The Project Gutenberg eBook of Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 This ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook. Title: Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2 Author: Carlo Botta Release date: May 30, 2013 [eBook #42847] Language: Italian Credits: Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive) *** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DELLA GUERRA DELLA INDEPENDENZA DEGLI STATI UNITI DI AMERICA, VOL. 2 *** Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive) STORIA DELLA GUERRA DELLA INDEPENDENZA DEGLI STATI UNITI DI AMERICA SCRITTA DA CARLO BOTTA VOLUME SECONDO MILANO PER ANTONIO FONTANA M.DCCC.XXVII STORIA DELLA GUERRA AMERICANA LIBRO QUINTO [1775] Giace Boston nel mezzo della provincia di Massacciusset su d'un tratto di terra, il quale congiunto essendo col continente per mezzo di una strettissima lingua, che chiamano l'istmo, si allarga per dar luogo, e ricevere tutta l'ampiezza della città. Questo tratto ha una figura irregolare, ritirandosi in dentro qua e là, per formare seni di mare, o sporgendo in fuori per fare promontorj. In su d'uno di questi seni, volto ad oriente, si trova il porto per ogni sorta di navi sì da guerra, che da commercio molto opportuno. Verso tramontana la Terra si divide in due parti a guisa quasi di due corna, delle quali quella che guarda verso greco chiamano punta di Hudson, e quella che è volta a maestro punta di Barton. A dirimpetto di queste due punte osservasi un'altra penisola, che da una grossa Terra, la quale vi si trova in quella parte che guarda verso Boston, piglia il nome di Charlestown, e si congiunge col continente per mezzo di un istmo molto stretto, che chiamano pure col nome di Charlestown. Tra le due punte di Hudson e di Barton, e tra quella di Charlestown, s'insinua il mare formando uno stretto braccio circa un mezzo miglio largo, e va a dilatarsi e fasciare dall'altra parte tutta la costa occidentale della penisola di Boston. In questa cala mettono varie riviere, delle quali le principali sono la Muddy, la Carlo e la riviera Mistica, o sia riviera di Medford. Poco lungi dall'istmo di Boston il continente sporge in fuori, e forma un lungo promontorio, che si distende per la dritta verso levante, e forma quasi un'altra penisola, abbenchè si congiunga al continente con un istmo molto più largo di quelli di Boston, e di Charlestown. Lo chiamano l'istmo ed il promontorio di Dorchester. Tanto la penisola di Charlestown, quanto quella di Dorchester sono così vicine a quella, sulla quale è situato Boston, che sta in mezzo all'una e all'altra, che le batterie poste su quelle possono coi tiri loro arrivare alla città. La quale cosa tanto più facilmente si può fare, in quanto che vi sono nelle due mentovate penisole monticelli molto a quest'uopo convenevoli. Imperciocchè uno ve ne ha su quello di Charlestown, il quale chiamano Breed's-hill, che sta a sopraccapo del borgo di Charlestown, e guarda molto da vicino la città di Boston; ed un altro si trova più indietro verso l'istmo, e perciò da Boston più lontano, che ha il nome di Bunker's-hill. E medesimamente su quello di Dorchester vi sono le alture, che portano questo stesso nome, ed un'altra, che chiamano Nook's-hill, la quale è posta sopra uno sprone, che la penisola forma verso Boston. Il seno poi di mare, pel quale si va al porto, è cosperso di molte isolette, delle quali le più principali sono quelle di Noddles, di Thompson, del Governatore, l'Isola Lunga, e quella del Castello. A ponente della città di Boston sulla riviera di Carlo è situato il grosso borgo di Cambridge, ed a ostro in rimpetto dell'istmo quello di Roxbury. Adunque l'esercito americano coll'ala sua sinistra teneva la riviera Mistica, ed impediva il passo per l'istmo di Charlestown; il grosso aveva i suoi alloggiamenti a Cambridge, e l'ala diritta, che stanziava a Roxbury, teneva in rispetto il presidio dalla parte dell'istmo di Boston, acciò per questo, ch'era fortificato assai, non isboccasse, e facesse correrie nel paese. In questa situazione rispettivamente si trovavano i due eserciti nemici; ma la condizione loro era molto l'una dall'altra diversa pel numero e la qualità dei combattenti, per le opinioni, per la perizia nei fatti di guerra, per le armi, per le munizioni e per le vettovaglie. Erano gli Americani molto superiori di numero; ma questo numero era a continua variazione soggetto; imperciocchè non essendosi ancora quella severità di disciplina presso di loro introdotta, che tanto è necessaria al buon ordine ed alla stabilità degli eserciti, i soldati andavano e venivano come loro pareva meglio; e nuova gente ognidì sottentrava a quella, che lasciava l'oste. Abbondavan nel campo loro ogni sorta di vettovaglie, e specialmente i vegetabili cotanto necessarj alla sanità dei soldati. Ma scarsissime erano le armi, avendo in tutto sedici pezzi d'artiglierie da campo, delle quali a mala pena sei potevano convenientemente adoperarsi. Quelle di bronzo, ch'eran poche, eran di piccola portata. Ne avevano però alcune grosse di ferro con tre o quattro bombarde e obici, con qualche scarsa provvisione di palle e di bombe. Ma di polvere difettavano assai, essendo che, fatta la veduta nei fondachi pubblici, se ne trovarono soltanto ottanta due mezzi barili, abbenchè una certa quantità si poteva dalle vicine Terre ottenere; ma questa anche sì poca, che sarebbe stata di breve logorata. Di archibusi abbondavano, ma non di comune calibro, ciascuno avendo portato il suo. Gli maneggiavano con maravigliosa destrezza, e perciò erano attissimi a far l'uffizio di soldati leggieri e di stracorridori; ma nelle battaglie giuste avrebbero fatto cattiva pruova. Abiti comuni non avevano, nè riposte per le vettovaglie, e vivevano di giorno al dì, come Dio la mandava. Ma in su quei primi calori ogni cosa abbondava, portandone le genti all'intorno molto sollecitamente. Moneta non avevano, se non poca; ma sì biglietti di credito, che io quel tempo valevan tant'oro. Gli uffiziali erano mal pratichi, eccettuati quei pochi, i quali avevan le guerre anteriori vedute. Eran essi eziandio dai proprj soldati mal conosciuti, non essendo ancora le compagnie ben ferme, e andando soggette a continuo cambiamento. Gli ordini male si osservavano; ognuno voleva comandare e far a modo suo; pochi obbedire. In somma, se si salvano alcuni pochi reggimenti, che in certe province erano stati da capitani esperti ammaestrati, il rimanente era un esercito tumultuario. Ma a tutte queste cose sopperiva la pertinacia delle menti loro, il calor delle parti, l'opinione, che tutti avevano grandissima, della giustizia della causa loro, i conforti dei Capi e dei ministri della religione, i quali in ciò non mancavano all'uffizio loro, esortando giornalmente quelle genti già molto di per sè stesse inclinate all'entusiasmo ed alle cose religiose, di persistere, di star forti in una impresa, che a Dio piaceva, ed a tutti gli uomini diritti e dabbene. Con questi deboli apparati, e con questo grande animo incominciarono gli Americani una guerra, che ogni cosa annunziava dover riuscire aspra, lunga ed ostinata. E si poteva ben prevedere, che ove fossero costanti stati, quantunque avessero ad esser perdenti in sui principj, dovevano tuttavia alla fine vincer la pruova; imperciocchè conservando quel coraggio, ed acquistando la disciplina e la scienza della guerra, non era da dubitare, non i soldati loro diventassero finalmente in ogni parte uguali ad altri qualsivolessero. Dall'altro canto agl'Inglesi abbondavano tutte quelle provvisioni, che all'esercizio della guerra si appartengono. Perciocchè di cannoni e di ogni altra sorta d'artiglierie, di archibusi eccellenti, di polveri e di ogni maniera d'armi avevano non che abbondanza, dovizia. Eran tutti soldati espertissimi, usi alle fatiche ed ai pericoli; serbavan gli ordini, ed avevano imparato da lungo tempo l'arte difficile, e sì necessaria nella guerra, di obbedire. Si ricordavano delle segnalate pruove fatte altre volte in servigio della patria loro, pugnando contro le più agguerrite nazioni del mondo. E quello, che molto accresceva di fermezza a quell'esercito, ciò era, che combattevano sotto le insegne del Re; dal che suole più riscaldarsi la opinion dell'onor militare; ed avevano ad incontrare un nemico, il quale tenuto era ribelle; il che suol dare oltre il coraggio una certa concitazion d'animo più forte del coraggio stesso. Volevano dell'affronto di Lexington vendicarsi, e non potevano recarsi nell'animo, che potessero questi Americani resister loro, nè abbandonar l'opinione, concetta della codardia di quelli, attribuendo il successo di Lexington ai luoghi difficili ed alla moltitudine dei nemici. Credevano, che quando venuto si fosse ad un bel fatto, ad una battaglia giusta, non si ardirebbono di mostrare il viso. Ma però prima che arrivassero gli ajuti, che si aspettavano dall'Inghilterra, era gioco forza si contenessero, essendo a paragone sì pochi, che non arrivavano ad un terzo dei loro nemici. Incominciavano intanto a difettar grandemente di carnaggio e di ogni specie di camangiare, usando gli Americani grandissima diligenza, perchè dai vicini luoghi non ne fossero portati dentro la città. E sebbene avessero gl'Inglesi il mare libero e molti navilj sottili, dalle Terre della Nuova-Inghilterra non potevano alcuna cosa procacciarsi, avendo gli abitatori sgombrati i bestiami alle parti interne della provincia, e dall'altre colonie potevano poco e nulla ottenere di buon grado, nè volevano usar la forza, per non esser quelle ancora chiarite ribelli. Perciò si viveva in Boston in grandissime angustie, essendo le carni salate divenute l'unico cibo sì del presidio, che dei cittadini; perciò gl'Inglesi ardevano di desiderio, che arrivassero i rinforzi d'Inghilterra per poter fare qualche rilevata pruova, e sbrigarsi dalle difficoltà, nelle quali si ritrovavano. Siccome i Bostoniani privi di vettovaglie proprie non avevano donde trarre gli alimenti loro, se non se dai magazzini del Re, così gli assedianti anche per questo effetto usavano ogni più attenta opera, perchè di fuori non ne fossero portate, sperando, che il difetto delle vettovaglie indurrebbe finalmente il governatore al acconsentire, che quelli uscissero dalla città, o che almeno le bocche disutili, donne e fanciulli, avrebbero ottenuto la licenza di partirsene. La qual cosa i provinciali parecchie volte, e con molta instanza richiesta avevano. Ma il governatore malgrado gli stretti termini, in cui si trovava rispetto alla difficoltà di pascere l'esercito, stava molto alla dura, considerando gli abitanti, come altrettanti statichi per assicurare la città ed il presidio, temendosi, che i provinciali volessero dar la battaglia, e di quella impadronirsi a stormo. Della qual cosa però non vi era pericolo nissuno, nonostante che ne facessero correr la voce a bello studio. Imperciocchè i Capi loro consideravan molto bene, quali perniziosi effetti prodotti avrebbe nell'opinione generale, e di quanto si sarebbero gli animi raffreddi, se l'assalto si fosse tentato infelicemente in quel primo periodo della guerra. E che avesse a riuscir a buon fine, si aveva poca speranza, stantechè le fortificazioni sull'istmo erano molto formidabili, e dall'altre parti si poteva poco frutto aspettare, essendo gl'Inglesi padroni del mare, ed avendo in pronto un numeroso navilio. Ma finalmente il generale Gage, stretto dalla necessità, e volendo anche cavar le armi dalle mani dei cittadini, sul conto dei quali non istava senza molta apprensione, dopo una lunga pratica tenuta col Consiglio della città consentì ad un accordo, col quale si stabilì, che rendendo le armi e deponendole a Faneuil-Hall, od in altro luogo pubblico, avrebbero coloro, che volessero, la facoltà di andarsene, dove meglio piacesse loro con tutte le robe loro; intendendosi però, che le armi fossero restituite in tempo opportuno. Si accordò ancora, che trenta carri avrebber la facoltà di entrare in Boston per prendervi le cose appartenenti ai fuorusciti, e che a questo medesimo fine fornirebbe l'ammiraglio le navi necessarie. In sulle prime l'accordo si osservò da una parte e dall'altra fedelmente. Gli abitanti deposero le armi, e Gage concedeva le licenze. Ma poco dopo, o ch'egli non volesse privarsi del tutto degli statichi, o che temesse, siccome si divulgò, che i nemici covassero il disegno di metter fuoco alla città, tostochè le persone a lor fedeli abbandonata l'avessero, o qualunque altra cagione, che il movesse, trovato il pretesto, che a quei che andavan fuori pei bisogni degli affezionati alla causa reale, erano fatte soperchierie, incominciò a non voler più permettere le uscite. Del che si levò fra i Bostoniani ed i provinciali, che stavano all'intorno, un romore grandissimo. Ciò nonostante il governatore persisteva nella sua risoluzione. Finalmente, come per bella forza concedeva di nuovo la uscita ad alcuni con condizione però, lasciassero dietro di sè le masserizie; il che riuscì ad essi di non poco danno e scomodo. Molti di coloro, ch'erano stati soliti a vivere con tutti gli agi della vita, ora si trovavan ridotti per causa di questo rigor nuovo del generale nella mancanza di tutte le cose. Si disse ancora, e ciò par molto probabile, ch'egli per certa crudeltà che non può a patto nissuno scusarsi, nel concedere i passaporti usasse a bella posta di sceverare le famiglie, separando le mogli dai mariti, i padri dai figliuoli, i fratelli dai fratelli, dei quali alcuni ottenevan la facoltà di andarsene, ed altri costretti erano a rimanere. I poveri e gl'infermi furon tutti lasciati sortire. Ma anche qui successe una cosa barbara, la quale se non fu fatta a bello studio, doveva almeno a bello studio impedirsi; e questa fu, che fra gli ammalati furon lasciati uscire quelli, ch'erano presi dal vajuolo, malattia mortalissima in America ed in altrettanto orrore tenuta, in quanto la peste stessa nelle regioni dell'Asia e dell'Europa. Questo malanno si appiccò tosto, e fece un danno incredibile fra i provinciali. Mentre queste cose si facevano intorno e dentro la città di Boston, le altre province si apparecchiavano con grande sforzo alla guerra. La città medesima della Nuova-Jork, nella quale abbondavano più, che in qualunque altra gli amici dell'Inghilterra, e che fin allora aveva sì modestamente proceduto, udite le novelle del fatto di Lexington, si commosse grandemente, e fece la determinazione di accostarsi alle altre colonie. Deliberarono i Jorchesi di abbracciare le risoluzioni fatte dal congresso generale, ed in quelle persistere, finchè non fossero nei termini dell'antica costituzione ritornati. Scrissero una lettera molto risoluta al Gran Consiglio della città di Londra, la quale si era mostrata favorevole alla parte delle colonie, mandandogli, che tutte le calamità, che la guerra civile accompagnavano, non avrebbero potuto sforzare gli Americani ad acconsentire alle voglie della Gran-Brettagna, e che questa era la disposizione degli animi, che si osservava dalla Nuova-Scozia sino alla Giorgia. Aggiungevano, facessero i Londinati gli estremi sforzi per ristorar la pace fra le due parti dell'impero; ma che in quanto ad essi non avrebber mai potuto la tirannide ministeriale sopportare. Gli abitanti si preparavano tutti alle armi con grandissima contenzione, i libertini per contrastare alle mire inglesi; i leali, che non eran pochi, o per non ardirsi di andar contro il temporale, o per impedire i disordini, o per poter pigliare, stando in sull'armi, le prime occasioni per mostrarsi. Ma siccome la città di Nuova-Jork è tutta esposta dalla parte del mare, e che non si poteva molta speranza avere di difenderla contro gli assalti di un'armata inglese, così determinarono di anticipare il tempo, ed insignorirsi delle munizioni e delle armi, che nei magazzini reali si ritrovavano. Si allontanarono anche le donne ed i fanciulli dal luogo del pericolo. Il che fatto si preparavano alle difese, e nel caso, ch'essi non avessero potuto resistere alle forze nemiche, stabilirono, cosa orribile a dirsi, ma nelle guerre civili non rara, d'incendiar la città. Nella Carolina Meridionale si sperava universalmente, che il perseverare nelle risoluzioni contro il commercio inglese avrebbe piegato il governo a risoluzioni meno rigorose. Ma si ebbero nel medesimo giorno le novelle degli aspri statuti del Parlamento, in cui si combattè la battaglia di Lexington, della quale vi si ebbe avviso pochi dì appresso. Rimasero i Caroliniani attoniti e paurosi, conoscendo benissimo, a quanto pericolo si mettessero a voler fare guerra contro la Gran-Brettagna così potente sugli apparati navali, essendo le coste loro per tutta la lunghezza di dugento miglia accessibili a cotali armi, e non avendo in pronto nissune o poche armi, o munizioni da guerra, o abiti da soldato, o navi, o danaro, o uffiziali pratichi dell'arte della milizia. Non erano eziandio senza molta apprensione in riguardo ai Neri, che abbondavano nella condizione servile in quella provincia. Questi si potevano coi doni e colle promesse corrompere, ed indurre a por le mani addosso ed uccidere i padroni loro in quelle ore, in cui meno se lo aspettassero. La provincia medesima non era stata compresa nella proscrizione parlamentare, e non poteva senza una nota di evidente tradigione spontaneamente entrar a parte della ribellione e della guerra. Tuttavia non si perdettero di animo, e fecero animosamente quelle risoluzioni, che credettero del caso. La notte, che seguì l'avviso delle ostilità di Lexington, corsero all'arsenale, e s'impadronirono di tutte le armi e munizioni, che dentro vi si trovavano, e quelle sortirono tra i soldati condotti a' pubblici stipendj. Si convocò un congresso provinciale, il quale sottoscrisse una lega sì fatta; che i Caroliniani si unissero tra di loro con tutti i vincoli dell'onore e della religione per difendere il paese loro contro qualsivoglia nemico; si tenessero pronti a marciare quandunque e dovunque i congressi, o generale o provinciale, avessero creduto necessario; le vite e facoltà loro sacrificassero per mantenere la pubblica sicurezza e la libertà; avessero per inimici tutti coloro, che ricusassero di sottoscrivere la lega, la quale avesse a durare, finchè una riconciliazione conforme agli ordini della costituzione si fosse tra la Gran-Brettagna e l'America operata. Risolvette inoltre di levare due reggimenti di fanti, ed uno di cavalleggieri ch'essi chiamano _Rangers_. E tale era l'ardore dei popoli, che più uffiziali si appresentavano, che non bisognava, e molti di questi fra le famiglie più ricche e più riputate del paese. Si fece parimente una gittata di biglietti di credito, i quali in quei tempi erano da tutti con grandissima prontezza accettati. Nella Nuova-Cesarea il popolo, ricevute le nuove di Lexington, s'impadronì del tesoro provinciale; ed una parte ne destinò per dar le paghe ai soldati, che si levavano al medesimo tempo nella colonia. A Baltimore di Marilandia gli abitanti ponevano le mani addosso alle munizioni da guerra, che nel pubblico fondaco si ritrovavano, e tra le altre cose recarono in potestà loro quindici centinaia di archibusi. Si decretò ancora pubblicamente, si arrestasse ogni trasporto di derrate alle isole, dove si fanno le pescagioni, ed all'esercito ed armate inglesi, che stanziavan a Boston. La medesima deliberazione pigliarono i Filadelfiesi, i quali anch'essi in ogni modo si apparecchiarono a difendere colle armi in mano la causa, che intrapresa avevano. Gli stessi Quaccheri, nonostanti le credenze loro tanto pacifiche, vennero a parte del calore, col quale gli altri cittadini concorrevano a novità. Ma nella Virginia, colonia tanto principale ed avversa alle prerogative inglesi, pervennero le novelle del fatto d'armi in tempo, in cui ella era già tutta commossa a subuglio da una causa leggiera in sè stessa, ma, avuto riguardo ai tempi, di sommo rilievo. Il congresso provinciale, il quale sedeva nel mese di marzo, aveva stanziato, che si levassero in ciascuna contea compagnie di volontarj, affine di meglio difendere la contrada. Il governatore, ch'era il lord Dunmore, al nome delle compagnie di volontarj si alterò grandemente, ed entrò in sospetto di qualche pernizioso disegno; e dubitando, volessero impadronirsi di un pubblico magazzino, che si trovava nella città di Williamsburgo, fe' trasportare di notte tempo le polveri d'artiglierie dal magazzino a bordo di una nave da guerra, che aveva gittate le ancore in quella riviera, che essi chiamano di _James_. All'indomani, accortisi gli abitanti del fatto, si alterarono maravigliosamente, corsero all'armi, e si assembrarono a calca, facendo segni di volere, o di amore o di forza, fosser loro restituite le polveri. Si aspettava qualche gran male. Ma il Consiglio della città s'interpose, e, frenando il tumulto, chiese per lettere pubbliche al governatore la restituzione. Si querelarono con parole gravi della ricevuta ingiuria, e dimostrarono i pericoli, che soprastavano da una ribellagione dei Neri, della quale se ne avevano avuti poco prima, e parecchie volte non dubbj indizj. Rispose il governatore, che le polveri erano state levate, perchè si era udito di una imminente sedizione nella contrada; ch'esse s'erano trasportate di notte tempo per non sollevar gli animi; che si maravigliava bene che si fosser levati in armi; che in questo stato di cose non credeva prudente consiglio di mettere in mano loro le polveri. Affermò finalmente, che nel caso di una ribellione dal canto dei Neri, sarebbero restituite. Le cose si quetarono. Solo essendosi la sera sparsa la voce, che i soldati della nave da guerra si accostavano armati alla città, di nuovo trasse il popolo in arme, e stette attento tutta la notte, come se aspettasse l'assalto. Il governatore non sapendo, o non volendo accomodarsi alla condizione de' tempi si mostrò oltre modo alterato a queste popolari sommosse. Ei si lasciava uscir di bocca certe minacce, che sarebbe stato molto più opportuno il tacere. Accennava, che avrebbe inalberata la bandiera reale, francati i Neri ed armati contro i padroni loro; cosa egualmente imprudente che barbara, e lontana da ogni specie di civiltà; che avrebbe distrutta la città, e vendicato ad ogni modo l'onore suo e quello della Corona. Queste parole non solo sollevarono a gran sospetto tutta la colonia, ma eziandio ingenerarono grande abborrimento contro il governo. In tal modo ogni accidente anche di poco momento, e perfino la mala tempera, e gli animi incomposti e rotti degli uffiziali, che l'Inghilterra aveva preposti alle faccende dello Stato in America, contribuivano ad accelerar il corso delle cose a quel fatal termine, al quale già tendevano pur troppo di per sè stesse. Intanto molte adunate popolari si andavano facendo in tutte le contee della provincia, nelle quali si condannavano aspramente la presura delle polveri e le minacce del governatore. Ma quei della contea di Hannover, e di alcune altre circonvicine contrade non istettero contenti alle parole. Pigliate le armi, avendo per condottiere l'Enrico, uno dei deputati al congresso generale, marciarono contro la città di Williamsburgo a fine, come pubblicavano, non solo di ottenere la restituzione delle polveri, ma ancora per sicurare il pubblico tesoro contro i tentativi del governatore. Cento cinquanta de' più spediti erano già arrivati presso la città, quando si appiccò una pratica, la quale si terminò in concordia; ma gli animi erano ingrossati, e si temeva ad ogni tratto un'altra sommossa. Tuttavia i contadini se ne tornarono quietamente alle case loro. Il governatore affortificò nel miglior modo che seppe il suo palazzo, circondandolo di artiglierie, e mettendovi dentro un presidio di soldati di marina. Mandò un bando, col quale chiarì ribelli l'Enrico ed i suoi seguaci. Attribuì con aspre parole (cosa troppo imprudente ed indegna di coloro, che tengono i magistrati, i quali non debbono nell'esercizio dell'uffizio loro lasciarsi all'ira trasportare) le presenti commozioni alla disaffezione dei popoli, ed al desiderio loro di far rivoltar lo Stato. La qual cosa accrebbe gli sdegni, e troncò le speranze d'ogni bene. In mezzo a questi disgusti tra i popoli di Virginia ed il governatore, successe un accidente, che gl'incitò maggiormente, il quale fu, che siccome il dottor Franklin quelle dell'Hutchinson, così qualche altra persona quelle lettere del Dunmore scritte intorno agli affari spettanti al suo uffizio, trovò modo di sottrarre dalle scritture del ministro, al quale erano in Londra commesse le cose dell'America, e le aveva ai Capi virginiani inviate. Venute a notizia del pubblico, si levò un romore incredibile contro il governatore, siccome quegli, che avesse scritto cose false ed ingiuriose alla provincia. Così ogni mutua confidenza era perduta; così ogni bruscolo che passava era creduto un gran che; le cose indifferenti si trasformavano in cattive, e le cattive si avvelenavano per la vicendevole nimistà. In mezzo a tutti questi travagli, i quali se non che davano animo ai popoli, e contro il governo gli aizzavano, non importavano però molto per sè stesse alla somma delle cose, una rilevata impresa fu tentata dagli uomini del Connecticut. La strada, che conduce dalle colonie inglesi nel Canadà, è quasi tutta posta sui fiumi e laghi, che tra queste due contrade s'incontrano, andando per la diritta da ostro a tramontana. Quei, che intraprendono un tale viaggio, incominciano a montar a ritroso il fiume del Nort sino al Forte Edoardo, d'onde, o pigliando la destra via arrivano a Skeenesborough, Forte situato presso le sorgenti del Wood-Creek; o voltandosi alla stanca pervengono al Forte Giorgio, posto all'origine del lago, che si distingue collo stesso nome. Gli uni e gli altri montati sulle navi, i primi pel Wood-Creek, i secondi pel lago Giorgio si conducono a Ticonderoga, nel qual luogo questi due laghi si congiungono insieme per formare il lago Champlain, così chiamato dal nome di un governatore francese, che vi affogò dentro. Pel lago Champlain, e quindi per la riviera Sorel, che nasce da quello, e che ne è l'emissario, si arriva nel gran fiume San Lorenzo, e per questo a seconda nella città di Quebec. È posta adunque Ticonderoga presso il congiungimento di queste acque tra il lago Giorgio e quello di Champlain. Essa è perciò un luogo molto importante, per essere posto nelle fauci, e quasi nel liminare stesso del Canadà, e chi ne è padrone può impedir il passo dal Canadà alle colonie, o da queste a quella provincia. Quindi è, ch'era stata con molta diligenza fortificata dai Francesi, dimodochè gl'Inglesi durarono a' tempi della precedente guerra non poca fatica per impadronirsene, e nella contesa fu versato molto sangue da ambe le parti. Considerarono adunque i Capi di questa fazione, che furono i due colonnelli Easton e Allen, di quanta importanza fosse il preoccupare questa chiave di entrata e d'uscita, primachè vi fossero fatte dagl'Inglesi le difese, o vi avessero mandato un conveniente presidio. Conciossiachè a quei tempi di pace, avendosi nissun sospetto di lontana, non che di vicina guerra, i governatori del Canadà non avevano fatte provvisioni a Ticonderoga, dimodochè rimaneva con debolissimo presidio. Egli era evidente, che volendo il governo inglese proseguir la guerra contro le sue colonie avrebbe mandati eserciti nel Canadà per inviargli poscia per la via di Ticonderoga a ridosso di quelle. Si sapeva inoltre, che questa Fortezza e quella di Crown-Point, che giace un po' più sotto sul medesimo lago di Champlain, erano munitissime di artiglierie, delle quali gli Americani stavano in grandissimo bisogno. Oltre a ciò era una cosa di non poca importanza, che in su quelle prime mosse si facesse qualche segnalata pruova per dar maggior animo ai popoli tumultuanti. Fu dunque questa impresa molto bene considerata nel principio, e con molta prudenza condotta nei mezzi, ed ebbe quel fine, che si doveva aspettare. Mirava il consiglio loro principalmente ad assalire il nemico sprovveduto, e perciò determinarono di procedere con molta segretezza; poichè se i comandanti di Ticonderoga e di Crown-Point avessero avuto qualche sentore della cosa, avrebbero tosto dalla vicina Fortezza di San Giovanni fatti venire i presidj. L'istesso congresso generale, che a quei dì si assembrava in Filadelfia, non ne ebbe avviso, temendo i congiurati in tanto numero dei membri di quello, che qualcheduno non tenesse credenza. Per sovvenire ai bisogni dell'impresa, l'assemblea di Connecticut fece un accatto di diciotto centinaia di dollari (egli è un dollaro cinque franchi, e qualche soldo più). Provvedevansi segretamente polvere e palle, e tutti gli arnesi da involar la Terra; si faceva con gran prestezza la mossa delle genti a Casteltown, Terra posta sulle rive del Wood-Creek per a Ticonderoga. Erano la maggior parte abitatori delle Montagne Verdi, e perciò chiamati nella lingua loro _i figliuoli delle verdi montagne_; tutta gente animosa, arrisicata ed usa ai pericoli. I condottieri erano oltre l'Allen e l'Easton, i colonnelli Brown e Warner, ed il capitano Dickinson. A questi si era accozzato a Casteltown il colonnello Arnold, che veniva dall'oste di Boston. Costui nato con un ingegno smisurato, con una mente inquieta, e di una intrepidezza piuttosto maravigliosa, che rara, aveva di per sè stesso fatto il medesimo pensiero. Tanta era la convenienza dell'impresa e l'ardire di quei Capi americani. Si era a questo fine indettato colla congregazione di sicurezza di Massacciusset, la quale lo aveva chiamato colonnello coll'autorità di levar soldati, e con questi di far l'impresa di Ticonderoga. Arrivò egli in questo mezzo a Casteltown. Gli parve cosa nuova l'essere preoccupato. Ma siccome non era uomo da rimanersi per un po' di stizza; e che nissuna cosa più grata gli poteva accadere, che l'occasion di menar le mani, si acconciò cogli altri, ed acconsentì, quantunque cosa molto ostica gli paresse, a porsi sotto i comandi dell'Allen. Ponevano le scolte in su tutte le vie per impedire, non trapelasse qualche fumo della loro venuta a Ticonderoga. Arrivavano di notte sulla riva del lago Champlain opposta a Ticonderoga. E siccome la principale speranza di fornire quest'impresa era riposta nella prestezza, superate tosto le difficoltà del tragitto, Allen e Arnold pigliavan terra dall'altra parte vicino al Forte. Si spinsero avanti l'uno e l'altro, ed in sul far dell'alba vi entrarono. Procedendo per la strada coperta, arrivarono sulla spianata. Quivi gridarono ad alta voce gli evviva loro, e menarono gran gazzarra. Il presidio che dormiva, risvegliatosi, trasse. Ne seguì una baruffa coi calci degli archibusi e colle bajonette. Escì fuori il comandante del Forte, ed Easton avendogli detto, che egli era prigioniero dell'America, non la sapeva capire, e andava dicendo: _che vuol dir questo?_ Deposero le armi, e tutto fu posto in potestà dei vincitori. Si trovarono in Ticonderoga da 120 pezzi d'artiglierie di bronzo da sei a ventiquattro libbre di palla, parecchj obici e bombarde, palle e bombe di ogni maniera, ed ogni sorta di munizioni. Essendo poscia le genti, che erano rimaste sull'altra riva, traghettate e congiuntesi colle prime, se ne mandò tosto una parte alla volta di Crown-Point, perchè se ne impadronissero, dove vi era un presidio di pochi soldati. La cosa riuscì facilmente. Vi si trovarono meglio che cento bocche di artiglierie. Ma l'impresa degli Americani non sarebbe stata compita, se non ottenevano essi soli il dominio del lago. La qual cosa non potevano sperare, fintantochè non si fossero impadroniti di una corvetta da guerra, che gl'Inglesi tenevano presso il Forte di San Giovanni. Determinarono di armare un grosso giunco, al quale essi danno il nome di _Schooner_, di cui avrebbe avuto il comando Arnold, mentrechè Allen avrebbe condotta la gente sulle piatte, che servono ad uso di navigare su quei laghi. Soffiando il vento da ostro, la nave di Arnold lasciò dietro di sè le piatte, e sopraggiungendo all'improvviso sulla corvetta, il comandante della quale a tutt'altro pensava, fuori che a questo, Arnold se ne fece padrone. E come se il cielo volesse con un evidente segno dar favore a queste prime fazioni degli Americani, il vento, che poco prima spirava dall'ostro, trapassò repentinamente a tramontana, ed in men, che non fa un'ora, se ne tornava Arnold sano e salvo colla corvetta predata, e col suo giunco a Ticonderoga. Lo stesso evento sortirono le cose degli Americani a Skeenesborough, essendosi insignoriti di questa Fortezza, ed avendo acquistato molte minute artiglierie, che si trovavan dentro, e fatto prigioniero il presidio. Allen, essendosegli in tal modo arrese le Fortezze, vi pose presidio di soldati, e vi deputò per castellano Arnold. Ei se ne tornò nel Connecticut. Questo esito ebbe la prima impresa tentata dagli Americani sui confini loro settentrionali. Essa è stata di somma importanza, e sarebbe anche stata in progresso di maggiore per la somma di tutta la guerra, se queste Fortezze, che sono lo scudo e l'antemurale delle colonie, fossero state ne' tempi che seguirono, con eguale prudenza e valore difese, coi quali state erano acquistate. Ma presso a Boston le cose andavano molto strette. Gli Americani ponevano ogni industria, per impedir le vettovaglie agl'Inglesi, e questi ogni sforzo facevano per procacciarsene. Il che dava luogo a frequenti abboccamenti tra l'una parte e l'altra. Uno di questi, che fu uno dei più grossi, successe intorno le isole di Noddes e di Hog, poste tutte a due nella cala di Boston a greco di questa città, la prima rimpetto a Winnesimick, e la seconda rimpetto e vicino a Chelsea. Essendo queste due isole abbondanti di strame e di bestiami erano di molta utilità agl'Inglesi, i quali vi andavano spesso a foraggiare. I provinciali determinarono d'impedirgli, portando via i bestiami, e distruggendo quanto strame potessero. La qual cosa mandarono ad effetto, non però senza gran contrasto dalla parte dei regj. I provinciali vennero di nuovo sopra l'isola di Noddes, e predarono molto bestiame sì grosso che minuto. L'istesso operarono alcuni giorni dopo in su quelle di Pettick e di Deer. In tutti questi fatti dimostrarono gli Americani grandissimo ardire, ed in maggior confidenza entrarono di sè stessi. La guernigione di Boston, che già pativa di viveri, ne pruovò un incomodo ed un danno gravissimo. Queste fazioni furono annunziatrici di un'altra di troppo maggior momento, che seguì pochi giorni dopo. Erano arrivati in Boston gli ajuti dall'Inghilterra, i quali col presidio formavano in circa un esercito di dieci in dodicimila soldati, tutta buona e fiorita gente. Eranvi medesimamente giunti tre generali di buon nome, e questi erano Howe, Clinton e Burgoyne. La contenzione degli animi e l'aspettazione erano grandissime da ambe le parti. Gl'Inglesi ardevano di desiderio di levarsi dal viso la macchia di Lexington, non potendo tollerare nelle menti loro, che gli Americani avessero le spalle loro vedute. Non potevano pensare senza sdegno, che i soldati del Re britannico, i quali avevano dato tanti esempj di valore, fossero ora dentro le mura di una città strettamente assediati. Volevano ad ogni modo con qualche bel tratto mostrare la superiorità loro sopra le bande raunaticce degli Americani non essere una vana credenza. Bramavano soprattutto di por fine con una rilevata impresa a questa vituperosa guerra, soddisfacendo ad un tempo alla gloria loro, all'aspettazion della patria, agli ordini, ai desiderj ed alle promesse dei ministri. Del che sovrastava loro anche una stretta necessità pel difetto delle vettovaglie, che ogni dì diventava maggiore, e sarebbe fra poco tempo divenuto intollerabile. E se pure dovevano nell'impresa lasciar la vita, amavano meglio morire di ferro che di fame. Da un altro canto non erano gli Americani meno cupidi di venirne ad un giusto cimento, sperando dalle già fatte cose e dalla fidanza nuova, che presa avevano, di vincere la pruova. Stando le cose in questo stato, i capitani inglesi non si restavano di andar considerando, qual fosse il miglior consiglio per istrigarsi dalle difficoltà loro, e per uscire alla campagna. Due erano le vie da poter saltar fuori. Una di far impeto dall'istmo di Boston, assaltare i nemici affortificati a Roxbury, e, superatigli, correre il paese dalle parti della contea di Suffolk. L'altra era, traghettato il braccio di Charlestown ed attraversata la penisola di questo nome, sboccare per l'istmo, e cacciando i nemici, che occupavano le alture tra Willis-Creek e la riviera Mistica, distendersi dalla parte di Worcester. Il generale Gage aveva da qualche tempo avuto il pensiero di tentare la prima di queste imprese, avendo per le fortificazioni dell'istmo di Boston, in caso di mal successo, la ritirata libera alle spalle. Gli Americani avendone avuto odore il dì medesimo, che si doveva mandare ad effetto, stettero molto avvisati. O sia questa, ovvero altra più vera cagione, che svolgesse il generale inglese dalla sua risoluzione, fatto è, che nè quel giorno, nè i seguenti non uscì. I provinciali si valsero dell'indugio, ed affortificarono molto il luogo con palancate e terrapieni. Vi posero anche l'artiglierie, ed ingrossarono assai quella parte dell'esercito con farvi marciare tutte le milizie delle Terre circonvicine. Queste cose eseguirono con tanta sollecitudine, che il dar la batteria da questa parte sarebbe riuscita agl'Inglesi opera non solo malagevole, ma piena di molto pericolo. Perciò ne abbandonarono il pensiero, e si risolvettero a volgersi verso la penisola e l'istmo di Charlestown. I Capi americani ne ebbero tosto avviso, e si determinarono a voler usare ogni sforzo per attraversare questo nuovo disegno del nemico. Per ciò fare il miglior partito si era di affortificar gagliardamente le alture di Bunker's-hill, le quali signoreggiano l'entrata e l'uscita della penisola di Charlestown. Fu ordinato al colonnello Guglielmo Prescott, occupasse quelle con una banda di mille soldati, e vi facesse sollecitamente le trincee. Ma qui seguì un errore, che arrecò un presentissimo pericolo alla guernigione di Boston, e che pose le due parti nella necessità di venirne subitamente alle mani. Conciossiachè, o sia per la somiglianza del nome, ovvero per qualche altra meno nota cagione i provinciali invece di recarsi ad occupare le alture di Bunker's-hill, e quivi affortificarsi, si portarono più avanti nella penisola, occuparono, ed incominciarono ad affortificare Breed's-hill, altro monticello, che sta a sopraccapo a Charlestown, ed è situato verso l'estremità della penisola più vicina a Boston. Ivi con tanta prontezza lavoravano, che quando incominciava l'alba del seguente giorno ad apparire, avevan di già construtto un ridotto quadrato, che poteva offerir loro una qualche difesa contro le artiglierie del nemico. E tanto fu il silenzio che osservarono in questa opera, che gli Inglesi non ne ebbero nissun sospetto; finchè alle quattro della mattina il capitano di una nave da guerra non senza grandissima maraviglia se n'accorse, ed incominciò a trarre colle artiglierie. Il rimbombo fe' correre la gente a rimirare la novità del fatto. Ma più di tutti i generali inglesi non ne potevano restare capaci. La cosa era di troppa importanza, perchè non cercassero cacciar di là i provinciali, od almeno impedire che tirassero a perfezione le incominciate fortificazioni. Imperciocchè, stando l'altura di Breed's-hill a sopraccapo di Boston, questa città non si sarebbe più potuta tenere, se gli Americani avessero fatto la batteria su quel luogo eminente. Laonde ordinarono, che si desse fuoco a tutte le artiglierie sì della città, che delle navi da guerra e delle batterie galleggianti, che stavano attorno alla penisola di Boston. Ne seguì un fracasso, ed una tempesta di palle e bombe, che si scagliavano contro le opere degli Americani. Dava loro specialmente gran noja una batteria piantata su d'una eminenza chiamata Cop's-hill, che situata dentro la città medesima di Boston le sta a cavaliero ed a rimpetto di Breed's-hill. Ma ciò fu tutto invano. Seguitarono gli Americani a lavorare con grandissima costanza tutto il giorno, e verso sera avevano già tirata a buon termine una trincea, che dal ridotto discendeva sino alle falde del monte, anzi quasi sino alla riva della riviera Mistica; quantunque non l'avessero potuta perfezionare per la furia delle artiglierie nemiche. In questo frangente non era rimasta altra speranza ai generali inglesi fuori di quella di dare l'assalto, e snidiar di viva forza gli Americani da quella forte positura. Ad un tal partito non tardarono ad appigliarsi, e ne seguì il diciassette giugno il fatto d'armi di Breed's-hill, che molti chiamano di Bunker's-hill, molto notabile per la intrepidezza, per non dir l'ostinazione delle due parti, pel numero dei morti e dei feriti, e pell'effetto, ch'ei produsse sull'opinione delle genti in riguardo al valore degli Americani, ed all'esito probabile di tutta la guerra. Avevano gli Americani l'ala dritta protetta dalle case di Charlestown, la qual Terra essi occupavano, e quella parte dell'ala medesima, che si congiungeva al corpo della battaglia, era difesa dal ridotto praticato sull'alture di Breed's-hill. Il corpo di battaglia poi, e l'ala sinistra si riparavano dietro la trincea, che scendendo dal monte si distendeva, senza però raggiungerla, verso la riviera Mistica. Ma gli uffiziali americani, avendo fatto considerazione, che la parte più debole alle difese si era appunto quella estremità dell'ala sinistra; perciocchè in questo luogo la trincea non arrivando fino alla riviera, ed essendo in questo luogo il terreno facile e piano, vi era pericolo, il nemico vi penetrasse e gli assalisse alle spalle, immaginarono di far chiuder quell'adito con due stecconati paralelli, riempiendo di erbe l'intervallo tra uno stecconato e l'altro. I Massacciuttesi occupavano Charlestown, il raddotto ed una parte della trincea; quei del Connecticut retti dal capitano Nolten, e quei del Nuovo-Hampshire capitanati dal colonnello Stark il rimanente della trincea medesima. Pochi momenti prima che si venisse alle mani, arrivò con alcuni ajuti il dottor Warren, che era stato nominato generale, personaggio di molta autorità, ed uno dei più ardenti difensori della causa americana. Giunse con lui anche il generale Pomeroi. Si accostò il primo a' suoi Massacciuttesi, ed il secondo a quei del Connecticut. Il generale Putnam sopravvedeva il tutto, e si teneva pronto a correre là, dove il bisogno il richiedesse. I provinciali non avevano cavalli, non essendo ancor giunti quei, che si aspettavano dalle province meridionali. Di artiglierie erano forniti, se non abbondantemente, almeno sufficientemente. Di archibusi non mancavano, ma per altro tutti ordinarj; perciocchè de' rigati, che hanno maggior gittata, non ne avevano, la maggior parte però senza bajonette. Ma per maneggiargli con destrezza, e saper trarre a mira ferma avanzavano gli Americani ogni altro. Con questi mezzi, con non poca speranza, ed accesi di desiderio di combattere aspettavano la vicina battaglia. Fra mezzo dì e un'ora, essendo il caldo grande, tutto era in moto nel campo britannico. Una moltitudine di barche e di battelli pieni di soldati partivano dalle rive di Boston, e si accostavano a Charlestown. Sbarcavano a Moreton's-point, non incontrata nissuna resistenza; perciocchè le navi da guerra ed altri legni armati colle artiglierie tenevano nel momento dello sbarcare i nemici lontani, sforzandogli a rimanere nei ripari. Erano dieci compagnie di granatieri, altrettante di fanti leggieri, con un proporzionato numero di artiglieri, tutti condotti dal maggior generale Howe e dal brigadiere generale Pigot. Appena sbarcate le genti spiegavano gli ordini loro, i fanti leggieri sulla diritta, i granatieri sulla sinistra. Ma osservata la fortezza del luogo, e l'ardimento che gli Americani mostravano, Howe fe' fermar le ordinanze, e mandò a chiedere un rinforzo. Si attelarono in due file. Il disegno loro era, che mentre l'ala sinistra guidata da Pigot assaliva i ribelli dentro Charlestown, il corpo di battaglia assaltasse il raddotto, e l'ala destra composta di fanti leggieri dovesse forzare il passo presso la riviera Mistica, e ferire in tal modo gli Americani da' fianchi e dalle spalle; il che avrebbe dato agl'Inglesi la vittoria certa. Egli pare ancora, che Gage abbia avuto in animo, sloggiati i nemici da Charlestown, di metter fuoco alla Terra, acciocchè le fiamme ed il fumo, ingombrando l'aria, le genti che dovevan assaltar il raddotto, potessero essere meno nojate dai provinciali. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, gl'Inglesi si movevano per andare all'assalto. I provinciali, che dovevano difendere Charlestown, temendo, che i nemici penetrassero tra il borgo ed il raddotto, il che gli avrebbe tagliati fuori del rimanente dell'esercito, si ritirarono. Gl'Inglesi entrarono nella Terra e vi appiccarono il fuoco. In un istante, essendo le case di legno, tutto fu in fiamme. Intanto marciavano a passo lento contro il raddotto e la trincea, facendo alto di quando in quando per dar tempo alle artiglierie di seguitare e di fare qualche effetto, prima che arrivassero. Il fumo e le fiamme di Charlestown non offrivano loro alcuna comodità, essendo dal vento volte alla contraria parte. Il proceder loro lento, e la chiarezza dell'aria facevano sì, che gli Americani potevano meglio drizzar la mira degli archibusi. Aspettavano questi taciti l'assalto, e non traevano, volendo prima lasciar approssimare il nemico. Ora non si potrebbe con parole meritevolmente descrivere la terribilità di quella circostanza. Una grossa Terra tutta avviluppata dalle fiamme, le quali si elevavano ad una altezza maravigliosa, e ad ogni momento crescevano, spirando un vento fresco. La gente traeva da ogni parte per vedere l'inusitato spettacolo, ed una contesa piena di tanto pericolo e di tanti presagi. I Bostoniani ed i soldati del presidio, che non avevano uffizj, erano montati sui campanili, sui tetti e sulle alture. Le colline ed i campi circonvicini, dai quali si poteva sicuramente prospettare la spaventevole scena, erano ingombri dalla gente affollata di ogni sesso, di ogni classe e di ogni età: ognuno stava coll'animo dubbio, secondo che a questa od a quella parte era inclinato. Giunti gli Inglesi a tiro, gli Americani lanciarono loro addosso un nugolo di palle. Furono sì frequenti, sì numerosi, sì bene aggiustati i tiri, che gli ordini degl'Inglesi ne furono scompigliati, e si ritirarono disordinati fino al luogo dello sbarco. Alcuni si gettarono a scavezzacollo alle navi. Molti restarono morti sul campo di battaglia. Ora si vedevano gli uffiziali fare ogni sforzo, parte con promesse, parte con esortazioni e parte con minacce per inanimare i soldati e condurgli ad un altro assalto. Finalmente dopo molte fatiche, e non senza grande ripugnanza pigliaron di nuovo gli ordini, ed ivano alla batteria. Gli Americani gli aspettarono come la prima volta a gittata, ed allora scaricaron contro un'altra simile furia di archibusate. Gl'Inglesi, perduti molti dei loro, e rotti gli ordini, si ritirarono a riva. In questo periglioso momento della battaglia, Howe, morti o feriti tutti gli uffiziali, che gli stavano all'intorno, rimase per alcun tempo solo sul campo. In tal frangente, dal qual dipendeva l'esito totale della giornata, dicesi, che il generale Clinton, che stava a mirar l'evento della battaglia dal Cop's-hill, veduta la distruzione de' suoi, venisse in soccorso loro, e da quell'esperto capitano, ch'egli era, con una opportunissima mossa riformasse gli ordini e conducesse, secondato anche dagli altri uffiziali, che prevedevano benissimo di quanta importanza fosse all'onor inglese ed alla somma delle cose la perdita o la vittoria, per la terza volta i soldati allo sbaraglio. Si diè adunque la batteria da tre parti al raddotto. Le artiglierie delle navi non solamente proibivano ogni sorta di rinforzo, che potesse agli Americani venire per la via dell'istmo di Charlestown; ma eziandio scoprivano e strisciavano all'indentro la trincea. Le artiglierie da fronte fulminavano anch'esse; agli Americani venivano meno le munizioni, e nuove non ne potevano sperare. Per la qual cosa i tiri loro si rallentavano. In tale stato di cose gl'Inglesi spintisi avanti arrivarono sul raddotto. I provinciali privi di bajonette fecero pur anche una ostinata difesa coi calci degli archibusi. Finalmente essendo già pieno il raddotto di nemici, il generale americano, suonato a raccolta, fe' ritirare i suoi. Mentre così si travagliava sul lato sinistro e sul centro dell'esercito inglese, i fanti leggieri avevano assalito con molta furia la bastita imperfettamente fatta dai provinciali a riva la riviera Mistica. Dall'un canto e dall'altro si combattè ostinatamente; e se gagliardo fu l'assalto, non fu debole la resistenza. Nonostante tutti gli sforzi delle genti reali, i provinciali mantenevano ancora in questa parte la battaglia, ed allora solamente pensarono a ritirarsi, quando ebber veduto, che il raddotto e la parte superiore della trincea erano venuti in mano dei nemici. Eseguirono la ritirata con tant'ordine, che difficilmente si sarebbe potuto sperare da soldati, come questi erano, nuovi e collettizj. Questa pertinace resistenza dell'ala sinistra dell'esercito americano fu al tutto la salute del rimanente; poichè, se essi avessero dato luogo un poco prima, i fanti leggieri del nemico avrebbero fatto impeto, e corso alle spalle della battaglia e dell'ala diritta, si sarebbero queste trovate in grandissimo pericolo. Ma i provinciali non erano ancora arrivati al fine dei travaglj loro. La sola via di potersi ritirare, ch'era lasciata, si era per l'istmo della penisola di Charlestown, e gl'Inglesi avevano collocato una nave da guerra e due batterie galleggianti, dimodochè le palle lo rasentavano da una parte all'altra. Tuttavia riuscirono gli Americani fuori della penisola senza molto danno. Si fu al tempo della ritirata, che il dottor Warren ricevè la morte. Trovandosi i suoi, che piegavano, perseguitati aspramente dai vincitori, sprezzato ogni pericolo, si fermò solo avanti le file, sforzandosi di raccoglier le genti e d'incorarle col proprio esempio. Ei gridava loro, si ricordassero del motto scritto sulle insegne. Avevan esse da una parte queste parole: _Appello al cielo_; e dall'altra: _Qui transtulit, sustinet_. Il che voleva significare, che quella Provvidenza, la quale aveva i loro antenati condotti in mezzo a tanti pericoli in luogo di salvazione, quella stessa avrebbe eziandio dato favore ai discendenti loro. Un uffiziale del Re, vedutolo e conosciutolo, fattosi dare un archibuso da uno de' suoi, pose la mira al Warren, e lo ferì talmente, chi scrive nella testa, e chi nel petto, ch'ei cadde morto sul campo. Temettero gli Americani, che gl'Inglesi, usando la vittoria, uscissero dalla penisola ed assaltassero il principal alloggiamento, che si trovava in Cambridge. Ma si contentarono di pigliar possesso di Bunker's-hill, dove si fortificarono a fine di guardare l'entrata dell'istmo contro qualche nuovo tentativo del nemico. Avendo i provinciali il medesimo sospetto, affortificarono Prospect-hill, che sta alla bocca dell'istmo dalla parte della terra-ferma. Ma nè gli uni nè gli altri osarono tentare alcuna novità, i primi per la perdita di tanti soldati, gli altri per quella del campo di battaglia e della penisola. Perdettero i provinciali cinque pezzi d'artiglieria, con molti istrumenti da fortificare e non pochi arnesi da campo. Fu biasimato assai da alcuni il generale Howe per aver voluto assalir gli Americani, dando la batteria di fronte alle fortificazioni, ch'erano state fatte sul Breed's-hill, ed alla trincea, che si distendeva verso il mare dalla parte della riviera Mistica. Portarono opinione, che se avesse fatto sbarcare un buon polso di gente sull'istmo di Charlestown, il che gli poteva agevolmente venir fatto coll'ajuto delle navi da guerra e delle batterie galleggianti, avrebbe obbligato, senza che bisogno fosse di venirne ad un sanguinoso combattimento, i provinciali a ritirarsi dalla penisola. Imperciocchè in questo modo avrebbe loro mozzata la comunicazione col campo, che stava fuori della penisola; e per la parte del mare non potevano sperare di trovare rifugio, per esser questo signoreggiato dagl'Inglesi. Così si sarebbe ottenuto l'intento di piano e senza sangue. Dicesi, che Clinton ne abbia mosso il partito; ma non si ottenne. Tanto era il fondamento, che si faceva sul valore e la disciplina dei soldati inglesi, e sulla codardia degli Americani; delle quali cose, se la prima non era senza ragione, la seconda era del tutto vana, e più acciecamento di mente dinotava negl'Inglesi, che prudenza o sperienza de' tempi. Da questo primo errore ne fu grandemente confermato l'ardire degli Americani, debilitato l'esercito inglese, abbattuti gli animi dei soldati, e nacque forse la perdita finale dell'impresa. La possessione della penisola di Charlestown non giovò tanto ai reali, che loro non nuocesse molto più. L'esercito loro non era tanto abbondante di genti, che potesse senza molto disagio metter le poste nell'istesso tempo, e guardar la città di Boston e quella penisola. Le fatiche dei soldati si moltiplicarono a gran pezza. Dal che ne nacquero, essendo anche assai calda la stagione, moltissime e gravi malattie, le quali ed impedivano grandemente, e per le frequenti morti assottigliarono l'esercito. Al che si debbe aggiungere, che fra i feriti gran numero passavano di questa vita per causa degl'insoliti calori di quel clima, e della carestia dei viveri. Così, cavatone l'onore di aver acquistato il campo di battaglia, nissun frutto raccolsero i vincitori da questo fatto, che importasse alla somma della guerra; che anzi fu esso, e nella opinione dei popoli e nella propria, siccome pure pella forza dell'esercito, di molto detrimento. Per lo contrario nell'oste americana, abbondando i viveri d'ogni sorta, ed essendovi la gente avvezza al clima, la più parte dei feriti erano a guarigione condotti, e s'infiammarono viemaggiormente gli animi nel desiderio della vendetta, essendo, come suole avvenire, riscaldati i sangui dalla sparsione. Al che contribuì anche non poco l'incendio di Charlestown, che da una Terra fiorente e frequentissima di commercio, era un ammassamento di ceneri e di rovine diventata. Non potevano gli Americani riguardarla senza un grave disdegno, e non senza esecrare i soldati europei. Ma una perdita luttuosa dal canto loro fu quella del generale Warren. Egli era uno di quegli uomini, che più affezionati sono alla libertà, che alla vita; ed altrettanto nemico dell'ambizione e della rapacità, quanto amico alla libertà. Era di buona mente e di felice ingegno dotato, e bellissimo favellatore, sicchè nelle consulte private era riputato di ottimo giudizio, e nelle pubbliche aveva grande autorità presso i circostanti. Gli amici ed i nemici egualmente, conosciutolo fedele e dabbene in ogni cosa, gli avevano grandissima credenza. Avverso ai malvagi senza sdegno, propenso ai buoni senza adulazione; affabile, cortese ed alla mano con ognuno, fu da tutti, ed amato santamente, e riverito senza invidia. Quantunque anzi scarso, che no della persona, era però di gratissimo aspetto. La donna sua, che con isviscerato amore amava, e la quale con eguale affetto lo riconosceva, l'aveva, poco tempo prima da questa vita dipartendosi, lasciato vedovo e sconsolato; ed egli venendo meno in sì memorabil giorno, ed in sì grande uopo alla patria sua, lasciò orfani parecchj figliuoli ancora in età fanciullesca constituiti, dei quali però la ricordevol patria prese amorevole e diligente cura. Così mancò alla patria ed alla famiglia sua in sì grave frangente, e nella sua ancor verde età quest'uomo in pace ed in guerra eccellente; e noi, per quanto ciò fosse in facoltà nostra, seguendo l'instituto della storia, distributrice delle lodi ai buoni, e del biasimo ai tristi, non abbiam voluto questo altrettanto buono che valoroso Americano defraudare di quell'onorata ricordanza presso i posteri, che è alle sue virtù meritevolmente dovuta. L'impresa tentata dagl'Inglesi nel voler cacciar gli Americani dalla penisola di Charlestown diè sospetto a questi, che volessero dar la batteria a Roxbury, ed insignoritisi di quel luogo, aprirsi la via alla campagna. Indotti da questo timore i Provinciali con opera incessante, e molto studio vi si affortificarono vieppiù, con far nuovi puntoni qua e là alle trincee loro, e fornendogli copiosamente di artiglierie, le quali di fresco erano state condotte al campo. Il presidio abbondava in munizioni da guerra, e tentava con ispessi colpi d'artiglieria, massime con bombe, d'impedir gli Americani dall'opera loro. Questi ebbero alcuni morti e feriti. Parecchie case arsero in Roxbury. Ciò nonostante continuarono a lavorare con una costanza maravigliosa. Non si ristettero, finchè le fortificazioni non furono condotte a quella perfezione, che desideravano, e che poteva di sufficiente difesa servire contro gli assalti del nemico. I Bostoniani, veduti scacciati i loro non solo da Breed's-hill, ma eziandio da tutta la penisola, e temendo gl'incomodi di un assedio, che ogni cosa presagiva dover riuscir lungo, si accesero di nuovo desiderio di uscire dalla città, e di ritirarsi a luoghi addentro della provincia. Per la qual cosa gli uomini eletti della città furono dal generale Gage, pregandolo, permettesse le uscite, ed affermando, che giusta l'accordo fatto tutte le armi erano state dai cittadini portate e deposte in palazzo. Ma egli, volendo tutt'ora ritenergli, mandò un bando due giorni dopo il fatto di Breed's-hill, col quale dichiarò, che per molte e chiare pruove ei sapeva che numerose armi s'erano nascoste ne' luoghi più segreti delle case con sinistro disegno degli abitanti. Così gli rapportavano la cosa i leali, che, considerati il valore, e la rabbia dimostrati dai libertini in quella battaglia, temevano di qualche accidente, e non volevano lasciarsi uscir di mano gli ostaggi. Ma il vero si fu, che i più avevan portate e deposte le armi, quantunque alcuni serbate avessero in casa le migliori e le più care. Ma il generale inglese voleva bene, che gli altri serbassero la fede, ma non la voleva già serbar egli. Perciò rifiutò lungo spazio le permissioni d'uscita. Ma finalmente, crescendo dall'un canto la scarsità delle vettovaglie, e dall'altro scemando la speranza di poter rompere l'assedio, fu costretto a viva forza, per isgravarsi di molte bocche disutili, concederle; abbenchè si fosse di bel nuovo ostinato, a non voler permettere l'uscita agli arnesi e masserizie di coloro, che se ne andavano. Così spinto da una necessità concedeva quello che non poteva impedire, ed una condizione dura vi aggiungeva, altrettanto più da biasimarsi, quanto che era del tutto inutile, e nissun fine, che cattivo non fosse, partorir potesse. In tal guisa quegli uomini, che della temperanza e moderazione dell'animo si dispogliano, e che dandosi in preda alle incomposte passioni dispettano e s'adirano, pigliano spesso di quei partiti, i quali non che gli avvicinino, gli allontanano vieppiù dal fine, che proposti si sono. La strettezza dei viveri, alla quale si trovava ridotta la guernigione di Boston, faceva sì, ch'ella tentasse in ogni modo, andando alla busca qua e là sulle propinque marine, di procacciarsene. Quindi è che succedevano tra l'una parte e l'altra frequenti avvisaglie, nelle quali gli Americani acquistavano e maggior animo e maggiore sperienza; e gl'Inglesi più rabbia e maraviglia all'ardimento di quelli. I primi però avendo maggior perizia de' luoghi, e sapendo bene usar le occasioni, ne andavano per l'ordinario colla migliore, ora portando via i bestiami che rimanevano, ora abbruciando lo strame, ora incendiando le case, che potevano ai nemici servire di ricovero. Invano era, che stessero gl'Inglesi vigilanti col numeroso navilio loro; che i provinciali trapelavano ora in questa isola, ora in quella, e con improvvise fazioni gli opprimevano. Sulle coste parimente si facevano frequenti abboccamenti, andandovi gli uni per predare, e gli altri cercando d'impedirgli. Questa che riusciva meglio una ladronaia, che una guerra, non conduceva ad alcun fine, che potesse le cose inclinare più a questa parte, che a quella. Solo servì ad inasprir gli animi degli uomini, ed a fargli diventare da parziali, ch'erano, inviperiti ed irreconciliabili nemici. Mentre in tale guisa si travagliava intorno e dentro di Boston, erasi il nuovo congresso nel mese di maggio raunato in Filadelfia. Se il primo aveva incominciato un'opera difficile, questo l'aveva a continuare. Nel che maggiori difficoltà doveva incontrare. In tempo di quello si temeva la guerra; ora essa era incominciata, e bisognava con ogni più grande sforzo esercitarla. Allora, siccome suol addivenire nel principio delle cose, erano riscaldati gli animi, e correvano con un certo naturale empito di per sè stessi alla meta; ora, quantunque fossero nei medesimi pensieri infiammatissimi, tuttavia vi era pericolo, non si raffreddassero, essendo a sì fatta vicenda soggetti i moti popolari, che sono più facili ad eccitarsi, che a mantenersi. Molti fra i leali, credendo che non si sarebbe venuto agli estremi casi, e che o le petizioni inviate in Inghilterra avrebbero piegato il governo al volere degli Americani, o che si sarebbero col tempo raffreddati gli animi loro, si erano sin qui contenuti nella quiete; ma era da temersi, che adesso, ch'era spenta ogni speranza di concordia, e che già non che imminente fosse, era rotta la guerra contro quel Re, al quale volevan essi rimaner fedeli, tumultuassero e si congiungessero colle forze reali contro gli autori della sedizione. Era medesimamente da dubitarsi, che molti fra i libertini, i quali avevano molta speranza nelle petizioni collocata, ora vedendo i vicini danni e gl'inevitabili pericoli, non si rimanessero. Tutto annunziava, che la contesa doveva esser lunga e perigliosa. Poco si poteva sperare, che una popolazione fino allora pacifica stata, ed occupata nelle arti dell'agricoltura e del commercio, potesse ora imparare ad un tratto quelle della guerra, ed in queste persistere lungo tempo. Si doveva temere, che ove fosse sbollito quel primo fervore, ricorrendo nelle menti loro le immagini della passata vita, si disbandassero, e fossero ridotti alla necessità di chiedere i patti. Perciò, non era impresa senza molte e gravi difficoltà al congresso, quella di fare provvisioni e di creare ordini, che bastanti fossero a mantener vivo il presente fervore, e fare che da questi nascessero gli effetti, che sulle prime dalla pubblica opinione nascevano. Nissuno non vede, quanti impedimenti si dovessero superare per ridurre una moltitudine tumultuaria e raunaticcia alla forma di un giusto e ben ordinato esercito; senza del quale invano si sarebbe sperato di pervenir a buon fine. Nè facil opera era quella d'impedire, che nei casi della futura guerra non ripullulassero quelle gelosie, che correvano tra una colonia e l'altra, e servissero di causa o di pretesto, perchè alcune di esse calassero agli accordi, e la impresa comune abbandonassero. Denaro, che potesse bastare agli usi della guerra, non si aveva in pronto a gran pezza; ed al difetto di questo principale nervo non si poteva sperare di rimediar per l'avvenire. Che anzi si doveva più ragionevolmente credere, che avesse a crescere per motivo dell'interrompimento, anzi della totale cessazione del commercio dal Parlamento britannico introdotta. Ma grandissima era poi la mancanza dell'armi e delle munizioni da guerra; non che non se ne avessero di nissuna sorta in pronto, ma quelle che si avevano, non erano di gran lunga a sì grand'uopo sufficienti. Si deve anche far considerazione, che è cosa molto dubbia, se i Capi americani sperassero di poter di per sè stessi resistere coll'armi in mano all'Inghilterra, e l'impresa a quel fine condurre, al quale tendevano. Si debb'anzi credere, che molto fondamento facessero sugli ajuti esterni, i quali però non potevano aspettare, se non dai principi dell'Europa, i quali, se propensi erano agli effetti della querela americana, non potevano non essere avversi alle cagioni sue, ed alle massime, sulle quali da parte dell'America ella era fondata. Era pur anche cosa molto evidente, che i principi non si sarebbero discoperti in favor degli Americani, ed i soccorsi concessi non avrebbero, se non quando essi mostrati si fossero gagliardi in sulle armi; che anzi non avessero con qualche bel fatto, che importasse alla somma della guerra, dato segni di valore, pruove di costanza, speranza di riuscita. Si accorgevano benissimo gli Americani, che indarno avrebbero sperato di trarre sul bel principio a parte della guerra i principi europei; e che i primi sforzi dovevano da sè stessi unicamente procedere, i quali, se infelici fossero stati, ogni speranza di soccorso esterno sarebbe diventata vana. La felicità dell'impresa era per l'appunto meno probabile, quando era più necessaria, non potendosi in poco corso di tempo fare tutte le provvisioni necessarie alla guerra. Da tutto questo si vede, quanto incerta dovesse riuscire la speranza dei soccorsi esterni. Il che doveva quegli ardenti spiriti dei Capi americani rintuzzare, ed una certa titubazione indurre nei consiglj loro. Un oggetto finalmente di sommo rilievo, che doveva la mente del congresso occupare, quello si era della condotta, che le vicine nazioni indiane fossero nella presente querela per tenere. Che queste stessero di mezzo, ovvero che seguissero questa o quell'altra parte era l'importanza, e quasi il fondamento di tutta l'impresa. Ma dovevano temere gli Americani, che gl'Inglesi maggior autorità esercitassero presso quelle nazioni. Imperciocchè esse coi doni e colla speranza della preda solo si possono tentare. Nelle quali cose gl'Inglesi molto gli avversarj loro avanzavano. Il predare poi potevano meglio sperare dal canto degl'Inglesi, presso i quali si riconosceva in quei principj stare al tutto la probabilità della vittoria, e dovendosi la guerra esercitare sul territorio americano. Era anche agl'Inglesi aperta la via per mezzo del Canadà per comunicare cogl'Indiani, i quali abitavano per lo più a riva i laghi a ridosso delle colonie, ed a fronte di quella provincia inglese. Importava anche moltissimo agli Americani, che procedessero giustificatamente, e soprattutto presso i popoli della Gran-Brettagna, e presso quei dell'America stessa, ch'erano o avversi, o titubanti, o tiepidi, i quali non potevano non esser grandemente alterati alle ostilità commesse. La qual giustificazione, se potevano non senza molta difficoltà intraprendere in rispetto alla battaglia di Lexington, ed a quella di Breed's-hill, nelle quali combattettero in propria difesa contro una soldatesca che gli assaltava, riusciva però assai malagevole in rispetto alle cose fatte sui confini del Canadà contro le Fortezze di Ticonderoga e di Crown-point, nelle quali essi furono gli assalitori. Non che questi ostili procedimenti non potessero escusazion trovare presso gli uomini intendenti degli affari di Stato, stantechè, poichè la guerra era rotta, era ben ragione, che gli Americani si sforzassero di nuocere piucchè potessero al nemico, e da' suoi assalti preservarsi. Ma presso l'universale dei popoli era questa una cosa, che aveva in sè molta disagevolezza. Eppure l'evidenza della onestà della causa che difendevano, era di grandissimo momento. Imperciocchè la forza loro tutta consisteva nell'opinione, e le armi stesse da questa dipendevano; mentrechè presso i governi dalla diuturnità del tempo confermati, e negli ordini loro bene constituiti, ragione o no che si abbia, i soldati prezzolati corrono alle battaglie, i popoli pagano le gravezze, le armi, le munizioni, le vettovaglie e tutti gli apparati della guerra sono in pronto, o si procacciano con facilità e con abbondanza. Ma il più grand'ostacolo, che avesse a superare il congresso, era quello della gelosia delle assemblee provinciali. Siccome tutte le province erano entrate nella lega e nella guerra, così questa si doveva con comuni consiglj amministrare, e tutte le mozioni del corpo politico dell'America dovevano ad un solo scopo inviarsi. Quest'era stata l'origine del congresso generale. Ma non poteva questi recarsi in mano il governo di tutte le parti della lega senza assumere una parte di quell'autorità, che alle assemblee provinciali si apparteneva; come sarebbe a dire quella di far le leve, di ordinar l'esercito, di eleggere i generali, che avessero in nome dell'America ad amministrare la guerra; quelle ancora d'impor gravezze e di crear biglietti di credito. Era da temersi, che se si conservava troppa autorità nelle assemblee provinciali, si amministrassero gli affari della lega con parziali consiglj; il che sarebbe stato di gravissimi danni cagione. Da un altro canto si aveva gran sospetto, che le medesime assemblee acconsentir non volessero al concedere l'autorità necessaria al congresso, spogliandosi di una parte della loro; e che perciò, o si opponessero alle sue deliberazioni, ovvero con quella puntualità non le secondassero ed eseguissero, ch'erano alla gravità del caso ed al finale evento della guerra cotanto necessarie. Dalle cose sin qui dette si conosce, quanto fossero difficultose le circostanze, in cui si trovava il congresso; ed altri forse, i quali stati fossero o di minor ardire e di maggior prudenza dotati, se ne sarebbero sgomentati. Ma quegli animi nuovi ed invasati, o non vedevano i pericoli, o non conoscevano le probabilità degli eventi, o gli uni e le altre disprezzavano. Certo è, che poche imprese furono incominciate da uomini audaci, che più di questa fossero dubbie nell'evento, e pericolose nel fine. Ma il dado era gettato, e non che altro, la necessità, nella quale si trovavano o credevan di ritrovarsi, non lasciava titubare. E per anticipare gli accidenti, non volendo aspettare, che i tempi venissero loro addosso, o che la necessità gli strignesse, deliberarono di por mano già fin d'allora ai più pronti ed ai più efficaci rimedj. I primi pensieri del congresso dovevano essere rivolti all'esercito, che osteggiava Boston, acciocchè non vi mancassero, nè le armi, nè le munizioni, nè i soldati, nè i buoni ordini, nè generali esperti e valorosi. E siccome in rispetto a quest'ultimi quelli, che allora erano in offizio, avevano l'autorità loro ricevuta dalle assemblee colonarie, così non potevano governar l'esercito in nome di tutta la lega. E se pure si eran tutti sottomessi ai comandamenti del generale Putnam, ciò era a causa della sua anzianità; e quest'autorità sua era piuttosto una specie di dittatura estemporanea conferitagli dalla libera volontà dell'esercito, che un uffizio derivato dal generale governo. Il nuovo stato delle cose richiedeva un nuovo modo di reggimento militare, e le genti confederate dovevano necessariamente aver un Capo eletto da quel governo, il quale tutta la confederazione rappresentava. L'elezione di un generale di tutta la lega era una cosa di sommo momento. Da questo solo poteva dipendere il buon successo, o la rovina di tutta l'impresa. Fra gli uomini di guerra, che allora si trovavano in America, e che si dimostravano non che favorevoli, ardenti, quei ch'erano in maggiore stima, erano Gates e Lee, il primo per la sua esperienza, ed il secondo per la esperienza e per l'eccellenza del suo ingegno. Ma erano l'uno e l'altro nati in Inghilterra, e qualunque fossero le opinioni loro, e l'ardore col quale la impresa dei coloni abbracciata avevano, e qualunque anche fosse la fidanza, che in elli avesse pigliata il congresso, stimava egli cosa poco sicura il commettersi alla fede d'uomini inglesi in un affare di così somma, anzi di totale importanza. Ed anche nei casi d'infortunio non si sarebbe potuto persuader alla moltitudine, ch'eglino non avessero fatto tradimento, ovvero almeno non avessero diligentemente fatto il debito loro. La qual cosa avrebbe pessimi effetti partoriti in su di un esercito, che tutto stava sull'opinione. Inoltre era Lee uomo rotto ed arabico; ed odiava forse più la tirannide, che amasse la libertà. Quegli uomini riguardosi e sospettosissimi temevano di taluno, che potesse volere, secondo l'opinione loro, dopo che gli avesse alla tirannide inglese sottratti, la libertà loro occupare. Aggiungevasi a ciò, che, se si fosse una volta posta la somma delle cose in balìa di un uomo inglese, non rimaneva a questi altra elezione, che quella, o di soggettargli di nuovo onninamente con inudito tradimento alla potestà assoluta dell'Inghilterra, ovvero all'intiera independenza condurgli. Ed i Capi americani, se la prima di queste condizioni abborrivano, non volevano però, che si togliesse via la coperta della seconda. Quest'istessa cagione fu quella, che fece sì, che il congresso non volle risolversi ad eleggere uno dei generali delle province della Nuova-Inghilterra, come per esempio Putnam o Ward, i quali allora comandavano all'esercito dell'assedio, e che avevano di recente tanto valor mostrato, e non poca perizia in tutte le fazioni, che si erano fatte nelle vicinanze di Boston. Questi si erano troppo vivi dimostrati in favore dell'independenza; la quale si voleva bene, ma però in tempo opportuno procurare. Nè si deve tralasciar di dire, che i Massacciuttesi avevano un'opinione addosso, di voler esser troppo uomini del paese loro, Massacciuttesi più, che Americani mostrandosi. Le province del miluogo, e le meridionali erano insospettite; ed avrebbero veduto di mal occhio, che la causa di tutta l'America si commettesse a taluno, che potesse lasciarsi muover da certe parzialità di luoghi in un tempo, in cui tutti i desiderj e tutti gl'interessi dovevano esser comuni. Fecero anche, ed a ben giusto titolo considerazione, che l'uffizio del generalato americano doveva concedersi ed una persona, la quale nell'ampiezza delle sue facoltà una sufficiente guarentigia offerisse della fede sua, sia nel proseguir l'impresa secondo la mente del congresso, sia per astenersi dal piglio e dal sacco delle proprietà cittadine. Imperciocchè ei sapevano benissimo, che questi uomini militari, quando non sono da una gentile educazione temperati, si fanno lecito ogni libito, e pongon mano molto volontieri non solo nelle robe dei nemici, ma sì pure in quelle degli amici, e dei proprj concittadini. La qual cosa è sempre stata la peste, e spesso la rovina degli eserciti. Adunque il congresso, avendo, secondo l'importanza del caso, molto bene considerate e ponderate tutte queste cose addì quindici di giugno procedette allo squittinio per la elezion del generale americano; e, raccolto il partito, si ritrovarono tutti i voti in favore di Giorgio Washington, uno dei deputati del congresso per la provincia di Virginia. I Massacciuttesi non l'avrebbero voluto vincere; perciocchè ivano alla volta d'uno dei loro; ma vedendosi in voce si accostarono agli altri, e rendettero il partito favorevole. Conosciuta la cosa, Washington, ch'era presente, alzatosi disse: che rendeva egli grazie immortali al congresso per l'onore, che conferito gli aveva. Ma che dubitava bene di non aver forze sufficienti a poter reggere ad un tanto peso; che però non voleva venir meno dell'opera sua in così gran bisogno alla patria, giacchè questa aveva contro l'aspettazione sua, ed oltre le sue facoltà tanta fede in lui collocata; solo pregava, che allorquando un qualche sinistro caso arrivasse alla sua riputazione poco favorevole, volessero ricordarsi, ch'egli aveva sincerissimamente dichiarato in quel dì, che non si riputava abile a sostener quel grado, del quale veniva allora onorato. Assicurava il congresso, che siccome nissuna speranza di emolumenti l'aveva indotto ad abbandonar la domestica quiete e felicità, per entrar in quell'ardua carriera, così ei non voleva ricavarne alcun prò; che stipendio non voleva di sorta alcuna. Aveva il colonnello Washington, che tal era il suo grado, prima che fosse eletto a generale, acquistato il nome di animoso e prudente capitano nelle ultime guerre contro gl'Indiani, e contro i Francesi. Ma fermata la pace del 1763 si era alla vita domestica ritratto, e più non si era nell'armi travagliato. Si poteva pertanto da molti dubitare, ch'ei fosse abile a sostener il peso di tanta guerra. Ma però avendosi generalmente grandissima fede nell'ingegno e nell'animo suo, non esitarono punto gli Americani ad innalzarlo a quel grado. Egli era non solamente nato ed allevato in America, ma vi aveva ancora continuamente dimorato. Era modesto ed assegnato, e sempre mostratosi molto lontano dall'ambizione; cosa, che più di tutte osservavano quei popoli sospettosi ed insospettiti. Era piuttosto ricco, che di mediocri facoltà fornito, e presso di tutti in voce d'uomo dabbene e costumato. Era soprattutto riputato prudente, e di mente gagliarda ed invitta. Credevasi generalmente, non mirasse all'independenza; ma che desiderasse un onorevole accordo coll'Inghilterra. Questa sua opinione molto quadrava colla intenzione dei Capi americani, i quali volevano bene procedere verso l'independenza, ma ancora non volevano discoprirsi. Speravano bene di poter col maneggio delle cose far di modo, che un dì l'independenza diventasse una necessità; e che Washington stesso, quando proceduto fosse già molt'oltre nella carriera, si sarebbe facilmente lasciato indurre, o dall'onor del grado, o dalla necessità delle circostanze, o dalle lusinghe della gloria a continuare nell'intrapresa via, quando anche allo scopo di ottenere l'annullazione delle leggi fosse sostituito quello della totale independenza. Così nella persona di questo capitano, ch'era allora nell'età di quarantaquattro anni, e perciò già lontano dall'ambizione giovanile, tutte quelle doti si riunivano, che desideravano coloro, i quali avevano in America la somma delle cose in mano. Onde non è da far maraviglia, se la elezione di lui non dispiacque a nissuno, e se anzi i più la commendarono sommamente. Eletto il Capo di tutta l'impresa, volendo il congresso dimostrare, quanto si promettessero della sua fede e virtù, stanziò, che gli avrebbero prestato ajuto, ed a lui aderito colle vite e facoltà loro per preservare e mantenere l'americana libertà. Poscia volendo dar all'esercito altri Capi sperimentati, i quali potessero secondar Washington, elessero Artemo Ward primo maggior generale, Carlo Lee secondo maggior generale, e Filippo Schuyler terzo maggior generale; Orazio Gates fu nominato ajutante generale. Pochi giorni dopo crearono sette brigadieri generali, che furono i seguenti: Seto Pomeroy di Massacciusset, Riccardo Montgommery di Nuova-Jork, Davidde Wooster di Connecticut, Guglielmo Heath di Massacciusset, Giuseppe Spencer di Connecticut, Giovanni Thomas di Massacciusset, Giovanni Sullivan del Nuovo-Hampshire, e Nataniele Greene dell'isola di Rodi. Se qualche cosa dimostrò la buona mente del congresso, questa certamente si fu della prima elezione dei generali; stantechè tutti si adoperarono nel corso della guerra, come soldati coraggiosi, e custodi fedeli della libertà d'America. Come prima prese Washington la dignità, si condusse al campo di Boston in compagnia di Lee. Ei fu ovunque passava ricevuto a grand'onoranza, e molti gentiluomini ordinatisi in compagnia gli fecero l'accompagnatura. I congressi massacciuttese e jorchese furono a complire con esso lui, testimoniando l'allegrezza, che provata avevano alla sua elezione. Rispose gratamente e modestamente; fossero pur sicuri, che tutti i pensieri, tutti gli sforzi suoi, siccome pure quelli de' suoi compagni rivolti sarebbero a ridurre le cose a condizioni oneste tra le colonie, e la comune madre; che in quanto all'esercizio delle fatali ostilità, vestendo essi la persona del guerriero, non si sarebbero dispogliati di quella di cittadini; e che allora sarebbero stati contenti e rallegratisi sommamente dentro sè stessi, quando, sicurata essendo l'americana libertà, sarebbe loro fatto facoltà di ritornarsene alla privata condizione in mezzo ad una libera, pacifica e felice patria. Il generale, fatta la rassegna dell'esercito, trovò, oltre una moltitudine pressochè inutile, solamente 14,500 uomini atti al combattere, i quali avevano a difendere uno spazio di più di dodici miglia. Arrivarono in vero in buon punto i nuovi generali al campo. Imperciocchè già la disciplina dell'esercito essendo trascorsa in corruttela aveva gran bisogno di essere riformata. Gli uffiziali emulazione alcuna non avevano; i soldati eran poco osservanti degli ordini, e non curanti della mundizia; e siccome quelli, ch'erano i più uomini della Nuova-Inghilterra, ritrosi, e di ogni soggezione impazienti. A questo rimediarono, non senza fatica, i generali del congresso. Nella qual bisogna Gates, siccome quello, che peritissimo era delle cose militari, prestò un'opera eccellente. I soldati appoco appoco si avvezzarono all'obbedienza, gli ordini furon distinti, le regole della disciplina osservate, e ciascuno venne a conoscere il debito suo; sicchè l'oste, deposta la sembianza di una moltitudine tumultuaria, acquistò quella di un esercito giusto e bene ordinato. Ei fu diviso in tre schiere. La dritta sotto i comandi di Ward occupava Roxbury; la sinistra capitanata da Lee difendeva Prospect-hill, e quella di mezzo, che obbediva agli ordini di Washington, nella quale si comprendeva eziandio una banda di gente scelta per servire alle riscosse, stanziava a Cambridge. La circonvallazione poi fu con sì frequenti ridotti affortificata, e di sì numerose artiglierie munita, che l'assaltar Cambridge, e penetrar nella campagna era cosa affatto impossibile diventata agli assediati. Si credeva eziandio, che questi avessero fatto grave perdita di gente, noverando gli uccisi in battaglia, ed i morti di ferite o di malattie. Ma una mancanza di grandissimo momento quella si era della polvere d'artiglierie, la quale era grandissima. Fatta la veduta dei fondachi pubblici appartenenti all'esercito di Roxbury, Cambridge ed altri vicini luoghi, non se ne trovarono più di novanta barili. Si sapeva eziandio, che non se ne avevano più di trentasei nei magazzini di Massacciusset; alla quale quantità aggiunta quella, che si aveva in pronto nel Nuovo-Hampshire, nell'isola di Rodi e nel Connecticut, appena che se ne avessero diecimila libbre. Il che non poteva somministrare più di nove tiri per soldato. In tale scarsità e pericolo si rimase l'esercito per ben quindici giorni; e se gl'Inglesi avessero dato dentro in questo tempo avrebbero facilmente rotto il campo, ed aperto l'assedio. In ultimo per opera della congregazione della Nuova-Cesarea se ne mandarono al campo alcune botti, le quali supplirono tanto o quanto al difetto, ed allontanarono i mali che si temevano. Mancavano eziandio gli Americani di soldati corridori, i quali eran per altro molto necessarj per le improvvise e subite fazioni, per mantener la disciplina nel campo, e per proteggere l'arrivo dei soldati, delle munizioni e delle vettovaglie. Se poi la guerra, come si credeva, arrivati dall'Inghilterra i rinforzi al nemico, si fosse condotta in sull'aperta campagna, questa maniera di soldati leggieri in una contrada, come l'America è, frequente di acque, di fossa, di selve, di siepaje, di monti, e di passi stretti e difficili, era al tutto indispensabile. Perciò il congresso aveva decretato, si descrivessero senza indugio alcuno buon numero di corridori nella Pensilvania e nella Virginia, che dovessero marciare, tostochè le compagnie riempite fossero, al campo presso di Boston, dove fossero obbligati a far le veci di fanti leggieri. Ricevute poi le novelle della battaglia di Breed's-hill, il congresso ne aggiunse alle compagnie della Pensilvania altre due da levarsi pure nella medesima provincia, le quali tutte fossero riunite in un sol battaglione da esser capitanato da quegli uffiziali, che l'assemblea od il congresso provinciale eleggessero. Queste compagnie di corridori arrivarono al campo sul cominciare d'agosto. Erano circa quattordici centinaia di soldati vestiti scioltamente, ed armati i più d'archibusi rigati, che avevano gran gittata. Mentre in tal modo l'esercito americano, che assediava la città di Boston, s'ingrossava ogni dì, e si forniva di tutte le cose alla guerra necessarie, il congresso s'adoperava con moltissima diligenza a fare quei provvedimenti, ch'ei credeva fossero del caso per mantenere in piè l'esercito già raccolto, e per farlo anche più grosso e meglio fornito, quando il bisogno ne sarebbe venuto. Vinse perciò un partito, che tutte le colonie avessero a mettersi in istato di difesa, e quel maggior numero d'uomini, d'armi e di munizioni apprestassero, che meglio fosse in potestà loro; che si facesse dappertutto ricerca e riposta di nitro e zolfo. Per questo fine si andavano diligentemente rivilicando gli avelli ed i carnai per fare procaccio di queste materie tanto preziose nell'esercizio delle guerre moderne; ed in ogni canto si moltiplicavano le manifatture della polvere, e gli ordini per gettar le artiglierie. In ogni parte risuonavano grandissimi apparati di guerra. In questo le assemblee ed i conventi provinciali secondavano maravigliosamente le operazioni del congresso, e gli uomini obbedivano con incredibile prontezza ai decreti dell'uno e delle altre. Essendosi il congresso accorto, che lo zelo verso le libertà dell'America aveva prevalso alle gare parziali ed alla gelosia dell'autorità nelle assemblee provinciali, prese maggiore animo, e si risolvette a mandare ad effetto un'ordinanza generale, la quale dovesse servir di norma a tutte le leve, che in ciascuna provincia si andavano facendo. Ei sapeva molto bene, quanto l'uniformità sia utile nelle cose della guerra, perchè con animi uniti si concorra al medesimo fine, e quanto efficace per prevenire le dissensioni. Vinse adunque un partito, col quale si raccomandò (e le sue raccomandazioni erano in quel tempo come altrettante leggi ricevute e mandate ad effetto), che tutti gli uomini atti a portar le armi in ciascuna colonia dai sedici fino ai cinquant'anni si ordinassero in regolari compagnie; che si fornissero di armi, ed in quelle si esercitassero; che le compagnie fossero ordinate in battaglioni; che si tenessero pronte alle difese; che la quarta parte della milizia di ciascuna colonia fosse trascelta per servire ad uso di minuti uomini sempre apparecchiati a marciare dove l'opera loro fosse richiesta. Si esortarono coloro, i quali impediti erano dal portare le armi dalle opinioni religiose, venissero con tutti quegli altri più efficaci mezzi che leciti riputassero, in soccorso dell'afflitta patria. Stabiliron le paghe ai soldati, che furono venti dollari per ciascun mese ai capitani, tredici ai luogotenenti ed ai banderai, otto ai sergenti e caporali, e sei ai gregarj. Raccomandarono ancora, che in ciascuna colonia si creasse un maestrato, che chiamarono comitato, o sia congregazione di sicurezza per sopravvedere e diriggere tutte quelle cose, che alla salute pubblica importassero, duranti le vacanze delle assemblee, o dei conventi; e che quei provvedimenti si facessero, che creduti sarebbero necessarj per armar navi o altrimenti, a fine di proteggere le coste e la navigazione da ogni insulto delle navi nemiche. Questi intendimenti del congresso furono mandati ad effetto in ogni parte della lega con grandissima prontezza; ma in nissuna provincia più bramosamente e più pienamente, che nella Pensilvania, e soprattutto nella città stessa di Filadelfia. La milizia di questa città fu partita in tre battaglioni di quindici centinaja d'uomini ciascheduno, con una compagnia di cencinquant'artiglieri, e sei bocche da fuoco, e finalmente una banda di cavalleggieri, parecchie compagnie di fanti spediti, di corridori e di guastatori. Si riunivano tutti sovente, e facendo sembianze di battaglie si esercitavano nelle mosse militari alla presenza del congresso e dei popoli, che vi concorrevano da ogni parte. Ciò eseguivan essi con tanta destrezza, che ognuno se ne maravigliava; e tutti ne sentivano un piacere incredibile. Erano almeno ottomila soldati, molto buona gente, nella quale erano entrati molti gentiluomini, e persone d'onorata condizione. Le istesse cose si facevano nel contado della Pensilvania. Ei pare, che sottratto il conto di tutti coloro, che in essa avevano pigliate le armi, e dentro vi si esercitavano, sommassero a meglio di settantamila soldati. Tanta era l'affezione, che in questo anno portavano quei popoli alla causa loro, che molti fra i Quaccheri stessi, cui le opinioni religiose proibiscono dal pigliar le armi, e di spargere il sangue umano, quantunque tutta la credenza loro sia di pazienza e di sopportazione, si lasciarono trasportar al fervore universale, entrando anch'essi nelle compagnie dei Filadelfiesi. Affermavano, che sebben la religion loro gli proibisse dal portar le armi in favore di una causa, il fine di cui sia o l'ambizione, o la cupidigia, o la vendetta, potevano essi però intraprendere la difesa dei nazionali diritti e della libertà. Così non havvi opinione, per gagliarda ch'essa sia, la quale non trovi le scappate; nè animo, avvengadiochè pacifico, che non si accenda nelle commozioni dei popoli. Ma una cosa in Filadelfia trasse a sè gli occhi di ognuno; o fosse verità, o mostra accordata per incitare. Quei Tedeschi fuorusciti, che questa città abitavano, ed erano già molt'oltre cogli anni, e che per la maggior parte vedute avevano le guerre d'Europa, al nome di libertà si risentirono anch'essi; cosa, che poco si doveva aspettare, massimamente in quell'età da quegli uomini trauzeschi, e si unirono in una compagnia, che fu denominata la _compagnia dei vecchi_. Ripigliate le armi, l'uso delle quali intermesso avevano già da sì lungo tempo, vollero entrar a parte della comune difesa. Il più vecchio di tutti fu eletto capitano, ed era coll'età molto vicino ai cent'anni. Portavano invece d'insegna un crespone nero per significare il cordoglio, che provavano all'infelice caso, che in quella cadente età gli obbligava a riassumere le armi per difendere la libertà di quella contrada, che aveva servito loro non solo d'asilo, ma anche di nuova patria, quando, cacciati dalla propria, furono costretti ad andar cercando ventura in longinque e strane regioni. Le donne stesse vollero dimostrare lo zelo loro in difesa della patria. Nella contea di Bristol determinarono di levare un reggimento a proprie spese, somministrando ogni cosa necessaria, e perfino le armi a coloro, che di per sè non le potevano procacciare. Lavorarono colle proprie mani le bandiere con motti opportuni. Quella, che presentò la bandiera al reggimento, orò molto acconciamente sulle faccende comuni, ed esortò con accomodate parole i soldati ad esser fedeli, ed a non disertar le bandiere delle donne americane. Queste cose, quantunque in se stesse di poca importanza, servivano però maravigliosamente ad accender gli animi, ed a vieppiù rendergli ostinati. Al qual fine i diarj pubblici non cessavano di concorrere con ogni maniera di concioni, di esempj e di novelle. Le battaglie di Lexington, e di Breed's-hill erano i soggetti, sui quali si esercitavano gl'ingegni americani. Ogni accidente, ogni più particolare minuzia di quei fatti erano convenevolmente descritti; e coloro che vi avevano lasciata la vita, con sommissime lodi commemorati. Il dottor Warren sopra tutti era con mirabili parole innalzato fino al cielo. Lo chiamavano lo Hamden della età loro; e come un modello lo proponevano da imitarsi a tutti coloro, ai quali la patria era cara. Pubblicarono nelle gazzette di Filadelfia un elogio di lui molto patetico, ed accomodato a concitar gli animi della moltitudine. «Che nobile spettacolo è quello mai, _dicevano_, di un eroe, il quale ha dato la sua vita per la salute della patria! Venite qui, o crudeli ministri, e mirate i frutti dei vostri sanguigni editti. Qual ristoro potrete dar voi a' suoi figliuoli per la perdita di un tanto padre, o al Re per quella di un sì buon suddito, od alla patria per quella di un sì buon cittadino? Mandate qui i vostri satelliti, venite a saziar le brame della tirannide. Perciocchè il suo più implacabile nemico è morto. Solo vi preghiamo di rispettare queste onorate reliquie del corpo suo. Abbiate compassione al dolore della sua antica e sconsolata madre. Di lui non vi è più cosa di che temer possiate. La sua eloquenza è spenta, le sue armi abbandonate. Mettete pur giù le spade; che più vi resta a compiere, infami che siete? Ma finchè sarà vivo il nome dell'americana libertà, quello di Warren infiammerà i nostri cuori, darà forza alle nostre mani contro l'esecrabil peste degli eserciti stanziali. «Venite qua, o voi, senatori dell'America, venite a consultar qui intorno la libertà delle colonie unite. Sentite, ch'ei vi parla, ch'ei vi esorta, e vi prega a non contaminare la presente sua felicità col dubbio, che possa egli aver la sua vita spesa per un popolo di schiavi. «Venite qua, o voi, soldati, o voi, campioni dell'americana libertà, e rimirate uno spettacolo, che deve ne' vostri generosi petti nuove scintille di coraggio e di gloria riaccendere. Ricordatevi, che l'ombra sua erra invendicata fra di noi. Diecimila soldati ministeriali non sarebbero egual ristoro alla sua morte. Che l'antica congiunzione vostra con essi non vi rattenga. I nemici della libertà non son più oltre i fratelli degli uomini liberi. Aguzzate le vostre armi, e non le deponete, finchè non sia la tirannide dall'impero britannico sbandita; od almeno l'America sia fatta al tutto la terra della libertà e della felicità. «Venite qua finalmente voi, o americani padri, o americane madri, a contemplar le primizie della tirannide. Vedete il vostro amico, il guardiano della vostra libertà, l'onore, la speranza della vostra patria. Osservate questo illustre eroe trafitto dalle ferite, bagnato dal proprio sangue. Ma che non sia senza frutto il vostro dolore, nè oziose le lagrime. Andate, correte alle vostre case; raccontate a' vostri figliuoli il tristissimo caso. Che gl'incontaminati petti loro si agghiadino e si raccapriccino, sentendo ricordare le crudeltà dei tiranni, e gli orrori della servitù. Fornitegli, armategli, mandategli al campo. Pregate dal cielo prosperità alle armi loro, e, pigliando da essi l'ultimo addio, ammonitegli di vincere o di morire, come Warren, nelle braccia della libertà e della gloria. «E voi, posteri, voi guarderete spesso indietro a questa Era memorabile. Voi i nomi di ribelli e di traditori trasporterete dal fedele popolo d'America alla vera origin loro. Voi scruterete, ed ogni parte ricercherete di quella trama di dispotismo, che fu testè ordita pel britannico impero. Voi vedrete pii Re sviati da perfidi ministri, e pii ministri sviati da perfidi Re. Voi mostrerete, siccome perfino britannici Re sparso hanno lagrime nell'ordinare ai sudditi loro, che accettassero gli orribili mandati; e nel medesimo tempo esultato hanno in mezzo a pochi parricidi, aspettando di vedere un continente intiero arrossato dal sangue degli uomini liberi. Oh! salvate voi l'umano genere dalle infamie estreme, e siate pietosi e giusti alle americane colonie. Rivocate in vita la romana e la britannica eloquenza antiche, e non siate avari delle meritate lodi a coloro, che a voi hanno questa libertà tramandata. Ella ci costa di molti tesori e di molto sangue. Ella ci costa, ahi duro prezzo! la vita di Warren». Il congresso volendo questa disposizione degli animi mantenere, e fargli, se possibil fosse, ancor più ardenti ed ostinati, e conoscendo, quanta autorità abbiano le cose della religione nelle menti umane, operò sì, che i sinodi di Nuova-Jork e di Filadelfia pubblicarono una lettera pastorale, la quale fu letta, essendovi concorsa una infinita moltitudine di popolo, in tutte le chiese. Affermarono, che finora si erano contenuti nel silenzio, non volendo essere gl'istrumenti di discordia e di guerra tra uomini e tra fratelli. Ma che però eran ora le cose giunte a tale, ch'eglino si erano risoluti a manifestare, quali fossero nella presente querela le opinioni loro; che gli esortavano pertanto a pigliar la difesa della patria loro; e che stessero pur persuasi, che, ciò facendo, camminerebbero nella via del principe dei Re della terra; che andassero pur sicuri alla vittoria, od alla morte. Aggiunsero alcuni ricordi morali molto accomodati ad infiammar vieppiù quelle menti religiose, ed a persuader loro, che la causa dell'America era la causa di Dio. Raccomandarono ancora l'umanità e la misericordia ai soldati; ed a tutti gli ordini di persone di umiliarsi, di digiunare, di pregare, d'implorare l'assistenza divina in quella perigliosa contesa. Il congresso statuì, che il dì venti di luglio fosse un giorno di digiuno in tutte le colonie, il quale fu religiosamente osservato; ma più solennemente nella città di Filadelfia, che altrove. Tutto il congresso assistette unitamente ai divini uffizj, e furon fatti nella chiesa sermoni accomodati a' tempi. Questo medesimo dì, stando il congresso per entrar nel tempio, gli sopravennero dalla Giorgia desideratissime novelle, le quali furono, che questa provincia si era accostata alla confederazione, ed aveva eletto cinque deputati, che dovessero intervenire al congresso. La qual cosa fu presa da tutti in lietissimo augurio, e molto rallegrò gli animi, tanto per l'importanza che aveva in sè stessa, quanto per l'ora, in cui ella era venuta a notizia del governo e del popolo. Avevano in quella provincia lungo tempo prevalso i leali, di modo ch'ella non si moveva, o pareva voler tener la via di mezzo. Ma le estremità, in cui erano venuti gli affari, le giornate di Lexington e di Breed's-hill, le crudeltà commesse dalle soldatesche reali, o vere, o credute, l'inclinazione generale dell'esito della guerra in favore degli Americani, l'unione ed il consenso delle altre colonie, e l'opera efficace dei libertini, tra i quali più attento e più vivo di tutti si dimostrò il dottor Zubly, furon cagione, che fattosi un convento provinciale, accettarono tutte le risoluzioni del congresso generale, e vinsero parecchj partiti molto animosi contro l'Inghilterra, o sia che volessero con questi l'antica freddezza compensare, ovvero che i libertini, tenuti in freno per lo avanti, fossero a maggior rabbia concitati. Dichiararono, che l'esser la provincia della Giorgia stata eccettuata negli atti vinti nel Parlamento contro l'America, ricevevan essi piuttosto in luogo d'ingiuria che di favore, essendo, aggiugnevano, questa esenzione fatta a bello studio per sceverargli dai loro fratelli. Deliberarono eziandio, che non riceverebbono alcuna merce, la quale fosse nell'Inghilterra stata imbarcata dopo il primo di luglio; e che, facendo tempo dal dieci di settembre, nissuna ne imbarcherebbero dalla Giorgia per alla volta dell'Inghilterra; ed oltre a ciò, che nulla trasporterebbero alle isole dell'Indie occidentali inglesi, ed a quelle parti del continente americano, le quali le risoluzioni del congresso generale accettate non avessero. Queste cose erano in sè di molto momento, essendo la Giorgia, avvegnachè non vasta provincia, fertilissima in biade, e massimamente in riso. Vollero eziandio astenersi da ogni superfluità, e sbandire il lusso; dar animo agli agricoltori, che quel maggior numero, che più possibil fosse, di pecore allevassero. Nè tralasciarono d'inviare una petizione loro al Re molto acconcia, e piena delle solite asseverazioni di lealtà, le quali forse più efficacemente si facevano, perciocchè si aveva in animo di non osservarle. Ma ritornando al congresso generale, avendo egli qualche gelosia della provincia della Nuova-Jork, sia perchè vi abbondavano i leali, sia perchè la medesima è molto aperta agli assalti di un nemico forte in sull'armi di mare, deliberò, che, perchè quelli non vi avessero a sormontare, dovessero nell'appartinenze stanziare cinquemila fanti; e antivedendo i bisogni, ai quali i soldati loro sarebbero stati soggetti, siccome pure le malattie e le ferite, volle, che si ordinasse un'ospedale atto a ricevere i malati di un esercito di ventimila uomini. Fu eletto a direttore e medico principale il dottor Beniamino Church. Considerato ancora di quanta importanza fosse l'aver gli spacci delle lettere prontissimi, e l'esser l'uffizio delle poste commesso a uomini zelanti e fedeli, elessero a direttore generale sulle poste il dottor Beniamino Franklin, il quale l'istesso luogo aveva occupato in Inghilterra per le lettere d'America, ed erane stato dismesso per l'amor suo verso le libertà delle colonie. Stabilirono regolari procacci, facendo principio da Falmouth nella Nuova-Inghilterra sino alla città di Savanna nella Giorgia. Ma siccome il principale nervo della guerra consiste nella pecunia, così il congresso non tardò a rivolgere i suoi pensieri verso di quest'oggetto; il quale in un cogli uomini e l'armi, è il più importante, anzi il più necessario di tutti, massimamente nei casi della guerra difensiva, come per la natura stessa delle cose doveva quella essere, che si esercitava dagli Americani. Nelle guerre offensive, nelle quali si va ad assaltar l'inimico correndo e guastando il suo paese, gli uomini e l'armi possono nella prosperità della vittoria trovar la pecunia. Ma nei casi di guerra difensiva la pecunia è quella, che deve gli uomini e le armi procurare. Questo affare però aveva in sè grandissima difficoltà. La pecunia non si poteva riscuotere, se non per via di accatti, o per via di balzelli. L'una e l'altra erano non che malagevoli, quasi impossibili; essendovi da molti anni addietro, e per causa dei dispareri nati coll'Inghilterra, assottigliata di troppo la quantità del conio, che girava nelle colonie. Le province della Nuova-Inghilterra ne erano sempre state anzi scarse che no, e gli atti proibitivi del Parlamento da dieci anni addietro avevano ancora questa sottil massa attenuata. Nelle province meridionali poi, quantunque più ricche per la fertilità delle terre, la scarsità della moneta era andata crescendo, non solo per la sovraddetta cagione, ma eziandio per la numerosa introduzione dei Neri, la quale in quegli ultimi tempi aveva avuto luogo. Laonde il trar danaro da quei popoli per via d'accatti, o di balzelli sarebbe stata cosa imprudente, dannosa, e forse, od anche senza forse, impossibile, almeno in quella quantità, che i bisogni dello Stato richiedevano. Aggiungasi in rispetto agli accatti, che, sia che i ricchi avessero la pecunia loro a fornire, o no, avrebbero però sempre potuto prestare il credito, ed il far uso di questo secondo mezzo, meglio che del primo era conveniente. Imperciocchè se essi o l'una, o l'altra cosa, od ambedue potevano somministrare, gli uomini dotati di mediocri o di tenui facoltà non l'avrebbero potuto del pari. Eppure gli accatti parziali di moneta non si sarebbero potuti abbracciare, quando che all'incontro un accatto parziale di credito si poteva eleggere, il quale sarebbe stato in nome comprensivamente verso di tutti, ma in fatti parzialmente sopportato nell'opinione generale dalle larghe facoltà del ricchi. In rispetto poi ai balzelli, non sarebbe stato il porgli, se non cattivo eleggimento; perciocchè, essendo poco usi quei popoli alle gravezze, il recarsi di punto in bianco ed in sul bel principio, in sul toccare le borse dei cittadini, avrebbe sull'opinione dell'universale i più perniziosi effetti partorito. I popoli infiammati in una impresa comune fanno più volentieri giattura della vita, che non della pecunia; perciocchè a quella sta annessa più gloria che a questa, e l'onor dei bravi è più frequente, che l'onor dei facoltosi. Per la qual cosa il congresso aveva in ciò un'impresa molto malagevole alle mani. Ci accorgeremo eziandio, dover essere cresciute vieppiù le difficoltà, se farem considerazione, che il congresso aveva bensì la facoltà di raccomandare, ma non già quella di comandare; e che la obbedienza dei popoli era più volontaria, che costretta; ed era da temersi, ch'essi ricusassero, se si fossero toccate le borse. Era anche molto da apprendersi, che le assemblee provinciali gelosissime del diritto di impor le gravezze pubbliche, non avrebbero di buon grado, ed in niun modo acconsentito a questo, che il congresso assumesse la facoltà di tassare. Poi come questi avrebbe potuto sperare di porre un balzello giusto e ben temperato in rispetto a ciascuna colonia, se, stantechè le ricchezze loro erano in gran parte fondate sul commercio, ed erano state l'una e l'altra in varie maniere dalle presenti turbolenze impressionante, e perciò molto soggette a variazione, non si conoscevano a puntino le facoltà di ciascuna di esse? Nissuna evidenza della conveniente rata si sarebbe potuta avere, e molto meno dimostrare; e la sembianza di parzialità, o vera fosse od apparente, o soltanto creduta, avrebbe guasta tutta l'opera e prodotto clamori e dissensioni pregiudiziali. Questi erano gli scogli, che il congresso incontrava in rispetto ai modi di trar pecunia pei bisogni dello Stato e della guerra. Perciò si risolvette a schivargli, ed a volersi accostare agli accatti del credito col gittar biglietti, che avessero la mallevadoria della fede delle colonie unite. Nella qual cosa si sperava, che l'abbondanza delle derrate, l'ardore e l'unanimità del popolo, e massimamente dei ricchi, i quali, i più erano alle cose nuove favorevoli, avrebbero esso credito mantenuto vivo, ed impedito che i biglietti non cadessero in bassanza. Abbenchè quello ch'era già accaduto nelle province settentrionali, in cui i biglietti che allora esistevano, scapitavano, avrebbe dovuto tenergli avvisati del pericolo. Oltre a ciò gli uomini prudenti prevedevano benissimo, che per la facilità della cosa, e pei bisogni che si sarebbero ad ogni ora moltiplicati, si sarebbe gittata una sì grande quantità di biglietti, che sarebbe diventata del tutto soprabbondante, e gli avrebbe fatti scapitare. Aggiungasi, che il congresso non era solo a far gittate di biglietti, ma che anche le assemblee provinciali avevano, ed usavano l'istessa facoltà; il che doveva produrre di breve la soprabbondanza. Quest'era un male, che fin da principio doveva far temere i più pregiudiziali effetti. Nè si deve passar sotto silenzio, che, siccome sono sempre incerti i casi della guerra, potevano le armi inglesi andarne colla migliore, e correre vittoriosamente il paese. Dal che ne sarebbe nata di necessità la totale rovina del credito, ed i biglietti sarebbersi forse anco ridotti al niente. Si sa per pruova, che in cotesti affari la sfidanza dei popoli non ha rimedio. Questi erano i pericoli, questi i timori, che non senza gran cagione tenevano sospesi gli animi dei prudenti nell'affare del gittar fuori i biglietti. Ma non era luogo ad elezione; ed il congresso era in tali termini constituito, che gli abbisognava, come si suol dire, o bere o affogare. Perciò non esitarono punto a por mano a quel compenso, il quale, se non era buono, era al certo necessario. Adunque il congresso nel mese di giugno deliberò, si gittassero due milioni di dollari di Spagna in altrettanti biglietti di credito, e che la fede delle colonie unite dovesse stare per la redenzion loro. Qualche tempo dopo fece un'altra gittata di biglietti sino ad un milione di dollari pure di Spagna, dei quali biglietti ciascuno avesse ad esser di trenta dollari. Questi furono ricevuti su quei primi principj con consenso universale dei popoli. Avendo il congresso procurati gli uomini, le armi e la pecunia, applicò l'animo ad assicurarsi alle spalle con guadagnarsi le nazioni indiane, sulla mente delle quali non si stava senza qualche timore. Sapeva, che il generale Gage aveva spedito da Boston un suo messo per nome Giovanni Stuart presso la nazione dei Cherokee, che abitava le regioni prossimane alla Carolina Meridionale; e che il generale Carleton, governatore del Canadà, aveva mandato il colonnello Johnson presso gl'Indiani di San Francesco, ed altri pertinenti alle sei tribù, che più erano vicine a quella provincia. Il fine loro era di adescar quelle nazioni con promesse, con danari, e con presenti per indurle a pigliar le armi contro i coloni; la qual cosa, se per avventura si sarebbe potuta tollerare, quando, perduta ogn'altra speranza e forza, l'Inghilterra fosse stata ridotta alla necessità o di adoperar gl'Indiani, o di dar vinta la causa agli Americani, certamente non potrà non condannarsi, e come orribile non biasimarsi, allorquando altre armi, altri soldati si avevano in pronto per esercitar con prosperità di fortuna la guerra contro le colonie. La posterità non potrà non detestare i consiglj di coloro, i quali, da nissuna necessità spinti, hanno anteposto gli sfrenati e crudeli Indiani ai soldati disciplinati dell'Inghilterra. Quest'è stato un partito non solo di barbara ferità notato, ma che riuscì anche in ultimo ai suoi proprj autori esiziale. Ma la mente dell'uomo è cieca, l'animo suo spesso crudele, e le ire civili non placabili. Pensò adunque il congresso ad opporsi con efficaci mezzi a questi tentativi inglesi; e perchè la cosa procedesse con più ordine determinò, che le tribù indiane divise fossero secondo la mente sua in altrettanti distretti; a ciascuno dei quali fosse destinato un uomo a posta, il quale, essendo pratico della lingua, dei costumi e dei luoghi loro, ad essi corrispondesse, spiasse gli andamenti loro, soddisfacesse alle domande in ciò, che fossero ragionevoli, ed ai bisogni e necessità loro provvedesse. In somma non dovevano questi mandatarj nissun mezzo lasciar intentato per cattivarsi la benevolenza degl'Indiani, acciò non dessero ajuto all'armi reali, e tenessero la via neutrale. Credono alcuni, che gli uomini del congresso avessero anche il mandato di far in modo, che gl'Indiani entrassero a parte della guerra, accostandosi agli Americani contro gli eserciti inglesi. Il che non ci pare abbia la sembianza della probabilità, stantechè chiara cosa ella era, che la guerra si doveva in grandissima parte esercitare sul territorio americano; e che quest'Indiani erano soliti a mettere a sacco ed a morte così gli amici, come i nemici. Inoltre non è da credersi, che gli Americani potessero avere in animo di macchiare con una nota di barbarie sul bel principio una causa, ch'essi volevano, fosse da tutti riputata e giusta e santa. Tuttavia non vogliamo tralasciar di dire, che in Filadelfia si credeva e si annunziava, come un caso prospero, che gl'Indiani Moacchi, e quelli di Stockbridge, avendo i primi mandato la ciarpa ai secondi, il che presso di quelle nazioni era un segno di leanza, si eran confederati, e stavan pronti ad unirsi ai coloni, per correre a' danni degli Inglesi. Si credeva istessamente nel Massacciusset, che i Seneca, altra nazione indiana, fossero apparecchiati a far lo stesso. Oltre a ciò un Capo indiano, per nome Svyashan, con altri quattro Capi della tribù di San Francesco arrivarono nel mese di agosto al campo di Cambridge guidati da un Reuben-Colburn. Venivano ad offerirsi pronti ad intraprendere la difesa dell'americana libertà. Furono fatte loro le grate accoglienze, e condotti al soldo. Svyashan si vantava, che avrebbe all'uopo condotta molta gente, aggiungendo eziandio, che gl'Indiani nel Canadà, e perfino i Francesi erano a favore degli Americani volti, e pronti a collegarsi con loro. Queste cose si dicevano, e si credevano universalmente. Ma fossero qualsivogliano i desiderj del popolo, il congresso si contentava di avergli neutrali, ed a questo fine solo s'avviavano i suoi maneggi. Ciò per altro non potè impedire, che gl'Inglesi non si prevalessero di queste prime dimostrazioni, affermando aver essi tratto alla parte loro, ed usati gl'Indiani, perchè gli Americani i primi avevan voluto adoperargli. Speditosi il congresso dalla bisogna degl'Indiani, la quale lo aveva grandemente tenuto sospeso, si rivolse, fatto più ardito dalle giornate di Lexington e di Breed's-hill, ad onestar la causa sua, e la presa dell'armi nel cospetto di tutte le nazioni del mondo; e ciò facendo usò lo stile delle nazioni independenti. Mandarono un bando, o sia dichiarazione, nella quale con molto gravi parole ricordarono le fatiche, i disagi ed i pericoli dagli antenati loro sopportati nell'andar a piantare le colonie in quelle strane e rimote regioni; le cure loro nel farle crescere e prosperare; i patti fermati colla Corona, e l'utilità e le ricchezze che ne erano all'Inghilterra derivate. Rammentarono la lunga fedeltà e la lodata prontezza a venir in soccorso della comune madre. Quindi trapassarono a parlare dei nuovi consiglj presi dai ministri sul finire dell'ultima guerra, e fecero una diligente enumerazione delle lamentate leggi. Narrarono acconciamente le lunghe e vane querele, le decennali ed inutili supplicazioni. Accennarono le inique condizioni per la pace proposte nel Parlamento (intendo di parlare della proposta d'accordo del lord North), escogitate a bella posta per dividergli, per metter le tasse all'incanto, al quale una colonia concorrerebbe contro l'altra, non sapendo ambedue qual prezzo sia a redimer le vite loro bastevole. Descrissero la possessione nimichevolmente presa della città di Boston dalla soldatesca armata sotto i comandamenti del generale Gage; le ostilità di Lexington incominciate dai soldati reali, e le crudeltà commesse in quel fatto; la rotta fede di quel generale pel rifiuto delle permissioni di uscita, e le più peggiori permissioni concesse, per avere con barbara inumanità separato i mariti dalle mogli, i figliuoli dai genitori, gli amici dagli amici, i vecchi e gl'infermi dai pietosi, dai forti e dai sani, i padroni dalle robe e masserizie loro. Rammentarono la beccheria di Breed's-hill, l'incendio di Charlestown, l'arsione delle navi, il guasto delle vettovaglie, la minacciata rovina e distruzione di tutte le cose. Favellarono delle tente fatte dal governatore del Canadà per ispingere a' danni loro gl'Indiani, gente fera e bestiale, ed i disegni ministeriali notarono di voler accumulare sulle infelici ed innocenti colonie tutti i flagelli del fuoco, del ferro e della fame. «Siamo, _esclamarono essi_, al bivio ridotti, o di sottometterci intieramente alla tirannide d'irritati ministri, o di resistere colla forza. Abbiam ragguagliati i danni da una parte e dall'altra, e trovato abbiamo, che nulla è più da temersi, che la volontaria schiavitù. L'onore, la giustizia, l'umanità ci vietano di abbandonar vilmente quella libertà, che abbiamo dai nostri valorosi antenati ricevuta; e che la nostra innocente posterità ha diritto di ricevere da noi. Non possiam portar l'infamia di dar in preda le future generazioni a quella miserabilità, che sovrasta loro inevitabilmente, se noi con inudita viltà lasciam loro per eredità la servitù. La nostra causa è giusta, l'unione perfetta, le facoltà grandi; e non mancheranno all'uopo i soccorsi esterni. Noi ringraziamo grande e gratamente la divina Provvidenza, che a questo terribil cimento non ci abbia tratti, se non quando erano già le nostre forze al presente grado cresciute, ed avevamo nelle precedenti guerre imparato l'uso dell'armi, ed acquistato i mezzi di difesa. Con i cuori confortati da questi pensieri noi solennemente, avanti Dio ed avanti gli uomini, dichiariamo, che noi giusta nostra estrema possa quelle armi, che il benefico Creatore ha nelle nostre mani poste, ed alle quali i nostri nemici ci hanno sforzati di ricorrere, ad onta di ogni pericolo, con animi invitti ed insuperabil costanza adopreremo in difesa delle nostre libertà, essendo tutti, ed al tutto risoluti a morir liberi, piuttosto che a vivere schiavi. Che le menti dei nostri amici e concittadini non si sollevino a queste nostre determinazioni. Noi non intendiamo a niun modo quell'unione disciogliere, la quale da sì lungo tempo dura fra di noi, e che con ogni sincerità desideriamo di veder ristorata. La necessità non ci ha peranco spinti a questo disperato consiglio, nè alcun'altra nazione abbiam contro di essi alla guerra provocata. Noi non leviamo gli eserciti coll'ambizioso disegno di separarci dalla Gran-Brettagna, e diventar Stati independenti. Noi non combattiamo nè per la gloria, nè per le conquiste. Noi offeriamo al mondo lo spettacolo di un popolo assaltato da un nemico non provocato, senza niuna imputazione, o sospetto di offesa. Vantan essi i privilegj e la civiltà loro. Eppure altre condizioni non offrono, che la servitù, o la morte. «Nella nostra propria contrada, in difesa di quella libertà che abbiamo, nascendo, eredata, che abbiam goduta dai tempi della rivoluzione in poi, per la protezione delle nostre proprietà solo acquistate per la onesta industria de' nostri antenati, e nostra, e contro la violenza testè usata, noi abbiamo le armi pigliate. Queste porremo noi giù, ma non prima, allor quando gli assalitori avran cessato le ostilità, ed ogni pericolo che ricominciar possano, sarà allontanato. Posta umilmente ogni nostra confidenza e speranza nella mercè del supremo, ed indifferente Giudice e Governatore di tutte le cose, noi divotamente supplichiamo la sua divina bontà di proteggerci in questo gran conflitto, ed a felice fine condurci, di piegare il cuore de' nostri avversarj alla concordia, di fargli a ragionevoli termini consentire, ed in tal guisa l'impero preservare dalle calamità della cittadina guerra». Questo manifesto, il quale fu molto lodato a quei tempi, fu sottoscritto da Giovanni Hancock, il quale era in iscambio del Rutledge stato eletto presidente del congresso, e dal segretario Carlo Thompson. Il congresso non tralasciò anche in questa circostanza di usare il mezzo della religione. Il manifesto fu mandato in ogni parte del continente, e letto su pei pulpiti dai ministri colle opportune esortazioni. Nel campo bostoniano fu letto con preparata solennità. Il maggior generale Putnam assembrò quella parte dell'esercito, che obbediva a' suoi comandamenti in sul Prospect-hill, e quivi con insolita pompa fu letto ai soldati. Terminata la lettura si fe' un'accomodata preghiera. Dato il segno dal generale, tutto l'esercito gridò tre volte _amen_, ed in quel mentre si sentì lo scoppio dell'artiglieria, che tirò dal Forte. Drappellavano nell'istesso tempo colla insegna mandata recentemente al Putnam col solito motto di _Appello al Cielo_, e con quell'altro; _Qui transtulit sustinet_. Le istesse solennità osservate furono tra le altre schiere. Tutti erano contenti e concitati. A Cambridge poi, essendovi concorsi i principali uomini della provincia di Massacciusset, la lettura fu fatta in presenza loro e di molto popolo con grande apparato. Il che contribuì non poco ad indur negli animi, con una ardenza e zelo religiosi, una grandissima ostinazione. Queste cose si facevano ad imitazione di quelle, che stat'erano praticate dai libertini ai tempi di Carlo I, sicchè pareva, fosse quell'istessa guerra rinnovata, nella quale la religione protestante serviva di motivo o di pretesto agli autori della libertà, od ai fautori dell'anarchia; e la religione cattolica serviva di titolo o di coperta ai difenditori della temperata Realtà, od agli stabilitori del dispotismo. Tanta è la forza della religione nei cuori umani! E tanta è sempre stata la propensione dei reggitori delle nazioni a profittarne! Dal che la religione stessa ricevè gran danno; ed è nata in gran parte quella freddezza, che in proposito di lei fu osservata in certi tempi, e che fu sì meritevolmente lamentata dagli uomini prudenti. Imperciocchè l'universale dei popoli si accorse, che gli uomini astuti della religione si servivano, come di un istromento per arrivare ai fini mondani loro. E siccome l'uomo è pur troppo sfrenato, e ne' desiderj suoi molto intemperante, sicchè non contento di rimanersi ai limiti del bene non precipiti spesso nel suo contrario, così la religione, che dovrebb'essere sempre santa ed intemerata, diè talvolta favore a biasimevoli imprese con grave scandalo dei popoli, e con molta diminuzione della propria autorità, che riuscì assai dannosa alla rettitudine ed al buon costume. Comunque ciò sia, ella è cosa certa, che questa sembianza religiosa, colla quale vollero gli Americani colorire l'impresa loro, se produsse fra di essi maggior consenso ed ostinazione, fu causa eziandio della pertinacia del governo inglese, del rigore e della severità, coi quali esercitò egli la presente guerra. Oltre la ragion di Stato si tramescolava nella mente sua la ricordanza dei passati casi dei britannici Re; il che doveva con un certo spavento indurre anche più rabbia e maggior livore. Avendo in tal modo il congresso cercato di giustificar l'opera sua presso le nazioni del mondo, voltò il pensiero a protestare al popolo inglese, che l'intendimento degli Americani era quello di voler l'antica congiunzione con essi mantenere, la quale, affermavano, era stata, e tuttavia era la gloria, la felicità ed il primo dei desiderj loro. Gli ammonivano in istile grave e molto patetico, si ricordassero dell'antica amicizia, delle gloriose e comuni imprese degli antenati, e dell'affezione verso gli eredi delle virtù loro, le quali la vicendevole congiunzione fin'allora conservata avevano. Ma quando, soggiungevano, l'amicizia era violata colle più atroci ingiurie; quando ciò, ch'era l'onore e l'ornamento degli antenati riputato, diventava una cagione di biasimo, e quando niun'altri rispetti rimanevano fuori di quelli, che fra tiranni e gli schiavi esistono; quando finalmente ridotti erano all'alternativa di rinunziar al favor loro, od alla libertà, non dover poter essere dubbia la elezione. E dopo di aver toccato i meriti loro e le dannose leggi, concludevano con dire, che la vittoria sarebbe del pari pregiudiziale all'Inghilterra, che all'America; che quei soldati, i quali avrebbero cacciato le spade dentro le viscere degli Americani, le avrebbero anche senza esitazione alcuna rivolte contro i Brettoni; che pregavano bene il cielo, volesse dagli amici loro, fratelli e concittadini, imperciocchè con tali nomi volevano ancora appellargli, primachè la memoria dell'antica affezione cancellata non fosse, quell'eccidio e quella rovina frastornare, che loro soprastavano. Composero anche una dicerìa indiritta al Re, colla quale narrati prima i meriti loro, la fede verso la Corona, le disgrazie e calamità presenti, pregarono e scongiurarono, che il reale animo di Sua Maestà si piegasse a voler interporre l'autorità sua per sottrargli dalla presente condizione, ed a trovar qualche buon mezzo, onde, le unite supplicazioni delle colonie udite, possano alla riconciliazione condursi. Imploravano eziandio, cessassero intanto le armi, e quelle leggi si rivocassero, dalle quali maggiore e più prossimo danno provavano. Che ciò fatto, avrebbe il Re tali prove del buon animo delle colonie avute, che le avrebbe tosto alla sua reale grazia ritornate, ed esse nulla lasciato per testimoniare la divozione loro verso il sovrano, e l'affezion verso la comune patria. Desiderava il congresso di rendersi benevola la nazione irlandese, essendochè molti utili cittadini ne venivano ogni anno dall'Irlanda ad abitar l'America, e tra i soldati, anzi tra i generali americani si trovavano alcuni Irlandesi. Temeva eziandio, che gli uomini di quella nazione avessero mal animo contro i coloni per causa delle leghe contro il commercio, dalle quali avevano ricevuto molto danno. Nè non sapeva, che anche gl'Irlandesi erano per molte ragioni scontenti del governo inglese; e quantunque si fossero ultimamente fatte loro concessioni, tuttavia rimaneva ancora molto disgusto negli animi loro. Questa mala contentezza intendeva di usare il congresso, e d'invelenir quelle piaghe, che già andavano serpendo nei cuori irlandesi. La qual cosa come potesse consistere colla fedeltà, nissuno non potrà non giudicare. Ma la guerra era rotta, e già molto avanti trascorsa, e gli Americani volevano con tutti i mezzi esercitarla; tra i quali secondo il solito, quello si è di aver la sembianza di desiderar la pace, e quell'altro ancora di sollevare ed inasprire gli animi dei sudditi del nemico contro l'autorità dello Stato. A questo fine il congresso scrisse una molto accomodata lettera, la quale inviò al popolo irlandese. Affermarono che siccome ingiuriati ed innocenti, così desideravano di goder il favore dei virtuosi ed umani uomini; che comunque incredibile dovesse parere, che in quel secolo, tanto chiaro per la civiltà e per le dottrine, i reggitori di una nazione, la quale in ogni tempo aveva per la libertà combattuto, e la memoria degli amici di quella con perpetua onoranza proseguiti, tentassero di stabilire un'arbitraria potestà sulle vite, le libertà e le proprietà dei concittadini loro dell'America, ciò era non di meno una altrettanto deplorabile, che incontrastabile verità. Parlavano ancora delle battaglie di Lexington e di Breed's-hill, dell'incendio di Charlestown, e delle prigioni di Boston. Continuarono dicendo, che nissuno gli poteva biasimare di aver voluto colla forza arrestar il corso di tanta desolazione; di ributtare gli assalti delle feroci schiere; che speravano bene coll'ajuto di Dio di poter resistere alle usurpazioni ministeriali, e che già anticipavano nella mente loro quell'età d'oro, in cui la libertà, con tutte le gentili arti della pace e dell'umanità, avrebbe il suo dolce dominio in quel mondo occidentale stabilito, e rizzati monumenti eternali a quei virtuosi amici e martiri della libertà, i quali avevano combattuto per la causa sua, e riportatone ferite, patimenti o morte; che ringraziavano grandissimamente gl'Irlandesi del buon animo loro verso l'America; che sapevano, che non istavan essi nemmeno senz'aggravj; che molto si condolevano alle strettezze loro; e che si rallegravano, che il disegno dei ministri di voler soggiogar le colonie gli avesse indotti a graziar l'Irlanda di alcuni benefizj; che per fino la mercè del governo era stata crudele verso gl'Irlandesi, e che nei grassi pascoli dell'Irlanda molti affamati parricidi avevano trovato e cibo, e forze per macchinare la distruzion sua; che speravano, che la pazienza dei modesti uomini non sarebbe sempre lasciata in dimenticanza, e che Iddio permetterebbe, che fosser guasti e rotti i disegni di coloro, i quali volevano spegnere la libertà nel britannico impero; che avevan essi pigliate le armi per difenderla, e con essa la vita, la roba, l'onore e tutto quello, che l'uomo ha più caro quaggiù; che per ottenere un prospero fine all'impresa loro molto confidavano nei buoni uffizj dei compagni loro al di là dell'Atlantico, giacchè questi altro destino sperar non potevano dal comune nemico, se non quello di esser gli ultimi artigliati. Insistendo nel medesimo pensiero scrisse il congresso una lettera alla città di Londra per ringraziarla della parte, che aveva presa in favor dell'America; il quale procedere, dicevano, molto bene si conveniva alla prima città del mondo, a quella che in ogni tempo era stata la difenditrice della libertà e di un giusto governo contro la tirannide. Ma il congresso stimava importare assai al buon fine del suo negozio tenersi gli animi dei Canadesi benevoli, sicchè od agli Americani si accostassero, od almeno tenessero la via di mezzo. Sapevano, che la prima lettera non era riuscita senza effetto, e questo intendevano di confermare con una nuova. Del che avevano grandissima speranza; conciossiachè l'atto di Quebec avesse in quella provincia effetti partoriti del tutto contrarj a quelli, che gli autori suoi si erano proposti. La maggior parte degli abitatori del Canadà l'avevano ricevuto, eccettuati i nobili, con evidenti segni di disgusto, e generalmente lo riputavano tirannico e tendente all'oppressione. E quantunque non si potesse aspettare che i Canadesi, siccome quelli che per lungo tempo sotto il governo francese erano stati avvezzi ad un più duro freno, fossero altrettanto inclinati alla resistenza, che i coloni inglesi usi a vivere sotto le leggi di un governo più largo, tuttavia non si stava senza speranza, che, pel tedio della signoria degl'Inglesi, entrassero anch'essi a parte della querela, e con quelle dei vicini le armi loro congiungessero. Non ignoravano eziandio, che alcuni fra i Canadesi, e massimamente quelli di Monreale e di altri luoghi più vicini alle colonie, si erano gravemente risentiti all'occupazione fatta dai coloni delle Fortezze di Ticonderoga, e di Crown-point, ed alla signoria da essi presa dei laghi, pei quali si ha la via dalle colonie al Canadà. Questi sospetti e queste gelosie volevano gli Americani purgare. Ma quello ch'era più degno di considerazione, si era, che si avevano certe notizie de' sforzi, che non cessava il governo inglese di fare per indurre i Canadesi a pigliar le armi, e coi soldati britannici accozzarsi. Gli agenti del Re nè ad oro risparmiavano, nè a lusinghe, nè a promesse per ottener il fine loro. Il generale Carleton, che ne era governatore, sebbene molto di propria natura severo, faceva in questo però molto frutto coll'autorità, che aveva grandissima presso quei popoli, e coll'opinione in cui era, e molto meritamente tenuto, di buon guerriero, di uomo umano, e d'integerrimo cittadino. Era noto, ch'egli era arrivato nella provincia con un mandato amplissimo. Poteva giusta suo piacere eleggere tutti i membri del Consiglio, o congedargli; obbligare quanti volesse dei sudditi del Canadà contro qualsivoglia nemico ch'ei credesse di dover combattere; piantar Fortezze, o disfarle, e tutte quelle provvisioni fare, che alla sicurezza della provincia riputasse necessarie. Egli poi non era uomo da non saper usar bene l'autorità che gli era stata conferita. Aveva già posto mano all'opera avendo pubblicato, che si sarebbero volentieri ricevuti i Canadesi agli stipendj del Re, ed ordinati in un reggimento. Avevano inoltre gli Americani avuto lingua, che il governo aveva deliberato di spedire alla volta del Canadà quindicimila archibusi per mettergli in mano ai cattolici romani di questa provincia. Tutto annunziava, che si volesse fare una testa grossa per assalir alle spalle le colonie, e cooperar di là coll'esercito del generale Gage. L'istesso lord North, favellando in Parlamento, si era lasciato intendere, che quest'era il disegno del governo. Le cose erano molto strette, e se non si poneva un pronto rimedio, gli animi dei Canadesi si sarebbero di breve rivolti a cose nuove contro la sicurezza delle colonie. Per la qual cosa si risolvette il congresso di scrivere una lettera a quei popoli, intitolandola: _Agli oppressi abitatori del Canadà_, la quale riempirono di pensieri opportuni, coloriti con istile elegante e molto concitato. Recavan essi in mente dei Canadesi, che già avvisati gli avevano dei perniziosi disegni, che si covavano contro gli uni e gli altri; che ora avevan bene di che condolersi, che questi disegni si volessero mandare ad effetto; che anzi i medesimi per la nuova forma di governo data alla provincia del Canadà si erano già introdotti; che per questa gli abitatori suoi, le donne, i figliuoli erano fatti schiavi; che più non avevan cosa, che loro propria potessero estimare; che tutti i frutti delle fatiche e della industria loro potevano essere involati, quandunque un avaro governo, un rapace consiglio il volessero; che potevano in lontane contrade trasportati essere, per combattervi le battaglie, nelle quali non avrebbero niun interesse; che il godersi la religione loro stessa dipendeva da una potestà legislativa, della quale non eran partecipi; che i sacerdoti loro sarebber cacciati, banditi, spogliati, quantunque volte le ricchezze loro e possessioni avessero sufficienti cagioni di tentazione offerite; che non potevan esser sicuri, che un buon Re sempre occupasse il trono, e se un cattivo, o non curante principe concorresse con malvagi ministri nel cavar denaro per impoverire ed infievolire la provincia, non si poteva prevedere, a quali estremità sotto le presenti leggi avessero i Canadesi ad esser ridotti; che sapevano molto bene gli Americani, che si faceva ogni sforzo, che si usava ogni ingegno per far correre i fratelli del Canadà ai danni loro; ma che s'eglino consentissero a ciò fare, si ricordassero, che, nascendo la guerra colla Francia, sarebbero i tesori loro spesi, i figliuoli mandati nelle spedizioni contro le isole francesi dell'Indie occidentali; che in quanto ai coloni si erano essi determinati a viver liberi, od a morire; che erano amici, e non nemici ai Canadesi; che la occupazione delle Fortezze e delle navi sui laghi era stato l'effetto della necessità; ma che stessero pur sicuri, che altri modi non avrebbero tenuti fuori di quelli, che l'amicizia e l'interesse comune dei due popoli avrebbero consentito; che speravano finalmente, si sarebbero i Canadesi ai coloni congiunti per difendere la comune libertà. Fatta la lettera la mandarono alla volta del Canadà. La cosa ebbe l'effetto che desideravano, per quanto si voleva, che i Canadesi tenessero la via neutrale. Risposero questi alle instanze del governatore, che stavano sotto il governo inglese molto volentieri, e sempre si sarebbero pacificamente e lealmente comportati. Ma ch'erano affatto stranieri, e non potevano e non dovevano esser giudici delle controversie nate tra il governo e le sue colonie; che in nissun modo conveniva loro, che diventassero parte in questa contesa; che se il governatore volesse levar le milizie della provincia per difenderla nel caso in cui venisse assaltata, ciò farebbono di buonissima voglia; ma al marciare oltre i confini, ed assaltare i popoli vicini non potevan acconsentire. Da questo buon animo dei Canadesi ne ricevettero le cose del congresso verso tramontana maggior sicurtà. Trovata Carleton nei Canadesi tanta durezza si rivolse all'autorità della religione, e pregò il signor Brand, vescovo di Quebec, acciò volesse pubblicare un mandamento, il quale dovesse esser letto dai parrochi in sui pulpiti nelle chiese a tempo dei divini uffizj. Intendeva, che il vescovo esortasse quei popoli a pigliar le armi, ed a secondare i soldati del Re nell'impresa loro contro i coloni. Il vescovo, con memorabile esempio di pietà e temperanza religiosa, ricusò di metter mano in quest'opera, dicendo, ch'ella era troppo indegna della persona del pastore, e troppo contraria ai canoni della chiesa romana. Tuttavia alcuni ecclesiastici, siccome in tutti gli ordini si trovan di quelli, che antepongono l'interesse al dovere, e l'utile all'onesto, si adoperavano caldamente in questa bisogna. Ma ciò fu tutto invano. I Canadesi persistettero nella determinazione loro a volersene stare di mezzo. La nobiltà, siccome quella che aveva tanto favore ricevuto dall'atto di Quebec, credette, fosse della gratitudine sua di secondare in questo le intenzioni del governatore, e vi si adoperò con molto fervore. Ma i suoi sforzi a far correr la gente pacifica alle risse ed al sangue riuscirono, come quei del governatore, del tutto vani. Forsechè nel confermar gli animi degli abitanti di questa provincia a non uscire della neutralità, oltre le esortazioni del congresso, contribuì non poco la speranza, che il pacifico proceder loro in una occorrenza piena di tanto pericolo, e nella quale la congiunzione loro coi coloni sarebbe stata di tanto danno cagione agl'interessi britannici, avrebbe piegato il governo ad usar con essi più mansuetudine, ed a conceder loro favori, che senza di ciò non avrebbono potuto conseguire. Accorgendosi Carleton, che non poteva sperare di poter formar reggimenti canadesi, e conoscendo che ciò non ostante esistevano nella provincia alcuni leali, i quali non sarebbero stati lontani dal pigliar le armi, ed altri ancora che per amor del guadagno sarebbero venuti volentieri al soldo, si voltò ad un'altra via, e fe' dar ne' tamburi in Quebec per eccitar la gente ad arrolarsi sotto le insegne d'un reggimento che chiamò dei _Reali montanari fuorusciti_. Propose favorevolissime condizioni; dovessero condursi solamente duranti le turbolenze; ciascun soldato ottenesse dugento acri di terra in quella provincia dell'America settentrionale, che più gli venisse a grado; il Re pagherebbe esso tutte le gabelle solite a pagarsi nell'acquisto delle terre; per venti anni avvenire non avessero a pagar censi alla Corona; ciascun soldato ammogliato ottenesse cinquanta acri per conto della moglie, e cinquant'altre per conto di ciascun figliuolo, le une e le altre colle medesime esenzioni e privilegj, e di più una guinea di caposoldo nel pigliar la condotta. In questo modo riuscì Carleton a raggranellare alcuni pochi soldati; ma questa fu cosa di poco momento. Ben più importante si fu quella delle mosse degl'Indiani. Il governatore e gli agenti del Re presso di queste selvagge nazioni avevano tanto detto e tanto fatto, che finalmente riuscirono in una parte dello intento loro, avendo persuaso ad alcune di pigliar le armi in favor della parte inglese, non ostante che avessero con tanti giuramenti asseverato di volersene star dall'un de' fati senza impacciarsi più in questa parte, che in quella. Ma non sono già le nazioni barbare meglio mantenitrici della fede, che le civili; e grand'incentivo è l'oro, l'amor della preda, e la sete del sangue. Adunque in sul finir di luglio arrivò in Monreale il colonnello Guido Johnson, soprantendente generale del Re sugli affari indiani, accompagnato da un gran numero di Capi, e di guerrieri delle sei tribù. Vi si fece una solenne adunata, alla quale essi intervennero, siccome pure i Capi ed i guerrieri degli Indiani confederati. Erano una grossa banda. Giurarono, seguendo il costume loro, ed in cospetto del generale Carleton di sopportar la causa del Re. Questo fu il primo principio della guerra indiana. Questi furono quei barbari, che, accozzatisi colle genti del generale Burgoyne, fecero, due anni dopo, tanti guasti, ed usarono tante crudeltà, come apertamente potrà vedere colui, che sarà vago di leggere il progresso di queste storie. Intanto non poteva il congresso non manifestare qual fosse la opinion sua intorno la provvisione d'accordo del lord North. Il passarla sotto silenzio avrebbe dimostrata troppa caparbietà, e' si sarebbero discoperti gli Americani a non voler ascoltar alcun temperamento. Ciò non pertanto il congresso non volle troppo affrettare questa risoluzione, ed aspettò ben due mesi, prima ch'ei venisse ad un partito terminativo. Voleva con l'indugio mostrare maturità di consiglio, ovvero noncuranza verso la provvisione. Ma la più principal cagione si fu questa, che essendo incominciata la guerra, voleva aspettare l'esito delle prime battaglie. Imperciocchè altra doveva esser la risposta, se le armi inclinavano a suo favore, ed altra se la fortuna si dimostrasse favorevole agl'Inglesi. E quantunque, quando si ricevette la provvisione, che fu ai trenta di maggio, si fosse già combattuta la battaglia di Lexington, nella quale gli Americani avevano acquistato la lode di gente valorosa e forte, era però questa stata piuttosto un'affrontata di moltitudine collettizia contro pochi soldati d'ordinanza, che una giusta battaglia, dalla qual si potesse qualche probabile augurio pigliare intorno l'esito finale della guerra. Vedevano benissimo, che sarebbe stato tempo di calare agli accordi, e volevan serbarsi nel caso di qualche sinistro evento una via aperta a potere, quell'appuntamento accettare, che l'Inghilterra stessa aveva offerto. La vittoria sarebbe divenuta inutile, se prima avessero acconsentito ai patti, e la mala fortuna non avrebbe peggiorate le condizioni dell'accordo. Perciò dal temporeggiare nissun danno si poteva ricevere, e molto utile ricavare. Ma la battaglia di Breed's-hill cambiò affatto lo stato delle cose, e l'ardore col quale i coloni correvano sopra Boston, la prontezza colla quale si procacciavano le armi e le munizioni, la costanza, e quasi l'allegrezza, che si manifestavano nel sopportare i disagi della guerra, e quei prodotti dagli ultimi atti del Parlamento, le confermarono. Se l'evento poteva ancor parer dubbio agli uomini indifferenti, in quegli animi concitati doveva più potere la speranza, che il timore. Adunque i membri del congresso confortati dal favorevole aspetto delle cose, ed avendo indugiato la risposta, quanto parve dignità, si accostarono alla disaminazione delle condizioni d'accordo, e ciò fecero con animo di volerle rifiutare. Il che però non era senza qualche disagevolezza. Poichè nel momento stesso, in cui ricusavano i patti, volevano peranche aver la sembianza di desiderar la concordia. Dovevasi al rifiuto dare qualche probabile colore, e far vedere agli occhi di tutti, che non ogni condizione, ma quelle solamente ch'erano allora offerte, ricusavano. Opinarono, che le colonie d'America avevano sole il diritto di dare e concedere la pecunia loro; e che questo diritto importava quell'altro di poter deliberare, se una qualche concessione, ed a qual proposito debba esser fatta, ed a quanto ella debba sommare, le quali cose tutte in virtù della provvisione di lord North erano tolte affatto dalla facoltà dei coloni; che siccome le colonie hanno il diritto di giudicare dell'uso che si deve fare della concessa pecunia, così dovevan anche aver quello di sopravvederlo, acciocchè non sia adoperata nel comprare, o corrompere questo e quello, a fine di sovvertire i civili diritti dei concessori, di trattener gli eserciti stanziali, ed opprimere la libertà loro. Il quale diritto era violato dalla provvisione, stantechè per questa la pecunia riscossa doveva serbarsi a disposizione del Parlamento; che la provvisione era irragionevole, perciocchè non si poteva sapere, a quali somme sarebbe stato contento il Parlamento, ed insidiosa, perciocchè il Parlamento stesso poteva accettar le modiche offerte di una colonia, e rifiutar le grosse di un'altra, e perciò accordarsi con le prime, e ributtar in una nimichevole condizione le seconde, le quali, abbandonate a sè stesse, avrebbero dovuto a qualunque più grave termine acconsentire, e che da questa divisione delle colonie ne sarebbe nata a posta del Parlamento la schiavitù di tutte. Che siccome la sospensione del diritto di tassar le colonie altrettanto doveva durare, e non più, quanto duravan le concessioni, così potrebbero queste ad arbitrio del Parlamento diventar perpetue; la qual cosa sarebbe molto pericolosa alla pubblica libertà; ed il Parlamento stesso era solito a non conceder la pecunia, se non per lo spazio di un anno, rinnovando ciascun anno la concessione. Che quand'anche si volesse credere, che le condizioni altrettanto fosser giuste e ragionevoli, quanto sono ingiuste ed insidiose; il risuonar d'ogni parte romori sì grandi d'armi, gli eserciti e le flotte, che l'America infestavano e circondavano, dovrebbero soli renderle odiose e non accettabili. Che si credeva, che l'impresa di volere colla forza trarre dalle mani loro le contribuzioni per la comune difesa era del tutto inutile, stantechè di buon grado avevano sempre contribuito; ch'essi soli erano i giudici competenti delle provvisioni a ciò necessarie, e che non volevano, che i popoli d'America fossero gravati per procurar pensioni agli oziosi ed ai malvagi, sotto colore di fornire la Camera reale; che se il Parlamento ordinava nei limiti della sua giurisdizione il civil governo, come gli pareva meglio e piaceva, così anche speravan essi di poter ordinar il loro senza molestia; che la provvisione non gli poteva soddisfare, sia perchè importava solamente sospensione, e non rinunziazione del diritto di tassare, sia perchè non annullava gli odiosi atti del Parlamento; che il ministro voleva far credere, che di nulla altro si disputasse, che del modo di riscuotere le tasse, quandochè in vero pretendeva di aver il diritto di tassar le colonie ad arbitrio suo, e per quelle somme ch'ei voleva. Che inoltre il governo inglese pretendeva di aver la facoltà di alterar i diplomi e le patenti delle costituzioni delle colonie; che finalmente, se si farà considerazione alle tante ingiurie, le quali alle colonie fatte si erano da undici anni in poi, alle pacifiche e rispettose supplicazioni loro, o trasandate, o con nuovi insulti ricevute; se si porrà mente a quel che disse il ministro, che non avrebbe consentito ad entrare in nissuna pratica d'accordo, se non quando sarebbe l'America prostrata a' suoi piè, ed al motto di quell'altro, il quale, parlando dell'America, ebbe a dire, che _si spegnesse Cartagine_; il che nissuno dei senatori britannici imprese a contraddire; se si attenderanno le armi, colle quali state sono le colonie assalite, e le crudeltà che le accompagnarono, nissuno potrà credere, esser gli Americani (così conchiudevano) discosti dalla ragione; che anzi ognuno si persuaderà, che niuna cosa fuori dei proprj sforzi poteva rompere i ministeriali disegni di eccidio e di servitù. Queste furono le risoluzioni del congresso rispetto alla provvisione d'accordo del lord North, le quali fece pubblicare e mandare in ogni luogo. Nissuno non vi potrà osservare lo stile acerbo, e le nuove pretensioni degli Americani, che evidentemente dimostrarono, quanto fossero lontani dalla concordia. Tuttavia volendo purgar il pregiudizio, che alla causa loro arrecava la opinione, in cui si era generalmente, che mirassero già fin d'allora all'independenza, e desiderando di lavarsi da quel biasimo, che loro si dava di non aver mai voluto in tutto il tempo della contesa mettere in mezzo veruna proposizione d'accordo, ed intendendo forse di tenersi una via aperta verso il vincitore nel caso, in cui le cose della guerra sinistrassero, e forse anche per preoccupare l'adito alle proposizioni del lord North, che non avevano in animo di accettare, il congresso aveva deliberato di offerire le seguenti condizioni; avessero le colonie non solamente a continuare a concedere gli straordinarj sussidj a tempi di guerra, ma di più, se loro fosse concessa la libertà del commercio, a pagare nella cassa di redenzione tale somma annualmente per lo spazio di cento anni avvenire, la quale sarebbe in tal tempo stata sufficiente, quando fosse fedelmente impiegata, ad estinguere il presente debito della Gran-Brettagna. E nel caso, che questa condizione non fosse accettata, offerivano, che avrebbero consentito a far un accordo colla Gran-Brettagna, in virtù del quale fosse concessa alla medesima la facoltà per lo spazio eziandio di cento anni, di fare tutte quelle provvisioni, che avrebbe creduto necessarie per regolar il commercio, e verso l'utile generale dell'impero indirigerlo; ma che in tal caso niun'altra somma di pecunia potesse loro venire richiesta. La qual offerta, come ognun vede, alcuna nuova concessione non conteneva; che anzi era questo veramente il soggetto proprio della controversia. Alcuni credettero ancora, che proponessero, il Parlamento ponesse una tassa generale su tutto l'impero, intendendosi dell'Inghilterra, della Scozia e delle colonie americane, della quale ciascuna delle parti dovesse sopportare la rata sua all'avvenante delle sue facoltà. Speravano in tal modo, che il Parlamento sarebbe andato a rilento nel por tasse sull'America, stantechè, fatto questo accordo, non poteva porne su di questa, senza gravare nel medesimo tempo, ed in egual proporzione l'Inghilterra. Ma il fatto di Breed's-hill, lo stretto assedio di Boston, l'ardore dei popoli, e forse già qualche più probabile speranza di soccorsi esterni fecero sì, che queste proposte furono messe in disparte, e gli animi si voltaron del tutto ai pensieri di guerra. Fatte tutte queste cose, le quali riguardavano od alle provvisioni della guerra, od a conservarsi nell'amicizia le vicine nazioni, ovvero a dar favore alla causa loro presso gli abitanti della Gran-Brettagna e dell'Irlanda, il congresso applicò l'animo a determinare, qual fosse l'autorità sua ed i termini, sino a' quali essa si doveva distendere, siccome i rispetti che doveva avere coll'autorità delle assemblee provinciali. La qual cosa era di somma necessità non senza ragione tenuta. Imperciocchè fin allora il suo operare era meglio fondato sull'opinione favorevole dei popoli, che su statuti, i quali fossero da questi, o dalle assemblee, che gli rappresentavano, approvati. Si obbediva al congresso, perchè tal era l'inclinazione delle genti, ma non già perchè così fosse dagli ordini pubblici statuito. Si desiderava eziandio, che siccome si voleva condurre l'America allo stato di una nazione independente, la quale avesse un governo proprio, ed un solo maestrato supremo, così si cominciassero appoco appoco a questo fine indirizzare le cose, e la somma di esse ritraendo dalla potestà dei maestrati locali, in una sola e generale si concentrassero. Quest'era anche un mezzo efficace per ottenere, che nissuna provincia si ardisse da sè sola scostarsi dalla lega; perchè in tal caso non solo sarebbe diventata infedele alle altre, ma ancora ribelle al governo generale dell'America. Con tutto ciò non si poteva questa bisogna senza molta disagevolezza maneggiare per causa delle gelosie delle assemblee provinciali, le quali difficilmente avrebbero consentito a rinunziare ad una parte dell'antica autorità loro per investirne un maestrato insolito e nuovo. E se non fosse stata la propensione dei popoli e la necessità di continuare nella carriera, nella quale si era di già camminato sì gran tratto, forse che tutta l'impresa si sarebbe guasta per causa di queste ambizioni parziali. Ma le sorti eran tratte, e bisognava o andar avanti più che non si sarebbe voluto, o ritornar indietro più che non si sarebbe temuto. Adunque tra di queste speranze e queste necessità il congresso divisò e pubblicò gli articoli della confederazione, coi quali veniva a stabilire ed a dichiarar l'autorità sua non più fondata sull'impeto momentaneo dei popoli, ma sugli ordini pubblici approvati e consentiti da tutti. Si obbligassero i coloni e la posterità loro per la comune difesa contro i nemici, per la sicurezza delle libertà e proprietà loro, siccome delle persone e della prosperità dell'America; ritenesse ciascheduna colonia l'intiera sua giurisdizione dentro i suoi limiti, e quella ancora di far leggi di amministrazione interna, ed una independente sovranità in tutti i suoi domestici affari: si eleggessero, pel più conveniente maneggio delle faccende generali, da ciascuna colonia delegati da doversi riunir in congresso a tali tempo e luogo, che dal precedente congresso sarebbero determinati, e che nei casi ordinarj s'intendesse, che la sede del congresso dovesse andar a volta da questa colonia a quella, sinchè in tutte successivamente assembrato si fosse; il che fatto, si dovesse ricominciar la vicenda; la potestà del congresso fosse di far la guerra o la pace, di contrar leanze, di comporre le controversie tra una colonia e l'altra, e di piantarne nuove là, dove fosse creduto necessario; dovesse il congresso, e far potesse quelle generali provvisioni, che all'utilità generale delle colonie fossero stimate necessarie, e per le quali non fossero le assemblee provinciali competenti, come sarebbe a dire ordinar le forze della lega, e le faccende appartenenti al commercio, od al conio; dovesse nominare tutti gli uffiziali, tanto civili che militari della lega, come sarebbero generali, ammiragli, ambasciadori e simili; dovessero le gravezze della guerra ed altre spese della lega pagarsi dal comun tesoro, il quale dovesse da ciascuna colonia riempirsi in proporzione del numero dei maschi dell'età dai sedici infino ai sessant'anni; il numero dei delegati per colonia al congresso fosse scalato secondo il numero degli abitanti maschi nella medesima, dimodochè un delegato vi fosse per ogni numero di cinquemila abitanti maschi; le provvisioni nel congresso si dovessero vincere colla metà dei suffragi; e che si potesse anche render suffragio per procurazione; vi fosse un Consiglio esecutivo composto di dodici persone elette fuori del congresso, quattro delle quali dovessero aver gli scambj ogni anno; dovesse questo Consiglio a' tempi delle vacanze del congresso mandare ad esecuzione tutte le provvisioni da questo fatte, e che i partiti vi si dovessero vincere con due terzi delle voci; avesse il medesimo Consiglio il maneggio delle faccende generali tanto interne quanto esterne; ricevesse gli uffizj presentati da parte dei Principi e governi forestieri; preparasse la materia da sottomettersi alla considerazione del prossimo congresso; riempisse nelle vacanze di questo tutti i maestrati che vacassero; ed avesse inoltre la facoltà di estrar la pecunia dal pubblico erario. Si stabilì ancora, che nissuna colonia potesse offender con guerra alcuna nazione indiana, senza il consentimento del congresso; che i confini e le terre di ogni nazione indiana dovessero esser riconosciute loro, ed assicurate; che si trattenessero agenti da parte del congresso tra le nazioni indiane nei distretti a ciò appropriati, il cui debito fosse di prevenir le fraudi e le soperchierie nel traffico con quelle; che questa general lega dovesse bastare, finchè i termini di composizione proposti nella petizione del varcato congresso al Re fossero accettati dall'Inghilterra, e gli atti proibitivi del commercio americano annullati, ed un compenso fosse dato per la chiusura del porto di Boston, per l'incendio di Charlestown, e per le spese fatte nella guerra, e finchè ancora le genti britanniche non avessero votato intieramente il territorio dell'America. Aggiunsero in ultimo, che quando le soppraddette condizioni avesse il governo inglese adempite, sarebbero le colonie all'antica congiunzione ed amicizia colla Gran-Brettagna ritornate. Ma che diversamente dovesse la confederazione esser perpetua. Fu lasciato luogo ad entrar nella lega alle province di Quebec, di San Giovanni, della Nuova-Scozia, delle due Floride, ed alle Bermude. Questi furono i fondamenti gettati dal congresso alla grandezza dell'America. Ma le colonie nell'accettar questi articoli fluttuarono. La Carolina Settentrionale apertamente gli ricusò. Le cose non erano ancora a tal maturità pervenute, che già si potesse venire allo stabilimento della lega. I popoli si lasciano troppo spesso condurre o da vani timori, o da vane speranze. Ed a quel tempo l'universale dei coloni andavasi tuttavia lusingando di poter ritornare, quando che fosse, con onorati termini all'antica unione colla Gran-Brettagna. Si vedeva in vero, a qual fine mirasse il congresso. Ei considerava la riconciliazione come se fosse, se non affatto impossibile, almeno molto improbabile. E se vi fosse stata tuttavia qualche speranza di componimento, questi stessi capitoli (e perciò forse il congresso gli aveva messi avanti) l'avrebbero molto attenuata, per non dir del tutto spenta. Imperciocchè, passando anche sotto silenzio le acerbe e minaccevoli parole, e gli stabiliti ordini pubblici affatto lontani dalla costituzione inglese, e dal tenore dei diplomi, solo questa nuova pretensione dei compensi sarebbe stata sufficiente per rompere ogni pratica d'accordo; poichè nissuna speranza si poteva avere, che il governo britannico fosse per calare a sì vituperevoli condizioni. Laonde essa era una cosa molto manifesta, che nel mentre che le due parti protestavano di volersi appuntar l'una e l'altra, facevano ogni sforzo per disgiungersi e vieppiù discostarsi. Da questo si vede ancora, che quando nel Parlamento si proponevano dagli avversarj dei ministri concessioni e condizioni d'appuntamento, molto a ragione gli ridarguivano i ministri, dicendo, ch'esse concessioni e condizioni non solo sarebbero inutili state, ma eziandio dannose, perciocchè avrebbero dato animo ai coloni a tirarsi su maggiormente colle dimande. E se i ministri stessi poi proposero e vinsero una provvisione di accordo, ciò fu per colorire e per dividere, e non per accordare. Avevan adunque i ministri la ragione, quando volevano ad ogni modo continuare la guerra; ebbero bensì il torto a non averla esercitata coll'armi sufficienti. Io non so quello che taluno sarà per dire, leggendo queste storie, considerando, che mentre i popoli in tutte le colonie correvano all'armi, pervertivano o annullavano le leggi pubbliche, ed ogni sorta di dimostrazione ostile facevano contro l'autorità del Re, i governatori, i quali questo rappresentavano, si stessero, per così dire, colle mani alla cintola, e nissuna di quelle determinazioni pigliassero, che fossero atte a ristorare l'antica obbedienza e divozione. Se qualcuno avesse preso maraviglia, che nessuno dei governatori abbia fatto sforzi eguali alla gravità delle circostanze, ci ponga mente, che in nissuna provincia si avevano in pronto eserciti stanziali per costringere gli abitatori alla obbedienza. La sola forza, alla quale solevano i governatori ricorrere per mantenere la pubblica quiete e far eseguir le leggi, eran le bande paesane, le quali essendo parte del popolo sollevato, ed alle voglie di questo del tutto favorevoli, nissuna forza rimaneva per proteggere efficacemente l'autorità loro. Non era quivi il caso, che si osserva ne' regni europei, nei quali una milizia, che non è più parte del popolo, ma sibbene questo signoreggia, e, perpetuamente armata essendo, è sempre apparecchiata a mandar ad effetto le leggi ed i comandamenti del principe. Per lo contrario nelle colonie inglesi la milizia non era altra, ma sì la stessa col popolo, e, mancata questa, mancava di necessità ogni nervo del governo. Tuttavia i governatori si adoperarono più o meno efficacemente, secondo la natura e circostanze loro, nel voler mantenere l'autorità del Re; dal che ne nacquero memorabili effetti, siccome in appresso si vedrà, e l'estinzion totale del governo regio. Abbiamo già notato i disgusti che correvano tra lord Dunmore e l'assemblea, e generalmente tutti i popoli della provincia di Virginia. Nuovi umori si mossero, tostochè arrivarono dall'Inghilterra le novelle della provvisione d'accordo del lord North, e si può dire, che un mezzo, che portava in titolo la pace e la concordia, sia stato la cagione, non solo di discordia, ma di aperta guerra. Il governatore pose innanzi gli occhi dell'assemblea, che fu a quest'uopo convocata, la provvisione, dicendo molte cose della bontà del Parlamento. Ei si lasciò anche intendere, che il frutto della condiscendenza loro sarebbe stato l'annullazione delle lamentate leggi. Ma le dolci parole poco profittavano negli animi esacerbati e nelle menti insospettite dei Virginiani. L'assemblea, che voleva la gara, in vece di entrare nella disquisizione della proposta, venne tosto in sulla querela del magazzino, e voleva che si ristorasse. Ma non potendo ciò fare senza il consenso del governatore, mandarongli dicendo, fosse contento, vi potessero entrare. Qui nacquero le altercazioni, e mentre tra il sì ed il no si tenzonava, ecco che il popolo a calca vi fe' impeto dentro, e ne portò via le armi. Ma se prima erano alterati, ora, veduto lo stato in cui si trovava, entrarono in grandissimo furore; la polvere guasta; i focili tolti dagli archibusi; ogni cosa mancante, artiglierie piantate, ed effetti predati nell'ultime turbolenze. Il governatore, veduta la mala parata, si ritirò colla sua donna ed i figliuoli a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta in sull'ancore presso Jork-Town nella riviera di questo nome. Prima di partire lasciò un messaggio indiritto all'assemblea, col quale dopo di aver narrato, che in rispetto al pericolo, ch'egli e la sua famiglia correvano per causa della infuriata moltitudine, aveva cosa prudente stimato di ritrarsi ad un luogo di sicurezza; annunziava, ch'ei desiderava, continuassero le bisogne loro; che dal canto suo avrebbe continuato ad esercitare l'uffizio; e mandassero, secondo che mestiero ne sarebbe, alcuni dei membri loro a conferir con lui a bordo della nave sugli affari che correvano. Rispose l'assemblea, che non potevano recarsi a credere, che alcuno vi fosse in mezzo ai Virginiani d'animo così scellerato, che fosse capace di trascorrere all'eccesso, del quale il governatore apprendeva. Si lamentavano, ch'ei non gli avesse fatti consapevoli dei suoi timori prima di abbandonar la sede del governo; che avrebbero volonterosamente tutti quei partiti abbracciati, ch'egli stesso avesse saputo proporre per la sicurezza sua e della sua famiglia; che in quel luogo così sconcio non era possibile di seguir il corso degli affari con quella convenevolezza e celerità, che richiedevano. Lo pregavano perciò, ritornasse, soddisfacesse all'impazienza dei popoli, e gli disponesse con questa pruova di confidenza alla quiete ed alla concordia. Il governatore rescrisse molto acerbamente, perchè questi moti popolari troppo più, che non si conveniva, gli perturbavano l'animo. Ritornò però in fine sulla provvision dell'accordo, conchiudendo, che sarebbesi recato a felicità sua, se avesse potuto esser l'istrumento della concordia tra le disgiunte parti dell'impero britannico. La mansuetudine del fine non era valevole a mitigare l'acerbità concetta negli animi per le male parole del principio della lettera. E se questa fu aspra, nissun dubiti, che la risposta dell'assemblea non lo sia stata molto più. In rispetto poi alla provvisione d'accordo risposero, ch'essa era vana ed insidiosa. Conchiusero, che cambiava bene il modo dell'oppressione, ma non la levava; perciò non la volevano accettare. Stando in tal tempera gli animi da ambe le parti, le altercazioni eran senza fine. Finalmente avendo l'assemblea fatte le provvisioni, mandò dicendo al governatore, fosse contento di venire nella città di Williamsburgo per dar la ferma alle medesime. Rispose Dunmore, che non voleva la sua persona arrisicare in mezzo ad un popolo impazzato, mandassergli le provvisioni; le avrebbe esaminate. Venisse anche l'assemblea per fermar gli atti che avesse approvati. Qui fu fatto fine ad ogni pubblica corrispondenza tra il governatore e la colonia di Virginia. Se il governatore non voleva fidar sè stesso ai Virginiani, questi non vollero di vantaggio fidarsi in lui. Senza di che pareva anche una strana cosa, che in mezzo a tanti sospetti gli uomini principali di tutta una provincia andassero a mettersi a bordo di una nave da guerra affatto in balìa di una persona, che credevano avversa, e che avrebbe in tal modo potuto ritenergli, come statichi a' suoi ulteriori disegni. Ricevuta questa risposta l'assemblea vinse un partito, col quale dichiarò, che si avevano sospetti, che qualche sinistro disegno si tramasse contro il popolo di quella colonia. Perciò si avvertivano gli abitatori di star avvisati e pronti a difendere le proprietà e gl'inestimabili diritti loro. Fatte poscia protestazioni di lealtà al Re, e di amore verso l'antica patria si risolvettero, aggiornandosi al mese di ottobre. Così verso la metà di luglio cessò affatto il governo reale in Virginia, dopo ch'esso aveva bastato per ben dugento anni con universale soddisfazione dei popoli, e felicità di tutti. Ma soprastava grave travaglio e pericolo alla provincia. Si temevano sulle coste e sulle rive dei grossi e numerosi fiumi, che la bagnano, le correrie del nemico, che tanto prevaleva per le forze di mare. Nè si stava senza sospetto sugli schiavi, che in essa erano numerosissimi, e che Dunmore aveva dato intenzione di voler far rivoltare contro i padroni. Questa generazione d'uomini crudele, e crudelmente trattata, se si fosse congiunta con alcuni leali in quei primi momenti, in cui il governo virginiano era tuttavia così tenero, avrebbe potuto operare i più perniziosi effetti, e forse lo sterminio totale della provincia. Per la qual cosa fecero i Virginiani un convento, nel quale presero grandissima confidenza. Procedettero senza soprastamento alcuno ad assoldar genti, a procacciar munizioni, a far provvisioni di pecunia, ed a tutti quei partiti pigliare, che credettero poter partorire qualche benefizio alle cose loro. Escluso in tal modo Dunmore o per propria caparbietà, o dalla necessità delle cose dal proprio governo, non volle per altro, essendo egli uomo pratico nell'arte della guerra, abbandonar la speranza di ricuperar l'autorità; al qual tentativo l'invitavano oltre l'animo suo tenace e capace di ogni più grande disegno, anche il desiderio, che aveva grandissimo, di far qualche rilevata pruova in servigio del suo Re, e l'opinione, in cui egli era, che sarebbe nato qualche gran moto infra gli schiavi. Credeva eziandio, che fosse grande il numero dei leali, i quali non avrebbero, come ei riputava, mancato di romoreggiare, quando si fosse rappresentato con forti e numerose navi sulle coste, e per fino nel cuore stesso della provincia. La quale speranza, se non era affatto vana, non aveva però in sè certezza alcuna; ed il motto volgare, che dice, che chi vive nella speranza muore a stento, in nissun caso più pienamente si è verificato, che in questo. Ma questo sperare nelle Sette e divisioni intestine dei popoli sollevati è stato un errore comune in tutti i tempi, ed a tutti i capitani. In fatto però vennero a congiungersi col governatore tutti coloro, che venuti essendo in voce di popolo non potevan più rimanere sicuramente nella provincia, ed un certo numero di schiavi, gente tutta di mal affare. Con questi, e colle fregate da guerra, che là stanziavano, aveva in animo di poter fare qualche impressione di momento nei vicini luoghi. Ei non omise nemmeno nissuna diligenza per accrescere il suo navilio, per poter raccor più gente, e maggiormente alla terra avvicinarsi. Nel che avendo ottenuto il suo intento, poichè già aveva in pronto oltre le fregate un gran numero di navi minute, si mise all'opera, mostrandosi ora in questa parte, ora in quella. Ma di per sè non era abile a produrre qualche considerabil effetto. Sperava bensì, che il popolo avrebbe fortuneggiato, e pigliate le armi in favore del Re. Ma questa speranza fu vana. Allora stretto dalla necessità incominciò le ostilità, le quali riuscirono piuttosto una ladronaia, che una buona e giusta guerra. Cosa in vero brutta, che il governatore corresse con ogni sforzo ai danni della sua provincia, e fosse costretto ad accattar colla forza i viveri, dei quali abbisognava. E che dall'altro canto coloro, che testè, e per lungo tempo, obbedito avevano ai comandamenti suoi, s'ingegnassero diligentemente a ributtarlo. Abbenchè i Virginiani affermavano, ch'era loro data onesta cagione di così far dal governatore; poichè le soldatesche regie non solo la conservazione di sè, ma di più la distruzione del paese avevano in mira. Si lamentavano, che rapissero le persone a loro moleste, ed in sulle navi le confinassero; che guastassero le piantagioni, incendiassero le case, rubassero i Neri; nella quale devastazione seguirono molte ferite e morti. I Virginiani fecero marciar verso i fiumi e le coste alcune bande di fresco assoldate dal convento provinciale. Ne seguiva una guerra altrettanto crudele, quanto era inutile, ed a niun altro fine tendeva, che a vieppiù accendere ed inasprire gli animi da una parte e dall'altra. Il governatore inserpentito incendiò la Terra di Hampton, situata sul porto di questo nome. Avrebbe voluto pigliar ivi le stanze, e farvi un capo grosso. Ma i Virginiani, sopravvenuti a calca, il rincacciarono. Lord Dunmore pubblicò la legge marziale, per la quale ogni ordine civile doveva cessar nella provincia; si esortarono i leali a ripararsi alle insegne del Re, a ritener presso di loro i censi dovuti alla Corona ed altre tasse, finchè la pace fosse ristorata. Si dichiararono inoltre i servitori appartenenti ai ribelli, Neri o Bianchi che si fossero, del tutto liberi, purchè, pigliate le armi, andassero ad unirsi alle soldatesche reali. Questo bando, e massimamente la dichiarazione di liberar gli schiavi, che dimostrarono, Dunmore fosse un uomo poco prudente e poco temperato nell'animo, non produssero quegli effetti, ch'egli aveva sperato. Fu essa generalmente e nelle colonie, e in tutti gli altri paesi biasimata, siccome quella, che tendesse a turbar fin in fondo la società, a distruggere la domestica securità, ad ingenerare mortalissimi sospetti, e ad eccitare una gente, già di per sè stessa crudele, all'ire ed al sangue. In fatti poi questo partito del governatore riuscì non che vano, dannoso. Irritò molti, e non sottomise nessuno. Tuttavia essendo il governatore venuto a terra, prese i suoi alloggiamenti a Norfolk, Terra molto grossa posta sulle rive del fiume Elisabet, nella quale, e nelle vicinanze abbondavano i leali. Quivi concorsero a lui alcune centinaia di questi, e di Neri, dimodochè diventò in quella parte superiore ai nemici. Alcune milizie provinciali, le quali avevano fatto le viste di opporsi, furon di leggieri sconfitte. Già si aveva concetta nell'animo la speranza di esser in grado di ricuperare la provincia, ed alla divozione del Re tutta ritornarla. Queste cose, come origine di più importanti moti, e seme di più gran guerra furono gravemente sentite dai reggitori dello Stato di Virginia; onde deliberarono di porvi un pronto rimedio. Mandarono con ogni maggior diligenza alla volta di Norfolk un reggimento di soldati d'ordinanza, ed una mano di minuti uomini sotto i comandi del colonnello Woodford. Avuto il governatore intenzione di questi rinforzi, occupò molto prudentemente un forte luogo sulla sponda settentrionale della riviera Elisabetta, chiamato _Great-Bridge_, o sia Gran Ponte, distante a poche miglia da Norfolk. Questo dovevano traversare i provinciali, se volevano arrivare alla Terra. Quivi construsse tosto un puntone dalla parte di Norfolk, che affortificò il meglio che seppe e potè per la brevità del tempo, e lo fornì copiosamente d'artiglierie. Il puntone era da ogni parte attorniato d'acque e da paludi, e solo vi si aveva il passo per un dicco, o sia argine molto lungo. Le forze del governatore non erano di gran momento. Aveva da due centinaia di stanziali, ed una banda di volontarj norfolchesi. Il resto era, tra gentame di Bianchi, e servidorame di Neri racimolati in fretta, una moltitudine disordinata. I Virginiani pigliarono gli alloggiamenti a fronte degl'Inglesi in un piccolo villaggio a gittata di cannone. Avevano avanti di sè il dicco molto stretto, l'estremità del quale affortificarono anch'essi con un puntone. In questo stato stettero molti dì l'una parte e l'altra senza far moto alcuno. Finalmente accortosi Dunmore, che l'indugio era pregiudiziale a lui ed utile agli Americani, ai quali abbondavano le vettovaglie, e che s'ingrossavano ogni giorno, essendo egli stesso d'animo grande, ed avendo forse a vile i soldati del nemico, deliberò di dar la batteria. Sperava in questo modo di potersi aprir la via nelle viscere della provincia. Adunque la mattina dei 9 dicembre prima del dì ordinò a Fordyce, capitano di una compagnia di granatieri, andasse all'assalto. Marciarono baldanzosamente contro il puntone degli Americani. Fordyce guidava l'antiguardo; il luogotenente Baturst i fanti perduti. Il capitano Leslie veniva dopo con una schiera di trecento tra Neri e Bianchi, e dugento stanziali. Si risentì tosto il campo americano, e si apparecchiò alle difese. Il combattimento durò lunga pezza con un'ostinazione incredibile. Finalmente, morto Fordyce, che meritò in questo fatto le lodi di animosissimo soldato, a pochi passi del puntone, e molti de' suoi, le genti britanniche si ritirarono al ponte. Gli Americani non gli seguitarono, impediti dall'artiglieria del Forte. I Neri fecero cattivissima pruova, e si salvarono con la fuga. Trattarono gli Americani dolcemente gl'Inglesi venuti in mano loro, duramente i leali. Fu questo fatto, dal canto di Dunmore, più di temerario capitano, che di animoso soldato. Il governatore, perduta ogni speranza di far frutto in questa parte, abbandonato il Gran Ponte, si ritirò a Norfolk, lasciando in poter dei nemici alcune bocche da fuoco. E non credendosi sicuro in questa Terra e nella vicinanze, deliberò di montar di nuovo sulle navi, il numero delle quali si era molto accresciuto per l'aggiunta di quelle, che si erano trovate nel porto di Norfolk. Il che gli venne fatto in un gran bisogno; poichè molti fra i leali, abbandonato il paese, cercarono rifugio sull'armata, portando seco gli arredi e suppellettili più preziose. I provinciali occuparono Norfolk, il quale quasi deserto trovarono, avendo i più sgombrato alle navi del governatore. Mentre in tal modo si travagliava sulle coste della Virginia, covava un disegno di grand'importanza, e questo era di levare in armi gli abitatori delle parti diretane delle colonie, ma particolarmente della Virginia e delle due Caroline, i quali si sapeva essere bene affetti verso la causa reale. Si sperava ancora, che gl'Indiani si sarebbero accozzati, e non solamente avrebbero molestato alla coda i provinciali; ma inoltre crescendo di numero e di forze, pervenuti sarebbero a traversare le province, e congiungersi sulle coste col lord Dunmore. Fu creduto istrumento opportuno a questo disegno un Giovanni Conelli, nato nella contea di Lancastro in Pensilvania, uomo arrisicato ed audace molto, il quale, trovatosi con Dunmore, aveva da lui ricevuto favorevoli condizioni, ed un mandato amplissimo per poter mettere ad esecuzione il carico, che gli era stato dato. Adunque questo Conelli, lasciato Dunmore, andò a tentare gli animi degl'Indiani dell'Ojo e quelli dei leali sui confini delle colonie. Avendo in ciò fatto grandissimo frutto, se ne ritornava al governatore. Si era appuntato, che le guernigioni vicine, e principalmente quelle del Detroit, e del Forte Gage fra gl'Illinesi gli prestassero assistenza, e si sperava altresì, che gli uffiziali delle guarnigioni del Canadà lo avrebbero secondato. S'intendeva, che tostochè le genti sue fossero in pronto, dovesser far capo grosso a Pittsburgo, e quindi, valicate le montagne Allegany, correre la Virginia, e, traversatala, andarsi a congiungere con Dunmore nella città di Alessandria, posta sulle rive del fiume Potamack. La fortuna si era favorevole dimostrata a questi primi principj. Era già Conelli andato parecchie volte sano e salvo da un luogo all'altro, e tenute le sue pratiche cogl'Indiani e coi leali molto segrete. Già si andava avvicinando a Detroit sulle estreme frontiere della Marilandia presso il borgo di Tamar, seco stesso rallegrandosi di essere oramai uscito da tutti i pericoli. Ma in questo luogo fu conosciuto, carcerato, e le scritture che portava, pubblicate per ordine del congresso. Così questa segreta trama che Dunmore, mancando di armi vive, aveva ordito, riuscì come parecchie altre di niun effetto. Solo s'inasprirono vieppiù gli animi dei coloni, e la sua autorità andò soggetta a maggior diminuzione. In questo mentre si preparava contro Norfolk un evento lagrimevole. Quantunque molti fra i leali di Norfolk e del contado vicino avessero cercato asilo sull'armata del governatore, molti però erano rimasti, o sia, che non fosse bastato loro l'animo di lasciar le proprie terre, o sia, che temessero i disagi del mare e della fame, o sia pure, che sperassero di trovare più mansuetudine nei concittadini loro, i quali facevano professione della libertà, ch'essi stessi non avevano fatto provare a questi, quando erano stati superiori in quel tratto di contrada. Certo è, che i libertini diventati superiori essi, gli aspreggiarono fieramente, e sopra di loro tutte quelle più gravi nimicizie esercitarono, che tanto sono frequenti nelle guerre civili tra gli uomini di diverse Sette. Il governatore arrabbiato, e commosso alle miserabili grida dei leali, se ne volle vendicare. Questo mal talento si accresceva ogni giorno a motivo delle avvisaglie, che seguivano frequentemente tra le due parti, sforzandosi i provinciali d'in sulla spiaggia d'impedire, che i reali non isbarcassero per andare alla busca nel paese, e questi per lo contrario brigando in ogni maniera di furar vettovaglie ad ogni tratto. Per la moltitudine delle bocche erano stremi di ogni cosa, e non avevano più di nissun ben vivente. Finalmente essendo arrivata dall'Inghilterra nella cala di Norfolk una nave da guerra, Dunmore mandò a terra un tamburino, intimando ai provinciali, somministrassero i viveri, e cessassero il trarre; altrimenti avrebbe fulminata la Terra. I provinciali risposero del no. Il governatore deliberò di cacciargli colle artiglierie, e di ardere le case che stavano in sulla riviera. La mattina mandò a dar notizia della presa risoluzione, acciocchè le donne, i fanciulli e tutte le bocche innocenti potessero ritirarsi in salvo. Il primo di gennajo la fregata il Liverpool, due corvette ed il giunco armato del governatore traevano furiosamente contro la città, e nel medesimo tempo alcuni uomini delle ciurme sbarcavano e mettevano fuoco alle case. Tosto le fiamme si apprendevano, l'incendio si propagava. Tutta la Terra fu consumata. Arse anche tutto il paese all'intorno per opera dei provinciali stessi, perchè volevano levare al nemico qualunque comodità, e tor quel nido alle genti del Re. Tali sono gli effetti dell'ire civili, tali i risultamenti delle umane discordie. Ma l'uomo è troppo spesso o ambizioso, o ingannato; e se non mancano in ogni età gli autori delle guerre, non manca nemmeno loro l'ingegno di ricoprirne coi soliti inorpellamenti le cagioni, sicchè i miseri popoli oppressi e soppozzati in fondo non sappian il più delle volte, da chi ne abbiano il buon prò. In questo modo fu distrutta una delle più ricche e delle più fiorenti città della Virginia. Narrato lo stato della provincia di Virginia, dopo che vi aveva il governo regio cessato, l'ordine della storia ricerca, che noi ci voltiamo a raccontar quelle cose, che a questi tempi accaddero nelle altre. Già abbiamo detto l'ardor dei popoli, che si manifestò nella Carolina Meridionale al tempo, in cui vi si ebbero le novelle del fatto di Lexington, e come vi si facesse un convento provinciale, si sottoscrivesse una lega e vi si assoldassero fanti e cavalli per difendere la colonia. In mezzo a questi travagli arrivava il governatore Campbell, al quale nonostante i pubblici romori furon fatte le grate accoglienze. Ei si pensò di voler usar la milizia per ostare ai reggimenti d'ordinanza, che stati erano levati dal convento, o congresso provinciale, ed a questo medesimo contrapporre l'assemblea provinciale. Sperava in tal modo, col dividere i popolani, diminuir le forze loro ed interrompere i loro disegni. Perciò di propria autorità spedì i ruotoli agli uffiziali della milizia, e convocò l'assemblea secondo gli ordini antichi. Ma l'uno e l'altro disegno riuscì vano; le milizie stettero ferme nella impresa del popolo, e l'assemblea sì ostinatamente resistette ad ogni sua proposta, ch'ei fu necessitato a congedarla. Parve star quieto per qualche tempo. Ma si sapeva che teneva pratiche segrete coi leali, che non eran pochi, e massimamente sui confini verso le montagne ed i laghi. Per iscalzarlo i provinciali operarono di modo, che uno, Adamo Macdonald, capitano nei reggimenti provinciali, uomo in molta fede presso i libertini, andò a visitare il governatore sotto il nome di Dick Williams, qualificandosi di messo, che i leali mandavano per professar la fede loro e ricevere gli ordini. Il governatore, che si sentì sollecitare dove gli pizzicava, si discoperse, e disse tutto quel che sapeva. Macdonald, scovato nel modo che si è detto il governatore, rapportò le cose al Consiglio generale. Si levò un romore grandissimo. Il Consiglio diputò al governatore alcuni de' suoi, fra i quali lo stesso Macdonald per chiedergli, mostrasse loro i dispacci ricevuti dall'Inghilterra. Campbell ricusò risolutamente. Si mosse il partito di farlo arrestare, ma non si ottenne. Il governatore ebbe paura, e si ritirò a bordo di una corvetta, ch'era sorta nel porto. Portò seco il sigillo della provincia. Il Consiglio mandò a pregare, ritornasse. Non volle. Così cessò affatto il governo reale nella Carolina Meridionale, e tutta l'autorità pubblica fu trasferita dagli antichi maestrati nel convento provinciale, nella congregazione di sicurezza, e simili maestrati popolari, alla potestà dei quali il popolo non pose alcun limite, se non se, guardassero, la repubblica non ricevesse danno. Ma intanto il governatore Campbell non istava ozioso. Sapeva, che i reali erano numerosi in certe parti della provincia, e sperava, che incitandogli e rizzando un'insegna, intorno alla quale avessero potuto raunarsi, avrebbe fatto qualche gran frutto. Nella parte posteriore della provincia abitava una generazione d'uomini chiamati _regolatori_. Eransi questi nel 1770 arrogato il diritto di eseguire essi stessi le leggi contro i malfattori. Sì oltre procedettero, che di propria autorità davan le pene corporali a questo ed a quello. Per ovviare a tanta enormità fu mandato lord Mantague, il quale, usando molta severità, restituì in mezzo a quella gente trascorsa l'autorità delle leggi. Adunque questi regolatori ricordevoli dello scotto avuto per causa di quelle illegittime assemblee, non fu mai, che avessero voluto consentire ad accostarsi al congresso ed agli altri maestrati popolari, che, egualmente che i passati, riputavano irregolari ed illegali. Ritrovavansi nei medesimi luoghi molti Olandesi ed Irlandesi, i quali siccome quelli che dalle concessioni e liberalità del Re avevano ricevuto le terre, o per debito di gratitudine, o per paura di perderle, se si fossero congiunti coi libertini, si conservavano fedeli, ed ogni opera facevano per contrastare ai nuovi reggitori. Ai medesimi si congiunsero alcuni altri Irlandesi, i quali veniticci per paura dalle province settentrionali si erano in questa ritirati. Perciò determinò Campbell di usar queste genti per arrivare ai fini suoi. Andò seminando fra di loro, che le colonie d'America erano di gran lunga troppo deboli per poter resistere alla potenza della Gran-Brettagna; che non si trattava, che di una piccola tassa sul te, il qual essi non erano usi di logorare; che gli abitanti delle coste erano quelli, che si opponevano a questa tassa, e ciò per averne il te franco, senza prendersi pensiero, che questa ostinazione loro avrebbe privato gli abitatori delle parti interne di molti oggetti al vivere necessarj; che la sola spesa di mantenere i reggimenti provinciali oltrepasserebbe d'assai quella, a cui sommavano le tasse imposte dal Parlamento. Accrebbero il mal animo di costoro le violenze dei popolani, i quali si sforzavano, volessero o no, di far loro sottoscrivere la lega. Dal che nacque, che molti, che rimasti sarebbero neutrali, si gettavano di forza nella parte contraria. In nessuna parte della provincia erano i leali altrettanto numerosi, quanto in quel tratto di paese che giace fra i due fiumi Broad e Saluda. Ricusarono di secondare le risoluzioni del congresso, di sottoscrivere la lega e di far leve di soldati. I libertini desiderando di procedere pacificamente, mandarono in quei luoghi due uomini di grandissima autorità Guglielmo Enrico Drayton, e Guglielmo Tennent. Questi molto dissero e molto fecero per sopire i sospetti nati fra quei popoli, ma con niuno o poco frutto. Quindi nacquero gravi gelosie tra le due parti. Corsero all'armi, e le due osti presero il campo l'una dirimpetto all'altra. S'interposero i buoni cittadini per evitar il sangue, e finalmente dopo alcuni giorni di pratica si conchiuse un accordo, pel quale i leali dettero la fede di rimaner neutrali. Ma ruppe queste prime speranze di qualche riposo un Roberto Cunningham, persona inquieta, ed uno dei Capi più vivi dei reali, il quale non cessava di sparger nuovi semi di discordia. Da ogni parte i reali correvano all'armi. Il congresso, volendo porre il piè su di quelle prime faville, ordinò al maggiore Williamson, comandante la milizia, di marciar contro i sediziosi. Ma questi, in maggior numero essendo, prevalevano. I tempi correvano difficili, ed il congresso caroliniano avendo un esercito ed un'armata inglese a fronte, a ridosso i concittadini sospetti, non poteva sperar di ottenerne la vittoria. I Capi provinciali per opprimere questi tentativi degli avversarj fecero marciare alla volta dei luoghi sospetti molte bande di milizie e di soldati di ordinanza sotto gli ordini dei colonnelli Richardson e Thompson, ai quali si accozzarono di vantaggio i colonnelli Polk e Rutherford, che guidavano i Caroliniani settentrionali. I reali, dispersi, discordi, e privi di Capi di riputazione, trattando tutte le cose con timore e con dubbioso consiglio, dovettero ricevere i patti dai vincitori. A questo subito impeto dei libertini stettero per lungo tempo quieti, e non fecero più nissuna dimostrazione, fino a che le armi inglesi non prevalsero nelle province della Giorgia e della Carolina Meridionale. I Caroliniani essendosi al tutto risoluti al partito della guerra, incominciarono a voltar l'animo a tutti quei provvedimenti, che potessero abilitargli ad esercitarla con frutto. Pensarono sulle prime a far procaccio di polvere d'artiglierie, della quale avevano grandissimo difetto. Stava sull'ancore vicino al rialto o banco, che essi chiamano _barra_, di Sant'Agostino nella Florida Orientale una nave inglese, che aveva un gran carico di polvere. Alcuni popolani audaci e pratichi del mare si recarono con grandissima celerità sopra la nave, l'abbordarono, e s'impadronirono di quindici migliaia di libbre di polvere, che con eguale felicità trasportarono in Charlestown. Questo fu acquisto utilissimo in tanto bisogno loro, e ne fornirono molto opportunamente i Massacciuttesi, siccome pure l'esercito, che fece poco dopo la spedizione del Canadà. Ma rimaneva ancora in potestà del Re il Forte Johnson posto sull'isola James, la quale sta a rimpetto della città. Questo Forte signoreggiava il porto di Charlestown. La notte il colonnello Motte con una buona smannata di nuove leve, sbarcato sulla isola entrò dentro, essendosi la guernigione ritirata, come inabile a resistere, sopra le navi da guerra. I Capi del popolo ordinarono, che nissuno stesse a somministrare acqua o vettovaglie alle navi del Re, altro che del giorno al dì. Gl'Inglesi bloccavano il porto e facevan molte prede con infinito danno della città. Perciò il colonnello Moultrie con una masnada di soldati provinciali, e colle artiglierie andò ad occupare la punta di Huddrel, e piantativi alcuni pezzi ben grossi obbligò i capitani inglesi a snidare di quei luoghi, e ad allargarsi in alto mare. Così la città si trovò per allora libera dal travaglio dell'armi inglesi. Ma per preservarsi dai futuri assalti deliberarono di far fortificazioni sulla punta di Huddrel, che difende l'entrata alla città per la via del canale di Hog-Island, e di accrescere quelle del Forte Johnson, il quale assicura il porto in faccia a James's-Island. Rizzarono eziandio un nuovo Forte in questa medesima isola a ponente del Forte Johnson, ed un altro sull'isola di Sullivan, il quale chiamarono poscia col nome del colonnello Moultrie. Le milizie provinciali si esercitavano, e i reggimenti di ordinanza s'ingrossavano ogni giorno. In somma in tutte le parti della provincia si preparavano le difese contro gli assalti del nemico. Ma questo zelo dei Caroliniani a difendere la propria provincia, quantunque vi andassero molto di buone gambe, era anche acceso vieppiù dalle risoluzioni del congresso generale. Aveva questi decretato, che se si avesse a difendere Charlestown contro i tentativi dei nemici, si dovessero mantenere a spese della lega nella colonia tre reggimenti di fanti; che se il convento o la congregazione di sicurezza giudicassero spediente di arrestare o distruggere qualsivoglia nave che si fosse, il facessero, ed avrebbe il congresso approvato. Raccomandò eziandio, si piantassero Forti e batterie nei luoghi, che più opportuni giudicassero. Nè erano in questo tempo state del tutto quiete le cose della Carolina Settentrionale, provincia, nella quale i reali abbondavano forse più che in qualunque altra, cavatane però quella della Nuova-Jork. Eravi governatore un Martin, uomo pronto ed operoso, il quale si studiava continuamente a novità per accrescere le parti del Re. I libertini stavano in molta gelosia rispetto massimamente agli abitatori delle contrade superiori della colonia, tutti Scozzesi, e montanari fuorusciti, coi quali si sapeva, che il governatore teneva pratiche continue. Il congresso non aveva tralasciato di prendere risoluzioni, che atte fossero a rompere questi disegni. Aveva raccomandato ai popoli della colonia, amatori della libertà, si collegassero ed ordinassero in bande di milizia, e nel caso in cui l'assemblea od il convento provinciale giudicato avessero necessario di far genti, queste dovessero esser considerate come parte dell'esercito generale, e condotte al soldo della lega. La quale risoluzione del congresso fu mandata ad effetto, se non con un consenso universale, certo con sufficiente prontezza. Si fece anche un convento provinciale, il quale assunse l'autorità della consueta assemblea dei rappresentanti. Si arrosero, secondo il solito, le congregazioni di sicurezza, e gli altri maestrati popolari. Il governatore s'insospettiva, ma non si perdeva di animo; ed a fine di poter sostenere un primo impeto, finchè ad un gran bisogno fosser venuti in suo soccorso i leali delle parti superiori, fece affortificare il suo palazzo a Newburn, e munirlo d'artiglierie. Il popolo s'infuriò, corse alle artiglierie, se ne impadronì, e ne portò via sei pezzi. Il governatore allora si rifuggì precipitatamente al Forte Johnson sul capo della Fear-river. Temendo i provinciali, che quivi si affortificasse e facesse qualche capo grosso, siccome pure, che quel luogo servisse come di porta, per la quale entrar potessero quelle forze, che sarebbero mandate contro la colonia, deliberarono di cacciarlo da quel nido. Ei pare eziandio, che non fossero senza sospetto, che fosse per bandire la libertà degli schiavi a fine di servirsi dell'opera loro per ristabilire il governo del Re. Desideravasi un pronto rimedio. Fecero una massa generale a Wilmington, città molto principale della provincia, ed elessero condottiere il colonnello Ashe, il quale dagli stipendj del Re si era condotto a quelli del popolo. Corsero tosto contro il Forte Johnson; ma il governatore, il quale non aveva voluto aspettare tanta piena, si era ritirato a bordo di una nave del Re. La notte che seguì, il colonnello Ashe entrò nel Forte, e vi arse ogni cosa. Guastò poi il paese, acciocchè il governatore non se ne potesse prevalere. Chiarirono il governatore nemico all'America, e gl'imputarono di aver voluto sollevar i Neri contro i padroni, la qual cosa non gli fu apposta falsamente. Rispose con una lunghissima scrittura, che fe' propagare nella provincia. Ma il congresso provinciale chiarì questo bando del governatore libello famoso, e lo fece ardere pubblicamente per le mani dell'esecutor della giustizia. Fecero anche a questi dì una lunga lettera agli abitanti della Gran-Brettagna piena delle solite protestazioni. Queste cose tutte attizzavano singolarmente il popolo. Ma quello che diè nuova e maggior esca a questo fuoco si fu, che nel giardino, e dentro le volte del governatore furono trovate nascoste polvere e palle con altre armi e munizioni. Intanto aveva il convento provinciale decretato, si facesse una leva di mille stanziali, ed un'altra di tremila di minuti uomini. Creò biglietti di credito pel mantenimento loro. Il congresso generale desiderando di viemmeglio assicurare le cose sue, e conoscendo di quanta importanza fosse l'aver favorevoli i regolatori ed i montanari, che abitavano le parti superiori, mandò loro due ministri del Vangelo per fargli capaci della natura della controversia, che correva allora tra la Gran-Brettagna e le colonie. Così nissun mezzo intentato si lasciava dai Capi del popolo per arrivare ai fini loro. Le armi e la pecunia si preparavano; i soldati si esercitavano, e gl'inesperti si ammaestravano. Gl'indifferenti od i tiepidi si riconfortavano. I Capi popolari in questa colonia per l'abbondanza degli avversi si mostraron altrettanto più operativi, quanto più difficil'era la condizione, nella quale si ritrovavano. Nella Pensilvania si procedeva temperatamente, o fosse l'indole più quieta degli abitanti, o la prudenza del governatore. Tuttavia, e l'assemblea provinciale, che continuava a risiedere in Filadelfia, e tutti gli abitatori generalmente non si dimostravano meno costanti nel procacciar le difese. A questo fine si esercitavano con molta efficacia nell'armi. E siccome per la vastità e la profondità dell'acque del fiume Delawara, il quale corre vicino alle mura della città di Filadelfia, vi era pericolo che gl'Inglesi colle navi loro vi si accostassero, la qual cosa sarebbe stata cagione di gravissimo danno alla provincia e universalmente a tutta la lega, si consigliarono di serrar il passo con affondar dentro nel filo dell'acqua grosse e pesanti travate, ch'essi chiamarono _cavalli di frisia_, e che noi con vocabolo italiano chiameremo triboli. Questi triboli eran così fatti, che su due grosse travi poste in fondo del fiume fra di loro paralelle, e ad una convenevole distanza, e congegnate insieme con le opportune correnti, o sia travicelli trasversali si elevavano all'insù, ed inclinantemente un poco verso la china del fiume altre due grosse travi colle teste broccate di ferro capaci di forar le navi, che si attentassero di andar su pel fiume. Tutte queste macchine gravi per sè stesse, ed aggravate ancora da grosse pietraje, non potevano nè sì facilmente esser rotte, nè arrovesciate, nè rivoltate. Furono esse, essendo state con molto ingegno immaginate, e con ogni maestria costrutte, di non poca utilità negli avvenimenti della guerra. Oltre a ciò i Pensilvanesi erano diligentissimi nel fornir le armi e le munizioni. L'assemblea provinciale aveva deputato una congregazione d'uomini eletti per sopravvedere, se le armi si fabbricavano con quella prontezza che si desiderava, e con quella perfezione ch'era richiesta. Questi non cessavano di andare attorno per istimolare all'opera gli archibusieri ed altri armaiuoli. E perchè non venissero meno le polveri, delle quali già si provava grandissimo difetto, pubblicarono, che si sarebbe dato un premio a chiunque avesse portato salnitro ben condizionato. Ordinava l'assemblea, si levassero parecchj battaglioni, e si vestissero ed armassero. Grandissime quantità di polvere si fabbricavano nelle vicinanze di Filadelfia, e da un sol molino se ne avevano cinquecento libbre la settimana. In somma ogni cosa si volgeva alla guerra. Il governatore non poteva opporsi ad una inclinazione cotanto universale, non avendo in pronto nella colonia soldatesche proprie. La provincia, e principalmente la città della Nuova-Jork si ritrovavano in grave travaglio. Erano da ogni parte esposte alle offese delle armate britanniche, e questa aveva un presidio, sebbene debole, di soldati reali d'ordinanza. S'aspettavano inoltre dalla Gran-Brettagna nuovi rinforzi, e si sapeva che tutte le genti che arrivavano in America, sbarcavano e facevano capo grosso nella Nuova-Jork. Fecero dunque un mandato ai deputati loro al congresso generale, perchè movessero, acciocchè questi avvisasse, in qual maniera dovessero procedere nel caso, in cui arrivassero le genti, le quali era noto, fossero già partite dall'Irlanda per alla volta dell'America. Rispose il congresso, stessero sulle difese, le lasciassero sbarcare, fossero permesse di rimanere nelle baracche, purchè pacificamente e quietamente si comportassero; non potessero però rizzar fortificazioni per interrompere la comunicazione tra la città ed il contado; se usassero la forza, si resistesse colla forza; le munizioni da guerra si sgombrassero ai luoghi interni della provincia; si dinotassero i rifugi per le donne e pei fanciulli; si armassero, e stessero avvisati gli abitanti. Ma i Jorchesi non indugiarono molto ad essere liberati dalle apprensioni in cui erano. Le genti regie arrivarono; ma invece di sbarcare alla Nuova-Jork andarono a prender terra a Sandy-Hook, donde, trovati gli ordini del generale Gage, si rimbarcarono per alla volta di Boston. Il fatto di Breed's-hill aveva assottigliato il presidio di questa città, e nuovi soldati abbisognavano per riempir le compagnie. Quelle soldatesche istesse, che da molto tempo avevano gli alloggiamenti nella Nuova-Jork, si ripararono a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta nel porto, dimodochè la città, liberata affatto dalla presenza delle soldatesche reali, fu intieramente in propria balìa riposta. In questo tempo arrivò da Londra a Nuova-Jork il governatore Tryon, uomo d'ingegno molto svegliato, d'animo pronto e di molta autorità nella provincia. Fu accolto gratamente. Ei non si ristava nel promuovere la causa reale. Nel che faceva gran frutto. Le cose passarono assai quiete per un tempo. Poi successe una baruffa, in cui una nave regia trasse a palla ed a scaglia contro la città, perchè i cittadini vollero allontanar le artiglierie da certi luoghi. Molti fuggendo si ritirarono in contado. Il governatore, pregato il convento, la congregazione di sicurezza e gli uffiziali delle milizie, lo udissero, l'ottenne. Disse, che aveva provato grandissimo dolore alla presente discordia; pregò, usassero prudentemente la potestà, che avevano intiera; osservò, che i partiti violenti allargavano la ferita, e ponevano la Terra in manifesto pericolo di esser da capo in fondo distrutta. Da questo si vede chiaramente, a quali termini fosse condotta, ed a quanto deboli fondamenta si appoggiasse allora l'autorità reale in America; perciocchè nella provincia stessa della Nuova-Jork, in cui forse più che in nissun'altra abbondavano i leali, il governatore era a tali strette arrivato, che invece di comandare era obbligato di pregare. Da ciò si manifesta ancora, che il Tryon era stato inviato non per governare una provincia, che più non lo voleva obbedire, ma per brigare di segreto, per seminar la zizzania, per corrompere i buoni, e per istipendiar i tristi. La qual cosa quanto sia lontana dalla dignità del governo di una nazione potente, e quanto atta sia a renderlo agli occhi dell'universale contennendo, ognuno sel può immaginare. Ei sarebbe stato molto migliore partito, se il governatore, conosciuta la condizione delle cose, si fosse ritratto altrove, lasciando la provincia tutta in poter dei libertini. Imperciocchè il reggere senza comandare, ed il comandare senza essere obbedito non poteva essere se non con molta diminuzione della dignità sua e dell'autorità regia. Il congresso generale era entrato in grandissimo sospetto alle arti, che il governatore Tryon usava. Temevano, ch'ei vi movesse umori pericolosi, i quali fluttuando avrebbono facilmente sortito qualche fastidioso termine. Perciò pensarono al rimedio. Deliberarono, si arrestassero, e con buona guardia si custodissero in tutte le province tutti coloro, siano, chi esser si vogliano, ed avesser nome come lor paresse, i quali per le opinioni loro dessero qualche sospetto. Questa fu la legge dei sospetti. I deputati jorchesi ne mandarono copia nella provincia loro. Tryon, udita la novella, dubitando di qualche strana risoluzione, si rifuggì tosto a bordo di una saettìa inglese, che stava in porto. Portò seco il sigillo della provincia. In sul finire dell'anno poi, avendo avuto licenza dal Re, mandò un bando ai Jorchesi, col quale notificò loro questa intenzione del Principe, ed il desiderio, ch'egli aveva grandissimo, che si ritrovasse tra l'una parte e l'altra qualche termine di onesta composizione. Così svanì del tutto perfino la sembianza dell'autorità regia nella Nuova-Jork, la qual autorità però era cessata già da molto tempo prima. Questo fu il fine delle speranze, che i ministri avevano collocato nelle arti e nei maneggi del governatore Tryon, il quale riputato avevano istrumento molto potente a travagliare le cose di quella provincia tanto principale. Intanto aveva il convento provinciale divisa la colonia in altrettanti distretti, dimodochè ciascuno fornir dovesse una compagnia di soldati. Nel medesimo tempo aveva ordinato, quale avesse ad esser la forma e l'ordine delle compagnie. Ma erano in molti più vane dimostrazioni, che vere protestazioni. Imperciocchè alcuni membri del convento provinciale stesso si discoprirono con dire, che i biglietti di credito non avrebbero ricevuto, e che si sarebbero allo stendardo reale riparati, quando fossero arrivate le soldatesche inglesi. I soldati jorchesi stessi disertavano alla ricisa. Tanto era stato efficace il subbillare di Tryon, o sì grandi erano l'avarizia, o la paura, o la fedeltà degli abitanti. Delle quali cagioni, quando si voglia credere, che l'ultima sia stata la vera, non si potranno con tuttociò i Jorchesi scusare dalle note di viltà e d'ipocrisia, per non aver essi avuto ardire di seguitare apertamente le bandiere reali, ed aver anzi simulato zelo per la causa, che la maggior parte dei coloni abbracciata avevano. Ma le simulazioni e le dissimulazioni in nissun tempo sono tanto frequenti, quanto nei rivolgimenti politici delle nazioni. Perciocchè quelli, che testè seguivano i Re, dopo seguirono le repubbliche, e quei che testè seguivano le repubbliche, appresso parteggiarono pei Re, secondo che gli guidava o l'ambizione, o l'avarizia, o l'una o l'altra di queste due pesti. Tal è la miserabil condizione dell'umana natura, ch'ella non è mai a sè stessa consentanea; e che quando lascia un partito per correre ad un altro, questo fa il più delle volte piuttosto per biasimevoli cagioni, che per lodevole consiglio. La Marilandia seguiva l'esempio delle altre province. Anche in questa l'autorità della consueta assemblea fu trasferita in un convento, che si fece nella città di Annapoli, il quale propose gli articoli di una lega da accettarsi da tutti i suoi membri, e da tutti gli uomini liberi della provincia. Si univano, e la lor fede impegnavano l'uno verso dell'altro, e tutti verso l'America di persistere giusta lor possa nella opposizione, sia coll'armi, sia colle restrizioni commerciali. Decretarono, si arrolassero quaranta compagnie di minuti uomini, e che tutti gli abitanti della provincia, uomini liberi, dai sedici ai cinquant'anni, eccettuati solamente gli ecclesiastici, i medici esercenti l'arte loro, i serventi del governatore, i minuti uomini, i bombardieri, e quelli i quali le opinioni religiose proibivano dal portar le armi, si facessero descrivere in una qualche compagnia di milizia. Dal che si può conoscere, quanto assegnati, e da ogni cieco impeto lontani fossero quei popoli, i quali stretti da un sì grave bisogno essendo, esentarono però dal carico della milizia quegli uffiziali del pubblico, che più credevano all'utilità comune necessarj; ed in quanto rispetto avessero le opinioni appartenenti alla religione. Determinarono con molta accuratezza, quali avessero ad essere gli ordini di questa milizia, e quali le paghe dei soldati e degli uffiziali. Crearono ancora una congregazione di sicurezza, che governar dovesse le bisogne spettanti alla milizia ed ai minuti uomini; e che a tempo delle vacanze del convento tutte quelle provvisioni facesse, le quali alla salute della provincia si appartenessero. Ordinarono congregazioni per sopravvedere il tutto, e per ricevere e mandare l'un all'altro le opportune notizie. Finalmente crearono 266,666 dollari in biglietti di credito per sovvenire ai bisogni della milizia. Intanto il popolo aveva già fatto impeto nel magazzino provinciale, e ne aveva portate via le armi e munizioni, che erano una quantità notabile. Nella Nuova-Cesarea continuava l'autorità regia secondo gli ordini consueti, la quale però non faceva nissun effetto, non essendo munita delle necessarie armi; e di già era sorta l'autorità popolare, la quale avendo le armi e l'opinione dell'universale volte in suo favore reggeva ogni cosa. Vi si descrivevano, si armavano, si ordinavano e si esercitavano le milizie a norma dei provvedimenti fatti da un congresso provinciale. Il popolo era corso al Tesoro provinciale, dove si contenevano da venti in trentamila lire di sterlini, e di questi si impadronì, riserbandogli alle paghe della milizia. Intanto oltre alle milizie provinciali il congresso generale raccomandò, che il convento della Nuova-Cesarea levasse senza soprastare, a spese della Camera generale, due battaglioni; che gli uffiziali le medesime paghe avessero dei compagni dell'esercito della lega; e che i soldati si conducessero per un anno. In questo frattempo il governatore convocava l'assemblea provinciale, alla quale favellando parlò con dolore delle presenti turbolenze, ed annunziò, che i comandanti delle armate britanniche sulle coste d'America tenevano ordini di procedere nimichevolmente contro ogni porto o Terra, nei quali o stati fossero offesi gli uffiziali del Re, o fatte genti, o piantate Fortezze, o messi a ruba i pubblici fondachi. Parlò ancora del desiderio dell'independenza, e toccò della sicurezza della sua persona, aggiungendo, che in questo se ne voleva del tutto rimettere nella fede loro. Rispose l'assemblea, in quanto alla independenza, negando molto asseverantemente; circa la sicurezza del governatore, stesse egli di buon animo; e finalmente in rispetto alle turbolenze, che le deploravano essi bene; ma che non potevan far altro, standone la causa nelle deliberazioni del Parlamento. Le due province del Connecticut e dell'isola di Rodi avendo gli uomini loro di natura molto inclinati alla libertà, e non avendo l'impaccio di un governatore reale, imperciocchè giusta gli ordini antichi, esse stesse a voce di popolo se lo eleggevano, avevano molto per tempo fatto provvedimenti d'uomini, d'armi e di munizioni. Del che stavan essi in tanto maggior bisogno, quanto che la vicinanza delle genti inglesi da Boston dava lor sospetto, e le navi nemiche andavano corseggiando per le coste a fine di trarre vettovaglie; non solo per uso loro, ma eziandio del presidio assediato in quella città. Oltre di questo il capitano Wallace, comandante di una nave del Re, con alcuni altri legni armati in guerra noiava grandemente il commercio loro, predando ora questo, ora quell'altro legno mercantile appartenenti ai Rodiani od ai Connecticuttesi. Poi trasse a furia contro la città di Bristol. Le case, i fondachi e la chiesa ricevettero gran danno. La sera si fece un accordo, concedendo gli abitanti bestiame minuto all'infuriato capitano. Queste ostilità esercitate dalle navi del Re contro una città disarmata, diedero nuova cagione ai già troppo gravi disdegni degli Americani, i quali se ne dolsero nelle numerose scritture pubbliche e private, molto acerbamente. Ma Wallace non era tale, che si lasciasse smuovere facilmente dal suo proposito, e forse anche la necessità lo costringeva. La colpa non era sua, ma sibbene di quei ministri, i quali avevano con rigidissimi decreti provocata la guerra, senza aver apprestate le necessarie armi. Perciò, poichè non si poteva combattere apertamente alla campagna per vincere, bisognava predare per vivere. Fece adunque una molto aspra correria nell'isola di Conanicut, depredando quanto gli si era parato davanti. Per dare ajuto ai Rodiani arrivarono dall'esercito massacciuttese alcune bande di soldati sotto i comandamenti del generale Lee, il quale da quell'uomo rotto, ch'egli era, e poco curante delle leggi e degli ordini pubblici, quando si trattava di dar favore all'americana rivoluzione, tosto obbligò i Rodiani a prestar un molto terribile giuramento, di non tener nissuna pratica cogl'istrumenti, così dicevan le parole del giuramento, della tirannide ministeriale, chiamati volgarmente le truppe e le armate del Re, di non prestar loro soccorso di sorta alcuna, di disvelar ai maestrati pubblici i traditori, e di pigliare le armi in difesa della libertà dell'America, quandunque il congresso generale ed i maestrati provinciali il richiedessero. Questo procedere di Lee fu riprovato dal congresso. Del che egli poco si curò; perciocchè chiamava timido consiglio la risoluzione di voler osservar le leggi civili in mezzo all'armi; e credeva potersi, e doversi a' tempi delle rivoluzioni far d'ogni erba fascio per arrivare al proposto fine. Il quale metodo però, se conduce una rivoluzione alla meta, lascia da un altro canto, come la esperienza dimostra, l'appicco e l'addentellato per un'altra. L'assemblea dell'isola di Rodi decretò, che coloro fra gli abitanti della colonia, i quali tenessero pratiche coi ministri della Gran-Brettagna o cogli agenti loro, o fornissero gli eserciti, ed armate con armi, e munizioni da guerra o da mare, o servissero di piloti alle navi inglesi, incorressero la pena di morte, e la confiscazione delle terre e beni loro. Confiscò ancora i beni di alcuni, ch'ella chiarì nemici alle libertà dell'America. Ordinò ventimila lire di sterlini in biglietti di credito. Per la presenza di Lee, e per questi provvedimenti dei popolani le cose dell'isola di Rodi restarono in sicuro. Continuava nel Nuovo-Hampshire il governatore Wentworth. Ma appoco appoco andavano prevalendo le forze dei libertini, e diminuiva a proporzione l'autorità sua in mezzo a quella popolazione. Perciò temendo di qualche sinistro caso si ritrasse ad abitar nel castello denominato Guglielmo e Maria. I maestrati popolari si erano anche introdotti nella provincia della Giorgia, e l'autorità pubblica tolta ai maestrati consueti. Tuttavia prevalevano i partigiani regj, ed il congresso generale, stando in gran sospetto aveva ordinato, vi si tenesse un battaglione armato a spese della lega. Ma innanzi ch'ei vi arrivasse era accaduta nella città di Savanna una feroce mischia tra i libertini, che tenevano il Forte, ed i regj, che lo assaltavano. Rimasero questi superiori. I patti furon osservati, e non si udirono crudeltà commesse contro i vinti. Tuttavia nel rimanente della provincia eran più potenti i libertini, e si preparavano gagliardamente a dar l'assalto per insignorirsi di nuovo del Forte di Savanna. Erano essi, e meglio armati, e più concordi dei nemici loro, i quali mancavano di munizioni, e si trovavano dispersi in differenti luoghi. In tal modo, siccome raccontato abbiamo, cessò l'autorità reale nelle diverse colonie, la quale fu succeduta appoco appoco da quella del popolo per mezzo dei congressi, o conventi straordinarj in ciascuna di esse. Ma ciò non bastava a quelli, i quali dirigevano i consiglj americani. Conciossiachè, siccome il fine loro era la independenza, e che questo stato di cose, appunto perch'egli era straordinario, e perciò di sua propria natura temporale, lasciava tutt'ora la via aperta, per la quale si poteva venire ad un accomodamento colla Inghilterra, conservate l'unione e la dependenza, così desiderarono, si creassero in ciascuna provincia ordini tali, che avessero la sembianza di una costituzione permanente, acciocchè s'inducesse l'opinione nei popoli, che gli Americani erano di per sè stessi abili al reggimento loro, e ad essere governati dalle proprie leggi. Nel che fare i Capi popolari non era, che non incontrassero qualche difficoltà, malgrado l'ardore che si manifestava in ogni parte nel seguitare i consiglj loro. I più lodavan bene la resistenza, ma detestavano tuttavia l'independenza, o almeno al disegno di questa si sgomentavano. Per la qual cosa coloro, che avevano la somma delle cose in mano, temendo che, se si discoprissero fuori di tempo, avrebbero del tutto guasta l'opera loro, si determinarono a procedere in questa bisogna con molta cautela, e la mandarono ad effetto, accennando, ch'ella fosse volta a tutt'altro fine, che a quello che intendevano. Era eziandio di molta importanza, che questo disegno s'incominciasse a tentare in quelle province, che più si erano mostrate avverse alla Inghilterra. Si sperava, che una volta, che fosse recato ad effetto in una od in più, le altre avrebbero seguitato. A questo fine nissuna provincia pareva più opportuna, che quella di Massacciusset. Adunque il congresso provinciale di questa colonia mandò attorno le scritte per l'elezione dei rappresentanti, i quali avessero a statuire la forma del governo. Dugento membri si assembrarono in Watertown, e pigliando le antiche forme della costituzione britannica, si risolvettero in assemblea ordinaria, o sia Camera dei rappresentanti, ed assunsero tutta quell'autorità, che a somiglianti assemblee negli antichi ordini competeva. Determinarono altresì di creare il solito Consiglio, il quale dovesse assistere nelle sue deliberazioni il governatore. Così l'autorità regia si cambiò, prima in autorità popolare tumultuaria, e poscia in autorità popolare regolare. Tutte queste cose si facevano, non già, come dicevan essi, per arrivare alla independenza, ma sibbene per indur l'Inghilterra a calare ad onorevoli e giusti accordi. Una delle prime provvisioni fatte da questa Camera si fu quella di riscuoter per via di una tassa trentamila lire di sterlini. Il che produsse un'alterazion d'animi non mediocre; imperciocchè quei popoli s'eran dati a credere, che poichè si trattava di non pagar tasse all'Inghilterra, così non ne dovessero neppur pagar nissuna al proprio governo. Ma le altre colonie andarono a rilento nel seguire i modi di Massacciusset, o sia perchè le mire sue verso l'independenza fossero state troppo manifeste, o sia perchè essendo la medesima posta in circostanze peculiari, le altre, che si ritrovavano in diverse, non credessero di dover seguitare i vestigi di lei. Contuttociò non si ristettero i Capi americani, e determinarono di usare in questa cosa l'autorità del congresso generale. Si fecero venire dal Nuovo-Hampshire nuove instruzioni a' suoi delegati in quel congresso, acciò sollecitassero, dichiarasse, qual fosse il suo consiglio intorno al modo di amministrar la giustizia ed il governo interno nella provincia. La cosa incontrò non poche difficoltà, opponendosi molti membri del congresso, i quali vedevano benissimo, dove questo disegno andasse a ferire. Tuttavia i libertini, siccome quelli, che avevano il temporale in favor loro, ed erano più degli altri operosi e vivi, prevalsero. Fu deliberato, si raccomandasse al convento provinciale del Nuovo-Hampshire, raunasse da tutte le Terre i rappresentanti del popolo, i quali dovessero quei partiti pigliare, e fare quelle risoluzioni, che meglio potessero la pace ed il buon ordine confermare della provincia durante la presente controversia. Ma il convento provinciale o impaziente, o perchè paresse più vera la cosa, quanto più calore in essa si mostrava, aveva prevenuto le mosse, e già aveva mandato attorno le scritte per la elezione dei rappresentanti. Convennero questi in Exeter, assunsero il nome e l'autorità della Camera dei rappresentanti, e crearono il solito Consiglio. Ma l'esempio di Massacciusset e del Nuovo-Hampshire non parevano sufficienti a muover gli animi in tutte le altre a seguire le stesse deliberazioni. Gli abitatori delle altre colonie non istavano senza gelosia con quelle della Nuova-Inghilterra. Si desiderava perciò, che le medesime mutazioni seguissero in qualcheduna di quelle del miluogo. A quest'uopo la più opportuna era la Virginia, sia per la grandezza e potenza sua, come pei rivolgimenti politici, ai quali era testè stata soggetta, avendovi Dunmore, coll'aver pubblicato la legge marziale, fatto cessare ogni autorità civile da parte dell'Inghilterra. Il congresso generale adunque fece rispetto a questa le medesime risoluzioni, che fatte aveva pel Nuovo-Hampshire. Riferì in questa bisogna fra gli altri Samuele Adams, il quale in questa bisogna camminava con più affetto degli altri; e, se ciò gli attagliasse, non è da domandare. Arrivarono in questo tempo dall'Inghilterra gli avvisi, che il governo aveva disdegnato di dar risposta alla petizione del congresso inviata al Re, e portata dal Penn, che fu governatore della Pensilvania. S'intese di più, che niuno fra i ministri si era piegato a domandargli checchessia intorno gli affari dell'America. Il che dimostrava l'ostinazione loro e le irrevocabili risoluzioni. Queste cose accrebbero singolarmente gli sdegni nelle colonie, diedero il gioco vinto ai fomentatori dell'independenza, i quali andavano dicendo a tutti coloro che lo volevano udire, che nulla si poteva più sperare dal governo inglese, e che la sola via di salute che rimasta fosse, quella era di farsi forti in sull'armi, di levarsi dal collo ogni superiorità, e di risolversi in fine a camminare colle proprie gambe. Udite queste cose l'assemblea generale di Filadelfia, la quale stava per la dependenza, quantunque per volontà di resistere alle insolite leggi del Parlamento a nessuna fosse inferiore, si alterò grandemente, e mandò dicendo a' suoi deputati al congresso generale, avessero ad opporsi ad ogni proposta che fosse fatta, la quale ad una separazione dall'antica patria tendesse, od a cambiare la forma del governo. Quest'erano le tente, che si facevano in America per arrivare all'independenza. Ma ritornando ora alla guerra guerriata, che si faceva sotto le mura di Boston, in due difficoltà, l'una e l'altra grandissime si ritrovavano gli Americani, la prima delle quali si era la carestia delle polveri, che tuttavia continuava, mal grado gli sforzi che si facevano per procacciarne; e l'altra il fine della ferma dei presenti soldati. Essendosi gli Americani, o dati a credere che la contesa si avesse a terminar di breve, ovvero temendo gli eserciti stanziali, avevano i soldati loro condotti solamente pel termine di un anno. Onde correvasi pericolo, che tutto l'esercito si disbandasse sul finir del presente, e così si risolvesse tutto ad un tratto l'assedio. Per rimediare alla prima posero in opera ogni cosa, ed il paese loro non potendo somministrare quella quantità di polvere, che fosse sufficiente, pensarono di andare a farne procaccio presso i forestieri. Molte navi fra le più veloci furon mandate sulle coste della Guinea in Africa, donde ne riportarono quantità grandissime, avendola comprata dalle navi europee, che per quelle spiagge andavano trafficando. I Filadelfiesi conoscendo il buon animo degli abitatori dell'isola Bermuda, ed in quanto bisogno stessero di vettovaglie, vi mandarono un grosso giunco, ed i Caroliniani una corvetta, e levaron circa centodieci bariglioni di polvere. L'assemblea di Massacciusset volle, che gli abitanti non ne consumassero col trarre senza necessità alle fiere, agli uccelli, o per modo di diporto. In questo modo incominciò a scemare nel campo bostoniano il difetto di questo principalissimo istrumento della guerra. Per andar poi all'incontro del finire della condotta dei soldati, il congresso mandò al campo deputati, acciò, accozzatisi col generale Washington, mettessero in uso que' più efficaci modi, che immaginar sapessero, per impedir la risoluzione dell'esercito. Questi delegati eran tutti uomini di gran maneggio, e fra di loro avanzava gli altri di credito e di nome il dottore Beniamino Franklin. Seppero condur questa bisogna con tanta prudenza, che quasi tutto l'esercito consentì, sebbene non senza grave difficoltà, a continuare ne' stipendj. Inoltre il congresso decretò, che l'oste che stava presso Boston, dovesse sommare al numero di più di ventimila soldati, e che le particolari colonie facessero leve di battaglioni a spese del continente. In questi dì si chiarì traditore il dottor Church. Teneva pratiche segrete dentro Boston. Scoperto, essendo egli membro dell'assemblea dei rappresentanti, fu tradotto al cospetto di questa. Non negò, ma disse, che il faceva pel bene della patria. Non provò. Fu casso dall'assemblea. Alcuni credettero, fosse una cicatrice, o sia trattato doppio. Il congresso decretò, fosse tenuto nelle segrete del Connecticut. Il generale Gage ritornò in Inghilterra, chiamatovi dal suo Re. Non riuscì all'aspettazione. Usò i consiglj miti, quando bisognava por mano ai gagliardi, e pose mano ai gagliardi, quando bisognava usare i miti. Arrivò in America accompagnato da molta benevolenza. Ne partì detestato, colpa forse più dei ministri che sua, i quali invece di decreti rigorosi avrebbero dovuto mandare possenti eserciti, o invece di possenti eserciti mandar proposte d'accordo consenzienti colle opinioni americane. Ma gli uomini non sanno per l'ordinario usar tutta la forza loro, nè superare affatto la vergogna del calar agli accordi; e quindi è, che gl'indugi, le peritanze ed i mezzani consiglj rovinano sì spesso le imprese. William Howe, capitano di molto grido e di chiaro sangue, succedette a Gage. Si trovava in questo tempo Washington in molte e gravi difficoltà, le quali derivavano dall'ordinanza del suo esercito, ed ogni dì si accrescevano in proporzione, che quei primi calori dei soldati si raffreddavano. Ogni ora più si persuadeva, che le guerre non si vincono cogli impeti popolari, ma colle buone armi, coi buoni ordini e colla obbedienza. Di tutte queste cose si provava gran difetto nel campo, e principalmente delle due ultime. Un vizio principalissimo quello si era, che siccome la più parte delle genti dell'assedio erano state levate non dall'autorità del congresso, ma sibbene dai maestrati provinciali, così non erano comuni, ma per lo contrario molto differenti gli ordini loro in rispetto alle armi, alle paghe, ai gradi, alla disciplina e ad ogni sorta di fazione militare. La qual disparità quanto fosse per nuocere al pubblico servigio, nissuno è che non lo veda di per sè stesso. Oltreacciò egli aveva fatto gran fondamento sui soldati massacciuttesi, siccome quelli, ch'erano i più numerosi nel campo, e dovevansi riputare, per causa dell'opinione generale della provincia loro, i più zelanti nel proseguir l'impresa, e perciò più inclinati a seguir tutte quelle deliberazioni, che al buon esito della guerra potessero contribuire. Ma però ei fu molto ingannato nella credenza sua. I soldati massacciuttesi, seguendo troppo oltre quel desiderio della libertà, avevano eletto essi stessi i proprj uffiziali; il che nocque incredibilmente alla disciplina; imperciocchè mancando il rispetto verso i medesimi, nissuno voleva prestar obbedienza. Si debbe anche aggiungere, che alcuni fra essi uffiziali non avevan nissun ritegno nel por mano nelle private e nelle pubbliche facoltà. Gridavano libertà per poter senza freno soddisfare all'incredibile avarizia loro. Nè si creda, che poichè tanto afflitta fosse la patria loro se ne muovessero a compassione, o usassero qualche riguardo; che anzi la fame, e per così dire agonia del rapire, e le ingorde voglie parevano crescere all'avvenante dei bisogni di quella. Questa è stata in ogni tempo una peste fatalissima dei popoli ai tempi dei rivolgimenti politici; che i più tristi, i più perduti uomini facciano professione di amare il ben pubblico, e mettano sotto questa coperta ed a man salva ogni cosa a ruba ed in iscompiglio. In questo stato di cose i buoni non son creduti, perchè i tristi fanno le medesime protestazioni ch'essi fanno; ed i tristi non si possono frenare, perchè s'ha bisogno di loro. Un altro vizio dell'esercito americano quello si era, che ciascuna colonia, non il congresso generale, pagava, vestiva e vettovagliava le sue genti; il che era cagione di una discrepanza pregiudiziale molto all'ordine ed alla disciplina. Nè si era ancor immaginato, ovvero in mezzo a tante parzialità non si era potuto creare il maestrato, che chiamano abbondanziere, o contator generale, il quale solo reggesse tutte le bisogne appartenenti al pagare, al vestire ed al vettovagliar gli eserciti. Si aggiungeva a tutte queste cose, che alcuni fra i generali americani avevano preso dispiacere alle promozioni fatte dal congresso, e si erano ritirati sdegnosamente alle case loro. Le malattie ancora s'erano introdotte nel campo, e più di tutte la disenteria, peste cotanto fatale agli eserciti. Avvicinandosi poi la fine dell'autunno, e incominciando il freddo a noiare, i soldati pativano assai dal mancamento delle baracche; non che il congresso avesse questa cosa trascurata: ma gli appaltatori, quantunque avessero ricevuto il denaro dal comune, tuttavia seguendo l'uso loro, non fornivano, e gridavan con tuttociò a gola, che non erano pagati; e pareva, che avessero ragione essi e torto gli altri; tanto sono avviluppati e fini quegli andirivieni ed inorpellamenti loro. Tuttavia Washington colla prudenza ed autorità sua provvedeva ad ogni cosa; e se molta gloria acquistò nell'avere la presente guerra a buon fine condotta, certamente non minore lode gli si debbe per aver tenuto congregato un esercito tanto incomposto, disordinato e bisognoso. Questa è stata del pari, e forse più difficile impresa della prima. Gli Americani, non avvezzi allo spettacolo di un esercito proprio, concorrevano dalle vicine e dalle rimote contrade a vederlo. Uomini e donne arrivavano in copia al campo di Boston, e molto soddisfatti si dimostravano al marziale aspetto dei concittadini loro. I soldati si riconfortavano, e gli altri pigliavano migliori speranze. Gl'Indiani stessi accorrevano. Molto sospettosi di natura ed insospettiti volevano cogli occhi proprj assicurarsi della verità delle cose che avevano udite raccontare. Furon trattati molto civilmente, ed essi per divertir il campo, o per far nascere l'opinione della forza e destrezza loro facevano spesso sembianze e rappresentazioni delle feste e delle guerre a modo loro. Le vicendevoli accoglienze, la nata famigliarità, e la presenza di tante schiere americane unite insieme, che tenevan serrate dentro le mura di una città le soldatesche britanniche, fecero sì, che gl'Indiani, adescati ed attizzati in mille guise dagl'Inglesi, si mostraron tuttavia generalmente avversi al seguitar le bandiere loro; il che fu di grandissimo giovamento ai coloni. Quantunque nissuna fazione di momento si facesse intorno a Boston, erano però spesso commesse leggieri battaglie, nelle quali gli Americani acquistavano nuovo ardire e nuovo desiderio di gloria. Washington molto desiderava che i suoi si mescolassero coi nemici in questi piccoli fatti, acciocchè per l'ozio non venisse a fiaccarsi la virtù loro, e si avvezzassero al romore delle armi, ed al veder in viso il nemico. Intanto crescevano ogni dì più le necessità, in cui si trovava la guernigione di Boston. Le prede che le navi andavano facendo sulle vicine coste, non potevan bastare ad un tanto bisogno. Gli abitanti avevan ritratte le robe loro a' luoghi interni, e quelle che rimanevano, difendevano ostinatamente coll'armi. Nè potevano molto sperar gl'Inglesi di trar le vettovaglie dalle vicine isole o dall'altre parti del continente americano, che continuavano nell'obbedienza del Re, perchè esse stesse ne difettavano. Il qual difetto era prodotto da una provvisione del congresso, per la quale proibì ogni trasporto di derrate o merci dalle colonie verso il Canadà, la Nuova-Scozia, l'isola di San Giovanni, Terranuova, e verso le due Floride, siccome pure a' luoghi, dove gli Inglesi esercitavano le pescagioni. Succedevano frequenti avvisaglie tra gli Inglesi, che cercavano di foraggiare sulle coste di Massacciusset, ed i provinciali che s'ingegnavano d'impedirgli. Per questo aveva il Re ordinato, che le sue navi trattassero nimichevolmente quei luoghi che resistessero all'autorità sua. Inoltre gli abitatori di Falmouth, Terra fiorente e ricca, posta sulle marine di Massacciusset, avevano molestato una nave, la quale cercava di trasportar le robe di alcuni leali. Gl'Inglesi fulminandola colle artiglierie, e venuti anche a terra l'arsero tutta. L'eccidio di Falmouth fu cagione di una molto audace risoluzione dell'assemblea di Massacciusset, la quale poco tempo prima aveva già ordinato, che si armassero navi per proteggere le coste. Decretò, esercitando la potestà sovrana, che si concedessero lettere di marca e di rappresaglia, e si creassero le Corti dell'ammiragliato, per giudicare della validità delle prede. Dichiararono per altro, che l'intenzion loro era solamente di difender le coste, e che si dovessero solo arrestar quelle navi, che inviate fossero a portar vettovaglie a quei soldati, che contro gli Americani esercitavano la guerra. Poco tempo appresso, il congresso generale medesimo, a ciò indotto dalla necessità di tener travagliata la navigazione e le cose degl'Inglesi, e proteggere le sue marine, come pure dall'esempio delle prede fatte dai corsari massacciuttesi, determinò, si construisse ed armasse una flotta di cinque navi da trentadue cannoni, cinque altre di ventotto, e tre di ventiquattro una nel Nuovo-Hampshire, due nel Massacciusset, una nel Connecticut, due nell'isola di Rodi, due nella Nuova-Jork, quattro nella Pensilvania ed una nella Marilandia. Alla quale flotta prepose l'ammiraglio Hopkins. Il congresso parve esitare nel concedere le lettere di marca e di rappresaglia. Prese però una risoluzione, la quale, quantunque in nome meno nimichevole, in essere partoriva per altro i medesimi effetti. Diè facoltà alle sue navi di pigliar tutte quelle che impiegate fossero nel dare assistenza al nemico in qualsivoglia modo ch'esse ciò facessero. Creò anche poco poi le Corti dell'ammiragliato. Così appoco appoco si recava in mano l'autorità sovrana tutta intiera. Usarono gli Americani grandissima diligenza nell'allestir i legni, ed in men che non si poteva credere, un numero grandissimo correva i mari vicini, e faceva molte prede sugl'Inglesi, i quali un tanto ardimento non aspettavano, e si vedevano non senza maraviglia soprappresi su quell'istesso elemento, del quale si erano fin allora tenuti, e stati erano signori. Il corseggiare di questi nuovi navigli riuscì agli Americani molto vantaggioso, e di gravissimi danni cagione agl'Inglesi; perchè il governo britannico informato delle strettezze, alle quali si trovava ridotta la guernigione di Boston, aveva con incredibile spesa imbarcato una copia inestimabile di buoi, ed ogni altra sorta di bestiame vivente, di carni salate e di vegetabili di ogni maniera, e le aveva con una veloce armata alla volta di quella città inviate. I venti contrarj primamente la trattennero per un tempo inaspettato in mare, sicchè i bestiami morirono, ed i vegetabili si guastarono. Il rimanente arrivato sulle coste dell'America diventò preda in gran parte delle navi americane, e ciò spesso sugli occhi stessi dei comandanti delle navi inglesi, i quali o impediti dalle bonacce, o battuti dai venti contrarj non potevano soccorrere i loro. Si difettava massimamente in Boston di legna; al che il governo aveva voluto provvedere con avere imbarcato a bordo delle passeggiere una quantità considerabile di carbone. Queste la maggior parte caddero in mano degli Americani con grandissimo dispiacere e danno sì della guernigione, che dei Bostoniani medesimi, i quali nella stagione aspra, in cui già si era entrato, non avevano di che ardere. Nè solo si mostrò prospera la fortuna agli Americani nell'aver impedito i soccorsi di bocca, che dall'Inghilterra erano stati mandati al presidio, ma eziandio nell'avere intrapreso, come fecero, le munizioni da guerra, e le armi, delle quali essi stessi avevano un presentissimo bisogno. Stretto da tante necessità il generale Howe aveva già mandato fuori di Boston, e fatto trasportare sulla terra-ferma vicina, meglio di settecento bocche inutili. Ecci chi scrive, che tra costoro si trovasse qualche sprazzo di vajuolo. Il che, se vero è stato, non è credibil cosa, sia stato fatto a bella posta per infettare il campo americano, essendo certamente l'animo dell'Howe molto lontano da sì orribile proposito. Certo è bene, che molti fra gli Americani se lo credettero, ed alcuni il pubblicarono; e l'assemblea di Massacciusset o perchè sel credesse ella, o perchè volesse, che sel credessero gli altri, ordinò, si mandassero ad effetto le cautele solite a pigliarsi ne' tempi sospetti di quella peste. Intanto Howe costretto dalle necessità per aver da ardere ordinò, si disfacessero di molte case in Boston; imperciocchè infestando gli Americani colle navi continuamente il mare, ogni speranza di trarre dalle vicine terre le legna ed il carbone era mancata. In questo mezzo la Camera massacciuttese creava cinquantamila lire di sterlini in biglietti di credito; e conoscendo, che gli uomini si lasciano molto condurre alle parole ed ai segni, così essi biglietti fe' fornire in gentil maniera. Era la divisa loro un Americano tegnente nella man ritta una spada, attorno la quale si leggevano queste parole latine: _Ense petit placidam sub libertate quietem_. Colla manca sostentava il seguente motto: _Magna charta_; e attorno, si leggeva così: _Fatti in difesa dell'Americana libertà_. La medesima Camera ordinava, si portasse da ardere all'esercito. Queste cose, egli pare, facessero quasi per maladetta forza, essendosi molto raffreddati gli animi loro, o per impazienza o per avarizia. Il generale Lee, che aveva sciolto molto il freno della lingua, e svertava ogni cosa, gli biasimava aspramente, e gli chiamava alla discoperta torpidi e timidi, siccome quelli, che per non perdere l'aura popolare, non si ardissero por mano ai risoluti consiglj, e venire in sul toccare i cofani. Il congresso generale poi decretava, che colle medesime pene, le quali fosser fatte portare a coloro fra gli Americani, che caduti erano in mano del nemico, fosser puniti per la legge del taglione quelli, i quali caduti in poter loro avessero dato favore alla ministeriale oppressione. E di vero erano nate molte querele tra l'una parte e l'altra in rispetto ai trattamenti usati ai prigionieri di guerra. Abbiamo molte lettere scritte in istile molto risentito all'un l'altro dai generali Gage e Washington intorno questa cosa. E siccome è probabile, che da ambe le parti si magnificassero i danni, così egli è certo, che non si è fatto coi prigionieri a buona guerra, e che si procedette contro i medesimi con molta inumanità. Del che nissuno deve pigliar maraviglia, essendo questi i soliti frutti delle cittadine guerre. In tal modo travagliavano in sul finir del presente anno le cose civili, e quelle appartenenti alla guerra nella provincia di Massacciusset, e specialmente intorno le mura di Boston. Quei di dentro non s'ardivano saltar fuori, e diventavano ogni ora più stremi di vettovaglie e di legna da ardere, mentre quei di fuori non s'attentavano di assaltargli, e si credevano di dover vincere alla fin fine questa pruova di piano e di queto. Ma la fazione più importante di tutto questo anno si fu quella dell'invasione del Canadà tentata dall'armi americane. Aveva il congresso considerato, che non senza grave cagione aveva il governo inviato per governatore in quella provincia il generale Carleton, uomo di animo invitto, di mente vasta, e di chiaro nome nelle faccende militari; ed investitolo, siccome già abbiam veduto, di sì piena autorità, che nissun governatore prima di lui ne aveva a gran pezza avuto altrettanta. Sapeva, ch'egli ogni sforzo faceva per far levar i Canadesi e gl'Indiani, e spignerli all'armi contro le colonie. E sebbene da principio molta ripugnanza avesse incontrato tra i primi, temevasi però, che coll'arti e coll'autorità sua riuscisse finalmente a potergli soldare. Non ignoravasi la disposizione in cui erano i popoli del Canadà, i quali erano, siccome Francesi, poco stabili, e non poco irritati all'atto di Quebec, siccome quello, che sebbene la religion loro favorisse, gli metteva però di nuovo sotto l'antica soggezione verso la nobiltà, ch'essi detestavano; e non si voleva trasandar l'occasione di far profitto di questo mal animo loro, prima che Carleton svolti gli avesse. Speravasi, che giunti colà gli Americani vittoriosi, non avrebbero i Canadesi esitato ad abbracciar le parti loro per l'odio che portavano alla nobiltà, e per la moderazione, colla quale gli Americani eran soliti procedere nelle cose appartenenti alla religione. La provincia del Canadà era allora sfornita di soldati di ordinanza, i quali tutti erano stati chiamati a Boston. Aveva per altro il congresso avuto intenzione, che nella vegnente primavera era il governo per fare un grande sforzo in quella provincia, mandandovi in copia armi, soldati e munizioni per assalir le colonie alle spalle. La qual cosa, se si fosse aspettata, senza farvi contro nissun rimedio, era da dubitarsi di qualche gran male. Imperciocchè i coloni, assaltati nel medesimo tempo di fronte ed alla coda, non avrebbero potuto resistere. Dava eziandio favore a questo disegno il felice evento dell'impresa di Ticonderoga e di Crown-point, per la quale era stata aperta agli Americani la via del Canadà. Pensavano, che si dovesse usar bene la presente occasione, in cui le soldatesche britanniche erano tutte rinchiuse in Boston, ed avevan là ben che fare, senza che andar potessero a prestar ajuto in una parte sì lontana dalle province della lega. Ma vi era da temere, che se s'indugiasse, avrebbe il governo inglese fatti gli opportuni provvedimenti per opprimere ad un tratto le colonie, ed all'antica divozione ritornarle. Nè non era da non curarsi la considerazione, che sui principj massimamente dei moti popolari si deve far dai Capi qualche rilevata impresa per confermar gli animi; senza di che si corre pericolo, che si raffreddino, e, deposta la foga, si ricompongano nella pristina quiete con grave danno e perdita loro. Nelle imprese dubbie, che i popoli sollevati tentano, la speranza ed il timore nascono e si depongono prontissimamente. Al che si debbe aggiungere, che altrettanto più ostinatamente difendono i popoli una causa, quanto più la credono giusta; ed altrettanto giusta la credono, quanto essa è felice. Da tutte queste ragioni mosso il congresso, si risolvette a far la spedizione del Canadà. Nella qual cosa però non è, che gli uomini prudenti non trovassero molte e gravi difficoltà. Questo non era più un volere star sulle difese, ma sibbene un offendere gravissimamente quel principe, al quale protestavano ancora fedeltà, portando le armi in una sua provincia, la quale in nissun modo gli aveva chiamati. Quest'era non solamente incitar con parole i sudditi quieti e non offesi alla resistenza contro l'autorità legittima del proprio sovrano, ma ancora occupar violentemente il paese loro, e trargli per forza a parte della sedizione. Si doveva temere, che un sì audace disegno non discoprisse troppo le intenzioni del congresso generale, e che perciò quelli fra i coloni, i quali di buona fede combattevano per ottener dal governo la rivocazione delle novissime leggi, e desideravano, detestando la totale separazione dalla Gran-Brettagna, di ritornare all'antica obbedienza, si ristassero, ed i compagni abbandonassero. Nè non istavano molti senza apprensione, che si perdesse per l'esecuzion di questo disegno quel favore, che molti abitanti dell'Inghilterra, e parecchj membri del Parlamento avevano sin allora alla causa dell'America prestato, perchè in tal caso, da sudditi offesi diventati sarebbero pregiudiziali nemici, da uomini oppressi soldati oppressori, da cittadini difendentisi contro una sembianza di tirannide insaziabili assaltatori di una pacifica provincia. Si doveva anche credere, che il timore che non fossero messe a sacco ed a ruba le merci e le proprietà inglesi, che in gran copia si ritrovavano ammassate nel Canadà, e massimamente nella città di Quebec, alienasse molto gli abitatori dell'Inghilterra. Ma però si discorreva dalla contraria parte, che allorquando si è già venuto all'armi e sparso il sangue, il persistere nella guerra difensiva, egli è un lasciar migliori condizioni all'inimico, il quale non ha il medesimo rispetto; che giacchè si era la guerra incominciata, si doveva essa con tutti i più efficaci mezzi continuare, e che certamente nissuno più efficace si poteva immaginar di quello di assalire e preoccupare il nemico nella sua parte più debole. Si osservava, che l'Inghilterra non avrebbe usato questa distinzione delle difese e delle offese, ma che avrebbe esercitato sopra tutti indistintamente la medesima vendetta; che l'armi sole, e queste gagliardamente e pienamente usate, e non i timidi rimedj quelli erano, che dovevano gli Americani dagli estremi danni preservare; che la felicità dell'impresa, la quale molta probabilità aveva, non solo i titubanti, ma forse anche gli avversi avrebbe conciliato, e che ogni tentativo che l'uomo faccia, qualche parte d'incertezza s'incontra e qualche pericolo; ma che non debbono perciò ristarsi gli animi generosi. Ricordavasi quell'antico motto, _che chi non fa quando e' può, non fa quando e' vuole_. Riflettevasi finalmente, che gli acconci parlatori delle due Camere del Parlamento o per amor della libertà, come dicevano, o certo almeno per l'ambizione e per l'agonia di contraddire ai ministri, non si sarebbero rimasti dal lodare, non che dal difendere la causa degli Americani, quantunque questi avessero fatto peggio, che assaltare la provincia del Canadà. Fatta la risoluzione non fu lento il congresso a fare tutti quei provvedimenti, ch'erano a sì importante spedizione necessarj. Tremila soldati, parte abitatori della Nuova-Inghilterra, e parte Jorchesi furono trascelti all'impresa. Erano capitanati da due brigadieri generali Wooster e Montgommery, ed avevano per capitano generale il maggiore generale Schuyler, uomini tutti, in cui l'America aveva grandissima fede collocata. E siccome per arrivar nel cuore del Canadà, bisognava far la via del lago Champlain, dei fiumi Sorel e San Lorenzo, dei quali l'ultimo largo e profondo bagna le mura di Quebec, città capitale della provincia, così si era dato opera a construrre piatte a Ticonderoga ed a Crown-point per trasportar le soldatesche, ovunque d'uopo fosse. Dovendosi poi andare in una provincia, la quale non era nella lega americana entrata, e che si reggeva alle sue proprie leggi, non si poteva sperare che gli abitanti suoi ricevessero i biglietti di credito che correvano nelle colonie, e medesimamente si abborriva, che i soldati vivessero a discrezione in una contrada, che s'intendeva doversi rendere favorevole ed amica. Perciò il congresso aveva, fatto un sforzo, raggranellato cinquantamila dollari in ispecie, e destinatigli alla spedizione. Egli era ancora necessario per assicurarsi alle spalle, che si confermassero nell'amicizia gl'Indiani, che abitavano le rive del fiume Mohack, che mette in quello del Nort un poco al di sopra di Albanìa. Perciò il generale Schuyler si era fermato in questa città, e teneva continue pratiche coi medesimi, coi quali esercitava grandissima autorità. Era già arrivato Montgommery a Crown-point accompagnato da una parte dell'esercito, e stava aspettando l'arrivo del rimanente. Carleton, che stava molto avvisato, vedendosi venire tanta piena addosso, e pensandosi che, se s'impedisse agli Americani l'entrare nel fiume Sorel, sarebbe loro impossibil cosa stata il penetrar nel Canadà, aveva fatto construrre ed armare un grosso giunco, con altri legni minori, e dal Forte di San Giovanni intendeva di fargli innoltrare sino all'emissario del lago nel Sorel, sperando in tal modo, e non senza ragione, di chiudere affatto il passo agli Americani. Montgommery, avutone intenzione, giudicando questo disegno di Carleton di quella importanza ch'egli era, determinò di preoccuparlo, e si mosse, con quelle poche genti che aveva, verso il Sorel. Entratovi andò ad occupare l'isola delle Noci, la quale giace sull'entrar del fiume presso il lago. In questo mezzo arrivava Schuyler da Albanìa, non senza però aver prima lasciato gli ordini opportuni per far marciar le genti della spedizione all'isola delle Noci. Quivi accozzatisi i due generali mandarono un bando ai Canadesi, col quale gli esortavano a congiungersi cogli Americani per difendere le libertà loro, e dichiararono, ch'essi entravano nella contrada, non come nemici, ma come amici e protettori, e che solo avrebbero combattuto contro le guernigioni inglesi. Per accoppiar poi alle dimostrazioni la forza, determinarono di avvicinarsi al Forte San Giovanni, il quale, posto alla sinistra riva del Sorel, tutto lo signoreggia ed impedisce il transito verso il San Lorenzo. Adunque si mossero, sebbene senza artiglierie, verso San Giovanni, e sbarcarono ad un miglio e mezzo distante dal Forte dentro di una palude, per la quale marciarono, serbando gli ordini, verso il medesimo a fine di riconoscere il luogo. In questo mentre ebbero a ributtare un feroce assalto degl'Indiani, i quali volevano impedire, non guadassero un fiume. Dispersi quelli, gli Americani si accamparono la notte a veggente del Forte, ed incominciarono a farvi le trincee. Ma avuto avviso, che il Forte era ottimamente munito, non isperando di far frutto per allora, se ne ritornarono il giorno seguente all'isola delle Noci, dove determinarono di aspettare i rinforzi e le artiglierie. Quivi per impedire il passo alle navi di Carleton da San Giovanni al lago chiusero la riviera, che quivi ha il suo letto molto angusto, con macchine opportune. Intanto ritornava Schuyler ad Albanìa per ultimar il trattato cogl'Indiani, e per accelerar l'arrivo dei soccorsi all'isola delle Noci. Ma quivi o trattenuto dagli affari, od impedito dalla malattia, imperciocchè ei pativa di gotte, si ristette, di maniera che tutto il governo della guerra del Canadà rimase nelle mani del solo Montgommery, uomo per altro molto capacissimo a sostentare un tal peso. Incominciò egli con opportune pratiche a spiccar gl'Indiani dalle parti di Carleton, acciocchè stessero neutrali, il qual fine ottenne senza molta difficoltà. Poi essendo arrivati i rinforzi e le artiglierie, deliberò di andare a porre l'assedio a San Giovanni. Consisteva il presidio in cinquecento, o seicento soldati d'ordinanza, con dugento Canadesi capitanati dal maggiore Preston. Ma l'esercito del Canadà, siccome tutti gli altri delle colonie unite, avevano carestia di polvere e di palle d'artiglieria, e perciò si faceva poca impressione contro la Fortezza. Si aggiungeva a questa difficoltà il difetto della disciplina nelle truppe provinciali ritrose e male obbedienti ai comandi. A questo rimediava il Montgommery colla pazienza, colle promesse e colle minacce, ajutate tutte dalla sua magnanimità e dall'autorità della persona sua, che presso tutti era grandissima. Per superar poi la prima offerì la fortuna un mezzo favorevole. È posto un poco sotto il Forte San Giovanni, pure sul fiume medesimo di Sorel, un altro piccolo Forte chiamato Chambli, il quale non avevano gl'Inglesi fornito, perchè credevano che il nemico non vi potesse arrivare, se non si fosse prima impadronito di quello di San Giovanni. A questo voltò tosto il pensiero il generale americano. Mandovvi un buon polso di genti tra coloni e Canadesi sotto i comandamenti dei maggiori Brown e Livingston, i quali arrivati alla non pensata entrarono nel Forte, e se ne fecero padroni. Il presidio, ch'era debolissimo, fu fatto prigioniero. Vi si trovarono alcuni pezzi di artiglieria con centoventiquattro barili di polvere. Le bandiere inglesi conquistate furon mandate a gran festa al congresso. Gli Americani, ottenute le munizioni, delle quali mancavano, strinsero l'assedio di San Giovanni, aprirono una batteria a dugento cinquanta passi dal Forte, e vi piantarono le artiglierie. Molte bande di Americani correvano il paese tra il fiume Sorel e quello di San Lorenzo, dove furono ricevuti con grandissime dimostrazioni di allegrezza dai Canadesi, i quali venivano ad unirsi con loro a schiere, portando armi, vettovaglie e munizioni. Trovandosi adunque superiori, si accrebbero loro gli animi, ed i due Capi, il colonnello Allen ed il maggiore Brown, l'uno e l'altro gente molto avvisata, fecero la determinazione di sorprendere e pigliar per una battaglia di mano la città di Monreale, capitale del Canadà superiore, posta in un'isola fatta da due rami del San Lorenzo. Allen pervenuto a Longueil, trovate le barche, traversò il San Lorenzo di notte tempo sotto Monreale. Doveva nell'istesso tempo varcare Brown: ma mancò; onde l'altro si trovò in pericoloso frangente. Carleton, il quale era allora in Monreale, ed era uomo, che sapeva bene usar le occasioni, conosciuta la debolezza dell'Allen, gli venne all'incontro con alcune centinaia d'uomini tra Inglesi, Canadesi ed Indiani. Si attaccò una feroce mischia, nella quale Allen si difese con molto valore. Ma sopraffatto dal numero, perduti molti de' suoi, ed abbandonato dagli altri, principalmente dai Canadesi, fu costretto ad arrendersi. Il governatore non volle far seco lui a buona guerra; ma, fattolo incatenare, lo mandò in Inghilterra. Il governatore, preso nuovo ardire da questo prospero successo, si determinò a far qualche pruova per liberar dall'assedio San Giovanni. A quest'effetto aveva raggranellato tra Indiani, Inglesi e Canadesi un buon numero di soldati. Ma non credendosi di aver forza sufficiente per ottener il suo fine, deliberò di partir da Monreale per andarsi a congiungere col colonnello Maclean, il quale col reggimento di Scozzesi chiamato i _Reali Montanari fuorusciti_ occupava la foce del Sorel nel San Lorenzo. Intendeva egli con queste genti unite poter con sicurezza marciare contro Montgommery, e levar al tutto l'assedio. La fortuna non favorì il disegno. Stando il generale americano in sospetto, che la guernigione di Monreale governata da un uomo tanto sagace ed attivo, quanto Carleton si era, non facesse qualche motivo, aveva fatto correre da numerose schiere de' suoi la riva dritta del destro ramo del San Lorenzo. Il governatore, preparata ogni cosa, ed entrato nei battelli si attentava di passar il fiume per andar a sbarcare dall'altra parte a Longueil. Accortisi del disegno gli Americani condotti dal colonnello Warner piantarono le artiglierie in riva del fiume, e cogli archibusi stavano pronti a ributtare il nemico. Lasciarono avvicinare le navi del governatore, contro le quali, giunte ch'esse furono a gittata, scaricarono le armi, ma principalmente le artiglierie, che trassero a schegge. Le genti del governatore soprapprese da questo improvviso impeto, tosto si disordinarono. Abbandonata l'impresa si ritirarono di nuovo dall'altra parte del fiume a Monreale. Il colonnello Maclean, avute le novelle delle cose poco felicemente succedute intorno Longueil, si ritirava a Quebec, lasciando libera agli Americani la bocca del Sorel. Intanto si procedeva caldamente nell'assedio di San Giovanni. Montgommery si era già molto colle sue trincee avvicinato alla murata, e si apparecchiava a dar l'assalto. Ma quei di dentro si difendevano gagliardamente, e non facevano alcuna vista di volersi arrendere, quantunque incominciassero a difettar di vettovaglie. Arrivarono finalmente i certi avvisi della rotta ricevuta da Carleton, e Montgommery mandò tosto dentro un trombetto accompagnato da uno dei prigionieri fatti dal Warner con una lettera per informar Preston di quell'avvenimento, che gli toglieva ogni speranza di soccorso, e per esortarlo a por giù un'ostinata difesa, la quale altro non era per partorire, che uno inutile spargimento di sangue. Ricusava dapprima Preston, e domandava qualche giorno di soprastamento. Ma l'Americano non poteva consumar il tempo inutilmente, essendo già molto innoltrata la stagione. L'Inglese fu obbligato ad arrendersi il giorno tre di novembre, dopo un mese e mezzo d'assedio, salve le robe e le persone, e con tutti gli onori della guerra. Furon condotti prigionieri per la via di Ticonderoga in quelle colonie, che furon credute più accomodate. Così venne in poter degli Americani il Forte di San Giovanni, il quale dopo la perdita di Ticonderoga e di Crown-Point era meritamente riputato la chiave del Canadà. Vi si trovarono diciassette bocche da fuoco tutte di bronzo, ventidue di ferro, sette bombarde, con una quantità notabile di palle e di bombe, ed alcuni attrezzi navali; munizioni da guerra e da bocca poche, essendo state logorate. Preso il Forte di San Giovanni corsero tosto i provinciali ad occupar le bocche del Sorel, e quella punta di terra, che questo fiume forma nella sua congiunzione col San Lorenzo. La cosa era di somma importanza per impedire, che le navi armate, le quali il governatore teneva allestite a Monreale, non potessero, calando a seconda dell'acqua pel San Lorenzo, salvarsi a Quebec. Si aveva speranza eziandio d'intraprendere la persona stessa di Carleton, il quale si trovava tuttavia in Monreale, città, che non essendo fortificata, non era capace di alcuna difesa. A questo fine rizzarono i provinciali batterie su quella punta, ed essendo il fiume molto largo construssero con grandissima sollecitudine foderi e batterie galleggianti, colle quali non solamente impedirono il transito all'ingiù al naviglio del governatore, ma di più, assaltatolo, l'obbligarono a ritirarsi verso Monreale. Tutto quell'apparato navale, ed il governatore medesimo correvano grandissimo pericolo. Arrivava intanto sotto le mura di Monreale Montgommery il giorno dopo, che Carleton ritrattosi a bordo delle navi l'aveva abbandonato. Gli abitanti proposero incontanente molti articoli di capitolazione, ai quali Montgommery non volle ratificare, allegando, che non essendo essi in istato di difesa non potevano far accordo, e perciò intimò loro, si arrendessero a discrezione. Tuttavia essendo egli non meno cortese, che valoroso, ed ornato di tutte quelle virtù civili, che in uomo capir possono, concesse ai Monrealesi umanissime condizioni, promettendo loro con una scritta di sua mano, che avrebbe protetto le proprietà, le persone e la religione. Aggiunse, volendo accennare un accordo e lega colle colonie unite, che sperava, che i civili e religiosi diritti di tutti i Canadesi stati sarebbero stabilmente constituiti da un provinciale congresso; che le Corti di giustizia sarebbero ordinate a modo della costituzione inglese, e generalmente, dei chiesti patti, concesse tutti quelli, che la sicurezza del suo esercito, ed i suoi ulteriori disegni potevano consentire. Queste cose faceva Montgommery non solo, perchè così portava l'animo suo, che invero era cortesissimo e liberalissimo, ma eziandio per dar sicurtà agli altri Canadesi, e principalmente agli abitatori di Quebec, acciocchè, deposto ogni timore, e confidandosi affatto nella fortuna e nella fede sua, alle parti americane si accostassero. Assicurati così gli abitanti di Monreale, entrò vittorioso nella città addì tredici di novembre. Le genti di Montgommery, essendo mal in arnese, erano grandemente noiate dal freddo della stagione, che incominciava ad innoltrarsi, e dal rigor di quel clima. Specialmente nel viaggio loro da San Giovanni a Monreale, essendo quelle terre molto basse e piene di fango, incontrarono molte fatiche e disagi, i quali però sopportarono con incredibile pazienza. Ma giunte in Monreale incominciarono ad inritrosire; e molti soldati, essendo terminata la condotta, se ne volevano alle case loro ritornare. Ma Montgommery colle parole e coll'autorità sua, e coll'aver partiti fra di loro nuovi abiti di panni trovati in quella città, e comprati a buon prezzo, ne fermò una parte. Gli altri se n'andarono, sicchè diminuì l'esercito già non troppo grosso. Ma più crescevano gli ostacoli, e più s'infiammava nell'impresa quell'animo smisurato del Montgommery. Coll'essersi i provinciali renduti padroni di Monreale, si era tolta ogni speranza al navilio del governatore. Si trovava questi come assediato in quella parte del fiume San Lorenzo, ch'è compresa tra quella città e le bocche del Sorel. Sotto gli serravano il passo le batterie galleggianti, ed i foderi armati con artiglierie sotto i comandamenti del colonnello Easton. La presa del governatore stesso pareva inevitabile; la quale se avesse avuto luogo, si sarebbe ad un tratto terminata la guerra del Canadà, e gli Americani avrebbero acquistato tutta questa provincia colla città di Quebec. Tutta la somma della guerra, tutta la speranza della vittoria era posta nella sola persona del governatore, il quale coll'animo suo invitto, colla prudenza e colla sperienza governava ogni cosa. In così imminente pericolo ei trovò la via di scampare, quando pareva più vicina la perdita sua. Montato su d'un battello, e fatto avviluppare i remi per diminuire il romore dei medesimi in sul batter dell'acque, ebbe la ventura di passare, usando l'oscurità della notte, a traverso delle guardie delle navi nemiche, e di ritornarsene sano e salvo a Quebec. Il generale Prescot, che, partito Carleton, aveva il comando delle navi, fu obbligato ad arrendersi. Vennero in mano dei provinciali il generale stesso con molti altri uffiziali, alcuni gentiluomini, che tenevano i maestrati civili nel Canadà, i volontarj canadesi, e molti soldati inglesi, i quali tutti avevano cercato rifugio a bordo delle navi, quando Montgommery si era avvicinato a Monreale. Lasciate le guernigioni in Monreale e nei Forti di San Giovanni e Chambli per tener aperta la via tra Quebec e le colonie, conservar nella divozione i Canadesi, e tener in rispetto gl'Indiani, siccome pure le guernigioni di Detroit e di Niagara, s'incamminava alla volta di Quebec con poco più di trecento soldati, che soli rimanevano di tutto l'esercito. Mentre così si travagliava nelle parti superiori del Canadà, sovrastava da una parte inaspettata un presentissimo pericolo alla città stessa di Quebec. Aveva Washington nel campo suo presso Boston concetta nell'animo una impresa molto mirabile per la novità sua, e per la difficoltà ed i pericoli, che si dovevano superare nel mandarla ad effetto. Ma se ella era arrisichevole, non era meno utile. Ei pensò, che una via vi doveva essere, quantunque non battuta, e solo corsa dai montanari a' buoni tempi, la quale dalle parti superiori del Nuovo-Hampshire e della provincia di Mena guidasse a traverso deserti, paludi, bricche e montagne pressochè inaccessibili nel Canadà inferiore dalla parte di Quebec. Considerò, che una impressione fatta in questo luogo sarebbe tanto più efficace stata, quanto più era inaspettata. Conciossiachè non solamente nissun esercito era mai passato per quelle solitudini aspre e selvagge, ma eziandio nissuno si era mai recato in mente, che ve ne potesse alcuno passare. Sapeva egli, che la città di Quebec non era a gran pezza fornita delle cose necessarie alla difesa. Il disegno di Washington era molto opportuno per cooperare con quell'esercito, che doveva per la via trita dei laghi e del Sorel penetrare nel Canadà superiore. Si sapeva, quanto deboli forze avesse seco Carleton, e che non poteva, dividendole opporsi con qualche speranza a due eserciti, che lo assalissero, uno verso Monreale, e l'altro dalla parte di Quebec. S'ei si ostinasse a difendere il paese intorno Monreale, Quebec veniva in poter degli Americani. S'egli per lo contrario accorreva a Quebec, avrebbero essi occupato Monreale, e tutte quelle vicinanze. Il governo di questa insolita e difficile fazione fu commessa al colonnello Arnold, uomo, non che audace, temerario, e con ciò di grand'ingegno e di ammirabile fortezza. Furono scelte a quest'impresa dieci compagnie di archibusieri, tre di corridori ed una di artiglieri sotto gli ordini del capitano Lamb. Seguivano alcuni volontarj, tra i quali il colonnello Burr, quegli, che fu poi vice-presidente degli Stati Uniti d'America. Sommavano in tutto a undici centinaia di soldati. Scorre per la provincia di Mena un fiume, che i paesani chiamano Kennebec, il quale sorge dalle montagne che dividono questa provincia da quella del Canadà, e correndo da tramontana verso ostro, va a mettere in mare poco lungi da Casco-Bay. All'opposto delle sorgenti della Kennebec, dall'altra parte dei monti, e non molto distante da quelle, nasce un altro fiume chiamato Chaudiere, il quale va a sboccare nel fiume di San Lorenzo poco sopra alla città di Quebec. Tra le sorgenti della Kennebec e della Chaudiere havvi un tratto, per dove si passa da una sorgente all'altra tra aspre montagne, e, come suole, impedito da spessi torrenti e paludi. Non si trova in tutti questi luoghi anima vivente. Questa è la via che le genti dell'Arnold dovevano tenere per arrivare a Quebec. Aveva egli ricevuto ordini convenevoli per corrispondere all'esercito di sopra per mezzo degli Indiani di San Francesco, i quali abitano le rive di un fiume di questo nome, posto tra quel della Chaudiere ed il Sorel. Doveva ogni ingegno usare per mantenersi i Canadesi amici, e per tener avvisato il generale Washington di tutto ciò, che accadesse alla giornata. Ei portava seco mille lire di sterlini, e bandi pei Canadesi in copia. Imperciocchè in quei tempi, come poi, di bandi, che ora gl'Italiani chiamano con vocabolo dedotto dai Latini, ma in effetto pel pizzicore di parlar francescamente, _proclami_ e _proclamazioni_, non v'era penuria. Adunque Arnold con tutto questo apparato e tutte queste genti piene di ardire e di speranza, partì dal campo di Boston verso la metà di settembre, ed arrivò al porto di Newbury, situato alle foci del fiume Merrimack; donde imbarcatosi sulle navi, che ivi lo aspettavano, pervenne per via del mare alle bocche della Kennebec nel Nuovo-Hampshire. Spirando il vento favorevole entrarono nel fiume, ed arrivarono alla villa di Gardiner, dove, imbarcate su dugento battelli le vettovaglie e le armi, procedettero su pel fiume sino al Forte Wester situato sulla destra riva. Da questo luogo le genti furono divise in tre schiere, la prima delle quali composta tutta di corridori, e guidata dal capitano Morgan, si mosse oltra per andar a sopravveder il paese, tentare i guadi, preparar le strade, e soprattutto riconoscere un luogo di porto, ch'essi chiamano nella lingua loro _portaggio_. Sono questi portaggi luoghi de' fiumi, dove, cessando di esser navigabili, è mestiero portare a braccio od a soma tutte le cose, e per fine le navi stesse, fin dove di nuovo diventano atti a potersi navigare. La seconda schiera partì il giorno dopo, e la terza il posdomane. Le acque erano molto rapide, il letto del fiume sassoso, interrotto spesso da cadute e da altri impedimenti. Accadeva non di rado, che le acque superavano, ed entrando nei battelli o guastavano, o sommergevano le vettovaglie e le munizioni. Ai numerosi porti, o sia portaggi erano obbligati non solo a caricare e scaricar le navi, ma eziandio a recarsele in sulle spalle, e portarle oltre ai luoghi navigabili. Per la via di terra non s'incorreva in minori difficoltà, che per quella dell'acqua. Dovevasi penetrare per foltissime selve, valicare aspri monti, guadare profonde paludi, e superare orribili precipizj. Questi ostacoli tutti dovevan vincere i soldati portando addosso ogni roba loro. Perciò procedevano molto lentamente. Incominciavano le vettovaglie a venir meno, primachè si arrivasse alle sorgenti della Kennebec, sicchè molti furon costretti a mangiarsi i cani, od altro cibo più insolito e sozzo, che lor venisse fatto di trovare. Molti consumati dalle continue fatiche, e stenti ammalavano. Tosto che si toccarono le fonti della riviera morta, ch'essi chiamano _Dead-river_, e che è un ramo della Kennebec, il colonnello Enos ebbe ordine di mandar indietro gli ammalati e tutti quelli, ai quali, non si potessero somministrar i viveri. Ma egli usando la occasione, se ne ritornò con tutta la sua schiera al campo di Boston. Vedendolo comparire, si commosse l'esercito a grave sdegno contro di lui, siccome quelli, che i proprj compagni avesse abbandonato in un estremo pericolo, e perciocchè la sua diserzione poteva guastar tutto l'esito della impresa. Ma però tratto in giudizio fu assoluto, essendosi conosciuto, che in quei luoghi strani e deserti era impossibile trovar vettovaglie per tutti. Intanto Arnold colle due prime schiere seguitava il suo cammino, avendo consumato trentadue giorni nello attraversare una spaventevole solitudine, dove nè abitazione, nè volto umano s'incontrò a vedere. Le paludi, le montagne, i precipizj si appresentavano ad ogni passo, e parevano spegnere ogni speranza non che di riuscita, di salute. La morte desideravano più, che temessero. Le fatiche, gli stenti, i disagi erano senza fine. Pure persistevano con incredibile costanza, e la necessità, non che altro, gli sostentava nell'estremo caso. Arrivati in sulle lari, o sia in su quella più alta sommità dei monti, che dividono le acque della Kennebec da quelle della Chaudiere e del fiume San Lorenzo, quel miserabile avanzo di vettovaglie, che si trovavano in pronto, divisero in eguali parti fra tutte le compagnie, e fu detto loro, corressero avanti a cercar ventura, poichè quella era la sola speranza che rimaneva di salvamento. Arnold stesso precedeva tutti gli altri, e stracorreva qua e là per riconoscere i luoghi e cercar vettovaglie. Le compagnie erano ancora a trenta miglia lontane dai luoghi abitati, quando si trovarono, aver logorato insino all'ultimo boccone. Già si disperavano; quando ecco arrivare a precipizio Arnold, che tornava dalla busca, e portava di che soddisfare ai primi bisogni della natura. Si spingevano avanti, e finalmente con incredibile allegrezza discoprirono le fonti della Chaudiere, e pocostante divallatisi vieppiù, incontrarono le prime abitazioni dei Canadesi. Questi si mostrarono ottimamente affetti verso il congresso, e porsero tutti quegli ajuti che potettero. Arnold, che si affrettava, ed era impaziente di côrre il frutto di tante fatiche e di tanti pericoli non volle fermarsi, se non se quanto fu necessario, perchè giugnesse il retroguardo, e si raccogliessero gli smarriti. Quindi mandò fuori un bando del generale Washington scritto nello stesso stile, che quello di Schuyler e di Montgommery. Si esortavano i Canadesi ad entrar nella lega ed a condursi alle bandiere della general libertà; si affermava, che non venivano per rubare o perseguitare, ma per proteggere le proprietà e le persone, e che riputavano trovarsi dentro ad una contrada amica. Stessero adunque; non fuggissero dagli amici loro; fornissero aiuti e viveri, dei quali sarebbero largamente rimeritati. Di nuovo incominciarono a marciare, ed arrivarono il nove di novembre ad un luogo detto Pont-Levì, posto rimpetto a Quebec sulla destra riva del fiume San Lorenzo. Se gli abitatori di Quebec rimanessero stupefatti all'apparizione di queste genti, nissuno il domandi. Non potevano restar capaci, nè come, nè per qual via fossero in quelle spiagge pervenute. La cosa pareva loro non che maravigliosa, miracolosa; e se in quella prima giunta Arnold avesse potuto valicar il fiume e venir sopra Quebec, se ne sarebbe fatto padrone. Ma il colonnello Maclean, avendo avuto avviso per tempo delle cose per mezzo di una lettera, o intrapresa, o consegnata a posta, la quale Arnold, quando stava sulle fonti della Kennebec, aveva fidato ad un Indiano di quelli di San Francesco, perchè la recasse al generale Schuyler, aveva fatto opportunamente ritirar le navi dalla destra alla sinistra riva del fiume. Oltreacciò soffiava a quei dì un vento tanto gagliardo, che non si sarebbe potuto traversare il fiume senza un presentissimo pericolo. Quest'impedimenti preservarono la città. Arnold intanto fu obbligato a soprastare molti giorni, e solo poteva sperare di poter passare di notte tempo; poichè la fregata il Lizard sorta in sull'ancore presso la città, ed altri legni armati più piccoli, guardavano il passo. Ma per lo spazio di molte notti il vento soffiò più forte, che di giorno. I Canadesi avevano Arnold fornito di battelli; e solo aspettava il tempo opportuno per tentar il passo. In questo mezzo la città di Quebec si trovava in grandissima debolezza, sia perchè essa era in parte sia per la pochezza della guernigione. I negozianti ed abitanti inglesi stavano molto di malavoglia per motivo delle leggi francesi testè introdotte nella provincia, e del poco conto, in cui il governo aveva le petizioni loro tenute. Si querelavano, che tutte le grazie, tutti i favori fossero volti agli abitanti francesi, e che la cura di volersi rendere benevoli questi nemici avesse nella mente dei reggitori fatto disprezzare gli amici; ch'essi Francesi montati in superbia non cessassero di oltraggiare e di soperchiare gl'Inglesi; che nelle brigate andassero questi umili servitori mettendo a bello studio discorsi intorno gli affari di Stato, e, battendo intorno le buche per fargli uscire, a fine di poter andar poscia a rapportar i detti loro a coloro, che avevano il governo in mano. Così, dicevan essi, quella libertà, di cui godono gl'Inglesi nei fatti e detti loro, si trasformava in pruova di poco affetto e di sinistri disegni. Si dolevano eziandio della licenza militare, e finalmente molto alterati si mostravano all'essere stata la città lasciata senza presidio, allorquando le soldatesche erano state mandate contro i ribelli verso il Sorel e Monreale, ed al non essere state in quel frangente ordinate le compagnie delle milizie cittadine. Nè pare, che gran fondamento si dovesse fare sulla fede dei Francesi, i più dei quali erano titubanti, ed alcuni anche avversi. Da un altro canto il presidio era debolissimo, e solo consisteva nelle compagnie dei reali Irlandesi del Maclean, ed in quelle delle milizie, le quali in ultimo per la diligenza del vice-governatore erano state messe in assetto. II Consiglio degli uffiziali delle navi non aveva permesso che le compagnie de' marinari sbarcassero a terra a causa della stagione molto tarda e delle difficoltà della navigazione. Ma tostochè si videro comparire dall'altra parte del fiume le insegne americane, tutti i cittadini o soldati, o non soldati, o uomini da terra, o da mare, o Francesi, o Inglesi, che si fossero, riuniti dal comune e vicino pericolo, e volendo le ricchezze loro preservare, che non eran poche, bramosamente concorsero alle difese, e fecero con grandissima diligenza, prima che il nemico potesse valicare, tutte quelle provvisioni, ch'erano del caso. Le compagnie delle milizie cittadine furon disposte ai luoghi loro, ed armate. I reali Irlandesi mostrarono un grandissimo ardire, ed i marinari furon posti a terra, i quali essendo pratichi nell'arte del maneggiar le artiglierie, furon posti a ministrare quelle, che difendevano le mura. In mezzo a questi primi pericoli, l'opera del colonnello Maclean riuscì di grandissimo giovamento. Ed in vero ei si portò molto egregiamente per assicurar gli animi, e nel preparar tutte le cose necessarie alla resistenza. Finalmente essendosi il vento calmato, ed avendo Arnold fatte le provvisioni per passare il fiume, e per dar l'assalto alla città, la notte de' tredici novembre si mise all'ordine per tentar il passo. Imbarcò le sue genti, lasciandone da cencinquanta, perchè fabbricassero scale. Superata la corrente rapidissima dell'acqua, ed evitate non senza gravi difficoltà e pericoli le navi nemiche, sbarcò sull'altra riva poco sopra a quel luogo, dove il generale Wolfe nel 1759, con sì chiaro augurio per la patria sua, e sì funesto per lui, aveva sbarcato. E non potendo egli superare le grotte del fiume per esser quivi molto dirupate, marciò all'ingiù, avvicinandosi a Quebec, e camminando sempre su di quelle, finchè pervenuto a quell'istesso precipizio, per sormontar il quale il generale Wolfe aveva durato tanta fatica, saliva per quello, seguendolo i suoi audaci commilitoni. Arrivato in cima mise in ordinanza la sua piccola schiera sulle alture vicine alle pianure di Abraam. Quivi attese ad incoraggiarla, ed a raccor le compagnie, che erano rimaste indietro dall'altra parte del fiume. Aveva sperato Arnold di sorprendere la città, e d'impadronirsene alla non pensata. Ma gli avvisi dati per la lettera intrapresa, l'essere stato scoperto al Pont-Levì, e l'avere tratto contro un palischermo, che dal porto di Quebec se n'andava verso la fregata, avevano sollevati gli animi, e fatta accorta la città del pericolo ch'ella correva. Perciò si stava dentro a grande guardia. Della quale cosa egli ebbe certezza; poichè avendo mandato oltre le compagnie dei corridori per riconoscere i luoghi, e sopravvedere l'inimico, queste, tornate indietro, riferirono, che le scolte stavano molto avvisate, e che avevano fatta la chiamata. Ciò nonostante il colonnello avventato voleva dar l'assalto. Ma gli altri uffiziali gli contrastarono. Gran parte degli archibusi erano diventati inutili nel lungo viaggio, che i soldati fornito avevano; una sì gran parte delle munizioni si era guasta, che non rimanevano più di sei colpi a ciascuno de' suoi soldati. Artiglierie non n'aveva di sorta alcuna. Ma però, s'egli aveva perduto la speranza di farsi padrone della città per una battaglia di mano, conservava tuttavia quella, che mostrandosi in arme ed in ordinanza sotto le mura di essa, si romoreggiasse dentro, e quindi qualche via si aprisse per entrarvi. Per la qual cosa ei si mostrava spesso sulle alture, e mandò anche due tamburini a far la chiamata. Ma tutto fu invano. Il colonnello Maclean, ch'era, trovandosi tuttora assente Carleton, alla custodia della città, non solo vietò loro l'entrare in essa, ma ancora fe' trarre all'uffiziale che gli accompagnava. Tra queste cose ebbe l'avviso, che i soldati scampati dalla rotta di Monreale scendevano il fiume, e che Maclean voleva saltar fuori dalla Terra. Laonde gli fu forza il ritirarsi, ed andò a pigliar campo ad un luogo chiamato la _Punta delle Tremule_, a venti miglia distante sopra Quebec, per aspettar Montgommery, il quale doveva arrivare dal Canadà superiore. Mentre marciavano, osservarono la nave, che portava all'ingiù Carleton. Giunti poscia alla punta delle Tremule trovarono, che questi si era fermato poche ore prima in quel luogo. Tanto sono incerti gli avvenimenti della guerra, e da tanto fortunevoli casi dipende spesso la somma delle cose. Intanto il governatore arrivava a Quebec. Tosto pose opera a far tutte quelle provvisioni di difesa, che la brevità del tempo, e la strettezza delle circostanze permettevano. Mandò fuori della città colle famiglie loro tutti coloro, che ricusarono di pigliar le armi in sua difesa. Il presidio annoverati tutti gli ordini delle genti, sommava in circa a quindici centinaia di combattenti, numero molto inferiore a quello, che sarebbe stato necessario per custodir diligentemente tutte le fortificazioni, ch'erano grandi e moltiplicate. Di essi, appena che alcuni fossero soldati di ordinanza; imperciocchè le compagnie di Maclean eran di nuova leva, ed una compagnia, che si aveva del settimo reggimento, tutte reclute. Il rimanente era un raccozzamento di milizie francesi e inglesi, di alcuni pochi soldati di marina, e di ciurme delle fregate del Re, e delle navi mercantili, che allora invernavano nel porto. Il principale nerbo della guernigione eran costoro, perchè sapevano egregiamente maneggiar le artiglierie. In questo mezzo Montgommery speditosi dagli affari del Canadà superiore, lasciate le guernigioni nelle Fortezze, ed assicurati gli animi dei Canadesi tutto all'intorno, marciava alla volta di Quebec. La stagione era molto aspra, essendosi nell'entrar di dicembre, le strade difficili, le nevi copiose. Incontrarono però tanti disagi con incredibile costanza. Nel che si deve ammirare la prudenza e la fortezza di Montgommery, siccome pure l'autorità, che aveva presso i suoi soldati. Erano questi una moltitudine raccogliticcia, che, lasciate le civili arti, eransi tutto ad un tratto condotti a guerreggiare in sul campo nella più cruda stagione dell'anno: e quanto sia difficile cosa l'introdurre gli ordini e la subordinazione fra simil sorta di gente, nissuno è, che non sel veda. Al che si deve aggiungere ch'erano, e per gli abiti loro e per le opinioni, molto lontani da quella obbedienza, che tanto è necessaria negli eserciti. Oltreacciò era prossima al suo fine la condotta, e si appresentava alle menti loro la immagine di tornarne tosto ai domestici agi e felicità. In tali angustie si ritrovava il generale americano. Ma il suo nome caro a tutti, la sua eloquenza, lo splendore stesso della sua persona, le sue virtù ed il continuo esempio, ch'ei dava di maravigliosa costanza nel sopportare egualmente, ed anche più degli altri, tutti i disagi della presente condizione, non che confortassero gli animi, ad ogni più ostinata e più ardua impresa gli disponevano. Certo la gita dell'Arnold a traverso le orride solitudini, che il Mena dividono dal Canadà, e quella del Montgommery pel Canadà superiore, e l'aver l'uno e l'altro saputo in mezzo a tanti pericoli mantenere gli ordini e la buona volontà fra quei soldati, che usciti testè dalle case, ed invasati dal desiderio dell'independenza erano stati avvezzi a fare ogni voler loro, sono imprese, che se non superano, uguagliano almeno tutte quelle anche più difficili e fatigabili, che le storie ci hanno intorno i capitani antichi tramandate. E perchè queste fazioni siano state fatte da eserciti di poca levata a comparazion di quelli, che hanno esercitato le guerre nell'altre parti del mondo, non si debbono però scemare a quegli uomini arditi le debite lodi nella memoria dei posteri. Arrivava Montgommery il primo dicembre alla punta delle Tremule con una banda di soldati, che se ascendevano, non oltrepassavano i trecento. Quivi con mirabile allegrezza Arnold, ed i suoi gli andarono all'incontro, e si accozzarono insieme. Aveva portato abiti da vestire i soldati d'Arnold, che ne stavano in grandissima necessità. Marciarono di conserva l'uno e l'altro all'ingiù, e arrivarono il dì cinque dicembre in vista della città di Quebec. Non eguagliava la forza loro quella del presidio, che assaltare volevano. Mandaron dentro un trombetto a far la chiamata. Il governatore ordinò, se gli tirasse addosso, e non fu lasciato entrare. Con tutto ciò Montgommery trovò modo, avuta da qualcuno di dentro la intesa, di far trapelar un'altra lettera, colla quale dopo di aver magnificate le proprie forze, la debolezza della guernigione, e l'impossibilità della difesa, dimandava una immediata dazione, minacciando l'assalto, e tutte quelle calamità, che alle città prese per forza sogliono far provare i soldati irritati e vittoriosi. Non ne fu nulla; perciocchè il governatore, vecchio e sperimentato capitano, non era uomo da lasciarsi intimorire così di leggieri. Con un esercito tanto debole, e con soldati sì poco avvezzi a mantener gli ordini, e non facendo quei di dentro alcuna vista di voler romoreggiare, non poteva il capitano del congresso avere molta speranza della vittoria. Tuttavia l'abbandonar un'impresa, alla quale si era volto con tanto spirito, gli pareva cosa troppo indegna del nome e valor suo. Senza di che non ignorava, che in su quei primi principj l'infelice fine di una fazione tanto accetta all'universale dei popoli, e sopra la quale avevano fondate tante speranze, avrebbe operato un pernizioso effetto nella comune opinione, e fattigli da animosi e confidenti ch'erano, scorati e disperati. Nè si poteva credere di poter conservare il rimanente della provincia del Canadà, che già si era conquistata, quando restasse tuttavia in poter degl'Inglesi la città capitale. Imperciocchè si sapeva, che la prossima primavera dovevano arrivare grossi rinforzi dalla Inghilterra, i quali ne avrebbero di leggieri cacciate le armi americane. Mancando adunque le armi sufficienti, ma non l'ardire, la sola via che gli restava aperta, quella si era di tribolare con ispessi e furiosi assalti la guernigione per tenerla in continua apprensione, travagliarla ed istancarla. Non era senza speranza, che in mezzo a questi continui affronti si presentasse qualche opportunità di fare una gagliarda impressione. Il che si aveva tanto maggior fondamento di credere, che la guernigione, debole anch'essa, non era a gran pezza abile a custodir convenevolmente le vaste e moltiplici fortificazioni di così gran città. Incominciò pertanto con cinque piccole bombarde a gettar bombe, e credeva con questo mezzo di far nascer dentro qualche moto. Ma tanta fu la prudenza e la vigilanza del governatore, tanto il coraggio, l'industria e la perseveranza degli uffiziali e soldati, e particolarmente dei marinari, i quali in quest'assedio prestarono un'opera molto eccellente, che non ne seguì alcun notabile effetto. Pochi giorni dopo Montgommery piantò una batteria di sei cannoni e di un obice, distante settecento braccia dalle mura. Posavano queste artiglierie non sulla terra, ma su mucchi di neve e di acqua, che il rigor del cielo aveva congelato. Ma le artiglierie, essendo minute, facevan poca passata, e poco frutto se ne poteva aspettare. Intanto la neve, che cadeva continuamente a grosse falde, ingombrava la terra, ed il verno era diventato sì aspro, che non era possibile all'umana natura il poterlo sopportare alla campagna. I disagi, ch'ebbero i provinciali a sopportare sì per la crudezza del clima, che pel piccolo numero loro, sono piuttosto incredibili, che maravigliosi. Solo l'affezione, la quale portavano grandissima alla causa loro, e la fede, che fermissima avevano nel capitano, erano capaci a fargli star forti a sì dura pruova. Si aggiunse, che il vajuolo incominciava ad andar serpeggiando pel campo; il che dava un grandissimo terrore ai soldati. Si ordinò pertanto, che gl'infetti portassero un sorcolo di cicuta sui cappelli, perchè gli altri gli potessero riconoscere e starne chiari. Ma la costanza degli animi umani si cambia in disperazione, quando non si vede fine ai mali. Il che era tanto più da temersi nei provinciali, ch'era arrivato il termine della condotta, ed in tutti colla facoltà nasceva anche il desiderio di ritornarsene alle case loro. Montgommery si persuadeva, che senza un grande e prossimo sforzo non si sarebbe potuto soddisfare all'aspettazione universale, e la sua propria gloria ne sarebbe stata oscurata. In questa condizion di cose l'ardire doveva prudenza riputarsi, e si doveva meglio desiderare di lasciar la vita in un onorato fatto, che di ostinarsi con vergogna, la quale avrebbe recato gran danno all'armi americane. Determinatosi adunque l'Americano a voler tentar l'assalto, convocato il Consiglio di guerra, aperse loro, qual fosse il suo pensiero, e dimostrò con accomodate parole, che, se l'impresa era difficile, non era però impossibile, dando probabile speranza, che col valore e colla prudenza, si sarebbero tutte le difficoltà superate. Tutti assentirono. Solo nicchiarono alcune compagnie d'Arnold per alcuni disgusti avuti col comandante. Ma essendosi alzato a favellare il capitano Morgan, uomo di gran valore, si lasciaron persuadere, e tutti unitamente concorsero nel voler la fazione. Aveva il generale già concetto nell'animo suo tutto l'ordine dell'impresa, e fatte le necessarie provvisioni per mandarla ad effetto. Intendeva di assaltare ad un tratto le due parti alta e bassa della città. Ma avutosi notizia, che un disertore ne aveva dato avviso al governatore, si risolvette a dividere il suo esercito in quattro schiere, delle quali due composte in gran parte di Canadesi sotto i comandi dei maggiori Livingston e Brown dovevano tener a bada il nemico con due assalti simulati contro la Terra superiore verso San Giovanni ed il capo Diamante. Le altre due, una guidata dal Montgommery in persona, e l'altra dall'Arnold dovevano nel medesimo tempo assalire dalle due opposte parti la Terra inferiore. Si sapeva bene, che, conquistata questa, rimanevano ancora a superarsi molte difficoltà per entrare nella superiore; ma speravasi, che gli abitatori, veduta cadere in mano dei vincitori la miglior parte delle ricchezze loro, avrebbero indotto il governatore a venirne ai patti. L'ultimo dì dell'anno 1775 tra le quattro e le cinque della mattina, in mezzo ad un gran nevazìo si movevano con maraviglioso ordine le quattro schiere, ciascuna verso il luogo destinato. È voce, che il capitano Frazer degl'Irlandesi fuorusciti, facendo la ronda, abbia veduto i razzi, che avevano gli Americani mandati per segnale, e che tosto senz'aspettar altri ordini abbia fatto dar nei tamburi, e chiamata la guernigione all'armi. Le schiere di Livingston e di Brown impedite dalla neve, e da altri ostacoli non arrivaron in tempo a dar l'assalto dal canto loro. Ma Montgommery, guidando la sua, composta massimamente di Jorchesi, si faceva avanti sulla sponda del fiume, camminando per la via denominata l'_ansa di mare_ sotto il capo Diamante. Quivi s'incontrava una prima barriera al luogo chiamato _Potassa_, la quale era difesa da una batteria di pochi cannoni; ed a dugento passi in fronte di questa stava piantato un Fortino con una guardia. I soldati di questa, la più parte canadesi, vedendo venir alla volta loro il nemico, presi dalla paura, se ne fuggivano, gettando via le armi. La batteria stessa fu abbandonata. E se avesse potuto l'Americano spingersi avanti tosto, se ne sarebbe senza dubbio insignorito. Ma girando egli il capo Diamante, le falde del quale sono bagnate dall'acque del fiume, massi enormi di neve gl'impedivano il cammino. Colle proprie mani s'ingegnava di aprir la via. Gli Americani seguivano alla sfilata. Era obbligato ad aspettargli. In fine avendone raccolto il novero di dugento, i quali incorava colla voce e coll'esempio, si mosse animosamente e velocemente alla volta della barriera. Ma in questo mentre uno, o due bombardieri fra gli assediati, avendo veduto sostare il nemico, riavutisi dalla paura, erano alla batteria ritornati, e dato di mano alla corda accesa, che stava di presso, dier fuoco ai cannoni, ch'erano carichi a scaglia, essendone soltanto i provinciali distanti a quaranta passi. Questo unico e fortunevole sparo spense ad un tratto le speranze, che si avevano gli Americani concette. Montgommery ed i capitani Macpherson, e Cheesman, ambidue giovani di grandissima aspettazione, e cari al generale, restarono miserabilmente morti sul campo. Si sgomentarono i soldati alla morte del generale, ed il colonnello Campbell, al quale era rimasta la suprema autorità in questa parte, non era uomo da volere, e da poter eseguire una sì pericolosa impresa. Perciò diedero a furia indietro, sicchè quella parte della guernigione, che contro di essi doveva combattere, ebbe comodità di correre in ajuto di quella, che combatteva contro Arnold. Si era mosso questi guidando egli stesso la banda dei fanti perduti all'assalto, camminando per la contrada di San Rocco verso il luogo detto il _Saut au Matelot_. Seguitava il capitano Lamb con una compagnia di bombardieri, ed una bocca da fuoco. Veniva dopo la battaglia preceduta dai corridori del Morgan. In capo alla contrada avevano gli assediati piantato una batteria, la quale difendeva una barriera. La via, che dovevan tener gli Arnoldesi, era così ristretta dai mucchi di neve e dalle opere degli assediati, che le artiglierie, caricate a scaglia la strisciavano tutta. Procedeva intanto rapidissimamente Arnold, essendo molto noiato sul fianco dai tiri de' nemici, che traevano dalle mura. Quivi fu ferito in una gamba da una palla d'archibuso in modo, che ne fu offeso l'osso molto sconciamente. In tale stato con incredibile suo dispiacere fu da' suoi trasportato all'ospedale. Ma Morgan, uomo di natura molto terribile, preso il capitanato delle genti, e precipitatosi alla testa delle due compagnie faceva ogni sforzo per occupar la batteria. Le artiglierie nemiche traevano a schegge, ma con poco effetto. I suoi feritori destrissimi, come erano, ferivano per le cannoniere molti de' soldati inglesi. Applicate le scale allo stecconato saltavan dentro; gli assediati impauriti abbandonavano la batteria, che venne in poter degli assalitori. Morgan colla sua compagnia, ed alcuni altri de' più arditi, i quali dalla battaglia eran venuti correndo all'antiguardo, fecero molti prigionieri inglesi e canadesi. Ma le cose intanto diventavan molto pericolose per Morgan. La battaglia non lo aveva seguitato; ei non aveva guida, e non conosceva la città; non aveva artiglierie; la notte era molto scura. Determinava di fermarsi. Quivi i provinciali incominciavano a pensar ai casi loro. Il calore concetto pel passato fatto negli animi e nei corpi loro cominciava a raffreddarsi. L'ignoranza, in cui erano del destino dell'altre schiere, l'oscurità della notte, la neve che veniva giù a fiocca a fiocca, l'udire tratto tratto gli scoppj, e veder il lume delle armi nemiche alle spalle loro, e l'incertezza dell'avvenire ingombravano quegli animi, tuttochè feroci e rischievoli, d'insolito terrore. Solo Morgan non si ristava. Ordinava, stessero. Gli confortava a sperar bene. Correva intanto alla superata barriera per far inoltrare quei ch'erano rimasti indietro. Giungevano il luogotenente colonnello Green, ed i maggiori Biggelow, e Meigs colle compagnie loro. L'alba incominciava a spuntare, quando Morgan con voce terribile richiamava i suoi alla battaglia. Gli guidava a furia contro una seconda batteria, che sapeva esser lontana pochi passi, quantunque nascosta dietro una svolta della contrada. Girando il canto s'incontravano in una schiera de' nemici, che guidati dal capitano Anderson uscivano in quel punto dalla batteria. Fecer questi la chiamata agli assalitori. Morgan infuriato tirò di un'archibusata, per la quale Anderson, ferito nella testa, rimase morto. Gli assediati si ritirarono dentro, serrando il rastrello. Succedeva un ferocissimo assalto, nel quale molti morirono da ambe la parti, ma più dei provinciali per esser feriti ne' fianchi dalle finestre, e dagli sportelli delle case. Tuttavia alcuni de' più audaci, accostate le scale al palancato, facevan sembianza di volervi saltar dentro. Ma vedutovi due fila di soldati in ordinanza colle bajonette incannate pronti a ributtargli, non si attentarono. Noiati ora da ogni parte dai frequenti tiri, cercaron i provinciali rifugio qua e là per le case. Morgan rimase pressochè solo vicino la barriera. Invano chiamava egli i suoi, e s'ingegnava d'incoraggiargli. La stanchezza e la vista minaccevole del nemico avevan fiaccati gli animi, perfino dei più coraggiosi. Le armi loro stesse non servivano più all'uopo, essendo bagnate e guaste dalla tempesta, che tuttavia infuriava. Perciò, già disperate le cose, cercando d'uscire dalle mani dei nemici fe' suonar a raccolta. Ma i soldati, i quali si eran rifuggiti nelle case, non ardivano pel timore delle palle nemiche, che tuttavia fioccavano, saltar fuori nella contrada, per andar a girar il canto della medesima, dove sarebbero stati fuori di pericolo, ed avrebbero potuto ritrarsi sicuramente alla prima barriera. La sofferta strage, la furia del temporale, l'assiderazione prodotta dal freddo gli avevano fatti avvilire. In questo frattempo una banda di assediati con due pezzi d'artiglieria saltavan fuori dalla porta del palazzo; ed essendosi il capitano Dearborne, il quale colla sua compagnia di provinciali stava alle riscosse vicino a quella porta, arreso prigioniero, s'insignorirono di tutta quella parte della città, sicchè i soldati del Morgan restarono attorniati da ogni lato. Ei proponeva d'aprirsi coll'armi la via alla ritirata. Ma gli altri, sperando forse, che l'assalto dato dall'altra parte avesse avuto felice fine, e che Montgommery potesse cooperar con essi loro, non acconsentivano. Si risolvettero a rimanere, e a difendersi. Ma in ultimo accortisi per la moltitudine dei nemici, che ad ogni momento s'ingrossavano, di quello ch'era, cedettero al destino, e poste giù le armi, si diedero in balìa dei vincitori. Cotal fine ebbe l'assalto dato alla città di Quebec dagli Americani in mezzo alla stagione più rigida dell'anno, il quale, quantunque forse a prima giunta possa temerario parere a taluno, si vide però nel progresso, che non era affatto impossibile a dover riuscire. Imperciocchè certa cosa è, che, se Montgommery non restava morto nel primo affronto, ei si sarebbe fatto padrone dal canto suo della barriera, la quale, essendo stata la batteria abbandonata, e solo al momento della sua morte ministrata da pochi, non aveva difesa alcuna. La qual cosa giunta ai progressi, che dall'altra parte aveva fatto Arnold, e dopo lui Morgan, sarebbe stata cagione, che tutta la bassa città sarebbe venuta in poter degli Americani. Ma quale opinione si debba tenere di questo, se essi restarono privi del frutto della vittoria, non potrà certo questo loro egregio fatto mancare di vera laude. Il governatore, deposto colla vittoria ogni sdegno, trattò i prigioneri molto umanamente. Fece anche con onorate esequie all'uso di guerra sotterrare il generale americano. La perdita di Montgommery fu molto, ed assai meritamente lamentata da' suoi. Nato egli da una famiglia molto chiara in Irlanda, aveva a buon'ora intrapresa la carriera dell'armi, e con molta lode combattuto nella ultima guerra tra la Gran-Brettagna e la Francia. Avendo pigliato a donna un'Americana, ed acquistato una terra nella Nuova-Jork, era tenuto, e tenevasi egli stesso Americano. Amava molto la gloria, ma più la libertà. Non gli mancò nè l'ingegno, nè la virtù, nè l'occasione; ma il tempo e la fortuna. E per quanto si può dalle preterite azioni dell'uomo argomentar alle future, se la morte nol toglieva a' suoi ed alla patria nella sua ancor verde età, avrebbe qualche singolare esempio lasciato di ottimo guerriero, e di amorevole cittadino. Fu amato dai buoni, temuto dai tristi, onorato dai nemici. Ebbe graziosissimo aspetto. Fu bello di corpo, e d'animo puro. Lasciò in questa vita la sua amatissima ed amantissima donna, con alcuni figliuoli ancor fanciulli, miserabile ad un tempo, e mirabile spettacolo alla patria loro, la quale per gratitudine verso il morto padre con ogni maniera d'amorevolezza e di riverenza gli proseguì. Così morì quest'uomo, non solo con infinita lode de' suoi, ma senza biasimo ancora, cosa maravigliosa, e quasi inudita, dei parziali stessi della contraria parte. Carleton riportò una lode di prudente ed animoso capitano per aver mantenuta in sì grave frangente l'unione e l'ordine in una guernigione di soldati raunaticci, perancora non usi all'armi, e per aver con questa ributtato un feroce assalto dato da una gente infatuata e quasi disperata. E se sostenne fortemente la battaglia, non usò meno generosamente la vittoria. Arnold, il quale dopo la morte di Montgommery aveva pigliato il governo delle genti, non tenendosi più sicuro vicino alla città, allargò il campo, pensando ormai ad ottenerla più per via d'assedio, che d'espugnazione. Perciò si ritrasse a tre miglia distante, dove affortificatosi il meglio che potette per la stagione, la carestia di ogni cosa, e la brevità del tempo, attendeva, quantunque molto impedito dalla sua ferita, a correre la contrada, e ad intraprendere le vettovaglie, che si conducevano alla città. Da un'altra parte Carleton contento alla presente sicurezza, ed alla vicina speranza dei soccorsi, non volle più, con tentar di nuovo la fortuna, mettere a ripentaglio l'acquistata gloria, la fortuna della provincia, e quella forse di tutta la guerra. Perciò se ne stette quietamente nella città, aspettando, e la stagione propizia e gli ajuti dall'Inghilterra. Con questa fazione si terminò in America l'anno 1775 per lasciar luogo al seguente, non meno di questo pieno di gloriose pruove e di memorabili avvenimenti. FINE DEL LIBRO QUINTO LIBRO SESTO [1775] Intanto in Inghilterra i popoli si commovevano grandemente a maraviglia, e le Sette molto si riscaldavano alla resistenza degli Americani. Si era sperato, ed i ministri avevano con molt'asseveranza affermato, che per le ultime leggi, e per le soldatesche colà inviate sino a quel dì, sarebbersi i sediziosi potuti raffrenare, e costringere all'obbedienza. Si teneva per certo, che gli affezionati alla causa reale confortati dalla presenza dei soldati, e desiderosi di schifare la vendetta delle leggi, avrebbero fatto qualche gagliardo motivo, e, separatisi dai tumultuanti, accostati si sarebbero alle genti del Re per ristabilire l'autorità del governo. Si aveva eziandio una ferma opinione, che non mai le province meridionali, veduti gli estremi casi, abbracciato avrebbero la causa delle settentrionali; e si aveva molta aspettazione, che per la divisione delle une e delle altre, si sarebbe di leggieri ottenuto il soggiogamento di tutte. Ma queste speranze essendo state a gran partito ingannate, ognuno stava di mala voglia, e molti agramente condannavano i consiglj dei ministri. Non potevan tollerare negli animi loro, che i soldati del Re, in vece di correre vittoriosi la contrada, fossero essi stessi, senz'ardirsi di saltar fuori, rinserrati fra i termini di una sola città; che le commozioni, ch'erano state parziali, ora diventate fossero universali; che in vece del ristoramento dell'autorità regia fossero dappertutto i governatori stati sforzati ad abbandonar le sedi loro, ed a ritirarsi a gran fretta a bordo delle navi; e che in luogo di far vista di temere o di cedere, acquistassero gli Americani nuovo coraggio e nuovo ardire alla resistenza. Quei che avevano contrastato alle deliberazioni dei ministri andavan vociferando, che questi erano i necessarj frutti, gli antiveduti e presagiti effetti dell'imperizia e caparbietà loro; che giacchè non avevan essi voluto concedere ai coloni l'addimandata pace, avrebber dovuto almeno colle sufficienti armi la guerra esercitare; che avevan fatto troppo per irritare, poco per suggettare; che in vece di sorprendere ad un tratto l'avversaria parte, prima che avesse a sè stessa procacciato i mezzi di difesa, l'avevan di lungi avvertita, quasi desiderassero, si apparecchiasse; che avevano cimentata tutta la fortuna con una parte delle forze, e che avevano la nazione britannica disgraziata, non solo presso gli Americani, ma presso tutte le nazioni del mondo con una nota di crudeltà, senz'averle conciliato rispetto collo splendore della vittoria; ma che poi si rallegravano bene e grandemente, che i disegni, i quali i ministri avevano contro l'America immaginati, fossero stati guasti ed interrotti, acciocchè si accorgessero, che lo stabilir la tirannide nell'Impero britannico non era opera così agevole, siccome in tanta rabbia e cecità loro si avevano nell'animo concetto; che molto contento provavano al vedere, che questi modi stuardi, queste fogge scozzesi preparate in America, e destinate in ultimo per l'Inghilterra, avessero quella opposizione incontrato, che gli uomini dabbene, che gli amici della libertà tutti desideravano; che felice augurio ne prendevano, e quindi non disperavano della pubblica salute, fossero qualsivogliano i pregiudiziali disegni degli efferati ministri. Ma all'incontro redarguivano questi; che avevano essi creduto, che il procedere con mansuetudine in su quei primi principj ottimamente s'appartenesse alla natura delle leggi e degli uomini inglesi; che la carità e la sopportazione verso i sudditi eran le guide principali del britannico governo; che tante volte, e per così leggieri cagioni dagli uomini parziali erano stati i ministri accusati di volere un modo di vivere dispotico introdurre, che nella presente controversia hanno voluto tenersi lontani per fino dal sospetto di somigliante desiderio. E che cosa avrebbero detto gli avversarj, se i ministri in sui bei primi romori fossero corsi all'armi, e, mandati prepotenti eserciti in America, posto avessero di colpo a ferro ed a fuoco quel continente? Allora sì, che avrebbero alzato la voce, e gridato contro la tirannide; ma siccome ciò fanno anche nel contrario caso, così non doversi far conto nissuno de' schiamazzi loro; perciocchè quindi si dimostra, che non l'amor della libertà, ma l'ambizione, non il desiderio della giustizia, ma quello di contraddire ai ministri gli movevano. Dovevano i ministri, continuavano a discorrere, prima di venirne agli estremi rimedj, dar tempo al ravvedimento ed alla penitenza, e solo ai mali divenuti incurabili doversi il ferro ed il fuoco applicare; che per verità si era sopportato lunga pezza la petulanza americana, ma che si doveva sperare, che questa lunga pazienza avrebbe gli Americani fatti accorgere della bontà della comune madre, la quale andava magnanimamente sopportando, quando poteva insuperabilmente gastigare; imperciocchè della forza e della superior potenza della Gran-Brettagna non potevano i coloni a patto veruno dubitare. E si doveva credere, che avrebbero essi a tal condotta del governo aperti gli occhi, se dai Capi invasati al di là, e dalle vociferazioni degli oppositori al di qua stati non fossero ingannati, infiammati e travolti. Ma che ora si vederia bene dalle risolute deliberazioni del governo, e dall'uso gagliardo, che egli era per fare di tutte le forze sue, ch'ei non era per mancare a sè stesso, nè all'onor della Corona, nè agl'interessi della patria. Aggiungevano in ultimo luogo, che dopo tanta longanimità si sarebbe senza rispetto potuto procedere contro gli Americani; che non si dovevano più oltre come uomini inglesi riguardare, ma sì piuttosto come implacabili nemici; e che se di presente si aveva in animo di usar contro di essi tutta la forza della Gran-Brettagna, questa si poteva eziandio liberamente e piamente usare. In tal modo ribattevano i ministri le imputazioni degli avversarj loro; le quali escusazioni sarebbero accettabili state, se essi non avessero le leggi irritatrici adoperate, peggiori assai dell'armi vincitrici; imperciocchè a queste si resiste con gloria, a quelle senza sfogo. Ma non si ristavano però nè l'una parte nè l'altra; e pareva, che colla diuturnità, invece di raddolcirsi, più s'inasprissero questi rancori cittadini; e che quanto più necessario diventava l'unanime consentimento di tutti per ostare al pericolo della patria, tanto più l'amor delle parti gli animi dividesse l'uno dall'altro e vieppiù gli allontanasse. Tanto peggiore e più funesto augurio annunziavano queste intestine gare, in quantochè avevano esse la sembianza di quelle antiche e sanguinose contese, nelle quali con tanto danno e pericolo dell'Inghilterra a' tempi della Regina Anna i libertini ed i reali, sotto i nomi di Whigs, e di Tori, avevano la rabbia loro esercitato. Gli amici ed i nemici alla causa americana dimostravano, ed il medesimo impeto, e la medesima ostinazione; e pareva, che non solo l'America parteggiasse, ma eziandio, che l'Inghilterra stessa avesse a prorompere nelle intestine dissensioni e nella civil guerra. I Tori, dicevasi da una parte, sono essi gli autori delle frequenti lettere pubbliche indiritte al Re ed al Parlamento, per le quali si esorta il governo a mettere a fuoco, a ruba ed a sangue il continente americano; sono essi i falsi rapportatori, gl'incenditori della discordia. Ostinati come sono, ed infatuati nelle massime della Casa stuarda, nè l'esempio dei mali, ai quali andò per quelle l'Inghilterra soggetta, nè l'eccidio totale di quella famiglia medesima, del quale furono la cagione, non possono le tenaci menti loro illuminare, nè i feroci animi ritrarre dalla crudeltà e dalle voglie tiranniche. Il lagrimevol caso del padre non potè storre un ostinato figliuolo da seguitar la pericolosa via, che lo condusse al precipizio; e tali sono tutti i Tori, che lo stato loro, la vita e la fortuna tutta pospongono alle anticipate opinioni loro ed all'ambizione del signoreggiare. Quando le crudeli stelle, che lucevano a' dì della signoria stuarda, avevano la servitù esterna condotta e la guerra cittadina, allora si rallegravano i Tori, siccome quelli, i quali l'onor nazionale non curano, ed hanno in non cale la pubblica felicità. Le massime loro consuonano con quelle dei Principi assoluti dell'Europa, e non si vergognano di soggettar a questi la patria, trovando presso i medesimi un facile patrocinio all'ambizione loro. Le terre europee tutte sono a sovrani independenti sottoposte. Sola l'Inghilterra gode per un dolce risguardo della provvidenza di un temperato e libero governo. Ma i Tori vogliono anche questo disfare, quasi disiosi fossero di una dispotica uniformità in tutti i paesi d'Europa. Hanno essi gli animi macchiati di tutti i vizj delle superbe, infinte ed ingorde Corti, i quali largamente si diffondono, come un pestilente soffio, e contaminano tutta la nazione. Nissun uomo apprezzano, se non vile; nissuno onorano, se non superbo e tracotato. Piaggiano i superiori, insultano agl'inferiori; sempre invidiano il felice, soccorrono al misero rado, e per vana gloria. La pubblica felicità fanno servire all'introducimento della servitù, la quale stabilita, han poscia più cura di mantenere questa, che di continuar quella. Il sommo bene pongono nell'assoluto dominio; e la miglior condizione della società credono consistere nella muta servitù. Lodano le rivoluzioni, quando conducono un popolo verso la tirannide, ed i mali di quelle con ipocrita carità lamentano, e con accomodate parole magnificano, quando mirano alla libertà. Hanno sempre in bocca l'argomento della pubblica tranquillità; ma gli abusi dell'arbitraria potestà, le consumatrici tasse, le impronte gabelle, le soperchierie dei potenti, i non ristorati oltraggi, le non emendate ingiustizie passano sotto silenzio. Ora sono alla causa americana contrastanti, perchè interrompe i già concetti disegni di guastare il presente libero e felice governo di questa patria, e d'introdurre nel cuore stesso del Regno gli ordinamenti di Carlo e di Jacopo. Speran essi, che, spenti i semi della libertà in America, e sottomessi quegli spiriti generosi, le soldatesche vittoriose abili saranno a porre anche il crudele giogo sul collo agli uomini inglesi. Queste sono le brame loro, questi i pensieri, che notte e dì gli tormentano, e non il desiderio di veder ristorata la pace in un continente, che a bella posta spinto hanno alla guerra. Si prevengano adunque, dicevano, i funesti disegni, si resista alle spietate voglie, e si conservi intera quella eredità, che i maggiori nostri tramandata ci hanno mercè il valore e la generosità loro, e le magnanime imprese del Gran Guglielmo. Così si servirà alla patria, e fors'anche ai Brunsvicchesi stessi, i quali non possono senza pericolo ingrati mostrarsi verso i libertini, od allontanarsi sicuramente da quelle massime, le quali all'altezza del britannico soglio innalzati gli hanno. Dall'altra parte insistevano con molto calore i Tori; che poco bene si confaceva ai libertini il chiamar i Tori crudeli ed avventati, poichè qual sia stato l'animo loro ai tempi della repubblica, ed anche a quei della Realtà, allorquando avevano la somma delle cose in mano, nissuno è, che non lo sappia; imperciocchè allora le morti, gli esilj, le confiscazioni hanno conculcata in fondo, e quasi sommersa questa infelice patria; le prigioni e le mannaie erano gl'istrumenti della bontà libertina. E se un felice e generoso Principe non poneva fine alle voglie loro di sangue e di anarchia, introducendo coll'ajuto di tutti i buoni un vivere libero, e tale, quale il desideravano i Tori, l'Inghilterra era arrivata all'ultimo dì, e diventava preda agli esterni nemici. Che cosa vogliono i Tori? Che nelle controversie e negl'interessi nazionali vi abbia un'autorità suprema, la quale le definisca, e gli regoli irrevocabilmente, e quest'autorità credono consistere nel Re unito col Parlamento. Ma i libertini alla decisione di cotesta autorità non si vogliono rimanere, e vanno a cercare, non si sa quale autorità popolare, la quale dicono consistere nella universalità dei cittadini, come se una moltitudine tumultuaria, ignara e parziale dovesse, e potesse di quelle cose giudicare, nelle quali i più prudenti, i più esperti uomini trovano grandissima difficoltà. E' ci deve pur essere un fine alle nazionali disputazioni, il quale malamente taluno sperar potrebbe nel giudizio della plebe, cui i più audaci, i più perduti uomini impressionano meglio, che i buoni ed i prudenti; e la domestica fame necessita a pigliar i bocconi dai malvagi. A questo fine sono stati instituiti il Re ed il Parlamento, acciocchè così nei casi ordinarj dello Stato, come nei difficili e straordinarj consultino e vedano, che non riceva la patria detrimento alcuno. Nella querela americana i ministri non hanno operato di per sè soli, nè di propria autorità. Ma il Re ed il Parlamento decretarono ed approvarono; e ciò dee persuaso avere ogni uomo amante della pubblica autorità e degli ordini della costituzione. Ma agognano i libertini di veder l'Inghilterra, siccome l'America, in preda ad una disordinata moltitudine per poter dar di piglio, per acquistar potere, per soddisfare ad una sfrenata ambizione, per isconvolgere gli ordini di questo libero governo. Sono essi i libertini i figliuoli, ed i rappresentanti di quei repubblicani, che desolarono il Regno un secolo addietro. Gridano essi il nome di libertà, perchè vogliono essi medesimi esercitare la tirannide. Sotto il colore della pubblica salute rompono, e mettono dall'un de' lati ogni forma od ordine civile, ed esercitano pienamente la potestà arbitraria. E se molto disprezzanti si dimostrano delle leggi protettrici delle persone, delle proprietà e dell'onore, non son meno crudeli gli animi loro; che per una opinione o vera, o creduta, od a bello studio supposta, per un sospetto, per un nonnulla corrono all'ire, ed agli estremi casi riducono i padri di famiglia, i padri della patria, i migliori, i più necessarj, i più riputati cittadini. Piaggiano essi il popolo, quando sono inferiori; diventati superiori lo taglieggiano, lo decimano, lo affamano; e per aggiungere lo scherno al danno non cessan di dire, che queste cose fanno per renderlo felice. Molte cose vanno spargendo i libertini in sui vizj delle Corti, come se le aperte e le secrete ruberie, lo sprofondare in mezzo allo sfrenato lusso le male acquistate ricchezze, l'ingolfarsi nella libidine, il contaminar i maritali letti, il mettere a prezzo di adulterio alle fedeli spose la vita dei diletti mariti, il trionfar pubblico delle meretrici, la viltà di andare a' versi ai vilissimi uomini, le quali cose tutte si notarono molto evidentemente a' tempi della signoria dei libertini, fossero buoni e lodevoli costumi. Ma, si aggiungeva dalla parte dei ministeriali, qualunque siano le trame, i desiderj e le speranze di cotesta inquieta generazione d'uomini, di cotesti partigiani non di una giusta libertà, ma sì della sfrenata licenza dei popoli coperta sotto il nome di libertà, si saprà bene resister loro, conservar la pubblica tranquillità, assicurare alle leggi la dovuta obbedienza, e mandare ad effetto quelle risoluzioni intorno i ribelli Americani, le quali tanto solennemente, e secondo gli ordini pubblici prese furono dal Re e dal Parlamento. La necessità delle cose, la fedeltà dei popoli, e la ricordanza della varcata tirannide dei libertini faranno sì, che tutte le vociferazioni loro, tutti i maneggi, tutti gl'incentivi riusciranno vani. Del rimanente i Tori sono dessi gli amici della libertà, e non gli avversarj loro; imperciocchè la libertà consiste non nel chiamare ad ogni piè sospinto il popolo a parlamento: ma sibbene nell'obbedire fedelmente a quegli statuti fondamentali, che con unanime consentimento della nazione fatti furono, e che l'autorità reale coll'autorità popolare mitigarono e temperarono. Così si pungevano e mordevano acerbissimamente i libertini ed i ministeriali. Pareva, avesse a seguir di breve qualche gran disordine, e per la maggior parte degli uomini si viveva in malissima contentezza. Nel che si può notare, quanto siano lontani da ogni temperanza gli animi umani, quando sono una volta compresi dall'amor delle Sette. Imperciocchè, se a condannabili eccessi trascorsero a' tempi della signoria loro, così i reali, come i libertini, non è però, che presso l'una parte e l'altra molti non vi fossero, uomini diritti, i quali se giudicavano male, desideravano però bene; e con questi ogni maniera di governo sarebbe buona, purchè non fosse meramente dispotica. Ma gli ambiziosi, dei quali per mala ventura non si ha mai penuria, sono essi la peste più esiziale in ogni buon governo; perchè non istanno contenti agli ordini civili della patria loro, ma gli trascorrono, e danno luogo in tal modo alle rivoluzioni ed al potere arbitrario. E quegli, che ordinar volesse un buon governo, dovrebbe meno curare la Realtà, o la non Realtà, la repubblica, o la non repubblica, che di creare quegli ordini, i quali atti fossero a tenere in freno gli ambiziosi. La qual cosa, se sia stata fatta fin qui, o se sia possibile a farsi, noi non sarem per giudicare. Certo è, che non si debbono biasimare gli uomini temperati nel desiderar le Realtà, o le repubbliche; si debbono bensì detestare ed esecrare gli ambiziosi, i quali fanno cambiar le Realtà in dispotismo tirannico, e le repubbliche in anarchia anch'essa tirannica. Vivendosi pertanto in Inghilterra fra questi umori si divulgava; che il lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, aveva fatto intendere a Penn e Lee, i quali da parte del congresso gli avevano presentato la petizione indiritta al Re, che non le si sarebbe data nissuna risposta. Del che quei che seguivano le parti americane, si commossero a grandissimo sdegno, ed andavano facendo gran querimonie, che i ministri mostrassero troppo maggior ostinazione, che i tempi non comportavano. Ma i ministeriali dal canto loro redarguivano gli avversarj, ed instavano dicendo; ora che ogni cosa è in pronto; che il popolo ha concetto grandi speranze; che l'Europa tutta sta in aspettazione per vedere, quale abbia ad essere il frutto della rotta pazienza, e delle apprestate armi, si dee dar dentro, e gagliardamente usar quella guerra, che la Gran-Brettagna con inudito esempio di longanimità ha voluto evitare, ed alla quale gl'insolenti e caparbj sudditi l'hanno e chiamata, e provocata con tanti oltraggi. Queste insinuazioni dei ministeriali facevano grand'effetto presso una nazione di propria natura e valorosa ed orgogliosa; e gli animi si disponevano gradatamente alla guerra. Ciò nonostante le petizioni contro di questa eran frequenti. In questo mezzo arrivarono infelici novelle delle pescagioni di Terra-nuova; poichè avendo il congresso proibito ogni trasporto di viveri a que' scanni, quei che vi erano iti per la bisogna del pescare, dovettero, per non morir di fame, abbandonarla, e prestissimamente ripararsi ad altri lidi. A questo s'aggiunse una fortuna di mare, che con furore insolito desolò quelle spiagge. Gonfiò molto terribilmente, e si alzò oltre trenta piedi sopra l'usato livello. Fu sì improvviso l'impeto suo, che prevenne ogni scampo; più di settecento barche pescherecce colle intiere ciurme perirono. Alcune più grosse navi affondarono del pari colle genti. Nè minore fu la devastazione sulle terre. Imperciocchè, dilagando il mare, pose ogni cosa in rovina. A tale calamità molto si sgomentarono gli uomini in Inghilterra, e parve a tutti una cosa malaugurosa. Pareva, che la fortuna fosse corrucciata in ogni luogo contro il britannico Impero. I popoli superstiziosi si ristavano. Conguagliavano la fortuna americana colla loro. Dal canto dei coloni il cielo propizio, l'abbondanza delle vettovaglie, la sanità degli eserciti, la prosperità delle armi, la moltitudine pronta a correre sotto le insegne. Dal canto loro un esercito assediato, malattie mortalissime, ferite incurabili, lo stento, la fame, ogni sorta patimenti; un cielo irato, un mare infuriato, naufragi frequentissimi; molta ritrosia nell'andar soldati, ogni cosa in declinazione. Gli oppositori politici per ambizione o per amor della libertà; i mercatanti per interesse proprio o per amore della pubblica prosperità della smarrigione universale approfittavano. Le petizioni contro la guerra non furon poche; le città di Londra e di Bristol furono tra le prime. Favellarono del sangue da spargersi, delle spese da sopportarsi, dei nuovi nemici da incontrarsi. Vista l'ostinazione dei coloni, la vittoria stessa sarebbe esiziale. Il vincitore e il vinto sarebbero accomunati nella fatale sventura. Esortavano, pregavano, scongiuravano, si desistesse da inimichevoli consiglj, che nissun bene annunziavano, che tanta rovina presagivano. Ma i ministri non si lasciavano svolgere dal proposito loro. Accrebbe in questo stesso tempo il mal animo dell'universale, e la voglia di contrapporsi ai disegni ministeriali, il rifiuto del Conte d'Effingham, uomo assai ricco, ed uffiziale molto riputato negli eserciti britannici. Aveva egli in ogni occorrenza difeso con molto calore l'impresa dei coloni. E non volendo esser diverso da sè stesso rassegnò l'uffizio. Fu lodato da molti. Le città di Londra, di Dublino e di Middlesex con lettere pubbliche molto lo commendarono e ringraziarono. Parecchj altri uffiziali imitarono l'esempio, ed era diventato uso il rinunziare. Nel che coloro, i quali si dilettano delle cose politiche, potranno osservare, con quanta facilità si potesse in Inghilterra seguire diversa via da quella del governo; poichè gli oppositori, in luogo di riportarne vergogna o danno, ne riportavano lode e favore. E fatta considerazione delle imprese in varj tempi eseguite dalla nazione britannica, e con quanta lena abbia essa esercitate le guerre contro nazioni potentissime, non potranno non conchiudere, esser falsa l'opinione di coloro, i quali credono, che un governo largo indebolisca le nazioni, e che la forza loro non possa consistere, se non col dispotismo. Ma tornando alla nostra narrazione, le vociferazioni degli opponenti, e le licenze degli uffiziali avevano fatto di modo, che la bisogna dello arruolare andasse molto lentamente. Quindi potevan bene a posta loro gli uffiziali far dar nei tamburi per le città più popolose, rizzar le insegne reali, prometter premj e caposoldi molto ingordi, che non pertanto pochi si accostavano al voler pigliar soldo. In ciò si dimostravano renitenti i cattolici egualmente che i protestanti. Solo gli abitatori delle parti settentrionali della Gran-Brettagna pigliavano le armi molto volentieri, e si facevano descrivere nei reggimenti. Ma l'aiuto loro non poteva esser sufficiente in tanto bisogno. Perciò i ministri si trovavano in grandissime difficoltà; per isbrigarsi dalle quali si determinarono di rivolgersi agli aiuti esterni, sperando coll'oro, del quale abbondavano, accattar gli uomini, dei quali difettavano. A questo fine fecero i maneggi loro presso la Corte di Pietroburgo per ottenere ventimila Russi, i quali dovessero essere inviati in America la vicina primavera. Molto fondamento facevano su questi soldati, siccome quelli, che nella precedente guerra contro i Turchi avevano molta lode di disciplina e di valor militare riportato. Ma le speranze riuscirono vane. Quel governo non volle acconsentire, che i suoi soldati andassero a condursi ai soldi esterni, ed in quella guerra entrassero per una poca di pecunia, nella quale interesse di sorta alcuna non avevano. Allora i ministri applicarono l'animo a tentare le Province Unite dell'Olanda. Avevano gli Stati Generali al soldo loro alcuni battaglioni di soldati scozzesi, e questi domandò il governo inglese per adoperargli nella guerra americana. Sperava, che per l'antica lega, e per altri interessi comuni avrebbe facilmente dagli Stati Generali ottenuto l'intento. Ma essendo la cosa di grandissimo momento essi Stati non vollero di per sè stessi definirla, e determinarono, si consultassero sopra di ciò le assemblee provinciali. La Zelanda ed Utrecht consentirono; l'Olanda e le altre ricusarono. Giovanni Derk, della Capella, orò molto opportunamente contro la provvisione nell'assemblea degli Stati dell'Overissel. Disse, che il tramescolarsi nelle intestine gare di una nazione esterna era cosa troppo indegna della dignità della Repubblica; ch'essi si stavano troppo deboli in sull'armi, e troppo prosperi in sul commercio per potersi intromettere così di leggieri nelle brighe altrui; che se si soccorreva all'Inghilterra contro l'America, altri Stati assai potenti, intendendo della Francia, avrebbero soccorso l'America contro l'Inghilterra, e che l'Olanda tratta sarebbe necessariamente a parte della pericolosa guerra. Ricordò la tirannide inglese in sui mari, le visite fatte sulle navi olandesi, e le confiscate merci sotto il pretesto del contrabbando. Parlò dell'indole efferata di questa guerra, e toccò peranche i crudeli Indiani condotti ai soldi dei capitani britannici. Favellò finalmente dell'imprudenza, che sarebbe grandissima, nel dar le mani a quel costume testè introdotto generalmente in Europa dei grossi eserciti stanziali, peste esiziale di ogni buon governo, e principale sostentamento del servaggio dei popoli. Il partito non si ottenne. Del che non debbe alcuno pigliar maraviglia; stantechè appariva generalmente agli Olandesi la causa americana molto simile a quella degli antenati loro; e pareva ad essi strana cosa, che avessero a concorrere nel punir coloro, che il proprio esempio imitavano. In questa sentenza concorrevano e quelli fra gli Olandesi, che seguivano le parti inglesi, e quelli ancora, che setteggiavano pei Francesi, i primi, perchè credevano, che il voler colla forza soggiogar gli Americani, sforzati gli avrebbe alla fine di gettarsi nelle braccia della Francia, ed i secondi, perchè desideravano, che fossero rintuzzati l'orgoglio e la potenza della nazione britannica. Certo è, che a que' tempi la prosperità e la ricchezza dell'Inghilterra facevano invidia a tutti; e che i suoi modi pieni di superbia inasprivano, e gli animi generalmente di secreto odio e di nimistà riempivano. Ma i ministri, fatto avendo un gran dimenare in Germania, sortirono miglior effetto presso i principi d'Assia, di Brunswich ed alcuni altri minori sovrani di quella contrada. Si fece l'accordo con grande allegrezza e speranza dei ministri, i quali molto si rallegravano, che la prontezza germanica avesse ad un sì gran bisogno alla lentezza inglese sopperito. Nel che tanto maggior contento provarono, che, siccome questi uomini tedeschi poco s'intendono di libertà, o di non libertà, e parlando eziandio una diversa lingua, poco si poteva temere, che potessero essere svolti dalle dicerìe e dagl'incentivi degli Americani. Della qual cosa non istavano senza qualche dubitazione rispetto ai soldati inglesi, siccome quelli, che avevano la medesima favella che gli Americani, e che contro coloro andavano a combattere, i quali difendevano o parevano difendere una causa ai sudditi più favorevole che al governo. Divulgatesi in Inghilterra le novelle dei soldati limosinati dai principi di Germania non si potrebbe facilmente dire, a quanta rabbia si commovessero coloro, i quali ai disegni ministeriali si opponevano. Molti eziandio di quelli, che per essi parteggiavano, se ne alterarono grandemente. Andavano dicendo, ch'era una cosa da non potersi tollerare, che i soldati mercenarj dei principi forestieri venissero ad intromettersi nelle domestiche discordie; ch'era questo un mettere una mala cannella, un porre un pernizioso esempio, del quale audaci ed artifiziosi ministri si avrebbero potuto prevalere per sovvertir gli ordini civili, e spegnere ogni libertà nell'Inghilterra medesima; che questi soldati, compiuta che avessero la bisogna loro in quelle lontane contrade, potevano sotto varie coperte venir condotti ne' più vicini luoghi, e fors'anche nel cuore stesso del Regno; che quest'era un caso di Stato, un crimenlese l'aver voluto senza il consenso del Parlamento introdurre soldati stranieri nei dominj britannici. Certamente nissuna risoluzione dei ministri aveva sin qui tanto disgusto, e tanta perturbazione prodotto nei popoli, come questa. Accese ella viemmaggiormente la rabbia degli uni, e molto raffreddò gli altri, e parve a tutti illegale nel principio, pericolosa nel fine, ed ingiuriosa al nome britannico, come se non fosse bastata la vista agl'Inglesi soli di condur a buon fine la contesa. Ognuno stava di mala voglia, ed incominciavasi generalmente a condannare la cagione della guerra e l'ostinazione dei ministri. In mezzo a tutti questi sospetti e travagli fu convocato il Parlamento. Ma prima di entrare a descrivere le discussioni ch'ebbero luogo in questa sessione, ci par cosa conveniente il raccontare, quali fossero a questo tempo i disegni dei ministri intorno la guerra americana. Essendosi accorti, in quanta disgrazia fossero venuti dell'universale per non aver mai voluto dar luogo ad alcuna proposta d'accordo, e per non avere o saputo o voluto esercitar la guerra cogli opportuni provvedimenti, si risolvettero finalmente a mostrarsi vivi, e ad adoperare tanta forza contro gli Americani, che poca speranza potessero avere di poter resistere. Vedevano benissimo a quanta diminuzione già fosse andata soggetta la riputazione delle armi inglesi, la quale, se non vi si poneva un pronto rimedio, sarebbe divenuta di gravissimi danni cagione, ed avrebbe in fine dato origine alla guerra esterna. Imperciocchè, quantunque andassero spesso affermando, che i principi europei non cessavano di dar segni di voler continuare nell'amicizia, sapevano tuttavia, che questa era cosa impossibile a dover riuscire, quando la lunga contesa durasse più oltre, e che le armi inglesi continuassero ad esser perdenti. Egli era facile il pensare, che la Francia non dormiva, ed avrebbe molto volentieri pigliato le prime occasioni per mostrarsi. Quantunque fossero i ministri inglesi di quel tempo d'animo piuttosto gretto, che no, e piuttosto taccagni, che prudenti, non eran però sì dolci, che si lasciassero pigliare al boccone delle amichevoli protestazioni, le quali più efficacemente si fanno, quando si ha in mente di non osservarle. Sapevasi, che negli arsenali della Francia si lavorava indefessamente nell'allestir i navilj, e nel procacciar le munizioni navali, e che quel governo in ciò con grandissima costanza si travagliava, perchè i recenti danni si riparassero, e la forza e lo splendore delle armate francesi si ristorassero. Nel che la nazione tutta si dimostrava consenziente, e prontissima a secondar il governo. Di più non era nascosto, che dai porti francesi partivano ogni dì munizioni da guerra alla volta dell'America; la qual cosa, se non si faceva immediatamente dal governo, era però molto pazientemente tollerata. Osservavasi non senza molta gelosia, che i Francesi avevano testè mandato nelle Indie occidentali una flotta molto bene numerosa, e che anche i soldati da terra vi s'ingrossavano di maniera, che già avevan la sembianza di un esercito giusto. Dava ancora qualche sospetto, che alcuni gentiluomini francesi si erano per lo spazio di molti giorni abboccati col generale Washington nel suo campo presso Boston, e che quindi si eran recati a conferir col congresso. Il passato ammoniva i ministri inglesi del futuro; e giacchè in niun tempo si era alzata una insegna di guerra in America, che le due nazioni francese e inglese non entrassero a parte della controversia l'una contro l'altra, così si doveva ragionevolmente pensare, che l'istessa cosa sarebbe avvenuta questa volta; e tanto più facilmente, che ora d'interessi di molto maggior momento si trattava, che quelli non erano, i quali erano venuti in contesa ai tempi andati. La Francia in questa bisogna molto accortamente usava quelle arti, che le si convenivano. Ella non si voleva discoprire in su quei primi principj, sia perchè temeva, che il governo inglese, quando avesse innanzi tempo intrapreso apertamente la difesa degli Americani, avrebbe a questi tali condizioni d'accordo proposte, che le due parti si sarebbero rappacificate, e colle forze unite avrebbero contro di sè medesima volte le armi; e sia massimamente perchè non era ancora alla guerra navale apparecchiata. Voleva temporeggiare, finchè fossero pronte le armi, e che per la continuazione delle offese fosse la ferita tra le due parti diventata del tutto incurabile; ed altresì finchè vedendosi da ognuno la inclinazion delle cose, gli Americani, perduta ogni speranza d'accordo, e preso nuovo ardire dai prosperi successi dell'armi, si risolvessero a dichiarar l'independenza. Allora sarebbe pressochè impossibile diventata la riconciliazione, sia per la maggiore esacerbazione degli animi, sia per la gravità delle offese, sia finalmente per l'assoluta contrarietà dello scopo, al quale le due parti tendevano. Perciocchè in tal caso non si tratterebbe più di voler venire sotto certe condizioni ad un amichevole componimento, ma sibbene di andarne ad una totale separazione. Tali erano i pensieri del governo francese rispetto al tempo, in cui dovesse discoprirsi; ma però per non far disperare del tutto gli Americani, si era determinato a conceder loro sottovia tutti quegli aiuti, e di far loro tutte quelle promesse, che atte fossero a mantener viva in essi la speranza di una efficace cooperazione a tempi più opportuni. Non si dubitava poi, che allorquando la Francia si fosse risoluta a sostentar a viso scoperto gli Americani, anche la Spagna sarebbe venuta a parte della guerra per la consanguinità delle due famiglie reali, per l'identità degl'interessi, e perchè ardeva di desiderio di levarsi dal viso la fresca vergogna della spedizione contro Algeri. Tutti questi pericoli stavano molto fissi nelle menti dei ministri britannici, e perciò disegnarono di volergli prevenire con un repentino e gagliardo sforzo. Oltre le armi e le munizioni, le quali abbondantissimamente si preparavano in tutti gli arsenali, ed armerie dell'Inghilterra, determinarono che avessero ad aver le stanze sulle coste d'America ottanta navi da guerra per favorir i trasporti dei soldati e delle munizioni là, dove bisogno ne sarebbe, per impedire quei del nemico, per guastar le sue navi, e per secondare in ogni più conveniente modo le imprese dell'esercito. Dovevano oltre quelle genti, le quali già si ritrovavano in America, esser inviate meglio, che quarantadue migliaia di soldati stanziali tra Inglesi e Tedeschi; cioè venticinque migliaia d'Inglesi, e un poco più di diciassette migliaia degli altri. Queste genti tedesche eran così fatte che vi avevano 4,300 Brunsvicchesi, 12,394 Essiani del Landgravio, e 668 del principe ereditario di Assia, conte di Hanau. Si sarebbero aggiunte a queste tutte le reclute canadesi, le forze dei reali d'America, ed i guerrieri indiani, dimodochè si sperava, che quando fossero tutte le compagnie riempite, si avrebbe un esercito di cinquantacinque migliaia di soldati, il quale, salvate tutte le paghe morte, avrebbe in ogni caso sommato a meglio, che a quaranta; forza, che credevasi più che sufficiente per soggiogar tutta l'America. Se qualcuno poi desiderasse d'intendere quali fossero le condizioni della condotta dei Tedeschi, sappia, che un Brunsvicchese si aveva per centosessanta franchi di levata, e quattro soldi e mezzo di soldo quotidiano. Un Essiano del Landgravio costava centosessanta franchi di levata, e sotto sopra undici soldi di paga quotidiana; ed un Essiano del principe ereditario medesimamente si comperava con centosessanta franchi di levata, e circa dodici soldi di paga quotidiana. Vollero ancora i ministri accompagnare i preparamenti della guerra con alcune provvisioni, le quali dovevano, secondo la mente loro, gli effetti di quelli molto efficacemente secondare. E siccome conoscevano in quanto bisogno di pecunia si trovassero gli Americani, la quale a sè stessi procacciare non potevano, se non col mezzo del commercio, così determinarono di volerlo interrompere, sperando in tal modo, che l'interesse privato avrebbe vinto l'ostinazione politica, e che i biglietti stessi di credito, mancando affatto la pecunia numerata, sarebbero andati soggetti ad una fatale bassanza. Ma per altro, per non togliere agli Americani ogni speranza, e per non fargli ostinati per disperazione, si consigliarono di dar la facoltà di perdonare ad alcuni commissarj del Re, sperando, che molti, vinti dalla benignità, tornassero al grembo dell'Inghilterra. Speravano, che questa mansuetudine avrebbe inclinato i meno audaci a posar le armi, ed a ricomporsi nell'antica quiete. La qual cosa, se si fosse, come credevano, ottenuta, gli altri, che rimanessero armati, sarebbero stati di leggieri oppressi. Questi erano i consiglj che i ministri avevano presi, e che si proponevano di sottomettere alle deliberazioni del Parlamento. Orò il Re gravissimamente, rammentando le male arti usate in America per sedurre i popoli, ed in certe opinioni, contrarie alla costituzione ed alla subordinazione verso la Gran-Brettagna, infatuargli; che già erano corsi ad un'aperta resistenza, e s'avevan recato in mano ogni potestà del governo; che per ingannare facevano bene speciose protestazioni di lealtà, ma che in fatti miravano all'independenza; che sperava però, che il coraggio e la forza della nazione britannica comportato non avrebbero, che vilmente si abbandonasse ciò, che con tanta cura e tanta fatica si era acquistato; ch'era ormai tempo di levarsi in piè e di usare tutte le forze del Regno; ma che però essendo sempre da anteporsi la clemenza al rigore, l'animo suo era di concedere i perdoni, e far cessar tosto le calamità della guerra a quegli uomini ed in que' luoghi, che fedeli si dimostrassero. I ministri posero il partito, si rendessero le solite grazie al Re, e si approvassero le cose proposte. Ma lord Giovanni Cavendish con grandissima veemenza arringando disse, che si maravigliava bene, che si volesse ostinatamente continuare in quelle risoluzioni, che già sì perniziosi frutti partorito avevano; una metà dell'Impero perduta; l'altra malcontenta e parteggiante; un Regno altre volte felicissimo, ora infelicissimo; una nazione già virtuosissima, ora corrottissima; ogni pubblica virtù guasta e contaminata; e con ogni vizio entrate le perdite e le sconfitte. Si taccian gli Americani delle mire d'independenza. Certo per l'Inghilterra non istette, che un tale partito non pigliassero, giacchè i ministri ogni opera hanno fatto per a ciò sforzargli; si taccian di dissimulazione i coloni; ma hanno essi costantemente asseverato, che i termini della concordia eran quelli di ritornare allo stato dell'anno 1763. Forti eserciti e poderose armate si voglion contro gli Americani mandare. Ma son essi in casa loro, circondati dagli amici, abbondanti di ogni cosa; gl'Inglesi lontanissimi, scarsi di vettovaglie; han per nemici gli uomini, i venti, il cielo. E quali ricchezze, quali tesori, necessarj non saranno per procurare fin là ai soldati le provvisioni? Le selve impenetrabili, le montagne inaccessibili serviran nei casi sinistri d'asilo, ove si ricoverino, di nido donde sbocchino di nuovo, agli Americani. Ma agl'Inglesi converrà vincere o morire, od incontrar la vergogna, peggiore assai della morte, del fuggir alle navi. Gli Americani useranno le opportunità de' luoghi da essi soli conosciute per tribolar le genti britanniche, per mozzar le vie, per sorprendere le munizioni, per opprimer con fazioni improvvise gli stracorridori, per istancare, per consumare, per temporeggiare, per protrarre l'esito finale della guerra. Non si metteranno al rischio delle battaglie, esclamava l'oratore, ma ci piglieranno alla stracca, noi, che lontani siamo a tremila miglia. Sarà loro facil cosa il riempir le compagnie, a noi impossibile. Sapranno usar le occasioni delle temporali superiorità per riportarne qualche rilevata vittoria, sicchè i tardi soccorsi per mezzo dell'Atlantico non arriveranno in tempo. Eglino impareranno alla scuola nostra l'uso dell'armi e l'arti della guerra; e tal riscontro daranno di lor medesimi ai maestri loro, che a questi ne increscerà grandemente. Ma, suppongasi la vittoria; sarà ella certamente molto sanguinosa, ed il frutto ne saranno Terre distrutte, campi abbruciati, sudditi da odio irreconciliabile inveleniti, la prosperità del commercio guastata, e sospetti continui di futuri motivi di guerra. Sono molto antiche le querele intorno i pericoli alla libertà dei grossi eserciti stanziali; ma la lunga e difficil guerra americana gli accrescerà viemmaggiormente, e per ristoro del male ci comperano i ministri quei malandati Tedeschi, buona gente al postutto, ma per isgabelli di dispotismo maestri di coloro che sanno. Ma se per lo contrario sarem perdenti, i tesori perduti rifar non si potranno, il commercio non potrà risorgere, la nazionale gloria, prima sorgente della virtù e della generosità degli animi, ne sarà oscurata, il nome britannico macchiato, il valore spento; e non potrem nelle disgrazie nostre avere il conforto di avere operato con maturità di consiglio, nè quello di non essere stati avvertiti. La querela americana diventerà tosto querela europea, e se questa patria non ne sarà sobbissata, sarà piuttosto da ascriversi alla fortuna sua, che alla prudenza de' suoi reggitori. Tale è la grandezza, tale l'importanza del soggetto, che dee far maraviglia, che nella considerazione di questo sorgano passioni ed animosità, quandochè converrebbe invece, che tutti si recassero nella quieta mente la difficoltà della condizion nostra, e ponderatamente esaminassero, quali avessero ad essere i più pronti, i più efficaci, i più conducevoli rimedj. Si preghi adunque, concludeva, si supplichi Sua Maestà, perchè si sospendano le ire, e non si corra sì tosto a versare colle mani inglesi il sangue inglese. E che intanto con diligenza e con pacatezza d'animi si avvisino le cause della presente discordia, e gli opportuni mezzi si ritrovino per ricongiungere le lacerate parti del britannico Impero; per ristorar in maestà del governo, l'obbedienza alle leggi, l'autorità del Parlamento, il contento e la felicità di tutto questo inclito e nobilissimo popolo. Gli ascoltanti si trovavano in tempera, e la veemente orazione del lord Cavendish aveva una mirabile impressione fatta sulle menti di tutti. Ma replicarono con non minor calore i ministeriali, che non si poteva restar capace, come questi acconci oratori, i quali tanta pompa facevano d'amor della patria, tante lunghiere spendevano per provare, che quei che si trovavano in ribellione contro l'autorità della Gran-Brettagna, avessero la ragione; e come sembrassero voler recarsi a diletto il perturbar nell'opere sue il governo a tempi di sì grave frangente. Nè meglio si poteva comprendere, come si fossero risoluti a voler dimostrare, che di necessità gli Americani ne sarebbero andati colla vittoria; che nei decreti del congresso, che nei bandi di Washington si mettano innanzi tali dottrine, ciò si potrebbe comportare; ma che da uomini inglesi, da padri stessi della patria siano con tanta certezza affermate, e tanto studiosamente propagate, non potersi a patto nessuno, nè osservar senza maraviglia, nè tollerar senza sdegno. Affermasi, gli Americani non mirar all'independenza. La qual cosa si concederà facilmente, se si voglia contendere, che non vogliono avere, ma che di già hanno ed usano la independenza, giacchè di già sonsi recato in mano tutta l'autorità del governo col batter moneta, col gittar biglietti di credito, coll'impor tasse, col far leve, col dichiarar le guerre, coll'esercitarle, col concedere lettere di marca e di rappresaglia. Ma le dolci e corrive persone, che qui stanno all'intorno, rispondono, che i coloni protestano la leanza, e contraddicono alla independenza. Cosa nuova invero, che si debba più fede prestare alle parole, che ai fatti; e mentrechè questi uomini agevoli al credere loicano fra queste mura, gli Americani immaginano, e ad effetto mandano nuove costituzioni di governo, certamente per conservar gli ordini antichi, ed alla Gran-Brettagna riunirsi. Ma quali sono le condizioni d'accordo, che sin qui offerto hanno gli Americani? Di consentire a riconoscere il medesimo sovrano. Certo il riconosceranno eglino, purchè possano far ogni voler loro, e prestar niuna obbedienza alle ingiunzioni sue. E si vorrebbe, che calasse l'Inghilterra a simili condizioni, le quali se non sono oltraggiose, sono certamente ridicole? Il Parlamento ha aperto un adito di concordia, col quale s'ei non rinunziava del tutto al diritto della tassazione, fuori di dubbio poco ne conservava, e gli Americani medesimi potevano di per sè stessi tassarsi. Ma si ha da far con uomini, che non possono essere piegati nè da benefizio, nè da misericordia. Con quali parole, con qual istile l'abbian essi ricevuto, il Mondo tutto, ed i segreti nemici nostri stessi, che ne restaron maravigliati, il sanno. Se l'Inghilterra s'ha da piegar ad un tanto bassamento, se si ha da abbandonar l'onore cotanto alle monarchie necessario; se in luogo di pigliar le armi contro un nemico che ci disfida, che disprezza il governo e gli uomini della Gran-Brettagna, si ha ad inclinar la volontà alle sue dimande ognor crescenti, si pigli pure il partito posto in mezzo dagli avversarj. Che il costringere all'obbedienza i coloni sia impresa difficile, nissuno lo nega. Ma dove non è difficoltà, non è gloria. Poco conoscono la perizia degl'Inglesi capitani, ed il valor di questi soldati coloro, che ci vogliono far disperare. I potentissimi Borboni, gridavano i ministeriali, tutti congiurati contro di noi nell'ultima guerra non han potuto farci stare; ed il Re di Prussia trovò negli aiuti nostri la forza di resistere alla lega del Nort. L'Inghilterra signoreggia i mari; ella conquistato ha quelle stesse terre, sulle quali insistono questi medesimi ingrati sudditi; e non potrà ella suggettargli? Che possano alcuni potentati europei venir a parte della contesa si crede facilmente, se si considera la prosperità nostra, la invidia forestiera, e l'arti di cotesti Americani intenti a commoverci contro tutto il mondo. Ma dobbiam noi pigliar i partiti sui desiderj, o sull'ingiustizia altrui? Facciam quel che dobbiamo, perchè non c'intervenga quel che temiamo. Le gagliarde armi ci faran rispettare, i timidi consiglj disprezzare. Le guerre seguono i deboli, fuggono i forti. Che cosa poi sian iti immaginando questi uomini fisicosi intorno quegli innocenti Tedeschi, non è facile il dire. L'esempio dei mercenarj non è nuovo, e stato è sempre senza pericolo. I soldati forestieri quelli non sono, che possano la servitù stabilire delle terre inglesi; ma sì gli animi disposti alla servitù alla quale più spesso conducono le vociferazioni e l'esagerazioni dei demagoghi, che non le trame dei maestrati. In rispetto poi a quelle lunghe lamentanze in sui vizj d'oggidì diciamo bene, seguitavano i ministri a discorrere, che miglior opinione abbiamo noi di un popolo, presso il quale si abborrisce il deridere il buon costume, che è famoso al mondo per la civiltà sua, e stato è di tanti egregi fatti autore sì in pace, che in guerra. Son queste piuttosto fole da infermi, o impronte esasperazioni d'animi ambiziosi, i quali vanno immaginando, che non vi possa esser virtù, finchè non hanno essi il dominio. Il destino della Gran-Brettagna si trova ora in bilico. Dopochè ha per mare e per terra grandemente fiorito il suo imperio, e la sua fortuna meglio che ogni altro regno della cristianità, si tratta di presente, se questa prosperità si debba più oltre continuare; se queste ricche e potenti colonie, l'opera delle nostre mani, il frutto della nostra industria, l'oggetto di tante nostre cure, il prezzo di tanti tesori e di tanto sangue, debbano ora con un esempio d'inudita ingratitudine, per le mani stesse dei popoli loro, e per le astute macchinazioni dei falsi amici, e dei segreti nemici nostri, separate esser per sempre dall'antica patria, dall'amorevole e comune madre. Il non risentirsi a sì fatto danno piuttosto esiziale che grave, il non porci tutte le facoltà nostre e la vita per frastornarlo, sarebbe viltà troppo inudita nella memoria delle cose inglesi, e troppo del nome britannico indegna. Così parlarono i ministeriali. Raccolto il partito, fu vinto il no sulla proposta del lord Cavendish. Si proposero quindi da parecchj fra i primi oppositori diverse provvisioni d'accordo a favore dei coloni. I dispareri camminarono al colmo. Ma i ministri, che si appresentavano coi pensieri fatti e coll'armi apparecchiate, fecero cadere ogni trattazione in questo proposito. Avendo i ministri tutti gli apparati fatti, che per la guerra facevan di mestieri, vollero anche tagliare al nemico i nervi principali della medesima, che sono gli uomini, le armi e la pecunia. Una parte degli uomini impiegavano gli Americani sopra le navi per la bisogna del corseggiare; le armi e le munizioni traevano o di soppiatto, od anche apertamente dai paesi esterni, e la pecunia era il frutto del commercio loro. Adunque i ministri proposero una provvisione così fatta, che ogni specie di traffico colle tredici colonie unite fosse proibito; che ogni proprietà americana o galleggiante in sui mari, o stanziante nei porti fosse dichiarata legale preda in favore degli uffiziali, e compagnie delle navi del Re; che gli uomini, i quali sulle americane navi si ritrovavano, presi che fossero, si obbligassero a servire su quelle dell'Inghilterra indistintamente come semplici marinari; e che in ultimo luogo fosse la Corona autorizzata ad inviar commissarj colla potestà di conceder i perdoni a quei particolari uomini, che meglio paressero meritargli; e di chiarire anche tutta una colonia, od una parte di essa in istato di obbedienza verso il Re, nel qual caso potessero farle esenti dal rigor della legge, ed all'antica condizione restituirle. Questa provvisione era molto consentanea all'altre di già vinte, ed al disegno che i ministri si erano nell'animo loro concetto intorno il modo di esercitar la guerra, ed era generalmente da lodarsi. Conteneva però certi articoli, che gli uomini prudenti non potranno non biasimare. Imperciocchè il voler far la guerra agli Americani anche in sui mari, non era che bene. Bene era considerata anche quella parte, che i commissarj fossero autorizzati a conceder le perdonanze sì ai particolari uomini, che alle province. Ma il confiscare indifferentemente le proprietà così private, come pubbliche; il concederne la preda ai rapitori, e lo sforzar gli uomini appartenenti alle ciurme americane, di qualunque grado o condizione si fossero, a divenir gregarj sulle navi inglesi, nissuno non sarà per detestare. I dissenzienti nel Parlamento ne fecero un grandissimo scalpore, e con molto acerbe parole la condannarono. La provvisione però si ottenne con gran favore. [1776] Terminata la bisogna del Parlamento, pose fine il Re alla presente tornata, assicurando, ch'ei non temeva di moto alcuno dei principi europei, i quali tutti si dimostravano disposti a volere mantener la concordia. I ministri avevano ottenuto dal Parlamento ogni intento loro, e poco o nulla dubitavano del prospero successo delle cose. Pareva loro impossibile, che i soldati accogliticci del congresso potessero tener le armi in mano, allorchè vedessero le soldatesche europee; e credevano, che la fama solamente della venuta dell'esercito inglese era bastante ad aprir l'occasione a nobilissimi acquisti. E ponendo eziandio, che le truppe colonarie tenessero il campo, come si poteva dubitare, che male armate, peggio disciplinate, e poco use ai pericoli della guerra ed al romor dell'armi, avessero potuto resistere lungamente ai veterani d'Europa? Una prima impressione sarebbe stata fatale agli Americani, e le arti che si erano poste in opera per dividergli, avrebbero allora pienamente l'efficacia loro esercitata. Pochi, che fossero corsi agli accordi, avrebbero tratto con loro tutta la moltitudine; poichè nei moti popolari ogni cosa è soggetta al temporale. I commissarj in sui perdoni, uomini tutti di grandissima autorità, e molto splendidi per chiarezza di sangue, e per la gloria delle cose fatte per terra e per mare, dovevano esser presenti, secondando le operazioni dell'esercito, e pronti a pigliar le prime occasioni, che appresentate si fossero. Così argomentavano i ministeriali, e tali erano le speranze loro. Una gran parte della nazione aveva i medesimi pensieri e le medesime speranze; chi per orgoglio, chi per confidenza nel governo, chi per amor delle parti, e chi per effetto dell'interesse, credendo l'uomo facilmente ciò, che utile stima a sè stesso. Ciò non ostante non mancavano di quelli, i quali o avevano per amor della patria, o dimostravano, per la peste delle Sette, molta inquietudine, e sinistri augurj prendevano delle future cose. Argomentavano essi dalla pertinacia loro alla pertinacia degli Americani; e non tralasciavano di avere ad ogni tratto in bocca i miracoli, come dicevano, operati in varj tempi, e presso molti popoli dall'amor della libertà. Molto magnificavano l'ardire, la costanza ed il coraggio americano; ed i sarcasmi, i motti, le dicerìe sui satelliti, come dicevano, della tirannide, intendendo di parlare dei soldati inglesi, e molto più dei tedeschi, eran senza fine. Chiamavano la perdita fatale, la vittoria pericolosa; lamentavano il sangue sparso per una iniqua causa. Ogni dì si pubblicavan libelli in favore o contro i coloni. Gli uni rimproveravano agli altri, che prezzolati scrivevano; gli altri agli uni, che licenziosi essendo essi medesimi, favorivan la licenza. Ebbe specialmente molta voga un libro dato alla luce dal dottor Price intorno la civile libertà, e fu letto da tutti con grandissima avidità. Ne ricevette pubbliche grazie dalla città di Londra, e ne fu presentato con una scatola d'oro. I due fratelli Howe, l'uno ammiraglio dell'armata, e l'altro capitano generale dell'esercito in America, furono eletti dal Re commissarj a fine di ristorar la pace nelle colonie, e concedere i perdoni a coloro, che paressero meritare la reale misericordia. Il Signor Peter-Parker, ed il conte di Cornwallis eransi, già buon tempo, imbarcati con molte genti per alla volta dell'America. Partivano eziandio coll'altre genti inglesi e tedesche l'Almirante Hotham, ed i generali Burgoyne e Philipps. Mentre queste cose si facevano in Inghilterra, i provinciali, che assediavano Boston, erano entrati in grandissima speranza non solo d'impadronirsi della città, ma ancora di far prigione tutto il presidio, e distruggere il navilio, che gl'Inglesi tenevano nel porto e nella cala di Boston. Aspettavano impazientemente, che col crescere del verno montasse di modo il freddo, che ne gelassero i vicini mari ed i fiumi, che in quelli hanno le foci. Il gelicidio per l'ordinario soleva mettersi verso il Natale; e tenevano per certo, che in sull'uscir dell'anno vecchio, od in sull'entrar del nuovo sarebbe per la grossezza del ghiaccio fatto loro abilità di valicare a piè asciutti il braccio di mare, che la penisola divide dal continente, dove stavano accampati. In tal caso gl'Inglesi non avrebbero potuto resistere alle forze molto superiori dell'esercito americano. Ma essendo contro il solito corsa in quell'anno molto temperata la stagione, furono i provinciali ingannati delle speranze loro. L'indugio fu di molta utilità alla guernigione; perciocchè gli Americani in su quell'aspettazione si tennero assai quieti negli alloggiamenti loro. Questa tregua durò ben tutto l'inverno. Ma entratosi nel mese di marzo le cose si riscaldavano di nuovo; e gli Americani ardevano di desiderio di por fine con una onorata fazione al lungo e fastidioso assedio. Del che avevano e l'incentivo e la necessità. Era giunta in America la nimichevole dicerìa fatta dal Re al Parlamento, e copie di questa andavano attorno nel campo bostoniano. Inoltre si sparsero le novelle, che la prima petizion del congresso era stata disgradata. Tutto l'esercito se ne commoveva a grandissima rabbia, e la dicerìa fu arsa in pubblico dagl'infuriati soldati. Cambiarono in questo medesimo tempo il campo rosso delle bandiere, e lo fecero addogato con tredici liste, come un simbolo del numero e dell'unione delle tredici colonie. Il congresso, avendo ricevuto le novelle degli avversi procedimenti del governo, e massimamente quelle della provvisione del commercio, e della condotta delle genti tedesche, si persuase facilmente, che niuna altra speranza era rimasta fuori di quella dell'armi. Senza metter tempo in mezzo, volendo approfittarsi della rabbia eccitata nell'universale dei popoli, fe' una gran calca a Washington, acciocchè, posti dall'un de' lati tutti gl'indugi, e sprezzati tutti i pericoli, ad ogni modo voltasse la mira principale a finir la guerra bostoniana, e cacciasse via da quelle mura il nemico. Ei prevedeva benissimo, che di quell'esercito si sarebbe avuto un vicino bisogno per opporsi in altri luoghi all'armi britanniche, ed i disegni del nemico guastare nelle altre parti dell'America. Non si dubitava punto, che gl'Inglesi avrebbero fatto qualche forte impressione nei luoghi più deboli, e temevasi principalmente della città della Nuova-Jork. Perciò se non si levava quel nido agl'Inglesi, che sarebbe rimasto loro alle spalle, le cose si sarebbero trovate in gravissimo pericolo. Ricevuti gli ordini, e stimolato eziandio dalla necessità del frangente e dal desiderio della gloria, andava Washington considerando i mezzi, i quali al desiderato fine più sicuramente condurre il potessero. Ei non istava senza speranza di poter dare alla città con prospero successo l'assalto. Quella parte della cala di Boston, che è vicina a Cambridge ed a Roxbury, era gelata; il che avrebbe grandemente facilitato l'impresa, e per valicar le restanti acque sino alle mura di Boston, si aveva in pronto un gran numero di battelli. Si avevano inoltre due batterie galleggianti situate alle bocche del fiume di Cambridge. Sapevasi, che il presidio mancava di munizioni da guerra, e ch'era molto estenuato dalle fatiche e dalle malattie. Aveva poi anche il generale una grandissima confidenza posta nel valore e nella costanza dei proprj soldati. Perciò pose in una Dieta, che si fece di tutti i generali, il partito dell'assalto. Ward e Gates, ambedue soldati di gran conto si opposero, affermando, che senza mettersi ad un tanto rischio si poteva ottenere il fine di cacciar i nemici da Boston con occupare le alture di Dorchester, le quali signoreggiavano al tutto la città. Il partito non si ottenne; del che il generale si mostrò molto mal contento, ma fu obbligato ad accomodarsi all'opinione dei più. Si risolvette adunque di andar a prender il posto delle alture; alla qual bisogna per conforto dei generali Ward, Thomas e Spencer, era stata apparecchiata una gran quantità di fascine e di gabbioni. Erano anche state condotte da Ticonderoga e da Crown-point grosse artiglierie con una quantità sufficiente di obici e di bombarde. Ei pare, che il generale Howe, il quale era di natura molto circospetta, non abbia voluto prevenire, trovandosi troppo debole, questo disegno dei provinciali, il quale dava loro sicuramente vinta tutta la guerra dell'assedio. Eglino poi, per tenere attento da un'altra parte il nemico, piantarono grosse batterie a riva il mare a Cobbs-hill, alla punta di Lechmere, a Phipps-farm ed a Lambsdam in sul canto di Roxbury. Incominciarono a trarre la notte dei due marzo con molta furia. Le bombe cadevano frequenti nella città. Il presidio era tutto intento all'ispegnere l'incendio delle case, ed in tutti quegli altri uffizj fare, che sono necessarj in simili casi. Intanto si preparavano gli Americani con grandissima non solo contenzione, ma allegrezza alla fazione delle alture; ed a quest'uopo s'eran fatte marciare da' vicini luoghi molte compagnie di milizie per ingrossar l'esercito. Sceglievano i Capi la notte del quattro marzo; conciossiachè speravano, che la ricordanza dell'uccisione dei loro seguìta ai cinque di marzo in Boston nel 1770 avrebbe nuovo ardore aggiunto col desiderio della vendetta a quegli animi già pur troppo inferociti. Venuta la notte nella sera dei quattro, ogni cosa essendo all'ordine, procedevan gli Americani con mirabile silenzio verso la penisola di Dorchester. La notte era propizia, il vento favorevole, perchè non portasse al nemico quel poco di strepito, che non si poteva schivare. Le strade facili pel gelicidio. Le batterie di Phipps-farm, e quelle di Roxbury fulminavano con un rimbombo maraviglioso. Ottocento uomini d'antiguardo precedevano gli altri; seguiva il carreggio cogl'istrumenti da trincerare. In terzo luogo venivan i lavoratori in numero di dodici centinaia, guidati del generale Thomas, ed in ultimo trecento carri carichi di fascine, gabbioni e di manne di fieno. Quest'erano per difendere sui fianchi i provinciali nel passare, e ripassare l'istmo di Dorchester, il quale molto basso essendo poteva esser da ambe le parti strisciato dalle artiglierie delle navi nemiche. L'impresa ebbe prospero fine. I provinciali arrivarono sulle alture non solo senza offesa alcuna da parte del nemico, ma ancora senza che questi ne avesse alcun sentore. Si misero essi tosto a lavorare sì rattamente, che alle dieci della sera avevan già costrutti due Forti atti a difendergli contro le offese delle armi minute, e dei tiri a scaglia; uno sull'altura che è più vicina alla città, e l'altro su quella che guarda verso l'isola del Castello. La mattina, sendo scuro sulle alture, continuarono a lavorare, senza che si facesse dal canto del presidio alcun motivo. Finalmente, diventata l'aria chiara, ebbero a mirar gl'Inglesi non senza molta maraviglia le nuove opere degli Americani. L'ammiraglio inglese, veduta la cosa, protestò, che, se non si snidavano di là i nemici, le navi sue non potevano senza un presentissimo pericolo di totale distruzione stanziar più oltre nella cala. La città stessa era soggetta ad esser rovinata da capo in fondo a posta dei provinciali. La comunicazione ancora, tra le genti che guardavano le fortificazioni dell'istmo di Boston e le restanti, molto difficile e pericolosa diventata. Le artiglierie nemiche dominavano la spiaggia, dalla quale avrebbero dovuto gl'Inglesi imbarcarsi nel caso della ritirata. Adunque nissun altro partito era rimasto loro, che quello, o di combattere per isloggiar da quella nuova stanza il nemico, ovvero d'abbandonar del tutto la città. Non esitò punto Howe da quel capitano valoroso ch'egli era, a pigliare il primo, e disponeva ogni cosa per l'assalto. Washington, accortosi del disegno, preparava le difese. Le trincee si perfezionavano diligentemente, si raccoglievano i soldati dai luoghi più vicini, e si accordavano segnali da praticarsi su tutti i monticelli, i quali da Roxbury sino alla riviera Mistica fanno, come se fosse, una corona su tutta la spiaggia che guarda Boston; e ciò affinchè le novelle e gli ordini potessero in un subito trasmettersi da un luogo all'altro. Andava dicendo a' suoi, si ricordassero del giorno cinque di marzo. Nè solo apparecchiava i mezzi di sostener la vicina battaglia e di ributtar il nemico; ma ancora quelli di offenderlo e cacciarlo, se durante la battaglia o dopo di essa, qualche buon'occasione avesse offerto la fortuna. Era il suo pensiero, se il nemico nell'assalto di Dorchester, come sperava, avesse toccato una rotta, che quattromila uomini scelti stessero pronti dalla parte di Cambridge a montar sulle navi a quest'uopo state preparate, e, traversato quel braccio di mare che sta in mezzo tra la terra-ferma e la penisola, tentassero fra il tumulto e la confusione la Terra. Il generale Sullivan comandava la prima schiera; Greene la seconda. Si aspettava un altro fatto, come quello di Charlestown, ed un'altra battaglia, come quella di Breed's-hill. Howe faceva far le scale per iscalar le opere degli Americani. Ordinava, che una grossa schiera di soldati guidati da lord Percy, entrati nelle navi da carico, che stavano allestite nel porto, andassero ad approdare ad una bassa terra verso la punta opposta all'isola del Castello. Già si movevano le schiere, e gli Americani incitati dalla ricordanza del dì anniversario, e della battaglia di Breed's-hill, siccome anche dai continui conforti dei capitani, le aspettavano non solo senza tema, ma con allegrezza. Intanto pel riflusso le acque diventaron sì basse, ed il vento incominciava a trarre sì forte, che non si poteva valicare. Bisognò sostare per quel dì, intendendo Howe di dar la battaglia all'indomani molto per tempo. Ma succedeva la notte un temporale sì grosso, che le acque ne erano agitatissime la mattina. Poi piovve dirottamente. Il generale inglese non potè mandar ad effetto il suo disegno. Ma gli Americani, usando bene l'indugio, avevano un nuovo puntone costrutto, e le altre fortificazioni condotto a perfezione. Il colonnello Mifflin aveva apprestate molte botti piene di sassi e d'arena, e collocate intorno le fortificazioni, acciò, quando il nemico andasse all'assalto, rotolando con grandissima furia in giù, rompessero gli ordini, e dessero luogo ai suoi di potersi giovar della confusione. Osservate diligentemente tutte queste cose, gl'Inglesi si persuadettero, ch'era divenuta impresa troppo pericolosa, e quasi disperata il dar l'assalto, l'infelice evento del quale, o solamente la vittoria piena di sangue, come quella di Breed's-hill, avrebbero in troppo grave rischio poste le cose inglesi in America. Nè non era da farsi stima, che quand'anche la battaglia fosse stata prospera, la guernigione non era sì numerosa, che si avesse potuto conservare senza pericolo la possessione della penisola di Dorchester, dovendo essa di già custodire non solo la città, ma ancora la penisola di Charlestown. La battaglia si poteva meglio fare, e la vittoria desiderare, perchè le armi del Re non ricevessero percossa nella riputazione, che per l'evento totale delle cose su quelle spiagge. Non era perciò il frutto della vittoria eguale al pericolo della battaglia. Si doveva anche far considerazione, che il posto di Boston non era gran fatto accomodato alle future fazioni dell'esercito che si aspettava dall'Inghilterra, e Howe medesimo aveva qualche tempo prima avuto istruzioni dal lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, per votar la città, ed andarsene a posare nella Nuova-Jork. Il che non potè eseguire per non avere avuto a quel tempo alla mano il navilio sufficiente pei trasporti. Considerate attentamente tutte queste cose, i generali inglesi si risolvettero ad abbandonare la città, lasciandola del tutto in potere dei provinciali. Nella qual cosa s'incontravano però grandissime difficoltà. Imperciocchè non avendosi in pronto più di cencinquanta navi tra grosse e sottili, appena che capir vi potessero le ciurme e la guernigione, le quali tra l'una e l'altra sommavano a dieci migliaia di persone, e quei Bostoniani, i quali essendosi dimostrati favorevoli alla causa reale, non potevano rimanere senza pericolo. Il viaggio da intraprendersi era lungo e difficile, non potendosi attendere con quelle soldatesche stanche ed infievolite di poter far con frutto una qualche impressione sulle coste nemiche. Le speranze in ciò eran sì deboli, che non si credette nemmeno di poter tentare la città della Nuova-Jork, Terra più di qualunque altra esposta alle offese dal canto del mare. Nè altro partito si poteva pigliare, che quello di andarsene ad Halifax; pel quale viaggio, oltre la mancanza dei viveri ch'era grandissima, in stagione era molto contraria; e se in ogni tempo pericolosa, in quello pericolosissima. Regnavano allora fortemente i venti da greco, i quali temevasi non ispignessero l'armata di forza sino alle Antille; pel quale lungo tragitto non erano a gran pezza le provvisioni delle vettovaglie sufficienti. Si aggiungeva a tutte queste difficoltà, che il territorio di Halifax era una contrada sterile, dalla quale poco ristoro si poteva aspettare, e nissuna provvisione vi si era precedentemente potuta fare, essendo la partita da Boston, e la determinazione di ritirarsi ad Halifax, state improvvise. Nè non travagliava molto l'animo dei soldati il pensare, che la necessità delle cose gli spingesse verso tramontana, mentrechè sapevano, che le future fazioni degli eserciti inglesi si dovevano fare nelle colonie del mezzo, ed anche nelle meridionali. Ma non era lasciato luogo ad elezione veruna. E siccome gli Americani potevano coi tiri delle artiglierie, o impedire in gran parte, o sturbare assai l'imbarco delle genti, così Howe pose l'animo a rimuovergli da un tal disegno. Mandati chiamare gli uomini eletti di Boston, disse loro, che non essendo più la città di nissun utile al Re, si era risoluto ad abbandonarla, purchè Washington non fosse per disturbare la sua partenza. Mostrò loro le materie accendibili, che aveva fatto apparecchiare per metter fuoco ad un tratto alla città, quando i provinciali in qualunque modo il molestassero; che pensassero molto bene di quale e quanto pericolo sarebbe per riuscir alla Terra, se i due eserciti nemici per le vie della medesima si azzuffassero; che in quanto a lui si era risoluto di andarsene di quieto, e senza far nissun danno, quand'anche gli Americani dal canto loro avessero in animo di così fare. Gli esortava perciò, andassero da Washington, e gli facessero intendere, qual fosse in questo la mente sua. Furon gli eletti uomini col generale americano, raccomandandogli molto la misera città. Ei pare da quello che seguì, ch'ei consentisse. Ma tregua scritta non ne fu nissuna. Alcuni scrivono, che acconsentisse col patto, che gl'Inglesi lasciassero indietro le munizioni da guerra. Questo non affirmerei di sicuro. Furon esse ben lasciate, se per accordo o per necessità, non si sa. Gli Americani stettero quieti, e gl'Inglesi s'imbarcavano senza ricevere molestia. Ma tristissima era in questo frangente l'immagine della città. Nonostante gli ordini dell'Howe tutto era affoltata e confusione. Mille e cinquecento leali colle famiglie e colle masserizie loro più preziose si affrettavano con infinito sbattito d'animo ad abbandonare quelle stanze, ch'erano loro tanto care state, e nelle quali di sì lunga felicità goduto avevano. I padri colle robe loro, le madri coi figliuoli correvano piangendo alle navi; e le ultime salutazioni ed abbracciamenti di coloro che se ne andavano, e di coloro che rimanevano, erano un miserabile spettacolo; al quale però pochi attendevano, intenti tutti alla bisogna della propria salvezza. Gli infermi, i feriti, i vecchi ed i fanciulli dimandavano pietà. I carri e le bestie da soma erano divenuti cagione di contesa fra i cittadini, che i primi gli avevan fermati, ed i soldati che se ne volevan servir essi. Accrescevan molestia alla presente sventura le animosità, che prevalevano tra i soldati da terra e le genti da mare, gli uni rimproverando alle altre la cagione di tanta infelicità. Si dolevano altresì della freddezza e della ingratitudine della patria loro, la quale pareva in tanto pericolo, in tante miserie ed in sì lontani lidi gli avesse non che abbandonati, dimenticati. Imperciocchè dal varcato mese d'ottobre in poi non aveva il generale Howe, nè ordine, nè istruzione, nè avviso di sorta alcuna dall'Inghilterra ricevuto, i quali dimostrassero, esser vivo il governo, e ricordevole dell'esercito bostoniano. Intanto i più perduti fra i soldati e marinai, rotte le porte, mettevano a sacco le botteghe e le case. Guastavan quello, che via portar non potevano. In somma la città andava a ruba, e si temeva ad ogni tratto, che nascesse qualche grande incendio, che la consumasse. Addì quindici di marzo il generale mandava un bando, che nissuno fra i Bostoniani sino alle undici della mattina s'ardisse d'uscir dalle proprie case, perchè non impedissero l'imbarco delle soldatesche, che si doveva in quel dì effettuare. Ma un vento di levante le faceva soprastare; ed elleno per passatempo ritornarono in sul saccheggiare. In questo mezzo gli Americani avevano rizzato un puntone su quello sprone di Nook's-hill nella penisola di Dorchester, e munitolo d'artiglierie, signoreggiavano intieramente l'istmo di Boston, e tutta la parte australe della città. Temevasi ancora, che, occupata l'isola di Noddes, e piantatevi le artiglierie, tirando dall'uno e dall'altro posto a pelo d'acqua a traverso il porto chiudessero affatto il passo alle navi, e fosse perciò tutto il presidio ridotto alla necessità di arrendersi a discrezione. Per la qual cosa non si frapposero più indugi. Le genti britanniche ed i leali incominciarono a montare sulle navi alle quattro della mattina dei diciassette marzo, e tutti si trovarono a bordo alle dieci. Erano nel torno di dieci migliaia di bocche. Ma le malattie, e le gelosie, che correvano fra le genti di terra e quelle di mare, molto gl'indebolivano. Le navi erano sopraccariche d'uomini e di robe; scarseggiavan le vettovaglie; ogni cosa in confusione. Montavano sulle navi le ultime genti del retroguardo, quando Washington entrava colle sue nell'altra parte della città colle bandiere spiegate, coi tamburi battenti e con tutti gli apparati della vittoria e del trionfo. Fu ricevuto dagli abitatori con tutte quelle dimostrazioni di gratitudine e di osservanza, colle quali si debbono riconoscere i liberatori. L'allegrezza tanto più grande si dimostrava, quanto erano stati più gravi i mali, che sofferto avevano. Avevan essi provato per ben sedici mesi la fame, la sete, il freddo e gli oltraggi di una soldatesca infuriata, che gli riputava ribelli. Era stata la città sì asseccata di vivanda, che vi si pagava una libbra di pesce fresco ventiquattro soldi; un'oca si comprava oltre dieci lire: un gallo d'India quindici; un'anitra cinque; il prosciutto cinquanta soldi la libbra; legumi non se ne trovavano; un montone costava più di quarantadue franchi; le mele quaranta franchi il barile; le legna da ardere si pagavan oltre cinquanta franchi la catasta, e non se ne trovava. Si eran arse le panche delle chiese; già si ardevano i palancati e gli assiti dei magazzini; le case non abitate si eran disfatte, per averne le legna. La carne da cavallo, quei, che ne poteron avere, la trovarono buona. Lasciaron gl'Inglesi molte artiglierie e munizioni. Le prime sommarono a dugencinquanta tra grosse e minute trovate in Boston, nell'isola del Castello e nelle trincee di Bunker's-hill, e dell'istmo. Queste gl'Inglesi avevan tentato d'inchiodare e di guastare; ma con poco successo per la fretta. Altre n'erano state gettate in mare, ma furon cavate. Si trovaron oltreacciò quattro bombarde, e fra le munizioni si ebbero 2,500 misure di carbon da mare; altrettante di fromento; 2,300 d'orzo; 600 di avena; cento giare d'olio, e cencinquanta cavalli. Così venne, dopo un lungo e tedioso assedio, di nuovo in poter degli Americani la città capitale della provincia di Massacciusset con grandissim'allegrezza, e de' suoi cittadini, e di tutta la lega, i quali preveggevano benissimo, di quanta importanza fosse un tale avvenimento sia per la opinion dei popoli, e sia pel buon successo delle future operazioni della guerra. Nel che si debba anche notare la vanità e l'infatuazione dei ministri britannici, i quali in su quei primi principj della guerra non fecero i provvedimenti necessarj per render la vittoria certa, anzi tutte quelle cose eseguirono, che la dovevano rendere, non che dubbiosa, improbabile. In tal modo operarono, perchè sia per l'orgoglio inglese, sia per gl'infedeli rapportamenti, o sia pure per non aver curato gli esempj delle storie, si eran dati a credere, che i provinciali non sarebbero stati osi a guardare in viso le soldatesche inglesi, e che quella foga si sarebbe tosto convertita in freddezza ed in malavoglia. Non pensarono, che la natura stessa delle cose già da qualche tempo dava incitamento alla rivoluzione americana, essendo diventati quei popoli ricchi e potenti, e nulla avendo rimesso dell'antico entusiasmo. Quindi è, che entrarono i ministri nella guerra con deboli apparati, e non mandarono gli aiuti, quando era tempo, e gli mandarono, quando non era più tempo. Entrati i provinciali in possesso di Boston posero tosto al fisco i beni mobili e stabili di quei fuorusciti, i quali, lasciata la patria, accompagnato avevano il generale Howe ad Halifax. Gli vendettero all'incanto, ed il ritratto usarono nelle bisogne del pubblico. A quelli, ch'erano rimasti, fu fatto il processo, e furon chiariti nemici e traditori della patria; i beni loro parimente venduti e confiscati. Ma una cosa più di tutte occupava le menti dei Bostoniani, e questa si era di affortificar la città, dimodochè si potesse per l'avvenire preservare da quelle calamità, dalle quali di fresco era stata liberata. Usavasi in ciò grandissima diligenza; ed i cittadini intendevano a volta a volta all'opera. Soprantendevano il tutto quattro ingegneri Prussiani, ed uno Francese con parecchj Americani. Ma nonostante la diligenza, che si usava, non era possibile, che si riducesse Boston ad uno stato di buona Fortezza a poter tenere contro una regolare oppugnazione; bensì si poteva preservare da una battaglia di mano. Siccome appariva da certe mosse dei provinciali, e principalmente dall'aver essi occupato alcune delle isolette poste nella cala di Boston, che assaltar volessero il castello Guglielmo situato nell'isola di questo nome, il che avrebbe impedito alle navi inglesi l'ingresso nel porto, e preservato dagli assalti loro la città, il generale Howe credette, opportuna cosa fosse lo smantellarlo ed arderlo; e così fece prima della sua partenza, quantunque non si portasser via le artiglierie, ma solo a molta fretta s'inchiodassero. Indugiò ben una settimana pei venti contrarj, o per la bonaccia l'armata britannica prima, che potesse uscire dalla cala, ed entrar nell'alto mare. Ma finalmente ciò ottenutosi non senza molta fatica, contro l'aspettazione di tutti, e fuori del solito della stagione ebbe il viaggio molto prospero, e se n'andò a golfo lanciato ad Halifax. L'ammiraglio Shuldam, il quale comandava a tutta l'armata, lasciò nelle acque di Boston con molte navi il comandante Banks, acciocchè restassero i mari aperti, e la navigazione sicura alle navi del Re, le quali ignorando l'abbandonamento della città, a quella via fossero incamminate. Il disegno riuscì in parte, ed in parte no; conciossiachè la cala essendo grande, ed interspersa di molte isolette con alcuni porti qua e là opportuni alle insidie, da questi saltavan fuori improvvisamente i corsali, e le navi non guardate e non guardantisi opprimevano ad un tratto. Tra gli altri il capitano Manly predò una nave da carico, che portava quattrocento botti di carne salata, di piselli, di tartuffi e d'altri camangiari in copia. Ignorando Washington, quali fossero i consiglj di Howe, ed a qual parte fosse avviata l'armata britannica, stava in molto sospetto per la città della Nuova-Jork. Per la qual cosa ei scrisse tosto al brigadier generale lord Stirling, che vi era dentro, mandandogli, stesse avvisato, e che aveva spinto in suo aiuto alcune compagnie di corridori, e cinque battaglioni. Ma le genti del Re non erano a gran pezza in condizione di poter tentare alcuna cosa contro la città. Si recarono a gran ventura il poter arrivare sane e salve ad Halifax. Howe si era fermo, prima di procedere a nuovi fatti, a voler rinfrescare i suoi, e ad aspettare i rinforzi, che non dubitava, dovessero arrivare dall'Inghilterra. Nè meno prosperamente procedevano le cose del congresso nella provincia della Carolina Settentrionale, che nel Massacciusset; nella quale però avevano incominciato a scoprirsi grandi e pericolosi movimenti. Il governatore Martin, quantunque si fosse rifuggito sulla nave del Re, non istava però ozioso, e non cessava notte e dì nell'inventar nuovi disegni per far risorgere la causa reale nella sua provincia. Tanto maggiore speranza aveva di poter fare qualche notabile effetto, che sapeva, che l'ammiraglio Peter-Parker, ed il conte Cornwallis erano partiti dai porti dell'Inghilterra per una spedizione contro le Caroline. Egli era anche informato, che il generale Clinton con alcune compagnie doveva venire a congiungersi seco lui al capo Fear, situato alle foci della riviera Fear per alla via di Wilmington. Non dubitava punto con queste genti riunite, e coi montanari scozzesi, ed i Regolatori, gli uni e gli altri uomini avvezzi all'armi, e molto temuti dagli altri Caroliniani, e che si dimostravano non solo fedeli, ma ardenti in favor dell'Inghilterra, di far rivoltar la provincia, e sotto le leggi del Re di nuovo ridurla. Indettatosi adunque con tutti costoro rizzò lo stendardo reale, e comandò, che tutti vi accorressero per difendere la patria e le legittime leggi contro i ribelli. Per render più efficaci gli aiuti dei montanari e dei Regolatori, siccome pure di tutti gli altri leali, creò il colonnello Macdonald, persona fedele e zelante molto, capitano generale di tutte le leve, acciò le riducesse sotto gli ordini, ed in ischiere regolari le informasse. Il disegno riuscì. S'ingrossavano ogni giorno a Cross-Creek, e facevano timore di qualche moto importante, se non vi si poneva un pronto rimedio. L'assemblea provinciale, conoscendo l'importanza della cosa, spedì con grandissima celerità contro quella testa di leali tutte le genti, che apparecchiate si trovavano, e da ogni parte ne raccoglieva delle nuove. Così in tutta la Carolina si erano levate in arme le parti leale e libertina, e l'una contro l'altra con grande ferocia procedevano. Fu eletto a condottiere dei libertini il generale Moore, il quale con alcune bocche da fuoco andò a pigliar posto presso i leali ad un luogo detto Rockfish-bridge, dove studiava ad affortificarsi. Ebbe intanto rotto il ponte. Macdonald gli mandò, venisse a porsi sotto lo stendardo reale; e nel caso rifiutasse, lo tratterebbe da nemico. Fu la risposta di Moore, che sottoscrivesse egli stesso un giuramento di fedeltà al congresso, ponesse giù le armi, e sì facendo sarebbe ricevuto nel numero degli amici. Nel mentre che queste pratiche s'intertenevano tra l'uno, e l'altro Capo, le quali il Moore a bello studio andava tirando in lungo, e frapponendo tempo in mezzo, le genti sue s'ingrossavano, finchè divennero del tutto superiori a quelle del nemico. Si accorse finalmente Macdonald del pericolo in cui si trovava; e quantunque fosse già da ogni parte cinto dai provinciali, ciò non di meno con mirabile destrezza e coraggio se ne sbrigava. Camminando, senza mai posarsi, molto celeremente, mettendo spesso tra di lui ed i seguitatori fiumi, selve e passi difficili, dopo di aver corso lo spazio di ottanta miglia, malgrado la vigilanza del nemico, che cercava in ogni maniera di mozzargli la via, arrivò a Moore's-Creek, sedici miglia distante da Wilmington. Ivi sperava, che si sarebbero accozzate le genti del governatore Martin, e del generale Clinton, ch'erano di già l'uno, e l'altro arrivati al capo Fear. Ma i provinciali che non avevano mai intermesso di seguitarlo, non solo impedirono questa congiunzione, ma lo ridussero alla necessità di combattere. Assalì il nemico con una foga grandissima. Ma il capitano Macleod, e molti altri uffiziali de' suoi essendo rimasti uccisi sulla prima giunta, perdutisi di animo andarono in volta, abbandonando il generale loro in mezzo dei nemici. Fu fatto prigioniero con molti altri leali. Questa vittoria fu di molta importanza; imperciocchè, se i leali ne fossero iti colla migliore, che solo avessero potuto congiungersi colle genti del governatore, e del generale Clinton, e, stando in sul capo Fear, aspettato avessero gli aiuti che dovevano arrivare dall'Irlanda, certa cosa è, che gli affari del congresso sarebbero andati molto stretti nelle colonie meridionali. Oltreacciò i Caroliniani impararono a conoscere le proprie forze, e si levò via quella opinione, che generalmente aveva prevalso, della debolezza della Carolina Settentrionale; conciossiachè nella presente fazione non solo combattettero con prospero successo contro i Regolatori e gli Scozzesi, uomini europei, dei quali sino allora erano stati in gran terrore; ma ancora avevano in dieci giorni raccolti dieci migliaia di soldati, tutti buona e risoluta gente. Da un altro canto la fretta dei leali fu cagione della rovina loro. Poichè, se avessero temporeggiato sino all'arrivo delle genti d'Europa, ed allora solamente rizzate le insegne del Re, avrebbero certamente fatto qualche egregia pruova in suo prò, e forse fatto inclinare del tutto a favor suo le cose nelle province meridionali. Ritornando ora a parlare del lord Dunmore, ei continuò ancora per lungo tempo a stanziare colle sue navi nelle acque della Virginia. Ma essendo tutti i luoghi, e tutte le coste diligentemente guardate dai provinciali, non solo non poteva fare impressione nissuna, ma neanco procacciarsi le cose necessarie al vivere di tanta moltitudine. Perciò essendo i calori grandi, le acque guaste, streme le vettovaglie, le genti stivate nelle navi, nacque pell'orribil puzzo e tanfo delle sentine, e pel sucidume dei corpi, in questi una pestilenziosa e mortalissima infermità, della quale morirono, e Bianchi, e Neri in grandissima copia; ma molti più di questi, che di quelli. In questo stato il navilio di Dunmore andava errando qua e là da questa isola a quell'altra, da questa piaggia a quella; ma quando ei voleva accostarsi alla terra, trovava le popolazioni nemiche, che il ributtavano, e per la debolezza delle sue genti non poteva far frutto. Per sopra mercato dei mali, i venti spinsero una parte delle navi sulle spiagge virginiane, dove i miseri sbanditi divenuti cattivi in mano dei proprj concittadini cambiarono le stanze delle puzzolenti corsie in oscure ed orribili prigioni. Finalmente per non morir di certa morte su quelle fatali spiagge, arse prima le navi meno preziose, andarono questi miseri avanzi di soldati e di cittadini sbattuti dalle tempeste, afflitti dalla fame, dalla sete e da mortalissime malattie a cercar rifugio, parte nelle Floride, parte nelle Bermude e parte nell'Antille. Così, discacciato del tutto il nemico, rimase assicurata la provincia. Cotal fine ebbe l'impresa di Dunmore contro la Virginia, e cotal esito sortì il disegno di aver voluto gli schiavi contro i proprj padroni loro rivoltare. Non aveva intanto il congresso rimesso la diligenza negli apparecchj della guerra marittima; al che lo induceva la necessità di difendere le proprie coste dagli insulti dei corsali nemici, e d'intraprendere con ogni migliore modo possibile le navi loro da carico. A ciò non mancavano nè le materie atte alla costruzione delle navi, le quali erano anzi molto abbondanti, nè la copia nei marinari eccellenti, la quale era grandissima; ed essendo in gran parte cessati il commercio e le pescagioni, era venuta meno ogni opera, e non sapevan più dove esercitar l'industria loro. Lavoravasi perciò instantemente negli arsenali del Mariland, di Filadelfia, e dell'isola di Rodi, dimodochè, in sull'entrar dell'anno, si trovarono allestite e fornite di tutto il bisognevole nell'acque della Delawara le navi, l'Alfredo di 32 cannoni, il Colombo pure di 32, l'Andrea Doria di 16, il Sebastiano Caboto di 14, e la Provvidenza di 12; ed inoltre tredici galee, alle quali diedero i nomi seguenti: il Washington, il Dickinson, il Chatam, il Cambden, il Burke, l'Effingham, il Bulldog, il Franklin, il Congresso, lo Sperimento, l'Hancock e Adams, ed il Warren. Oltre a queste aveva il congresso ordinato, che si fabbricassero con ogni speditezza tredici fregate di trentasei cannoni ciascuna. Perchè poi si esercitassero le ciurme nell'arte della guerra marittima, ed anche per far procaccio di armi e di munizioni, e massimamente di polvere, aveva comandato ad Ezechiele Hopkins, capitano generale dell'armata, di recarsi sulle isole di Bahama. Partì Hopkins verso la metà di febbraio, e nel principio di marzo dopo un prospero viaggio arrivò all'isola Abacco, una delle Bahame. Quivi avendo inteso esservi in quella della Provvidenza gran copia di munizioni da guerra, precipitati gl'indugi, vi arrivò all'improvvista, e se ne impadronì. Trovarono gli Americani molte artiglierie con bombe e palle, e centocinquanta bariglioni di polvere, la quale era stata il principale oggetto della spedizione. Ritornando, conflissero onoratamente con una fregata inglese, e predarono un brigantino. L'armata del congresso con tutte le prede faceva porto a Nuova-Londra. Seguivano similmente frequenti abbattimenti nella cala di Boston tra le navi del comandante inglese Banks, e quelle dei Massacciuttesi. Uno dei più notabili fu quello, in cui il capitano Mugford si fe' padrone di una nave da carico, che portava molte armi e munizioni da guerra. In tal modo gli affari del congresso non solo procedevano prosperamente sulle terre vicine al mare, ma anche, cosa maravigliosa e nuova, sul mare stesso. Dal che quelle genti già concitate ed insuperbite pigliarono nuovo ardire e nuove speranze; ed appoco appoco si avvezzarono ad adoperare, come sogliono le nazioni in propria balìa poste. In quella misura, in cui succedeva lor bene la resistenza, in molti nasceva, in parecchj cresceva il desiderio, ed in altri si confermava il proposito dell'independenza. Ma non camminavano già con simil prosperità le cose degli Americani nel Canadà. Arnold, il quale aveva continuato con poche genti l'assedio di Quebec, si trovava oppresso da grandissime difficoltà. Gli ajuti, che il congresso aveva promesso all'esercito canadese non arrivavano, se non lentamente, ed a spilluzzico, sia perchè pel rigor della stagione eran diventate le strade quasi impraticabili, sia perchè per l'infelice esito dell'assalto dato a Quebec si era molto raffreddo quell'ardore, che avevano in sulle prime gli Americani concetto per la novità, e la felicità dell'impresa. Ei pare che il congresso medesimo, o distratto dai troppi negozj, o impotente per la mancanza dei mezzi, abbia quasi tralasciato la cura delle cose del Canadà, od almeno non abbia continuato a fare tutti quei provvedimenti ch'erano necessarj. Invano si eran fatte marciare alla volta di Quebec quelle genti, che per la guardia di Monreale risparmiare si potevano. Le soldatesche, che obbedivano all'Arnold, appena che sommassero ad un migliaio di combattenti. I Canadesi poi, i quali sul primo giungere degli Americani gli avevano amichevolmente accolti e forniti di tutte quelle cose, che per le facoltà loro potevano, ora, essendo manomessi in più guise da quelle bande indisciplinate, cambiato avevano la benevolenza in odio. Del che ne avevan essi gran ragione. I preti cattolici erano stati non solo trasandati, la qual cosa irrita l'amor proprio, ma eziandio scherniti, il che suole ingenerare rabbia e desiderio di vendetta. Queste cose, aggiuntovi le insinuazioni del governator Carleton, e di tutti coloro, che seguivano le parti sue, avevan fatto di modo, che i preti medesimi negavano i sacramenti a coloro, che setteggiavano per gli Americani. E siccome questa risoluzione grandemente impressionava le menti dei Canadesi, e riusciva di un notabile pregiudizio agl'interessi dei provinciali, mandarono dalla Marilandia un prete cattolico, affinchè riempisse presso i Canadesi tutti gli uffizj pertinenti alla sua religione. Ma il rimedio fu tardo; perciocchè le cose già si volgevano a manifesta rovina; e contuttochè gli Americani avessero prosperamente combattuto contro Beaujeu, gentiluomo francese di molto ardire, il quale assembrati molti nobili canadesi ed altre genti, colle quali aveva autorità, aveva fatto una testa grossa e preso il campo, tuttavia questo non bastava per riparar a quei mali, che dalla debolezza loro, e dalle ingiurie fatte agli abitatori di quella provincia erano nati. Si aggiungeva a tutto questo, che si avvicinava la stagione, nella quale gli ajuti, che si sapeva esser partiti d'Inghilterra alla volta del Canadà, dovevan arrivare, e, sciolto il ghiaccio che ingombrava la navigazione del fiume San Lorenzo, avrebbero potuto salire sino alla città di Quebec. Sarebbe stata troppo pericolosa cosa l'aspettargli con sì deboli forze. Perciò Arnold, il quale era stato di fresco tratto dal congresso brigadiere generale, faceva con piccoli apparati, ma con grand'animo, ogni sforzo per rendersi padrone di Quebec. Imperciocchè in tal caso la nimistà dei Canadesi non avrebbe potuto nuocere, se non poco, ed i soldati inglesi avrebbero trovato chiuso il passo alle parti superiori della provincia. Della qual cosa aveva egli qualche speranza. Si trovava Carleton allora con tutto il presidio a molto stretti termini ridotto per la mancanza dei viveri, che i provinciali con eguale diligenza e felicità intraprendevano per ogni dove. Non cessavan nemmeno di noiare e fastidiare la guernigione con ispesse rappresentanze di battaglie, e con nuovi stratagemmi, sperando, che per la debolezza di quella si aprisse qualche via a potersi insignorir della città. Perciò vi si erano accostati più vicino, e già avevan piantate la artiglierie sulle rive del fiume per battere il navilio del governatore, ed avevan posto mano a lavorare nelle trincee. Traevano altresì con palle roventi, e briccolavano ogni sorta di fuochi artificiati dentro la città. Ma il governatore vigilantissimo provvedeva a tutto, e non dava adito alla fortuna. Crebbero vieppiù le difficoltà, in cui si trovavano gli Arnoldesi, quando entrò nel campo loro il vaiuolo, malattia tanto grave in quei climi. Dal che ne nacque, che gli ajuti, che si aspettavano, arrivavano a stento; molti fuggivano, alcuni s'inoculavano, sicchè tra i malati ed i fuggiaschi ridotta era l'oste a pochissimi soldati. Arrivava in questo punto il general Thomas. Prima di scioglier l'assedio vollero gli Americani far l'estrema pruova, tentando di metter fuoco alle navi del governatore, e stando pronti nel medesimo tempo a dar l'assalto, se mai vi nascesse dentro qualche tumulto. Essendo il fiume lungo le rive di Quebec già libero dal ghiaccio, mandarono la notte dei tre maggio all'insù un brulotto. Apparecchiavan le scale, ed ogni cosa per l'assalto. Ma gl'Inglesi, accortisi dell'inganno, incominciarono a trarre; e gli Americani che governavano il brulotto, vedutisi scoperti, lo arsero. In questo stato di cose avendo perduto ogni speranza di poter far frutto, sia per assalto, sia per assedio, scemando ogni di più le genti nel campo sì di numero, che di coraggio, non trovandosi più nelle riposte viveri da logorare, che per tre dì, e temendo grandemente, che arrivassero in sul fatto le navi inglesi cogli ajuti, si risolvettero ad abbandonar del tutto l'impresa, e di ritirarsi verso Monreale. La mattina stessa del dì, in cui si doveva il nuovo disegno mandare ad effetto, arrivava a veduta di Quebec l'Iside, nave da guerra da 54 cannoni, con la fregata la Sorpresa, ed un altro legno minore. Queste, con eguale industria che pericolo, avevano in mezzo ai grossi ghiacci felicemente navigato dalle bocche del San Lorenzo sino alla città. Portavano alcune compagnie di ottimi soldati al soccorso. Furono questi posti incontanente a terra, e le navi fattesi padrone del fiume intrapresero del tutto la comunicazione tra le varie parti dell'esercito americano. Presero eziandio molti navilj appartenenti ai provinciali. A sì improvviso accidente entrarono questi in grandissima consternazione. Abbandonarono tosto e precipitosamente gli alloggiamenti, lasciandovi il bagagliume, le artiglierie, le provvisioni ed ogni altra sorta d'impedimenti; le quali cose tutte vennero in potere dei nemici. Gli ammalati la maggior parte di vaiuolo scampavano, come meglio potevano. I Canadesi n'ebbero pietà, e gli nascondevano qua e là. Intanto il governatore era saltato fuori e gli perseguitava. Fe' non pochi prigioni. Ma i provinciali non si rimasero, finchè non ebber fatto ben quarantacinque miglia all'insù del San Lorenzo, e, preso un poco di riposo, si ritirarono sino alle bocche del Sorel, dove vennero a congiungersi con loro quattro reggimenti. Ivi morì di vaiuolo il generale Thomas, uomo bravo assai, ed in grazia di tutti pell'integrità e valor suo. Successe nel comando Sullivan. Carleton dopo sì prospero successo, trovandosi tuttora assai debole, si rimase dal perseguitare il nemico, e ritornò a Quebec per ivi aspettar gli ajuti, ed allora saltar fuori di nuovo ad onorata guerra. Ma prima esercitò l'umanità sua molto conspicuamente. Gli Americani feriti o malati si erano nascosti nelle selve, o nelle vicine abitazioni dei Canadesi, dove provavano ogni sorta di disagi. Il governatore mandò fuora un bando, col quale ordinò, che uomini a posta ne andassero in cerca, a spese pubbliche gli curassero, ed a tutti i bisogni loro provvedessero. E perchè non temessero di scoprirsi, diè la fede sua, che tostochè ricuperato avessero la sanità, sarebbe fatta loro piena ed intiera abilità di ritornarsene liberi e franchi alle case loro. Queste cose si facevano nell'incominciar di maggio. In sul finir del medesimo parecchj colonnelli di genti inglesi, e di lanzi di Brunswich arrivarono nel Canadà, inguisachè la forza dell'esercito britannico in questa provincia sommava a meglio di tredicimila soldati, condotti da capitani espertissimi, tra i quali tenevano il primo luogo Carleton, che guidava tutta l'impresa, Burgoyne, Philipps e Reidesel, generale tedesco di buon nome. Questi volendo convertir in prò la rotta degli Americani si consigliarono di portar la guerra nelle parti superiori del Canadà, ed anche più oltre, se la fortuna avesse dato favore ai primi conati. Determinarono adunque di far capo grosso alla Terra denominata le _Tre Riviere_, situata sulla sinistra riva del San Lorenzo, egualmente distante da Monreale e da Quebec. Verso quel luogo arrivavano tutte le genti loro. In questo mezzo tempo la fortuna, la quale tanto s'era dimostrata avversa ai provinciali sotto le mura di Quebec, aveva anche la costanza loro cimentata verso Monreale per un'improvvisa fazione fatta loro addosso da una banda d'Inglesi, Canadesi ed Indiani. Occupavano i primi un Fortino situato ad un luogo detto i _Cedri_, alcune miglia superiormente a Monreale. Sopraggiungevano i regj, ed i Capi Beadle e Butterfield, riguardando più alla propria sicurezza, che all'onor loro ed all'utilità della patria, si arresero a patti. Vi si spedirono tosto alcune bande di rinforzo da Monreale; ma, assalite per via, furon rotte dai Canadesi e degl'Indiani, abbenchè non senza un'ostinata resistenza e molto sangue. Gl'Indiani usarono contro i cattivi ogni sorta di crudeltà. Arnold, il quale si trovava allora in Monreale, non potendo tollerare, che le armi americane fossero superate da quelle degl'Indiani e dei Canadesi, traeva fuori alla campagna i suoi, e si volgeva al lago per presentar la battaglia al nemico. Ma il capitano Forster, gli mandò dicendo, che se venisse tuttavia contro, e non consentisse ad uno scambio dei prigionieri, tutti quei provinciali che in mano sua si ritrovavano, sarebbero senz'altro posti a morte dagl'Indiani. L'Americano, costretto dalla necessità, non senza molta ripugnanza, acconsentì. Questi eventi contrarj, ed il poco favorevole aspetto delle cose nel Canadà non potettero tanto sbigottire gli Americani, che una fazione non tentassero piena di molto ardire e di non poca difficoltà. Trovavansi le forze inglesi, e brunswicchesi molto disperse e lontane l'une dall'altre. Un grosso corpo aveva i suoi alloggiamenti alle Tre Riviere sotto l'imperio del generale Frazer; un altro, il quale obbediva agli ordini del generale Nesbit, stava sulle navi da carico; ed in fine la banda più numerosa guidata dai generali inglesi Carleton, Burgoyne e Philipps, e dal tedesco Reidesel, divisa in più schiere, stanziava più sotto qua e là sulla via di Quebec, parte sulla riva e parte sul fiume. Alcune altre barche piene di soldati avevano già oltrepassato le Tre Riviere più in su verso il Sorel. Entrarono gli Americani in grande speranza di poter sorprendere e tagliare a pezzi quella schiera inglese, la quale occupava le Tre Riviere, prima che le altre potessero in soccorso loro venire. Fatta la risoluzione, Sullivan ordinò al generale Thompson, che montato con duemila soldati su cinquanta battelli, che a simili usi tenevano apparecchiati, scendesse il fiume. Thompson montato sulle navi andò costeggiando la destra riva del lago di San Pietro, dove il fiume si dilata in una considerabile larghezza, ed arrivò, senza essere osservato, al Nicolet, Terra situata sulla medesima riva del San Lorenzo un poco più superiormente alle Tre Riviere, che si trovano sulla sinistra. L'intendimento dei provinciali era di traversar il fiume di notte tempo, e sbarcati sulla sinistra riva a nove miglia al di sopra delle Tre Riviere, marciar la notte, ed arrivar sopra l'inimico prima che si facesse giorno. Ma trattenuti da molti impedimenti non pensati, non potettero arripare dall'altra parte, se non se a levata del dì. Procedevano ciononostante con incredibile celerità verso le Tre Riviere, allorchè, ingannati dalle guide, si sviarono. Ritornati, camminavano di nuovo. Le strade eran difficili. Intanto s'era alzato il dì, e non tardaron ad esser veduti dai nemici che stavano sulle navi. Diedero questi tosto nei tamburi, e spedirono con grandissima prestezza a dar avviso della cosa al generale Frazer. Gli Americani, vedutisi scoperti, davano anch'essi all'armi, e si affrettavano il meglio che potevano. Arrivarono verso le nove della mattina presso le Tre Riviere, che già il nemico stava in armi ed in ordinanza. Ne seguì un'avvisaglia, dove avendo fatto gli Americani cattiva pruova, e rotti di leggieri gli ordini loro, si diedero alla fuga. Contuttociò si rannodarono. Ma già la giornata era perduta, e non si poteva ricuperare. Nesbit, fatto sbarcare i suoi, assaliva gli Americani alla coda. Si dissolvevano essi, e ciascuno cercava di per sè, e senza nissun ordine serbare, la propria salute nelle vicine selve. Incalzati instantemente da fronte da Frazer, che traeva colle minute artiglierie, e noiati alle spalle da Nesbit, che impediva loro il ritornare ai battelli, ricevettero grave danno al passo di una palude. Riusciti finalmente con incredibile fatica dall'altra parte, s'inselvarono talmente, che gl'Inglesi cessaron di perseguitarli. Raccozzatisi gli Americani, e ritrattisi di nuovo sulle navi se ne tornarono al Sorel. Perdettero in questo fatto molti prigionieri, tra i quali lo stesso generale Thompson ed il colonnello Irwin con molti altri uffiziali di conto. Ebbero pochi uccisi. Delle truppe reali pochi furono i feriti, e pochissimi i morti. Cotale esito ebbe il fatto d'armi delle Tre Riviere, il quale, se fu deliberato con maturità, ed incominciato con ardire, fu certamente con imprudenza continuato; poichè, siccome il successo dell'impresa dipendeva al tutto dall'arrivar di notte, e dal fare un impeto improvviso, così dovevano gli Americani, quando si accorsero di non poter giungere, che dopo fatto dì, e molto più ancora, quando il nemico si era risentito, rimanersene, e, posta giù ogni speranza, ritornarsene là, donde eran partiti. Le genti americane, sbigottite dall'infelice successo delle cose e trovandosi deboli, pensarono al ritirarsi; le inglesi per lo contrario gagliarde, ed incorate dalla vittoria si determinarono ad usarla con ogni prontezza. Perciò avendo fatta la massa alle Tre Riviere procedettero, quattro giorni dopo il fatto d'arme, verso il Sorel parte per la via di terra, e parte per quella del fiume; nel quale luogo arrivarono, quando gli Americani impotenti al resistere, dopo di avere sfasciate le batterie, e portate via le artiglierie e le munizioni, l'avevano poche ore innanzi abbandonato. Quivi i generali inglesi dividevano l'esercito in due schiere, delle quali la destra pel fiume doveva andare ad impadronirsi di Monreale, e poscia, valicato quello a Longueil, e traversato quel tratto di paese, che è compreso tra il San Lorenzo, ed il Sorel, congiungersi sotto il Forte di San Giovanni colla seconda, la quale guidata da Burgoyne doveva perseguitar il nemico pel fiume sino a quella medesima Fortezza, alla quale intendevano o di dar l'assalto o di por l'assedio. Credevano, che gli Americani si sarebbero rattestati a San Giovanni. Arrivarono tosto i primi a Monreale, ed entrarono senza contrasto nella città, avendo la sera precedente gli Americani, condotti dall'Arnold, questa e tutta l'isola abbandonato. Intanto Burgoyne colla sua schiera procedeva pel Sorel verso San Giovanni molto cautamente, essendo il paese sospetto, e temendo di qualche insidia. Gli Americani parimente si ritiravano con molta circospezione, non volendo dar luogo al nemico di opprimergli con qualche improvvisa fazione, e salvar le bagaglie, le quali portate dalle navi sul fiume seguitavano l'esercito. Infine Arnold arrivò sano e salvo a San Giovanni, e si ricongiunse con Sullivan. Ma quivi alienissimo dal combattere, conoscendo il disavvantaggio, guastato prima ogni cosa, arse le baracche, sfasciato il Forte, si ritirò sicuramente sotto la Fortezza di Crown-point. Burgoyne nol potè seguitare per esser distrutto tutto il navilio. Quantunque questa ritirata non sia stata del tutto senza confusione, fu però essa, se si eccettuano i danni ricevuti alle Tre Riviere ed ai Cedri, senza perdita notabile nè d'uomini, nè d'armi, nè di munizioni, nè di bagaglio. Non tralasciò Sullivan in mezzo a tanti pericoli alcuna parte del suo debito, al quale il congresso rendette poscia per questo fatto pubbliche ed immortali grazie. Qui si fermarono i disegni degl'Inglesi; imperciocchè avevano gli Americani per la ritirata loro sino a Crown-point messo in mezzo tra loro ed il nemico tutta la lunghezza del lago Champlain, del quale pel numero delle navi armate, che vi avevano in pronto, erano padroni. Nè gl'Inglesi potevano sperare di procedere più oltre per la via del lago verso ostro, se prima apparecchiato non avessero un navilio più potente di quello, di cui erano i provinciali forniti; ed inoltre bisognava fabbricar molte piatte per servir ai trasporti degli uomini, delle armi e delle munizioni di un tanto esercito. E quantunque di già sei grossi vascelli armati fossero stati portati dalla Gran-Brettagna a quest'uopo, le cascate del fiume Sorel presso Chambly rendevano il passaggio loro verso il lago, se non impossibile, certo molto difficile. L'opera poi di construr le piatte era di non poca difficoltà, e si ricercava assai tempo. Fecero adunque gl'Inglesi fine alla loro perseguitazione, e gli Americani ebbero tempo a prepararsi con nuove difese contro gli assalti di un nemico potente ed esercitato. In tal modo fu fatto nodo nella gola agli Americani da questa spedizione del Canadà, dalla quale sì grandi vantaggi avevano sperato. Ma fu essa, o per l'inesperienza, per gl'impedimenti soliti a nascere nei governi nuovi, e tumultuarj, incominciata, quando in quelle fredde regioni era già troppo tarda la stagione; non fu coi debiti mezzi, nè colle necessarie provvisioni continuata, e si perdette con una insolenza militare nuova l'antica amicizia dei Canadesi, la quale alla somma delle cose era, non che necessaria, indispensabile. Certo è però, che, se questa impresa fosse stata con prudenza ed efficacia governata eguali all'ardire, col quale era stata incominciata; o seppure solamente non avesse la fortuna in sì grave frangente troncato il filo della vita del Montgommery, ne avrebbero avuto gli Americani una compiuta vittoria. Ma la fortuna non sempre favorisce gli audaci; nè gli audaci sanno sempre bene usare la fortuna. Ne nacque forse per altro da questa fazione del Canadà un insigne errore nel modo di amministrar la guerra dal canto del governo e dei capitani britannici, dal quale solo derivarono la inutilità di tutti gli sforzi loro contro l'America, e la perdita totale dell'impresa. Conciossiachè la correria degli Americani nel Canadà fu forse la prima cagione, che indusse il governo inglese a voler fare una testa grossa in questa provincia, e così dividere l'esercito suo in due parti; una che puntar dovesse dal Canadà pei laghi contro le parti diretane delle colonie, e l'altra che le assalisse di fronte sulle coste. E non è inverisimile, che se in luogo di due avessero gl'Inglesi fatto un esercito solo, avrebbe la guerra un diverso, e forse contrario fine sortito da quello, ch'ella ebbe in effetto. Il congresso decretò in onore di Riccardo Montgommery, uomo presso gli Americani di laudatissima memoria, si procacciasse da Parigi, o da qualche altro luogo della Francia un monumento con una accomodata inscrizione tramandatrice a' posteri delle virtù e dell'eroiche doti dell'animo suo. Così il congresso coll'esempio di quella dei morti stimolava la virtù dei vivi; e generalmente si può dire, che, siccome per l'ordinario gli autori delle rivoluzioni dei popoli più volentieri e più spesso adoperano i tristi, che i buoni, sia perchè, quelli sono i primi a far maggior rombazzo, o sia perchè, lasciandosi essi solamente guidare all'interesse proprio, più pieghevoli e più arrendevoli sono, che non gli altri alle voglie di coloro che governano, così il congresso americano, la via tutta contraria seguendo, più adoperava e più onorava i buoni che i tristi. Che poi questi ultimi ai tempi della rivoluzione in America più che altrove fossero radi, e gli altri più copiosi, noi non ardiremmo di affermare. Bene ci pare, che, se non mancarono presso gli Americani di quei tempi i vizj procedenti dalla cupidigia del guadagno in sul mercatare, non abbondaron però quelli, che hanno la origine loro nel lusso, nella lussuria e nell'ambizione di soprastare. Nè era ancora appo i medesimi venuta meno l'autorità della religione, o si era la medesima corrotta; nè giunto l'annuale di lodar a scandalo i vizj, o di burlarsi della virtù. Nè a minor ammirazione alle virtù di Montgommery si levarono le menti inglesi, che le americane. Nel Parlamento stesso i più acconci oratori tanto di bene e di lode ne dissero, che gli scrittori delle antiche storie non fecero di vantaggio verso i più riputati uomini dell'antichità. In ciò andarono a gara il colonnello Baré, che con parole orrevoli e molto dogliose lamentò la sua morte; Burke e Fox, il quale giovanissimo, com'egli era, dava saggio già fin d'allora di quell'uomo, ch'egli era, e che poi fu. Lord North gli riprendeva agramente, dicendo: che non era da comportarsi, che tante lodi date fossero ad un ribelle. Concedeva egli, essere stato Montgommery prode, capace, umano, generoso; ma contuttociò stato essere un prode, capace, umano, e generoso ribelle. Citò poscia quel verso dell'Addisson nel Catone, che significa: _Maledette le sue virtù, che soggiogato hanno la sua patria!_ Al che rispose con bellissimo porgere Fox; che poco si curava egli di purgare l'eccellente personaggio dalla nota di ribelle testè datagli; perciocchè non era essa un certo segno di disonore. I grandi stabilitori della libertà, continuava, i salvatori della patria loro, i benefattori dell'umano genere sono stati in tutte le età chiamati ribelli; e che quella costituzione stessa, per la quale avevan essi la facoltà di potere in quella Camera sedere, da una ribellione si doveva riconoscere. Aggiunse quei versi del principe dei poeti latini: _Sunt hic etiam sua proemia laudi, Sunt lacrimae rerum, et mentem mortalia tangunt_. Ma ritornando ora, dove ci richiama l'ordine della storia, le disgrazie del Canadà furon compensate dai prosperi successi ottenuti sotto le mura di Charlestown nella Carolina Meridionale. Avevano i ministri determinato di fare un grande sforzo contro le colonie meridionali; perciocchè si erano dati a credere, e non senza ragione, che in quelle più che nelle settentrionali fossero frequenti gli amici all'Inghilterra, i quali non avrebbero tralasciato di mostrarsi vivi, tostochè l'esercito del Re fosse comparso gagliardo su quelle coste, o fatto si fosse padrone di qualche posto d'importanza. Speravano allora coll'aiuto dei leali, e colle proprie forze di potere il pristino ordine di cose ristabilire in queste province; e che dalle medesime sarebbero corsi da fianco a danno di quelle del miluogo e delle settentrionali, le quali assalite da un grosso esercito alle spalle dalla parte del Canadà, e da un altro egualmente forte da fronte verso la marina, non avrebbero potuto far resistenza, e sarebbe convenuto agli Americani stare a posa, ritornando all'antica obbedienza. Intendevano, che si facesse impeto primamente, siccome più debole dell'altre, nella Carolina del Nort, e quindi voltare le armi contro la Carolina Meridionale e contro la Virginia secondo l'inclinazione delle cose. Quindi è, che l'armata che doveva trasportar le soldatesche destinate a questa fazione, era partita dai porti d'Inghilterra e d'Irlanda prima dell'altre, e che il generale Clinton, il quale con un'altra buona mano di genti doveva dalla Nuova-Jork venire a congiungersi coi nuovi ajuti, era già arrivato al capo Fear dopo di aver tentato invano la Virginia. Ma dall'un canto l'impazienza dei leali della Carolina Settentrionale nell'aver voluto sorgere prima del tempo aveva guasto l'impresa e prodotto la rovina loro. Dall'altro i venti contrari e le burrasche avevano contro ogni aspettazione tanto ritardato il corso dell'armata, la quale sotto gli ordini dell'ammiraglio Peter-Parker veleggiava alla volta del capo Fear, che non potette arrivarvi, se non molto spazio dopo il convenuto e sperato tempo, ed allorquando i leali erano già stati oppressi, e quando gli abitanti dell'una e dell'altra Carolina stavano non solo avvisati, ma già avevano fatto tutti i provvedimenti alla resistenza. Certa cosa è, che, se i leali della Carolina del Nort avessero qualche tempo indugiato prima di prorompere, o che il mare fosse stato più propizio agl'Inglesi, le cose del congresso avrebbero portato verso ostro grandissimo pericolo. Arrivarono verso il finire d'aprile od il cominciar di maggio al capo Fear le navi di Peter-Parker con molte genti da sbarcare, e coi generali Cornwallis, Vaughan ed alcuni altri, dove si congiunsero col Clinton, il quale, siccome anziano, ebbe il governo di tutta l'impresa. Per la ostinata resistenza dei Virginiani, e per le disgrazie che testè afflitto avevano i Caroliniani del Nort volti a favor dell'Inghilterra, non si poteva sperar di far frutto alcuno in queste due province, e non vi rimaneva altro buon partito fuori di quello di voltarsi contro la Carolina Meridionale. Nel che si aveva anche questo vantaggio, che una volta superata e presa la città di Charlestown si avrebbe avuto agevolmente l'entrata aperta all'acquisto di tutta la provincia, impauriti i popoli dalla perdita della capitale, ed essendo piana ed esposta alle correrie di un nemico attivo e disciplinato. Nè si poteva credere, che l'impadronirsi di Charlestown fosse opera molto difficile, essendo questa città posta sulla costiera. Fatta la risoluzione, si apparecchiarono gl'Inglesi ad eseguirla. Ma i Caroliniani non erano stati oziosi nel procurar le difese, tanto per tutta la provincia, quanto particolarmente per la città. Avevano i Capi del popolo, siccome abbiam già notato, molto affortificato l'isola di Sullivan, lontana a sei miglia da quella punta di terra, che vien formata dalla congiunzion dei due fiumi Ashley e Cooper, sulla quale siede la città di Charlestown. Quest'isola è sì vicina al canale pel quale si va a Charlestown, che da essa coi tiri delle artiglierie si possono danneggiar le navi, che tentassero di passare. Il Forte Moultrie stato era armato con trentasei pezzi di grossa artiglieria e ventisei di minore. Il Forte stesso poi era costrutto con una sorta di legno del paese, che gli abitanti chiamano _palmetto_, ed è sì spugnoso e sollo, che l'impeto delle palle vi si rompe dentro, e se fan buca, non fan rovina. Si chiamarono con grandissima sollecitudine le milizie da tutta la provincia alla difesa della città. Nello spazio di pochi giorni il presidio sommava a seimila soldati, se non disciplinati, certo molto ardenti. Il reggimento stanziale della Carolina Meridionale fu mandato a presidiar il Forte Johnson, situato sull'isola James, distante a tre miglia da Charlestown, dal quale si poteva trarre a gittata nel canale. Il secondo e terzo reggimento occupavano l'isola di Sullivan, il secondo, di cui era colonnello Guglielmo Moultrie, il Forte, il quale poi dall'onorata difesa ch'ei vi fece, fu chiamato col suo nome. Le altre genti pigliarono i posti più opportuni; le contrade prossimane alle acque abbarrate, i fondachi sulla riviera atterrati, e nuove trincee construtte a riva. Nissuno vi era, che non avesse dato di mano o all'armi, o alla pala, o alla marra. I Neri, che si eran fatti venire dalla campagna, secondavano mirabilmente i Bianchi nell'affortificar la città. Il generale Lee, nel quale i popoli avevano grandissima fidanza, era capitano generale di tutte le genti; e se gli altri erano ardenti, nissuno dubiti ch'ei nol fosse molto più. La rabbia, che da lungo tempo aveva concetto contro il governo inglese, l'amor della gloria ed il voler riuscire all'aspettazione universale attizzavano continuamente quell'animo già di per sè stesso smisurato. Rutledge, uomo di grandissima dependenza nella provincia, si affaticava anch'esso moltissimo per animare i popoli alla difesa. Il suo esempio e le esortazioni sue facevano mirabili effetti. Ognuno stava con grand'animo e con non minore speranza ad aspettar l'assalto. Intanto arrivava la flotta britannica, e sorgeva in sull'ancore a tramontana dell'isola Sullivan. Le navi armate in guerra erano il Bristol e lo Sperimento di cinquanta cannoni, quattro fregate, l'Attiva, l'Atteone, il Solebay, e la Sirena di 28, la Sfinge di 20, l'Amicizia di 22, e due altri legni minori da otto, tra i quali una detta il Fulmine, nave da bombarde. Cosa di somma difficoltà era il valicare lo scanno per entrar nel canale di Charlestown, massimamente pei vascelli più grossi. E non fu senza gran fatica, che gl'Inglesi riuscirono a far entrare il Bristol e lo Sperimento, quantunque alleggeriti gli avessero col tor via le artiglierie e le altre cose da carico. Diedero nonostante nelle secche, e fecero vista di rompersi; ma la perizia degli uffiziali inglesi la perseveranza dei marinari gli preservarono. Si apparecchiavano gl'Inglesi a dar la batteria al Forte Moultrie, per poter, superato quello, andar sopra la città sicuramente. Quivi il generale Clinton mandò fuori un cartello o bando, il quale per mezzo di un trombetto introdusse nella città, e col quale rammemorando il sovvertimento di ogni ordine civile, che nella Carolina esisteva, e la tirannide stabilita nelle mani dei congressi, delle congregazioni e simili altri maestrati insoliti e contrari alla britannica costituzione, ammoniva, prima di procedere alle estremità, e scongiurava i Caroliniani, ritornassero all'antica obbedienza, e con pacifici modi la vendetta di una nazione irritata e potente allontanassero. Offeriva nello stesso tempo il perdono a tutti quelli, che, poste giù le armi, si sottomettessero. Questo bando riuscì del tutto inutile. I generali inglesi per impadronirsi del Forte di Moultrie avevan disegnato di operar in tal modo, che mentre le navi lo assalivano da fronte colle artiglierie, una grossa banda di soldati inglesi, i quali a questo fine si erano sbarcati nell'Isola Lunga, situata a levante di quella di Sullivan, avrebbe traversato lo stretto braccio di mare, che l'una dall'altra divide, e che si credeva facilmente guadoso, e venuta sull'ultima avrebbe assalito il Forte alle spalle per la parte di terra, dove le difese erano molto deboli. Tanta era l'opportunità di questo disegno, che l'istesso Lee, dubitando dell'esito, opinava, si votasse il Forte, e si attendesse solamente alla difesa della città. Ma gli uomini di Charlestown, i quali temevano fuori di misura le bombe, si risolvettero a voler tentare ad ogni modo la difesa del Forte. Essendo ogni cosa in pronto dall'una parte e dall'altra, la mattina dei 28 giugno la nave il Fulmine, protetta da un altro legno armato, andò a pigliar posto, e cominciò a gettar bombe dentro il Forte, mentre la restante armata si faceva avanti. Verso le undici il Bristol, lo Sperimento, l'Attivo ed il Solebay attelatisi di fronte incominciarono a trarre furiosamente contro il Forte. La Sfinge, l'Atteone, e la Sirena andarono a fermarsi verso ponente tra la punta dell'isola Sullivan, e la città, parte per poter colle artiglierie strisciar all'indentro le fortificazioni, e parte per impedir la comunicazione tra l'isola e la terraferma; la quale cosa avrebbe dall'un canto impedito la ritirata alla guernigione, e dall'altro i soccorsi di uomini e di munizioni, che le si sarebbero potuti mandare. In questo modo si proibiva ancora ai Caroliniani di potere con brulotti ed altri ingegni militari disturbar l'assalto. Ma questo disegno per l'imperizia dei piloti riuscì vano. Le tre navi diedero nelle secche su d'un renaio chiamato _Middle-Grounds_, e quantunque per l'incredibile industria dei marinari, e non senza grave danno, due ne fossero di nuovo tratte a galla, ciò non di meno non potettero eseguire l'intento dei capitani, sia perchè l'ora era divenuta tarda, sia perchè pel danno ricevuto non potettero convenientemente ritirarsi. L'Atteone arenò, e l'indomane fu arso. In questo mezzo la battaglia si era sboglientata orribilmente tra le altre quattro navi ed il Forte, il Fulmine dopo di aver gettato meglio di sessanta bombe, si trovò talmente danneggiato, che cessò il trarre. Ma le altre continuavano; e se gagliardo fu l'assalto, non fu meno forte la difesa. Gli Inglesi stessi ebbero ad ammirare l'americano valore in quest'ostinato conflitto. La guernigione, che consisteva solamente in pochi soldati di ordinanza e alcuni di milizia con incredibile audacia insisteva, cosa, che non si sarebbe potuta credere così facilmente in quelle genti, pressochè nuove sui cannoni, nonostante l'assalto terribile degl'Inglesi. Traevano gli Americani di proposito deliberato, ed imberciavano i nemici a sesta. Le navi inglesi ne ricevettero infinito danno, e molti valorosi soldati ne furono uccisi. Il Bristol più di tutti, essendovisi rotte le stacche del cavo, fu esposto per qualche tempo alle palle nemiche talmente, che ne fu vicino ad esser rotto e fracassato del tutto. Il capitano Morris, che lo padroneggiava, toccate molte ferite, e morti quasi tutti i suoi, che si trovavano sul ponte, rimasto pressochè solo non voleva consentire lo portassero sotto, finchè una palla gli levò una gamba, ed allora fu tolto via senza speranza di vita. L'Ammiraglio stesso Peter-Parker rilevò una contusione. Lord Campbell, quegli stesso, ch'era stato governatore della colonia toccò una ferita, della quale qualche tempo dopo morì. La perdita del presidio fu di niun rilievo. Intanto si rallentò prima, e poscia cessò affatto il trarre degli Americani; perciocchè eran venute loro meno le munizioni; la qual cosa diè per un tempo agl'Inglesi la speranza della vittoria. Ma, ricevutone altre, rinfrescaron la battaglia colla medesima furia che prima. Durò essa sino alle sette della sera, allorquando, accorgendosi gl'Inglesi che facevan poco frutto, avendo le navi loro guaste e sconquassate, e non vedendo comparire i loro dalla parte dell'Isola Lunga, dopo d'aver fatto l'estremo di lor possa, si risolvettero ad abbandonar l'impresa. Avrebbero voluto i generali Clinton e Cornwallis traversare il braccio, che le due isole Sullivan, e Lunga tra di loro disgiunge, e venuti sopra la prima, assalire il Forte Moultrie alle spalle, come era stato il disegno. Ma le acque, siccome fu scritto, si trovarono contro ogni aspettazione sì profonde, che non fu fattibile il valicarle. E da un'altra parte, quando anche quest'intento loro avessero ottenuto, avrebbero probabilmente incontrato sulle rive dell'Isola Lunga sì duro intoppo, che rimasti non ne sarebbero in capitale. Conciossiacosachè il colonnello Thompson con trecento dei primi feritori del suo reggimento, il colonnello Clarke con dugento regolari della Carolina Settentrionale, ed il colonnello Horry con dugento uomini delle bande paesane della Carolina Meridionale, e la compagnia dei corridori di Racoon con alcune bocche da fuoco avevan pigliati tutti i posti sull'estremità a levante, e diligentemente gli guardavano. E' pare, che piuttosto le difese apparecchiate dagli Americani, che la difficoltà del guado, abbia impedito i generali inglesi dal tentare il passo; poichè ei non si può credere, che uffiziali esperti, come questi erano, si siano rimasti per ben nove giorni nell'Isola Lunga, senza sperimentare, qual fosse la profondità dell'acque, ed accertarsi, se esse erano guadose, o no, molto tempo prima della battaglia. Nè meglio si può restar capace, come sia addivenuto, che, veduto gl'Inglesi, che o le acque dello stretto non si potevano valicare, o che gli Americani sull'isola Sullivan erano talmente forti ed affortificati, che non si poteva sperare di sloggiarli, si siano rimasti tuttavia nell'Isola Lunga, e non abbiano fatto la risoluzione di trasportare sulle barche, che avevano in pronto, le genti loro, ed in qualche altra parte dell'isola Sullivan isbarcarle. Certo sonvi nati in questo fatto molti accidenti, dei quali non si può chiaramente conoscere la ragione. Checchè di questo pensar si debba, gl'Inglesi, fattosi notte, si ritirarono, e la mattina del domane le navi loro tutte eran già lontane a due miglia dall'isola. Alcuni giorni poi, rimbarcate le genti, si avviarono alla Nuova-Jork, dove si aspettava anche con tutto l'esercito, ingrossato dai freschi aiuti venuti d'Inghilterra, il generale Howe. In cotal modo si terminò l'assalto dato dagli Inglesi al Forte Moultrie, e le cose della Carolina furono poste per allora in sicuro stato. Il Forte fu poco danneggiato, sia perchè le palle volarono troppo alte, sia perchè la spugnosità delle legna, colle quali era costrutto, aveva diminuito l'effetto loro. In questa battaglia furon notati alcuni fatti da parte degli Americani, che dimostrarono una grandissima ostinazione, e non sono soliti a manifestarsi, se non se ai tempi delle rivoluzioni politiche degli Stati, allorquando gli animi sono a molto ardore concitati. Si ricordò, che un Jasper, sergente in una compagnia di granatieri essendo stata rotta l'asta dello stendardo americano, il quale sventolava in sul Forte, e questo caduto a terra, saltasse giù, e presolo ed attaccatolo al frugatoio d'un cannone, e tenendolo in mano montasse di nuovo sul parapetto, e nel suo luogo il ricollocasse, quantunque attorno di lui molto frullassero le palle del nemico, che contro gli traeva a pruova. All'indomani il presidente Rutledge lo presentò con una spada, commendandolo molto, e pubblicamente. Il sergente Macdonald ferito mortalmente, e già essendo vicino al fine della sua vita, non cessava di gridar ai suoi, combattessero, stessero fermi nella difesa della patria e della libertà. Questi esempj si ricordavano con molta lode, e con ornate parole nei diarj, che si stampavano, e nelle brigate sì private che pubbliche. Per questi prosperi successi i pensieri, ed i desiderj degli Americani si accendevano maggiormente. Avendo i Caroliniani conosciuto per pruova, di quanta utilità fosse riuscito il Forte Moultrie, e da un'altra parte di quanta difficoltà fosse il mandarvi rinforzi per causa del mare, risolvettero di congiungere con un ponte l'isola Sullivan colla terraferma. Questa insigne e difficile opera fu condotta a buon fine dal generale Gadsden, zelatore grandissimo della libertà, ed uno degli uomini più riputati della provincia. Il congresso rendette con solenne decreto pubbliche grazie al maggior generale Lee, al colonnello Moultrie, al colonnello Thompson, ed a tutti gli uffiziali e soldati, che avevano combattuto con sì mirabile coraggio, e con tanto amore della patria loro in quell'ostinata battaglia. A questo tempo si trovava l'America in una strana, e non mai più veduta condizione costituita. La guerra, che durava già fin più d'un anno, e che con tanta rabbia si esercitava, era contro un Re diretta, al quale si protestava tuttora di voler prestare obbedienza; e quegli stessi, i quali tutti quegli atti commettevano, che alla ribellione si appartengono, non volevano esser chiamati ribelli. Nei tribunali si amministrava la giustizia in nome del Re, e nelle chiese si pregava per la conservazione e prosperità di quel Principe, l'autorità del quale non solamente era cessata del tutto, ma ancora contro la quale si combatteva con incredibile ostinazione. Si andava dichiarando, che si voleva ritornare all'antica obbedienza, ed alla primiera forma del governo regio, mentrechè in fatti già da lungo tempo i popoli vi si reggevano a repubblica. Si diceva di voler arrivare ad un fine, quando tutti quei mezzi si usavano, che ad un altro tutto contrario la cosa pubblica avviavano; nè mai in alcun'altra occasione di rivolgimenti di Stati si era osservata tanta discordanza tra le parole ed i fatti, come in questa. Questo stato di cose non era tale, che potesse lungamente durare; e se il volgare si persuadeva, che la vittoria potesse far piegar il governo alla condescendenza, ed alla passata concordia condurre l'America coll'Inghilterra, i più savj, ed i più prudenti cittadini si accorgevano benissimo, che la ferita era diventata insanabile; e che invano si sperava di poterne agli antichi termini ritornare. Imperciocchè sapevano bene, che l'orgoglio induceva nel governo inglese una grande ostinazione, e le vittorie, che gli Americani avrebbero in tutto il corso della guerra potuto acquistare, per la natura stessa delle cose non potevano esser tali, che fossero abili a far nascere in quel governo un timor lontano, non che vicino circa la propria esistenza; la qual cosa sola lo avrebbe potuto far calar agli accordi. Esercitavano di necessità gli Americani la guerra difensiva, e presupposto anche, avessero la vittoria compiuta contro gli eserciti britannici, avrebbe nonostante la Gran-Brettagna potuto rinnovare un'altra volta la guerra. Nè la perdita sola del commercio poteva il governo indurre a concedere ai coloni le condizioni, che domandavano, esercitandosi esso con tanta frequenza in tutte le altre parti del mondo. Oltrechè si sa da tutti, che le grosse armate producendo negli uomini la sicurezza, sono le vere sorgenti, e le guide del commercio; e che quella nazione, che è più delle altre forte in sull'armi navali, avrà sempre più di tutte il commercio ricco e fiorente. Nè si dee tralasciar di dire, che quantunque in nome si combattesse tra la monarchia meno temperata, e la monarchia più larga, infatti però era venuta la contesa tra la monarchia, e la repubblica; nel qual caso non potevano altro sperar gli Americani, che una intiera independenza e libertà, od una intiera dependenza e servitù. E giacchè a tali termini eran ridotte le cose, nissuno, che avesse fior d'ingegno o pratica delle cose del mondo, non vedeva, che il levarsi la maschera dal viso, ed il discoprirsi, dichiarando apertamente qual fosse il fine, al quale intendevano gli Americani di arrivare, era per essi diventato un partito non solo utile, ma necessario. Stantechè per questo non si accrescevano i pericoli, nè si peggioravano le condizioni; ma per lo contrario si ottenevano presentemente molti vantaggi, e se ne potevano sperare maggiori per l'avvenire. I consiglj loro ne sarebbero diventati più risoluti; della qual cosa nissuna è più utile per la felicità dell'imprese; ed i soccorsi esterni si sarebbero più facilmente potuti ottenere. Poichè ognuno vedeva, che, chiarita l'independenza, e protestatosi una volta dagli Americani, che non mai, nè sotto qualsivoglia condizione ritornati sarebbero all'obbedienza verso l'Inghilterra, sarebbersi fatti più ostinati nelle difese. E perciò essendovi minor pericolo che si accordassero, i principi esterni avrebbero più facilmente la causa loro abbracciata. E forsechè l'Inghilterra stessa per l'orgoglio ed alterigia sua avrebbe avuto minor ripugnanza, nel caso che gli eserciti suoi avessero fatto la guerra infelicemente, a trattar cogli Americani, come con una nazione franca ed independente, che al conceder loro quelle condizioni, le quali erano appunto la prima cagione ed il soggetto della discordia; conciossiachè il più amaro fine di una guerra, quello sia di dover rimettere al nemico quell'oggetto stesso, ch'era venuto in contesa. Per tutte queste cagioni la via, che dovevan gli Americani tener per arrivare a buon fine, non era a niun modo dubbia, nè il congresso l'ignorava. Ma, se utile cosa era stimata, non era meno opportuna, e tutti i circostanti accidenti parevan dar favore alla presente deliberazione. Le armi felicemente usate nel Massacciusset, nella Virginia e nella Carolina Meridionale, province tanto principali, la prosperità delle prime fazioni loro sul mare, e l'abbondanza delle prede fatte sul nemico dai corsali loro davano più che probabile speranza, che gli Americani avrebbero seguitato tutto ciò, che il congresso avesse deliberato. Il terrore delle armi inglesi per quei primi prosperi fatti era negli animi loro scemato maravigliosamente, la confidenza nelle proprie molto accresciuta, il consenso dei popoli confermato; e l'infelicità dei primi tentativi dei leali aveva questi sbigottiti, ed indotto nei libertini la opinione, ch'essi capaci non fossero a tentar alcun moto d'importanza. Ma, se erano impotenti i leali ad ingenerar temenza dell'armi loro, andavano però in questo medesimo tempo facendo congiure, le quali inasprivano grandemente i libertini, ed a maggior odio gli concitavano contro di quel governo, che non contento ad usar la forza, prezzolava ancora, come si credeva, gl'incendiarj e gli omicidi, perchè contro di quelle innocenti città, e contro i cittadini virtuosissimi le orribili arti loro esercitassero. Alcuni leali della Nuova-Jork prezzolati, e messi su, come si divulgò, dal governator Tryon, si erano congiurati ad arrestare, e fors'anche ammazzare il generale Washington e gli altri principali uffiziali, appiccare il fuoco ai magazzini, e pigliare i passi alla città nel momento, in cui le armate britanniche, come si aspettava, sarebbero venute sopra quella. Scoperta la cosa, molte persone, che si erano mescolate nella congiura, furon sostenute, tra le quali due guardie del generale, e lo stesso suo fattore. Alcuni furono giustiziati. L'aver voluto incendiar una sì nobil città, e por le mani nel sangue d'un uomo, al quale portavano i popoli tanta reverenza e tanto amore, eccitò a grandissima rabbia i libertini, sicchè vennero in maggior desiderio di separarsi da quel governo, che secondo l'opinione che avevano, dava le paghe a questi scelerati sicarj. L'Inghilterra stessa colle sue pubbliche risoluzioni aveva dato grand'incentivo a sì fatta determinazione. La concione dal Re fatta in cospetto del Parlamento aveva persuaso agli Americani, che nulla si voleva rimettere del rigore concetto contro di loro, e che formidabili apparecchiamenti di guerra fare si dovevano. Le discussioni poi e le risoluzioni del Parlamento gli fecero accorgere, quanto fosse debole l'autorità di coloro, che in questo la parte degli Americani difendevano. Ma per la risoluzione dei quindici maggio, colla quale si davano in preda le proprietà americane, sì pubbliche che private, a tutti coloro, ai quali il destro sarebbe venuto di pigliarle, erano venuti gli Americani in credenza, che non solo si volessero contro di sè medesimi usare gli estremi dell'ostilità, ma ancora, che non si volesse con elli fare a buona guerra; che s'intendesse, dovessero cessare a riguardo loro tutte quelle leggi, che in mezzo alle nazioni europee scemano, per quanto possibile sia, i mali della guerra, ed inducono qualche sembianza di civiltà per fino in mezzo alle stragi ed alle rapine. Credettero che contro di essi volesse il governo inglese esercitare non che la guerra, la piratica ed il ladroneccio. La qual cosa se non si poteva aspettare da una nazione esterna, che nemica fosse, molto meno comportare lo potevano nei proprj concittadini; e se gl'Inglesi con questo inusitato modo di procedere erano diventati agli occhi loro più che nemici, così volevano gli Americani diventare ai medesimi meno che concittadini. La benevolenza prodotta dalla congiunzion del sangue, e l'unione dello Stato non possono più continuarsi là, dove non solo sono cessate le leggi e gli usi, che corrono fra le nazioni amiche, ma perfino quelli, che durano tuttavia in mezzo alle più crudeli discordie tra le civili nazioni; e se all'uso dei Barbari intendeva la Gran-Brettagna di esercitar la guerra contro l'America, questa doveva di necessità adoperare, come se fosse una nazione esterna. L'aver poi l'Inghilterra condotto a' soldi suoi, e mandati ai danni dell'America i soldati mercenarj della Germania, i quali si rappresentavano agli occhi dei coloni, come gente da ogni umanità lontana, aveva in questi una incredibile alterazione prodotta. Credevano, non potersi più tenere in luogo di padri coloro, che contro i proprj figliuoli sì crudeli esecutori delle volontà loro inviavano. _Questi sono_, dicevano, _i commissarj, i forieri della pace, che manda all'America l'Inghilterra, gli Essiani, i Brunswicchesi, ed i Waldecchesi_ (imperciocchè un altro trattato di sussidj avevano i ministri concluso col principe di Waldech). _Gli ammazzamenti, le rapine e le implacabili ire di questi prezzolati Tedeschi, come pure anche quelle dei crudeli Indiani sono gl'istrumenti, coi quali spera il governo inglese di vincere la costanza nostra, e sottometterci di bel nuovo al giogo suo. Poichè gl'Inglesi i forestieri spingono ai danni nostri, e noi contro di essi combattiamo, come se forestieri fossero. E poichè ancora dopo un'ingiustissima guerra hanno colle crudeli risoluzioni, e coi barbari soldati rotta e spenta, non solo l'antica congiunzione, ma perfino l'ultima speranza della medesima, così noi nella giustissima causa nostra accettiamo la proposta, la quale, se ci sarebbe orribile e pregiudiziale parata ai passati dì, ci deve parere ora indifferente, e non che utile, necessaria._ Egli è certo che le raccontate determinazioni dei ministri, colle quali si erano proposto d'intimorir gli Americani, e fargli calare agli accordi, gli misero per lo contrario più in sull'ostinarsi, e diedero occasione al congresso, ed a tutti coloro, che miravano all'independenza, di mandar sicuramente ad effetto l'intento loro. Che anzi molti di coloro, i quali desideravano di ritornare all'antica dependenza, ne pigliarono tanto sdegno, che si accostarono alle parti dei primi, o molto almeno rimettettero dello zelo a difendere gl'interessi britannici; onde accadde, che i nemici antichi, più forti diventarono per la comune opinione cresciuta in favor loro, e per la congiunzione dei nuovi, e gli antichi amici diminuirono di numero e d'ardore. Il che dee servir d'esempio a quelli, i quali nella concitazion loro si persuadono, che le risoluzioni che atte sono a dividere gli uomini tra di loro, e gli uni spingere contro gli altri, quando essi hanno gli animi raffreddi, lo siano del pari, quando sono da qualche gagliarda passione commossi; perocchè in quest'ultimo caso quello, che mitigar dovrebbe, irrita; quello, che intimorire, incora; quello, che dividere, collega e congiunge. A grado a grado il desiderio dell'independenza s'insinuava vieppiù nelle menti americane. Ad altro oggetto non si pensava, che a questo, ne d'altro si favellava, sì pubblicamente che privatamente, che di questo medesimo. Gli animi eran sollevati universalmente, ed in grandissima aspettazione. Stando le cose in questi termini uscì alla luce un libretto, al quale stavano sottoscritte le parole _comun senso_; ma era opera di Tommaso Paine, uomo nato in Inghilterra, ed arrivato poco tempo innanzi in America, al quale forse più, che ad alcun altro scrittore il cielo aveva concesso, sapere con istile e con pensieri accomodati muovere e volgere a suo talento gli animi della moltitudine. Certamente si può affermare, che il libro del Comun senso sia stato uno degl'istrumenti più efficaci dell'independenza americana. L'autore si sforzò di provare, e con argomenti molto probabili, che la ricongiunzione coll'Inghilterra era impraticabile per la diversità, anzi per la contrarietà delle parti, e per l'orgoglio britannico, siccome pure infedele pel rancore e pel desiderio della vendetta. Da un altro canto discorreva assai acconciamente della necessità, dell'utilità e della possibilità dell'independenza. Aggiungeva certi sprazzi in sulla monarchia molto accomodati a renderla odiosa nella mente dei popoli, e preponeva a quella il governo dei più. Della costituzione inglese, l'eccellenza della quale niuno, o pochi avevano in quei tempi recata in dubbio, parlò molto alla libera, per quanto spetta alla parte della monarchia; con lode degli altri ordini. Riandò i mali e le calamità pubbliche, alle quali, malgrado la lodata bontà della costituzione sua, era andata l'Inghilterra soggetta, e massimamente dopo il ristoramento della monarchia; e quindi argomentava, che qualche vizio essenziale doveva trovarsi in quella, pel quale era insufficiente a procurar la felicità dei popoli; e questi vizj, questo male segreto affermava esser la Realtà. Da questa ripeteva le discordie intestine, e la frequenza delle guerre esterne. Si rallegrava in fine coi popoli americani, che il cielo e la fortuna avessero loro fatto abilità di poter creare quegli ordini pubblici, nei quali fossero raccolte tutte le eccellenze della britannica costituzione, esclusi i suoi difetti, vale a dire, secondo la mente sua, la Realtà. Non si potrebbe facilmente dire, con quanto consentimento dei popoli sia stata ricevuta questa scrittura del Paine. Chi diventava da ardente arrabbiato, chi da tiepido infervorato, e per fino vi furono di quelli, che da leali diventaron libertini. Ognuno voleva l'independenza. Il congresso determinò di usar l'occasione. Ma per procedere prudentemente, e perchè non gli cadesse, come dice il volgo, il presente in sull'uscio, volle prima tentar il guado, e fece una risoluzione, la quale, se non era l'independenza stessa, certo molto se le avvicinava. Intendeva di starsene ad osservar gli effetti, per poter quindi procedere più oltre sicuramente. Decretò, che, siccome il Re britannico, in congiunzione coi Pari e coi Comuni della Gran-Brettagna, aveva esclusi per gli ultimi atti del Parlamento gli abitanti delle colonie unite dalla protezione della sua Corona, e siccome nissuna risposta era stata, o sarebbe probabilmente data alle umili petizioni delle medesime per ottener la rivocazione delle offenditrici leggi, e la riconciliazione colla Gran-Brettagna; che per lo contrario tutta la forza di quel reame, aiutata anche da mercenarj forestieri, doveva nella distruzione di quel buon popolo adoperarsi; e finalmente, siccome sono cose che grandemente ripugnano alla ragione ed alla buona coscienza di quei popoli il pigliar più oltre i giuramenti, ed il far le promesse necessarie nel prendere, o nell'esercitar i maestrati sotto la Corona della Gran-Brettagna; e ch'egli è necessario, che l'esercizio di ogni autorità qualsivoglia dalla detta Corona procedente sia totalmente annullato, e tutte le potestà del governo esercitate sotto l'autorità del buon popolo delle colonie; e ciò per mantenervi l'interna pace, la virtù ed il buon ordine, siccome pure per difendere le vite, le libertà e le proprietà dai nimichevoli assalti, e dai crudeli rapimenti dei nemici loro, così era raccomandato alle rispettive assemblee e conventi delle colonie unite, nelle quali nissun governo sufficiente all'esigenza degli affari stato fosse fino a quel dì costituito, ordinassero quel tale, che secondo l'opinione dei rappresentanti del popolo fosse meglio conducevole alla felicità ed alla sicurezza dei mandatori loro particolarmente, e dell'America generalmente. Questa risoluzione, mandata speditamente nelle rispettive colonie, ebbe in questa ed in quella diverso incontro. Alcune avevano già di per sè stesse preoccupato il passo, e, recatosi in mano l'autorità del governo, avevano creato ordini pubblici independenti dall'autorità reale, e questi non più temporali come prima, ma durevoli, senza niuna restrizione o di tempo o di condizione. Così adoperato avevano la Virginia e la Carolina Meridionale. Il Connecticut e l'Isola di Rodi non ebbero che cambiare; poichè già fin dagli antichi tempi ogni autorità vi procedeva dal popolo, e da questo si eleggevano tutti i maestrati, sì quelli, ai quali è commessa la cura di far le leggi, come quelli, il cui carico è di mandarle ad esecuzione. La Marilandia, la Pensilvania, e la Nuova-Jork fluttuarono. Ma vinte finalmente dall'insuperabil temporale, vi si accomodarono. Adunque in ogni luogo erano intenti i popoli delle colonie a creare nuove costituzioni, nelle quali, tratte quelle parti, che all'ordinamento dell'autorità regia si appartengono, tutte quelle forme conservarono, che sono della costituzione inglese proprie e private. Generalmente si vollero diligentemente distinguere le tre potestà, legislativa, esecutiva e giudiziale; e specialmente molta gelosia si dimostrò intorno all'esecutiva. La legislativa fu divisa in alcune colonie in due parti; in altre costituita fu in una sola, e da tutte ebbero divieto tutti coloro, che maestrati tenevano, o uffizj dall'esecutiva. I giudici si pagavano o dalla legislativa, o dalla esecutiva. In alcune tenevano il magistrato a tempo, in altre durante la buona condotta. Il governatore poi, secondo la maggiore o minor gelosia dei popoli, si eleggeva a dovere star in uffizio per più breve, o per più lungo tempo. In alcune colonie otteneva la facoltà del divieto, ed in altre no. In queste ei doveva stare per ogni fatto suo; in quelle per nissuno, perciocchè un Consiglio esecutivo, creato a posta, lo doveva rivedere. In tutte queste disquisizioni, le quali tanto importavano alla futura felicità delle colonie unite, non si sentirono, nè minacce, nè corrucci, nè discordie malaugurose, e pareva, che ognuno, posta in disparte l'ambizione, altro non agognasse, che la prosperità e la libertà della patria; memorabile esempio di prudenza, di temperanza e di benevolenza civile, nel quale se risguarderanno gli altri popoli, non potranno non vergognarsi, seppure la corruzion dei costumi non dispoglia anche i cuori smani dell'abilità del vergognarsi, di essersi in tutti i tempi dimostrati dall'americano così diversi e lontani; imperciocchè essi altro non sepper fare, che correre dai dispareri alla discordia, e dalla discordia al sangue. Trovato il congresso nelle colonie buona corrispondenza alla sua risoluzione, e volendo dare alla incominciata opera compimento, rimaneva, che venisse da quelle autorizzato a dichiarare l'independenza. Questa bisogna fu con tanta prudenza governata, e di già erano i popoli tanto inclinati al disegno, che la maggior parte delle assemblee provinciali inviarono ai delegati loro al congresso il mandato libero per consentire all'independenza. Alcune di vantaggio fecero loro abilità di far leanze coi principi forestieri. Sole la Pensilvania e la Marilandia si opponevano. Adunque stando le cose in questi termini, nella tornata del congresso degli otto giugno Riccardo Enrico Lee, uno dei deputati della Virginia, posto il partito della independenza, parlò, dicesi, stando tutti intentissimi ad ascoltarlo, nella seguente sentenza: «Io non so, prudentissimi uomini e cittadini virtuosissimi, se delle faccende nate dalle civili discordie, delle quali sino a questo dì ci hanno gli scrittori delle storie tramandato la memoria, e le quali originarono o il desiderio della libertà nei popoli, o l'ambizione dei principi, alcuna se ne trovi, che più di quella, della quale ora a trattare abbiamo, grave ed importante si fosse, o sia che si risguardi il futuro destino di questo libero ed innocentissimo popolo, ovvero quello stesso dei nemici nostri, i quali, mal grado la crudel guerra e la tirannide nuova, sono pure i nostri fratelli, e dello stesso sangue nati, che noi siamo, ovvero infine quello di tutte le altre nazioni del mondo, le quali attente si sono rizzate in piè per rimirare il grande spettacolo, e presagiscono a sè stesse nella vittoria nostra maggior larghezza di vivere, o nella perdita più stretti vincoli, ed un più duro morso aspettano. Conciossiacosachè qui non si tratti di acquistare il dominio di qualche terra o territorio, o di volere ad alcuno con scelerata cupidigia soprastare; ma sibbene di conservare, o di perder per sempre quella libertà, che abbiamo dai maggiori nostri eredata, e che abbiamo a traverso i mari sterminati, in mezzo alle furiose burrasche cercata, ed in queste terre contro i barbari uomini, contro le crudeli fiere, e contro un pestilente cielo tante volte mantenuta e difesa. E se tante, e sì cospicue lodi date si sono, e tuttora si danno a quei generosi difenditori della greca e della romana libertà, che si dirà di noi, i quali quella, che non sulle voglie di una tumultuaria moltitudine, ma sugl'immutabili statuti, e sulle tutelari leggi sta fondata, difendiamo; non quella che il privilegio era di pochi patrizj, ma quella, che è la proprietà di tutti; nè quella infine la quale cogl'iniqui ostracismi, e collo spaventevole decimar degli eserciti era macchiata; ma sibbene quella, che tutta pura è, e dolce e gentile, e conforme ai civili e miti costumi d'oggidì? Or su dunque, che più s'indugia, o quali dimoranze son queste? Si dia fine alla bene incominciata impresa; e giacchè nella congiunzion coll'Inghilterra non possiamo più oltre sperare quella libertà, e quella felicità trovare, che tanto ci dilettano, si sciolga del tutto il nodo, e si ponga mano a quello, di che già di fatto godiamo, voglio dire all'intiera ed assoluta independenza. Nè voglio nell'ingresso medesimo del mio discorso tralasciar di dire, che se a queste fatali strette condotti siam noi, se a questo passo pervenuti, oltre il quale non potrà più altro tra l'America e l'Inghilterra intervenire, che quella pace, o quella guerra, che tra le forestiere genti esercitar si sogliono, ciò dalle insaziabili voglie, dai tirannici procedimenti, dai replicati, e più che decennali oltraggi dei ministri britannici dovrà solo, ed unicamente riconoscersi. Per noi non istette, che non fossero l'antica pace ed armonia ristorate. Chi non udì le nostre preghiere, e le supplicazioni nostre a chi non son note? Stancarono esse il mondo intiero. Solo l'Inghilterra non volle a quella misericordia verso di noi piegarsi, della quale si mostrarono tutte le altre nazioni liberali. E siccome la sopportazione prima, e poscia la resistenza non bastarono, che le preghiere inutili furono, siccome il sangue novellamente sparso, così dobbiamo noi procedere più oltre, e por mano alla independenza. Nè si creda da taluno, che questo sia un partito, ch'evitar si possa. Tempo verrà fuori di dubbio, si voglia o no, che la fatale separazione dovrà avvenire; perchè così portano la natura stessa delle cose, la popolazione nostra ognor crescente, la ubertà delle nostre terre, la larghezza del nostro territorio, l'industria dei concittadini, gli sterminati mari frapposti, la longinquità dei regni. E se questo è vero, come egli è verissimo, non è nissuno, che non conosca, che il più presto è il meglio, e che sarebbe non dico imprudenza, ma stoltizia il non pigliar la presente occasione, in cui l'ingiustizia britannica gonfiato ha i cuori di sdegno, spirato agli animi il coraggio, indotto nelle menti la concordia, riempiti gl'intelletti di persuasione, e fatto correre le mani alle difenditrici armi. E fino a quando dovrem noi valicare tremila miglia di un tempestoso mare, per andar a chiedere presso uomini altieri ed insolenti, o consiglio, od ordini ai nostri domestici affari? E non si confà ottimamente ad una nazione grande, ricca e potente, come siamo noi, ch'ella abbia in casa propria, e non in quella d'altrui il governo delle cose sue? E come potrà un ministro di uomini forestieri acconciamente delle cose nostre giudicare, delle quali cognizione non ha, e nelle quali non ha interesse? La varcata giustizia dei britannici ministri ci deve accorti fare dell'avvenire, se di nuovo potessero nei nostri corpi i duri artigli loro piantare. Giacchè così è piaciuto alla crudeltà dei nostri nemici di porci avanti gli occhi l'alternativa, o della servitù, o dell'independenza, qual è quel uomo generoso ed amante della patria sua, il quale stia in pendente per la elezione? Con questi uomini infedeli nissuna promessa è sicura, nissuna fede è santa. Pogniamo, il che il ciel non voglia, la soggiogazione, pogniam l'accordo. Chi ci assicura della mansuetudine britannica nell'usar la vittoria, o della fede nell'osservar i patti? Forse l'avere assoldato e spinto ai danni nostri gli spietati Indiani e gl'inesorabili Tedeschi? Forse la fede data, e rotta già tante volte nella presente querela? Forse la britannica fede della punica stessa più infedele riputata? Che anzi dobbiamo noi stimare, che, poichè venuti saremmo nudi, ed inermi nelle mani loro, abbiano contro di noi a disfogare il conceputo sdegno, ad esercitar la minacciata vendetta, a legarci, ed a strignerci con istrette catene per torci non solo la forza, ma anche la speranza di poter un'altra volta prorompere. Ma poniamo, nel caso nostro avvenga ciò, che mai avvenuto non è in alcun altro, cioè sia il governo britannico per dimenticar le offese, e per osservare i patti, crediamo noi, che dopo una sì lunga discordia, dopo tante ferite, tante morti, e tanto sangue possa la riconciliazione, che seguirebbe, esser durevole, e che di nuovo, e ad ogni piè sospinto, in mezzo a tanti odj, a tanti rancori, non nascano nuovi motivi di scandalo? Già son separate d'animo e d'interessi le due nazioni; l'una è consapevole dell'antica forza; l'altra diventata è della nuova; l'una vuol reggere senza freno; l'altra non vuol obbedir nemmeno colla libertà. Qual pace, qual concordia possonsi in tali termini sperare? Amici fedeli posson diventar bene gli Americani agl'Inglesi, sudditi non mai. E quand'anche credere si volesse, che la riunione fosse per riuscir senza rancori, non sarebbe ella senza pericoli. La potenza stessa, la ricchezza della Gran-Brettagna dovrebbero gli uomini preveggenti di timore riempire in sulle cose future. Essendo ella a tanta grandezza pervenuta, che poco o nulla a temere abbia dei potentati esterni, in mezzo alla sicura pace si ammolliranno gli animi, si corromperanno i costumi, invizierà la crescente gioventù, e, venute meno le forti braccia ed i generosi petti, diventerà preda l'Inghilterra di un nemico forestiero, o di un ambizioso cittadino. Se noi saremo tuttavia a quella congiunti, verremo a parte della corruttela e della sventura, tanto più da detestarsi, quanto più sarebbe irreparabile. Separati da quella, e tali quali siamo noi, non avremo a temere nè la sicura pace, nè la pericolosa guerra. E dichiarando la franchezza nostra, il pericolo non sarebbe maggiore, ma bene più pronti gli animi, e più chiara la vittoria. E' bisogna, che noi ci strighiamo da quest'incerti consiglj, e che usciam fuori da questi avviluppati andirivieni. Abbiamo noi la sovranità assunta, e non osiam confessarla; noi disubbidiamo ad un Re, e ci riconosciam per suoi sudditi; noi esercitiamo la guerra contro una nazione, dalla quale protestiamo ognora di voler dipendere. In mezzo a queste incertezze stanno dubbiosi gli animi; le ardite risoluzioni si impediscono; la via da tenersi non è spedita; i capitani nostri nè rispettati, nè obbediti; i soldati nè zelanti, nè confidenti; deboli noi di dentro, e vilipesi al di fuori; nè i forestieri principi potranno o stimare, o soccorrere sì timida, sì dubitamentosa gente. Ma bandita una volta l'independenza, e scoperto il fine, al quale si tende, diventeran ad un tratto più certi, e più risoluti i consiglj; e per la grandezza del proposito s'ingrandiranno gli animi; i maestrati civili di nuovo zelo si vestiranno, i generali di nuovo ardire, i soldati di nuovo coraggio, i cittadini tutti di più costanza, e con maggior prontezza attenderanno tutti alla bella, all'alta, alla generosa impresa. Temono alcuni del pericolo della presente risoluzione. Ma combatteranne forse l'Inghilterra contro di noi con più vigore o rabbia, di quanto abbia ella finora combattuto? Certo no. Chiama ella ribellione la resistenza all'opressione, del pari che l'independenza. E dove sono queste formidabili soldatesche, che abbiano a fare star gli Americani? Non hanno potuto le Inglesi, e potranno le Tedesche? Son queste forse più valorose, più disciplinate di quelle? Certo mai no. Senza di che, se è il numero dei nemici cresciuto, non è altrimenti il nostro diminuito; e l'uso dell'armi e l'esperienza della guerra ne' duri conflitti del presente anno acquistato abbiamo. E chi dubita poi, che l'independenza non ci guidi alle alleanze? Imperciocchè tutte le nazioni siano disiose di venir a parte del commercio nelle nostre ubertose terre, e nei nostri ricchissimi porti, che l'avara Inghilterra chiuso ha col monopolio sino a questi tempi. Nè meno son vaghe di veder una volta alfine l'odiata potenza britannica abbassata; che a tutti puzza questo barbaro dominio; tutti desiderano veder fiaccate quelle corna, e tutti renderanno colle parole e cogli aiuti immortali grazie ai valorosi Americani, per aver essi alla umanissima impresa dato cominciamento. Non altro aspettano i principi per iscoprirsi, che l'impossibilità degli accordi. Che se la risoluzione è utile, non è essa meno alla dignità nostra confacente. Pervenuta è l'America a quella grandezza, per la quale debb'ella fra le independenti nazioni esser annoverata. Di sì alto grado siam noi altrettanto degni, quanto gl'Inglesi medesimi. Perciocchè, se eglino son ricchi, ed anche noi lo siamo; se essi son valorosi, e noi pure così siamo; se essi son più numerosi, e noi per l'incredibile fecondità delle nostre caste spose crescerem tosto in frequenza di popolo, quanto essi cresciuti sono; se essi hanno celebrati personaggi in pace e in guerra, e noi pur ne abbiamo; e questi rivolgimenti politici son soliti a produrre i grandi, i forti, i generosi spiriti. Da quel che già si è da noi in questi primi principj fatto, facilmente arguir si può a ciò, che sarem per fare; poichè la sperienza è la madre degli ottimi consiglj, e la libertà quella degli uomini eccellenti. Già il nemico fu cacciato da Lexington da trentamila armati raccolti in un dì; già i famosi capitani loro dato han luogo in Boston alla perizia dei nostri; già le ciurme loro vanno vagando sulle ributtate navi pei mari immensi, morte di fame. Si accetti il favorevole augurio, e si combatta, non già per sapere con quali condizioni siam noi per servire all'Inghilterra, ma sì per poter fra di noi ordinare un viver libero, fondar un giusto, un independente governo. Combattettero i Greci contro l'innumerevol esercito dei Persiani prosperamente; poichè la libertà gl'ispirava. Afflissero con memorabili rotte la potenza dell'Austria, e sè stessi a libertà rivendicarono gli Svizzeri e gli Olandesi; perciocchè l'amor dell'independenza gli animava. Eppure anche questo Sole americano risplende sulle teste degli uomini valorosi; le nostre armi tagliano pure anch'esse; anche qui si sa, che cosa sia coraggio; anche qui si vede un universale consenso; anche qui si è imparato ad andar, non che animosamente, volentieri incontro alla morte per acquistare alla patria la libertà. Orsù adunque, che più s'indugia, perchè stiamo tuttavia a soprastare? Sorga, sì, sorga in questo faustissimo giorno l'americana repubblica. Sorga ella, non iscorrucciata, non conquistatrice, non fera; ma composta, ma pacifica, ma dolce. L'Europa ha gli occhi fissi in noi. Ella da noi chiede un esempio vivo di libertà, che contrastar possa per la felicità dei cittadini colla ognora crescente tirannide in su quei contaminati lidi. Ella ricerca da noi una gradita sede, dove possano gl'infelici trovar conforto, i perseguitati riposo. Ella ci prega, che noi apparecchiamo un propizio e ben coltivato campo, dove allignar possa, e crescere, e moltiplicare la sua bella e salutevol ombra abbondevolissimamente quella generosa pianta, la quale nata prima, e cresciuta in Inghilterra, ma ora dalle uggie malefiche della scozzese tirannide grama e stremenzita fatta, e dalla sua diletta stanza sbarbata, non trova in tutte quelle orientali terre una, che l'accolga, ed il vitale umore presti alle sitibonde, inferme ed illanguidite sue radici. Questo è il fine, a cui tendono tanti presi augurj; questo vogliono significare queste prime vittorie; questo mostrano il presente ardore, ed il consenso universale, questo presagiscono la fuga di Guglielmo Howe, e la pestilenza nata in mezzo alle genti del Dunmore; questo pronosticano i venti, che soffiarono insolitamente contrarj alle armate, ed alle inviate vettovaglie; questo istesso confermano le portentose burrasche, che sommersero le settecento navi in sulle coste di Terranuova. E se oggidì noi non manchiamo del debito nostro verso la patria, i nomi dei legislatori americani saranno nella mente dei posteri in quel luogo stesso posti, in cui son quelli di Teseo, di Licurgo di Romolo, di Numa, dei tre Guglielmi, e di tutti coloro, la memoria dei quali è stata fin qui, e sarà per l'avvenire cara agli uomini diritti, ed ai dabben cittadini. Finito ch'ebbe Lee di parlare, si manifestarono da ogni parte fra gli ascoltanti non dubbj segni di approvazione. Ma non essendovi presenti i deputati delle province della Pensilvania e della Marilandia, e volendo anche il congresso con un po' d'indugio mostrare più maturità, aggiornò la cosa sino al dì delle calende di luglio. Intanto i libertini si travagliavano gagliardamente per ottenere, che si vincesse l'independenza anche nelle due province discordanti, e nei discorsi loro molto efficacemente intendevano alle persuasioni, aggiungendovi anche le minacce, che le altre colonie non solo le avrebbero dalla lega escluse, ma ancora corse sarebbero immediatamente ai danni loro. L'assemblea provinciale della Pensilvania non si lasciava svolgere. Fu convocato finalmente il popolo pensilvanese a parlamento, nel quale le disputazioni e le contese in proposito dell'independenza furono, e molte, e grandi. Giovanni Dickinson, uno de' deputati della provincia al congresso generale, uomo d'ingegno pronto, e di grande autorità, e che stato era, ed era tuttavia uno dei difensori più vivi dell'americana libertà, purchè però si consistesse nei termini della congiunzione coll'Inghilterra, orò nel seguente modo, siccome è fama, contro l'independenza. «Sogliono per lo più gli uomini parziali, umanissimi e cortesissimi cittadini, meglio all'apparenza delle cose, e quasi alla corteccia di fuori nei discorsi loro risguardare, che alla ragione od alla giustizia; perciocchè il fine loro non sia di quetar i tumulti, ma sibbene d'incitargli; non di calmar le sfrenate passioni, ma d'infiammarle; non di compor le feroci discordie, ma di vieppiù inasprirle ed invelenirle. Nel che fare si propongon'essi, o di piacere ai potenti, od alla propria ambizione soddisfare, e ad ogni modo, andando a versi alla moltitudine, il favore suo accattare. Quindi è, che nelle popolari commozioni la più sana e la miglior parte, ed il diritto ed il giusto si trovan per l'ordinario coi meno, ed i contrarj coi più, ed in somiglianti casi i partiti, se pur si vuole, che non siano dalla ragione scompagnati, andar vinti dovrebbero per avventura, non col maggiore, ma piuttosto col minor numero dei suffragj. Le quali cose essendo così, da un buon principio debbe origine avere il mio ragionamento, siccome quello, che se non all'opinione dei più, certo a quella dei più modesti, dei più costanti e dei più indifferenti cittadini si rassomiglia, i quali questo tumultuario procedere detestano, questo voler far forza alle volontà, ed agl'intelletti condannano, questa tanta pressa in una cosa di tanto momento con gravissime parole biasimano, e grandissimamente abborriscono. Ma venendo a quello, ch'è il soggetto della presente controversia, dico, che gli uomini prudenti non abbandonano quelle cose, che certe sono, per correr dietro a quelle, che sono incerte. Che certa cosa fosse poi, che acconciamente ed utilmente potesse l'America governata essere alle leggi inglesi sotto il medesimo Re, e collo stesso Parlamento lo dimostrano chiaramente, e la durata felicità di ben dugento anni, e la presente prosperità, le quali il frutto sono di quelle venerande leggi, e dell'antica congiunzione. Non come soli, ma come congiunti ad altri, non colle americane, ma colle britanniche leggi, non come independenti, ma come sudditi, non come repubblica, ma come monarchia siamo noi a questa grandezza, ed a questa potenza saliti. E che cosa vogliono significare queste nuove fole immaginate ai dì della discordia e della guerra? Adunque gli abbagliamenti dell'ira avran più forza in noi, che l'esperienza dei secoli? O s'avrà tutto ad un tratto, ed in un momento di concetta collera a guastar la provata opera dell'antichità? So, che a tutti è caro il nome della libertà, ed io volentieri il concederò. Ma di questa abbiam noi goduto lungamente sotto la superiorità della monarchia inglese. Il che certo è; e vorremmo poi noi, lasciata questa in disparte, andarla a cercare, in non so qual forma di repubblica, la quale tosto si convertirebbe in licenza cittadina ed in popolare tirannide? E temo io bene, che, siccome nell'uomo il capo regge e sostiene tutte le altre membra, e con mirabile armonia le muove e governa, e tutti i moti loro con unità di consiglio allo stesso fine, ch'è la salute e la felicità sua, gl'indirizza, così ancora quel capo del nostro governo, che nel Re, e nel Parlamento è posto, quello sia, che solo possa le discordanti membra di questo, testè fortunato Impero, unite mantenere, ed i mali procedenti, o dalla varietà delle opinioni, o dalla diversità degl'interessi allontanando, la popolare anarchia, e la cittadina guerra impedire. E tanto son io in questo pensiero persuaso, ch'io credo, che la più crudele guerra, che far ci potrebbe l'Inghilterra, quella sarebbe di non farcene nissuna; ed il mezzo più sicuro per farci alla sua obbedienza ritornare, quello sarebbe di non usarne nissuno. Imperciocchè, cessato il pericolo dell'armi inglesi, le province sorgerebbero contro le province, le città contro le città, gli uomini contro gli uomini, e noi contro noi stessi quelle armi, colle quali il nemico combattiamo, rivolgeremmo. Tratti allora da un'insuperabile necessità, costretti saremmo a ricorrer di nuovo a quella tutelare autorità, che avevamo lungi gittata da noi, la quale forse non più nella condizione di cittadini liberi, ma sibbene a patti di servitù ci riceverebbe. Che pruova abbiamo fatto noi inesperti, e quasi fanciulli che siamo, di saper colle proprie gambe camminare, ed ai proprj consiglj reggerci? Nissuna; che anzi, se si dee delle future dalle preterite cose giudicare, la concordia nostra tanto basterà, quanto il pericolo, e non più; che già fin d'allora quando la possente mano dell'Inghilterra ci sostentava, per ignobili motivi di limitazioni di territorj, o di lontane giurisdizioni corsi siamo all'ire, alla discordia, e qualche volta perfino alle ferite. E che si dovrà pensare adesso, che i sangui sono riscaldati, ingrossati gli animi, le ambizioni svegliate, usate le armi? Abbenchè, se la congiunzione coll'Inghilterra tanta utilità ci presta per la pace interna mantenere, non è poi meno necessaria per procurarci presso le forestiere genti quella condescendenza e quel rispetto, che alla prosperità del commercio, alla dignità nostra ed al compimento di ogni nostra faccenda tanto sono richiesti. Finora nel nostro traffico colle altre nazioni la mano potente dell'Inghilterra, e la salutevole ombra delle armi sue ci difendevano e proteggevano; non come Americani, piccola e debol gente, ma come Inglesi nei ricchi porti, e nelle ragguardevoli città dall'occidente all'oriente, da tramontana al mezzodì ci appresentavamo; e con questo nome inglese addosso ogni porta ci era aperta, ogni via piana, ogni domanda con favore udita. Ma pongasi la separazione, ogni cosa si volgerà in contrario. Diventerà uso presso le nazioni, che noi ne siamo tenuti a vile; e perfino i pirati dell'Africa e dell'Europa correranno contro le nostre navi, e gli nostri uomini o uccideranno, o meneranno in crudele e perpetua schiavitù. Havvi in questo strano, oscuro, ed inesplicabile umano genere una evidente inclinazione ad opprimere ed a manomettere i deboli del pari, che a piaggiare ed a contentare i potenti; e più in esso opera il timore, che la ragione, più la superbia, che la moderazione, più la crudeltà, che la misericordia. So, che presso gli uomini è caro, e lodato il nome dell'independenza. Ma dico bene, e mantengo, che nella presente controversia gli amici dell'independenza sono gli autori della congiunzione, ed i fautori della servitù e della dependenza, i promovitori della separazione; se pure l'essere independenti vuol significare comandare e non obbedire agli altri, e l'esser dependenti obbedire e non comandare. Se l'esser independenti dall'Inghilterra, posto che ciò sia possibil cosa ad ottenersi, il che io niego, ci rendesse anche da tutte le altre nazioni independenti, si potrebbe abbracciar la proposta; ma cambiar la signoria inglese colla servitù mondiale è partito da stolti. Se voi bramate di essere a quella condizione ridotti, nella quale dovrete obbedire in tutto agli ordini della superba Francia, che ora sta facendo fuoco sotto, abbracciate pure la independenza. Se meglio amate la franchezza olandese, o veneziana, o genovese, o ragusea, ed alla britannica la anteponete, decretate pure la independenza. Ma se non vogliam cambiare la significazione delle parole, conserviam pure, e gelosamente mantegniamo, quella dependenza, che è stata fin qui il principio e la sorgente di questa prosperità, della libertà nostra, della sicura independenza. Ma qui parmi taluno guardarmi in viso, e dirmi, che nissuno niega, stata essere la congiunzion della America coll'Inghilterra cagione alla prima di molta utilità; ma che i nuovi ed insoliti consiglj dei ministri hanno tutto guasto e contaminato. Se io negassi, che il governo inglese dato abbia da dodici anni in qua un pessimo indirizzo alle americane faccende, e che i suoi nuovi consiglj non sappiano di tirannide, io negherei non solo quello che verissimo è, ma eziandio quello, che io stesso ho tante volte predicato e mantenuto. Ma crediamo noi, che non glien incresca, e non ne senta già buon tratto penitenza al cuore? Queste armi ch'egli apparecchia, e questi soldati ch'ei manda, non sono già per istabilire la tirannide in questi americani lidi; ma sibbene perchè, abbandonati i pericolosi consiglj, e vinta l'ostinazione nostra, consentiamo agli accordi. Nè giova il dire, che il governo quelle precauzioni userebbe, che atte sarebbero ad assicurarsi ad ogni modo di noi, e tentar poscia impunitamente sui popoli disarmati ogni maniera della più cruda superiorità. Conciossiachè il ridurci del tutto alla impossibilità della resistenza nei casi di oppressione non è cosa, che si possa fra le possibili annoverare. La lontananza della sede del governo, l'immensità dei frapposti mari, la popolazione nostra già grande, e ogni dì grandeggiante, l'animo bellicoso, la sperienza dell'armi; questi laghi stessi così larghi e così spessi, questi fiumi così frequenti e così grossi, questo sì vasto territorio, queste profonde selve, questi difficili e forti passi, queste sicure strette, ogni cosa atta alla resistenza, ogni cosa propizia alle difese, ogni luogo accomodato alle insidie faranno sempre in modo, che l'Inghilterra trovi un più sicuro imperio nella condiscendenza sua, e nella libertà di questi popoli, che non nel rigore e nell'oppressione. Oltrechè, la soprastanza continua delle nostre armi, e la costanza della vittoria sole potrebbero sforzar l'Inghilterra a riconoscere la franchezza americana; le quali se possiam noi sperare, chiunque che l'instabilità della fortuna conosca, potrà a giusta ragione giudicare. E se noi combattemmo felicemente a Lexington ed a Boston, siam pur perdenti stati sotto le mura di Quebec, ed in tutto il corso della canadese guerra. Nè nissuno non vede, che, se agli occhi di tutti è evidente la convenienza di ostare agl'insoliti tentativi dei ministri, la necessità di combattere per arrivare alla independenza non è egualmente manifesta a tutti. Si dee temere, che, cambiando il fine della guerra, si turbi eziandio il consenso, o si raffreddi l'ardor dei popoli nell'esercitarla, e che si scoprano in molti luoghi male soddisfazioni del nuovo stato. Se all'annullazione delle abborrite leggi la totale separazione dall'antica madre si sostituisse, starebbe la ragione dal canto dei ministri; noi meriteremmo l'infame nota di ribelli, e tutta la britannica nazione con gran consenso, e coll'estremo sforzo suo correrebbe contro coloro, i quali, da sudditi offesi e ricorrenti, diventati sarebbero di propria volontà esterni ed irreconciliabili nemici. Amavano gl'Inglesi il nome della libertà, che difendemmo; amavano la generosità e l'altezza dell'americana impresa; ma e biasimeranno, e detesteranno la proposta dell'independenza, e con animi concordi contro di noi combatteranno. Abbenchè io odo dire da questi propagatori di nuove dottrine, che i forestieri principi per gelosia contro l'Inghilterra non ci saranno dei soccorsi loro avari; come se pei principi assoluti far potesse l'esempio della ribellione; come se non avessero in questa stessa America colonie, nelle quali importa loro di mantenere l'ordine e la dependenza. E posto ancora, che più in quelli possano la gelosia, o l'ambizione, o il desiderio della vendetta, che il timore delle ribellioni, crediamo noi, che non sian per venderci ad assai caro prezzo quegli aiuti, che noi ne speriamo? Chi non conosce, a chi non dolse della perfidia e della cupidigia europea? Aonesteranno eglino con belle parole l'avarizia loro, e molto garbatamente, e con grandissima creanza, di ciò non dubito, dei nostri territorj ci spoglieranno, le nostre pescagioni e le nostre navigazioni impediranno, le nostre franchigie, ed i nostri privilegj intraprenderanno; e noi proverem con nostro danno, ma senza speranza di ristoro, quanto improvvido consiglio sia il credere a queste lusingherìe europee, ed il collocare negl'inveterati nemici quella fede, che negli antichi e sperimentati amici si aveva. Molti ancora per arrivar ai fini loro assai esaltano la repubblica sopra la monarchia. Io non sono in questo luogo per disputare, quale fra queste due qualità di governo debba l'uomo l'una all'altra preporre. So bene, che molte nazioni, e particolarmente la inglese, le quali fatto hanno pruova dell'una e dell'altra maniera di reggimento, trovato non hanno la pace ed il riposo, che nella monarchia. So bene ancora, che nelle repubbliche stesse popolari, tanta è nell'umana società la necessità della monarchia, i maestrati monarchici più o meno larghi, o stretti sonsi instituiti, e chiamati coi nomi di arconti, di consoli, di gonfalonieri, di dogi, e perfino di re. Nè voglio qui tralasciar di dire una cosa, la quale mi par molto vera, e questa è, ch'egli pare, che la costituzione inglese sia come quasi il frutto di tutti gli sperimenti da tanti secoli fatti in materia del civile reggimento dei popoli, nella quale sì fattamente si temperò la monarchia, che le malsane voglie del voler senza freno signoreggiare sono nel monarca rattenute, e si ordinò in sì fatta guisa l'autorità popolare, che l'anarchia ne è sbandita. Egli è perciò da temersi, che, tolto via il contrappeso della monarchia prevalga l'autorità popolare, e tutto tragga in iscompiglio e rovina; e che allora sorga qualche ambizioso cittadino, il quale occupi lo Stato, e spenga del tutto la libertà; poichè questa è la solita conversione degli Stati popolari mal temperati, che prima si volgono in anarchia, e poscia in dispotismo. Queste sono, cittadini e signori miei amantissimi, nella presente controversia le opinioni mie, le quali, se poste avanti gli occhi vostri non ho con ornate e veementi parole, certo almeno le ho candidamente e sinceramente, quanto per me si è saputo e potuto, donate ed offerite. E voglia il cielo, che i miei sinistri presagi non riescan veri un dì; e che voi in questo solenne concorso di popolo più non crediate alle gonfiezze, alle esagerazioni ed alle concitazioni degli uomini presontuosi e stemperati, che alle pacifiche esortazioni dei buoni e prudenti cittadini; conciossiachè la prudenza e la circospezione fondano e conservano gl'Imperj; la temerità e l'inconsiderazione gli fan rovinare». Fu Dickinson con grandissima attenzione ascoltato; ma non essendo il temporale favorevole, ed operando in molti più il timore, che la opinione, non ottenne. Raccolto il partito, i più si trovarono in favore dell'independenza. Si fece adunque abilità ai deputati della Pensilvania di ritornar al congresso, e quivi consentire, che le colonie unite si dichiarassero liberi ed independenti Stati. Dickinson, essendosi tanto gagliardamente opposto, ne fu escluso. L'istesse cose si facevano nella Marilandia; e questa provincia debole in sè stessa, e situata nel mezzo delle altre, autorizzò anch'essa i suoi delegati a ritornar al congresso, e l'independenza approvare. Adunque addì quattro luglio del presente anno riferendo Tommaso Jefferson, Giovanni Adams, Beniamino Franklin, Ruggiero Shermann e Filippo Livingston, le tredici colonie unite, rotta ogni leanza loro verso la Corona della Gran-Brettagna, si dichiararono Stati liberi ed independenti, ed assunsero il nome dei _tredici Stati Uniti d'America_. Il manifesto, che il congresso fe' pubblicare, per giustificare in cospetto di tutto il mondo la presente sua deliberazione, ed il quale si credette, fosse opera particolarmente di Jefferson, fu con molta concinnità di stile e di argomenti composto. Esso fu dagli scrittori di quei tempi grandemente celebrato, e fu il principio dell'independenza di una ricca e possente nazione. Incominciava con queste parole. «Allor quando nel corso degli umani avvenimenti e' divien necessario ad un popolo di disciogliere quei vincoli politici, i quali ad un altro lo congiungevano, e di pigliar in mezzo ai potentati della Terra quella separata ed eguale stanza, alla quale le leggi della natura e di Dio gli danno diritto, egli si confà molto bene a quel rispetto, che alle opinioni dell'uman genere portar si debbe, il dichiarar le cagioni, che alla separazione spinto lo hanno. «Noi crediamo, esser di per sè stesse evidenti queste verità, che tutti gli uomini creati sono eguali; che dotati sono dal Creatore loro con certi inalienabili diritti; che tra questi sono la vita, la libertà, ed il proseguimento della felicità; che per questi diritti sicurare si sono fra gli uomini instituiti i governi derivanti le legittime potestà loro dal consenso dei governati; che ogni qualvolta che alcuna forma di governo divien distruggitiva di questi fini, ha il popolo il diritto di alterarla, o di abolirla, e di un nuovo governo instituire in su tali principj fondato, e sì fattamente ordinato, che più probabilmente a lui appaia la sua sicurezza e felicità procurare. Egli è ben vero però, che la prudenza ci esorta, che non si debbono i governi da lunga pezza stabiliti di leggieri, nè per cause transitorie cangiare. Ed in fatti la sperienza ha dimostrato, che gli uomini più disposti sono a soffrire, quando i mali loro sono sofferevoli, che all'usar i diritti loro coll'abolir quegli ordini, ai quali sono eglino avvezzati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni invariabilmente allo stesso fine tendenti dimostra il disegno di volergli sotto l'assoluto dispotismo ridurre, egli è il diritto loro, egli è il dovere di levarsi dal collo un tal governo, e nuovi guardiani provvedere alla futura sicurezza loro. Tale è stata la presente sofferenza di queste colonie, e tale è ora la necessità, che le costringe ad alterare i primieri ordini del governo». Fatta quindi una diligente enumerazione dei torti ricevuti e delle sofferte oppressioni, conclusero con dire, che un principe, (intendendo del Re d'Inghilterra) il quale stato è l'autore di tanti atti di tirannide, era inabile diventato ad essere il reggitore di un popolo libero. Raccontate poscia le pubbliche appellazioni ai popoli inglesi fatte, aggiunsero, che non avevano questi voluto dar udienza alle voci della giustizia e della consanguinità. «Noi pertanto, proseguirono, essendoci di necessità fermi nella separazione, dichiariamo, che gli terremo, come il restante genere umano, nemici in guerra, in pace amici. «Noi adunque rappresentanti degli Stati Uniti di America in generale congresso convenuti, appellandone al supremo Giudice del mondo della rettitudine delle nostre intenzioni, in nome e per l'autorità del buon popolo di queste colonie, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, che queste unite colonie sono, e di diritto esser debbono liberi ed independenti Stati: che assolute sono da ogni leanza verso la Corona britannica; e che ogni politica congiunzione tra queste e lo Stato della Gran-Brettagna è, ed esser dee totalmente disciolta; e che, siccome liberi ed independenti Stati, hanno elleno piena potestà di romper la guerra e di concluder la pace, di far le alleanze, di stabilire il commercio, e di tutti quegli atti, e cose fare, che agl'independenti Stati di diritto appartengono. E per l'eseguimento di questa dichiarazione, ponendo tutta la nostra speranza e fede nella protezione della divina Provvidenza, noi scambievolmente impegniamo l'uno all'altro, e l'altro all'uno le nostre vite, le nostre sostanze ed il nostro onore[1]». Tale è stata la dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti d'America, la quale se era, come pare, necessaria, non era però senza pericolo. Imperciocchè sebbene le cose erano a tal condizione ridotte, che la maggior parte degli Americani o la desideravano, o non la contrastavano, ciò nondimeno molti o apertamente la disapprovavano, o nell'animo loro la detestavano. E ciò che riusciva di maggior pericolo, si era, che gli avversarj massimamente in quelle province abbondavano, nelle quali si sapeva, che gli Inglesi avrebbero fatto una gagliarda impressione. Gli eserciti americani erano deboli, l'erario povero, gli ajuti esterni incerti; e che l'ardore dei popoli avesse a continuarsi, molto era da dubitare. Si sapeva da un altro canto, che l'Inghilterra si era ferma ad ogni modo a voler usar tutta la forza sua per ridur le colonie all'obbedienza, innanzi che esse vieppiù sì confermassero nella resistenza, od entrassero nelle alleanze coi principi forestieri. Nè non era da temersi, che, se le armi americane, siccome più probabile pareva, fossero state perdenti in su quei primi principj i popoli ne avrebbero accusata l'independenza; ed isbigottiti essendo, sarebbero, come soglion fare, coi desiderj loro molto più indietro tornati, che prima voluto non avrebbero. Quando s'incomincia a disperare, non si fa fine alle concessioni. Ma giacchè la guerra era inevitabile, e che ogni accordo era impossibile per l'ostinazione delle due parti, si trovava il congresso nella necessità di risolversi; non che credesse, che a qualunque partito si appigliasse, non vi fosse pericolo; ma amò meglio abbracciar quello, ch'era più risoluto, che non l'altro di continuar nella pretensione della rivocazione delle leggi, ch'era pieno di incertezza. Poichè quali fossero appunto le leggi da rivocarsi, non era ben chiaro. Alcuni volevano, si annullassero tutte le leggi fatte dal 1763 in poi; alcuni non tutte quelle, ma solamente una parte; chi questa e chi quell'altra; e finalmente vi erano di quelli, che non istavano contenti nemmeno alla totale rivocazione, ma volevano, se ne rivocassero alcune più antiche. Altri poi nel corso della querela avevano mosso alcune cose del tutto impossibili ad ottenersi dalla Gran-Brettagna. Nè si può negare, che la dichiarazione dell'independenza non fosse alla natura stessa delle cose conforme; poichè i tempi non avrebbero lungamente comportato, che un popolo numeroso, ricco, armigero ed avvezzo alla libertà da un altro assai lontano, e non troppo più grande dipendesse. Ogni cosa già si volgeva all'independenza; e questa è stata forse la più secreta cagione, per la quale i ministri inglesi si erano determinati a voler porre un più duro freno in bocca agli Americani. Egli è vero ancora, che i principi forestieri non avrebbero consentito a fornir gli ajuti, ed a far lega con coloro, i quali tuttavia si confessassero sudditi di un altro regno; mentrechè si poteva sperare, che fossero per praticare, e per concludere con quelli, che ad ogni patto si eran risoluti a voler diventare una nazione franca ed independente. Nel primo caso nemmeno la vittoria, nell'ultimo non che la vittoria, ma solamente la difesa, ed il bilicar coll'armi la fortuna avrebbe procurato le leghe. Quale di questo sia la verità, egli è certo, che la dichiarazione fu ricevuta da quei popoli con grandissimi segni di allegrezza. Nè si trascurarono tutte quelle pubbliche dimostrazioni, che sono in somiglianti casi solite a farsi dai governi per procurar presso i popoli favore e grazie alle determinazioni loro. Fu bandita con molta solennità a Filadelfia gli otto di luglio. Vi si fecero i fuochi, si spararono le artiglierie; ed il popolo, come se impazzato fosse, era dappertutto in gran galloria. Agli undici fu pubblicata nella Nuova-Jork, e con molto apparato letta a ciascuna brigata dell'esercito americano, il quale allora si trovava raccolto in quelle vicinanze. Fu udita con acclamazioni ed applausi senza fine. La sera la statua del Re Giorgio terzo, ch'era stata rizzata nel 1770, fu abbassata, e tratta pel fango dai figliuoli della libertà. Deliberarono, che col piombo, col quale era stata gittata, si facessero palle. Le quali cose, se si facevano contro ogni civiltà, come è veramente, non si facevano però contro la ragione di Stato; imperciocchè aizzavano i popoli, e gli facevan correre a quel fine, che si desiderava. A Baltimore, essendovi l'independenza stata bandita in presenza dei bombardieri e delle milizie, il popolo non capiva in sè stesso dalla allegrezza. Si fecero molte salve, e le acclamazioni ferivano l'aria, pregando tutti felicità ai liberi ed uniti Stati d'America. La sera l'effigie del Re fu condotta a trastullo di popolo per tutta la città, ed arsa poscia in un fuoco acceso a questa bisogna. In Boston poi le dimostrazioni furono grandissime. Vi fu bandita la independenza dal balcone del Palazzo in presenza di tutti i maestrati civili e militari, ed al cospetto di un innumerabile popolo, che vi era concorso sì dalla città stessa, che dal contado. Il presidio stava affilato nella contrada del Re, che fu poi chiamata col nome di contrada degli Stati, e diviso in tredici schiere per denotare i tredici Stati uniti. Fatta a mezzodì la pubblicazione, seguirono gli evviva popolari con un romore incredibile; e ad un dato segnale fu fatta dal Fort-hill una salva di tredici colpi di artiglieria, alla quale risposero a muta pure con tredici colpi quelle del castello, dell'istmo, di Nantasket e della punta d'Alderton, siccome anche il presidio stesso con una salva di moschettate, andando in giro l'una dopo l'altra le tredici schiere. Convennero poscia i maestrati e molti gentiluomini a banchettare nella sala del Consiglio, dove invitandosi l'un l'altro fecero brindisi alla prosperità e perpetuità degli Stati uniti d'America; al congresso americano; al generale Washington; al prospero successo dell'armi degli Stati uniti; alla caduta dei tiranni e della tirannide; alla propagazione della civile e della religiosa libertà; agli amici degli Stati uniti in tutte le parti del mondo. Suonavano intanto le campane a gloria; l'allegrezza era universale, ed i festeggiamenti senza fine. La sera furono abbassate tutte le insegne del Re, o marzocchi, o scettri, o corone, che si fossero, e furon tutte spezzate od arse nella contrada degli Stati. Ma nella Virginia i rallegramenti che vi furono, non si potrebbero con sufficienti parole descrivere. Il convento virginiano decretava, che nelle pubbliche preci si omettesse di pregare pel Re. Ordinava, che nel gran sigillo della repubblica di Virginia si raffigurasse la virtù, siccome Genio della repubblica, vestita alla foggia delle Amazzoni, la quale si appoggiasse con una mano su d'una lancia, e coll'altra tenesse una spada, e col piè calpestasse la tirannide rappresentata da un uomo prostrato, accanto la corona cadutagli di testa con una catena rotta nella manca, ed un flagello nella diritta. Nell'esergo si leggeva la parola _Virginia_, ed all'intorno dell'immagine della virtù quest'altre: _sic semper tyrannis_. Sul rovescio si vedeva un gruppo di figure. Quella di mezzo rappresentava la libertà colla sua bacchetta e col pileo. Dall'un de' lati stava Cerere colla sua cornucopia in questa mano, ed in quella una spica di frumento, dall'altro l'eternità col globo, e colla fenice. Nell'esergo si trovavano scolpite queste parole: _Deus nobis haec otia fecit_. In somma tra mezzo a queste esultazioni nulla si lasciò indietro di quello, che poteva indurre nei popoli favore e desiderio del nuovo stato, ed odio e nimistà non solo contro la tirannide, ma ancora contro la monarchia; sforzandosi i libertini di fare in modo, che non che l'una coll'altra si confondesse nella mente dei popoli, ma vi nascesse inoltre la opinione, ch'esse non possano scompagnarsi. In questo modo dall'un canto i Capi dei libertini americani prima colle segrete mene, poi con aperti andari, e finalmente con una molto opportuna e molto ardita risoluzione; e dall'altro i ministri britannici, prima con avare ed insolite provvisioni, poi coll'incertezza dei consiglj, quindi con inumane ed esacerbanti leggi, e finalmente colla debolezza dell'armi diedero origine ad un avvenimento, il quale produsse in ultimo un totale sceveramento di un glorioso e possente Impero. Tanto sono gli uomini o costanti nella libertà, od ostinati nell'ambizione, o timidi nei consiglj, o più pronti ad avvertire il nemico colle minacce, che ad opprimerlo coi fatti. Certo è, che mancarono nei ministri britannici l'ingegno per prevedere, o la forza per provvedere; sicchè i tumulti d'America e nacquero inosservati, e crebbero senza ostacoli, e tanto ingrossarono, che come un fiume gonfiato dalle insolite piogge i non sufficienti argini, ed i tardi impedimenti sopravanzarono tutti, e strabocchevolmente superarono. NOTA [1] I membri, che allora componevano il congresso, e che tutti sottoscrissero la dichiarazione, sono i seguenti. _Nuovo-Hampshire._ -- Josia Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton. _Massacciusset._ -- Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat-Paine, Elbrigo Gerry. _Isola di Rodi._ -- Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery. _Connecticut._ -- Ruggiero Shermann, Samuele Huntington, Guglielmo Williams, Oliviero Wolcott. _Nuova-Jork._ -- Guglielmo Floyd, Filippo Livingston, Francesco Lewis, Luigi Morris. _Nuova-Cesarea._ -- Riccardo Stockton, Giovanni Witherspoon, Francesco Hopkinson, Giovanni Hart, Abramo Clark. _Pensilvania_ -- Roberto Morris, Beniamino Rush, Beniamino Franklin, Giovanni Morton, Giorgio Clymer, Jacopo Smith, Giorgio Taylor, Jacopo Wilson, Giorgio Ross. _Delawara._ -- Cesare Rodney, Giorgio Read. _Marilandia._ -- Samuele Chase, Guglielmo Paca, Tommaso Stone, Carlo Caroll di Carollton. _Virginia._ -- Giorgio Ughte, Riccardo Enrico Lee, Tommaso Jefferson, Beniamino Hamson, Tommaso Nelson minore, Francesco Lightfoot Lee, Cartero Braxton. _Carolina Settentrionale._ -- Guglielmo Hooper, Giuseppe Hewes, Giovanni Pena. _Carolina Meridionale._ -- Edoardo Rutledge, Tommaso Heyward minore, Tommaso Lynch minore, Arturo Middleton. _Giorgia._ -- Button Gwinnet, Limano Hall, Giorgio Walton. FINE DEL LIBRO SESTO LIBRO SETTIMO [1776] Dopo che noi siamo iti riscorrendo i due primi periodi di questa ostinata contesa, il primo, nel quale i britannici ministri con insolite leggi gli Americani offendevano ed asperavano, ed il secondo, in cui con deboli consiglj, e colle insufficienti armi la guerra esercitavano, l'ordine della storia richiede, che ci facciam ora a descrivere quelle cose, che avvennero nel terzo, in cui, fatti risoluti, e messa in opera tutta la forza loro, si proponevano di opprimere subitamente con un gagliardo sforzo, e di soggettar l'inimico. Arrivava il generale Howe da Alifax, e sbarcava il dì venticinque giugno colle sue genti a Sandy-Hook, ch'è una punta di terra situata nell'entrar di quel golfo, che si comprende tra la terra-ferma della Nuova-Cesarea, le foci del fiume Rariton, l'Isola degli Stati, e la bocca della cala della Nuova-Jork da una parte, e l'Isola Lunga dall'altra. Ai due di luglio pigliava possessione dell'Isola degli Stati, sicchè e' si possa, o lodar come coraggiosa, o biasimare come temeraria la risoluzione dell'independenza presa in quei dì medesimi, in cui ogni giorno più risuonavano i nimichevoli apparecchiamenti dell'Inghilterra, ed arrivava l'esercito reale, e si metteva in punto per assalire con grandissimo apparato di guerra le parti più deboli dell'America. Avrebbe voluto il generale aspettar tuttavia ad Halifax l'arrivo dei rinforzi, che il suo fratello l'ammiraglio doveva condurre dall'Inghilterra, acciocchè, tosto arrivati entrambi nelle acque della Nuova-Jork, potessero metter mano all'opera, e, fatto un subito impeto, por fine alla guerra. Ma l'ammiraglio indugiava molto ad arrivare, e le stanze di Halifax erano di molto incomodo all'esercito, essendovi le provvisioni scarsissime, nè potendosi le genti tutte ricoverar a terra, dimodochè furon obbligate a rimanersene stivate sulle navi. Finalmente inoltrandosi già molto la stagione, e cacciato dalla necessità si era deliberato ad andar aspettar il fratello ed i rinforzi nelle parti vicine alla Nuova-Jork, ed erasi partito con tutto l'esercito e coll'armata condotta dall'ammiraglio Shuldam. Nel tragitto si accozzaron con esso lui alcuni reggimenti, che separati dai compagni per venti contrarj navigavano soli alla volta di Halifax. Altri furono intrapresi dai corsari americani. Gli abitanti dell'Isola degli Stati ricevettero il generale inglese con grandissime dimostrazioni d'allegrezza, ed i soldati acquartierati qua e là nei villaggi, trovarono ogni maniera di rinfrescamento; del che avevano strettissimo bisogno. Quivi venne ad incontrarlo il governatore Tryon, il quale diligentemente lo ragguagliò dello stato della provincia, siccome pure delle forze e degli apparecchiamenti fatti dal nemico. Molti Cesariani venivano ad offerirsi a pigliar soldo nelle genti del Re, e gli abitatori stessi dell'Isola degli Stati bramosamente entravano sotto le insegne, dimodochè si aveva la speranza, che, ove tutto l'esercito riunito si muovesse all'assalto, e corresse le province, non si sarebbe incontrato difficoltà nell'ottenere una compiuta vittoria. L'ammiraglio Howe, toccato Halifax, e trovatovi una lettera del fratello colla quale lo avvisava della sua partenza per alla Nuova-Jork, e pregava, lo andasse a raggiungere, si mise tosto di nuovo al viaggio, ed arrivava felicemente all'isola degli Stati il giorno dodici di luglio. Quivi si congiunsero con loro le genti, che guidate dal general Clinton ritornavano dall'infelice spedizione di Charlestown. Arrivavano anche giornalmente i rinforzi d'Europa conviati dal comandante Hotham, sicchè in poco tempo tutto l'esercito sommò bene tra Inglesi, Essiani e Waldecchesi al novero di ventiquattro migliaia di soldati. Si aspettava ancora un'altra coda di Essiani, ch'erano di fanti elettissimi, i quali erano rimasti indietro, e come prima arrivati fossero, avrebbe sommato a trentacinque migliaia di soldati, tutta buona gente, e della migliore di tutta l'Europa. Non v'era stata mai in America dimostrazione di sì gran moto; e quest'era il primo esercito di sì fatta forza, che mai si fosse veduto in quelle contrade. Ora incominciava appoco appoco a colorirsi il disegno che ordito avevano i ministri contro l'America, col quale speravano, oppressi con una insuperabil forza gli Americani, e posto un subito fine alla guerra, le passate incertezze ed i lunghi indugiamenti emendare. Da fronte l'esercito principale guidato dai fratelli Howe, l'uno e l'altro capitani eccellentissimi di terra e di mare, dovevano far impressione nella provincia della Nuova-Jork, debole per sè stessa e, siccome piena d'isole e di grossi fiumi, e distendentesi in una lunga costiera, molto esposta alle offese di un nemico, il quale, siccome gl'Inglesi erano, prevalesse in sulle armi di mare. Abbondavano in quello le armi e le munizioni, ed i soldati ardevano di grandissimo desiderio di far qualche segnalata pruova in servigio del Re. Alla qual cosa non solo erano gl'Inglesi incitati per la rabbia loro contro il nemico, ma ancora per l'emulazione che avevano verso i Tedeschi, stimando a diminuzione della loro quella confidenza, che in questi aveva il governo collocato. Volevan dimostrar a tutto il mondo, ch'essi soli senza l'aiuto di quei lanzi sarebbero stati capaci a soggiogare l'America. I lanzi dall'altra parte, che non si tenevano, e non erano in fatti da meno degl'Inglesi, non volevano a patto nissuno scomparire, sicchè si dovevano aspettare dagli uni e dagli altri gli estremi sforzi. Quando poi, domata la provincia della Nuova-Jork, si avesse un piede fermo in America, piccoli presidj, protetti massimamente dalla poderosa armata, avrebbero bastato per guardarla dagl'insulti del nemico; e l'esercito avrebbe potuto sicuramente procedere alla conquista delle altre vicine province. Poteva esso, stantechè la Nuova-Jork tiene il miluogo delle province americane, volgersi, come più opportuno creduto avesse, o a destra per portar la guerra nel Connecticut ed in tutta la Nuova-Inghilterra, o a stanca per correre la Cesarea, e, questa attraversata, minacciare la città stessa di Filadelfia. Facil cosa era eziandio col mezzo delle fregate e degli altri legni minori non solo tenere aperta la comunicazione tra l'una parte e l'altra dell'esercito sulle due rive del fiume del Nort, ma ancora valicarlo secondo il bisogno, e trasportar prontamente e facilmente le genti dall'una delle sue rive sull'altra. In somma questo posto della Nuova-Jork, sia per la natura sua, o si voglia considerare il grosso e frequente navilio, del quale erano gl'Inglesi forniti, era quasi come un nido sicuro, donde, e dove potevano ed infestare i vicini luoghi, ed assalir il nemico a posta loro, e portar le armi, dove più loro quadrava, ed offender con successo, e ritirarsi senza pericolo. Per le quali cagioni intendevano di far di quella città la principale sedia della guerra. Al che si aggiungeva, che per l'abbondanza dei leali eranvi in essa più, che in qualunque altra città di America le parti del congresso inferme. Nè si dee passar sotto silenzio una cosa di somma importanza, la quale era, che, se il generale Carleton, superati i laghi, siccome si sperava, penetrato fosse sino alle sponde del fiume Nort, esso puntando all'ingiù, ed il generale Howe all'insù avrebbero potuto l'uno coll'altro congiungersi, e tagliar in tal modo del tutto la comunicazione tra le province della Nuova-Inghilterra poste sulla sinistra riva, e le altre del mezzo, e le meridionali situate sulla destra del medesimo fiume; il ch'era stato sempre il più favorito disegno dei ministri. Finalmente si era considerato, che l'Isola-Lunga separata soltanto da quella della Nuova-Jork per la riviera detta dell'East o sia di levante, era di per sè stessa molto fertile, e, siccome abbondantissima di biade e di bestiami, capace da sè stessa ad alimentare il più grosso esercito. Credevasi oltre a ciò che gli abitanti suoi molto fossero inclinati alla causa reale. L'impressione poi, che l'esercito dell'Howe avrebbe fatto sulle coste della Nuova-Jork, doveva essere nel medesimo tempo secondata dalla parte del Canadà, siccome abbiam detto, da Carleton, che guidava dodici in tredicimila soldati di fiorita gente; e dalla parte delle province meridionali dal generale Clinton, il quale doveva assalire Charlestown. Così essendo le forze americane divise, ed i Capi loro come soprappresi ed aggirati da tanti assalti, non si dubitava, che la fortuna dovesse al tutto e tostamente a favor dell'armi britanniche inclinare. Ma accadde in questo ciò, che suole addivenire di tutti gli umani disegni, quando sono troppo avviluppati, e di troppe parti composti; perciocchè, se una se ne conduce a buon fine, le altre difettano; e, guastata per conseguente tutta l'opera, non si ottiene il finale intento. Della qual cosa si doveva altrettanto più nella presente bisogna temere, che non solo si avevano a superare gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma ancora quelli dei venti e delle stagioni. Poichè non si poteva sperare, che la natura stessa delle cose a quest'impresa servisse in guisa, che tutti e tre gli eserciti, giusta la mente degl'intraprenditori, giugnessero nel prescritto tempo al divisato campo, e gli uni cogli altri opportunamente cooperassero. Era anche da dubitarsi, che tutti fossero per esser vittoriosi. Il che per altro era necessario per l'intiera giudicazion della guerra. Avvenne adunque da una parte, che i venti contrarj ritardarono sul mare il corso delle navi dell'ammiraglio Howe, sicchè tanto indugiarono ad arrivare, ch'era già fatta, siccome raccontato abbiamo, con infelice successo la fazione di Charlestown. E dall'altra le difficoltà incontrate nel passare i laghi del Canadà arrestarono del tutto i progressi di quell'esercito, sicchè non potette in quest'anno valicargli per recarsi sulle rive del fiume del Nort. Quindi ne derivò, che Washington non solo non fu obbligato ad indebolir di più il suo già debole esercito delle coste col mandar soccorsi verso la Carolina Meridionale o verso il Canadà, ma ancora quelle genti stesse, le quali con tanto valore avevano difeso Charlestown, o furono mandate in aiuto dell'esercito che difendeva il passo dei laghi, o furon fatte venire in rinforzo dell'esercito principale. Ma nonostante tutti questi mancamenti si aveva buona speranza, che l'esercito solo di Howe fosse abile a vincere la guerra. La quale speranza, se non era senza ragione, chi non vede, che, se i ministri ed i capitani inglesi, invece di aver disseminate e sparse in tre lontani luoghi le forze, le avessero, soltanto lasciate le sufficienti guernigioni ne' posti opportuni, tutte raccolte in un solo, e quivi fatta la massa generale, corsi fossero così grossi e potenti contro l'esercito americano, ne avrebbero non solo facilmente, ma fors'anche sicuramente avuta la finale vittoria? Gli Americani dal canto loro non avevano niuna diligenza lasciata indietro per resistere alla piena che loro veniva addosso. Ma i provvedimenti non riuscivano eguali nè ai desiderj, nè agli sforzi loro, nè al pericolo che sovrastava. Aveva bensì il congresso ordinato, che si fabbricassero piatte, foderi armati, galee, ed altre batterie galleggianti per la difesa del porto della Nuova-Jork, e delle bocche dell'Hudson. Ma invano si poteva sperare, che questi deboli apparati potessero ostare con qualche successo al prepotente navilio inglese. Aveva egli anche decretato, che tredici migliaia di milizie provinciali andassero a congiungersi coll'esercito principale di Washington il quale, conosciuto per tempo il pericolo della Nuova-Jork, era andato ad alloggiar in quei contorni; e che di più si mettesse in ordine un esercito di diecimila soldati, il quale, stanziando nelle province del mezzo, dovesse servire alle riscosse. Eransi diligentemente fortificati con trincee e con artiglierie tutti i posti più deboli, ed una grossa schiera alloggiava nell'Isola-Lunga a fine di proibire dallo sbarcar gl'Inglesi, o di difenderla contro gli sbarcati. Ma l'esercito del congresso non era a gran pezza abile a sostenere il peso di tanta guerra. La mancanza delle armi vi era grande, e le malattie molto frequenti e gravi. Quantunque poi per le continue istanze del generale le milizie accorse fossero dalle vicine province, ed alcuni reggimenti d'ordinanza chiamati dalla Marilandia, dalla Pensilvania e dalla Nuova-Inghilterra fossero venuti a congiungersi coll'altre genti, dimodochè si annoveravano in tutto l'esercito ventisette migliaia di soldati, tuttavia non vi si poteva fare su gran fondamento, essendovene ben tutta una quarta parte impedita dalle malattie, ed altrettanta mancante delle necessarie armi. La maggior parte erano gente indisciplinata e tumultuaria, che in un fatto d'armi giusto avrebbero fatto cattiva pruova. Queste cose, che in tanto pericolo ponevano la causa americana, si dovevan riconoscere parte dalla mancanza della pecunia, che impediva il congresso e gli altri Capi della lega a poter soldar genti, e fornirle di tutte le cose necessarie all'uso della guerra; parte dalla grettezza loro, la quale faceva sì, che, volendo essi trasportar la parsimonia della pace nell'esercizio della guerra, andavano molto lenti nello spendere; e parte ancora dall'opinione molto radicata in loro del pericolo pella pubblica libertà degli eserciti stanziali, la quale gli aveva anche indotti nella credenza che possibil fosse di apparecchiar ogni anno un esercito atto e fatto a poter resistere alle armi nemiche. Forse ancora, e senza forse, molti andavano a rilento nel correre all'armi e nel far le provvisioni convenevoli; perciocchè speravano, che per mezzo della potestà dei commissarj inglesi, i quali non solo erano capitani di genti armate, ma eziandio pacieri, si sarebbe potuta la lite amichevolmente terminare. Quest'esercito, tale qual egli era, stava accampato in modo, che difender potesse comodamente i luoghi più esposti alle offese. Quella parte, che stanziava nell'Isola-Lunga obbediva ai comandamenti del maggior generale Greene; ma essendo egli malato ebbe lo scambio nel maggior generale Sullivan. Il grosso occupava l'isola della Nuova-Jork, che doveva esser la prima dell'americane province ad esser percossa dagl'Inglesi, e due piccole bande difendevano l'Isola del Governatore, ed il luogo detto Paulus-Hook, situato rimpetto la Nuova-Jork sulla destra riva dell'Hudson, o sia fiume del Nort. Le milizie jorchesi capitanate dal generale americano Clinton alloggiavano sulle rive del Sound verso la Nuova-Roccella, ed i due Chester da levante e da ponente. Perciocchè si temeva, che l'inimico sbarcato con buon nervo di gente sulla settentrionale riva del Sound corresse a Kingsbridge, o sia ponte del Re, ed impadronitosi di quel luogo serrasse al tutto l'esercito americano nell'Isola della Nuova-Jork. Stando le cose in questi termini, pronti gli uni ad assalire, e gli altri a difendersi, e tutti a fidare alla fortuna delle battaglie il destino dell'America, i commissarj inglesi prima di venirne all'armi vollero usare la pacifica facoltà della quale erano investiti. Per la qual cosa lord Howe aveva già fin dal mese di giugno, navigando sulle coste del Massacciusset sulla nave reale l'Aquila, mandato per parte del Re una lettera a tutti i governatori, ch'erano stati cacciati dalle province loro, ingiungendo, la pubblicassero e propagassero in mezzo ai popoli con tutti que' mezzi, che più opportuni e più efficaci credessero. Annunziava la facoltà, che il Re aveva dato ai due commissarj di concedere generali o particolari perdoni a tutti coloro, i quali, in mezzo ai tumulti ed ai disordini di quei tempi, scostati si fossero dalla leanza e dall'obbedienza dovute alla Corona, e desiderassero, ritornando al debito loro, di raccogliere i frutti della reale clemenza. Dichiarava ancora, ch'era fatta ad essi abilità di chiarire qualunque colonia o provincia, o contea, o città, o porto, o Terra riposte nella pace del Re; nel qual caso s'intendeva, che tutte le penali leggi fossero senz'altro verso le medesime cessate. Prometteva finalmente, che si sarebbero meritamente riconosciuti i servigi di coloro, i quali contribuito avessero a ristorare l'autorità del Re. Queste scritture trapelavano in mezzo ai popoli portatevi frequentemente dai tamburini; ed il generale Washington mandò al congresso speditamente quelle, ch'erano state indirette ad Ambuosa. Questi con generoso consiglio risolvette, si stampassero nelle gazzette, acciocchè i buoni popoli degli Stati uniti (quest'esse sono le parole della risoluzione) potessero esser informati della qualità dei commissarj, ed intendessero, quali fossero i termini, coi quali sperava la Corte della Gran-Brettagna d'intrattenergli e di disarmargli; e fossero anche i più ostinati convinti, che nel valor delle mani loro tutta consisteva le speranza di salvar le loro libertà. In questo mezzo un trombetto aveva portato una lettera di lord Howe indiritta al signor Giorgio Washington senza più. Il generale non la volle ricevere, allegando, che quei, che l'aveva scritta, non aveva il suo pubblico grado espresso; e che come privata persona non poteva, e non voleva alcun commercio di lettere, o altro intrattenere col capitano del Re. Il congresso molto commendò Washington; e di più stanziò, che niun capitano generale, o altro comandante qualsivoglia dell'esercito, ed in nissuna occasione, stesse a ricever lettere, o altri messaggi da parte del nemico, cavatone solo quelli, che nella soprascritta notato avessero il grado di ciascheduno. I commissarj inglesi non avrebbero voluto per causa di un cirimoniale interrompere affatto col generale americano quelle pratiche, dalle quali aspettavano qualche frutto. Contuttociò non potevano consentire a riconoscere in Washington il grado del generalato, siccome quello, che stato gli era, siccome pensavano, conferito da una illegittima autorità. Immaginarono adunque un mezzo termine col far la soprascritta così: _al Signor Giorgio Washington_, etc., etc. Inviarono la lettera per mezzo del colonnello Patterson, aiutante di campo nell'esercito britannico. Fu intromesso al generale Washington, al quale favellò col titolo di eccellenza. Questi lo ricevette molto cortesemente, ma però con molto sussiego. Scusò Patterson la difficoltà della soprascritta con dire, che questi modi si usavano tra gli ambasciatori, quando non erano ben riconosciuti i gradi. Aggiunse, che i commissarj lo tenevano in grandissima stima, e che non avevano avuto in animo di pregiudicare alla sua dignità. Concluse dicendo, che l'aggiunta degli eccetera avrebbe tolte tutte le difficoltà. Rispose l'Americano, che quando si scrive ad una persona constituita in grado, si dee far menzione di questo; senzadichè la lettera sarebbe privata, e non pubblica; ch'egli era vero, che gli eccetera comprendevano ogni cosa; ma ch'era vero ancora, che non ne escludevano nissuna; e che quanto a lui, non avrebbe mai consentito a ricevere alcuna lettera spettante al suo uffizio, dove il grado suo notato non fosse. Riprese le parole Patterson, dicendo, che non voleva instar più; e si parlò quindi dei prigionieri di guerra da ambe le parti. Poscia l'Inglese fece una gran calca di parole, discorrendo della bontà e della benevolenza del Re nell'aver eletti a pacieri il lord, ed il generale Howe; che questi, siccome avevano le facoltà amplissime, così ancora un grandissimo desiderio di poter accordare le differenze nate tra i due popoli; e ch'ei bramava molto ardentemente, che questa sua visita fosse l'incominciamento della concordia. Replicò Washington, che non aveva nissun mandato a tal fine; ma che gli pareva bene, da quanto se n'era inteso, che i commissarj avessero solo la facoltà di concedere i perdoni; che quei, che errato non avevano, non abbisognavan di perdono; ch'erano sempre stati gli Americani amatori del giusto e dell'onesto, e che difendevano ciò, che credevano ai loro indubitabili diritti appartenersi. Questo, disse Patterson, sarebbe troppo vasto campo di discussione; e protestando anche, gli increscesse assai, che la stretta osservanza delle formalità interrompesse il corso di un affare di sì gran momento, chiesta licenza, se n'andò. In tal modo si partirono l'un dall'altro senza aver fermo alcuna cosa, e ritornarono le cose al primo desiderio di guerra. Imperciocchè dall'un canto il congresso conosceva ottimamente, che non poteva senza vergogna dalla sì fresca risoluzione dell'independenza rimuoversi; dall'altro dubitava, che le proposizioni dell'Inghilterra non avessero altro veleno nascosto, che le non dimostravano. Il congresso fe' pubblicare colle stampe le cose dette da una parte, e dall'altra durante l'abboccamento. I generali inglesi, veduta l'ostinazione degli Americani, e deposta ogni speranza di concordia, volgevano tutti i pensieri alla guerra; e si determinarono a non più metter tempo in mezzo alla prima mossa d'arme. Per assicurarsi poi sulle prime di un posto, che servir potesse al bisogno di ritirata, ed abbondevolmente somministrasse le vettovaglie per una sì poderosa oste, si fermarono a voler tentar l'Isola-Lunga, nella quale eziandio per l'ampiezza sua potevano far pruova di tutta quella perizia nell'armi per cui si credevano sopravanzare, e sopravanzavano invero gli Americani. Adunque il giorno ventidue di agosto, ogni cosa essendo in pronto, e la flotta approssimatasi alla costa occidentale dell'isola presso alle strette, che chiamano Narrows, e dov'essa più s'avvicina all'Isola degli Stati, tutte le genti trovarono quivi un accomodato e facile sbarco tra le ville di Gravesend e del Nuovo-Utrecht, senza che gli Americani opponessero veruna resistenza. Una grossa parte dell'esercito americano sotto l'obbedienza del generale Putnam stava accampata a Brookland, ovvero Brooklin in una parte dell'isola stessa, ch'è formata a foggia di penisola. Aveva egli l'entrata in questa penisola gagliardamente fortificato con fossi e trincee, e teneva il suo sinistro corno volto al golfo di Wallabond, ed il destro era assicurato da una palude presso un luogo chiamato Gowans-Cove. Dietro di sè aveva l'Isola del Governatore, e quel braccio di mare, che l'Isola Lunga divide da quella della Nuova-Jork, pel quale all'uopo avrebbe facilmente potuto valicare alla città di questo nome, dove si trovava l'altra parte dell'esercito, e lo stesso generale Washington. Questi, veduta vicina la battaglia, non cessava di esortare i suoi; serbassero gli ordini, stessero forti, si ricordassero, che nel valore loro, in quelle destre posta era l'unica speranza, che rimanesse alla libertà americana; che per loro stava, che le case loro, i campi, ogni proprietà non diventassero preda dei barbari; difendessero con animi inviti i padri loro, i figliuoli, le spose dagl'insulti di una soldatesca efferata; che l'America risguardava in quel dì i suoi diletti campioni, e dall'operare loro aspettava o la salute o la morte. Sbarcati gl'Inglesi, prestamente procedettero avanti. Erano i due eserciti separati da una giogaia di monti selvosi, la quale correndo da ponente a levante divide in due parti l'isola, e la chiamano le alture di Guana. Questa giogaia dovevan di necessità varcar gli Inglesi per andar a trovare il nemico dall'altra parte. Ma tre sole vie davano il passo, una più vicina alle strette; un'altra, che è quella di mezzo, la quale passa per Flatbush, ed una terza finalmente più lontana a destra, che traversa Flatland. In sulla cima poi dei monti si trova una strada, che va per la lunghezza loro, e mena da Bedford a Giamaica, colla quale le ultime due fra le sopraddette s'incontrano, e fan crocicchio su quelle alture. Le tre vie corrono tra balzi e dirupi, e molti passi vi sono difficili, stretti e forti. Il generale americano volendo il nemico tenere su quei monti, gli aveva con ogni diligenza occupati e forniti di soldati, dimodochè, quando ognuno avesse fatto il debito suo, sarebbe riuscito agl'Inglesi molto difficile il passare. Sulla strada da Bedford a Giamaica eran sì frequenti le scolte, che con grandissima facilità si potevano tramandare le novelle di quanto fosse per succedere sulle tre vie, dall'una all'altra. Il colonnello Miles col suo battaglione doveva guardare la via di Flatland, e mandar continuamente corridori tanto per questa, che per quella di Giamaica per sopravvedere, ed avvisare di ciò che occorresse. In questa condizione di cose l'esercito britannico dava all'erta marciando in sì fatta ordinanza, che la sua ala sinistra era volta a tramontana, la destra a ostro, ed il villaggio di Flatbush si trovava nel mezzo. Gli Essiani guidati dal generale Heister stavano in mezzo; gl'Inglesi sotto i comandamenti del maggior generale Grant formavano l'ala sinistra; ed altri reggimenti inglesi condotti dal generale Clinton, e dai due conti di Percy e di Cornwallis componevano l'ala dritta, nella quale avevano i capitani britannici posta la principale speranza della vittoria. Quest'ala si avvicinava a Flatland. L'intento loro era, che mentre gl'Inglesi condotti da Grant, e gli Essiani dall'Heister tenevano a bada il nemico in sui passi delle due prime vie, l'ala dritta girando e marciando per la terza di Flatland andasse ad occupare il crocicchio, che questa fa colla via per a Giamaica, e di là scesa nella pianura che si trova dall'altra parte dei monti, percuotesse gli Americani di fianco ed alle spalle. Speravano, che, siccome quel posto era il più lontano dal grosso dell'esercito loro, le guardie sarebbervi state più deboli, e forse più negligenti; e ad ogni modo non avrebbero potuto resistere ad una sì grossa schiera, che loro veniva addosso. Quest'ala dritta degl'Inglesi era la più numerosa, e tutta composta di gente eletta. La sera dei 26, guidando Clinton la vanguardia, che consisteva in fanti leggieri, Percy la battaglia, dove si trovavano i granatieri, le artiglierie ed i cavalleggieri, e Cornwallis la retroguardia, dove erano le bagaglie, alcuni reggimenti di fanti, e le più grosse artiglierie, si moveva tutta questa parte dell'esercito britannico con mirabil ordine e silenzio contro il nemico, partendo da Flatland, e traversando la contrada detta New-Lots. Il colonnello Miles non istando quella notte a buona guardia non si accorse dell'avvicinarsi del nemico, sicchè questi già era vicino ad un mezzo miglio alla strada di Giamaica sulle alture, due ore prima dello spuntar del dì. Quivi Clinton fece alto, e si dispose a dar l'assalto. Incontratosi in una pattuglia americana la faceva prigione. Nissune nuove pervenivano a Sullivan, che comandava a tutte quelle genti, le quali erano fuori degli alloggiamenti di Brooklin, di ciò che succedeva in questa parte. Trascurava egli di mandar oltre nuovi speculatori. Forse credette, che gl'Inglesi dovessero fare il principale sforzo loro contro l'ala sua dritta, essendo là la via più breve. Inteso Clinton dai prigioni, che la via di Giamaica non era guardata, essendogli balzata la palla in mano, si spinse avanti velocemente, ed a un punto preso l'occupò. Poscia senza frappor tempo in mezzo, voltosi a sinistra verso Bedford, andò ad impadronirsi di un importante passo, che i generali americani avevano lasciato senza guardia. Questa cosa diede affatto vinta la giornata agl'Inglesi. Seguì il conte di Percy colla sua schiera, e tutta la colonna avendo scollinato, scendè pel villaggio di Bedford nelle pianure ch'erano frapposte tra i monti e gli alloggiamenti degli Americani. In questo mezzo il generale Grant per intrattener il nemico, acciò non volgesse l'animo alle cose che succedevano sulla via di Flatland, e per fargli credere, che gl'Inglesi intendessero di voler forzar il passo sulla dritta del campo americano, si era mosso a mezza notte, ed aveva assalito i Jorchesi ed i Pensilvanesi che lo guardavano. Questi andarono in volta; ma arrivato il generale Parsons, ed occupata una eminenza, rinfrescò la battaglia, e sostenne le cose, finchè venne in aiuto Lord Stirling con 1500 de' suoi. Qui si menava le mani gagliardamente; e la fortuna non inclinava nè da questa parte, nè da quella. Gli Essiani ancora avevano dato l'assalto dal canto loro sin dallo spuntar del giorno; e gli Americani condotti da Sullivan in persona sostenevano valorosamente l'impeto loro. Nel medesimo tempo le navi inglesi, dopo fatte alcune mosse, assalirono furiosamente una batteria posta a Red-Hook, a fine di tribolare l'ala destra del nemico, che combatteva da fronte contro Grant, e sempre più allontanarlo dal pensar alle cose, che seguivano in sull'ala sinistra ed in sul mezzo. Ciò nonostante gli Americani sostenevano con grandissimo ardire la carica dei nemici, e tuttavia combattevano ostinatamente, ignorando, che tanto valore, e sì fatti sforzi tutti erano indarno; poichè già era la vittoria posta in mano degl'Inglesi. Sceso Clinton nella pianura, e girando sul fianco sinistro degli Americani, percosse di costa coloro che sostenevano la pugna contro gli Essiani. Aveva anche prima mandato più oltre una grossa schiera, acciò, fatto un più ampio giro, assaltasse gli Americani alle spalle. Accortisi questi, dall'arrivo dei primi corridori inglesi, di quello ch'era, e del pericolo in cui si ritrovavano, suonarono a raccolta, e si ritirarono con buon ordine verso il campo, conducendo seco loro le artiglierie. Ma incontratisi coll'altra schiera delle genti reali, che aveva girato loro alle spalle, e che con molta furia gli caricò, furono rincacciati indietro, e ributtati in certe selve. Quivi s'incontrarono di nuovo negli Essiani, e così furon mandati dagli Essiani agli Inglesi, e da questi a quelli parecchie volte con infinita perdita loro. In tale disperato frangente dopo di essere stati in tal modo abburattati buona pezza, alcuni dei loro reggimenti con incredibil valore puntando, si aprirono la via in mezzo alle schiere nemiche, ed arrivarono agli alloggiamenti di Putnam. Altri trovarono scampo nelle profonde selve. L'inegualità de' luoghi, la frequenza dei ridotti, ed il disordine delle schiere fecero di modo, che si mantennero per parecchie ore molte particolari zuffe, nelle quali dal canto degli Americani morirono assai soldati. Sconfitta l'ala sinistra, e la battaglia dell'esercito americano, gl'Inglesi volendo averne una compiuta vittoria, spintisi a corsa furono tosto addosso ed alle spalle dell'ala dritta, la quale, ignorando tuttavia l'infelice evento dell'altra, seguitava a combattere contro il generale Grant. Finalmente, ricevute le novelle, si ritirarono. Ma incontratisi negli Inglesi, alcuni cercarono scampo nelle vicine selve, ed altri tentarono di varcar la palude di Gowans-Cove. Qui alcuni annegarono nell'acque; altri affogarono nella mota; ed alcuni pochi ebbero agio, quantunque perseguitati acerbamente dal nemico, di rifuggirsi nel campo. Perdettero in questo fatto gli Americani meglio di tremila combattenti tra morti, feriti e prigionieri. Tra questi ultimi si contarono il generale Sullivan medesimo, ed i brigadieri generali lord Stirling; e Woodhull. Quasi tutto il reggimento della Marilandia, nel quale erano entrati i più riputati gentiluomini della provincia, fu tagliato a pezzi. Sei bocche da fuoco vennero in poter dei vincitori. La perdita degl'inglesi fu di poca importanza, non arrivando a quattrocento tra morti, feriti e prigionieri. Certamente fecero in questa giornata gli Americani grande errore, poichè furono obbligati a combattere con una parte delle forze loro contro tutte quelle del nemico. Non usarono quella diligenza ch'era richiesta per venire in cognizione della quantità delle genti sbarcate; nè fecero correre dai loro sufficientemente le strade a far la scoperta, massimamente sul sinistro fianco, donde venne il pericolo; nè con opportune guardie fornirono i passi difficili sulla strada per a Giamaica. Alcuni bucinarono eziandio, quantunque leggermente, di tradimento in coloro, che avevano in cura di guardargli. Ma egli è certo, che peccaron meglio di negligenza, che di mal animo. Il colonnello Miles poi era tale, che non lasciava luogo a sospetto. Ei pare bensì, che Sullivan, o troppo confidente, o troppo rilassato, non usasse quel rigore, di cui era mestiero in una occorrenza tanto principale per impedire le pratiche, ed opprimere i trattati, che i leali tenevano cogl'Inglesi; sicchè erano questi diligentemente informati dei luoghi più deboli, e della negligenza, alla quale stavano le guardie. Gl'Inglesi e gli Essiani combattettero non solo con valore, ma ancora con una foga ed una rabbia incredibile per emulazion tra di loro, e per volersi levare le antiche macchie dal viso. Il generale Washington era passato durante la battaglia dalla Nuova-Jork a Brooklin, e veduta la distruzion de' suoi; dicesi esclamasse fortemente in segno di grandissimo dolore. Poteva egli, se avesse voluto, trar fuora i suoi dagli alloggiamenti, e spingerli in soccorso di quelli, ch'erano alle mani col nemico. Poteva altresì far venire improvvisamente le restanti genti della Nuova-Jork, e comandar loro, entrassero a parte della battaglia. Ma con tutti questi rinforzi il suo esercito non sarebbe stato di gran lunga eguale a quello degl'Inglesi; e l'aura della vittoria, che già del tutto spirava favorevole a questi, ed il maggior ardire e disciplina loro ebbero ogni speranza tolto di poter ristorare la battaglia. Se avesse dato dentro, egli è probabile, che tutto l'esercito sarebbe stato a quel dì distrutto, e l'America ridotta a soggezione. Gli si dee perciò molta lode per non essersi lasciato in sì grave occorrenza trasportare ad un poco prudente consiglio; e per avere sè stesso ed i suoi serbato, ai casi avvenire, ed alla miglior fortuna. Erano gl'Inglesi venuti in tanta baldanza per la recente vittoria, che seguendo subito la fortuna vincitrice volevano dar la battaglia al campo americano. Ma il generale inglese, rattenuto e prudente capitano, ossiachè credesse, che gli Americani fossero dentro più forti veramente di quello che non erano, o considerando che l'avuta vittoria gli avrebbe senza altro rischio dato in mano la città della Nuova-Jork, che era il principale oggetto della spedizione, contenne il furore de' suoi. Accampossi poscia a fronte degli alloggiamenti nemici, e la notte dei 28 sboccò a seicento passi di un bastione sulla sinistra. Intendeva di approssimarsi colle trincee, e di aspettare, che pel tempo l'armata cooperasse dalla parte del mare coll'esercito di terra. Gli Americani dentro gli alloggiamenti loro si trovavano in grandissimo pericolo. Avevano da fronte un esercito superiore in numero, e che presto sarebbe loro venuto contro con una fortuna fresca. Le fortificazioni erano di poco momento, e gl'Inglesi lavorando indefessamente non avrebber penato molto a dar l'assalto con molta probabilità della vittoria. Da due dì e due notti pioveva dirottamente, sicchè ne eran guaste le armi e le munizioni. I soldati oppressi dalle fatiche, scorati dalla sconfitta, condotti a mal termine dai tempi contrarj avrebber fatto poca difesa. Le navi inglesi stavano sempre in procinto per entrare nella riviera di Levante. Il che fin allora non avevan potuto eseguire, impedite da un greco, il quale sin là per un riguardo favorevole della fortuna verso gli Americani, aveva loro soffiato contro. Ma il vento poteva mutarsi; ed una volta che gl'Inglesi si fossero fatti padroni di quella riviera, non avrebbero i soldati del congresso potuto conservare in facoltà loro il ritirarsi, e tutto l'esercito avrebbe portato pericolo di dover arrendersi alla prepotente forza dell'inimico. Fatta adunque una Dieta, i generali americani determinarono di votar tostamente quel luogo, e ritirarsi nella Nuova-Jork. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, si prepararono alla ritirata coll'attraversare la riviera sopraddetta. Il colonnello Glover ebbe il governo dei vascelli e delle piatte pei trasporti. Il generale Macdougall stava sopra l'imbarco, ed il colonnello Mifflin doveva guidare la coda dell'esercito. Incominciarono a muoversi alle otto della sera dei 29 con grandissimo silenzio. Ma non eran a bordo, che alle undici. Un vento gagliardo, che soffiava allora da greco, ed il riflusso facendo correre rapidissimamente le acque all'ingiù, impedivano il passare. Già temevano di male. Ma poco dopo le undici cessava il greco, e si metteva forte un libeccio. Davano allora pieni di allegrezza le vele al vento, e passarono a Nuova-Jork. Parve, che la Provvidenza abbia voluto dar favore alla impresa loro. Imperciocchè verso le due della mattina si levò una folta nebbia (accidente insolito a quella stagione in quelle contrade), la quale ingombrò tutta la Isola Lunga, mentre l'aria era chiara dalla parte della Nuova-Jork. Washington esortato con molta instanza da' suoi, perchè si riparasse tosto dall'altra banda, non volle acconsentire, e fu fra gli ultimi a partire, quando già le ultime genti erano arrivate a bordo. Erano in tutto nove migliaia di soldati. Sgomberarono le artiglierie, le altre armi, le bagaglie, le munizioni e tutta la salmerìa. Gl'Inglesi non n'ebbero sospetto, finchè la mattina, fatto alta ora, e dileguata la nebbia, s'accorsero non senza somma maraviglia della levata del campo, e che gli Americani già avevano posto ogni cosa in salvo. Solo osservarono una parte della retroguardia americana fuori di gittata in sui battelli, la quale era poco prima ritornata sull'isola a fine di sgomberare alcune munizioni, che rimaste erano indietro. Chiunque vorrà attendere a tutte le circostanze di questo fatto, crederà facilmente, che niuna fazione militare fu mai da capitani eccellenti eseguita, che meglio di questa stata sia immaginata, nè con più prudenza condotta, nè che più prosperevole cielo abbia favoreggiato. Rimaneva da votarsi l'Isola del Governatore posta sulla bocca della riviera di Levante, nella quale avevano le stanze due reggimenti con molte artiglierie e munizioni. L'avevano gli Americani fortificata per impedire agl'Inglesi il passo di quella riviera. Ma perduta l'Isola Lunga non si poteva questo intento più oltre ottenere, ed il presidio correva imminente pericolo di cader in poter del nemico. L'impresa di votar l'Isola del Governatore riuscì anch'essa molto felicemente, mal grado le navi inglesi, che vicine si trovavano. In tal modo tutta l'oste americana dopo la sconfitta dell'Isola Lunga si trovò ridotta in quella della Nuova-Jork. Per la rotta dell'Isola Lunga forte sbigottirono gli Americani, e le cose loro grandemente impericolosirono. Fin allora si eran dati a credere, che il cielo avrebbe costantemente dato favore alle armi loro; e per verità le cose sino a quel dì erano loro successe assai felicemente. Ma siccome quelli, che innanzi queste rotte non erano stati assueti a sentire l'acerbità della fortuna, di troppo confidenti ch'erano nella prospera, troppo dichinati diventarono nell'avversa. Avevano eziandio persuaso a sè stessi, che il personal coraggio convenientemente sopperisse alla mancanza della disciplina, ed erano giunti a tale, che quasi tenevano a vile, e si facevan beffe della disciplina europea. Ma ora, che con tanto danno avevano sperimentato, quanto efficace questa sia nelle battaglie giuste, divennero del tutto sbaldanziti, e perdettero ogni confidenza in sè stessi; e siccome prima credevano, che il valore senza la disciplina potesse far ogni cosa, così adesso pensavano, potesse nulla. Temevano ad ogni passo di qualche nuovo tranello, di qualche agguato, di qualche aggiramento. Quindi è, che perdutisi d'animo diventarono anche più negligenti negli ordini loro. Le milizie massimamente, siccome soglion fare per lo più i soldati raunaticci, quando vengono le avversità ed i tempi forti, diventavano ogni dì più tumultuarie ed intrattabili. Nè contente al voler fare a modo loro nel campo, se ne andavano a centinaia, ed intieri reggimenti disertavano per ritornarsene alle case loro. L'esempio divenne anche pregiudiziale ai reggimenti di ordinanza, i quali più renitenti si mostravano, ed ogni dì vieppiù si assottigliavano pei disertori. Avevan essi la condotta per un solo anno, ed alcuni per poche settimane; e la speranza di poter tosto, ritornando alle case loro, riveder i parenti e gli amici, operava in modo, ch'evitavano i pericoli. Dapprima l'ardore e l'entusiasmo eran venuti sopra a questi domestici desiderj; ma ora, perduto colla contraria fortuna quello zelo, ritornavano, e più vivi e più vaghi, che mai stati fossero, alle menti loro si appresentavano. Si sfidavano anche, se non della fede, della perizia dei generali loro, ed ogni cosa pareva presagire una totale dissoluzione. Così gli Americani stupefatti a questi colpi della fortuna, ed insoliti ad assaggiargli, vi si aggiravano dentro quasi come perduti. Washington s'affaticava coll'esortazioni, coi conforti e colle promesse d'impedir un tanto disordine. Nel che se non riuscì, come avrebbe voluto, ottenne però più, che non avrebbe creduto. Molti rimanevano vinti dall'autorità sua, e dalla benevolenza che gli portavano. Ma intanto non aveva tralasciato di scrivere al congresso, con parole gravissime accontandolo della miserabil condizione del suo esercito, e instando grandemente, che, posto una volta fine alle condotte mensuali ed annuali, si fermassero i soldati per tutto il corso della guerra. Assicurava, ch'egli opinava forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se la difesa sua non si commettesse ad un esercito, il quale dovesse durare sino al termine di tutta l'impresa. Secondavano i desiderj e le instanze del generale tutti i migliori capitani, che si trovavano allora in America, sicchè finalmente fu vinta l'ostinazione del congresso; il quale deliberò, dovessesi creare un esercito stanziale, in cui i soldati si conducessero sino al fine della presente guerra, e fosse composto di ottant'otto battaglioni da levarsi in ciascuna provincia all'avvenante delle facoltà loro; tre nel Nuovo-Hampshire, quindici del Massacciusset, due nell'Isola di Rodi, otto nel Connecticut, quattro nella Nuova-Jork, altrettanti nella Nuova-Cesarea, dodici nella Pensilvania, uno nella Delawara, otto nella Marilandia, quindici nella Virginia, nove nella Carolina del Nort, sei in quella del Sud, ed uno nella Giorgia. Per indurre poi la gente a pigliar soldo decretò ancora, che sarebbe dato un caposoldo di venti dollari al momento della ferma, e si promisero alcune porzioni di terre vacanti agli uffiziali ed ai soldati; cinquecento acri al colonnello, quattrocento al maggiore, trecento al capitano, dugento al luogotenente; cencinquanta al banderaio; ai bassi uffiziali e soldati cento ciascheduno. Ma essendosi incontrata molta difficoltà nel trovar le condotte per tutto il tempo della guerra, fu poscia emendata questa risoluzione, e si fece abilità al condurre, o per tre anni, o per tutta la guerra, dimodochè per le ferme di tre anni non avessero nissuna ragione di pretendere alle terre. Questo fu molto utile provvedimento. Così si vede, che la sventura è buona maestra ai popoli, e che se quelle nazioni, che s'invaniscono nella prosperità, si atterrano o si smodano nell'avversità, quelle altre, che usano modestamente la buona fortuna, si fanno assennate nella contraria. Il generale Howe volendo usare la riputazione, che si tira dietro la vittoria, e valersi di quell'impressione, che doveva aver fatto, credendo, che gli Americani sbattuti da tante avversità dovessero oggimai avere pensieri più umili e più disposti ad accettare le condizioni dell'accordo, mandò il generale Sullivan al congresso, acciò gli esponesse, che quantunque non potesse trattar con esso, come con un corpo politico, desiderava ciò nondimeno di abboccarsi con qualcheduno de' suoi membri, riputati, come privati gentiluomini, in quel luogo, ch'essi stessi sapessero indicare. Annunziava, ch'egli ed il suo fratello l'ammiraglio avevano il mandato amplissimo per compromettere la controversia nata tra la Gran-Brettagna e l'America con condizioni profittabili ad ambedue, per le quali ottenere, aveva questi indugiato a partire ben due mesi, in guisa che non aveva potuto arrivare prima, che non fosse chiarita la independenza. Concludeva con dire, ch'ei desiderava, che si fermasse un accordo ora, che nissun fatto, che decisivo fosse, aveva avuto luogo, e che non poteva sospettarsi, che l'una parte o l'altra fossero a ciò costrette dalla necessità; che se il congresso consentiva a pigliar assetto coll'Inghilterra, molte cose, che nemmeno addomandate si erano, sarebbero concesse; e che se dopo l'abboccamento vi apparisse qualche probabile speranza di composizione, sarebbe l'autorità del congresso riconosciuta, o altrimenti l'accordo non sarebbe fermato. Così i commissarj largheggiavano di parole, volendo in su quella prima giunta intonare l'inglese giogo più soave. Questa proposta dei commissarj inglesi, la quale non saprei dire, se più dimostrasse in essi la speranza o la disperanza della vittoria, e che probabilmente, non avendo mandato sufficiente a concedere tutte quelle condizioni che offerivano, mettevano in campo per far nascere le Sette, o per dar pasto al nemico, acciò rallentasse gli apparati della guerra, tenne però molto sospeso il congresso. Il rifiutarla senz'altro avrebbe alterato gli animi di molti, ed il consentire ad entrare in negoziato sarebbe stato un far credere, che la determinazione loro a voler l'independenza era rivocabile; e che già sbigottiti incominciassero a cedere all'avversa fortuna. Perciò per salvar una cosa e l'altra, quantunque credessero, che que' commissarj non vi andassero di bello, pigliarono una via di mezzo, e risposero per mezzo di Sullivan, che il congresso, essendo il rappresentante dei liberi ed independenti Stati dell'America, non poteva convenientemente mandar alcuno de' suoi membri per conferire con chicchessia, altro, che nella pubblica qualità loro; ma che siccome desiderava, si accordasse la pace con ragionevoli condizioni, avrebbe mandato deputati, affine di conoscere, se i commissarj avessero facoltà di trattare, e quali fossero le facoltà loro o le proposizioni, che a questo fine sarebbero per fare. Mandarono anche dicendo a Washington, che se i commissarj inglesi movessero qualche pratica presso di lui, dovesse rispondere, che gli Stati uniti d'America, i quali avevano pigliato le armi per difendere le vile e le libertà loro, avrebbero volentieri consentito alla pace, purchè ne fossero ragionevoli i termini, ed in iscrittura inviati al congresso. Così parevan voler l'independenza, ma non però insistere sulla medesima, come una condizione indispensabile alla pace, a fine di tenersi una via aperta, se le cose dell'armi succedessero maggiormente avverse. Furono dal congresso mandati ad udir le proposte dei commissarj, Beniamino Franklin, Giovanni Adams, e Edoardo Rutledge, tutti e tre zelanti avvocati dell'independenza. Seguì l'abboccamento gli undici di settembre nell'Isola degli Stati rimpetto Ambuosa. Parlò il primo l'Howe, dicendo, che quantunque non potesse risguardar sopra di essi, se non come sopra privati gentiluomini, tuttavia, avendo egli la facoltà di poter praticar con tutte le persone autorevoli nelle colonie intorno la pace, molto si rallegrava di poter con essi conferire intorno quest'oggetto. Risposero gli Americani, che, poichè erano venuti per udire, gli considerasse pure, come meglio gli piacesse; che in quanto a sè medesimi non potevano in niun altro grado riputarsi, che in quello, del quale stati erano dal congresso investiti. Ricominciò Howe, ritornassero le colonie alla leanza ed obbedienza verso il governo della Gran-Brettagna, e fossero sicure, che si scopriva nell'animo del Re una ottima mente per la concordia; che si sarebbero emendati gli atti offensivi del Parlamento, siccome pure le istruzioni date ai governatori. Replicarono gli Americani, raccontate prima le tiranniche provvisioni del Parlamento, e le inutili supplicazioni delle colonie, che il ritornar sotto il dominio della Gran-Brettagna non era cosa, che si potesse più oltre aspettare; che gli Stati uniti d'America desideravano di comporre le cose loro coll'Inghilterra, e che se questa aveva il medesimo desiderio, avrebbe egli più facilmente ottenuto dal suo governo il mandato di trattar con quelli, come Stati independenti, che il congresso ottenuto avrebbe dalle province quello di consentire alla sottomessione. Howe allora pose fine al ragionamento con dire, gli doleva assai, non rimanesse luogo ad aggiustamento. Riferirono i tre deputati al congresso l'esito dell'abboccamento, osservando, che i commissarj non avevano il mandato sufficiente, e che niun partito buono si vedeva dentro, nè alcuna certa speranza si poteva collocare nelle offerte e promissioni fatte. Il congresso approvò; e così fu staccata del tutto questa pratica d'accordo, la quale dimostrò dall'un canto, che il congresso in ogni fortuna la medesima disposizione d'animo conservando, nè cedendo punto alla calamità de' tempi, si era risoluto di non accomodare i suoi consiglj all'appetito de' suoi nemici; e dall'altro, quanto fosse il governo inglese ingannato intorno le opinioni, che regnavano in America, ed intorno i mezzi, che usar si dovessero per ritornarvi l'antica obbedienza. Ma pare, che in questo rivolgimento sia stato il destino delle cose, che i rimedj venissero sempre, dopochè il male era diventato incurabile; e che quel governo, il quale per l'orgoglio suo non voleva consentire nel buon dì alle utili concessioni, dovesse poscia, perduta la occasione, sopportar il rifiuto delle inutili. I capitani inglesi, non avendo potuto fermar cogli Americani alcuna cosa, e perturbate tutte le speranze dell'accordo, voltarono tutti i pensieri alla guerra. L'esercito reale si trovava separato dall'americano per la sola riviera di Levante, la quale continuandosi coll'Harlemereek sta in mezzo tra l'Isola Lunga, e la Morrissonia da una parte, e l'isola della Nuova-Jork dall'altra. L'intendimento loro era di sbarcare in qualche parte di quest'ultima, dove fossero le difese più deboli, ed il nemico meno attento. A questo fine le navi inglesi andavano girando attorno, e minacciando ora questo luogo, ora quell'altro, per tener sospeso in tutti il nemico, e poter poscia più sicuramente far impeto in un solo. Una parte della flotta, girando intorno l'Isola Lunga, era comparsa nel Sound, golfo assai largo, che quest'isola divide dalle terre del Connecticut, e comunica colla riviera di Levante per mezzo di uno stretto canale, il quale, assai pericoloso essendo a navigare ed infame per naufragj, fu chiamato Hellgate, o sia porta d'inferno. Quivi si erano gl'Inglesi impadroniti dell'Isola di Montesoro, dove avevan rizzato una batteria per batter quella che i provinciali avevano sull'altra riva del fiume a Hovenshook. Due fregate, passando tra l'Isola del Governatore ed il Red-Hook, erano entrate nella riviera di Levante, senza ricevere alcun danno dalle artiglierie nemiche, ed erano sorte fuori del tiro di queste vicino ad una isoletta. Il grosso poi dell'armata inglese stava sull'ancore presso l'Isola del Governatore, pronta ad assalir la città stessa della Nuova-Jork, o di entrare nella riviera di Levante, od in quella del Nort. Intanto traevano continuamente le artiglierie inglesi ed americane da una riva all'altra, e seguivano spessi abbattimenti pel possesso delle isolette poste dentro il primo di questi fiumi, cercando gl'Inglesi d'impadronirsene, il che era necessario ai loro ulteriori disegni, e gli Americani di difenderle. Ma sia perchè le artiglierie dal canto dei primi meglio fossero ministrate, sia perchè avevano i soldati più confidenza della vittoria, e sia principalmente pell'aiuto delle navi, ne andavano per l'ordinario colla migliore, dimodochè, occupate tutte quelle isole, che più accomodate erano ai bisogni loro, eransi gl'Inglesi aperta la via pel fiume. Il generale americano aveva munito le due rive della isola della Nuova-Jork con numerose artiglierie, e fattevi in differenti luoghi fortificazioni. Aveva 4,500 soldati nella città, 6,500 a Harlem di rincontro alle bocche del Sound, e dodicimila a Kingsbridge, Terra posta all'estremità dell'isola, dove si era molto affortificato, per conservar libera la comunicazione colla terra-ferma, ed impedire che il nemico, fatta una improvvisa correria in quel luogo, non lo rinserrasse del tutto dentro l'isola medesima. Ma stava in grandissima apprensione per la città, ed incominciava a dubitare di non poterla conservare nella divozione della lega. Essendosi il nemico fatto forte nelle parti settentrionali dell'Isola Lunga, ed avendo la signoria del Sound, era da temersi, ch'egli, o sbarcasse molto grosso sul mezzo fianco dell'isola della Nuova-Jork, appunto verso le bocche del Sound, nel qual caso il presidio della città, e tutte le vicine bande, non avendo più scampo alcuno, avrebber dovuto arrendersi; ovverochè, traversato il Sound e la Morrissonia, andasse a pigliar porto colla più gran parte del suo esercito alle spalle di Kingsbridge. Nel qual caso avrebbe mozzato affatto la comunicazione agli Americani dall'isola alla terra-ferma, e sarebbero stati obbligati, o di arrendersi a patti, o di combattere una battaglia, nella quale avendo gli Inglesi la elezione del luogo e del tempo, ed essendo gli Americani ancora sbigottiti dalla recente sconfitta, sarebbero questi secondo ogni probabilità stati perdenti. Nel quale evento la fortuna americana non avrebbe più potuto risorgere, tanto per lo scoraggiamento, che ne sarebbe nato degli uomini, quanto per la perdita delle armi, della munizioni e delle bagaglie. Aveva perciò Washington fatto consapevole de' suoi timori il congresso, pregandolo, fosse contento d'informarlo, quale intendesse, avesse ad essere il destino della città, quando fosse obbligato ad abbandonarla. Al che rispose il congresso umanamente, si conservasse intiera e salva. Fatta poscia una Dieta dei primarj capitani, pose il partito, se si dovesse senz'altro indugio votar la città; e si vedeva chiaramente, ch'egli inclinava al sì. Molti portavano la medesima opinione per le ragioni sopraddette, e meglio ancora, perchè il ritirarsi più indentro nelle terre sarebbe un privar il nemico del vantaggio, ch'egli aveva grandissimo, delle sue flotte. Altri si opponevano, perchè credevano, che il difender la Nuova-Jork avrebbe fatto consumar il tempo al nemico, e che intanto sarebbe trascorsa la stagione del guerreggiare. Pensavano ancora, che il votarla sarebbe stato segno di troppa viltà; cosa, che sarebbe riuscita di troppo gran pregiudizi sulle opinioni dei soldati e dei cittadini. Prevalse la sentenza di questi, e fu vinto il no. Ma finalmente, ingrossandosi vieppiù gl'Inglesi alle bocche del Sound, ed essendosi fatti molto forti nell'isola di Montesoro e di Buchanan, fatta un'altra consulta, si determinò, che non solo era prudente, ma ancora necessario di votar la Nuova-Jork. Si diè pertanto tostamente mano al rimover di là per la via del fiume del Nort i malati, le bagaglie e le munizioni, le quali si portarono molto in su sopra le coste della Nuova-Cesarea. Dopo alcuni dì anche il presidio avrebbe abbandonata la città, lasciandola del tutto in balìa del nemico. Mentre queste cose si facevano con molto ordine dai soldati, e con molto terrore dei cittadini della Nuova-Jork, ecco, che si levava un gran romore per le ricevute novelle, che l'inimico sbarcasse nell'isola. I soldati a molta fretta correvano a riunirsi coi loro nelle pianure di Harlem. Nel mentre che le navi inglesi entrate nella riviera del Nort per rivolgere a quella parte l'attenzione dei generali americani, ed interrompere il trasporto delle bagaglie e munizioni, la prima schiera dell'esercito inglese condotta da Clinton si era imbarcata in capo al golfo di Newtown, e procedendo pel Sound, ed entrando nella riviera di Levante per la Porta d'Inferno, navigato prima un poco all'ingiù, era andata a sbarcare a Kippsbay a tre miglia distante dalla Nuova-Jork verso tramontana. Erano in questo luogo più, che in qualsivoglia altro deboli le difese, e le genti britanniche protette dalle artiglierie delle navi pigliaron tutte terra senza quasi incontrar nissuna resistenza. Non aveva tralasciato il generale americano, tostochè ebbe avviso dello sbarcar degl'Inglesi, di mandar loro incontro le brigate dei generali Parsons e Fellows, acciocchè riunite a quelle che difendevano Kippsbay, sostenessero l'impeto del nemico. Ma quelle prima, e poscia queste ancora si diedero vergognosamente alla fuga, nonostante tutti gli sforzi dei capitani per ritenerle. Arrivato poi Washington istesso le incorava e rannodava; ma, comparsa una banda di nemici, di nuovo si scompigliarono e voltaron le spalle. Se gl'Inglesi senza metter più lunga dimora al loro cammino si fossero spinti innanzi, avrebbero senz'alcun dubbio intrapreso il presidio della Nuova-Jork, che si ritirava. Ma ossiachè i generali inglesi non potessero restar capaci di tanta viltà negli Americani, e temessero di cacciarsi in mezzo a due schiere nemiche, ossiachè, come scrivono alcuni, gonfiati dal prospero successo, si trattenessero a diporto per ben due ore in casa di una gentildonna, certo è, che fu lasciato luogo a Putnam, che guidava il presidio, di difilare, e d'andarsi a congiungere col rimanente dell'esercito. Lasciarono però gli Americani in poter dei nemici le più grosse artiglierie, molte bagaglie e munizioni, e massimamente le tende, delle quali stavano in grandissimo bisogno. Dei soldati pochi mancarono, e questi in una scaramuccia presso Bloomingdale. L'esercito inglese, mandato una grossa banda a pigliar possesso della città della Nuova-Jork, la quale può dare in ogni caso di fortuna recapito ad un buon esercito, s'accampò presso il centro dell'isola, avendo l'ala sua dritta posta a Horens-Hook sulla riviera di Levante, mentre la sinistra toccava Bloomingdale presso quella del Nort, occupando esso in tal modo tutta la larghezza dell'isola da una parte all'altra, la qual è, di circa un miglio. Gli Americani poi si erano molto affortificati a tramontana dell'isola, e massimamente a Kingsbridge. Avevano anche un alloggiamento sulle alture di Harlem, distante ad un miglio e mezzo dalle guardie inglesi. Un altro forte passo occupavano tra Harlem e Kingsbridge, siccome pure una Fortezza chiamata il Forte Washington sul fiume del Nort. In questo stato di cose seguivano frequenti avvisaglie, nelle quali appoco appoco andavano gli Americani ricuperando il coraggio, e s'avvezzavan di bel nuovo a guardare in viso l'inimico. Washington molto desiderava, che i suoi si mescolassero cogl'Inglesi in questi fatti. Uno fra gli altri ne seguì molto grosso nelle pianure di Harlem, dove, spintesi troppo avanti pel troppo ardore alcune bande d'Inglesi e di Essiani, furono prese alla tratta in un agguato apparecchiato loro dagli Americani, e ne andarono colla peggio. Washington molto commendò per lettere pubbliche il valor de' suoi. Pochi giorni dopo che la città della Nuova-Jork, tanto opportuna alle cose d'America, era venuta in poter dei regj, arse per un fuoco acceso, chi scrive da alcuni cittadini a bella posta, perchè gl'Inglesi non si potessero prevalere delle stanze di tanta città, e chi a caso. Fu scritto, che il fuoco si appiccasse in varj luoghi nel medesimo tempo, e per mezzo di esche ingegnosamente preparate; il che negano gli Americani. Poco mancò, tutta la città non fosse consumata dalle fiamme, soffiando il vento forte, ed essendo l'aria secca. I soldati del presidio guidati dal generale Robertson molto si adoperarono per arrestar l'incendio; ed infuriati, com'erano, presi alcuni fra gl'incendiarj, o che tali credevano, gli precipitavano a trabocco in quelle fiamme, che accese avevano. Il generale inglese accorgendosi, che tal era la fortezza degli alloggiamenti del nemico, che il cacciarnelo per una battaglia era una cosa piena di grandissimo pericolo, e molto incerta nell'evento, fece quella risoluzione, la quale per avventura avrebbe dovuto fare da bel principio, cioè di andar a campeggiare alle spalle degli Americani posti a Kingsbridge, ed obbligargli in tal modo a combattere con isvantaggio, o a ritirarsi con perdita, o a rimanere con pericolo. A questo fine, lasciato lord Percy con due brigate inglesi, ed una di Essiani negli alloggiamenti di Harlem, acciò difendessero la Nuova-Jork, egli col rimanente esercito imbarcatosi sui battelli e sulle piatte, ed entrato prosperamente nel Sound per la Porta d'Inferno, andò a sbarcare a Frogsneck vicino alla Terra di West-Chester situata sui confini delle due province della Nuova-Jork e del Connecticut. Fu da alcuni biasimata questa mossa dell'Howe; perciocchè il generale americano avrebbe potuto con un improvviso assalto opprimere le genti lasciate a Harlem, ed impadronirsi di nuovo della città di Nuova-Jork. Ma forse fece egli fondamento sullo sbigottimento, in cui tuttavia si trovavano i provinciali, e sulla presenza delle navi, le quali in ogni caso avrebbero porto un sicuro asilo alle pericolanti schiere. Aveva anche Howe molto fortificato il posto di Gowans-hill per proteggere la città. Per impedire poi che il nemico non potesse valersi della navigazione del fiume del Nort, e per mezzo di questo trar le vettovaglie dalla Nuova-Cesarea, aveva ordinato, che tre fregate montassero su oltre i Forti Washington e Lee, il primo posto sulla sinistra, ed il secondo sulla destra riva del fiume. Il che eseguiron esse con molta destrezza, nonostanti le artiglierie dei due Forti, ed i triboli, coi quali avevano gli Americani cercato d'interrompere la navigazione. Il generale inglese soprastò alcuni giorni a Frogsneck, sia per rifar i ponti, che dal nemico stati erano disfatti, sia per aspettare un grosso rinforzo, che gli doveva venire dall'Isola degli Stati. La strada da Frogsneck a Kingsbridge è molto difficile per le continue macìe, e gli Americani l'avevano anche rotta in molti luoghi. Washington, il quale aveva adunato tutto il suo esercito a Kingsbridge, mandò avanti i soldati leggieri per tribolar nel suo viaggio l'esercito nemico. Ricevuti i rinforzi, l'Inglese si moveva da Frogspoint con tutto l'esercito, e traversato alcuni luoghi detti Pelham-manor, andava ad alloggiare nella Nuova-Roccella. Là si congiungeva con lui la seconda schiera dei lanzi essiani, e waldecchesi guidati dal generale Knyphausen, ed un reggimento di cavalli testè arrivato dall'Irlanda alla Nuova-Jork. Siccome il principal fine della spedizione quello era di tagliar a Washington la comunicazione colle province orientali, e se ciò ottenuto, non volesse combattere, chiuderlo dentro l'isola della Nuova-Jork, così bisognava occupar le due strade, l'una inferiore più verso il Sound, e l'altra superiore, che l'una e l'altra guidano nel Connecticut. La prima già occupavano gl'Inglesi; ma per intraprender la seconda faceva mestiero traversar quella contrada difficile, che già detto abbiamo, a fine di andar a pigliar il posto di White-plains, o sia delle Pianure Bianche alle spalle di Kingsbridge. Al qual partito si risolvette Howe, marciando però lentamente e con molta precauzione, dopo di aver lasciato alla Nuova-Roccella i lanzi venuti ultimamente, per tener le vie aperte, e sicurar le vettovaglie e le munizioni, che ogni dì vi arrivavano. Washington stava attento al pericolo che correva; e, conosciuta ottimamente l'intenzion del nemico, determinò di abbandonar col grosso del suo esercito l'alloggiamento di Kingsbridge. Perciò girando col sinistro corno, andò con questo ad occupar le Pianure Bianche, mentre il diritto alloggiava sulle alture di Valentine's-hill presso Kingsbridge, e la battaglia di mezzo senza interrompimento guerniva le alture, che si distendono da Valentine's-hill alle Pianure Bianche. Quivi attendeva a fortificarsi sollecitamente. In tal modo si trovò l'esercito americano attelato paralellamente al fiume Brunx, che lo fasciava da fronte, e lo separava dall'inglese, il quale marciava all'insù sopra la sinistra riva di questo fiume. Aveva di dietro il grosso fiume del Nort, per mezzo del quale dalle parti superiori, non avendo sin là potuto penetrar le fregate inglesi, riceveva le vettovaglie. Col corno sinistro poi occupava la superiore via del Connecticut, per la quale anche gli pervenivano abbondantemente i viveri e le munizioni. Lasciò sufficienti presidj a Kingsbridge, a Harlem e nel Forte Washington, abbenchè in questo contro sua voglia. Intanto mandava spesso i corridori sul Brunx per ritardar le mosse del nemico. Onde seguivano frequenti abboccamenti tra l'una parte e l'altra, nei quali, sebbene per l'ordinario i reali rimanessero superiori, servivano però maravigliosamente a cancellar la paura negli Americani, i quali ogni dì pigliavano più animo addosso ai nemici. Finalmente, approssimandosi il nemico alle Pianure Bianche, Washington ristrinse subitamente il suo esercito, e, abbandonati gli alloggiamenti, che aveva lunghesso il Brunx, tutto lo raunò in un forte campo su certe alture, presso le Pianure medesime, a fronte degl'Inglesi. Il suo destro fianco era protetto dal Brunx, il quale co' suoi rivolgimenti fasciava anche da fronte il destro corno. Il centro era quasi paralello al fiume, ed il sinistro corno posto quasi ad angolo retto sul centro, e per conseguente quasi paralello al destro, si distendeva verso tramontana sulle colline, quanto era necessario per guardare i passi verso le regioni montagnose superiori, alle quali l'esercito avrebbe potuto ritirarsi. Ma siccome il destro corno, come quello che in una regione più piana e meno difficile era posto, si trovava in maggior pericolo, così giudicò opportuno di mandar ad occupar un monte, un miglio circa distante dal campo, per una grossa banda di soldati condotti dal generale Macdougall. Questi vi si afforzarono, come meglio per la brevità del tempo potettero. Stando in tal condizione l'esercito americano, arrivarono gl'Inglesi a sette o otto miglia distante dalle Pianure Bianche, e si apparecchiavano ad assalirlo. La mattina dei 28 ottobre le genti divise in due schiere, la dritta guidata da Clinton, e la sinistra da Heister marciavano alla battaglia. A mezzodì, cacciate e ributtate indietro tutte le scolte e guardie nemiche dai primi feritori inglesi ed essiani, compariva l'esercito inglese avanti il campo americano. Incontanente si diè mano al trarre delle artiglierie, sebbene con poco effetto. Gl'Inglesi pigliarono tosto gli ordini, e talmente disponevano le genti loro, che la dritta occupava la strada che conduce a Merrineck, un miglio circa distante dalla battaglia di mezzo degli Americani; mentre la sinistra, posta ad egual distanza dall'ala dritta di quelli, toccava il Brunx. Il generale inglese, veduta l'importanza del posto pigliato da Macdougall, e persuasosi, che non si sarebbe potuto assalir con frutto il fianco destro del nemico esercito, il quale solo si poteva assaltare essendo l'altro situato in luoghi più forti, determinò di sloggiarnelo. Ordinò ad una squadra di Essiani sotto l'obbedienza del colonnello Ralle, che guadasse il Brunx, e, fatta una giravolta, andasse a noiar il fianco del generale Macdougall, mentrechè il brigadier generale Leslie con una brigata d'Inglesi e di Essiani gli darebbe la battaglia da fronte. Pervenuto Ralle al luogo indicato, Leslie dopo d'aver traversato il Brunx assaltò furiosamente gli alloggiamenti di Macdougall. Le milizie andarono tosto in volta; ma i regolari resistettero gagliardamente. Anzi un reggimento marilandese condotto dal colonnello Smallwood, ed un jorchese dal colonnello Ratzemar saltati fuori dalle trincee animosamente andarono ad affrontar a piè della collina il nemico. Ma oppressi dal numero cedettero, e si ritirarono. Salivano quindi con mirabile intrepidità gl'Inglesi e gli Essiani, e, superati a viva forza i nemici contrastanti, s'impadronirono del monte. Continuarono però gli Americani a trarre per qualche tempo di dietro le muricce ed altri luoghi vicini. Il che ritardò il progresso degli assalitori. Putnam, ch'era stato inviato in aiuto, non arrivò in tempo. Perdette l'una parte e l'altra in questo fatto assai gente. Aspettava Washington con grand'animo ne' suoi alloggiamenti il vicino assalto, e già aveva fatto sgombrar dietro i malati e le bagaglie. Ma, essendo trascorsa una gran parte del dì, l'Inglese determinò di aspettare il seguente. Perciò fe' alloggiar i suoi a gittata di cannone del campo americano. Washington usò l'opportunità della notte per fortificar vieppiù i suoi alloggiamenti, e per ritirar indietro a luoghi più forti l'ala sinistra, la quale, per la perdita del monte, era diventata più esposta alle offese. La mattina, Howe, considerata la fortezza di quelli, si fermò, prima di dar la battaglia, a voler aspettar l'arrivo di alcuni battaglioni, ch'erano stati lasciati alla Nuova-Jork sotto i comandamenti di Percy, e d'alcune altre compagnie da Merrineck. Essendo questi rinforzi giunti al campo la sera dei trenta, intendeva di andare all'assalto la mattina seguente. Ma piovve la notte e pioveva la mattina tuttavia sì fuor di misura, che ne fu rotto il disegno. Intanto il generale americano, il quale considerava con molta prudenza i pericoli, ed era alieno di tentare senza grandissima speranza la fortuna di una battaglia campale, fatto considerazione eziandio, che gl'Inglesi avevano già piantato quattro o cinque batterie, e che potevano, girando sul destro fianco di lui, andarsi ad impadronir di certi colli, che gli stavano a ridosso, la notte del primo novembre mutò l'alloggiamento, ed andò a porsi in certi luoghi più alti nelle vicinanze di North-Castle, non senza prima però aver posto il fuoco al villaggio delle Pianure Bianche, siccome anche a tutte le case ed ai foraggi, che dentro il campo si ritrovavano. Mandò tostamente una grossa banda di soldati ad occupare il ponte sul fiume Crotone, pel quale si ha la via alle parti superiori dell'Hudson. Gl'Inglesi entrarono l'indomani nel campo americano. Avendo il generale inglese veduto che l'Americano fuggiva la battaglia, e che non si poteva in quel luogo urtare per la fortezza degli alloggiamenti senza evidente pericolo e grave danno de' suoi, si risolvette a torsi giù del seguitarlo, e si voltò a volersi render affatto padrone dell'isola della Nuova-Jork. Principalmente gli stava a cuore il Forte Washington, il qual era il più forte baluardo della medesima. Tuttavia, quantunque il luogo, dove questa Fortezza era murata, fosse molto aspro e difficile ad ascendersi, le fortificazioni sue non erano tali, che potessero resistere ai colpi delle grosse artiglierie; nè per la strettezza non era capace di più di mille difensori, abbenchè nell'opere esteriori, dalle quali era circondato, soprattutto a ostro verso la Nuova-Jork, potesse dar luogo a molti più. Dubitando Washington di quello, che avvenne, aveva scritto mandando al generale Greene, che comandava in quei contorni, esaminasse molto bene; e se trovasse, che il Forte Washington non fosse abile a sostener l'assalto, il facesse votare incontanente, e la guernigione trasportasse sulla destra riva dell'Hudson. Ma questi, o sia che giudicasse per la fortezza del luogo, e pel buon animo della guernigione, si potesse tener lunga pezza, o che non volesse coll'esempio della ritirata sbigottir di più i già troppo rimessi animi degli Americani, deliberò di voler persistere nella difesa. Al qual partito tanto più volentieri s'appigliò, che credette, sarebbe sempre fatto abilità alla guernigione di ritirarsi sicuramente al Forte Lee situato sull'altra riva del fiume. Ma Washington, temendo di qualche sinistro, ed avvisandosi molto bene, che gl'Inglesi non si sarebbero rimasti alla presura del Forte, ma che, valicato il fiume, e preso col medesimo impeto il Forte Lee, il quale non era difendevole lungo tempo, avrebbero corso tutta la provincia della Nuova-Cesarea, lasciato il generale Lee colle genti appartenenti alle province orientali sulla sinistra riva dell'Hudson, e pigliati i luoghi forti verso il fiume Crotone, e particolarmente a Peek's-hill presso l'Hudson medesimo, valicò questo fiume col grosso dell'esercito, e andò a congiungersi con Greene negli alloggiamenti del Forte Lee. Il generale Lee medesimo teneva ordine di venir rattamente a raggiugnerlo, ove il nemico, superati i Forti, avesse corso sulla destra riva del fiume. Scrisse poi al governatore della Nuova-Cesarea, facesse sgombrare ai luoghi più lontani le vettovaglie, e chiamasse sotto le insegne tutte le milizie. Fatti tutti i preparamenti, che meglio per lui si potevano, Washington aspettava, e diligentemente spiava, quali avessero ad essere le mozioni del nemico. Intanto Howe, fatto marciare dalla Nuova-Roccella il generale Knyphausen, gli aveva ordinato, s'impadronisse di Kingsbridge. Il che eseguì egli senz'avere incontrato resistenza alcuna, essendosi gli Americani, che guardavano quel luogo, ritirati al Forte Washington. Per la qual cosa le genti di Knyphausen entrarono nell'isola della Nuova-Jork, ed andarono ad osteggiare il Forte dalla banda di tramontana. Poco stante l'istesso generale inglese, lasciati gli alloggiamenti delle Pianure Bianche, e costeggiando l'Hudson menava il rimanente dell'esercito a Kingsbridge, e poneva il campo sui colli di Fordham con aver l'ala sua dritta prossima a questo fiume, e la sinistra al Brunx. Così stando le cose, si apparecchiarono i regj a dar la batteria al Forte Washington, nel quale, ed in tutte le sue appartenenze, si trovavan bene da tre migliaia di soldati sotto i comandamenti del colonnello Macgow, esperto, animoso e prudente capitano. Fattagli la chiamata, rispose, volersi difendere. I soldati regj ivano all'assalto divisi in quattro schiere. La prima da tramontana guidata da Knyphausen, e composta di Essiani e Waldecchesi, la seconda da levante condotta dal brigadier generale Matthew, nel quale vi erano i fanti leggieri inglesi, e due battaglioni delle guardie. Questi dovevano assalir le trincee, che dal Forte Washington si distendevano sin presso questo fiume. La terza, la quale doveva passare il fiume più sotto, che la seconda, ed era capitanata dal colonnello Stirling, doveva, sbarcata che fosse, assaltar il Forte più verso ostro. Ma quest'era un assalto simulato. La quarta finalmente, che obbediva agli ordini di lord Percy, molto grossa, era ordinata a far il suo sforzo contro il fianco australe del Forte. Tutte erano fornite di buone ed ottimamente ministrate artiglierie. Gli Essiani condotti da Knyphausen dovevano traversare un bosco assai folto, in cui alloggiava il colonnello Rawlings col suo reggimento di corridori. Seguiva tra gli uni e gli altri un ferocissimo affronto, nel quale i primi provarono un danno assai grave. Perciocchè gli Americani appiattati dietro gli alberi e le rocche, traevano alla celata, e sicuramente. Ma infine, fatto un grande sforzo, riuscirono gli Essiani su d'una difficile, e molto erta cresta, dalla quale di forza cacciarono i nemici, di modo che fu fatta facoltà alle schiere, che venivan dietro, di sbarcar alla libera. Il colonnello Rawlings co' suoi si ritirò a tiro del cannone del Forte. Dal canto suo Percy si era impadronito di un puntone esteriore, sicchè diè facoltà alle genti di Stirling di poter isbarcare. Il che fatto, con mirabil costanza montando per l'erta, pervenne alla sommità di un monte, dove fece molti prigionieri, nonostante l'ostinata difesa loro. Il colonello Cadwallader, che stava alle difese in questa parte, si ritrasse anch'esso al Forte. In questo mezzo Ralle, il quale guidava la destra squadra della schiera di Knyphausen, superati con valore incredibile tutti gli ostacoli, si era sì fattamente approssimato al cassero, che piantò il suo alloggiamento a cento passi del medesimo. Quivi venne poco stante a congiungersi con esso lui Knyphausen medesimo colla sinistra squadra, sbrigatosi dagl'impedimenti incontrati nel bosco. Così, perduti, non però senza gloria, tutti i gironi esteriori, si trovava la guernigione tutta incastellata. In tale stato di cose gli assalitori intimarono a Macgow, dovesse arrendersi. Avendo egli già quasi logoro tutte le munizioni, e nuocendo alla difesa l'istessa moltitudine dei difensori in un luogo così stretto, si accorgeva benissimo, che non avrebbe potuto sostenere l'assalto. Perciò si arrese a patti. Il presidio, che sommava a duemila seicento soldati, incluse le bande paesane, rimase prigioniero di guerra. Morirono dal canto dei provinciali pochi; circa ottocento da quello dei reali; la maggior parte tedeschi. Così coll'acquisto del Forte Washington venne in potere delle genti del Re tutta l'isola della Nuova-Jork. Volendo Howe usar pienamente questa sbattuta degli Americani, ed impedirgli, che non rifacessero testa, raunata una grossa banda di circa sei migliaia di soldati sotto la guida di Cornwallis, le fe' valicar il fiume del Nort a Dobbsferry, e correre contro il Forte Lee, sperando d'intraprendere tutta la guernigione, che entro vi si trovava. Consisteva essa in duemila soldati. A mala pena si potettero salvare, abbandonato il Forte, tostochè intesero il caso del Forte Washington, ed ebbero i primi avvisi del passare e della forza del nemico. Le artiglierie, le munizioni, le bagaglie, e massimamente le tende, perdita gravissima, vennero in mano dei vincitori. I vinti si ritirarono al di là dell'Hackensack. I vincitori potevano andare a percuotere nelle parti più interne della Cesarea. Da questa avversa fortuna dell'esercito americano, e massimamente dalla perdita dei due Forti Washington e Lee, e dall'assalto così feroce dato al primo, ne nacque subito grandissima mutazione di cose. Si manifestarono quegli effetti, che la stessa battaglia così infelice dell'Isola-Lunga non aveva potuto operare, vale a dire la dissoluzione dell'esercito. Le milizie correvano difilate ed alla sfuggiasca alle case loro; i soldati stessi d'ordinanza, quasi disperati delle cose, si sfilavano anch'essi, e disertavano alla giornata. In questo periodo della guerra pareva la fortuna americana affatto disperata. L'esercito di Washington restò si dimagrato, che, se arrivava, più non passava i tremila combattenti, e questi sconfortati, e quasi affatto perduti d'animo in una contrada piana e sfogata senza istrumenti da trincerarsi, senza tende in una stagione sì rigorosa, ed in mezzo a popoli poco zelanti, anzi avversi alla repubblica. Doveva il capitano del congresso fronteggiare un esercito vittorioso e grosso di più di ventimila soldati, tutti gente disciplinata, ed usa alle guerre, il quale condotto da capitani eccellenti, e volendo usare la caldezza della vittoria lo perseguitava alla distesa; ed intendeva di por fine, spegnendo le reliquie dell'esercito repubblicano, quei dì medesimi alla guerra. Si aggiungeva a queste difficoltà, che, quantunque gli Inglesi non abbondassero, non mancavano però di alcune torme di cavalleggieri, i quali correvano la contrada; mentrechè Washington non aveva altri cavalli fuori di alcune piccole e cattive bande del Connecticut guidate dal maggiore Shelden. Il quale difetto, in quelle campagne piane e cavalcherecce, di quanto danno e pericolo fosse per riuscire, nissuno è, che non lo veda. Nè meglio era fornito di artiglierie, che di cavalli; che anzi di coteste armi tanto necessarie si trovava in grandissimo bisogno. Queste genti poi erano la più parte milizie, quasi tutte della Nuova-Cesarea, le quali, o nella fede balenavano, od eran disiose di ritornarsene, in tanto pericolo, alle case loro, desiderando di campare, se possibil fosse, le sostanze ed i parenti dalle imminenti calamità. Quei pochi soldati stanziali, che pure continuavano sotto le insegne, la maggior parte compivano le ferme col finir dell'anno; e si temeva, che anche questo rimasuglio d'esercito avesse fra pochi dì intieramente a risolversi. Nè in tanta depressione di fortuna poteva il generale americano sperare di ricevere pronti o sufficienti rinforzi, essendo nei vicini luoghi sbigottite fuori di misura le popolazioni, dimodochè ciascuno temendo per sè, non voleva andare a soccorrer gli altri. Quei pochi reggimenti di ordinanza, i quali ancora si trovavano nei luoghi vicini al Canadà o erano là necessarj per arrestar i progressi del nemico, o erano anch'essi soggetti ad una vicina dissoluzione pel finir delle ferme. A tanti mali veniva ad arrogersi il pericolo delle sedizioni da parte dei mali affetti, i quali in varj luoghi chiamavano il nome dell'Inghilterra, ed una massimamente era vicina a rompersi nella Contea di Montmouth in questa provincia stessa della Nuova-Cesarea, di maniera, che fu egli obbligato a separare dal già troppo debole esercito una parte de' suoi, mandandogli contro quei popoli tumultuanti. Imperciocchè essendo ai leali per la presenza dell'esercito regio vincitore fuggita quella paura, che avuto avevano de' libertini, cominciarono a sputare contro ad essi quel veleno, che s'avevano fin là tenuto nel petto. Questa disposizione dei popoli a levarsi in capo, ed a far novità contro l'autorità del congresso, e quest'aura favorevole della vittoria determinarono di voler usare i commissarj inglesi. Perciò i fratelli Howe mandarono un bando, copiosamente spargendolo per tutto il paese. Comandavano a tutti coloro, i quali tenevano l'armi in mano, di sbandarsi, e di ritornar alle case loro; ed a quelli, che tenevano i magistrati civili, di cessare, e di spogliarsi dell'usurpata autorità. Offerivano nel medesimo tempo il perdono a tutti coloro, i quali nello spazio di sessanta giorni avanti gli uffiziali civili o militari della Corona si rappresentassero, dichiarando di voler usare il benefizio dei perdoni, e promettendo ad un tempo di voler alle leggi obbedire, ed alla reale autorità sottomettersi. Ebbe questo bando l'effetto, che i commissarj inglesi se n'erano promessi. Una moltitudine di persone di ogni ordine, ma più di quei della più infima plebe, o dei più ricchi, che di coloro, che si trovavano nella mezzana condizione constituiti, i quali per lo più tennero il fermo, accettando la mansuetudine del vincitore, correvano ogni giorno a chieder le perdonanze, ed a sottoscrivere la leanza. Parecchj fra costoro eran di quelli, che avevano nello stato popolare avuto i principali maestrati, stati essendo membri, o del governo provinciale, o della congregazione di sicurezza, o dei tribunali di giustizia. Si escusavano essi, e si offerivano dicendo, che quello che fatto avevano, lo avevan fatto per fin di bene, e per ovviar agli scandali maggiori ed inconvenienti, che nascer potevano, ed ancora tirativi dai parenti e dagli amici, senza aver potuto ricusare. E chi avesse la loro prima arroganza veduta, e la presente sommessione e mansuetudine, e con quanta umiltà favellassero, loro esser quei medesimi cittadini mai credere potuto non avrebbe. Ma gli uomini amano meglio leggieri, o simulatori esser tenuti, che caparbj e contumaci; e molto preferiscono scampar il danno con vergogna, che sopportarlo con virtù. Nè solo queste cose giravano nella Nuova-Cesarea, dove per la presenza dell'esercito vittorioso era maggiore il pericolo, ma ancora dalla Pensilvania veniva la gente ad umiliarsi presso i commissarj, ed a promettere obbedienza e fedeltà. Vennervi fra gli altri i Galloway, la famiglia degli Allen, ed alcune altre fra le più ricche e riputate. L'esempio diventava pernizioso, e se ne dovevano temere i più pregiudiziali effetti. In questo modo precipitavano con impeto grandissimo le cose dell'America, calamità sopra calamità continuamente accumulandosi. Pareva vicina l'ultima rovina. Gli uomini più prudenti cominciavano a non conoscere alcun fine lieto all'impresa, e già predicevano il prossimo fine della guerra, e la totale obbedienza delle colonie. Ma Washington, in mezzo a tanta avversità, non disperava della salute pubblica. Era maravigliosa la sua costanza; e non che facesse fuori alcun segno di dubitazione o di timore, si dimostrava all'esercito suo travagliato ed oppresso con volto sereno, e quasi colla certa speranza, che l'avvenire dovesse portare congiuntura migliore. La rea fortuna non aveva potuto non che vincere, piegare quell'animo invitto. Nè minore costanza dimostrava il congresso disposto, per arrivare al fine suo, di tentare ogni fortuna. Pareva, che anzi colle avversità crescesse in quegli animi pertinaci l'ardire. A questa grandezza d'animo dei Capi americani dee la finale vittoria, e l'independenza sua l'America riconoscere. Pigliava Washington tutte quelle risoluzioni, che per la brevità del tempo, e per la strettezza delle circostanze più utili alla mente sua si offerivano, a fine d'ingrossar di nuovo il suo esercito, non colla speranza di poter a quei dì arrestare il corso delle cose favorevole al nemico, ma piuttosto per non parere di aver del tutto abbandonata la Repubblica, e per tener rizzata al vento una qualche insegna, sino a tanto che la pietà divina, o la benignità della fortuna conducessero più fondate occasioni di risorgere. Aveva egli qualche tempo prima, siccome di già abbiam notato, comandato al generale Lee, che con una parte dell'esercito tenesse il paese verso le rive superiori del fiume del Nort, perchè potesse all'esercito canadese soccorrere, il quale combatteva contro le genti di Carleton in sui laghi. Ma veduti i bisogni della Nuova-Cesarea, ed il vicino pericolo della città di Filadelfia, alla volta della quale l'inimico s'incamminava difilato, gli mandò facendo grande instanza, perchè venisse a congiungersi con lui. Il che tanto più sicuramente si poteva eseguire, che si ebbe poi l'avviso, che Carleton, occupato Crown-point, e fattosi padrone del lago Champlain, siccome si vedrà nel progresso di queste Storie, non avendo voluto tentar Ticonderoga, si era ritirato. Scrisse eziandio al generale Schuyler, che dall'esercito canadese mandasse, senza frappor tempo in mezzo, alla volta sua le genti della Pensilvania e della Cesarea. Ordinò medesimamente al generale Mercer, il quale conduceva una massa di genti leggieri, e spedite a Berghen, venisse subitamente a raccozzarsi con esso lui. Ma però poca speranza si poteva in questi aiuti collocare pei presenti bisogni; stantechè il cammino era lungo, le strade difficili, vicine a compiersi le ferme dei soldati, ed il nemico vittorioso instava senza dar respitto. Nè trascurava il generale americano gli aiuti delle cerne, o sia milizie. Aveva scritto ai principali maestrati della Pensilvania mostrando loro il presentissimo pericolo di Filadelfia, se con pronti ed efficaci ajuti non si soccorreva all'esercito, e pregandogli molto instantemente, gli avviassero le milizie della provincia. Ma avendo queste lettere poco o nissuno effetto partorito, mandò a quella volta il generale Mifflin, che in quella provincia aveva gran credito, ed era persona molto grata a quei popoli, acciò coi più vivi colori dipignesse loro il presente pericolo, e la necessità di correre grossi ed unanimi alle difese. Scriveva parimente al governatore della Nuova-Cesarea, per farlo avvisato, che s'ei non raccoglieva le bande paesane, e non le faceva speditamente marciare alla volta dell'esercito, impossibil era, che il nemico non corresse vittorioso tutta la provincia, e che, valicata la Delawara, non s'impadronisse di Filadelfia. Ma ogni diligenza in questa parte riuscì quasi del tutto vana. Le contrade più basse della provincia o mal affette, o sbigottite non volevano muoversi; e le superiori a stento si risolvevano a pigliar le armi per marciar in soccorso della patria. In mezzo a queste incerte speranze, e nell'aspettazione di questi deboli rinforzi, gl'Inglesi non istavano punto a bada, e, seguitando sollecitamente la prosperità della fortuna, cacciavano di luogo a luogo le schiere americane. Si erano queste ritirate dietro l'Hackensack; ma questo fiume poco grosso non poteva riputarsi un riparo sufficiente contro la furia inglese. Ed oltre a ciò trovandosi alle spalle ed in poca distanza la Passaica correvano le genti di Washington il pericolo, abbondando gli altri di stracorridori, di esser fra questi due fiumi rinserrate. Perlochè il generale americano, varcato la Passaica sul ponte di Acquackannunc, andò a pigliare i suoi alloggiamenti a Newarck sulla destra riva di questo fiume. Il che fatto, gl'Inglesi, passato l'Hackensack, corsero il paese sino alla Passaica. Ma approssimandosi molto gagliardo Cornwallis, Washington, lasciate anche le rive di questo, si ritirò al di là del fiume Rariton ad una Terra detta Nuovo-Brunswick. Quivi le bande marilandesi e cesariane, essendo compiute le ferme loro, abbandonato il restante esercito, alle case loro se ne ritornarono. Disertarono parimente alcune bande pensilvanesi, e quello che già era sì debole, diventò quasi stremo di genti. Sopraggiungevano a stormo gl'Inglesi. Washington, fatte prima con quei miserabili avanzi alcune dimostrazioni, come se non solo difendersi, ma offendergli volesse, diè luogo, e, lasciato Lord Stirling con dodici centinaia di soldati a Princetown, acciò speculassero le mosse del nemico, si ritirò colle restanti genti a Trenton sulla sinistra riva della Delawara. Nè potendo sperare di mantenervisi lungo tempo, trasportò al di là del fiume i malati, le bagaglie e le munizioni, e fe' sgombrar all'opposta riva tutte le barche, acciò gl'Inglesi non se ne potessero valere per valicare. Determinava di rimanersene tuttavia sulle rive della Cesarea, acciocchè, se qualche occasione si offerisse di ritardare il progresso dei nemici, la potesse pigliare. Anzi avendo tra cittadini armati di Filadelfia, ed il battaglione tedesco ricevuto un rinforzo di due migliaia di soldati, si spinse avanti, intendendo di ritornare a Princetown. Ma rinforzandosi vieppiù la fama che Cornwallis veniva contro molto potente da Brunswick per diverse vie, dimodochè poteva la strada al fiume venirgli mozza, indietreggiò di nuovo, ed il dì otto decembre, lasciate le rive della Cesarea intieramente in balìa del nemico, si ritirò sulla destra riva della Delawara, non senza aver prima rotti i ponti, guastate le strade, e sgombrate le navi. Appena aveva la dietroguardia toccato la destra riva, che comparirono sulla sinistra i primi feritori inglesi. Ma questi non trovando modo a passare il fiume si ristettero. Così in questo momento non rimaneva altra difesa alle genti americane, che il fiume Delawara, il quale se avessero gl'Inglesi potuto passare, la città di Filadelfia sarebbe subitamente venuta in poter loro. E certamente l'acquisto di sì nobil città, ch'era il capo di tutta la lega, nella quale sedeva il governo con tutti i principali maestrati, e si trovavano ammassate le munizioni di guerra e gran copia di vettovaglie, avrebbe tale effetto prodotto sulla mente di quei popoli, che forse gl'Inglesi avuto ne avrebbero la totale vittoria, od almeno le cose si sarebbero talmente a favor loro inclinate, che presto avrebbero potuto sperare il fine della guerra. Ma Cornwallis aveva troppo lungo tempo, seguendo gli ordini del generale Howe, che non governò questa cosa così calda, come avrebbe dovuto, soprastato a Brunswick, sicchè fu fatta facoltà a Washington di porre tutti gl'impedimenti al passaggio del fiume. Nè non si può non riprendere nei capitani inglesi la negligenza di non aver fatto apprestare dapprima tutte le cose necessarie a far i ponti, e di non aver sul fatto construtti foderi per passare. Perciocchè su quella prima giunta avrebbero in tal modo potuto trasportarsi all'opposta riva. Forse credettero nella sicurezza della vittoria, che la guerra fosse vinta affatto, e che avrebbero potuto, ogni volta che, e quando il volessero, traversar il fiume, ed insignorirsi di Filadelfia. Caso notabile, che nelle cose di guerra, più che in qualunque altra azione umana, non si dee credere di aver tutto fatto, quando qualche cosa rimane ancora a farsi. Egli è ben certo, che questo inaspettato indugio degl'Inglesi operò in tutto il corso della guerra a danno loro, ed in salute degli Americani. Gl'Inglesi posarono il principal alloggiamento a Trenton, e colle due ali si distendettero su e giù sulla riva del fiume. Questo, correndo prima da maestro a scirocco, giunto a Bordenton, e fatto ivi un gomito, ovvero angolo, si torce ad un tratto, andando verso Filadelfia, a garbino, di maniera che quando gl'Inglesi lo avessero passato superiormente a Trenton ad un luogo detto Coriell's-Ferry, od in quei contorni, si sarebbero trovati altrettanto vicini a quella città, che gli Americani stessi, i quali guardavano le sponde del fiume opposte a Trenton. E che tale fosse il disegno loro lo dimostrava il tentativo fatto, quantunque riuscito vano per la diligenza di lord Stirling, d'impadronirsi di certi battelli a Coriell's-Ferry. Per impedir quel passo faceva fare il generale americano certe trincee, alle quali soprantendeva il generale Putnam, ingegnere molto pratico, dallo Schuilkil sino alle alture di Springatsburg. Ma siccome gl'Inglesi riparavano i ponti sotto Trenton, e molto s'ingrossavano a Bordenton, così temettero gli Americani, che intendessero di passare il fiume ad un tratto di sopra a Coriell's-Ferry, e di sotto verso Burlington; ed in questo modo corresser loro alle spalle, e tutte le genti loro rinchiudessero dentro quella punta di terra la quale la Delawara abbraccia col suo rivolgimento. Per ovviare a questo pericolo Washington faceva stanziar nei luoghi opportuni le galee, acciocchè, e subito avvisassero, ed il nemico valicante ributtassero. Per altro, essendo maggiore il pericolo verso le parti superiori, le sue migliori genti vi disponeva per modo, che guardar potessero i luoghi più pericolosi. Si facevano puntoni qua e là, e si munivano di artiglierie. Ordinava eziandio, che in caso d'infelice evento, e che il nemico passasse il fiume, si facesse la massa generale a Germantown, grosso borgo poco distante da Filadelfia. I capitani britannici, vedute le difese del nemico, o forse sperando di poter sicuramente valicare il fiume, quando pel rigor del freddo sarebbe gelato, il che, secondo il solito della stagione, che già molto era inoltrata, non poteva tardar ad avvenire, invece di seguir gli Americani in sulla ritirata, e non dar loro spazio di rifarsi, non tentato il passo, posero le genti alle stanze. Quattromila soldati presero gli alloggiamenti sulla sponda medesima del fiume a Trenton, a Bordenton, al Caval Bianco, ed a Burlington. Grosse bande stanziarono a Princeton, ed a Brunswick, dov'era la massa delle vettovaglie e delle munizioni. Il rimanente alloggiò qua e là in differenti luoghi della Cesarea. Arrestatosi in tal modo l'esercito inglese sulle rive della Delawara o per negligenza, o per troppa confidenza de' suoi capitani, ovvero per la costanza e la prudenza del generale americano, aspettava questi i rinforzi sia di milizie, che di soldati d'ordinanza. A questo fine nissuna diligenza si lasciava indietro. I generali Mifflin e Amstrong, l'uno e l'altro uomini riputatissimi e di grandissimo seguito nella Pensilvania, trascorrevano questa provincia, esortando i popoli a pigliar le armi per correre alla difesa della città capitale e della patria. Queste esortazioni, e l'imminente pericolo partorirono i soliti effetti. Molti andavano sotto le insegne, quantunque non con quella prontezza che si desiderava. Ed acciocchè le genti stanziali servissero come quasi di nodo, attorno al quale venissero volentieri a congiungersi le bande paesane, aveva Washington ordinato al generale Gates, che dall'esercito canadese partendo colle migliori sue schiere venisse ad accozzarsi rattamente con esso sulle sponde della Delawara, lasciati però guardati i passi più forti dalle milizie della Nuova-Inghilterra. Arrivava Gates all'esercito pensilvanico il giorno venti di dicembre. Similmente aveva fatto replicatamente gran pressa al generale Lee, perchè, posti dall'un de' lati tutti gli indugj, venisse a congiungersi colle restanti genti sulla Delawara. Ma egli mal volentieri eseguiva i comandamenti del capitano generale, ed andava ponendo tempo in mezzo, ossiachè per ambizione amasse meglio comandare ad un esercito separato, ossiachè credesse, più opportuna cosa fosse il tenere i luoghi superiori e montagnosi della Nuova-Cesarea per esser pronto in tal modo ad avventarsi sul fianco destro dell'oste britannica. In mezzo a questi suoi indugj gli sopravvenne un caso, che lo ridusse ad una miserabile cattività, e riempì di rammarico tutta l'America, la quale aveva posto nel suo zelo, nell'ingegno e nella perizia delle cose della guerra grandissima confidenza. Trovandosi egli in un luogo detto Baskinbridge lontano a venti miglia dai quartieri dei nemici, si credeva fuori di ogni pericolo, e stava a mala guardia. Alloggiava un dì discosto molto dal grosso delle sue genti con alcuni pochi soldati. Il colonnello Harcourt, il quale co' suoi cavalleggieri scorazzava la contrada, ebbe per mezzo di un Leale avviso della cosa, ed a corsa si avviò al luogo, dove tanto incautamente stanziava Lee. Arrivatovi sprovvedutamente, si assicurò senza strepito delle sentinelle, ed entrato a furia nella casa gli pose le mani addosso, e lo arrestò. Fattolo poscia immantinente su d'un veloce cavallo montare, colla medesima prestezza e felicità lo condusse prigione nella Nuova-Jork. La qual cosa conosciuta dagli Americani ne sentirono somma molestia, mentre gl'Inglesi ne presero grandissimo contento, i quali andavano vantandosi, aver acquistato il palladio americano. Di questo fatto se ne fecero grandi allegrezze in Inghilterra, e perfino nella Corte, come se fosse stata vinta qualche gran battaglia, o come se questo fosse più prospero avvenimento dell'invasione stessa della Cesarea, e dell'acquistate speranze di entrar di corto nella città di Filadelfia. Nacque poi da questo accidente una molto acerba contesa tra i generali delle due parti in rispetto al modo, col quale esso generale Lee, e tutti gli altri prigionieri di guerra dovessero esser trattati. A' tempi di Gage non aveva mai questi voluto consentire allo scambio dei prigionieri. Dal che ebbero origine molte crudeltà dall'una parte, e dall'altra. Ma quando Howe pigliò egli il generalato, o sia per la natura sua, che più umana fosse di quella del suo antecessore, o per le istruzioni, che intorno a ciò avesse ricevuto dal governo, o sia veramente, che per bella forza fosse indotto a ciò fare per la gran quantità degl'Inglesi, che venuti erano in mano degli Americani, era calato agli scambj, i quali avevano luogo di quando in quando. Ma, preso Lee, non volle il generale inglese far con questo a buona guerra, e lo fe' confinare in una stretta prigione, nella quale era molto diligentemente custodito, come se un prigioniero di Stato fosse. Allegavasi dal canto suo, che essendo Lee descritto come uffiziale negli eserciti inglesi doveva disertore e traditore riputarsi. Nel che è da sapersi, che Lee tirava prima la mezza paga come uffiziale inglese; ma in sul bel principio della guerra americana aveva chiesto la licenza, e rassegnato il grado suo in Inghilterra, per potersi, come libero, agli stipendj dell'America condurre. Ma o sia, che la rinunziazione non fosse arrivata in tempo, o che nella mente del governo, o dei generali inglesi più potesse l'odio veramente grande, che concetto avevano contro di lui, che l'uso delle polite nazioni, lo volevan credere e trattare piuttosto come prigioniero di Stato, che di guerra. Non avendo Washington in poter suo alcun uffiziale inglese, che fosse constituito nel grado di Lee, aveva fatto la proposta a Howe di scambiarlo con sei uffiziali essiani; ed in caso la proposta accettata non fosse, richiedevalo, fosse Lee trattato a quel modo, che al suo grado si conveniva, e ch'era conforme non solo all'uso delle civili nazioni, ma ancora a quello, che gli Americani medesimi tenuto avevano verso gli uffiziali inglesi prigionieri di guerra. L'Inglese ricusò. Il congresso decretò, si rappigliasse; e che il luogotenente colonnello Campbell con cinque uffiziali essiani fossero incarcerati e trattati, come Lee. Ciò fu eseguito. Ma i Massacciuttesi, trovandosi Campbell in Boston, arrosero molto sulla risoluzione del congresso, e lo confinarono in fondo di una prigione ad uso dei malfattori, dove gli era usato un grandissimo rigore. Washington non avrebbe voluto, si procedesse tant'oltre, stantechè Lee era bensì imprigionato, ma non già maltrattato. Temeva anche delle rappresaglie, essendo più Americani in mano degl'Inglesi, che non di questi in mano di quelli. Ne scrisse con parole molto gravi al congresso. Ma egli stette alla dura, e non vi fu modo, che Campbell e gli Essiani fossero liberati, finchè non ebbe Howe consentito a tener Lee nel grado di prigioniero di guerra. In mezzo a queste altercazioni si sospendè il cambio dei prigionieri. Quei che si trovavano nella Nuova-Jork ebbero a provar ogni sorta di maltrattamento. Eran essi rinchiusi nelle chiese, ed in altri luoghi esposti a tutte le intemperie dell'aria. Non era loro concesso cibo sufficiente, pane poco e pessimo, companatico nissuno o non mangereccio. Gli ammalati misti coi sani, l'immondizia incredibile, scherniti dalle soldatesche, ed ancor più dai leali. Niuna specie di conforto. Ne nacquero un tanfo intollerabile, e malattie mortalissime. Meglio, che quindici centinaia passarono di questa vita in poche settimane. Credevasi, tanta crudeltà fosse a sciente per costringere i prigionieri a pigliar soldo nell'esercito inglese. Il che noi non ardiremmo affermare. Vero è bene, che a ciò fare erano esortati instantemente dagli uffiziali del Re. Ma ricusavano, preferendo una morte certa all'abbandonamento della patria. Poco più accettevol era la condizione degli uffiziali. Svaligiati prima e spogliati dagli avari soldati, eran poi nella cattività loro bersaglio ad ogni tristo. Alcuni furon tratti, feriti come erano, e quasi nudi a dileggio di popolo sulle carrette per le contrade della Nuova-Jork. Gli chiamavano, in mezzo agli scherni ed alle imprecazioni ribelli e traditori. Alcuni altri ebbero anche a toccar del bastone, perchè si studiavano di procurare qualche alleggiamento ai gregarj, i quali morivano di fame e di morbo negl'infetti abituri. Si era Washington doluto acerbamente coll'Howe, e fattogli spessi e gravi richiami sull'inumano procedere verso i prigionieri. Questi parte negava, parte si scusava, parte incolpava. Ma che non fosse netto, il pruova l'aver egli ricusato la proposta dell'Americano, acciò permettesse, che un agente suo venisse a far dimora nella Nuova-Jork, a fine di provvedere di ogni bisognevole i cattivi. Da questo la nimistà fra i due popoli diventava più intensa, e gli odj si rincappellavano. In fine i sopravviventi furon liberati e mandati allo scambio. Ma tal era la miserabil condizione loro, che molti ne morirono per istrada, prima di poter rivedere la patria, e ciò che tenevano più caro. Nacquero quindi nuove altercazioni, e di molto agre parole tra i due capitani generali, pretendendo l'Inglese, che gli si restituissero i suoi cattivi anche a ragguaglio dei morti, e negandolo l'Americano. In somma da tutta questa bisogna dei prigionieri si può comprendere, che nelle guerre cittadine gli amici diventano peggio che nemici, e le nazioni più civili, barbare. Ma gl'Inglesi vi ebbero di gran lunga maggior colpa. Tornando ora, donde partimmo, il generale Sullivan, il quale, fatto cattivo Lee, era sottentrato nel comando in luogo suo, obbediendo agli ordini di Washington, traversata la Delawara a Filippoburgo, andò a congiungersi con questo sul finir di dicembre, dimodochè a quei dì montava la somma dell'esercito americano a sette migliaia di soldati, od in quel torno. Ma per altro la più parte compivano le ferme coll'anno, e si temeva di breve la totale dissoluzione. Mentre l'esercito inglese perseguitava le reliquie dell'americano sulle terre della Nuova-Cesarea, e che, varcata da queste a fatica la Delawara, a sì debil filo si attenevano le speranze degli Americani, non si dimostrava più benigna la fortuna loro sulle spiagge dell'Isola di Rodi. Eran partiti a bordo d'un sufficiente navilio l'ammiraglio Peter-Parker, ed il generale Clinton con due brigate inglesi, e due d'Essiani per andar sopra quella provincia, e sottrarla dall'obbedienza della lega. Non aspettando gli Americani questo assalto, non avevano le difese apprestate, e perciò inabili al resistere si ritirarono, lasciandola affatto in poter degl'Inglesi. La occuparon questi l'istesso dì, che Washington varcò la Delawara. Fu questa una grave perdita alla parte americana, sia per l'opportunità dei luoghi, e sia perchè trovandosi in quelle acque l'armatetta dell'Hopkins, e molti armatori che avevan fatto gran danni alle navi inglesi, furon tutti obbligati di ritirarsi a gran fretta su pel fiume della Provvidenza, dove bloccati dal nemico furono messi in silenzio, e stettero inutili gran tempo. Occuparono anche gl'Inglesi le due isole vicine di Conanicut e della Prudenza. Si ebbero due pezzi d'artiglieria. Furon pochi i prigioni. Riuscì eziandio questa fazione dell'Isola di Rodi di molta utilità alla parte degl'Inglesi; poichè di quindi potevano travagliare le cose del Massacciusset; e gli ajuti, i quali raccolti sotto l'imperio del generale Lincoln dovevano da quest'ultima provincia recarsi ad ingrossar l'esercito di Washington, furon fatti soprastare, per tener a bada Clinton, ed impedire che non perturbasse la quiete di quella provincia. Lo stesso Connecticut era tenuto in gelosia, e non potette inviare rinforzi alle genti, che militavano sulla Delawara. Gl'Inglesi medesimamente, per impedire che le colonie meridionali non potessero mandar ajuti a quelle di mezzo, nelle quali intendevano di far impeto, rinnovarono nella state del presente anno coi leali e coi selvaggi, che abitavano le parti superiori, le pratiche per fargli correre a' danni della Giorgia, delle Caroline e della Virginia. E quantunque i tentativi fatti nei precedenti anni per mezzo dei regolatori e degli sbanditi scozzesi avessero infelice fine avuto, speravano i mandatarj inglesi presso le nazioni indiane, e più di tutti lo Stuart, uomo audace ed operoso molto, di poter coll'aiuto di queste ottenere un miglior successo. Di esortazioni e di speciosi pretesti eran maestri; d'oro e di presenti abbondavano. Spargevano, che una grossa schiera d'Inglesi avrebbe sbarcato nella Florida occidentale; che, traversato il territorio degl'Indiani denominati Creek, Chickesaw e Cherokee, e congiuntisi i guerrieri loro avrebbero corso le Caroline e la Virginia; e che nell'istesso tempo una numerosa armata, ed un grosso esercito avrebbero dato gli assalti sulle coste. Stuart mandava attorno fra i leali lettere circolari, invitandogli a venirsi a porre sotto lo stendardo reale, il quale era stato rizzato nelle contrade dei Cherokee; aggiungendo, che menassero e portassero seco loro i cavalli, i bestiami ed ogni sorta di vettovaglie, le quali sarebbero loro a giusto prezzo pagate. I leali ricordevoli ancora delle recenti sconfitte non fecero alcun motivo d'importanza. Ma gl'Indiani mossi dalle parole e dai presenti, siccome pure dalla probabilità della cosa, e dal desiderio del sacco, accorrevano a stormo, e parevano voler correre popolarmente contro le colonie. Le sei tribù stesse, le quali fin allora se n'erano state religiosamente di mezzo, incominciavano a muoversi, e già avevano commesse le ostilità sui confini. I Creek più avventati ruppero la guerra, e la esercitarono colla solita barbarie. Ma avendo trovato, che i fatti non corrispondevano alle parole, e che i soccorsi non comparivano, si ristettero, e, dimandata la perdonanza, venne loro di leggieri conceduta. E tanto furon essi, o nella fede costanti, o delle parole inglesi diffidenti, od in tal modo compresi dal timore, che quando poco dopo i Cherokee gli richiedettero degli aiuti, risposero secondo l'usanza di quelle genti, che s'eran ben essi cavata quella spina dal piè, e che bene gliene incoglieva loro. Ma i Cherokee non istettero a soprastare. Assalirono con grandissimo furore le colonie, commettendo danni e crudeltà collo scarpello e coi mazzeri. Ammazzavano con eguale ferità, e coloro che abili erano a portar le armi, e coloro ch'erano inabili, i vecchi, le madri, ed i pargoletti loro indistintamente. In ciò facevano a tanto maggior sicurtà, ch'era comparsa a quel tempo l'armata di Peter-Parker nelle acque di Charlestown. Ma quando questa dopo l'infelice assalto dato al Forte Moultrie, abbandonò le coste della Carolina, i Cherokee si trovarono in grande stretta. Poichè, cessato il pericolo dalla parte inglese sulle coste, le due Caroline e la Virginia, intente tutte a opprimere questo male, mandarono le genti loro contro i Barbari, che devastavano la contrada. Queste genti non solo gli sconfissero in varj affronti; ma, entrate nelle contrade loro, tutto posero a ferro ed a fuoco, ardendo le abitazioni, tagliando gli alberi, guastando le biade, e tutti coloro ammazzando, che portato avevano, o tuttavia portavano le armi. Questo fu un quasi totale sterminio della nazione dei Cherokee. Quei, che sopravvissero, parte si sottomisero a tutte le condizioni del vincitore; e parte, venute meno le vettovaglie, si rifuggirono collo Stuart medesimo, autor principale della crudel guerra, e dell'eccidio loro, nella Florida occidentale, dove il governo inglese gli mantenne del pubblico. Cotal fine ebbe in quest'anno la guerra indiana, nella quale si può osservare, che nissun gastigo fu mai nè altrettanto severo, nè altrettanto meritato, quanto questo, che provò la nazione dei Cherokee messa su da uomini crudeli ed avari, i quali tanto più avrebbero dovuto vergognarsi di dar luogo a sì fatte enormità, in quanto che erano nati, cresciuti, ed allevati sotto questo clemente cielo d'Europa. Ma tempo è oggimai di ritornar a favellare delle cose del Canadà, nel quale, non che posassero le armi, con grandissima contenzione si adoperavano. Abbiam noi nel precedente libro raccontato, come gli Americani cacciati dall'armi britanniche, abbandonato tutto il Canadà inferiore, e perfino Monreale e San Giovanni, si erano ritratti a Crown-point, nel quale luogo gl'Inglesi non avevano potuto seguitargli per difetto delle navi necessarie non solo a traversar il lago Champlain, ma anche a combatter quelle, che a difesa loro avevano gli Americani apprestate. Ma tal era l'importanza per la esecuzione dei disegni degli Inglesi, che ottenessero essi la signoria dei laghi, che Carleton stava tutto intento per apprestar il navilio. Voleva, seguendo le istruzioni dei ministri, penetrare per la via dei laghi sino al fiume del Nort, e quindi recatosi ad Albania congiungersi e cooperare coll'esercito della Nuova-Jork. Nel qual caso non era dubbio, che trovandosi separate da un esercito molto grosso e vittorioso le province della Nuova-Inghilterra dalle altre, le cose americane si sarebbero in gravissimo pericolo ritrovate. Quest'era il disegno, che da lungo tempo aveva covato nelle teste inglesi, e del quale tanto si dilettavano i ministri. Per verità la natura stessa dei luoghi del Canadà sino alla Nuova-Jork pareva dar favore a quest'impresa; conciossiachè, cavatone quelle alture, che tra l'estremità superiore del lago Giorgio e la sinistra sponda del fiume del Nort si frappongono, le quali non sono spazio maggiore di sedici miglia, tutto il tragitto dall'una all'altra di quelle due province si può fare sulle navigabili acque, prima pel San Lorenzo, poi pel Sorel, e quindi, pel lago Champlain, e da questo pel lago Giorgio, o pel Wood-creek sino alle terre di mezzo, e finalmente pel fiume del Nort sino alla città della Nuova-Jork. Siccome poi prevalevano grandemente gl'Inglesi di navilio, che il Canadà stava a lor divozione, che il capo principale della resistenza era nelle province della Nuova-Inghilterra, e che le vicinanze della Nuova-Jork erano molto acconce agli assalti marittimi, così non si può negare, avesse questo pensiero in se stesso molta ed utilità ed opportunità. Ma la difficoltà dell'impresa di Carleton era eguale all'importanza sua. Si aveva a construrre od a ricomporre una flotta di trenta vascelli armati di diversa grandezza, ed alti a portar le artiglierie, ed al combattere; delle quali cose l'una e l'altra erano malagevoli ad eseguirsi per la mancanza dei materiali. Il trasporto poi in certi luoghi per terra, ed il trar su pel ratti di Santa Teresa e di San Giovanni trenta barconi lunghi, molte piatte da carico, una gondola di trenta botti, con quattrocento altri battelli, era opera che pareva non che malagevole quasi impossibile. Ma i marinari inglesi per la perizia ed audacia loro non se ne sgomentarono. I soldati stessi gli secondavano, ed i paesani, fatti tralasciar l'aratro e la marra, erano spinti per forza ad entrare a parte della fatica. In ciò si affrettavano molto i Capi inglesi per prevenir l'inverno, che già si avvicinava, (queste cose si facevano nei mesi di luglio d'agosto, e di settembre); conveniva varcare due lunghi laghi; erano incerte le novelle sulle forze del nemico, il quale stava riparato nelle Fortezze di Crown-point e di Ticonderoga; avuta la vittoria per mezzo delle navi più grosse sul lago Champlain, quelle forse non avrebber potuto passare l'emissario tra il medesimo ed il lago Giorgio, dove peraltro dovevano necessarie essere. Superati finalmente tutti questi ostacoli, rimaneva, che si traversassero le terre di mezzo, selvose, paludose ed intricate per arrivare sulle rive del fiume del Nort, e recarsi sino ad Albania, nel quale luogo solo potevasi sperare di trovar riposo e rinfrescamento di ogni cosa. Ma non si ristavano gl'Inglesi a tante difficoltà. Pareva anzi, che a misura di quelle crescesse l'animo loro, ed in questo era eguale l'ardor dei soldati a quel dei capitani. Conoscevano benissimo l'importanza della cosa, e che, se avessero potuto arrivare ad Albania prima dell'inverno, sarebbe stato la totale vittoria, ed il fine della guerra. Nè non erano molto stimolali dai prosperi successi ottenuti dall'esercito della Cesarea. Ardevano di desiderio di aver parte ancor essi alla riuscita della guerra; e temevano, se non si affrettassero, che quello solo acquistasse la gloria di averla condotta a compimento. Lavoravano adunque con grandissima contenzione. Ma ciò nonostante, non potette esser terminata l'opera loro, e la flotta pronta al navigare, se non quando era già la stagione trascorsa sino al mese d'ottobre. Era quella molto gagliarda, e tale, che non mai su quei laghi si era la somigliante veduta, e non sarebbe nemmeno stata da tenersi a vile sui mari d'Europa. La Capitana, denominata l'Inflessibile, portava 18 cannoni, che buttavano dodici libbre di palla. Avevansi due grossi giunchi, uno di quattordici e l'altro di dodici; un fodero molto largo fornito di dodici cannoni con molti obici; ed una gondola di sette. Seguivano venti battelli, ed alcuni barconi lunghi armati di cannoni e di obici, con parecchie altre barche ad uso di palischermi. Quest'erano le navi atte a combattere. Ma abbondavano in grandissima copia le passeggiere ad uso di trasportar le vettovaglie, le bagaglie, le munizioni e le armi di ogni sorta. Guidava tutta l'armata il capitano Pringle, marinaro espertissimo; le ciurme erano pratiche de' luoghi, numerose ed accese di grandissimo desiderio della vittoria. I soldati poi da terra erano accampati ne' vicini luoghi, pronti, vinte che fossero le battaglie navali, ed avuta la signoria dei laghi, a correre contro il nemico nelle battaglie terrestri. Tremila soldati avevano gli alloggiamenti loro nell'Isola delle Noci, ed altrettanti a San Giovanni; i rimanenti parte sulle navi, e parte qua e là nelle vicine guernigioni. Contro tanti apparati facevano gli Americani gli estremi sforzi loro. I generali Schuyler e Gates soprantendevano il tutto. Arnold poi si trovava presente, e con quel suo smisurato ardire spirava coraggio a tutti. E siccome l'esito della guerra in queste parti dipendeva in tutto dalla forza dell'armata, così niuna diligenza tralasciavano gli Americani per ingagliardir la loro, e di tutte le cose necessarie fornirla. In questo però la cosa non riusciva all'aspettazione. Mancavan loro i legnami, e quei pochi che potevano ottenere, era d'uopo procacciare di lungi; nè la portata delle artiglierie era eguale a gran pezza al bisogno. Difettavasi ancora grandemente di marangoni, i quali, i più, si erano ai porti verso la marina condotti, dove molto faticavano nella costruzione dei legni da andar in corso. Quindi è, che nonostanti l'assiduità e la perseveranza, colle quali insistevano al lavoro delle navi, la flotta non sommava che a quindici vascelli di diversa grandezza, due giunchi, una corvetta, una fusta, tre galee, ed otto gondole. Le più grosse artiglierie, che si trovavano sul giunco principale, buttavano solamente sei libbre di palla. E perchè non mancasse al governo di questa armata un capitano, il cui ardire fosse uguale alla difficoltà ed al pericolo dell'impresa, le fu preposto Arnold. Doveva questi quella chiarezza, che acquistato s'era nelle battaglie terrestri, ora mantenere nelle navali. L'esercito americano poi, il quale malgrado i molti ostacoli, e specialmente il vajuolo, che l'aveva travagliato, per l'industria e la diligenza dei capitani saliva a otto o nove migliaia di soldati, alloggiava a Ticonderoga, avendo però lasciato una grossa guardia a Crown-point. Stando ogni cosa in pronto da ambe le parti, Carleton impaziente della vittoria spingeva avanti tutta l'armata verso Crown-point per incontrarvi l'inimico. Già era giunto a mezzo il lago, senza che avesse potuto discoprirlo, ed andava a suo viaggio senz'alcun sospetto, quando tutto ad un tratto apparve agli occhi degl'Inglesi l'armata americana, la quale molto opportunamente s'era appiattata dietro l'isola di Valicour, e chiudeva il passo per quel braccio del San Lorenzo, che scorre tra quest'isola e la sponda sinistra del fiume. A questa vista insperata si commossero grandemente gli uni e gli altri; gli Inglesi pel corso pericolo, gli Americani per la moltitudine e la grossezza pelle navi nemiche, delle quali alcune, cosa inudita su quei laghi, erano fornite di tre alberi. Ne seguì immantinente una feroce battaglia. Ma gl'Inglesi trovandosi sottovento non potevano prevalersi di tutte le navi loro, dimodochè nè l'Inflessibile, nè le altre più grosse potettero dar dentro. Solo combattettero il giunco, il Carleton, ed i battelli. Nel che diedero pruove di una perizia e di un coraggio non ordinarj. Gli Americani dal canto loro sostennero la battaglia con maraviglioso valore, la quale durò per ben quattr'ore. Finalmente continuando il vento a soffiar contro gl'Inglesi, e vedendo, che costretti a combattere con una sola parte delle forze contro tutta l'armata nemica non facevan frutto, il capitano Pringle richiamò, facendosi già notte, dalla battaglia i suoi, e pose le sue navi arringate in faccia, e presso a quelle del nemico. Arse in questo affronto il miglior giunco degli Americani, ed una gondola andò a fondo. Trovavansi in grave pericolo, e temevano una totale sconfitta, se in quel luogo stesso aspettato avessero una seconda battaglia. Perciò si determinarono ad andarsi a raccoppiare sotto le mura di Crown-point, dove speravano, che l'artiglierie del Forte avrebbero conguagliato la superiorità delle forze nemiche. Parve, volesse la fortuna mostrarsi favorevole a questo disegno di Arnold; e già le sue navi, perduta la vista delle inglesi, navigavano velocemente verso la nuova stazione; quando, diventato improvvisamente il vento prospero alle inglesi, che le seguitavano, queste sopraggiunsero loro addosso, prima che arrivar potessero a Crown-point. Quivi si rinfrescò con più rabbia di prima la battaglia, la quale durò per ben due ore. Ma quelle navi americane, ch'erano nell'antiguardo, cioè una galea e tre bastarde, giovandosi dell'occasione, che le altre tenevano a bada il nemico, dato alle vele, si ritirarono a Ticonderoga. Rimanevano coll'Arnold due galere e cinque gondole, che facevano una disperata difesa. In questo mezzo la galea il Washington condotta dal brigadier generale Waterburg, abbassata la tenda, si arrendè. In tanto pericolo vedendosi Arnold al di sotto, sia pel numero delle navi, sia per la quantità e la portata delle artiglierie, e sia ancora, perchè alcuni de' suoi non facevano quelle parti che dovevano, determinò di cedere alla fortuna in guisa però, che nè il suo navilio, nè i suoi soldati, nè i marinari non venissero in poter del nemico. Adunque con eguale destrezza che intrepidità mandò a traverso, e fe' arenare sulla spiaggia la galea il Congresso, sopra la quale ei si trovava. L'istesso fece delle cinque gondole. Ma queste cose mandò ad effetto in modo, che le sue genti ebbero tempo di sbarcare, e di ardere le navi, avendo a ciò contrastato gl'Inglesi invano per causa del vento, che soffiava da terra, e per la strettezza del lago. Arnold fu l'ultimo ad arripare. Perciocchè non volle abbandonar la sua nave, se non quando già era in fiamme, e dopo d'aver tenuto sino all'ultimo l'insegna inalberata. La qual cosa fu dagli Americani tutti tenuta un'azione degna di un animo forte e generoso. La rotta, quantunque grave, ricevuta dall'Arnold, non solo non nocque alla sua prima fama di guerriero valente ed animoso, ma gli acquistò di vantaggio il nome di pratico e destro marinaro. Gli Americani abbandonaron tostamente Crown-point, non senza di averlo prima smantellato, arso e distrutto tutte quelle cose che non potettero trasportare. Carleton l'occupò, e venne fra breve a congiungersi con esso lui il rimanente dell'esercito. Cotal fine ebbe l'impresa, che per far piuttosto la sedia della guerra nel paese degli inimici, che aspettare, fosse trasferita nel proprio, tentarono gli Americani nel Canadà. Così venne del tutto in poter degl'Inglesi il lago Champlain, ed altro ostacolo non rimaneva loro a superare per entrare nel lago Giorgio, se non la Fortezza di Ticonderoga. Se Carleton avesse potuto spingersi avanti, subito avuta la vittoria, ed in tal modo valersi della confusione, in cui era sulle prime il nemico, forse che si sarebbe senza molta difficoltà impadronito di quella importante Fortezza. Ma un vento da ostro, che soffiò per lo spazio di molti giorni, glielo impedì. In questo frattempo vi si affortificavano gli Americani con quella maggior diligenza, che sapevano e potevano. I cannoni furon posti sui carretti, nuovi bastioni furon construtti, ed i vecchi rassettati. Questi si accerchiarono con fossi, e si palificarono. Nuove genti si fecer venire in fretta per ingrossar la guernigione, e seguendo gli ordini di Washington si sgomberarono a luoghi più lontani i buoi ed i cavalli, acciò non potessero gl'Inglesi con elli vivere, e someggiare. Intanto non aveva tralasciato Carleton di mandare frequenti masnade di speculatori per le due rive del lago, e quando pel vento gli fu permesso, anche alcune navi delle più sottili sino nelle vicinanze di Ticonderoga, per ricavare, quali fossero l'animo e le forze del nemico, e la condizione della Fortezza. Ebbe in avviso, che questa era fornitissima, e la guernigione piena di ardire. Considerò pertanto, che la oppugnazione sarebbe stata lunga, difficile e molto sanguinosa; e che, questo stante, il benefizio che si poteva ottenere dall'acquisto della Fortezza, non sarebbe uguale alla perdita. Essendo già il verno grande, ed i tempi sinistri alla guerra, non si poteva nè invernar senza pericolo sul lago Giorgio pel difetto delle vettovaglie, e per la difficoltà di tenere aperte le vie verso il Canadà, nè usar la guerra con isperanza di buon successo nelle fredde e deserte regioni, che questo lago dal fiume Hudson dividono. Quindi è, che ei giudicò, che la presa di Ticonderoga riuscirebbe in quella stagione pressochè inutile; e giacchè si aveva la signorìa dei laghi, si poteva ritornare sopra di questa molto presto al tempo nuovo, senza esporre i soldati alle fatiche ed ai pericoli di una guerra poco guerriabile in quei tempi del più fitto inverno. Fatte adunque le sue consulte, allentò il pensiero di assaltar quella Fortezza, e deliberò di ritirare il suo esercito nei luoghi più bassi verso Monreale, e così fece sull'entrar di novembre, lasciando le sue prime scolte all'Isola delle Noci. Ma prima di andarsene ebbe per la singolar cortesia ed umanità dell'animo suo mandato alle case loro gli uffiziali americani, che prigioni erano venuti nelle sue mani, somministrando loro tutte quelle cose, delle quali bisogno avevano. L'istessa generosità usò verso i gregarj, i quali la più parte pressochè nudi essendo, fe' rivestire, e fornir di tutto il bisognevole, avuta però la fede dagli uni e dagli altri, non portassero le armi contro i soldati del Re. Questo consiglio di Carleton dell'esser ito a quartiere fu da parecchj biasimato come timido, e pregiudiziale molto alla somma della guerra. Imperciocchè, se si fosse già fin d'allora impadronito di Ticonderoga, ed avesse fatto svernar le sue genti nei vicini luoghi, avrebbe potuto uscire a campo molto per tempo nella seguente primavera. Nel qual caso non era da dubitare, che la guerra avrebbe un tutto diverso fine avuto da quello ch'ella ebbe in fatti. Ma il rendersi padrone di un luogo per natura e per arte tanto forte, quanto era veramente Ticonderoga, dipendeva al tutto dalla difesa, che vi avrebbero fatto dentro gli Americani; e certamente dal numero loro, dal valor dimostrato nei precedenti combattimenti navali, e dalla fede, che avevano grandissima nei Capi loro, dovevasi presumere, che sarebbe stata e lunga ed ostinata. Senza di che doveva pur molto importare la considerazione delle vettovaglie e della comunicazione del Canadà. Comunque ciò sia, questa ritirata del generale inglese, e questa invernale sosta riuscirono di grandissimo giovamento agli Americani. L'esercito che aveva militato sotto il generale Lee, ebbe abilità di andarsi a congiungere con quello di Washington sulle rive della Delawara, ed una parte dello stesso esercito canadese potette condursi sotto gli ordini di Gates al medesimo destino. In questo tempo stava la fortuna americana in sul crollo della bilancia, ed il minimo caso sinistro avrebbe bastato a farle avere il trabocco. Di questo più si doveva temere, che sperar del contrario. Due grosse province la Nuova-Jork e l'Isola di Rodi erano già venute tutte intiere, siccome pure la più grande e la miglior parte della Cesarea, in mano dell'esercito vincitore. E sebbene le armi anch'esse vittoriose di Carleton avessero arrestato il corso loro sotto le mura di Ticonderoga, poca speranza si poteva avere, che, fatto un nuovo sforzo nella primavera, non s'impadronissero di questa Fortezza, ed arrivate sulle sponde del fiume del Nort non si congiungessero coll'esercito della Nuova-Jork. Nè potevasi ragionevolmente aspettare, che Washington, inferiore di forze egli stesso al suo avversario, fosse in condizione di poter rimandar all'esercito canadese quelle genti, che per la tregua nata sui laghi erano venute a trovarlo sulla Delawara. L'esercito suo poi, quantunque, come abbiam veduto, fosse stato ingrossato per alcuni aiuti, non era però con quello del nemico a gran pezza da paragonarsi nè pel numero, nè pell'ardire, nè per la disciplina dei combattenti, nè per la quantità delle provvisioni d'ogni maniera, nè per la qualità dell'armi. Sottentrava poi anche quella peste dell'esercito americano, vogliam dire il finir delle ferme dei soldati, che minacciava una prossima e quasi totale dissoluzione. Nè non dava molta molestia ai Capi il pensare alla prontezza, colla quale i popoli delle province sottomesse, e principalmente quelli della Nuova-Jork, si apparecchiavano a mutar fede, e correvano ai perdoni. Alcuni si arrolavano eziandio sotto le insegne reali, e sembrava, volessero alla civil guerra inglese arrogere la civil guerra americana. E siccome erano dati loro i perdoni, e ricevuti in grazia, così temevasi, che l'esempio loro avesse a riuscir pernizioso anche per le altre province, e che si destassero dappertutto maligni umori. Si sapeva, che in ciò si esercitava vivamente il governatore Tryon, il quale a bella posta stato era nominato Brigadier generale, e già aveva fatto grandissimi frutti. Per lo contrario la bisogna dello arrolare andava molto lenta dalla parte degli Americani; e di più molti disertori assottigliavano di dì in dì l'esercito già di per sè stesso tanto debole. A tutti questi mali augurj si aggiungeva un altro peggiore, e questo era, che i biglietti di credito incominciavano a scapitare; e siccome quasi niun'altra sorgente d'entrata pubblica si aveva fuori di questa, non osando il governo, tuttavia troppo tenero in quei principj, por mano alle tasse di moneta, e quando osato l'avesse, non potendo tali tasse, se non accrescere il male, aumentando il discredito dei biglietti, si temeva, che fosse per mancar di breve quel nervo principale delle guerre, la pecunia. Il gittar poi nuovi biglietti gli avrebbe certamente fatti cadere in maggior bassanza. Eppure astenersi dal gittarne, pei bisogni dello Stato ognor crescenti, non potevano. Nè vi mancavan di quelli, i quali non che gli ricevessero a perdita, non gli volevan ricevere del tutto. Adunque un presente tempo pericoloso, ed un futuro pericolosissimo si appresentava alla mente degli Americani. Si temeva da tutti, e si diceva da molti, che l'ora dello spegnimento dell'independenza fosse vicina a quella del suo nascimento. Parecchj ancora forte, ed apertamente biasimavano il congresso per aver chiarito l'independenza, ed in tal modo chiusa la via ad ogni onorevole accordo. Perciocchè se prima della dichiarazione si poteva compor con onore, dopo non si poteva se non con vergogna, e senza che diventassero gli Americani la favola del mondo. In mezzo a tante e così gravi difficoltà il congresso non si perdette d'animo, e deliberò di mostrare il viso alla fortuna. Non che facesse vista di disperarsi, maggior fiducia dimostrava; ed in tanta depressione di cose nissun dubbio pareva, ammettesse sul finale esito dell'impresa. Conosceva egli, che buono studio vince rea fortuna. I membri suoi risguardando alla gloria anteponevano la pericolosa guerra alla pericolosa pace. E pel modo, col quale sostennero l'impeto dell'avversa fortuna, allorquando parevano le cose loro vicine all'ultima rovina, fecero sì, che il nome loro dovesse fiorire per la lode singolare di aver poste le fondamenta ad un nuovo Stato. Si maravigliavano le genti per ogni dove a tanta costanza; e se prima, allorquando i prosperevoli venti parevano volere questa americana nave nel sicuro porto spinger di breve, la sapienza dei piloti lodavan esse universalmente, ora essendo la medesima da una feroce burrasca sbattuta e quasi sommersa, l'ardire e la magnanimità loro ed ammiravano grandemente, e con efficacissime parole magnificavano. Cresceva in proporzione negli animi europei le benevolenza verso gli Americani, siccome l'odio contro l'Inghilterra, per voler essa soggettare, ed ai termini della servitù ridurre popoli sì generosi. Tanto o per ambizione si dilettano gli uomini degli sforzi, che fanno i deboli contro i potenti, o per commiserazione amano quelli, che fanno gli uomini generosi contro l'avversa fortuna. Quest'erano le americane afflizioni e virtù, allorquando, depresse le cose della repubblica, non appariva scintilla alcuna di lume propinquo. Già raccontato abbiamo, quali siano state le risoluzioni del congresso a fine d'ingrossar con nuove leve l'esercito, e per allontanare il pericolo della brevità delle ferme, siccome pure per far correre all'armi le bande paesane. Intanto, come se presente non fosse, o non incalzasse così vicino un possente nemico, piacque al congresso di andar considerando alcuni articoli di confederazione e di perpetua unione tra gli Stati, acciocchè ognuno di questi venisse a conoscere, e l'autorità propria al di dentro, ed i suoi rispetti verso gli altri, e quali fossero nel capo della lega, cioè nel congresso medesimo le facoltà a reggere e governare il tutto. Furon essi articoli vinti nella tornata del congresso dei quattro ottobre, ed inviati spacciatamente per l'approvazione alle assemblee di ciascun Stato. I principali erano i seguenti: Che i tredici Stati si confederassero insieme sotto il nome _degli Stati Uniti d'America_; Che si obbligasser tutti, e ciascheduno alla comune difesa, e per le libertà loro mantenere; Che ad ogni Stato particolare fosse conservata la facoltà di regolar le cose del suo governo interiore in tutto ciò, che non fosse contrario agli articoli della confederazione; Che nissuno Stato particolare potesse nè mandare, nè ricevere ambascierie, nè negoziare, nè far trattati, nè romper la guerra (eccettuati i casi di repentino assalto) con alcuno re, principe, o potentato qualsivoglia senza il consentimento degli Stati Uniti; Che nissuno, che tenesse o maestrato, o uffizio, o commissione qualsivogliano dagli Stati Uniti, o da qualcuno di essi, ricever potesse, nè presenti, nè paghe, nè uffizj, nè titoli di niuna sorta da alcun re, principe, o potentato forestiero; Che non potesse niuna assemblea conferir titoli di nobiltà; Che nissuno Stato potesse fare alleanze, o trattati qualsivogliano con un altro senza il consenso di tutti; Che ciascuno Stato particolare potesse sia in pace, che in guerra quel numero di navi da guerra, o di soldatesche tenere, e non più di quanto dall'assemblea di tutti gli Stati stabilito fosse; Che vi dovesse essere un tesoro generale ad uso della lega da riempirsi dalle rate particolari di ciascuno Stato, le quali determinar si dovessero all'avvenante del numero degli abitatori di ogni età, sesso ed ordine, eccettuati però gl'Indiani; Che ogni anno il primo lunedì di novembre si convocasse a Filadelfia un congresso generale dei deputati di tutti gli Stati, al quale tutte quelle facoltà concedute fossero, che ai reggitori supremi delle nazioni si appartengono. E di tutte queste fu fatta una diligente enumerazione; Che gl'impiegati, che tirassero o stipendio, o salario, o emolumenti di qualsivoglia natura si fossero, avessero divieto dal congresso; Che vi fosse un Consiglio di Stato composto di un deputato per ciascuno Stato da eleggersi ogni anno dai suoi colleghi dello Stato medesimo, e nel caso che questi non si accordassero, dalla generale assemblea; Che ciascuno Stato rendesse un solo suffragio; Che il Consiglio di Stato avesse, e duranti le tornate, ed a' tempi delle vacanze della generale assemblea, la facoltà di governare gli affari generali della lega, consistendo però sempre nei limiti prescritti dalle leggi, e particolarmente dagli articoli della lega medesima. Fu lasciato luogo alla provincia del Canadà ad entrare nella lega. Poscia il congresso per confortar coloro, che sbigottiti si erano al sinistro aspetto delle cose, e perchè colla fortuna non si mutassero gli animi dei popoli, mandò fuori un cartello, col quale, raccontato prima la giustizia della causa loro, le lunghe ed inutili supplicazioni, ed i crudeli procedimenti dei ministri, la necessità della dichiarazione dell'independenza, e l'universale consenso, col quale era stata approvata, andò annoverando i prosperi successi, che accompagnato avevano le armi americane nelle settentrionali province, la cacciata di Boston, il ributtamento di Charlestown, l'arrestamento a Ticonderoga, l'abbondanza delle prede fatte sul mare, la copia delle vettovaglie, e la speranza di poter presto fornir l'esercito delle vestimenta, delle quali abbisognava. Gli esortò quindi, e particolarmente i popoli della Pensilvania, della Nuova-Cesarea, e dei vicini Stati, stessero concordi e forti nel difendere la patria. Addusse, che la presente condizione non era da niun errore commesso dai Capi, o da difetto di valore nei soldati da riconoscersi; ma bensì dalla brevità delle condotte. Ricordava, che già i principi forestieri avevano accomodato l'America di molte cose necessarie all'uso della guerra, e che si aveva la certezza di averne a ricevere più efficaci ajuti; che non mancassero a sè stessi, e non permettessero, che la ricca e popolosa città di Filadelfia venisse in poter del nemico; che non lasciassero fuggir la occasione di opprimere l'esercito di lui principale ora, che si trovava lontano dalle navi, nelle quali la sua principal forza consisteva. E quantunque la perdita di Filadelfia non fosse per essere la perdita della causa, tuttavia non permettessero, che il nemico ne trionfasse; che lo raffrenassero; che lo arrestassero; che convincessero gli amici dell'America, anche i più lontani, che quivi fosse una mente sola, ed una sola volontà per difendere contro uomini crudeli, ciò che l'uomo ha, e dee tenere più caro; pensassero, che si trattava di acquistar una perpetua quiete e sicurtà agli Stati Uniti, ed a' loro nomi una gloria immortale; durassero; serbassero sè medesimi a più prosperi successi; risorgessero a miglior fortuna. E perchè l'autorità della religione confortasse e tenesse anch'essa in fede i popoli, determinarono, che si dovesse dalle assemblee dei diversi Stati fermar un dì di digiuno, di umiliazione, e di preghiera per impetrar dalla clemenza dell'altissimo Dio prosperità alle armi e felicità alla giusta causa americana. Ma crescendo vieppiù il pericolo, ed avvicinandosi il nemico alle rive della Delawara, il congresso a ciò confortato dai generali Putnam e Mifflin deliberò addì dodici decembre di allontanarsi da Filadelfia, aggiornandosi al giorno venti dello stesso mese a Baltimore nella Marilandia. Partito il congresso da quella città gli abitatori entrarono in grandissimo spavento, sia pel timore dell'esercito nemico, sia anche per quello dei leali, che vi abbondavano; poichè sebbene molti iti fossero per aver i perdoni a trovar i commissarj inglesi, un più gran numero erano rimasti, e si dubitava forse fossero per fare qualche motivo pregiudiziale alla pubblica tranquillità; poichè già avevano impedito coi clamori e colle minacce loro, che non si fortificasse la città, come si era voluto fare. Questi erano la maggior parte della generazione dei Quaccheri. Washington era stato obbligato a mandarvi una buona smannata di soldati d'ordinanza sotto gli ordini del Lord Stirling, perchè i fedeli confortassero, e frenassero gli avversi. Assembratosi il congresso a Baltimore, considerato l'imminente pericolo, e la necessità dell'autorità dittatoria, decretò, che avendo la più intiera fede posta nella saviezza, nel vigor della mente e nella rettitudine del generale Washington; fosse questi investito della più piena, ampia e compiuta facoltà di levare e raccorre nel più speditivo ed efficace modo da qualcuno, o da tutti gli Stati Uniti sedici battaglioni di fanti in arrota a quei dal congresso già ordinati, e di eleggerne gli uffiziali; di levare, fornire, compire di uffiziali tremila cavalleggieri, tre reggimenti d'artiglieri ed uno di ingegneri, e di stabilir loro le paghe; di chiamar dagli Stati, e far marciar le milizie; di far canove come e dove più giudicasse conveniente; di dar le licenze, e far gli scambj a tutti gli uffiziali sotto il grado di brigadier generale, e di empir tutte le vacanze in qualunque parte dell'esercito; di pigliare, ovunque ci fosse, e quantunque gli abbisognasse per l'uso dell'esercito, mettendo alle robe richieste un giusto prezzo, quando gli abitanti di buon grado vender non le volessero; di far por le mani addosso, e sostener tutti coloro, che i biglietti di credito rifiutassero, od in qualunque modo disaffezionati si mostrassero, mandando ai rispettivi Stati, ai quali i sostenuti appartenessero, i nomi loro, la natura delle offese, ed i testimonj da comprovarle. Statuirono eziandio, che tali straordinarie facoltà dovessero in Washington durare sino a sei mesi, se però diversamente non determinasse il congresso. In cotal modo i governatori dell'America mossi da un estremo pericolo, e dalla virtù del capitano generale in lui solo rimettettero tutto il pondo della guerra. In tanta depressione delle cose loro, ed in mezzo a tante calamità non si udì fra gli Americani alcuno, che accennasse non che il sospetto del tradimento, quello solamente di negligenza, o d'insufficienza nei primi Capi dell'esercito, e principalmente nel Capitano generale, nè venne meno quella fiducia, che in lui grandissima collocato avevano. Esempio da notarsi di temperanza e di modestia cittadina; imperciocchè quel popolo non credeva sè stesso invincibile per orgoglio, nè era sospettoso per ambizione. Quindi è, che riconosceva le sconfitte dalla necessità delle cose, e non dalle falte dei capitani; e per questa costanza nell'avuta fede meritò di trovare, e trovò in effetto capitani fedeli; mentrechè altri popoli, o corrivi al sospettar della fede altrui, o facili al prestar orecchi agli ambiziosi rapportatori, o impazienti delle disgrazie, o intemperanti nella superbia, spesso provarono con danno e pericolo loro, che chi non ha fede in altrui, non la trova. Perchè poi non potesse venir meno in tanto bisogno la pecunia pubblica, il congresso applicò l'animo al far un accatto di cinque milioni di dollari, dei quali si pagasse ai prestatori un merito di quattro per centinaio; e che la fede degli Stati Uniti fosse impegnata al pagamento del capitale e degl'interessi; quello sul finir di tre anni, e questi ogni anno. Crearono a questo fine un uffizio di accattatori, e vollero che questi avessero per sè un ottavo per centinaio delle somme che ricevessero in accatto. Poco poi non riempiendosi questo, se non a stento, il merito del quattro per centinaio fu fatto salire al sei. Fecero anche col medesimo intento un lotto, nel quale si metteva o dieci dollari, o venti, o trenta, o quaranta per polizza. Questo lotto doveva, dedotti i premj, gittare una somma di sette milioni e cinquecentomila franchi, e qualche cosa più. I possessori poi delle polizze beneficate potevano riceverne, in premio sotto certe condizioni una polizza del camerlingo, pagabile in moneta al fine di un certo spazio di tempo, e coll'interesse aggiuntovi del quattro per cento. Speravasi in tal modo, sia pel guadagno del lotto, sia per l'accatto dei premj riscuotere una buona somma di pecunia. Queste cose si facevano altresì per ristorare il credito dei biglietti coll'allontanare la necessità di gittarne dei nuovi. Ma tutti questi rimedj in sì pericoloso frangente, se non riuscivano vani del tutto, eran però poco efficaci per ovviare a un sì gran male, come quello si era dello scapitar dei biglietti di credito. Si giudicò dunque necessario di venire a provvedimenti più gagliardi. E siccome questa sfidanza dei biglietti si manifestava principalmente nella Pensilvania, così il congresso decretava, che la congregazione di sicurezza di questa provincia fosse ricerca di fare le più efficaci e pronte provvisioni per punir coloro, i quali i biglietti ricusassero, e che il generale desse assistenza, perchè le risoluzioni della congregazione fossero recate ad effetto. La congregazione deliberò, che chiunque ricusasse di ricevere i biglietti di credito in pagamento, o soddisfazione di qualunque debito o contratto, o in prezzo di qualsivoglia grascia o merce, o di esse maggior prezzo domandasse in biglietti che in moneta, dovesse considerarsi per la prima volta, come un nemico della società, e perdesse o la somma del credito, o la roba contrattata, le quali ceder dovessero in proprietà del debitore, o del compratore. Pagasse inoltre allo Stato una multa maggiore o minore secondo il valore delle robe. Quelle persone poi, che cadessero in fallo per la seconda volta, oltre le mentovate pene avessero ad esser sbandite e confinate là, dove, e come al Consiglio medesimo più conveniente paresse. Stante poi che ad alcuni di simili sfiduciati erano già state prima fatte serrar le botteghe, e chiudere i traffichi, ed alcuni anche stati erano banditi, così a quelli fu fatta abilità di riaprire i traffichi, e questi furono ribanditi, sperandosi, che per la ricordanza delle passate pene, e pel timore delle nuove avessero ad astenersi da queste pratiche tanto al credito pubblico, ed alla somma delle cose pregiudiziali. Poco tempo dopo il congresso, avendo conosciuto, che l'autorità della congregazione di sicurezza di Pensilvania non aveva bastato ad arrestar il corso dello scapito in quella provincia, e vedendo, che questa peste giva appiccandosi anche alle altre, volendo anche coll'autorità sua dar maggior peso alle risoluzioni, che ad allontanarla tendevano, stanziò, che chiunque in qualsivoglia compra o vendita, o baratto stimasse l'oro o l'argento coniati a maggior prezzo che i biglietti di credito del congresso, fosse tenuto nemico alle libertà degli Stati Uniti, ed il valsente perdesse della moneta, o di quell'altra cosa qualsivoglia, la quale fosse venuta in quella compra o vendita, od in quel baratto, in cui quella differenza di valore fosse stata fatta. Decretò ancora, che si facesse richiesta alle assemblee provinciali, acciò rendessero i biglietti moneta legale che non si potesse rifiutare nel pagamento dei debiti sì pubblici, che privati; e che il rifiuto importasse l'estinzione del debito. Le assemblee fecero le provvisioni consentanee all'intendimento del congresso. Il primo effetto di tutti questi provvedimenti fu, che crebbe all'avvenante del discapito il prezzo di tutte le robe, che si vendevano su pei mercati; ed invece di diminuire, pareva crescesse lo scapito pel gran desiderio che si dimostrava per impedirlo. L'altro si fu, che i debitori si liberavano con una moneta scadente verso i creditori; e sebbene in questo anno lo scapito non fosse grande, potendosi aver cento dollari coniati con centoquattro dollari in biglietti, il danno però fu assai grave, e l'esempio perniziosissimo. Laonde per andare all'incontro ad un male tanto grave, raccomandò il congresso alle assemblee degli Stati, dessero la fede loro per la redenzione dei biglietti gittati dal congresso, sperandosi, che la mallevadoria di ciascuno Stato particolare per la rata sua, al quale effettualmente spettava la redenzione, aggiunta a quella del congresso potesse procacciar maggior fidanza a questi biglietti. Si pensò ancora, che conveniente fosse, le medesime assemblee degli Stati ponessero senza più indugiare quelle tasse, che meglio credessero potersi per la condizione dei rispettivi popoli sopportare, e con minore scomodo esser pagate. Ei promise loro, che le somme in tal modo riscosse sarebbero a favore di ciascuno Stato ricevute in credito dagli Stati Uniti in quella rata del debito pubblico, ch'era stata a ciascun di quelli sortita. Le assemblee fecero le risoluzioni giusta i desiderj del congresso. Si vinse anche in questo un altro accatto di due milioni di dollari. Ma tutte queste provvisioni riuscivano di poco o di nessun effetto per la strettezza delle cose presenti, per l'incertezza dell'avvenire, per l'abbondanza dei biglietti che già erano in corso, per la facilità che avevano il congresso e gli Stati particolari, e per la necessità che sovrastava loro di gittarne ogni dì de' nuovi. Ma qualunque fosse per esser l'effetto che le narrate risoluzioni del congresso dovessero operare, sia per far genti, come per mantener il credito pubblico, e ad ogni modo per arrestar il corso della vittoria al nemico, conosceva esso benissimo, che se i principi europei non ci mettevano le mani, ed all'America non soccorrevano, non si poteva concepire speranza di bene. Sapeva ancora ch'essi principi, e massimamente quelli, dei quali siccome gagliardi sull'armi marittime, si poteva più utile opera aspettare, e tra i quali il Re di Francia teneva il primo luogo, erano tutti, o per odio contro l'Inghilterra, o per la speranza di vantaggi, volti a favor dell'America. Di questo, oltre la propensione generale dei popoli, ne apparivano manifestissimi segni. Le navi americane erano ricevute nei porti francesi e spagnuoli sia in Europa che nelle Antille, non solo come appartenenti ad una nazione amica, ma veramente come se spettassero ad una nazione affatto independente. Dal che ricevevano i Francesi e gli Spagnuoli grandissimo benefizio; stantechè incominciavano a godere i vantaggi di quel commercio coll'America, il quale sin là stato era privato e proprio della sola Inghilterra. Nè solo si contentavano di accogliere nei porti amichevolmente gli Americani, ma di più permettevano, che gli armatori pubblicamente vi vendessero le prede, che avevano fatte contro il commercio inglese, tanto in Europa che in America. E poco o niun effetto avevano avute le rimostranze, che i ministri britannici avevano indiritte in questo proposito alle Corti di Versaglia e di Madrid. Nè era nascoso, che ogni dì partivano dai porti francesi navi cariche di munizioni da guerra alla volta dell'America. Una cosa eziandio che gl'Inglesi non potevano a patto nissuno tollerare, e della quale facevano un grandissimo scalpore, questa si era, che nell'Antille i Francesi non solo ricevevano nei porti loro i corsari americani, le prede comperavano, e di ogni cosa necessaria gli accomodavano; ma ancora non pochi fra i Francesi medesimi, armato navi in corso, e rizzatovi su lo stendardo americano, dopo di aver dal congresso ricevute le commissioni, scorrazzavano quei mari, e, fatte molte prede, il commercio inglese manomettevano. Il che siccome il governo francese non proibiva, forz'era concludere, che l'approvasse. Si vedeva poi anche una generale inclinazione in Francia in tutti gli ordini di persone, e massimamente nei gentiluomini di chiaro nome per andarsi a condurre ai soldi degli Stati Uniti; e già molti fra i medesimi arrivati in America si erano acconci col congresso, e fra gli altri il cavaliere Defermoy era stato eletto brigadier generale negli eserciti americani; ed il signor di Portail, uomo di chiaro ingegno e di pronto valore, Capo degli ingegneri, dei quali avevano gli Americani grandissimo difetto. Nè mai in nissun'altra guerra i Francesi, i quali tanto si dilettano nel romor dell'armi, si erano così disiosi dimostrati di andar a mettersi sotto le insegne di un potentato forestiero. La qual cosa, sebbene si possa in parte attribuire alle opinioni, che a quei tempi regnavano generalmente in Europa in fatto di materie politiche, ciò non di meno si debbe massimamente dalla conosciuta inclinazione del governo riconoscere. Ella è anzi cosa molto probabile, che la Francia avrebbe piuttosto, ch'ella non fece, rotta la guerra alla Gran-Brettagna, se il Re francese fosse stato di meno mansueta natura di quello, ch'egli era veramente. Nè non davano molto sospetto all'Inghilterra, e molta speranza agli Americani gli apparecchiamenti marittimi, che con incredibil ardore si proseguivano nei porti della Francia e della Spagna. Dimandavan ragione di sì grandi apparati i ministri britannici, ai quali si rispondeva, che si temeva, per una querela nata col Portogallo, di vicina guerra con quel regno. Ed oltre a ciò, che giacchè i mari erano gremiti di flotte inglesi e di corsari americani; che non solo la guerra marittima si esercitava con tanta rabbia da ambe le parti, ma che tali eserciti erano stati mandati dall'Inghilterra nel Nuovo Mondo, che mai somiglianti vi si eran veduti ne' tempi andati, anche la Francia e la Spagna dovevan farsi forti sull'armi per proteggere il commercio loro, ed assicurare all'uopo le colonie. Aggiungevano, ch'era ben da maravigliare, che coloro, i quali non contenti all'aver messo in pronto col maggiore sforzo loro tutte le nazionali forze, avevano anche mandato in America un grosso esercito di mercenarj forestieri, trovassero, che strana cosa fosse, che i vicini loro anch'essi si preparassero alle difese contro tutti quei casi che potrebbero avvenire. Queste escusazioni, siccome non soddisfacevano al governo inglese, così non toglievano nissuna speranza agli Americani, i quali vedevano benissimo, che gli addotti motivi non eran proporzionali di gran lunga alla grandezza degli apparecchiamenti. Nè era dubbio, che siccome il patto di famiglia stipulato nel 1761 tra il Re Cristianissimo ed il Re Cattolico aveva dimostrato in questi due Re l'intenzione di alleare e collegare tutta la Casa dei Borboni contro l'Inghilterra per abbassare la sua potenza, così questa querela americana ne dovesse esser l'occasione. Questo era evidentemente lo scopo, al quale tendevano gli straordinarj preparamenti della Francia e della Spagna; e se in luogo di quei peritosi dottori di legge, i quali allora reggevano i consiglj britannici, l'animoso conte di Chatam, o qualche altro che lo somigliasse, avesse in questo tempo avuto la somma delle cose in mano, certo è, che l'Inghilterra avrebbe fin d'allora intimato la guerra ai Borboni; poichè si sa per pruova, che la fortuna è amica agli audaci, e che questo mondo è di chi se lo piglia. La Olanda poi, sebbene per non esser ella Stato altrettanto guerreggevole, che la Francia e la Spagna erano, non facesse preparamenti che potessero dar sospetto, tuttavia, pel maggior desiderio del guadagno in sul mercanteggiare, gli Olandesi abbondantemente gli Americani fornivano di munizioni, di armi, e di ogni altra cosa, che più sia alle guerre necessaria. Tutti gli altri potentati dell'Europa più, o meno del medesimo animo si dimostravano. Solo il Portogallo, persistendo nell'alleanza, si manteneva fedele all'Inghilterra, e non volle mai consentire, che da' suoi si fornissero gli Americani delle cose appartenenti alla guerra, nè si desse ricetto ne' suoi porti ai corsari loro. Il congresso adunque, considerate molto bene tutte queste cose, e spinto dalla necessità, deliberò di usar la presente occasione. E stante che tutta questa lega, la quale contro l'Inghilterra si andava preparando, aveva per fondamento principale, e quasi per anima la Francia, così molto per tempo nell'anno 1776 aveva mandato presso quel governo Silas Deane, acciò spiasse meglio, quali fossero le intenzioni di lui verso l'America; disponesse vieppiù gli animi a favor suo, ed ottenessene intanto tutte quelle somministrazioni d'armi e di munizioni, che meglio sapesse e potesse. Eseguì egli molto diligentemente le sue commissioni, specialmente in rispetto all'ultimo capo delle somministrazioni. Non solo ottenne dagli uomini, o dalle compagnie private, tra i quali merita particolar menzione Carone di Beaumarchais, che con molto utile, e degli Americani e suo, prestò in questo un'opera molto eccellente, ogni sorta di armi e di munizioni, le quali dalle navi americane apertamente, e dalle francesi di nascosto erano portate in America; ma ancora trovò modo di cavarne dalle armerìe regie. Ebbe principalmente da queste quindicimila archibusi ad uso delle fanterie, i quali avviò con gran diligenza in America, dove furono molto opportuni. Usava ancora di condurre agli stipendj dell'America quei gentiluomini francesi, i quali di ciò si dimostravano vaghi; ma in ciò con poca soddisfazione del congresso, il quale non potette sovente star contento agli accordi fatti dal Deane, nè qualche volta ancora alle persone. Ma, chiarita la independenza, e diventando da un altro canto le cose della guerra molto strette, aveva il congresso giudicato, cosa conveniente fosse il mandar uomini di maggior autorità, acciocchè rappresentando questa solenne ambascierìa tutto l'aspetto della repubblica rendessero al re Luigi testimonio di una singolare affezione e reverenza. Facessero anche ogni opera, perchè quello che non era che un semplice desiderio, diventasse volontà efficace, e l'intenzione si convertisse in atto. Per la qual cosa il congresso nella sua tornata dei 26 settembre chiamò commissarj alla Corte di Francia Franklin, Jefferson, e Deane, uomini tutti di gran maneggio e di giudizio fino. Ma essendosi scusato Jefferson, ebbe lo scambio in Arturo Lee. Il mandato loro fu di continuar a far procaccio di armi e di munizioni, di ottener licenza dal governo di allestir a spese degli Stati Uniti nei porti francesi alcune navi da guerra per correre addosso alle proprietà inglesi; e finalmente di tenere con uffizj ed offerte spesso sollecitato il governo di Francia, acciò concludesse un trattato d'alleanza, del quale il congresso aveva fatto una bozza, e rimessa ai commissarj. Avevano anche nel mandato medesimo di operar in modo, che la Francia accomodasse gli Stati Uniti con un presto di dieci milioni di franchi; e quando non se ne potessero ottenere altrettanti, se ne avessero almeno sei, o finalmente al postutto quattro. Sopra ogni cosa, procurassero, che la Francia riconoscesse pubblicamente la independenza degli Stati Uniti. E siccome sapeva il congresso, che quello che teneva sospesi gli animi dei principi a non voler far sì tosto questa riconoscenza, si era il timore, che gli Americani gli abbandonassero ad un bel bisogno, ed all'antica obbedienza ritornassero, così ordinò a' suoi commissarj, facessero ogni opera per persuadere al Re Cristianissimo, che gli Stati Uniti non erano mai per ritornare sudditi al Re della Gran-Brettagna; e che di niuna cosa, ch'egli per questa pia causa si promettesse delle forze ed opera loro, non sarebbe per ritrovarsi in alcun tempo ingannato; che mai non avrebbero conceduto agl'Inglesi nissun traffico esclusivo, o maggiori vantaggi, o privilegj di commercio, che ai sudditi della Francia concessi non fossero. Volle ancora, che offerissero ed ottenessero, che nel caso di guerra tra la Francia e la Gran-Brettagna, gli Stati Uniti e la Francia si obbligassero a dinunziarsi vicendevolmente i negoziati tendenti alla pace, i quali potrebbero nascere, acciocchè l'una parte e l'altra potessero, quando il volessero, entrarvi. Sollecitassero una nuova provvisione di venti o di trentamila archibusi con una certa quantità di artiglierie e gran copia di munizioni, da essere ogni cosa conviata dalle navi francesi sino in America; il quale convoglio però far si dovesse a spese degli Stati Uniti. E per aggiungere negli animi francesi alle speranze dei vantaggi da ritirarsi dall'unione con essi Stati anche il timore dei danni da una nuova congiunzione loro coll'Inghilterra, comandò il congresso a' suoi mandatarj, artatamente andassero spargendo, che malgrado la buona volontà degli Stati Uniti, non potevano però essi colle sole forze loro resistere alla prepotente forza della Gran-Brettagna lungo tempo; che ci era pericolo, se abbandonati fossero a loro medesimi, fossero per la necessità delle cose costretti a cedere, e che per la conquista ottenesse il governo britannico ciò, che la volontà loro non avrebbe mai potuto consentire. Rispetto poi alla Spagna, a fine di scemar il timore, ch'ella aveva della ribellione nelle sue proprie colonie, l'assicurassero con quelle più efficaci protestazioni, che migliori immaginar sapessero, che mai in nissun caso avrebbero le colonie spagnuole ricevuto dagli Stati Uniti molestia alcuna. Finalmente stessero vigilanti per penetrare, se mai covasse qualche nuovo trattato in Europa per inviar nuovi soldati mercenari a danni dell'America. E quando tale fosse il caso, si studiassero con ingegno di ottenere dalla Corte di Francia, che s'intromettesse per istornare un sì pernizioso disegno. Avute tutte queste istruzioni partirono i mandatarj americani. Arrivava Franklin addì 13 dicembre a Nantes, e poco poi a Parigi. Da molto tempo non era in questa città capitato un uomo, che più di questo e venerando fosse, e venerato, o si consideri l'età sua, che già era oltre i settant'anni trascorsa; o l'eccellenza dell'ingegno, o la vastità della dottrina, o la fama della virtù. Nè medesimamente di lunga pezza era stata tra gli uomini francesi, naturalmente molto avidi di novità, tant'aspettazione, come in questi dì. Pareva, che di altro non si parlasse fra di loro, di altro non si scrivesse, ad altro forse non si pensasse, che a questa medesima causa americana, la quale tutti universalmente lodavano ed ammiravano. Giunto adunque l'inviato americano, se i popoli lo riguardassero, se con ogni curiosità le parole, gli atti e le opinioni ne spiassero, non è da domandare. Nè si potrebbe negare, che non abbia molto acconciamente quella via seguita, che alla condizione della sua patria, ed alla sua propria ottimamente si convenivano; Si dimostrava egli, ed in ogni luogo si appresentava come un cittadino d'un'infelice patria agli estremi casi ridotta dalla britannica crudeltà. Con quelle canute chiome, ed in quell'età ormai caduca, venuto essere a traverso un mare smisurato a raccomandare la causa di lei a coloro, che soccorrer la potevano. Non mai sì pietosa opera, come questa, essersi offerta a compire alla generosità francese; esser la Francia l'avvocata dei miseri, la difenditrice dei perseguitati, la protettrice degli oppressi; quella guerra essere per la parte britannica crudele; quel sangue sparso dagli Americani innocente; sperar essi nel patrocinio del Re ritrovare alcun rifugio alla loro misera e travagliata fortuna, e potersi un dì ridurre a vita tranquilla e sicura. Si ritraeva poscia alla villa di Passy, posta presso le porte di Parigi, dove pareva, deplorasse in quel secesso i duri casi dell'America. Si spargeva la voce, se a caso o a studio non saprei, che il governo inglese aombrasse per la vicinanza di lui, ed al francese domandasse, lo facesse allontanare. Quindi nacque fra i popoli quella compassione, che si ha di satura verso la virtù perseguitata. Tutti perciò lo guardavano con maggior curiosità; e ne' suoi passeggi, dove gli facevan l'accompagnatura molti fra i suoi paesani stati prima o manomessi crudelmente, o proscritti dal governo britannico, siccome pure nelle brigate sì pubbliche che private, e nelle adunanze delle accademie dei dotti, dove interveniva spesso, si facevano le affoltate per vederlo. Su pei canti si vedevano i ritratti di Franklin, dipintovi con aspetto venerabile, e con vestito, come si suol fare, anzi un po' strano, che no. Viveva poi a Passy con una certa semplicità, che molto ritraeva da quella degli antichi filosofi; ed i suoi arguti motti, e le gravi sentenze facevan sì, che molti a Socrate lo somigliassero. Così il nome di Franklin era in bocca di tutti; e la moda, che sì spesso aggira i cervelli francesi anche nelle cose più leggieri, s'era questa fiata volta ad un oggetto molto grave, e degno d'osservanza. Ma egli intanto, contento all'aver guadagnata l'attenzione, ed eccitata verso la patria sua la compassione di quegli spiriti parigini cotanto gentili e ben creati, a questo non si ristette; che anzi con eccellente industria, e con molta segretezza andava presso i ministri, dai quali era udito con allegra fronte, avanzando la causa dei suoi mandatori. Nel che faceva grandissimi frutti, e si speravano dalla Francia di breve pubblici ed efficaci ajuti. Ma in questo mezzo, essendosi la fortuna tanto contraria dimostrata nella Nuova-Jork, e nella Cesarea agli Americani, trovandosi le cose loro di tal maniera afflitte, che non che altro l'istessa città capitale della lega portava grandissimo pericolo di cader in mano del vincitore, temette il congresso, che tosto che le infelici novelle fossero pervenute in Francia, si raffreddassero le pratiche già incominciate coi governi francese e spagnuolo da' suoi delegati; e che questi governi dubitando della prossima rovina dell'America, e della costanza degli Americani, non si ritraessero. Per la qual cosa deliberò di fare alla Francia ed alla Spagna nuove e più gagliarde protestazioni tendenti a far credere, di voler ad ogni rischio nella intrapresa via continuare, ed a far loro più grassi partiti, quando a favor suo si discoprissero. Scrisse ai suoi delegati, assicurassero di nuovo quei governi, che gli Americani s'erano fermi a voler mantenere ad ogni evento la independenza. Comandò loro, ponessero ogni studio, perchè la Francia si discoprisse ad ogni modo contro la Gran-Brettagna con assaltar l'Elettorato d'Hannover, o quell'altra parte dei dominj britannici, che più opportuna sarebbe creduta sia in Europa, che nell'Indie orientali od occidentali. E per questo ottenere più facilmente, facessero certo il Re Cristianissimo, che in caso, che Sua Maestà denunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, congiungerebbero gli Stati Uniti le forze loro colle sue per conquistar le isole di Terra-Nuova e del Capo-Brettone, e che, ottenuto l'intento, si escluderebbero per sempre dalle pescagioni del merluzzo su per quelle spiagge i sudditi del Re britannico, e quei di qualunque altra nazione, dimodochè solo gli Americani ed i Francesi avrebbero il diritto di esercitar quelle pescagioni; che il Re Cristianissimo possedesse in piena proprietà la metà dell'isola di Terra-Nuova, purchè egli fornisse all'uopo gli Stati Uniti del necessario navilio per soggettar la provincia della Nuova-Scozia; e che questa medesima provincia coll'isola del Capo-Brettone, e la rimanente parte della Terra-Nuova fossero ridotte sotto l'imperio della repubblica. Quando poi le mentovate offerte non bastassero a persuader la Francia alla guerra, proponessero di più, che gli Stati Uniti erano pronti a consentire, che tutte quelle isole inglesi dell'Indie occidentali, le quali nel corso della guerra conquistate fossero dalle forze unite della Francia e dell'America, cadessero in assoluta proprietà del Re Cristianissimo; e che a questo fine avrebbero essi somministrato le provvisioni a proprie spese, e sino al valsente di due milioni di dollari, come pure sei fregate allestite e fornite di tutto punto, e pronte a mettere in mare. Che avrebbero in somma tutta quella assistenza data in queste spedizioni, che a buoni e fedeli alleati meglio si convenissero. Che finalmente avrebbero stipulato, che tutto il traffico, che si sarebbe fatto all'avvenire tra gli Stati Uniti e le Antille, sarebbe esercitato dalle navi dei sudditi di Sua Maestà Cristianissima e degli Stati Uniti. L'animo poi del Re Cattolico volevano si tentasse con promettergli, caso dinunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, di aiutarlo a ridurre in sua potestà la città ed il porto di Pensacola. Gli si proponesse ancora di concludere cogli Stati Uniti un trattato di alleanza e di commercio somigliante a quello, che al Re Cristianissimo era stato proposto. Aggiunsero all'uno ed all'altro Re, che quando fosse vero, come già n'eran pervenute le novelle, che il Re portoghese avesse con insulto da' suoi porti cacciato, o confiscato i vascelli americani, e quando ciò fosse cosa grata alla Francia ed alla Spagna, avrebbero gli Stati Uniti a quel Re intimato la guerra. Nè qui si ristettero in questa bisogna i pensieri del congresso. Mandarono commissarj alle Corti di Vienna, di Prussia e di Toscana, nelle quali non si vedevano male disposizioni verso l'America, anzi molti segni d'istimare la salvezza della repubblica. Volle, che que' sovrani fossero accertati della determinazione degli Stati Uniti a voler persistere nell'independenza. Gli piacque ancora, che questi commissarj usassero ogni studio loro, perchè le sopraddette Corti, ma specialmente l'Imperatore di Germania, ed il Re di Prussia s'intromettessero, perchè non fossero mandati a' danni dell'America altri soldati mercenarj tedeschi o russi. Ebbero anche in mandato di proporre alla Corte di Berlino un trattato di amicizia e di commercio, quando ciò non dispiacesse ai Re, Cristianissimo e Cattolico. Queste furono le risoluzioni prese dal congresso in fortificazione dello Stato in tanto pericolo delle cose sue. Nel che si vede, ch'ei trattava colla medesima costanza i negoziati co' principi e niente più pigramente provvedeva alle cose, che appartengono all'esercizio della guerra. Non solo ei non fece alcuna vista di voler abbandonar il proposito dell'independenza, o di calare a qualche accordo coll'Inghilterra, ma neanco nissuna proposizione, od offerta fece ai principi forestieri, la quale dimostrasse la disperazione, o si sconvenisse ad uno Stato ottimamente constituito, forte ed independente. Per verità alcuni membri del congresso posero in questa occorrenza certi partiti, che minor costanza e fiducia dinotarono. Conciossiacosachè taluno fosse diventato fautore, che si facesse abilità ai commissarj presso la Corte di Francia, offerissero di trasferire, a favor di questa tutto quel monopolio di commercio, di cui aveva goduto l'Inghilterra; altri, che le si proponesse il monopolio d'alcuni capi di commercio, ed altri ancora una lega offensiva e difensiva. Ma vinse la fortuna della repubblica, la quale l'aveva a migliori condizioni destinata; e tutte queste proposte, contraddicendo la più sana e la miglior parte dei membri del congresso, non si ottennero. Nissuno non vedeva, che se accettate si fossero, avrebbero, mostrando disperazion delle cose, un tutto contrario effetto partorito a quello, che gli autori loro ne aspettavano. Perciocchè la Francia aveva ben altri e più forti motivi, che questi non erano, per romper la guerra alla Gran-Brettagna, i quali avrebbero bastato per indurla a pigliar tal partito, solo che gli Americani si dimostrassero costanti nel proponimento loro, e con forti animi, e con ogni sforzo la guerra esercitassero. Queste instruzioni del congresso inviate a' suoi commissarj furono per via intraprese dagl'Inglesi, i quali le fecero pubblicare. Del che non si mostrò malcontento il congresso. Perciocchè non dubitava, che il dimostrare con tanta efficacia, che continuasse in tutti la medesima prontezza a non voler tornare sotto l'obbedienza britannica, mentre la fortuna loro era condotta a tanto bassamento, convincesse coloro fra i principi europei, i quali lo sceveramento dell'Impero britannico desideravano, ch'era tempo, che si discoprissero, acciocchè quello, a che gli Americani non volevano consentire, l'inferiorità delle forze loro e la conquista non se lo facessero. Ma qualunque fossero la costanza del congresso, o l'opportunità delle sue proposte ai principi forestieri, poco si poteva sperare, che in tanto pericolo delle cose sue acconsentissero questi al venire a parte, abborrendo ciascuno dal prender briga di ripescar coloro che sommergono. Certo poco profittan le parole, quando elleno non sono dalle buone armi, e dal favor della fortuna accompagnate. E così deboli erano le speranze, alle quali si atteneva sul finire del presente anno il destino dell'America, che si doveva ragionevolmente credere, che due o tre notti fredde, che si fossero messe, fatto gelar le acque della Delawara, avrebbero posta in mano degl'Inglesi, senza che gli Americani opporvi si potessero a patto nissuno, la città capitale di tutta la lega. E quando questa gelata contro il solito della stagione non avesse avuto luogo, la più gran parte del già sì debole esercito di Washington si sarebbe risoluta pel finir delle ferme nell'uscir dell'anno. Nè si poteva credere, che in tanta avversità nuovi soldati venissero a pigliare il luogo di quelli, che se ne andavano. In questo stato di cose altro non si poteva aspettare, che un soggettamento senza ostacolo delle province più aperte, e che, ritiratisi i miseri avanzi dell'esercito americano ai luoghi più forti, nelle selve e nelle montagne inaccessibili, nascesse una guerra guerriata, la quale nulla potrebbe importare alla somma dell'impresa. Ma Washington non si disperava; e prima che, o il gelicidio sopraggiungesse, o finissero le ferme dei soldati, volle con audace e ben ponderato consiglio far nuova pruova della fortuna della repubblica, con affrontar un nemico vittorioso e forte, il quale a tutt'altro pensava fuori che a questo. Del che debbono i posteri suoi avergliene una eternal riconoscenza; imperciocchè da questa improvvisa fazione cambiossi ad un tratto, e fuori di ogni aspettazione la condizion della guerra, ed incominciò la vittoria ad inclinare alle parti americane. Aveva egli osservato, che Howe, o fosse per procurare a' suoi soldati alloggiamenti più comodi in quell'aspra stagione, o per impedire, come si credette, il reclutar degli Americani, o che giudicasse in modo la guerra vinta, ed i nemici inabili a qualunque sforzo, aveva troppo distese le ali del suo esercito, occupando tutta la provincia della Nuova-Cesarea, e la riva sinistra della Delawara da Trenton sino a Burlington. Aveva le sue stanze a Trenton il colonnello Ralle, valoroso capitano di Essiani colla sua brigata di fanti, ed alcuni pochi cavalleggieri inglesi, e cinquanta stracorridori, che sommavano in tutto a quattordici o quindici centinaia di soldati. Alloggiava più sotto a poche miglia a Bordenton il colonnello Donop con un'altra brigata di Essiani; ed ancor più in giù, distante a venti miglia di Filadelfia, aveva i suoi quartieri un'altra schiera di Essiani e d'Inglesi. Gli uni e gli altri stavano a mala guardia, sia perchè conoscevano, esser il nemico non che debole, quasi affatto distrutto, sia perchè per le passate rotte lo tenevano molto imbelle, e come spogliato d'ogni onore della milizia. Il rimanente esercito si era fermato in luoghi più lontani, e principalmente a Princetown, a Brunswich e ad Ambuosa. Washington, considerata bene la larghezza degli alloggiamenti del nemico, entrò in isperanza di potere con un improvviso assalto opprimere quelle bande, le quali erano più vicine al fiume, e sì dall'altre lontane, che non avrebbero potuto essere soccorse a tempo. Perchè poi l'assalto procedesse con ordine, e partorisse maggior frutto, distinse tutto il suo esercito, il quale per la più parte consisteva nelle cerne della Pensilvania e della Virginia, in tre schiere, la prima delle quali, ch'era la principale, dovesse varcar il fiume a Mackenky's-ferry circa nove miglia sopra Trenton. Questa doveva guidar egli stesso, accompagnato dai generali Sullivan e Greene, ed aveva seco alcuni pezzi di artiglierie da campo. S'intendeva, ch'ella facesse impelo contro Trenton. La seconda, che obbediva agli ordini del generale Irwin, doveva traversar a Trenton-ferry un miglio circa sotto il borgo di questo nome, ed arrivata sulla sinistra del fiume impadronirsi spacciatamente del ponte posto sul rio di Trenton, e ciò per impedire che il nemico, rotto che fosse a Trenton dalla schiera di Washington, non potesse per questa strada trovare il suo scampo. La terza, ch'era posta sotto i comandamenti del generale Cadwallader, doveva traghettare a Bristol per andar a pigliar il posto di Burlington. La notte di Natale fu destinata alla fazione. Preso, come si è detto, modo ad assalir il nemico, procedevano gli Americani con mirabile silenzio ed ordine verso la Delawara. Dicevasi ai soldati per tener fermi gli animi loro, e deliberati al combattere, stessero obbedienti agli ordini, e nell'animo forti; si levassero dal viso le macchie dell'Isola-Lunga, della Nuova-Jork e della Cesarea; si poneva loro davanti la necessità, la gloria, le magnifiche spoglie della vittoria; avvisassero, che quella notte fatale doveva il destino della patria definire. S'infiammavano d'ardentissimo desiderio della vittoria. Giugnevano tutto e tre le schiere sull'imbrunire sopra la sponda del fiume. Aveva sperato Washington di poterlo passare, e trasportar sull'altra riva le artiglierie, prima che fosse fatto mezza notte, e perciò aver tempo di sopraggiungere sullo spuntar dell'alba, e sorprendere il nemico a Trenton. Ma essendo il freddo molto aspro, il fiume si trovò sì fattamente ingombrato di grossi diacci, che non si potette por piede e sbarcar le armi sull'altra sponda prima delle quattro della mattina. Passato il fiume, la schiera si divideva in due bande, delle quali la prima voltasi a diritta s'incamminava a Trenton per la via più bassa, che corre a riva la riviera; e l'altra condotta dallo stesso Washington camminava per la via superiore, o sia per la strada di Penington. E siccome la distanza per a Trenton per queste due strade era ad un di presso eguale, si credette, potessero l'una e l'altra banda arrivarvi nel medesimo punto. Fu imposto loro, venissero tostamente, ed a prima giunta alle mani, e, messe in fuga le prime scolte, corressero senza frappor tempo in mezzo contro il grosso del nemico a Trenton, acciocchè non avesse questi comodità di apparecchiarsi all'assalto. Facevano ogni diligenza per arrivare prima del dì. Ma erano molto ritardati da un grosso nevazìo, e da una pioggia grandinosa, che rendevano anche le vie molto sdrucciolose. Arrivavano alle otto l'una e l'altra banda. Malgrado tanti Impedimenti, e l'ora già tarda, non ebbero gli Essiani del Ralle alcun avviso dell'approssimarsi del nemico. Gli Americani adunque venuti sopra alla non pensata, fatto impeto nelle scolte, le mettevano in rotta. Ralle mandava in soccorso il suo reggimento, acciocchè, ricevuta la prima impressione, gli ritardasse, finchè il grosso avesse tempo di ordinarsi alle difese. Ma la fuga dei primi sbaragliava anche gli ordini dei secondi, e gli uni e gli altri si ritiravano a rotta al principale alloggiamento. Il capitano tedesco, ordinati a molta fretta i suoi, gli traeva fuori per dar la carica al nemico in luogo aperto. Ma ferito mortalmente nel primo assalto, e affoltandosi gli Americani con molta furia, i lanzi si voltarono in fuga, lasciando sul campo sei pezzi di minute artiglierie. Si attentaron essi di scantonarsela difilatamente per la via di Princetown. Ma, accortosi Washington del disegno, fatte marciare rattamente alcune compagnie, che da fronte gli assalissero, gl'intraprese. Accerchiati in tal modo da ogni parte i tre reggimenti dei lanzi di Ralle, di Anspach e di Knyphausen furon costretti a por giù le armi, e ad arrendersi a prigionieri di guerra. Alcuni pochi, massimamente cavalleggieri, stracorridori, ed altri fanti più spediti, in somma quasi cinquecento soldati, trovarono modo di scampare per la via di sotto, che conduce a Bordenton. Un altro numero di Essiani, i quali erano quella mattina usciti alla busca, e lontani dal campo, udito il remore, e poscia la rotta dei compagni, se ne fuggirono a Princetown. Aveva bene il generale Irwin fatto ogni sforzo per passare il fiume al tempo prescritto, e poter quindi cooperare per la parte sua al compimento di tutto il disegno. Ma tanto si erano in questa parte del fiume accumulati i ghiacci, che la passata ne fu del tutto impossibile. E perciò questa parte di Essiani ebbero la via libera per ricoverarsi in salvo a Bordenton. L'istesso incontro ebbero i tentativi fatti dal generale Cadwallader per valicar più sotto, ed andar a pigliare il posto di Burlington, come n'era stato il pensiero. Perchè dopo di aver trasferito sulla sinistra riva una parte delle sue fanterie, non si trovò modo a portar oltre le artiglierie; e perciò inabili a far frutto alcuno, e trovandosi in pericolo, furon di nuovo fatte venire sulla diritta. Così una parte sola del disegno del capitano del congresso ebbe l'esito che si aspettava. Ma da quello che si ottenne, si può argomentare, che, se non correva in quella notte il verno sì aspro, e tutte avessero la esecuzione loro avuta, tutte le bande regie, che si trovavano nelle vicinanze del fiume sarebbero state attorniate e prese. Pochi fra gli Essiani furono morti o feriti, non più di trenta o quaranta. Ma i prigionieri sommarono a prima giunta a meglio di novecento; poi, raccolti quei che si erano nascosti per le case, a meglio di un migliaio. Ottenuto questo prospero successo, Washington si ristette, non volendo perdere per imprudenza quel frutto, che con tanta discrezione aveva acquistato. La forza delle sue genti non era tale, che potesse resistere a quelle, che in poco d'ora avrebbero i capitani inglesi potuto raccorre. Conciossiachè una grossa banda di fanti leggieri aveva le sue stanze a Princetown, Terra distante a poche miglia da Trenton; alla quale avrebbero potuto facilmente congiungersi la brigata di Donop, ed altri battaglioni, che avevano gli alloggiamenti nei circonvicini luoghi. Perciò abbandonato Trenton, e conducendo seco a man salva i prigionieri, le conquistate armi e le bandiere, si ritrasse sulla destra riva del fiume. I Capi americani si deliberarono di usare in ogni modo la opportunità della vittoria a fine di spirar coraggio e maggior caldezza agli animi de' sbigottiti popoli. Perciò fecero marciare a guisa di trionfo i soldati cattivi, le armi e le insegne conquistate per le vie di Filadelfia. Ciò nonostante, tanto era spaventoso ai popoli d'America il nome di questi Tedeschi, che molti si eran dati a credere nel momento stesso, in cui andavano i vinti a processione per la città, che questo fosse un inganno dei Capi per aggirargli; stimando, fosse impossibil cosa, che i lanzi fossero stati superati dai soldati americani. Degl'Inglesi non temevano altrettanto; perchè gli conoscevano; ma di questi forestieri assai, siccome l'uomo suol più temere delle cose ignote; e poi la lingua loro strana, le maniere affatto nuove, gli abiti diversi generavano lo spavento. Ma quando si accorsero, esser vera la cosa, non si potrebbe con parole descrivere, quanto si rallegrassero a sì insperato accidente, e si confortassero quei popoli; e siccome prima gli stimavan da più, così ora gli tenevan da meno degl'Inglesi. E brevemente da quest'affare di Trenton cominciò a variarsi la condizione delle cose, sicchè quei, che quasi disperati erano, diventassero confidentissimi. Nè minor maraviglia provarono gl'Inglesi a così subito ardimento, ed a questi nuovi rigogli di un nemico, il quale credevano vinto e disfatto. Non potevano restar capaci, come una gente, che nell'arte della guerra era tenuta fra le prime, fosse stata obbligata a cedere ad una milizia raunaticcia, male armata, e peggio disciplinata. Quindi, come si fa nelle disgrazie, i rimproveri, le accuse ed i sospetti erano frequenti; che il generale inglese avesse ordinato i quartieri del suo esercito troppo larghi; che Ralle mal si fosse consigliato, trovandosi più debole, a lasciar l'alloggiamento, ed uscir alla carica; che fossero stati a sì mala guardia; e che invece di star alle poste iti fossero scorrazzando a saccomanno. Comunque ciò sia, ogni cosa in moto nell'esercito britannico. Donop, udite le novelle, temendo di sè, e de' suoi, si ritirò più che di passo per la via d'Ambuosa, ed andò a congiungersi col generale Leslie a Princetown; ed il generale Grant, il quale con il grosso dell'esercito stanziava a Brunswick, si condusse pur esso ad accozzarsi colla vanguardia a Princetown. Il conte di Cornwallis medesimo, il quale si trovava alla Nuova-Jork in procinto di far vela per l'Inghilterra, sentito l'impensato accidente, se ne tornò speditamente nella Nuova-Cesarea. Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown, deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte del suo esercito sbandata. [1777] Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro, lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche, e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia, sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo, che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown. A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano. Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi. Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton, andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea. Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi, valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera, che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti, ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità del difendersi. Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana, furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata a celebrarlo. Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica, decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi. Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli. Le cose intanto continuarono nel medesimo stato tutto l'inverno, e la maggior parte della primavera. Seguivano però spesse scaramucce tra le due parti, le quali altro effetto non partorivano, che quello di tribolare ed istancar l'esercito britannico, e di dar nuovo coraggio agli Americani. Erano, siccome abbiam detto, le genti del Re ristrette nelle due Terre di Brunswick e di Ambuosa, donde poco s'ardivano di saltar fuori, e non potevano non che buscare alla scapestrata, foraggiare senza pericolo. Perchè non solo la gente assoldata di Washington, ma gli abitatori stessi della Cesarea a grandissima rabbia commossi dalle enormità commesse, principalmente dagli Essiani, e parte anche dagl'Inglesi, prese le armi, saltavan fuori dalle case loro e dai luoghi opportuni alle insidie, e le bande scorrazzanti con subiti assalti opprimevano. Quei, che non potevano portar le armi, facevan l'uffizio di spie, di maniera, che appena, i regj incominciato avessero una mossa, i repubblicani n'erano informati, e si apparecchiavano a sturbarla. Questo tanto cambiamento nell'animo dei Cesariani, i quali, subito dopo le fazioni della Nuova-Jork, dimostrati si erano favorevoli alle armi del Re, debbesi alla barbara ferità, colla quale i soldati del Re la guerra esercitavano, intieramente riputare. Si levò in America un romor universale contro le crudeltà, gli ammazzamenti, i ratti, le rapine del distruggitore esercito; le quali se convien credere, siano state esagerate, forza è pur confessare, siano state la gran parte vere. Questi Essiani naturalmente feroci, per niente avvisantisi nè di umanità, nè di non umanità, nissun modo conoscendo, che violento non fosse, nè altra sorta di guerra, che quella di ridur tosto col maggior possibil danno sì pubblico che privato il nemico a divozione, non mettevano nissun freno alle voglie loro, nè nissun fine alle devastazioni. Fu scritto da alcuni, che fosse nata tra questa gente zotica una opinione, che quelle terre che in America conquistassero, avessero a diventar loro proprie, e perciò riputassero i possessori di queste, come naturali nemici loro, che bisognasse spegnere ad ogni modo. Ma che trovandosi poscia ingannati della opinione loro, venissero in sul saccheggiare ed abbottinare a guerra rotta le cose mobili. E si disse ancora, che questi uomini trauzeschi con tanta ingordigia in ciò si adoperassero, che finalmente ne diventasser sì ingombri di preda, che fossero male atti alle fazioni militari. Questo desiderio del predare accrescevano vieppiù gli Americani cogl'improperj contro gli Essiani. Avvezzi alla libertà detestavano, ed abborrivano quest'imbestiati mercenarj, i quali non contenti, dicevano, di sopportare il dispotismo in casa loro, si facevano ancora per pochi denari gl'istromenti della tirannide in casa altrui, venivano a tramescolarsi in una domestica querela, dove non avevano interesse di sorta alcuna; che avevan lasciate le case loro nel vecchio mondo per venir a far beccheria nel nuovo di un popolo innocente e generoso, il quale non aveva fatto loro ingiuria alcuna; che anzi aveva ricevuto in luogo di asilo, e confortato ospitalmente una moltitudine degli antenati loro, che fuggivano una tirannide simile a quella, che ora vorrebbon essi nell'America stabilire. A queste parole i Tedeschi si accanivano vieppiù, e dimostravan coi fatti la rabbia loro. Era un aspetto terribilissimo e crudelissimo a vedere quella campagna fertilissima abbruciata e danneggiata in ogni suo bene. Amici e nemici, repubblicani e reali, tutti erano vittime di tanto furore. Sverginate le donzelle, svergognate le spose nelle case, e sotto gli occhi dei padri e dei mariti loro. Molte fuggivano spaventate nelle selve. Ma nemmen là potevan trovare rifugio contro la bestiale lussuria dei barbari imperversati, che con ogni diligenza le ricercavano. Le case arse o distrutte, i bestiami o rapiti, o uccisi; ogni cosa disterminata. Il generale essiano de Heister non che comportasse tant'enormità a' suoi soldati, dava loro la briglia in sul collo; ed il generale inglese avrebbe voluto, ma non poteva frenarle. Erano questi Essiani altrettanto numerosi, quanto gl'Inglesi medesimi, e non si volevan disgustare. Quindi questa peste pel malo esempio, e per l'impunità si appiccò alle genti britanniche, sicchè facevano a gara colle tedesche nel rubare, rapire, violare, ardere, e guastare. La Nuova-Cesarea ne fu sperperata in fondo. L'America fu riempita di querele, e la fama di tante ingiurie si sparse per tutta l'Europa con gran carico dell'Inghilterra. I popoli si raccapricciarono; particolarmente i Francesi mansueti di natura, nemici agl'Inglesi, favorevoli agli Americani. Dappertutto si diceva, essere rinati in America per opera del governo inglese il gotico furore e la settentrionale barbarie. Ma tanta immanità ritornò in capo, e riuscì ancor più pregiudiziale agli autori, che non ai sofferitori. Gli amici in America diventaron nemici, ed i nemici di maggior odio e desiderio di vendetta si riempirono. I popoli correvano all'armi più unitamente, e più volonterosamente per cacciar dalle terre loro, come dicevano, quegli efferati ladroni. Così l'enormità dell'esercito del Re egual danno, e forse maggiore arrecarono alla causa britannica, che non le armi stesse di Washington e le risoluzioni del congresso. Ma questa smania del far suo quello d'altrui aveva anche contaminato l'esercito americano. Mandavansi a ruba le case, e le proprietà dei miseri Cesariani sotto pretesto, che fossero leali. Soldati ed uffiziali in questa brutta usanza si esercitavano. Così gli saccheggiavano gli Essiani e gl'Inglesi, allegando, fossero ribelli; gli depredavano gli Americani affermando, fossero leali. Sì oltre procedette la cosa, che Washington, al quale queste cose infinitamente cuocevano, fu costretto per raffrenare l'insolenza de' suoi e temperare un tanto furore, a pubblicar un bando, le più severe pene minacciando ai commettitori di tante mostruosità. In questo mezzo i leali facevano vista di voler far novità nelle Contee di Sommerset, e Worcester in su quel della Marilandia, ed in quella di Sussex nello Stato della Delawara, siccome pure in su quel d'Albania e nella contrada dei Moacchi. Vi si mandaron le soldatesche per fargli stare in cervello. Il congresso decretò, si sostenessero, e si confinassero a luoghi sicuri i sospetti. In questo tempo il generale Heath, il quale stava alla guardia delle alture della Nuova-Jork, tentò il Forte Independenza situato nelle vicinanze di Kingsbridge. Ma quei che lo guardavano, risposero audacemente, e si preparavano alle difese. Gli Americani disperando di far frutto per assalto, abbandonata l'impresa, se ne ritornarono a luoghi alti e forti. Non facendo sul principio di quest'anno Howe nissun moto, che potesse dar sospetto agli Americani, ch'ei volesse di breve uscir a campo, deliberò Washington di usar la presente quiete per liberar dal vaiuolo i suoi, peste sì terribile a quei popoli. Era stato di questo malore talmente afflitto l'esercito settentrionale nel varcato anno, che non altro, se non se gli ostacoli incontrati sui laghi avevano impedito, che l'esercito inglese non venisse sopra il fiume del Nort. Temevasi nel presente di una simile calamità per l'esercito del mezzo. Deliberò Washington di sottomettere tutte le sue genti, e tutti quegli aiuti, che da varie parti gli pervenivano, ad un generale annestamento del vaiuolo. La cosa fu con tanta prudenza condotta nel campo, che niuna occasione fu offerta al nemico di poter far danno. Si ordinò nel medesimo tempo ai medici dell'ospedale di Filadelfia, innestassero grado grado tutti quei soldati, che dalle province meridionali erano inviati al campo, e che venivano a far capo grosso in quella città. Negli altri luoghi di posata le istesse cautele si usavano, in guisa che si ebbe ottenuto per le vicine fazioni un esercito esente da un male, che di gravissimi pericoli poteva diventar cagione. Da quest'esempio delle soldatesche nacque un insigne benefizio a tutte quelle popolazioni; perchè imitandolo generalmente, pochi furono coloro, che non usassero l'innesto, e appoco appoco i popoli diventarono esenti da tal malattia. Frattanto essendo già trascorsa la stagione sino più oltre di mezzo marzo, e non potendo Howe uscir ancora a guerra campale per la mancanza delle tende, e di altre bagaglie, che aspettava dall'Inghilterra, deliberò di tentare almeno qualche spedizione, che potesse riuscire di notabil danno al nemico. Avevano gli Americani durante l'inverno fatto una molto considerabil massa di vettovaglie, di strami e di munizioni di ogni sorta in quell'alta e montagnosa contrada chiamata Courtland-Manor. La fortezza del luogo, la vicinità del fiume del Nort, l'opportunità di poter ricevere dalle occidentali province tutte quelle cose, che là inviate si sarebbero, e la facilità di farle pervenire all'esercito cesariano, avevano persuaso ai Capi americani a fare su di quelle alture la generale riposta. Giace poi più sotto sul fiume del Nort, distante a cinquanta miglia dalla Nuova-Jork, una piccola Terra chiamata Peek's-hill, la quale serviva di porto per ricevere le provvisioni, e rimandarle all'esercito. Ma siccome assalire ad un tratto tutto il Courtland-Manor era impresa, se non impossibile, molto difficile, essendo il luogo fortissimo e ben custodito, così il Capitano britannico si determinò a fare soltanto la fazione di Peek's-hill. Si avviarono gl'Inglesi a quella volta per la via del fiume. Tostochè ebbero gli Americani le novelle dell'avvicinarsi del nemico, stimandosi inabili al resistere, e non isperando per la brevità del tempo rimuover le munizioni, posto fuoco alle baracche ed ai magazzini, si ritirarono. Giunti gl'Inglesi sbarcarono. Il danno fu grande; ma non tanto, quanto se l'erano gl'Inglesi dati a credere, maggiore però di quanto pubblicassero gli avversarj. Un'altra somigliante fazione fu fatta dagl'Inglesi alcuni giorni dopo sulle terre del Connecticut. Avevan gli Americani una gran riposta di bagaglie e di munizioni a Danbury, grosso borgo del Connecticut nella contea di Fairfield. Fu commessa la cura di andar a guastarle al generale Tryon. Oltre la distruzione delle provvisioni, speravasi che i leali sarebbero accorsi a congiungersi coi soldati del Re. In questo era Tryon confidentissimo, siccome quegli, che prestava gran fede alle parole dei fuorusciti, pronti sempre a credere quello, che desiderano. La sera dei venzette aprile una banda di duemila soldati, passato il Sound, sbarcò, dopo tramontato il sole, sulla costa del Connecticut tra Fairfield e Norwalk. E senza metter tempo in mezzo, s'avviò a Danbury, dove arrivò l'indomani. Il colonnello Huntingdon, che vi era di presidio con pochi soldati, veduto il nemico vicino, si ritirò in su ai luoghi forti. Gl'Inglesi non avendo carreggio da trasportar le munizioni, le guastarono. Fu gravissimo il danno, massimamente per la perdita di parecchie centinaia di tende, delle quali stava l'esercito americano in gran bisogno, perdita tanto più grave, che mancavano negli Stati Uniti le materie atte a poterle rifare. I leali non fiatarono. Ma intanto la contrada si era levata a romore. Già le milizie, dimostrando volontà e fede verso la repubblica, si erano aggreggiate a Reading sotto le insegne del congresso. Arnold, che per caso si trovava nelle vicinanze occupato nella bisogna dell'arrolare, udito il romore dell'armi, del quale tanto si dilettava, seguendo quel suo smisurato ardire, era corso a congiungersi coi compagni a Reading. Il generale Wooster, il quale dagli stipendj del congresso si era condotto, come brigadier generale delle milizie, a quei dello Stato del Connecticut, arrivò da un'altra parte con molte genti. Tutti ardevano di desiderio di venirne alle mani col nemico. Gl'Inglesi, veduto il pericolo, si ritirarono a gran passo per la via di Ridgefield. Gli Americani determinarono di opprimergli, prima che nuovi rinforzi ricevessero. Wooster molestava agramente, usando l'opportunità dei luoghi, il retroguardo inglese, quantunque i capitani colle minute artiglierie si difendessero valorosamente, e si fiancheggiassero con numerose torme di corridori. Ma finalmente l'Americano, combattendo, piuttosto con temerità giovanile, che con senil prudenza (era egli nell'età di settant'anni) fu ferito mortalmente, e portato fuori del campo, dove poco distante morì con quella costanza istessa, colla quale era vissuto. I suoi, conosciuto il caso del capitano, si disbandarono. Ma in questo mezzo era arrivato Arnold a Ridgefield, dove affortificatosi con barricate e terrapieni ordinava i suoi alla battaglia. Arrivarono gl'Inglesi, e ne seguì un feroce affronto, che durò assai tempo. I regj saliti di forza sui dirupi fulminavano gli Americani per fianco. Si disordinarono questi, e mal grado tutti gli sforzi di Arnold per rannodargli, si ritirarono alla spezzata a Pangatuck, distante a tre miglia da Norwalk. Gl'Inglesi impadronitisi di Ridgefield vi pernottarono, e l'indomani mattina, arse prima alcune case, ricominciarono a ritrarsi, camminando verso il Sound. Furono di nuovo incontrati dall'Arnold, il quale aveva raccozzate nuove genti con alcune artiglierie. Succedevano leggieri e continue avvisaglie dall'una all'altra riva, ed una più grossa al ponte del fiume Sagatuck. Ma finalmente gl'Inglesi superiori di numero e di disciplina, superati gli ostacoli, arrivarono al luogo dove le navi gli aspettavano, ed ivi non senza però gravi difficoltà e nuove battaglie s'imbarcarono. Il congresso fece rizzare un monumento a Wooster, e presentò a molto onore Arnold con un cavallo acconciamente bardato. Questa spedizione con tanto apparato fatta non francò la spesa. Le provvisioni distrutte, se si eccettuano le tende, non importarono gran cosa; e l'arsione delle case di Danbury e di Ridgefield in un coll'altre bestialità commesse dai regj eccitò a maggior rabbia quei popoli già di per sè stessi molto ostinati ed ardenti. Si conobbe eziandio, quanto fossero vane le speranze, che Tryon aveva poste negli aiuti dei leali. Poichè da parte nissuna si romoreggiò a favor degli Inglesi; per lo contrario i popoli si levarono a calca, e corsero contro gli assalitori. Questa medesima fazione degli Inglesi diè origine ad un'altra piena di molta audacia posta ad effetto dai Connecticuttesi. Avevano questi avuto notizia, che un abbondanziere inglese, aveva fatto accolta di munizioni sì da guerra, che da bocca, e specialmente di biade in un piccolo porto chiamato Sagg-Harbour nell'Isola-Lunga, dove stavano a guardia pochi fanti, ed un giunco armato di dodici cannoni. Ma ciò nonostante gli Inglesi stavano a molta sicurezza, perchè tenendo un frequente navilio nel Sound, non avrebbero potuto recarsi nell'animo, che gli Americani sarebbero stati sì arditi a volerlo varcare per andar sopra all'Isola-Lunga. Ma la difficoltà dell'impresa non potè tanto raffrenare quegli uomini arrisicati, che non tentassero di sorprendere a Sagg-Harbour con un'improvvisa e subita correria il nemico. A questo fine il colonnello Meigs, uno degli audaci compagni d'Arnold nella spedizione del Canadà, superati con incredibile prestezza tutti gli ostacoli del tragitto, arrivò prima del dì nel luogo delle canove; e, nonostante la resistenza della guardia e delle ciurme, arse molti legni, ed ogni cosa distrusse di quelle che stavano sulla marina. Ottenuto l'intento se ne ritornò a man salva a Guilford nel Connecticut, conducendo seco non pochi prigioni. Si portarono gli Americani in questo fatto molto umanamente, astenendosi dal sacco delle proprietà private, ed avendo anzi ai prigionieri tutte le robe restituite. Mentre queste cose si facevano, cominciando omai il verno a indolcire, si avvicinava la stagione del poter osteggiar alla campagna, e nissuno dubitava, nel presente anno non avrebbero gl'Inglesi lasciato indietro cosa alcuna per ridur la guerra ad una finale conclusione. Un grosso esercito stava pronto ad assalire le province americane dalla parte del Canadà, ed un altro ancor più grosso instava contro quelle del miluogo. Tutti stavano in grandissima aspettazione delle future cose. Se i capitani inglesi avessero potuto uscir a campo, tostochè la stagione avesse svernato, certo è, che avrebbero fatto grandissimo frutto. L'esercito di Washington si trovava nella primavera tuttavia molto debole; poichè, quantunque alcuni fra coloro, i quali avevano compiute le ferme, pregati dai generali, e temendo della totale rovina della patria, quando l'esercito già debole abbandonassero, fossero rimasti, i più, inabili a sopportare in mezzo ai campi i rigori del verno, se n'erano alle case loro ritornati. La bisogna poi dell'arrolare per tutto il termine della guerra, od almeno per tre anni, procedeva molto lentamente, nonostanti i promessi vantaggi, ostandovi la natura di quei popoli, nemici naturalmente di ogni soggezione, ed amantissimi della personale libertà. Il trarre poi per sorte dalle bande paesane i soldati d'ordinanza, il che era l'ultimo rimedio, era riputata cosa, siccome nuova, così piena di molto pericolo. Nè si poteva l'esercito della Nuova-Cesarea rinforzare col far venir dalle province della Nuova-Inghilterra, le quali abbondavano d'uomini valorosi e pugnaci, nuovi aiuti, temendosi di Ticonderoga, del fiume del Nort, e della città stessa di Boston, dove una moltitudine di armatori americani ridotta si era colle prede, e contro la quale l'antico odio conservavano gl'Inglesi. Davano anche sospetto le genti britanniche, che stanziavano nell'Isola di Rodi, le quali potevano assalire il Massacciusset di fianco, e correre vittoriosamente le vicine province. Tanta era la necessità e la difficoltà, in cui si trovavano a quei dì gli Americani di far gente, che diedero la libertà a servi, cosa, alla quale prima grandemente ripugnate avevano, e pigliarono ai soldi i novizj dei mestieri. In tal modo si travagliava nell'inverno e nell'entrante primavera. Cominciando poi a spirare verso il finir di maggio l'aria più propizia, correvano gli Americani all'armi volonterosamente, e Washington ogni dì acquistava nuove forze. Perdettero adunque gl'Inglesi l'occasione di una facile vittoria, forse, come fu scritto, pel ritardo delle tende, ed allora ricominciarono la guerra, quando dovevano trovare più duro incontro. Ignorava Washington; quali avessero ad essere i disegni di Howe sul modo di fare la vicina guerra, e stava in molta apprensione, a quali parti fosse il suo avversario per volger le armi. Temevasi, che, rinnovata la guerra nella Nuova-Cesarea, si avviasse alla volta della Delawara; la quale valicata su di un ponte, che sapevasi essere stato a quest'uopo costrutto, s'impadronisse della città di Filadelfia. Dubitavasi eziandio molto, e quest'era la credenza di Washington, che il generale inglese si avvierebbe verso le parti superiori della provincia della Nuova-Jork, montando a ritroso pel fiume del Nort a fine di cooperar coll'esercito inglese del Canadà, il quale doveva nel medesimo tempo far impeto contro Ticonderoga; e, superata questa, venire a congiungersi nelle vicinanze di Albanìa con quello dell'Howe. Di questa mossa altrettanto più si doveva temere, che, oltre l'opportunità sua, sapevasi di certo, che già fin dall'anno passato aveva Howe ricevute istruzioni dai ministri di doverla eseguire; dalla quale però le sue vittorie dal canto della Nuova-Cesarea, ed il desiderio nato colla speranza di poter da sè solo porre un pronto fine alla guerra, l'avevano distratto. In tanta incertezza sulle operazioni future dell'inimico, Washington, avendo ricevuto i rinforzi, si determinò a pigliar tali posti, che fossero egualmente opportuni per potergli contrastare, sia che quegli s'incamminasse ad Albanìa, ossiachè si volgesse per la Cesarea alla volta di Filadelfia. Adunque le bande, che appartenevano alle province settentrionali, furon fatte alloggiare parte a Ticonderoga, e parte a Peek's-hill, quelle delle province di mezzo, e delle meridionali sino alla Carolina del Nort, nella Nuova-Cesarea, lasciandone alcune poche per la guardia delle province più occidentali. In tal modo, se l'Howe si avviava a Filadelfia, avrebbe trovato da fronte tutte le forze adunate nella Cesarea, e di più quelle di Peek's-hill, le quali sarebbero scese a tribolarlo sul destro suo fianco. Se quegli poi si fosse volto ad Albanìa, le genti di Peek's-hill avrebbero difeso i passi da fronte, e sarebbero rattamente venute in soccorso loro quelle della Cesarea, le quali avrebbero anche potuto molestare sul suo fianco sinistro il nemico sulle rive del fiume del Nort. Se per lo contrario l'esercito inglese del Canadà fosse venuto per la via del mare a congiungersi con quello dell'Howe sulle spiagge della Cesarea, potevano le genti di Peek's-hill ad un tratto congiungersi colle restanti in questa stessa provincia, e fare in tal modo un'oste gagliarda per difendere Filadelfia. Ma finalmente, se l'esercito del Canadà puntasse contro Ticonderoga, le bande di Peek's-hill avrebbero potuto correre in aiuto di quelle, che già avevano in cura di difendere quella Fortezza. Ma siccome troppo più grande, di quanto si sarebbe potuto pensare, si era l'importanza di conservare in poter della lega la città di Filadelfia, così determinò il congresso, si ponesse un campo sulla riva occidentale della Delawara, sia perchè là andassero a rannodarsi tutte le leve, che venivano dalle province australi ed occidentali, e sia perchè servir potesse alle riscosse. Quivi anche dovevano concorrere tutte le bande paesane della Pensilvania, confortate da alcuni reggimenti di stanziali. Si fece Capo di quest'esercito Arnold, il quale si trovava a quei dì in Filadelfia. Fatte tutte queste cose, Washington levatosi dal campo di Morristown andò il dì 28 maggio a pigliar con tutto l'esercito gli alloggiamenti a Middlebrook a poche miglia distante da Brunswick sulla sinistra riva del Rariton in una contrada difficile e montagnosa, dove non poteva essere sforzato. Quivi attendeva a fortificarsi maggiormente, ed in pochi dì questo nuovo campo diventò non che forte, pressochè inespugnabile. Aveva da fronte alcune creste di monti ed il fiume Rariton, che colle sue giravolte lo proteggeva. Alle spalle poi, e da fianco luoghi alpestri e sicuri. Signoreggiava ancora tutto il paese da Brunswick sino ad Ambuosa, dimodochè potevano gli Americani discoprir tosto qualunque mossa, che gl'Inglesi si facessero. Erano in questo mentre nell'esercito americano, inclusi i Caroliniani del Nort e le milizie della Cesarea, quindici migliaia di soldati, od in quel torno, tra i quali però si contavano molto servidorame, ed alcune bande indisciplinate. Spinto Howe sempre da quella fatale necessità, la quale fu la cagione manifesta della perdita di tutta l'impresa, e per cui non avendo mai voluto volgersi su pel fiume del Nort verso il Canadà per cooperare, e congiungersi con quell'esercito, si era ostinato a portar l'armi nella Cesarea e nella Pensilvania, aveva fatto il disegno di penetrare per la prima di queste province sino alla Delawara, cacciandone del tutto Washington, e riducendo la contrada a tale stato di divozione, che la comunicazione tra l'esercito e la Nuova-Jork ne fosse libera, ed esente da ogni pericolo. Pensava egli, che o Washington avrebbe accettata la battaglia, nel qual caso nissun dubbio aveva di non rimanerne colla vittoria; ovvero si sarebbe grado grado ritirato, il che pareva più probabile; ed allora, posate le cose della Cesarea con assicurarla alle spalle, e diminuito il numero ed il coraggio dei nemici per la prosperità della vittoria, si sarebbe, sperava, ad un tratto sul ponte, che si era a questo uopo apparecchiato, potuto valicar la Delawara, ed insignorirsi affatto di Filadelfia. Il generale americano non avrebbe potuto preservar questa città senza mettersi al pericolo di una battaglia, che l'Inglese molto desiderava. Ma se gl'impedimenti da incontrarsi nella Nuova-Cesarea non si fossero potuti superare senza molto o sangue o perdita di tempo, intendeva di usar l'opera dell'armata, e di quel numero grandissimo di navi passeggiere, che si avevano in pronto alla Nuova-Jork. Per mezzo di questo navilio potevasi l'esercito trasportar per la via del mare, od alle bocche della Delawara, e di là per a Filadelfia, ovvero a quelle del golfo di Chesapeak, pel quale si aveva l'adito facile alle parti più interne della Pensilvania, e più vicine alla città stessa di Filadelfia. Nell'uno e nell'altro caso sarebbe questa venuta in poter degli Inglesi. Il che ottenutosi, si sarebbe quivi fatto la massa generale, e potuto portar la guerra nel cuore stesso delle nimichevoli province della Pensilvania, della Virginia, e della Marilandia; le quali, e per i grossi fiumi che vi corrono, e pei profondi bracci di mare, che vi penetrano, si trovavano molto esposte alle offese di un nemico tanto potente sull'armi marittime. Ma egli è evidente, che il primo scopo, al quale doveva attendere il generale inglese, quello era della distruzione dei Washingtoniani, e perciò prima di venirne al mezzo del trasporto per la via del mare volle tentar la fortuna nella Cesarea, proponendosi di usar ogni arte per astringere il nemico alla battaglia. Per la qualcosa, avendo ricevuto d'Europa le tende, ed altri arnesi necessarj al campeggiare, con alcuni aiuti, principalmente di lanzi, sul cominciar di giugno, passò egli stesso in persona sulle rive della Nuova-Cesarea, e fe' marciare tutto l'esercito a Brunswick, lasciata però una sufficiente guardia in Ambuosa. Quivi, considerata molto bene la fortezza del campo, nel quale si era Washington riparato, non si ardì assaltarlo; e perciò, dimorato ivi prima alcuni dì, e così avendo appresentato la giornata al nemico, ed avendola questo rifiutata, deliberò di far le viste di volersi incamminare alla volta della Delawara. Pensava, che l'Americano, veduto il pericolo di Filadelfia, avrebbe per seguitarlo abbandonato quel posto inespugnabile. Ma Washington, che non voleva mettersi alla stretta dei fatti d'arme, se non al sicuro, non si muoveva. Ordinava intanto, avendo veduto da queste dimostrazioni del nemico, che il disegno suo era, di continuar la guerra non contro i passi, che guidano verso il Canadà, ma sibbene nella Cesarea, venissero in suo aiuto le genti di Peek's-hill. Metteva insieme una torma di cavalleggieri sotto gli ordini del colonnello Morgan, quello stesso, che con sì smisurato valore aveva combattuto nell'assalto di Quebec, acciò pizzicasse alla sfuggita il sinistro fianco dell'esercito inglese, e gli scorrazzanti frenasse ed opprimesse Sullivan; il quale con una grossa schiera stava alle stanze di Princetown, ebbe ordine di ritirarsi a luogo più sicuro sul Rocky-hill. Ma Howe, veduto, che Washington non si lasciava pigliare a queste dimostrazioni, determinò di avviarsi in fatti, ed avvicinarsi vieppiù alla Delawara. Perciò, la mattina dei 14 di giugno, molto per tempo, tutto l'esercito britannico, lasciati duemila soldati di guardia a Brunswick, si moveva diviso in due colonne verso quel fiume. La testa della prima condotta dal Conte di Cornwallis, e che seguitava la via a dritta, arrivava allo spuntar del giorno a Sommerset-Court-House a nove miglia distante da Brunswick. La sinistra guidata dal generale de Heister giungeva nel medesimo tempo a Middlebush, Terra situata più sotto sulla strada per a Princetown. Ma Washington, che pur persisteva nel voler temporeggiare la guerra, non si lasciava aggirare. Considerava, che il nemico non si sarebbe attentato, seppure non si determinasse temerariamente, il che dell'Howe prudente e circospetto capitano non si poteva sospettare, di recarsi sino sulle rive della Delawara, e passar questo fiume, avendo un esercito nemico a combattere sull'opposta riva, ed un altro più grosso alle spalle. Era altresì cosa evidente, che se l'intendimento del generale inglese fosse stato di varcar già fin d'allora la Delawara, là sarebbe corso velocemente senza fare alcuna ristata, e non avrebbe indugiato, come fece, a mezza strada. Nè era nascoso all'Americano, che l'Inglese era camminato sin là, sciolto e spedito, lasciando a Brunswick tutta la salmerìa, i battelli ed i ponti. Bene adunque ponderate tutte queste cose, molto prudentemente giudicò Washington, che l'intenzione del nemico non era già di correre alla Delawara, ma sibbene di cavarlo dal forte campo di Middlebrook, ed in tal modo trovar occasione, od anche indurlo alla necessità di una battaglia. Laonde non fece alcun motivo, ma continuò a starsene quietamente dentro il suo alloggiamento. Solo, essendo così vicino il nemico, arringò le sue genti in ordine di battaglia sui poggi che difendevano gli alloggiamenti da fronte, e così continuaron esse tutta la seguente notte. Intanto le milizie cesariane correvano all'armi da ogni parte; e Sullivan colla sua schiera si era, marciando sulla sinistra riva del Millstone-river, avvicinato al Rariton, di maniera che e potesse ritardare con frequenti badalucchi il nemico da fronte, ed accozzarsi all'uopo col generale Washington. Conosciuto Howe, che l'avversario non si lasciava pigliare a quei tranelli, e che le minacce a voler correre alla Delawara erano state infruttuose, volle provare, se la sembianza della paura, e della precipitosa ritirata verso Ambuosa lo potessero adescare, ed in tal modo acquistare la occasione di combattere. Per la qual cosa la notte dei 19, lasciati gli alloggiamenti, in cui già aveva incominciato ad affortificarsi, si ritirava con grandissima celerità a Brunswick, e quindi colla celerità medesima ad Ambuosa. Durante questa mossa andaron gl'Inglesi ardendo le case, o per furor soldatesco, o forse per vieppiù infiammar il nemico a seguitargli. In Ambuosa, gettato il ponte, che apparecchiato avevano pel passaggio della Delawara, sul canale che divide la terra-ferma dall'Isola degli Stati, traghettarono tosto in questa le salmerìe, e tutti gl'impedimenti più gravi. Poscia le genti stesse cominciarono a varcare, sicchè pareva che tutto l'esercito sarebbe in poco d'ora dentro di quell'isola ridotto, come se avesse perduto ogni speranza, ed abbandonato del tutto il disegno di annasar più oltre la Cesarea. A questo scaltrimento dell'Howe si lasciò Washington, nonostante la sua natura molto circospetta, ingannare. Ordinò pertanto prima ai generali Greene, Sullivan e Maxwell, seguitassero con grosse bande il nemico che indietreggiava; ma i due ultimi arrivarono troppo tardi. Morgan però co' suoi cavalleggieri lo andò infestando alla coda; e lord Stirling col colonnello Conway, lo noiarono sul sinistro fianco. Tuttavia potettero far poco frutto, marciando l'Inglese con grande circospezione, e molto grosso in sul retroguardo. Poi Washington istesso con tutto l'esercito, lasciato il suo sicuro alloggiamento de' colli di Middlebrook, volendo difendere da ogni insulto le bande mandate avanti, andò a porre il campo a Quibbletown, Terra situata sei o sette miglia più prossimamente ad Ambuosa. Lord Stirling occupò con una forte squadra il luogo detto Metuckin più sotto verso questa città. Si determinò Howe ad usar prontamente quella occasione, che astutamente aveva aperto a sè stesso. Incontanente la notte dei 25 richiamò le sue genti dall'Isola degli Stati sulla terra-ferma della Cesarea, e la mattina de' 26 marciò minaccevolmente contro gli Americani, avendo diviso il suo esercito in due schiere. Tre eran le parti del suo disegno; quello di tagliare il ritorno ai corridori dei nemici; l'altro di combattere il grosso dell'esercito loro; e finalmente l'ultimo, facendo marciare una grossa banda sulla sinistra molto celeremente, andar ad impadronirsi dei passi delle montagne, pei quali si ha la via al campo di Middlebrook, acciochè Washington non potesse più andarvi a cercar rifugio. La destra schiera guidata da Cornwallis era destinata a compir quest'ultimo fine, e perciò ella si avviava a gran passi per la via di Woodbridge alle Pianure Scozzesi. La sinistra condotta dall'Howe in persona camminava per la strada di Metuckin. Era l'intento dei capitani inglesi, che queste due schiere si congiungessero l'una coll'altra al di là di Metuckin sulla strada, che da questo luogo conduce alle Pianure Scozzesi; e che quindi di nuovo separatesi, la sinistra si voltasse rattamente contro il fianco sinistro dell'esercito americano alloggiato a Quibbletown, e la dritta nel medesimo tempo andasse ad occupar i colli posti sulla sinistra del campo di Middlebrook. Quattro battaglioni con sei bocche da fuoco alloggiavano a Bonhamtown per assicurar Ambuosa da ogni assalto improvviso. Ordinato in tal modo l'esercito inglese camminava molto celeremente non senza grande speranza della vittoria. Ma la fortuna, che voleva serbar gli Americani a miglior destino, disordinò ad un tratto il ben composto disegno dei capitani britannici. Lord Cornwallis, varcato che ebbe Woodbridge, s'incontrò in una masnada di settecento veliti, o sia corridori americani. Ne seguì un abboccamento, nel quale non indugiaron molto i repubblicani a voltar le spalle. Ma intanto il romor dell'armi, poscia le certe novelle recate dai fuggiaschi fecero avvertito Washington, che stava molto ritenuto, del vicino e gravissimo pericolo, nel quale si trovava. Si risolvette tostamente a ricuperare con celerità quello, che forse con imprudenza aveva abbandonato. Lasciato adunque tosto l'alloggiamento di Quibbletown se ne andò difilato a ripiantar di nuovo il campo a Middlebrook, dove giunto mandò senza metter tempo in mezzo grosse guardie ad assicurarsi i passi sulla sinistra, pei quali intendeva Cornwallis di penetrare sino sulle alture. Quest'intanto, sbaragliate senza fatica le prime bande di corridori che battevano le strade, s'incontrò finalmente nella schiera del Lord Stirling grossa di tre migliaia di combattenti, la quale fe' le viste di volergli contendere il passo. Aveva il capitano americano molto acconciamente ordinato le sue genti in mezzo alle selve, e protettele con molte artiglierie. Ma gl'Inglesi e gli Essiani, eccitati gli uni e gli altri da emulazione, diedero dentro con tanta furia, che ne furono tosto gli Americani disordinati, e costretti a dar luogo. Perdettero in questo fatto molti morti, feriti e prigionieri, con tre pezzi di artiglierie. Gl'Inglesi gli seguitarono sino dentro Westfield, sebbene con poco frutto per le selve, e per l'intenso calore della giornata. Lord Cornwallis, conosciuto che i passi erano diligentemente guardati, e disperatosi di poter ottenere l'intento suo, ritornò per la via di Raway ad Ambuosa. Howe medesimamente, veduto rotto, e guasto affatto il suo disegno per la subita ritirata di Washington al sicuro nido di Middlebrook, se ne tornò anch'esso in quella città. Le brigate di Scot e di Conway gli seguitarono alla seconda, e gli accompagnarono sino in sui confini, senza però offendergli in alcuna parte, perchè camminarono rannodati e cauti. Ora i capitani britannici andavano considerando, che il voler seguitare ad osteggiar nella Cesarea, e per questa penetrare sino alla Delawara sarebbe non solo cosa inutile per l'ostinazione del nemico a non voler venirne ad una battaglia giusta, ma ancora per la fortezza de' luoghi, e per la nimistà degli abitatori, perniziosa oltre modo; perciocchè già la stagione s'inoltrava, e non v'era più tempo da perdere in ispedizioni infruttuose. Si risolvettero adunque di andar per la via del mare ad assaltar la Pensilvania (seguendo sempre quel pensiero loro di voler operare da sè, e non in congiunzione dell'esercito canadese, del quale già si avevano gli avvisi certi, avesse investito Ticonderoga; ed incerti, ma probabili, se ne fosse fatto padrone). Perciò tutto l'esercito, varcato il canale, passò nell'Isola degli Stati; e poco stante gli Americani entrarono in Ambuosa. I grandi apparecchiamenti che si facevano dagl'Inglesi nell'Isola degli Stati, ed in tutta la provincia della Nuova-Jork pel trasporto dell'esercito per la via del mare, e l'incertezza del luogo, nel quale dovesse andare a ferire una sì grande tempesta, teneva sollevate tutte le province americane. Si temeva di Boston, del fiume del Nort, della Delawara, del Chesapeak, e perfino di Charlestown nella Carolina, dove era una considerabile canova di viveri e di munizioni. Il generale Washington stava vigilantissimo, e teneva continue e segrete pratiche coi repubblicani della Nuova-Jork, i quali giornalmente lo ragguagliavano di quanto vi si diceva e faceva; e secondochè gli avvisi o la fama portavano, che questo o quell'altro luogo avesse ad essere la meta della spedizione, mandava tostani procacci, perchè si ordinassero alle difese. Ma in questo avevano gl'Inglesi il vantaggio; perchè procedendo per la via del mare, potevano riuscir improvvisi nel proposto luogo innanzi che si fossero gli abitanti apparecchiati, od avessero le soldatesche potuto marciare in soccorso. Potevano gl'Inglesi già aver fatti notabili progressi prima, che questi arrivassero. Ma fra tutti gli oggetti, ai quali potesse Howe tener la mira, avvisavano benissimo gli Americani, che due, siccome i principali, fossero anco i più probabili. Questi erano, o la conquista di Filadelfia, o la cooperazione pel fiume del Nort coll'esercito canadese. Quale però de' due avesse ad anteporre, non era facil cosa il definire. Perciò si stava Washington molto perplesso, e non si moveva dal suo campo di Middlebrook, dal quale poteva e sicuramente temporeggiar con gli accidenti, ed all'uopo correre con eguale prestezza a Filadelfia, od alle parti superiori dell'Hudson. In questo stato di cose una mossa dell'Howe lo persuadeva, che quest'intendesse di far la fazione d'Albania. Il navilio inglese da Princesbay, luogo poco lontano da Ambuosa, fu ridotto più in su verso la Nuova-Jork a Watering-place, e tutto l'esercito colle munizioni e le bagaglie, lasciata la costa vicina ad Ambuosa, se ne era ito ad alloggiar nella punta settentrionale dell'Isola degli Stati. Sopra che Washington, ordinato che due reggimenti di fanti ed uno di cavalleggieri rimanessero nella contrada tra Newark ed Ambuosa per difenderla contro le improvvise correrìe, se ne tornava col grosso del suo esercito nel suo campo di Morristown. Quivi era più vicino all'Hudson, e non tanto lontano da Middlebrook, che non potesse subitamente di nuovo occuparlo, quando il nemico facesse un'altra volta un impensato motivo sulla Cesarea. Spediva altresì Sullivan con una forte schiera sino a Prompton sulla via di Peek's-hill, acciocchè secondo il bisogno potesse spacciatamente recarsi a quest'ultimo luogo, o ritornare a Morristown. In questo mezzo si rinfrescava vieppiù la fama, che Burgoyne, capitano generale dell'esercito britannico sui laghi, era comparso molto grosso sotto le mura di Ticonderoga. Per la qual cosa il generale americano, sospettando viemmaggiormente della cooperazione dei due eserciti dell'Howe e del Burgoyne sulle rive dell'Hudson, ordinò tosto a Sullivan, si recasse a Peek's-hill, ed egli stesso andò ad alloggiare a Prompton, e poscia anche a Clove. Si ebbero poco poi le novelle della resa di Ticonderoga; e nel medesimo punto s'intese, che il navilio dell'Howe era venuto sino alla città della Nuova-Jork, e che anzi molti legni passeggieri già erano entrati nel fiume del Nort, e andati su sino a Dobbsferry, dove il fiume dopo di essersi notabilmente allargato, come quasi in un lago, che chiamano mare Tappan, di nuovo si ristringe. Questi tentativi giunti alla evidente opportunità dell'impresa, cancellarono quasi ogni dubbio nella mente di Washington, che l'intendimento del nemico quello fosse di far forza su per le rive dell'Hudson, e di levar i difensori di sopra quei passi per cooperar poscia coll'esercito canadese. Perciò comandava a Sullivan, che, immantinente varcato il fiume, andasse ad accamparsi dietro Peek's-hill sulla sinistra sponda di questo. Istessamente commise a lord Stirling di passare, e d'andar a congiungersi con Putnam, il quale era alla guardia delle alture, delle quali si stava in tanta gelosia. Ma, siccome le navi più grosse, ed una parte delle sottili si erano ridotte da Watering-place a Sandy-Hook verso l'aperto mare, e per alla volta della Delawara, e che il grosso dell'esercito inglese stanziava tutt'ora nell'Isola degli Stati, non istava del tutto Washington senza sospetto, che Howe fosse per imbarcarsi, ed andar sopra a Filadelfia. In mezzo a queste incertezze, e mentre il capitano americano s'ingegnava ad ogni modo di penetrare nell'intento dell'Inglese, e questi si sforzava d'ingannarlo con vane dimostrazioni sulle rive del fiume del Nort, ecco, che pervennero le novelle di un caso, il quale, quantunque in sè stesso di poca importanza, molto però rallegrò da una parte gli Americani, e dall'altra molto rattristò gl'Inglesi. Comandava alle genti britanniche, che alloggiavano nell'Isola di Rodi, il maggior generale Prescott, il quale trovandosi dentro di un'isola, e le acque all'intorno tutte essendo corse da frequenti navilj del Re, ed avendo una soldatesca molto superiore a quella, che ne' vicini luoghi avrebbero i nemici potuto adunare, se ne viveva molto confidentemente a mala guardia. Gli Americani, che ardentemente desideravano di rappigliare pel generale Lee, deliberarono di sorprendere Prescott, e condurlo prigione sul continente. Pertanto la notte dei dieci luglio il luogotenente colonnello Barton con una masnada di quaranta soldati delle milizie rodiane molto pratiche dei luoghi, s'imbarcò sui battelli atti a pescar balene, e dopo d'aver navigato per ben dieci miglia, e schivato con mirabile destrezza le navi nemiche, che non eran poche, sbarcò sulla costa occidentale dell'Isola tra Newport e Bristol-Ferry. Di là s'avviarono rattamente, e con grandissimo silenzio all'alloggiamento di Prescott. Quivi si assicurarono con somma accortezza delle sentinelle, che custodivano la porta, ed un ajutante di campo entrato a gitto nella camera, dove il generale dormiva quietamente, lo arrestò. Poscia senza nemmen dargli tempo si vestisse, lo condussero con eguali segretezza e felicità a salvamento alle terre loro. Gli Americani ne fecero gran festa, perchè speravano di poterlo scambiare con Lee. Prescott ne sentì grandissimo cordoglio; poichè da poco tempo era stato liberato dalle mani degli Americani per mezzo degli scambj, dacch'era venuto in potestà loro nella guerra canadese. Oltreacciò aveva egli poco tempo prima con insolenza barbara posto un taglione addosso al generale Arnold, come se questi stato fosse un ladro od un assassino. Del che Arnold, si era rappigliato col porre addosso a Prescott un taglione minore del suo. Il congresso rendè molte grazie a Barton, e lo presentò con una spada. Intanto la grandezza degli apparati, che si facevano dall'Howe per fornir l'armata, ed alcune mosse di questa accrescevano nella mente del generale americano il sospetto, che quello che dapprima aveva creduto, fosse il primo scopo dell'Inglese, cioè il campeggiar le contrade dell'Hudson, non fosse altro che una vana dimostrazione. Grado grado si accostava vieppiù all'opinione, che il vero intento suo fosse d'imbarcarsi, e d'andare per la via del mare a percuotere la città di Filadelfia, sedia e capo di tutta la lega. Perciò si ritirava appoco appoco da Clove, e spartiva il suo esercito in molte bande spedite, acciocchè potessero con più facilità correre in aiuto dei luoghi assaltati. Pregava il congresso, adunasse spacciatamente le milizie della Pensilvania, e quelle delle basse contee della Delawara, le prime a Chester e le seconde a Wilmington. Instava, che si ponessero le vedette sopra i capi della Delawara per sopravvedere i mari, spiare e prontamente avvisare l'arrivo del nemico. Ricercava il governatore della Nuova-Cesarea, facesse correre alle insegne le milizie dei distretti vicini a quel fiume; e che facessero capo grosso a Gloucester, piccola Terra situata sulla sinistra riva poco sotto a Filadelfia. Nonostante tutta la diligenza che usavano i fratelli Howe nei preparamenti del tragitto, e l'opera assidua delle ciurme di più di trecento navi, si penò molto a fornire le cose necessarie, sicchè l'armata coll'esercito a bordo non potette salpare da Sandy-Hook, se non il giorno 23 di luglio. S'imbarcarono a questa spedizione trentasei battaglioni tra Inglesi ed Essiani, inclusi i fanti leggieri, i granatieri, una banda di Jorchesi nominata i corridori della Regina, ed un colonnello di cavalleggieri. Seguiva un acconcio fornimento di artiglierie. Sette battaglioni con un colonnello di cavalleggieri, e le rimanenti bande paesane continuarono a stanziare nella Nuova-Jork per la difesa della provincia. Altrettanti ne furono lasciati nell'Isola di Rodi. Fu scritto, che Howe avesse in animo d'imbarcar più genti; ma che avendo Clinton, che, partito Howe, doveva rimanere in grado supremo di dignità, dimostrato il pericolo, che si correva per la debolezza delle guernigioni, per la vastità dei luoghi, e per la frequenza dei porti, abbia consentito a lasciar indietro sì gran numero di soldati. Così l'Inghilterra per errore o dei ministri o dei capitani, invece di una grossa e poderosa oste, aveva in America tre eserciti minori, da ciascuno dei quali non si poteva sperare la vittoria certa; uno nel Canadà, un altro nell'Isole della Nuova-Jork, e di Rodi, ed un terzo, che viaggiava sulle navi alla volta di Filadelfia. Ma forse credettero essi, che in un paese, come quello era in cui si guerreggiava, interrotto sì frequentemente da laghi, da fiumi, da selve e da ogni sorta di luoghi difficili e forti, dovesse riuscir più efficace l'opera di tre eserciti pronti e spediti, che non quella di un più grosso, e per conseguente più impedito dalla moltitudine delle salmerìe. La quale escusazione sarebbe per avventura accettabile, se i capitani britannici invece di giocare, come si suol dire, allo sbaraglino, ed operar, come fecero, alla spartita, avessero, congiungendo i consiglj loro, l'uno aiutato l'altro, ed unitamente a qualche grande e comune impresa fossero concorsi. Quale di questo sia la verità, i progressi che faceva grandi verso le fonti dell'Hudson l'esercito del Burgoyne, il timore dei futuri assalti dell'Howe, e l'incertezza del luogo, dov'egli avesse a ferire, tenevano sospesi ed in grandissima apprensione gli animi di tutti sul continente americano. Si aspettavano le battaglie, che ognuno riputava, dovessero riuscire altrettanto aspre e sanguinose, quanto importanti e decisive. FINE DEL VOLUME SECONDO TAVOLA DELLE COSE CONTENUTE NEL TOMO SECONDO LIBRO QUINTO _pag._ 3 _Sommario._ -- Sito di Boston. Condizione dei due eserciti. Le province fanno apparecchj di guerra. Presa di Ticonderoga. Guerra di Boston. Battaglia di Breed's-hill. Nuovo congresso in Filadelfia. Giorgio Washington eletto capitano generale. Si conduce al campo di Boston. Il congresso fa nuovi ordini pell'esercito. Elogio patetico del dottor Warren. Il congresso fa provvisioni di pecunia. Assicura gl'Indiani. Suo manifesto. Solennità religiose per muovere i popoli. Dicerìa del congresso al popolo inglese. Altra al Re della Gran-Brettagna. Altra al popolo irlandese. Sua lettera ai Canadesi. Vicende nel Canadà. Risoluzione del congresso intorno gli accordi proposti da lord North. Articoli di lega tra le province proposti dal congresso. I governatori regj si oppongono ai disegni dei popolari, e notabili effetti, che ne seguono. Il Massacciusset incomincia a tentar l'independenza. Ma le altre province vanno a rilento. Guerra guerriata presso Boston. Gravi difficoltà, in cui si trova Washington. Gage ha lo scambio nell'Howe pel capitanato generale delle genti inglesi. Ardire degli Americani in sul mare. Strettezze di Howe. Invasione del Canadà. Magnanimità di Montgommery. Presa di Monreale. Mirabile impresa condotta a fine da Arnold. Assalto di Quebec. Morte di Montgommery. LIBRO SESTO » 168 _Sommario._ -- Condizione delle Sette in Inghilterra. Mala contentezza dei popoli. I ministri accattano soldati in Germania. Parlamento convocato. Disegni della Francia. Disegni dei ministri inglesi. Dicerìa del Re al Parlamento. Gravi battoste, che ne seguono. Prevalgono i ministri. Commissarj in sui perdoni. Guerra di Boston. Gl'Inglesi sforzati a votarlo. Nuovi romori nella Carolina Settentrionale. Successi prosperi del congresso sul mare. Guerra canadese. Lodi di Montgommery. Disegni degl'Inglesi contro la Carolina Meridionale, e feroce assalto dato da essi al Forte Moultrie. Strana condizione dell'America. I popoli vi si dispongono all'independenza, e per quali cagioni. Il congresso pone il partito dell'independenza. Orazione di Riccardo Enrico Lee in favor dell'independenza. Orazione di Giovanni Dickinson contro la medesima. Il congresso chiarisce l'independenza. Esultazioni dei popoli. LIBRO SETTIMO » 276 _Sommario._ -- I regj assaltano con grand'apparato di guerra l'America. Abboccamento per gli accordi. Rotta di Brooklin. Nuovo abboccamento per gli accordi. I regj s'impadroniscono della città di Nuova-Jork. I Forti Washington e Lee vengono in poter loro. Corrono vittoriosi la Cesarea. Pericolo di Filadelfia. I regj s'arrestano sulla Delawara. Lee fatto prigione. Guerra indiana. Guerra canadese. Virtù del congresso, e di Washington nell'avversa fortuna, e deliberazioni loro per ristorarla. Facoltà dittatoria conceduta a Washington; ed in qual modo la usa. Maneggi del congresso presso il governo di Francia. Vi manda Franklin. Qualità di quest'uomo. La fortuna d'America risorge a Trenton, e come. Prudenza, e valore maraviglioso di Washington. Howe dopo varie mosse abbandona la Cesarea. S'imbarca alla Nuova-Jork per portar la guerra altrove. FINE DELLA TAVOLA Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Isola Lunga/Isola-Lunga, terraferma/terra-ferma, Albania/Albanìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. *** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DELLA GUERRA DELLA INDEPENDENZA DEGLI STATI UNITI DI AMERICA, VOL. 2 *** Updated editions will replace the previous one—the old editions will be renamed. Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright law means that no one owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United States without permission and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to copying and distributing Project Gutenberg™ electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG™ concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you charge for an eBook, except by following the terms of the trademark license, including paying royalties for use of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for copies of this eBook, complying with the trademark license is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports, performances and research. 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The Foundation’s EIN or federal tax identification number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by U.S. federal laws and your state’s laws. The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to date contact information can be found at the Foundation’s website and official page at www.gutenberg.org/contact Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread public support and donations to carry out its mission of increasing the number of public domain and licensed works that can be freely distributed in machine-readable form accessible by the widest array of equipment including outdated equipment. Many small donations ($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt status with the IRS. The Foundation is committed to complying with the laws regulating charities and charitable donations in all 50 states of the United States. Compliance requirements are not uniform and it takes a considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up with these requirements. We do not solicit donations in locations where we have not received written confirmation of compliance. To SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state visit www.gutenberg.org/donate. While we cannot and do not solicit contributions from states where we have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition against accepting unsolicited donations from donors in such states who approach us with offers to donate. International donations are gratefully accepted, but we cannot make any statements concerning tax treatment of donations received from outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. Please check the Project Gutenberg web pages for current donation methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways including checks, online payments and credit card donations. To donate, please visit: www.gutenberg.org/donate. Section 5. General Information About Project Gutenberg™ electronic works Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg™ concept of a library of electronic works that could be freely shared with anyone. For forty years, he produced and distributed Project Gutenberg™ eBooks with only a loose network of volunteer support. Project Gutenberg™ eBooks are often created from several printed editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper edition. Most people start at our website which has the main PG search facility: www.gutenberg.org. This website includes information about Project Gutenberg™, including how to make donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.