFREDO

Che ci cascherò?

ALFONSO

Accettò non per farti ingelosire, ma benchè sapesse che ti saresti ingelosito... Essa ignora che c'era un'intesa fra di noi.

MANFREDO

A proposito mi avvertirai quando dovrò cominciare la commedia.

ALFONSO

Come, ti avvertirò...?

MANFREDO

Sì... avrei paura di lasciar scappare il momento senza farmene accorto... (Ride).

ALFONSO

Io ho già cominciato.[183]

MANFREDO

A far che...?

ALFONSO

A corteggiare tua moglie.

MANFREDO

Sì?... quando e come?

ALFONSO

Non te ne sei accorto? Subito ho cominciato, e se te la devo dire, mi ci diverto a questo esercizio. La signora Berta ha molto spirito ed è molto padrona di sè... cosicchè là dove credeva di trovare un lamento, trovai un sorriso, che se è simulato lo è a perfezione, trovai un ingegno sciolto e vivace, trovai una fantasia diciottenne, e trovai sovratutto quel profumo di galanteria che credevo vaporato per sempre, e di cui mi accorgo esistere ancora qualche boccetta.

MANFREDO

Mi dài uno zigaro?

ALFONSO (glie lo dà)

Mi disse subito che le era parso strano che non le avessi fatto la corte, e che lo avea anzi detto con te, chiamandomi originale... È vero?

MANFREDO

È vero.[184]

ALFONSO

Fummo a passeggio insieme, giù pei boschi, le feci lettura, suonammo a quattro mani al pianoforte; ieri sera stemmo un paio d'ore lì daccanto al fuoco, a parlare di antichità; e sai, in tutto questo tempo, per quanto mi ci abbia aguzzato il cervello, non le ho potuto tirare un rimpianto! Com'è padrona di sè! Tu la avessi veduta..... calma sempre come una Dea. Non riuscii a sorprenderle un solo moto di ciglia... nemmeno uno. È marchesa fino alla punta dei capelli — che sono suoi, mi disse.

(Manfredo ride).

ALFONSO

Perchè ridi?

MANFREDO

Rido a vederti battere le strade di traverso colla pia intenzione di fare la commedia anche con me. Ti solleticherebbe l'idea di vedermi ingelosito eh? un pochino ingelosito. Ah! ah! ah! È difficile...

ALFONSO

Non t'avrei messo a parte del mio progetto. Ti conosco troppo uomo di mondo per concepire una simile speranza. E si convenne che non avresti fatto altro che fingere.

MANFREDO

Non so se ci riescirò, neppure a fingere. E[185] poi discutendolo come due che ci siano estranei, ci vedo del macchinoso nel tuo rimedio. A prima vista e scottato di fresco, quando mi facevo il danno più grosso che non fosse, mi ci arresi, non avevo testa a pensarci, ma ora ho riflettuto. Sai, mia moglie non ama lo scandalo e mi basta. Già..... non si può durare a fare l'idillio per tutta la vita.

ALFONSO

La dobbiamo smettere? Io ci sto. Se vuoi rinunciare al perdono di tua moglie... non ti so che dire.

MANFREDO

Non vorrei che avesse a parere un congedo... per te.

ALFONSO

Perchè?

MANFREDO

Non sei rimasto apposta?

ALFONSO

Oramai non farei più in tempo a partire; no, continuo ad accettare la tua ospitalità, se me la offri.

MANFREDO

Oh!... sei in casa tua.

ALFONSO

Grazie... Dunque... lasciamo lì?[186]

MANFREDO

Poh... dacchè ci siamo. (Getta lo zigaro).

ALFONSO

Ti ho dato un zigaro cattivo, prendine un altro.

MANFREDO

No... grazie, ho fumato abbastanza. (S'avvicina al fuoco).

ALFONSO

Converrà poi che ci accordiamo pel finale.

MANFREDO

Andate fuori oggi... a cavallo?

ALFONSO

Non so... non credo... È troppo freddo.

MANFREDO

Però dovreste. È così bella la campagna d'ottobre!

ALFONSO

Ci verresti anche tu?

MANFREDO

Oh non sono poeta io.

ALFONSO

E poi... dobbiamo studiare una sinfonia per suonarla stassera. Ci starai a sentire?

MANFREDO

Non so.


[187]

SCENA II.

Berta e detti.

 
 

BERTA (entra ricamando e va a sedere
al tavolino da lavoro
)

Duca.

ALFONSO

Eccomi.

BERTA

Mi date quello sgabelletto?

(Alfonso glielo mette sotto ai piedi inginocchiandosi).

Come sta bene un uomo in quella posizione; solo vi ci vorrebbe una parrucca, un abito ricamato, uno spadino e una boccetta di sali per me che verrei meno dalla emozione. Alzatevi, duca, e sedete, e divertitemi; no, ditemi invece delle cose serie, o meglio non mi dite nulla, leggiamo.

ALFONSO

Siete di buon umore oggi?

BERTA

Sì.

ALFONSO

Perchè?

BERTA (sottovoce)

Ve lo devo dire?[188]

ALFONSO (c. s.)

Dite.

BERTA (c. s.)

Forse avevate ragione. (Ride)

ALFONSO (c. s.)

È là.

BERTA (c. s.)

Davvero! Guardate un po', ed io non l'avevo veduto... che cieca! Leggiamo (Prendono un libro caduno) Che cos'è questo libro?

ALFONSO

Don Chisciotte.

BERTA

Non mi piace, ne cercherò uno io. (S'alza e va verso la libreria, e vede Manfredo) Oh! siete voi! non vi avevo veduto... Come va?

MANFREDO

Grazie.

BERTA

Non sapevo che foste lì, e siete poco galante. Vostra moglie entra, siede, parla coll'amico vostro, per non sapere che fare, ricorre alla lettura...

ALFONSO

Grazie.

BERTA

E voi non vi fate vivo... e neppure venite a baciarmi la mano. (Gli porge la mano) A voi.

(Manfredo glie la bacia). (Ad Alfonso)

Avevate detto grazie... perchè?[189]

ALFONSO

Nulla, nulla.

BERTA

Perchè non avvertirmi che Manfredo era qui?

ALFONSO

Non ci ho pensato.

BERTA

Ci si doveva pensare.

(Alfonso si stringe nelle spalle).

BERTA (a Manfredo)

Sembrate di cattivo umore voi. Invece di essere contento che il duca è rimasto per tenermi compagnia.

MANFREDO

Sono contentissimo, ma non sento il bisogno di manifestare la mia gioia con tanta...

BERTA

Sst! stavate per dire una mezza sconvenienza... fermatevi mentre siete in tempo... sedete lì e facciamo conversazione noi tre. Quando ero bambina, nelle giornate come queste, si giocava a far le dame colle mie sorelline. Giochiamo anche noi, io farò la dama e lor signori mi faranno la corte... Ecco, incomincino.

ALFONSO

Non so come pigliarmela.[190]

BERTA

Vi insegnerò io... Si fa così... Si comincia a mettersi una mano nei capelli con un'aria tra lo sbadato ed il nervoso, poi si accenna a parlare e si tace, poi finalmente col tono di chi volesse farvi la più importante confidenza si comincia, per esempio, col dire: bel tempo!

(Manfredo s'allontana).

BERTA

Dove andate?

MANFREDO

Scusatemi... io sento un freddo... mi avvicino al fuoco.

BERTA

Ci avviciniamo tutti.

MANFREDO

No... rimanete... assisterò di là alla vostra graziosissima lezione.

BERTA

Quel povero duca! Rimango io sola ad occuparmi di lui.

MANFREDO

E sono convinto che bastate... è vero?

ALFONSO

Oh!

BERTA

A proposito, duca, e la nostra sinfonia?[191]

ALFONSO

La devo ripassare.

BERTA

Andateci subito allora.

ALFONSO

Mi cacciate?

BERTA

Sì.

ALFONSO

Obbedisco.


SCENA III.

Berta e Manfredo

 
 

(Silenzio).

BERTA (va a sedergli vicino)

C'è proprio freddo... Volete che torniamo in città...?

MANFREDO

Sono ai vostri comandi.

BERTA

Se alle volte vi ci annoiaste troppo qui.

MANFREDO

Vi fate torto, marchesa, e poi... ora che Alfonso è rimasto... per tenermi compagnia! Vi siete ricreduta sul suo conto?[192]

BERTA

Cioè?

MANFREDO

Non l'avevate molto in grazia.

BERTA

Oh! è un uomo come gli altri.

MANFREDO

Fossero tutti come lui. Colto, vivace, elegante, bello di forme, gentiluomo perfetto, scudiero intrepido.

BERTA

È bella l'amicizia fra uomini! Almeno quando parlate di un amico voialtri lo lodate sul serio; noi invece..... ma gli è che noi donne non ne abbiamo di amiche.

MANFREDO

È un privilegio invidiabile il nostro; tra uomini l'amicizia è rara se volete, ma tenace ed indissolubile; per esempio, Alfonso ed io.

BERTA

Già voi non sapete parlar d'altri che del duca.

MANFREDO

Tento combattere quel po' di avversione che gli mostrate.

BERTA

È vero, ce ne sono molti che mi piacciono più di lui.[193]

MANFREDO

E avete torto. Io vorrei che diventasse vostro amico.

BERTA

Perchè?

MANFREDO

Perchè... mi pare che molto lo desideri.


SCENA IV.

Alfonso e detti.

 
 

ALFONSO

Scusate, se non s'accende un po' di fuoco anche di là non ci si resiste; ho le dita intirizzite. Guardate... si direbbe che mi destinate al supplizio...

MANFREDO

Che Dante assegna ai traditori... il ghiaccio. Vado a dar ordine che riscaldino... se no... il concerto di stassera...

BERTA

E tornerete subito...?

(Manfredo s'inchina ed esce).


[194]

SCENA V.

Berta, Alfonso.

 
 

BERTA

Vi ringrazio.

ALFONSO

Di che?

BERTA

Comincio a credere che abbiate ragione voi.

ALFONSO

Sul conto di Manfredo? Ah! sentite, marchesa... bisogna pure che ve lo dica: Non ne facciamo nulla...

BERTA

Perchè?

ALFONSO

Credete a me.

BERTA

In queste cose ci vedo meglio di voi...

ALFONSO

Eppure...

BERTA

No... lasciate che vi ringrazii...

ALFONSO

Mi spiace togliervi tante illusioni, ma lo debbo fare, per obbligo d'onore. Quando vi proposi[195] questa prova e vi decisi a tentarla, appena se vi conoscevo. Eravate per me quell'incognita, che è e deve essere la moglie di un amico vero. Vi salutavo, parlavo con voi del più e del meno: vi sapeva, o meglio, vi sentiva rettissima; mi pareva che foste in buon accordo con Manfredo, e nulla più. Del vostro modo di pensare, di sentire, della vostra squisita natura, del vostro amore profondo per lui, nulla sapevo, e nulla curavo sapere... La prova, io ve la proposi dunque, non preoccupandomi che di lui; contento di ridare a lui ed a voi quell'apparente reciproca confidenza che basta alla maggior parte dei maritaggi. Ma vi ho conosciuta; e, permettete che ve lo dica, vi siete rivelata a me... ed ho capito... che... non potevo lasciarvi più oltre...

BERTA

Che vuol dir ciò?

ALFONSO

Prima che lo proponessi a voi, il mio progetto era stato discusso... con Manfredo.

BERTA

Oh!... lasciatemi... Mentiva... mentiva di nuovo, mentiva sempre... Come la sanno quell'arte! Quella inquietudine, quella freddezza, quella ironia, quell'ira che gli sfavillavano negli occhi... erano bugiarde... Mentiva! Chi vi ha dato il diritto di insultarmi in quel modo? Avete[196] carpita la mia fede, le mie più intime confidenze... avete assistito per virtù d'inganni... ai miei dolori ed alle mie gioie... chissà, avete forse sorriso a vedermi così giovane ed ingenua..... ebbene, avete agito bassamente, signor duca... lasciatemi...

(Alfonso non si muove).

BERTA

Lasciatemi, vi ho detto... Sareste così... da non obbedire al comando... d'una donna?

ALFONSO

Perdonatemi... bisogna che mi discolpi... non posso durare sotto il peso del vostro disprezzo. Vi giuro che il mio fine fu onesto... e difatti nessuno mi costringeva a questa confessione... Credetelo, marchesa, fui precipite troppo nell'attuare un progetto... infantile forse; ma non ci fui mosso che da giusti ed onorevoli sentimenti... Non ho carpito la vostra fede, no; mi avete conosciuto per onesto uomo, e confidaste in me... ebbene... vi so dire che le ho meritate queste confidenze...

BERTA

Come si chiama quella donna?

ALFONSO

Non lo so.

BERTA

Vi perdono a patto che mi diciate quel nome.[197]

ALFONSO (salutandola)

Marchesa... (accenna ad uscire).

BERTA

Duca... Perchè mi avete tolta d'inganno?

ALFONSO

Perchè il vostro cuore non mentisce, e perchè Manfredo vi ama. Se non avessi avuta coscienza di ciò, non ve lo avrei detto il secreto della mia prova. Ma ho pensato: a che giova l'inganno...? Sì... c'era un'intesa fra me e Manfredo; egli doveva simulare tale gelosia, che vi facesse certa dell'amor suo... Non preferite saperlo? non preferite essere giudice voi stessa, se sia simulata o no... quella gelosia?

BERTA

È vero.

ALFONSO

Ebbene... un'ultima prova... decisiva... Mi ritornate la vostra fiducia?... Sarà una ragione di più... per detestarmi, se non me la meriterò...

BERTA

No... lo dovete essere un onest'uomo.

ALFONSO

Vi pare?... Dunque... a momenti Manfredo tornerà; appena lo vedrete spuntare, voi mi direte a mezza voce: «Alle nove stassera...» ed uscirete... Solo che invece d'uscire, siccome di[198] là c'è freddo, vi consiglierei... di mettervi al riparo dietro quella tenda...

BERTA

Oh! origliare ad una porta...

ALFONSO

No... non ci sarà bisogno di origliare... sentirete come se foste qui.

BERTA

Tuttavia...

ALFONSO

Sentite... marchesa, le leggi non sono fatte per le eccezioni... e poi... c'è un principio che fu riconosciuto ed adottato in tutti i tempi... non riguardano che gli uomini le leggi. Ciò che per noi... sarebbe disonesto, indelicato e cattivo... per voi è capriccioso soltanto. Dacchè c'è il mondo... tutte le donne hanno origliato a qualche porta...

BERTA

Dacchè c'è il mondo... e ci sono le porte... (Vede entrare Manfredo) Siamo intesi dunque... alle nove... (Esce).


[199]

SCENA VI.

Alfonso e Manfredo.

 
 

(Alfonso s'alza fregandosi le mani).

MANFREDO

Sei contento...?

ALFONSO

No... ho freddo alle mani... Dimmi un po', Manfredo... ma proprio schietto... non ti pare di sentirti un principio...

MANFREDO

Di che?

ALFONSO

Non ti pare che... il fingere la gelosia progettata... non t'abbia a parere più facile?

MANFREDO

Se lo sapevo io...! che ci tenevi proprio... Ah, ah, ah!... no... Tu saresti capace d'ingelosire chiunque... nessuno più di me riconosce i tuoi meriti, le tue seduzioni irresistibili... nessuno... ma che vuoi... di te, come di nessun altro... capisco possibile la gelosia... non la capisco possibile... Ah, ah, ah... geloso di te... a proposito di mia moglie... Ah, ah, ah!...

ALFONSO

Dunque... niente?[200]

MANFREDO

Oh! niente... proprio niente.

ALFONSO

Quand'è così... posso parlare senza scrupoli...

MANFREDO

Sì... e so quello che vuoi dire...

ALFONSO

Lo sai!

MANFREDO

Mi vuoi annunciare prossimo lo scioglimento...

ALFONSO

Che scioglimento?

MANFREDO

Della nostra commedia...

ALFONSO

Della... ah... sì... sicuro della nostra commedia.

MANFREDO

Dunque parla...

(Alfonso è imbarazzato).

Ci vuol tanto... ho tutto inteso...

ALFONSO

Ah... non è nulla... sai... già... ho combinato lo scioglimento... capirai... che menarla per le lunghe di più non si poteva... bisognava stringere oramai... bisognava apparecchiarti al[201] tuo quinto atto... colla sua brava tirata sulle mogli, sui mariti...

MANFREDO

E sugli amici...

ALFONSO

E sugli amici... Il campo è vasto, e ci potrai spaziare a tua posta...

MANFREDO

Dunque stassera...

ALFONSO

Sì... stassera alle nove e mezzo...

MANFREDO

Alle nove...

ALFONSO

Alle nove per noi... alle nove e mezzo per te... non bisogna che tua moglie possa sospettare che siamo d'accordo... Ti pare che vada?...

MANFREDO

Benissimo...

ALFONSO

Se alle volte vuoi suggerire un altro spediente...

MANFREDO

No... quello è ottimo.

ALFONSO

Dunque... siamo intesi, alle nove e mezzo.

MANFREDO

Sì...[202]

ALFONSO

E... amici... è vero?

MANFREDO

Amicissimi...

ALFONSO

Allora addio...

MANFREDO

Addio... Alfonso... (Lo raggiunge, lo afferra pel bavero e lo riconduce sul proscenio) Se non te ne fa nulla... non ci andare al convegno. Sono geloso, per quanto mi costi il confessartelo... e poi no, non mi costa nulla, te lo dico colla fronte alta... Le voglio bene... Non ci andare, Alfonso; lo so che lo fate per gioco; lo so che lo fate per me, che non me lo merito; ma non importa, soffro, mi rodo, mi sento lacerare qui... sono geloso, le voglio bene, le voglio bene..... le voglio bene. Smettila la prova; non ci saprei durare.


SCENA VII.

Berta e detti.

 
 

(Berta si inoltra non veduta da Manfredo e gli si ferma daccanto).

MANFREDO

Berta non lo saprà di mio amore, non lo saprà così subito; non mi perdonerà per ora... pazienza![203] Un giorno o l'altro... avrà fede in me... ti ringrazio, sai, di quello che hai fatto, non andò perduto il tuo inganno; hai rivelato a me stesso il mio amore immenso per lei.

(Alfonso lo fa volgersi verso Berta).

Ah! (Le fa un bacio in fronte).

ALFONSO

Storia vecchia!

 
 
 

FINE DELLA COMMEDIA.