The Project Gutenberg EBook of Le vergini, by Marco Praga This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have to check the laws of the country where you are located before using this ebook. Title: Le vergini Author: Marco Praga Release Date: March 30, 2015 [EBook #48609] Language: Italian Character set encoding: UTF-8 *** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE VERGINI *** Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive) MARCO PRAGA Le vergini COMMEDIA IN QUATTRO ATTI IV EDIZIONE MILANO L. OMODEI ZORINI, Editore Portici Settentrionali, 23 1896 PROPRIETÀ LETTERARIA Milano, Tip. degli Esercenti, Via Vincenzo Monti, 31 PERSONAGGI DARIO. VITTORIO OLGIATI. CORRADO CANTONI. VERCELLINI. MARCHESE ZOPPI. COZZI. MERATI. DELLÀGO. DELFINA. PAOLINA. NINÌ. SELENE. TERESA. DOMENICO. UN FATTORINO. _Milano. — Epoca attuale._ ATTO PRIMO _Salotto in casa di Delfina. Porte ai lati e al fondo. Sul davanti, a destra una tavola e due poltrone, a sinistra un divano. In fondo, in un angolo, il pianoforte coi lumi accesi. Sulla tavola pure una lucerna accesa. Arredo semplice, senza distinzione._ SCENA I. VERCELLINI, DELFINA poi NINÌ. VERCELLINI (_seduto, legge un giornale_) DELFINA (_entra dalla sinistra_) VERCELLINI Oh brava, è qua? Così la saluto e me ne vado. DELFINA Digià? Scusi sa, se l'ò lasciato solo. Avevo tante faccenduole... Noi siamo in confidenza, nevvero? Ma perchè va già via? VERCELLINI Che vuol che ci faccia qui? Ora verranno i suoi invitati... DELFINA No no, gli è che lei non è più il nostro buon amico d'una volta. Si lascia veder raramente, di sfuggita... Si direbbe che lo fa per dovere... VERCELLINI La sua casa è cambiata, cara signora Delfina... Ora si è messa in grande, riceve molta gente, molta gioventù... Io mi ci troverei a disagio... DELFINA Ma lei è pur sempre il nostro vecchio amico Vercellini, il collega del mio povero Benedetto, che mi à assistita nei brutti momenti della vita... Io non dimentico i suoi benefici... Caro cielo... ora le figliole sono grandi, bisogna che mi dia un pò d'attorno per maritarle... VERCELLINI Già, già... E Paolina? DELFINA Paolina sta facendo un pò di toilette... VERCELLINI Non mi vuol vedere più, assolutamente. DELFINA È il suo carattere... è una selvaggia, proprio. VERCELLINI Però quando arrivano i vostri nuovi amici, allora... DELFINA Che che! Ci vogliono delle lunghe preghiere per indurla a lasciarsi vedere un poco; e se usciamo, ella rimane in casa... Infine, pare lei la mamma ed io la figlia... VERCELLINI E la lasci fare... DELFINA Ma no perchè si può credere che io abbia delle preferenze.... E poi compromette la riuscita dei miei disegni, l'avvenire delle sue sorelle, della Ninì specialmente che à tanto ingegno... NINÌ (_fa capolino alla porta di sinistra, in corsetto bianco, mezzo svestita_) Mamma... Oh! buona sera signor Vercellini, buona sera! VERCELLINI Avanti, avanti, piccina, vieni a stringermi la mano... NINÌ Le pare! Sono ancora in deshabillé. Mamma, non trovo il mio pettine di tartaruga. Sai dov'è? DELFINA Ma cara mia, non lo so. Ài chiesto a Teresa? NINÌ (_sempre sulla soglia nascondendosi a mezzo_) No. Teresa? Teresa? DELFINA (_accorrendo a lei_) E intanto stai lì, così svestita... Ti prenderai un raffreddore... Non ài proprio nessuna cura della tua voce... (_Suono di campanello_) NINÌ Uh! qualcuno di già. Buona sera, signor Vercellini, buona sera. (_Scompare_) VERCELLINI Addio, piccina. DELFINA Che testolina sventata! Ma c'è un tesoro in quella testolina... VERCELLINI Arrivederci dunque. DELFINA Se ne va proprio? Mi raccomando, si lasci vedere un pò più di frequente. (_Si avviano verso la comune, a destra, e s'incontrano in Vittorio e Cantoni che entrano. Vercellini s'inchina ed esce_). SCENA II. DELFINA, VITTORIO, CANTONI. DELFINA Oh! il signor Olgiati! VITTORIO E non solo. Valendomi del permesso che ella mi à dato tante volte, ò condotto con me e le presento un mio carissimo amico: il Dott. Corrado Cantoni. DELFINA (_goffamente_) Ben felice! ben felice! VITTORIO È arrivato jeri l'altro da Berlino dopo varî anni d'assenza... ò il compito di introdurlo nella buona società e, naturalmente, (_ironico_) ò pensato subito a lei... DELFINA Troppo buono, signor Olgiati... (_a Cantoni_) È venuto ad annoiarsi... vorrà compatire... CANTONI (_un pò stupito_) Signora, la prego anzi di perdonare l'ardire: ma Vittorio mi assicurò che mi verrebbe scusata questa mancanza alle più elementari regole... VITTORIO (_piano, toccandogli il gomito_) (Tira via, tira via, dàlle i dolci...) CANTONI (_sempre più stupito_) So che à delle belle signorine: mi sono permesso di portar loro dei dolci... (_le porge una scatola_). DELFINA Sono veramente confusa... (_va a posar la scatola_). VITTORIO E serviranno da carta da visita per la Selene e la Ninì. CANTONI (_piano a Vittorio_) (Se io ci capisco un'acca...) VITTORIO (_piano a Cantoni_) (Stai buono, capirai dopo...) DELFINA Debbo far loro tante scuse... Le mie figliole sono ancora occupate alla loro toilette... VITTORIO E lei faccia come se noi non ci fossimo. Eravamo diretti alla Scala. Ma poi abbiamo trovato che improvvisamente, e come di solito, si fa riposo. Allora ò detto al Cantoni: Vieni con me qui vicino, dalla signora Tossi. Ecco perchè siamo qui un pò prestino. Ma noi sappiamo fare tutte le debite concessioni alla toilette femminile. Ed anche lei signora Delfina, non si disturbi per causa nostra. Io già sono di casa, nevvero? e Cantoni deve considerarlo come un vecchio amico, poichè è amico mio e amicone di Dario mio cugino. DELFINA Ah sì? del signor Dario? CANTONI Abbiamo vissuto insieme, lungamente, a Berlino. Fummo compagni di studï... DELFINA Ah, è ingegnere, anche lei? CANTONI No, medico... VITTORIO Famoso! DELFINA Allora approfitto del permesso e vado ad avvertire le mie figliole... Qui ci sono dei sigari, dei giornali, facciano come in casa loro... (_si avvia_) VITTORIO E i dolci?? DELFINA (_ritornando_) Ah sì! VITTORIO Ma perbacco! DELFINA (_prende la scatola ed esce_) SCENA III. VITTORIO, CANTONI. VITTORIO I dolci, capisci, è necessarïssimo che vengano presentati insieme al tuo nome. Ti renderanno subito simpatico. CANTONI Oh, adesso mi darai qualche spiegazione: perchè tu mi ài preso per mano come una fata del buon tempo antico, e mi ài condotto qui, senza dirmi nulla, come in un palazzo incantato. VITTORIO Ti ò però detto che non ti saresti annojato... (_accende un sigaro_). CANTONI Questo lo vedrò... VITTORIO Devi averlo già capito, dal modo come ti ò presentato, e dall'aspetto della padrona di casa. Lo vedi: ti ò condotto qui, senza essere preannunciato... (_si sdraja su di una poltrona_). CANTONI E dunque? VITTORIO Che vuoi che ti dica? È una casa sui generis... CANTONI Il che non significa nulla. VITTORIO Significa che non è una casa come tutte le altre... Quello poi che à di diverso dalle altre è... più difficile a spiegarsi. CANTONI La famiglia è composta?... VITTORIO Dalla madre, che ài visto, vedova... CANTONI Vedova? VITTORIO Autenticamente vedova, perchè c'è chi ricorda l'ottimo e defunto signor Tossi, impiegato al catasto. Quello che usciva quando noi entrammo, per esempio, è un certo Vercellini, un vecchio amico di casa, collega del defunto, che viene qui qualche volta a prendere il caffè, dopo pranzo, e se ne va appena arrivano i frequentatori più... moderni della casa. Dunque la madre, ò detto; poi ci sono tre figliole: la maggiore, Paolina, à tutte le caratteristiche esteriori di quelle fanciulle che si dicono comunemente di _buona famiglia_. Riservata, modesta, taciturna... CANTONI Genere nojoso. VITTORIO Sì; ma c'è di buono che non si vede quasi mai: è come non esistesse: è la massaja di casa. Non interessa, ma non disturba... CANTONI Le altre due?... VITTORIO Le altre due, Selene e Ninì, sono la parte tipica della famiglia, la Ninì specialmente, un folletto di diciassette anni, bellissima, simpaticissima, allegra, piena d'ingegno. Queste due sono... le vergini... Non spaventarti... è un nomignolo... CANTONI Oh, e perchè gliel'ànno dato? VITTORIO Perchè... se lo meritano... CANTONI (_stupito, senza capire_) Che bella ragione! VITTORIO Già, se lo meritano... quantunque non paja. CANTONI ? VITTORIO Ecco: tu devi considerarle come due signorine da marito — come ce ne sono tante, pur troppo! — ma aver ben presente invece, sempre, che viceversa sono di quelle signorine... CANTONI Che non si sposano. VITTORIO Già, che non si sposano! Ma, bada, solo perchè le convenienze, i riguardi sociali, impongono di non sposarle. Che, effettivamente, nessuno può dire, o dice, o direbbe alcunchè sul loro conto, dal lato della loro onestà... dirò meglio, dal lato della loro... purezza. CANTONI Sì, ma... VITTORIO D'accordo! Sì, ma. In questo ma sta la vera ragione del perchè non si sposano le sorelle Tossi. CANTONI Vale a dire? VITTORIO Vale a dire nulla. È un _ma_ con dei puntolini, che non à nè può avere continuazione. Il più ardito, o il più pettegolo, o il più maligno tra gli uomini, io per esempio, ti dirà tutt'al più: ma... sono ragazze che vanno attorno sole (e bada, parlo sempre della Ninì e della Selene, chè Paolina non fa neppur questo); che ricevono in casa soltanto uomini, anzi soltanto giovanotti; che vanno in teatro accompagnate sempre dalla mamma, è vero, ma col terzo e col quarto; che si susurra di aver riconosciute all'ultimo veglione sotto un domino cilestre non abbastanza impenetrabile... E così? ribatterai tu: si sa che queste ragazze abbiano un amante? No. Si sa che qualcuno possa dire o abbia detto di averne ottenute le grazie? No. Oh! e allora?... Allora il mondo che è un gran filosofo e un grande aristarco, conclude: è appunto per questo che nella mia grande bontà e indulgenza le chiamo _le vergini_, ma sposatene una e ne rideranno anche i comignoli! CANTONI Ma tutti quelli che vengono per casa non ànno che dei rapporti di pura amicizia? VITTORIO O di gran confidenza. Sai, si vien qui, si passa la sera, allegramente, come diversivo ai ricevimenti d'etichetta. Sei presentato oggi; domani, se non ti accomoda, non ci torni più; o ci torni dopo tre mesi, e sei ricevuto a braccia aperte, purchè porti una scatola di dolci o una chiave di palco. CANTONI E la madre? VITTORIO La madre cerca un marito alle figliuole, in buona fede, convinta di trovarlo un dì o l'altro, specialmente per le due maggiori: disposta tutt'al più a concedere alla Ninì di dedicarsi all'arte del canto, per non privare le scene di una nuova Patti. CANTONI In buona fede, dici tu? VITTORIO Certo! Poichè dopo tutto ella considera che la condotta delle sue figliole è regolare e illibata. E infatti, se dài un bacio, ti guarderai bene dal darlo altro che sulla mano... a meno che ti riesca di darlo quando nessuno ti vede. Se porti un regalo, saranno unicamente dei fiori o dei dolci: potrai anche offrire una veste, ma a patto tu dica che si tratta di una stoffa speciale che un amico ti à mandato dalla China. Se inviti a pranzo, per non avere un rifiuto, devi dichiarare che si festeggia il tuo compleanno, non importa poi se si ripete due volte in un mese. E così, come vedi, si salvano le apparenze. E se la signora Tossi non osa di andare in società colle sue figliole, à il diritto però di essere rispettata e trattata bene dalla società che riceve. Ti convince?... Di' fuma pure, sai! metti di essere in casa tua. CANTONI (_vedendo avvicinarsi Delfina_) Oh! la vecchia. VITTORIO Eh, non scomodarti. CANTONI Ma c'è una delle figliole. (_Entrano Delfina e Selene_) SCENA IV. DELFINA, SELENE, VITTORIO, CANTONI. DELFINA Quante scuse dobbiam loro! Li abbiamo fatti attendere molto. VITTORIO (_sempre sdrajato sulla poltrona_) Le pare! DELFINA Signor Cantoni, le presento una delle mie figlie: Selene. CANTONI (_s'inchina_) Signorina... SELENE (_disinvolta ma un po' sostenuta, gli porge la mano con fare molto distinto. È abbigliata elegantemente_) VITTORIO Buona sera, Selene. SELENE Ah! siete qui? Buona sera... VITTORIO Come siete bellina... SELENE Sì? DELFINA (_a Selene_) Bada. (_Le si avvicina e le raggiusta un nastro_) Signor Olgiati, non à uno spillo? VITTORIO (_si toglie uno spillo dal risvolto dell'abito e glielo porge senza alzarsi_) Ò sempre con me ciò che può occorrere alle signore... DELFINA È un tesoro lei! Che buon marito sarebbe... VITTORIO (_ridendo_) Crede? E chissà che non mi decida ad ammogliarmi!... DELFINA (_piano a Selene mentre le raggiusta la gala_) (Dio volesse!) SELENE (_piano a Delfina_) (Sì, aspettalo quello lì. L'altro cos'è?) DELFINA (_c. s._) (È un medico. Non so se sia ricco). CANTONI (_piano a Vittorio_) (Mi par molto sostenuta questa!) VITTORIO (Aspetta, lascia che si riscaldi l'ambiente). DELFINA Ecco fatto. Ed ora vado in cerca di Ninì. (_Esce_) SELENE (_si reca dietro la poltrona di Vittorio e si appoggia coi gomiti allo schienale_) E così, che c'è di nuovo? VITTORIO (_sollevando la testa a guardarla_) L'amico mio, ch'è un ragazzo simpaticone, e mi à già susurrato che siete bella come un amore... E voi che avete di nuovo? SELENE Nulla. VITTORIO Troppo poco. E la Ninì dov'è? SELENE Non so. Scrive, credo. VITTORIO La sua piccola corrispondenza. E la Paolina? SELENE Chi ne sa niente della Paolina? Fa l'innamorata... VITTORIO E lo è, probabilmente! SELENE Di chi? VITTORIO Non so; di me, per esempio. SELENE (_si stacca dalla poltrona e si avvicina al Cantoni_) Lei è amico del signor Dario? CANTONI Molto amico. SELENE E arriva anche lei da Berlino? CANTONI Da jeri, signorina. Dario mi aveva preceduto, ma ci ritorneremo assieme... VITTORIO (_a parte_) («Signorina!» Malgrado il mio discorso non à ancora capito niente!) (_Entra Ninì_). SCENA V. NINÌ, SELENE, VITTORIO, CANTONI. NINÌ (_entra dal fondo, affrettata, colla bocca piena di dolci, mangiucchiando. È in veste chiassosa, un po' scollata_) Oh! signor Vittorio! (_Gli dà una forte stretta di mano_) Che buoni marrons mi avete portati. VITTORIO (_alzandosi_) Pardon! Li à portati l'amico mio, il dott. Cantoni, che vi presento. NINÌ (_stringendogli la mano_) Buonasera. (_Gli dà un'occhiata, lunga, esaminatrice, poi si volge a Vittorio_) Che ne dite della mia toilette? VITTORIO Molto graziosa. È un gran ricevimento dunque, stasera? NINÌ Ò una gran voglia di ballare. (_Al Cantoni_) Suona il piano lei? CANTONI Un pochino. NINÌ Abbastanza per far ballare? (_Intanto si è messa a cercare sul tavolino, tra i giornali_). Di tutti quelli che vengono qui non c'è che il Cozzi che sappia suonare; è una disperazione... VITTORIO (_piano_) (Che cosa cercate?) NINÌ Il _Secolo_. Volevo veder una cosa... Non c'è. SELENE (_come assalita da un'idea cerca il «Corriere» e trovatolo si mette a leggere in quarta pagina_) NINÌ (_al Cantoni_) Non à il _Secolo_, signor Cantoni? CANTONI Credo, nella mia pelliccia... (_Esce_) VITTORIO (_alla Ninì_) Il _Pungolo_ o l'_Italia_ non vi servono? NINÌ No... VITTORIO Ah! ah! bada, son geloso, Giovannina... NINÌ Non mi chiamate così! CANTONI (_rientrando, porge un giornale alla Ninì_) Ecco, signorina. NINÌ (_lo fissa un momento, stupita_) Grazie. (_Prende il giornale e cerca in quarta pagina_). VITTORIO (_piano al Cantoni_) (Insomma, vuoi smetterla di chiamarle _signorina_?) CANTONI (O come debbo dire?) VITTORIO (Ninì, Selene, tout court. Ti vuoi compromettere!) CANTONI (Come?!) VITTORIO (Ma già: a sentirsi chiamar _signorina_, crederanno che tu le prenda troppo sul serio, si faranno delle illusioni, vedranno in te un marito... Non è quello che vuoi, spero!) CANTONI (No davvero! Ma che cosa cercava sul _Secolo_?) VITTORIO (Ciò che l'altra cercava sul _Corriere_. Una corrispondenza amorosa. Quella è più aristocratica: questa è più borghese, anzi più repubblicana... in amore!) (_Intanto sono entrati: Cozzi, Merati e Dellago. Ninì e Selene ànno risalita la scena e parlano con essi al fondo. Poi entra il Marchese Zoppi, vecchio tinto, una caricatura_). NINÌ Oh! buona sera Marchese, buona sera Marchese!! (_Gli porge le due mani e gli saltella davanti_). VITTORIO Comincia a venir gente... CANTONI Oh oh! quel vecchietto lì chi è? VITTORIO Un curioso tipo. Un eterno giovinetto che non à ancora rinunciato a corteggiare le donne. Ormai è tornato agli amori platonici e, capirai, questo è il luogo per lui. CANTONI Come si chiama? VITTORIO È il marchese Zoppi. Qui è la seconda o la terza volta che ci viene... ma, come vedi, per la Ninì è già un vecchio amico. Vieni che ti presento alla società. (_Il gruppo del fondo s'è posto attorno al piano: le discussioni sono animatissime. Risa, ecc. Qualcuno accompagna col canto la canzone di Carulì che il Cozzi accenna sul pianoforte. Vittorio e Cantoni si recano al fondo e si vede il primo presentare il secondo agli altri. Entrano: Dario dalla comune e Delfina dalla sinistra_). SCENA VI. DELFINA, NINÌ, SELENE, DARIO, VITTORIO, IL MARCHESE, COZZI, MERATI, DELLAGO, poi PAOLINA. DARIO (_entra e si guarda attorno un momento_) DELFINA (_dalla sinistra, andandogli incontro_) Oh signor Dario, come sta? DARIO Bene, grazie. Quanta gente! E le sue figliole? DELFINA Sono là... DARIO Anche la Paolina? DELFINA No, è ancora nella sua stanza. Ora la chiamo. DARIO Non la disturbi. DELFINA Che! Quando c'è lei, ci viene volentieri qui. Loro due ànno un carattere che si rassomiglia. Stanno bene assieme. (_Esce_). DARIO (_si reca al fondo, saluta Vittorio, Cantoni e gli altri_) MERATI (_discendendo la scena col Dellago_) (E così, sei riuscito?) DELLAGO (Un poco: ma il mio scopo sarebbe di fare una _partie carrée_. Se venissero tutte due ci si divertirebbe un mondo). MERATI (È difficile: perchè l'una fa ogni cosa sua di nascosto dell'altra...) DELLAGO (E poi quella madre sempre alle costole... è insoffribile!...) (_Seguitano a parlare tra di loro e risalgono la scena_). PAOLINA (_entra dalla sinistra e si sofferma un momento ad osservare_) DARIO (_la scorge subito, ridiscende la scena e le vien vicino, premuroso_) Come va, Paolina? PAOLINA Buona sera signor Carocci. DARIO Come siete bella, stasera. PAOLINA Per carità!... (_Entra anche Delfina e rimane al fondo a discorrere cogli altri_). DARIO Non è un complimento. (_Le prende le mani, siedono entrambi sul divano_). Vi dico che siete molto bella perchè trovo che la siete. Così, quando vi dico di volervi bene potete crederlo, che non è una delle solite banalità... PAOLINA Perchè sa dirlo con belle parole... DARIO No: perchè dico quello che penso. Da un mese soltanto io vengo in casa vostra: ma come io credo di avervi conosciuta bene, e perciò vi apprezzo e vi stimo, così dovreste aver conosciuto me, e stimarmi un pochino. Dovreste aver capito che non sono come tutti gli altri... Non per merito mio, non ch'io sia migliore degli altri: ma perchè ò avuta una giovinezza molto triste che mi à dato una grande serietà anzitempo... PAOLINA Me la racconterà qualche giorno la sua vita... DARIO Sì... è una storia poco allegra: la storia di quelli che rimangono orfani bambini, che son cresciuti senza il sorriso della mamma, in un collegio, poi lontano dalla patria, volontariamente, per togliersi dai luoghi che ricordano orribili sciagure... Forse c'è qualche punto di contatto tra la mia giovinezza e la vostra... (_Al fondo scoppiano grandi risate, discussioni animatissime_). DARIO (_come ridestandosi_) È Vittorio che tien pulpito, sempre... PAOLINA È tanto allegro: ne à sempre qualcuna di nuove. DELFINA (_al fondo in tuono di rimprovero_) Signor Vittorio, signor Vittorio, via, mi raccomando!... VITTORIO Ma si parla dell'amore, nulla di più morale dell'amore. NINÌ E nulla di più morale del matrimonio! VITTORIO (_avanzandosi, seguito dagli altri_) Ecco qua: sentiamo il parere di Dario, che è un uomo serio. Dimmi: il prender moglie non è una grande sciocchezza? DARIO Forse! ma quante sciocchezze non si commettono più quando si è ammogliati!... VITTORIO Lo credi? Però, bada, c'è questo inconveniente: che qualche volta l'uomo cessa di far delle sciocchezze quando prende moglie: ma la donna, molto spesso, comincia a farne quando prende marito... MARCHESE Un momento, un momento: su questo punto lasciate giudicare a me che delle mogli ne ò avute due... NINÌ O poveretto! MARCHESE Sicuro, sono vedovo due volte. Ebbene... non chiedetemi di più... VITTORIO (_a parte, ma abbastanza forte per essere udito_) Che bestia! MARCHESE (_lo guarda colla coda dell'occhio un po' dubbioso, poi continua_) Credete a me, figliuoli, finchè siete in tempo, non prendete moglie. (_Tutti ridono_). DARIO Tuttavia l'amore... NINÌ Oh per carità non la mi cominci una delle solite sue discussioni tedesche. Io voglio ballare... Signor Vittorio, mi faccia ballare... Chi ci suona una polka? Ah! il signor Cantoni... CANTONI Se mi riesce... NINÌ Sì, sì... (_lo trascina al piano; tutti li seguano fuorchè Dario e Paolina_). MARCHESE (_trattenendo Vittorio, bonariamente_) Scusi: un momento fa, quando io parlavo, ella à esclamato: che bestia! — Non lo diceva a me, nevvero? VITTORIO Le pare, marchese! Lo pensassi anche non oserei mai di dirglielo. MARCHESE (_soddisfatto_) Ah! (_Gli stringe la mano_). Poichè lei è tanto gentile, senta, vorrei chiederle uno schiarimento. Lei è pratico della casa, nevvero? conosce a fondo questa famiglia... VITTORIO Oh Dio... a fondo... relativamente. MARCHESE Le dirò, in confidenza: Selene è una bellissima ragazza... VITTORIO Ma sicuro... ed ella à un debole per lei... lo confessi marchese... MARCHESE Perchè no? Vorrei sapere... Ecco... è difficile a dirsi... non vorrei che interpretasse male la mia domanda... VITTORIO Dica, dica... MARCHESE Vorrei sapere... Ripeto, lo domando a lei, perchè conosce meglio di me la famiglia... Io mi ci raccapezzo poco... VITTORIO Credo di essere entrato nello spirito della cosa. Permetta una domanda. Lei è molto lontano dall'idea di ammogliarsi una terza volta?... MARCHESE Oh Dio, secondo. La primissima gioventù è passata: d'altronde... la solitudine non mi va; se si trattasse di accasarmi, per far una vita quieta, tranquilla... VITTORIO È l'affar suo, allora... MARCHESE Crede proprio? Da amico? VITTORIO Da amico! Selene è fatta apposta per lei. NINÌ (_al fondo_) Signor Olgiati... VITTORIO Vengo, vengo... MARCHESE (_porge la mano a Vittorio_) VITTORIO (_al marchese_) Ci pensi. (_Il Marchese si allontana_). VITTORIO (_lo osserva in aria canzonatoria, poi si dirige a Paolina_) Si può salutarvi? Ma davvero che mio cugino, se à il merito di avervi ricondotta un poco tra di noi, in società, dove non vi lasciavate veder mai, à poi il gran torto di ipotecarvi tutta a suo favore... (_Cantoni tocca i primi accordi di una polka_). PAOLINA Si discorreva... VITTORIO Oh! naturalmente; e di cose molto serie... non c'è da essere in pensiero: ma ciò non toglie che in un modo o nell'altro vi rendete terribilmente preziosa... NINÌ (_dal fondo_) Olgiati! VITTORIO Vengo, vengo. (_Alla Paolina_) Voi, già, non ballate? PAOLINA (_si schermisce_) VITTORIO Suvvia: un solo giro non fosse che per non lasciarvi compromettere troppo da Dario... PAOLINA (_aderisce a malincuore, si alza e dà il braccio a Vittorio_) VITTORIO (_piano a Dario_) (Te la riporto subito). (_Vittorio e Paolina si avviano al fondo_). NINÌ (_accanto al piano, al Cantoni_) No, no, suona anche lei come un tedesco. Ci suonerà Beethoven, dopo, quando saremo stanchi. Cozzi, suonate voi un pochino. (_Il Cozzi si mette al piano e suona. Il Cantoni ridiscende la scena e viene accanto a Dario. Le coppie si mettono in attesa_). DELFINA (_accorrendo_) No, no, siete matti? Qui che non c'è posto neppur per muoversi! Chi vuol ballare, in anticamera, che è grande e non c'è pericolo di romper nulla... NINÌ Ma non si sente il piano, allora! Trasportiamolo accanto alla porta... Su, su... (_Tutti trascinano il piano vicino alla comune. Il Cozzi si mette a suonare e tutti escono. Però la scena al fondo è sempre mossa, qualcuno va e viene, e dalla porta ogni tanto si vedono le coppie che passano_). (_Rimangono sul dinanzi della scena Dario e il Cantoni_). CANTONI Che famiglia bizzarra! DARIO Ti sei già formato un giudizio? CANTONI Vittorio mi à spiegato l'ambiente... DARIO Oh! mio cugino è un gran pessimista. Te ne avrà detto un mondo di male... CANTONI Ma quello che ò potuto constatare sinora non è nulla di meglio. Quelle due ragazze... DARIO Quali? CANTONI Selene e Ninì... DARIO Ah! Ma Paolina è tutt'altra cosa... CANTONI Non l'ò ancora osservata bene... Però anche Vittorio mi diceva... DARIO Meno male che le rende questa giustizia! CANTONI Sì, ma finirà per sentire anche lei l'influenza.... DARIO Non c'è questo pericolo! È troppo buona, è troppo saggia... CANTONI Mi pare che tu le faccia una corte molto assidua... DARIO Ti confesso che provo una grande simpatia per lei. Mi fa compassione vedendola qui in questa casa. Come ne soffre! Guarda: ò pensato già più d'una volta, seriamente, se io non potrei fare qualcosa per lei... toglierla di qui... CANTONI Eh! non ci sarebbero che due mezzi. Farne la propria amante... o sposarla. DARIO Farne la propria amante? Come si vede che non la conosci! Una sola parola che le venga rivolta meno che rispettosa... CANTONI Se ne offende? Può essere una _ruse_ come un'altra. DARIO Ecco la differenza! Non se ne offende; capisce, poveretta, che non può farlo, che non à il diritto di farlo: ma se ne accora, se ne cruccia sino a muovere compassione. La vita che conduce ne è una prova, del resto! CANTONI E allora... non c'è che sposarla... Bada, scherzo, veh! DARIO (_indifferente_) Oh! si può anche dirlo sul serio... CANTONI (_stupito_) Che?... (_Entra Vittorio_) NINÌ (_di dentro, batte le mani e grida_) Alla _queue_, alla _queue_! VITTORIO Divento vecchio... non so più ballare... DARIO E la Paolina? VITTORIO Non à potuto rifiutare un giro di polka a quel Merati che le fa una corte spietata, con nessun successo però, non spaventarti. CANTONI Ma sai che Dario è davvero innamorato della Paolina? VITTORIO Eh se lo so! Gli è che la piglia da un lato molto falso. Ma ditemi un po': vojaltri, là in Germania, lo prendete sempre così sul serio l'amore? CANTONI Ma davvero che Dario lo piglia troppo sul serio. Figurati che or ora mi diceva come capirebbe che si potesse sposare la Paolina! VITTORIO Bè... fin là, spero che non spingerebbe la sua serietà! DARIO Perchè no? CANTONI Ci canzoni? DARIO Niente affatto. Io non ò detto di volerla sposare: ma penso che alla fin fine non c'è una ragione, buona, convincente, che m'impedirebbe di farlo. VITTORIO Ma bisogna essere un bambino o un visionario come te, dai subitanei esaltamenti, per pensare di quelle baggianate lì.... DARIO Non divagare... Dimmi perchè uno che s'innamorasse della Paolina non dovrebbe farne sua moglie. Perchè non à dote? VITTORIO Oh! Ma Cantoni, che non vive nelle nuvole come te l'à capito subito il perchè. DARIO E dimmelo. VITTORIO Ma... guardati attorno... DARIO Ebbene? VITTORIO Questa casa... DARIO Non è la casa di Paolina: è la casa di sua madre... VITTORIO E questa madre, e le sorelle?... DARIO Parlo di Paolina, non delle sorelle... VITTORIO (_a Cantoni_) Ài inteso? Che filosofo me ne ànno fatto lassù, nella terra d'Arminio? Là, là, non discorriamone che è meglio. Sappiate dunque che ò invitato la Signora Tossi, Ninì e Selene, a venir a pranzo domani da me. Inauguro così allegramente la mia nuova casa. (_Al Cantoni_) Naturalmente tu sei della partita. DARIO E la Paolina? VITTORIO Eh! quella lì non ci viene. Se vuoi provare tu... Non esce mai... CANTONI E le altre ci verranno?! VITTORIO Sicuro che ci verranno. E perchè no? La signora Delfina trova che non c'è nulla di male in questo. CANTONI Accettare un pranzo in casa di un giovinotto? VITTORIO Mi sarei offeso se non avessero accettato: e per non offendermi!... Del resto, la signora conta su questi inviti, per il pareggio del suo bilancio. Ne à due o tre per settimana. Sai, tra onomastici e compleanni, conoscendo tanta gente, si ànno a disposizione tutte le date e tutti i santi del calendario! E per essa è un'economia. Così, quando invita lei, prepara la zuppa: tutto il resto lo portano gli invitati... e ce ne avanza pel dì dopo... Sempre la questione delle apparenze: denaro mai, ma generi in natura puoi offrirne fin che vuoi! (_Intanto la Paolina è rientrata, Dario, appena vistala, le si è avvicinato_). VITTORIO (_volgendosi_) (Eccolo là! Decisamente è innamorato!) NINÌ (_rientrando_) Signor Vittorio, ci à abbandonati completamente?... (_piano_) Venite venite di là tutti, che voglio far ballare il Marchese. Dev'essere una bellezza! (_Tutti escono fuorchè Dario e Paolina_) DARIO Come siete pallida... quasi agitata... State poco bene?... Vi ànno forse detto qualcosa che vi è spiaciuto? PAOLINA No, no, sto poco bene... Forse sarà meglio che mi ritiri... DARIO Volete che me ne vada io? PAOLINA Perchè mai?... No, no... DARIO Ò una preghiera da rivolgervi... PAOLINA A me? DARIO Sì... Vittorio à invitato per domani vostra madre e le vostre sorelle... a pranzo... PAOLINA (_si turba_) DARIO Non à osato d'invitare anche voi, perchè sa che non andate mai da nessuno, voi... Se ve ne pregassi io?... PAOLINA Oh! no, signor Dario, non mi dia la pena di doverglielo rifiutare... DARIO Sentite... la casa di mio cugino è come fosse la mia casa... E se io vi pregassi di venire da me, con vostra madre, ricevuta nell'istesso modo con cui sempre vi parlo, cioè con tutto il rispetto che meritate, o tutt'al più con quell'affetto che vi porto e che non è più un mistero per nessuno?... Non rispondete?... PAOLINA Signor Dario... Ella forse s'inganna sul conto mio... o per lo meno sui sentimenti che prova a mio riguardo... DARIO (_sicuro di sè_) Non credo! Ad ogni modo, volete venire domani in casa di mio cugino? Avremo campo di spiegarci meglio, da solo a sola... Non merito, almeno, la vostra confidenza?... PAOLINA (_commossa, gli sorride, quasi annuendo_) DARIO Ci verrete? PAOLINA Sì. (_Entra Delfina e rimane al fondo occupata all'apparecchio del thè_). DARIO Grazie. VITTORIO (_dal fondo, a Dario_) Questa è sovranamente nojosa! DARIO Che? VITTORIO Selene m'infligge per il pranzo di domani quel nojosissimo marchese! Mi scongiura d'invitarlo, altrimenti... DARIO (_ridendo_) Vuoi che gli faccia io l'invito? VITTORIO Sì, bravo, faglielo tu. (_Dario esce_). PAOLINA (_intanto à preso un giornale ch'era sul tavolo e legge in quarta pagina_) VITTORIO (_l'osserva un momento, poi le si avvicina adagio, dietro le spalle_) Anche voi... PAOLINA (_spaventata si volge_) VITTORIO Anche voi avete la vostra piccola corrispondenza in quarta pagina? Via, via, non fatevi rossa... non è un delitto... io poi sarò discretissimo. (_Intanto la scena si ripopola. Il pianoforte tace_). PAOLINA (_alle parole di Vittorio à un impeto di commozione così viva, così intensa, che anche Vittorio ne è colpito_) Anche lei, Signor Vittorio, mi giudica così male! Anche lei! DELFINA (_al fondo_) Ninì, occupati un poco del thè... NINÌ Sì; signor Merati mi ajuta? (_Eseguisce in fondo alla scena, versando il thè nelle tazze._) VITTORIO (_a Paolina_) Ma per carità, non vi affliggete adesso... PAOLINA Ah! come è triste, come è doloroso di trovarsi in situazioni come la mia... VITTORIO (_benevolo_) Oh, Paolina, non giustificatevi... non ò nessuno diritto... sono veramente addolorato di avervi causata una pena... non ne avevo proprio l'intenzione... PAOLINA Eh no! io lo capisco bene... lei mi spia da qualche tempo, cerca di cogliermi in fallo... è la sua missione... VITTORIO (_dissimulando_) Ma che dite mai! PAOLINA Oh! io la apprezzo: à capito che suo cugino forse sta per commettere una pazzia e vuole impedirglielo. Le occorre qualcosa di concreto per convincerlo, e va cercando... Ebbene signor Olgiati... non si dia più questa briga... NINÌ (_viene colla tazza di thè e la porge a Vittorio poi si allontana_) Signor Vittorio... VITTORIO Grazie piccina. (_A Paolina_) Non vi capisco... PAOLINA Sarò io stessa che, nel caso, glielo impedirà... DARIO (_viene con una tazza di thè e la porge a Paolina_) Paolina... PAOLINA Grazie, non ne prendo... DARIO Neppur un sorso? PAOLINA No, grazie... DARIO (_torna al fondo per posare la tazza_) PAOLINA (_a Vittorio_) Su quel giornale, cercavo semplicemente di scoprire, se mi riesce, le pazzie delle mie sorelle, per rimediarvi, o evitarne le conseguenze, se è possibile... Ecco tutto... glie lo giuro, signor Vittorio... VITTORIO Ma... vi assicuro Paolina... PAOLINA Non mi spii più... non scoprirebbe nulla... Le prometto che saprò evitare a Dario e a lei qualunque pena, qualunque dispiacere... (_commossa ognor più_) Glielo prometto... Soltanto... non dica nulla a Dario... non gli dica nulla... Egli potrebbe interrogarmi... potrebbe affrettare una decisione... e allora forse mi mancherebbe il coraggio... E, glielo giuro, ò bisogno di tutto il mio coraggio... (_Sul punto di scoppiare in un singhiozzo, si allontana per nascondere la propria emozione_). VITTORIO (_a parte_) (Via! o sa fingere alla meraviglia... o è davvero una gran disgraziata!) (_Intanto, e cioè al principio del dialogo tra Paolina e Vittorio, Delfina è venuta a sedersi su una poltrona, e a poco a poco si è addormentata. A questo punto, al fondo, dove tutti, fuorchè Paolina e Dario, sono raccolti attorno al piano, scoppiano di nuovo le risate e un vocìo generale_). VITTORIO (_osserva la scena, poi Delfina addormentata_) Che madre... romana! (_Poi siede, mentre al fondo s'intuona la canzone di Carulì: egli accende una sigaretta, allunga le gambe, e si accompagna al coro, sottovoce. Cala la tela_). FINE DEL PRIMO ATTO. ATTO SECONDO _Salotto ricchissimo in casa di Vittorio. Al fondo una grande apertura dalla quale si scorge una specie di andito fiorito o serra. Divani, grandi tavole coperte di libri e di riviste. Una parte del salotto è arredata ad uso di studio da pittore: un elegante cavalletto, scatole di colori, ecc. Porte ai lati._ SCENA I. VITTORIO, CANTONI, poi DARIO. VITTORIO (_sdrajato su una poltrona, legge. Entra Cantoni dal fondo_) CANTONI Ciao, Vittorio. VITTORIO Come? Sei già qui? CANTONI Sì. Ò pensato di venire un'ora prima per chiacchierare un poco... Tanto, non so come ammazzare il tempo in questa Milano. Non conosco più nessuno! VITTORIO Ma... come sei entrato? CANTONI Bravo, per la porta! VITTORIO Grazie tante! Ma non ài trovato Domenico in anticamera? Il mio domestico? CANTONI No. VITTORIO Perchè... CANTONI Disturbo? VITTORIO No, ti pare? Ma siccome gli avevo detto che non c'ero per nessuno sino alle sei, così mi stupivo che ti avesse lasciato passare... CANTONI Ò capito; decisamente, disturbo... VITTORIO Ma no, ti ripeto... CANTONI Ài qualche beltà che viene a prendere il _lunch_ in questo salottino che è davvero un amore?! Dimmi la verità... me ne vado... e torno pel pranzo... A che ora è il pranzo? VITTORIO Alle 6½. Ma rimani, ti prego... CANTONI Ah, no! Dev'essere qualcosa, cioè qualcuno di molto importante, di molto riservato, se l'attendi anche oggi che ài un invito... E che invito, di'? VITTORIO Ebbene sì... attendevo qualcuno... CANTONI E per che ora? VITTORIO Per le cinque. CANTONI E alle sei, naturalmente, questo qualcuno si congederà... Ài dei convegni molto spicci! VITTORIO No, vedi... adesso ti spiego... DARIO (_di dentro_) Ma come? Ma come? Se sono invitato a pranzo... Vittorio, Vittorio... (_Entra_). SCENA II. VITTORIO, DARIO, CANTONI. VITTORIO (E va benone! anche lui, adesso!) DARIO Che faccenda è questa? Domenico non voleva lasciarmi passare a nessun costo. VITTORIO Eseguisce i miei ordini. DARIO I tuoi ordini? VITTORIO Già: vi ò invitato per le 6½: che venite a farci qui, alle 5? CANTONI (_ridendo, a Dario_) Siamo capitati male. À un appuntamento. DARIO Un appuntamento? VITTORIO Affè d'Iddio che siete nojosi! (_Comico_) Bisogna rivelarvi i miei piccoli misteri. Ninì... mi aveva promesso di anticipare la sua venuta... CANTONI Ninì? Si tratta di lei? (_Ride_) Là là, allora non ò rimorsi. (_Siede su una poltrona e accende un sigaro_) La riceveremo insieme. VITTORIO Converrai... che non è l'istessa cosa... CANTONI Infine, senti, non mi farai mica andare a spasso per un'oretta... DARIO (_accanto alla finestra_) Come nevica! CANTONI Nevica, figurati! Vorrei andarmi a pigliar dell'umido! Qui si sta così bene! (_Crogiolandosi nella poltrona_) Una delizia! Di' Dario, noi, a Berlino, di questi lussi, non ce li siamo neppur sognati mai. DARIO (_siede e accende una sigaretta_) VITTORIO (_dopo averli osservati_) E fate pure! Mettete di essere in casa vostra. CANTONI Oh Dio! si capisce: noi ti disturbiamo, ma non ne avevamo l'intenzione. Vuol dire che per oggi rinunzierai alle recondite gioje di un tête à tête con Ninì. VITTORIO (_sfiduciato, comicamente_) Per questo, vi giuro che non rinuncio a nulla... CANTONI Oh! oh! VITTORIO Gli è che Ninì, se verrà, chiederà a Domenico se c'è qualcuno: e quando saprà che ci siete voi tornerà indietro. CANTONI Falle dire da Domenico che non c'è nessuno. VITTORIO Bravo! per avere una scena dopo... per sentirmi dire che la comprometto e che... «badi a quello che faccio...» CANTONI Ah! dice così? VITTORIO Sicuro! (_Suona_). DARIO D'altronde io ò bisogno di parlarti, Vittorio. CANTONI Oh! adesso vi disturbo tutti e due? DARIO No, no! al nostro colloquio amo, anzi, che tu sia presente, da quel buono e vecchio amico che mi sei. (_Entra Domenico_). VITTORIO (_a Domenico_) Se viene quella signora, quella signorina... DOMENICO Ò capito... CANTONI (_À una bella intelligenza!_) VITTORIO Dille che son solo, ma corri innanzi ad avvertirmi. DOMENICO Sissignore. (_Esce_). CANTONI Ebbene, ti giuro, Vittorio, tutto questo è curiosissimo. VITTORIO Meno di voi, che venite a... CANTONI D'accordo! E dimmi un po': se verrà, io e Dario che faremo? VITTORIO Uscirete per di lì: c'è la biblioteca, poi il bigliardo, poi il fumoir... Infine, ò un appartamento di quindici camere compresi la cucina e i ripostigli: ve ne metto 14 a disposizione: se vi compiacete di lasciarmene una... in casa mia! CANTONI (_ride_) Povera vittima! Di' Dario!... DARIO (_stava leggendo un giornale illustrato_) Che? CANTONI Oh! miracolo! Nelle nuvole, sempre! (_A Vittorio_) Dimmi: è la prima volta che ci viene, la Ninì? VITTORIO Ufficialmente sì. CANTONI E... officiosamente? VITTORIO No... CANTONI (_si alza_) Briccone! E jeri, jer sera, facendomi la fisiologia di Ninì e delle sue sorelle, osavi affermare che... VITTORIO Perfettamente! CANTONI Oh qui, che ci viene a fare? VITTORIO Se lo dico che non ài capito niente! Non sei ancora entrato nello spirito del tipo. Tu credi la Ninì e le sue sorelle... ciò che assolutamente non sono. CANTONI (_ridendo_) Viene qui a... parlar di politica? Dimmi, si arrischia sino a... prendere un thè e due tartine? VITTORIO Poco di più. È tanto compiacente da farmi da modella... CANTONI Oh! oh! VITTORIO Per la testa! Tutt'al più un pezzo di braccio... CANTONI E poi? VITTORIO E poi che? CANTONI «Arrivederla, torni presto...?» VITTORIO «Arrivederci, torna presto!» CANTONI Ah! le dài del tu... VITTORIO Officiosamente... CANTONI E perchè ci viene? VITTORIO Perchè sua madre la lascia andar attorno sola: perchè alla lezione si secca: perchè qui si trova bene un'oretta: perchè le preparo sempre qualche piccolo regalo: infine, perchè non à senso morale... Vieni qui... (_Lo prende per la mano e lo conduce alla porta di sinistra e la apre_). Guarda... CANTONI (_dopo aver guardato_) La tua stanza da letto... (_Si scostano_) VITTORIO Ebbene: questa soglia, è la colonna d'Ercole di Ninì. CANTONI Ma allora, tu sei un amante affatto platonico... VITTORIO (_comico_) Per forza! CANTONI Ma allora la Ninì che cosa vuole? A che cosa tende? VITTORIO A formarsi una posizione, ad assicurarsi un avvenire. I fiori d'arancio per lei non sono il retaggio di una esistenza illibata... non sono il gran tesoro che ogni fanciulla inconsciamente possiede e che porta in dono all'uomo che ama e che le dà il suo nome. Per la Ninì e per la Selene sono unicamente un valore, che esse sanno perfettamente apprezzare. I fiori d'arancio, che ànno sacrosantamente il diritto di portare, rappresentano in esse l'apice della corruzione più sopraffina: e non li lascieranno cogliere che da un innamorato cretino che le sposi, o da un botanico... ricchissimo che ami adornar le sue serre dei fiori più rari e costosi... CANTONI Ci sono! Ora ò capito! Ora ti sei spiegato bene! VITTORIO Ah, ma ce n'è volute delle spiegazioni! (_Guarda l'orologio_) Cinque ore e mezza Scommetto che à visto entrare uno di voi ed è tornata indietro... Tra mezz'ora sarà qui la madre... CANTONI Ah, che amore quella madre che si piglia le sue tre figliole a braccetto e va a pranzare in casa d'un giovinotto... Che tipo!... Di', di', e quel marchese... altro tipo! L'ài invitato anche lui? VITTORIO Per forza; me lo à imposto la Selene... CANTONI È il suo adoratore? VITTORIO Sì, come io lo sono della Ninì. Però, vedi, la Selene s'è imbattuta meglio della Ninì... CANTONI Perchè? VITTORIO Perchè quel marchese lì, mezzo rimbambolato, raccoglie le due qualità di ricco e di cretino... CANTONI È un botanico...?! VITTORIO Sì: ma se la Selene à giudizio, riesce a farsi sposare. (_Guarda l'orologio_): Cinque e trentacinque! CANTONI Sei sulle spine!... Non sei mica innamorato?... VITTORIO Ah no! Ma via, è carina! Non è vero che è carina? DARIO Quando avrete finito i vostri discorsi fisiologici e psicologici mi avvertirete, e parlerò io. VITTORIO Ma parla pure, cugino. DARIO (_si alza. A Vittorio_) In queste pitture così efficaci che fai di quelle ragazze, non ci metti in mezzo anche la Paolina, nevvero? VITTORIO No, no. Perchè me ne avresti chiesto ragione sul terreno?! DARIO Ti prego di non scherzare, perchè io parlo seriamente, così seriamente come se si trattasse di prendere una decisione importantissima nella mia vita. VITTORIO (_Ci siamo! È matto!_) DARIO E forse si tratta appunto di ciò. VITTORIO (_siede_) Sapevamcelo. CANTONI Ripigli il discorso d'jeri?! DARIO Sì, e per esaurirlo... Ò riflettuto a lungo e sono deciso a sposare la Paolina... cioè a chiederle se vuol essere mia moglie. CANTONI Che fa lo stesso. Perchè se credi che si farà pregare.... DARIO Forse sì. Ò già accennato a questa mia idea ed ella à sempre cercato di cambiar discorso. Eppure sono certo che m'ama. Anzi, perchè mi ama, poveretta, non vuole assolutamente ch'io trovi in lei un incoraggiamento a compiere questo passo che il mondo potrà giudicare una pazzia! Che delicatezza di sentimento è in quella ragazza! VITTORIO E che cieco innamorato tu sei! DARIO Oh infine! Sua madre è una donna volgare: le sue sorelle, non so che cosa sieno, ma fossero tutto quello che di peggio si può immaginare, non è men vero che Paolina è una buona e saggia creatura. Vittorio à potuto constatarlo: pratica quella casa da sei mesi: à conosciuta la Paolina e à visto la vita che conduce, pura, illibata. Anche quando ancora non sapeva che io esistessi ella si comportava come adesso; non potete credere dunque che finga ora per me. Infine, l'amo: perchè non posso sposarla? VITTORIO Perchè forse non è necessario. DARIO Ah, la bella ragione! Farne la mia amante, dici tu. Sì: dato l'ambiente in cui vive, la sua famiglia disgraziata, e poichè mi ama, potrebbe darsi che acconsentisse a diventarla. E perchè accetterei questo sacrificio? E perchè compirei questo vero delitto, di abusare delle condizioni in cui la Paolina si trova non per colpa sua? «Ma il mondo riderà!» direte voi. Ebbene, io rido del mondo! VITTORIO E sposala! E che il Signore Iddio vi benedica, e figli maschi!... Già, senti, sei libero, sei padrone di te: non ài più, disgraziatamente, e come me, nè babbo nè mamma che ti debbano dare il consenso. Contento tu, contenti tutti. Io farò forse delle pazzie per la Ninì: e tu fanne una per la Paolina: e che Dio ce la mandi buona... DOMENICO (_di dentro_) Sissignora, sissignora. (_Entra affrettato e fa dei segni d'intelligenza a Vittorio_). VITTORIO (_lestissimo, piglia Dario e Cantoni per un braccio e li spinge a corsa fuori della porta di destra, dicendo piano_) Giungendo, tra una mezz'ora, non m'avete ancora veduto, oggi... (_Cantoni e Dario escono dalla destra_). SCENA III. VITTORIO, NINÌ. VITTORIO (_correndo incontro alla Ninì che entra dal fondo_) Piccina, è un'ora che ti attendo. NINÌ Sì, è vero, sono in ritardo... ma ò avute tante cose da fare... VITTORIO (_cerca di abbracciarla e darle un bacio_) Giù le mani. Ò da parlarvi di una cosa importantissima... VITTORIO Ò da parlarvi?! NINÌ Sì: sul serio: mi rivolgo al signor Vittorio Olgiati, mio mecenate e protettore... VITTORIO Eccomi a' suoi ordini, signorina... NINÌ Il cappello mi annoja... Già, alla mamma diremo che sono appena giunta... VITTORIO E pur troppo sarà qui a minuti: sono quasi le sei... NINÌ (_si toglie il cappello_) Dunque... io ò presa una risoluzione... VITTORIO Meno male! NINÌ E ò deciso di confidarla a voi in gran segreto, perchè mi ajutiate a mandarla ad effetto... VITTORIO Sentiamo. NINÌ Voglio cantar l'operetta. VITTORIO L'operetta?! NINÌ Sì, scritturarmi in una compagnia. Sono stata adesso dall'agente. Tomba mi accetta. Sei lire al giorno, viaggi pagati, due beneficiate effettive ogni anno e due di nome. Mezzo soprano leggiero, debutto in Claretta di Madama Angot!... VITTORIO Un momento, un momento! Mi confondi! NINÌ Oh! la ribalta, la ribalta è sempre stata il mio sogno! (_Cantando_) _De Madame Angot je suis la fille, je suis la fille..._ VITTORIO E vostra madre? NINÌ Mia madre à una gran fede nelle mie corde vocali e vede in me una futura Patti... Ma io mi conosco: non vedo in me che un mezzo soprano leggiero... VITTORIO Oh! leggiero sì! NINÌ In casa mi annojo. Che avvenire ò? Che cosa posso sperare? Non mi faccio le illusioni di Selene che spera di trovar marito. Al giorno d'oggi, senza dote non ci si sposa. È vero o no? Dunque! Bisogna che pensi a formarmi una posizione... VITTORIO Questi sentimenti vi onorano! Ma la mamma non permetterà... NINÌ D'accordo; ma io non le dirò nulla. VITTORIO Una fuga? NINÌ No. Non le dirò nulla per ora: ma tra quindici giorni (_perchè dovrei trovarmi alla piazza, a Napoli, il 1º febbraio_), quando avrò preparati i costumi, cinque!, e avrò la mia scrittura in mano, con una penale di 1000 lire da pagare se manco, e che le dirò: «Mamma mia, ormai è fatta, addio, ti manderò i giornali...» Dovrà acconsentire per forza. VITTORIO Siete... un genio! NINÌ Ma bisogna ajutarmi. I costumi costeranno un migliaio di lire. Se mi fate garanzia dal Zamperoni... VITTORIO Ma che garanzia! Mi permetterete di offrirveli... Lasciatemi cooperare alla formazione di questa diva che va a sorgere sull'orizzonte dell'arte... NINÌ Bè, sentite: io vi rimborserò a poco poco, col frutto delle beneficiate. VITTORIO E, dite: così giovane, volete viaggiar sola, vivere sola attorno pel mondo?... NINÌ Oh! non ò paura... VITTORIO Mi permetterete di accompagnarvi a Napoli... NINÌ Siete matto?! Si potrebbe credere chissà che cosa!... (_S'ode di dentro la voce di Delfina e Selene che entrano_) Oh! la mamma; mi raccomando: acqua in bocca... con tutti, anche con vostro cugino... VITTORIO Lo giuro! (_Andando incontro a Delfina_) Avanti, avanti... SCENA IV. DELFINA, PAOLINA, SELENE, NINÌ, VITTORIO poi DARIO e CANTONI. DELFINA Eccoci qua, eccoci qua. È l'ora giusta? VITTORIO Ma perfettamente. Come va? (_Le stringe la mano, poi va a stringerla a Paolina e Selene che rimangono un po' più al fondo, e le ajuta a togliersi il cappello e il mantello_). DELFINA (_vien vicino a Ninì e le dice piano_) Ti avevo detto di attendermi abbasso, alle sei, per salire insieme. Così che figura ài fatto a salir sola? NINÌ (_facendo spallucce_) Sì, col freddo che fa volevo proprio star giù ferma per rovinarmi la voce. Del resto sono arrivata in questo momento. DELFINA Dove sei stata? NINÌ Alla lezione. (_Si allontana_). DELFINA (_si guarda attorno_) Che bella casa! SELENE (_a Vittorio, scendendo insieme la scena_) Il marchese non è ancora venuto? VITTORIO No. Ma vi preme proprio, immensamente? Siete pratica, voi, nelle vostre simpatie. Niente fumi per la testa. Badate al sodo, voi... Brava! DELFINA (_a Vittorio_) È davvero una bellezza la sua casa, signor Olgiati. Quanta bella roba!... VITTORIO Ora, ora, le mostrerò tutto il mio appartamento, intanto che si aspetta il pranzo. DARIO e CANTONI (_entrano dalla destra, salutano tutti, ecc._) DARIO (_prende Paolina in disparte_) Vi ringrazio di essere venuta. Permettetemi di vedere in ciò una prova di stima e d'affetto per me. Avevo una gran paura che non verreste. PAOLINA Glielo avevo promesso... DARIO E se aveste mancato non avrei avuto mezzo di vedervi oggi, e, credetemi, è ormai una gran pena per me il rimanere un giorno senza vedervi... (_Continuano a parlare tra loro_) DELFINA (_a Vittorio, col quale à fatto un giro per la sala, tornando alla ribalta_) Deve pagar molto di quest'alloggio! NINÌ (_al fondo mentre osserva i ninnoli, ecc._) «De madame Angot, je suis la fille, je suis la fille...» CANTONI (_che si è messo a parlar con Selene_) E come va la pittura? SELENE Così, così... CANTONI O ditemi: poichè Vittorio dipinge così bene, è un vero artista, perchè non prendete lezione da lui? SELENE Vi pare? Sarebbe un maestro troppo giovane, compromettente... CANTONI Ah! VITTORIO Non manca più che il marchese... Ma non sono che le sei... DELFINA (_piano a Vittorio trascinandolo in un angolo_) A proposito: volevo chiederle una cosa. VITTORIO Dica. DELFINA Che persona è il signor Marchese? VITTORIO Oh, un'aurea persona... DELFINA Molto ricco, nevvero? VITTORIO Ricchissimo: un antico viveur... DELFINA Perchè, le dirò, io ne ò fatta la conoscenza in una maniera un po' strana. Per una quindicina di giorni di seguito, ogni mattina, mi arrivò in casa un mazzo di fiori, diretto alla Selene. VITTORIO Lo mandava lui! DELFINA Già: aveva veduta Selene in teatro, credo, e... VITTORIO E gli aveva fatto colpo. À buon gusto... DELFINA Bontà sua, signor Olgiati. Poi, due giorni fa, accanto al mazzo di fiori ò trovato la carta da visita, e un anellino di brillanti. VITTORIO Oh! DELFINA Questo signore si sbaglia, ò pensato io; nevvero? VITTORIO Naturalmente! DELFINA E ò rimandato subito l'anello. VITTORIO Benone! DELFINA Le pare? Dei fiori, passi, ma dei brillanti?! E allora, lo stesso giorno, me lo vedo arrivare in casa. Veniva a farmi un milione di scuse... che non aveva avuto intenzione di offendere, ecc. ecc. Capirà, a chi fa delle scuse!... Non c'era una ragione di maltrattarlo. E così abbiam fatto amicizia. VITTORIO È un buon acquisto! DELFINA Cioè: abbiam fatto conoscenza. Ma pare che proprio abbia una gran simpatia per la Selene... Veramente è un po' innanzi in età, ma alla fin fine sarebbe un buon partito, nevvero? Lei che ne dice? VITTORIO A me pare di sì... DELFINA Soltanto, a me preme che si spieghi presto... perchè... Bisognerebbe forse che gli parlassi io... VITTORIO Provi... DELFINA Si presenterebbe una buona occasione, oggi.... Perchè verrà qui, nevvero? VITTORIO Io l'ò invitato.... DELFINA Ma temo mi mancherà il coraggio.... È una persona di riguardo.... DOMENICO (_annunciando_) Il marchese Zoppi.... SCENA V. DELFINA, PAOLINA, SELENE, NINÌ, DARIO, VITTORIO, MARCHESE, CANTONI. VITTORIO Marchese, buona sera.... MARCHESE Buona sera mio simpatico anfitrione.... (_À in mano quattro mazzolini di fiori. Cerca cogli occhi Delfina, le va incontro e le porge uno dei mazzolini_) Signora, i miei omaggi.... DELFINA (_s'inchina goffamente, poi a parte_) (Che persona compita!) MARCHESE (_si dirige a Paolina e le porge un altro mazzolino_) Signorina.... PAOLINA (_prende il mazzolino, e saluta il Marchese_) CANTONI (_a Vittorio, piano_) (È un amore!) VITTORIO (_piano al Cantoni_) (Proprio un cavaliere antiquo!) MARCHESE (_porgendo il terzo mazzolino alla Ninì_) Piccina bella.... NINÌ Oh marchese, come sta? (_Gli stringe fortemente la mano dandogli una scossa, e si pone il fiore nei capelli_). MARCHESE (_si dirige a Selene che è in disparte e le porge, con un sorriso, l'ultimo mazzetto_) SELENE (Ah, per me l'ultimo!) MARCHESE (Ma con esso è il mio cuore!) SELENE (Davvero?) MARCHESE (Ah sì... ma senza speranza!) SELENE (Perchè? Bisogna sempre sperare). MARCHESE (_le sorride con grande amore, comicamente, poi si volge agli altri_) Dunque, dunque, giovinotti, ci ripromettiamo una allegra serata! NINÌ Altrochè! (_Piano a Vittorio_) (Dobbiamo cercare di farlo ubbriacare quel vecchio scimunito.) VITTORIO (_piano alla Ninì_) (Oh! oh! non ditene male. È il fidanzato di vostra sorella!) (_Ninì dà in una risata_) DELFINA (_a Vittorio_) (Sarebbe proprio il momento buono! E, dica, scusi... a tavola lo metta vicino alla Selene il marchese...) VITTORIO (_a Delfina_) (Non dubiti). (_Delfina si allontana_). CANTONI (_a Vittorio piano_) (Dimmi: pensavo adesso che l'unico che ci fa una figura barbina sono io, qui: tu ti dedichi alla Ninì: Dario alla Paolina: il marchese alla Selene. Ed io?) VITTORIO (Bravo! tu piglia la vecchia!) (_Cantoni fa una smorfia e si allontana_). MARCHESE (_a Vittorio, piano_) (Sa, ò riflettuto su quello che mi à detto jersera). VITTORIO (_piano al marchese_) (Ah sì? E allora?) MARCHESE (_c. s._) (Le dirò: un matrimonio alla mia età...) VITTORIO (_c. s._) (Non è mai troppo tardi per acquistare la felicità...) MARCHESE (_c. s._) (Sì sì, ma se si potesse evitarlo!... Decisamente, bisogna che studi la madre!) VITTORIO (_c. s._) (La studï, la studï!) DELFINA (_dall'altro lato della scena, vicino alla Paolina, piano_) (Infine, neppur oggi non sei allegra: ma che cos'ài sempre, sempre, santo cielo?) PAOLINA Ma nulla, mamma.... DELFINA (Come, nulla? Sei sempre così seria, così malinconica! Mi metti persin soggezione!) VITTORIO Signori e signore: se vogliono onorare d'una visita il mio appartamento.... NINÌ Sì, sì, sì, andiamo a vedere.... VITTORIO Ecco, qua, la biblioteca.... (_si avvia verso la destra_). MARCHESE (_a parte, trattenendosi_) (Se la vecchia rimanesse... io comincerei i miei studï....) DELFINA (_a parte, indugiandosi_) (Sarebbe il momento di tastar terreno...) (_tutti escono salvo Delfina, e il Marchese_). SCENA VI. DELFINA, MARCHESE. MARCHESE (_si versa da bere da una fiala di cognac ch'è sul tavolino, e siede, fingendo di non veder Delfina_) DELFINA Signor Marchese, anche lei, come me, preferisce una buona poltrona... MARCHESE (_s'è alzato subito_) Oh pardon! non l'avevo veduta. Già, una buona poltrona... DELFINA I giovinotti, si sa, non starebbero mai fermi... MARCHESE Come sono carine quelle sue figliole; simpaticissime, proprio, allegre... DELFINA Fuorchè la Paolina. Quella è sempre taciturna, quieta, tranquilla.... Ma Selene e Ninì ànno un carattere vivace... MARCHESE Eh, lo vedo, lo vedo.... E studiano? DELFINA La Selene studia un pò la pittura... MARCHESE Ah! vuol farne un'artista... DELFINA Ma riesce poco... MARCHESE Peccato! DELFINA E la Ninì studia il canto. MARCHESE Ah, il canto! DELFINA À la passione! Che cosa vuol che le dica? À la passione! Io non volevo, sa? Perchè se riescirà bene vorrà andare sul teatro e quell'idea lì mi spaventa... MARCHESE Le dirò: è più pericoloso il ballo... DELFINA (_con orrore_) Oh, il ballo poi non l'avrei permesso mai. Le pare, una signorina per bene non può far la ballerina! MARCHESE (Ne capisco sempre meno!) Appunto, è quello che dicevo. E prendono le loro lezioni in casa? DELFINA No: vanno dal maestro. MARCHESE (_con affettata indifferenza_) Ce le accompagna lei, già.... DELFINA Eh! no: che cosa vuole, signor Marchese, io non sono ricca, non ò un domestico per farle accompagnare: quando posso vado io: ma, santo cielo, come si fa? non tutti i momenti si può uscire, nevvero? L'una va fuori a un'ora, l'altra va fuori a un'altra, magari due tre volte al giorno. Ò dovuto decidermi a lasciarle andar sole. Oh! ma sono sicura. Vanno, vengono, diritte per la loro strada, senza fermarsi, senza guardarsi attorno. MARCHESE Allora! DELFINA Sì, sì, posso vivere tranquilla.... MARCHESE E lei riceve spesso in casa? Perdoni, non domando per curiosità, ma perchè spero vorrà onorarmi dei suoi inviti.... (_Intanto rientrano tutti gli altri dalla destra, passano chiacchierando ed escono dal fondo. Vittorio sbircia Delfina, e il marchese fa un gesto significativo_). DELFINA O santo cielo: inviti non ne faccio. Chi mi vuol onorare mi fa un piacere, ecco. Io ricevo nel mio piccolo: una tazza di thè, quattro salti qualche volta... Sa bene, noi mamme cerchiamo di aver qualcuno per casa per farle vedere 'ste figliuole... altrimenti come si fa a maritarle? Se sapesse che pensiero... Non le auguro d'essere mamma! Così è quando accetto qualche invito; c'è forse chi me ne fa carico: ma, santo cielo, quando si va in casa di persone ammodo, compite, come giusto qui dal sig. Olgiati... le pare? È come se m'invitasse lei, signor Marchese... dico bene? Quando si presenta l'occasione... MARCHESE Oh! ma fa benone.... (_Rientrano, cianciando e ridendo, tutti gli altri_). SCENA VII. DELFINA, PAOLINA, SELENE, NINÌ, VITTORIO, DARIO, CANTONI, MARCHESE. NINÌ Mammà vieni sulla torre? DELFINA Sulla torre?! NINÌ Ma sicuro! Olgiati à anche una torre da cui si vede tutta Milano... VITTORIO O quasi... DELFINA Ma sei matta? Sulla torre, adesso che è già bujo! NINÌ Appunto! E nevica! Vedremo tutta Milano bianca, sotto la luna! Una bellezza. Andiamo, andiamo tutti... DELFINA (_piano alla Ninì_) (Ma dico, e non si pranza?) NINÌ (Eh, diavolo! alle sei e mezzo!) Facciamo la salita dunque. In dieci minuti si va e si torna... DELFINA Ma fa freddo... NINÌ No, no: ci imbacucchiamo bene... Vedrai che appetito, dopo... DELFINA O che pazzerella sei! (_Piano a Vittorio_) (Ò parlato col Marchese... ma non si decide...) VITTORIO (_piano a Delfina_) (Un pò di pazienza, diamine!) CANTONI Dunque si va? NINÌ Sì, tutti. Anche il Marchese... MARCHESE (_a parte_) (Ah! la torre poi!) SELENE (_piano al Marchese, con civetteria_) (Anche lei, nevvero?) MARCHESE (Veramente...) SELENE (Vorrebbe fare l'invalido?) MARCHESE Ah! l'invalido no... Avanti, avanti! (_Piano a Vittorio_) (Ò parlato colla madre... non ne capisco niente!) VITTORIO (_piano al Marchese_) (Ma creda a me, si decida: la sposi!...) MARCHESE (_c. s._) (La madre?!) VITTORIO (_c. s._) (Ah! no, la ragazza, diavolo!) SELENE Per dove si sale, dunque? VITTORIO Con me, con me: vi faccio da guida. (_Intanto la Ninì à avvoltolata Delfina in un pajo di mantelli. Tutti si coprono ed escono, fuorchè Paolina e Dario_). SCENA VIII. DARIO, PAOLINA poi NINÌ. PAOLINA (_si lascia cadere su una sedia, come disgustata, stanca_) DARIO (_in fondo alla scena, si ferma la osserva, poi viene a lei_) Paolina.... PAOLINA (_si alza, stupita_) Come, è rimasto? DARIO Sì... poichè siete rimasta voi... (_La fissa_) Siete triste? (_Con interesse_) Non state bene?... PAOLINA No... sto bene... Ma ò fatto male di venir qui... DARIO Mi rimproverate di avervi pregata di venirci? PAOLINA Oh! no... DARIO Dovreste considerarvi come in casa mia... E in questo pensiero... io mi lusingavo doveste acquietare la vostra coscienza... Mi sono dunque ingannato... Io sono proprio un estraneo per voi? Mi considerate come tutti gli altri... PAOLINA Oh! no, signor Dario... Anzi cercherò di essere allegra... Tanto... (_commovendosi_) potrebbe crederla una finzione questa mia tristezza. DARIO E potete supporlo! Vi ò dato ragione di supporlo, dopo un mese che vi dimostro tutto il mio rispetto, e che oso parlarvi d'amore come solo permetterei se ne parlasse ad una mia sorella? Mi avevate data una gran consolazione, jersera: quando accennai ad un mio disegno... mi parve di essere stato compreso finalmente... Mi sembravate così allegra, così contenta: mi pareva, lasciandovi, che desideraste di rivedermi presto, e di ripigliare il nostro discorso interrotto... PAOLINA (_dominandosi a stento_) No, no, signor Dario, ò capito poi che questo è impossibile... DARIO Impossibile?... Ma... via, venite qui. (_Siedono_) Credete che io voglia scherzare, Paolina? Vi pare che questo sia del mio carattere? Ebbene, voglio essere franco. Quando mi sono sentito nascere in cuore dell'affetto per voi, ò cercato di vincerlo: non perchè io vi temessi, ma perchè la mia natura un po' selvaggia mi spingeva a fuggire ogni legame. Non ci sono riuscito. Il mio affetto si è ingigantito, si è mutato in passione. E allora ò pensato di soddisfare questa passione nel modo più puro, più giusto, nell'unico modo che ò stimato degno di voi e del mio amore: ò pensato che avrei potuto fare di voi, buona, saggia creatura, la compagna di tutta la mia vita. E quando ò potuto lusingarmi che il mio affetto fosse un po' corrisposto, vi ò parlato subito, sinceramente, del mio disegno. E jersera.... PAOLINA Oh jeri sera! Ero così commossa, così lusingata dalle sue parole! Era la prima volta che mi sentivo parlare seriamente, che udivo pronunciare delle parole buone per me... delle parole oneste... Non ò riflettuto lì per lì, ò creduto di sognare... Ma ò riflettuto poi... ò capito che era proprio un sogno!... DARIO (_circondandola_) Ma no, poichè io sono qui per realizzarlo questo sogno, se voi lo vorrete... PAOLINA Non è possibile, non è possibile... DARIO Ma perchè? PAOLINA (_imbarazzata, commossa, cercando allontanarsi da Dario_) Io non sono più tanto giovane... sono povera... non ò nulla... DARIO Una quistione di denaro, Paolina?! PAOLINA (_svincolandosi, alzandosi_) E poi... tante altre cose... No... no... DARIO (_alzandosi_) Tante altre cose!... Ma che dunque? PAOLINA (_con disgusto_) Sì... la mia famiglia... mia madre... le mie sorelle... No, no, signor Dario, la scongiuro... non me ne parli più... mi fa soffrire... mi obbliga a dir cose di cui arrossisco... DARIO E credete che non abbia pensato a tutto questo? Credete che non sappia, e che molti non si sieno dati la cura d'informarmi? Ebbene? Vedete, io sono qui, ciò malgrado, accanto a voi, e ò fede in voi. Che m'importa della vostra casa, di vostra madre? (_Con crescente passione, circondandola_) Io sposo te, io amo te, mi basta che tu sii degna di me e del mio amore... (_la trascina, siedono assieme sul divano, egli l'abbraccia_) Noi lasceremo Milano, lasceremo l'Italia... Io ti dò il mio nome, tutto il passato scomparisce, tu devi rivivere una vita nuova, con me, solo con me che ti adoro... Ma vedi, vedi come è facile tutto questo, se mi ami, se vuoi essere mia!... PAOLINA (_trascinata, come in estasi_) È possibile, è possibile, questo che mi dici Dario?... Non è un sogno, dimmi, non è un sogno?... DARIO (_con grande e crescente passione_) Ma no, non mi vedi qui, vicino a te, non odi le mie parole?... Ti adoro... NINÌ (_di dentro_) Presto, presto... io sono già abbasso! (_Si affaccia alla porta del fondo e si ferma subito vedendo Dario e Paolina abbracciati_) Oh! ò disturbato un idillio! Pardon! se avessi saputo! (_Dà una risata e sparisce_). PAOLINA (_indignata, alzandosi, con grande orgasmo_) Lo vedete, lo vedete, Dario, è un sogno, è un sogno! DARIO (_si alza un pò contrariato, ma rifacendosi subito_) E se malgrado ciò io ti sposo, gli è che ti amo, gli è che senza di te non posso più vivere... PAOLINA Ma è una catena questa, orribile, che non potrò mai spezzare!... DARIO (_circondandola, con passione_) Sì, sì, se tu mi ami. PAOLINA (_involontariamente, trascinata_) Se ti amo, Dario!... DARIO E allora dunque è deciso, sei mia, sei la mia sposa adorata... Non sfuggirmi... non sfuggirmi... Dimmi che vuoi essere mia, e in questo momento si decide della nostra vita... Dimmelo, dimmelo... (_Come in estasi, egli posa le sue labbra sulle labbra di lei e la bacia, lungamente, poi si scioglie raggiante_) Ah sì... sei mia. (_Voci lontane_) E non dir nulla, adesso, è il nostro piccolo segreto... (_le bacia le mani, quasi con rispetto, si dirige al fondo, ed esce_). PAOLINA (_rimane un momento come trasognata, tramortita: poi si orizzonta, vorrebbe gridare, richiamarlo, ma appena riesce a pronunciare con voce fioca:_) Dario, no... Dario!... (_e ricade spossata sulla poltrona_). (_Si ode un acuto grido di Delfina, poi un vociare di dentro_). NINÌ (_dal fondo, correndo, ridendo a crepapelle_) Oh povero Marchese, oh povero Marchese! (_Siede come spossata pel gran ridere_) È ruzzolato dalla scala della torre! (_Continua a ridere. Cala la tela_). FINE DEL SECONDO ATTO. ATTO TERZO _La scena del 1.º Atto. Sulla tavola, sui divani, sulle sedie, sparse alla rinfusa, varie vesti e trine e gale d'ogni foggia._ SCENA I. NINÌ, SELENE. NINÌ (_seduta a destra cuce una gala_) SELENE (_a sinistra legge_) NINÌ Non fai niente? SELENE Che vuoi che faccia? Lavorerò quando mi mariterò io... NINÌ (_con una risata_) Quando mi mari... (_torna ridere_). SELENE Perchè ridi? NINÌ Ma... di', mi canzoni? Nè io nè te... quanto a maritarci... A meno che quel marchese si decida... Ma, alla lunga è più furbo di quel che pare!... Selene, chi l'avrebbe detto che Paolina si sarebbe proprio sposata? (_Mostrando il lavoro_) Guarda che gusto! SELENE (_senza guardare, indifferente_) Una bellezza... NINÌ Mi ci diverto, mi par di giocare alla bambola... (_Alzandosi_) Io però dovrei uscire, adesso. (_A parte_) (_Ò da provare il costume di Claretta!_) SELENE Sì, stai fresca! Da quindici giorni clausura completa: non si esce più, non si riceve più... tutto per questa bella storia del matrimonio di Paolina... NINÌ Già, perchè bisogna essere _ammodo_. Adesso la mamma ce l'à coll'ammodo. E in parola d'onore si ammuffisce. SELENE Quando c'è un matrimonio in casa, anzi, ci dovrebbe essere dell'allegria... NINÌ Sì! Paolina à una faccia che par che vada al patibolo. Si direbbe che si sposa per forza... Oh! a proposito, sai, ò avuto un'idea, stamane. Ti ricordi quella mia veste di seta cruda? Era antica, ancora colla _polonaise_, non potevo più portarla. Stamattina c'era qui la cassa colle vesti della Paolina da mandare alla sarta: ci ò ficcata dentro anche la mia. La sarta la ridurrà come nuova, e la spesa andrà sul conto degli sposi... Eh?... (_Entra Delfina_). SCENA II. DELFINA, SELENE, NINÌ poi PAOLINA. DELFINA Dov'è la Paolina? (_À una lettera in mano_). SELENE Non si è vista ancora... DELFINA Bè, tanto fa. (_Alla Selene_) Senti, dà alla Teresa questo biglietto e dille che cerchi un fattorino qui abbasso che lo porti a Vercellini. SELENE E i denari? DELFINA (_cerca in tasca_) Non ò moneta... Non ài una lira? SELENE Non credo. DELFINA E tu Ninì? NINÌ Io?! SELENE (_estrae un borsellino e cerca_) Non ne ò. DELFINA Aspetta un momento. (_Esce_). NINÌ (_pronta, togliendo di mano alla Selene il borsellino_) Oh bello! È nuovo? Chi te l'à dato? SELENE (_confusa_) Dellago. NINÌ Quando? SELENE L'ultima volta che è stato qui... NINÌ E te l'à dato con dentro niente? DELFINA (_rientrando_) Ecco. Vai. (_Selene esce dalla comune_). DELFINA (_chiamando_) Paolina! NINÌ (_a parte_) (_Qui bisogna trovar modo d'uscire_). PAOLINA (_dalla sinistra_) Che vuoi? DELFINA Bisogna andar dalla sarta. Ti attende alle due. PAOLINA Non ne ò proprio voglia... DELFINA Eppure non c'è tempo da perdere. Dario vuole che il matrimonio si faccia il più presto possibile; arriverà il giorno delle nozze e tu non avrai le vesti pronte... PAOLINA Poco importa... DELFINA O caro cielo, ma che dici? PAOLINA Insomma non ò voglia d'uscire. NINÌ Andrò io. DELFINA Ma se deve provare! NINÌ Proverò io: abbiamo l'istessa statura... SELENE (_dalla comune, in cappello_) Esco... DELFINA Dove vai? SELENE Alla lezione... Sono otto giorni che manco, e il maestro... DELFINA Il maestro l'ò già avvertito io. Le lezioni le riprenderai dopo il matrimonio di Paolina... SELENE E anche a passeggio dopo, a teatro dopo, tutto dopo. (_Ninì ride a parte_). DELFINA O cielo! non mettetemi in croce! Adesso bisogna fare così: lo sapete anche vojaltre... Dario à imposto... SELENE O che c'entriamo noi? DELFINA C'entrate che a maritar Paolina è interesse comune. Dopo tornerete a divertirvi... ora bisogna fare così, per riuscire... PAOLINA (_indignata_) Mamma! Mamma! ti scongiuro, non farmi arrossire più, non farmi vergognare più, di quello che dici, di quello che faccio... Voi considerate un affare questo matrimonio.... Dio mio, Dio mio, che vergogna! (_Delfina le vien vicino per calmarla. Paolina la respinge_) Ma aspettate a rallegrarvi e a sperare delle grandi cose! Non sono ancora maritata, grazie a Dio! DELFINA Paolina, Paolina!... per carità, che dici mai! Oh, ma tu scherzi nevvero? PAOLINA Lasciami, lasciami!... DELFINA Oh, caro cielo! (_A Ninì e Selene_) Sentite, sentite, state buone, usciamo assieme, ò da far delle spese, andiamo tutte tre. Mettiti il cappello, Ninì. NINÌ (_piano alla Selene_) (Appena in istrada vi pianto!) (_Esce_). SELENE (_alla Delfina_) Ti aspetto, di là. (_Esce_). DELFINA (_alla Paolina, affettuosa_) Proprio non vuoi uscire? PAOLINA No. DELFINA Bene, andrò io dalla sarta a dirle di venir qui... Paolina? Dio mio, perdonami... La Ninì e la Selene mi fanno perder la testa... PAOLINA (_quasi parlando a sè stessa_) Ma sì, sì... ma se è meglio, anzi! È da quindici giorni che cerco il coraggio di... e non lo trovo... Voi mi ajutate a trovarlo... DELFINA (_stupita, circondandola_) Paolina, che dici? NINÌ (_rientrando, in cappello_) Andiamo? DELFINA Vengo... (_Alla Paolina, circondandola affettuosamente_) Paolina... PAOLINA Andate, andate... (_Entra Vittorio_). SCENA III. PAOLINA, DELFINA, NINÌ, VITTORIO. VITTORIO È permesso? NINÌ Avanti, avanti... (_Gli corre in contro; piano_) (_Avete pensato all'abito del Boccaccio?_) VITTORIO (_piano_) (Sì...) NINÌ (_c. s._) (E alla parrucca bionda?) VITTORIO (_c. s._) (Sì, anche alla parrucca...) (_Forte_) Come va, come va? (_Stringe la mano a Delfina e a Paolina_) Esce? DELFINA Sì, un momento. Rimanga lei a far compagnia alla Paolina. (_Piano_) (_È sempre così triste... Me la tenga allegra_). Andiamo Ninì... (_Esce_). NINÌ (_piano a Vittorio_) (Tra mezz'ora siate dal sarto... troverò modo di lasciare la mamma...) (_Esce_). SCENA IV. PAOLINA, VITTORIO. VITTORIO Dunque, Paolina, siamo quasi alla vigilia... PAOLINA Di che? VITTORIO Di che? Delle vostre nozze... Perbacco, si direbbe che vi premono assai poco... PAOLINA No... (_Con un amaro sorriso_) Gli è che ancora non oso crederci... VITTORIO E perchè? Vedeste Dario! È attorno, affacendato in grandi compere... Non l'ò mai veduto così allegro, così felice. Non parla che di voi, non vede che coi vostri occhi, maledice la legge che impone dei termini per lui assurdi, vorrebbe sposarvi oggi, vorrebbe avervi sposata jeri. Come è innamorato!... Eh! ma anche voi la siete di lui... lo capisco dal sorriso che è nei vostri occhi e con cui ascoltate quello che vi dico... (_Paolina si turba_) Infine... sarete felici... PAOLINA (_prendendogli le mani_) Ditemi francamente, Olgiati: che ne pensate, voi? VITTORIO Di che? PAOLINA Di questo che fa vostro cugino? VITTORIO Che ne penso?... Oh Dio, trovo che poichè vi ama a tal punto ed è corrisposto da voi, fa benone a sposarvi... PAOLINA No, no: vi ò pregato di dirmi francamente, sinceramente, quello che ne pensate... Voi l'avevate sconsigliato con tutte le vostre forze da questo passo... Perchè vorreste negarlo?... Non ve ne faccio un rimprovero... capisco perfettamente che era il vostro dovere di farlo... VITTORIO (_serio, affettuoso_) Paolina mia: voi sapete anche che, ad ogni modo, lo facevo non in considerazione di voi... Ma poichè egli, sposandovi, à la ferma intenzione di portarvi via da Milano, di stabilirsi all'estero forse per sempre... e voi avete accettato quasi con gioia questo partito... Vedete, vedete, ora vi turbate di nuovo, vi fate triste... perchè mi obbligate a dirvi delle cose che vi rincrescono... e che vi debbono causare un dolore... Parliamo di cose più allegre... PAOLINA (_con insistenza_) No, no! Ò bisogno di parlare di tutto ciò... e lo faccio con voi, volentieri, perchè siete come un fratello per Dario. Da quindici giorni il mio cuore e la mia mente sono continuamente in lotta tra di loro... Io sono persino affranta, spossata... Mi pare d'aver smarrito il retto giudizio delle cose... e Dario non contribuisce certamente a darmi la calma di cui ò tanto bisogno... Ditemi, signor Vittorio... ditemi voi, parlatemi col cuore... Che cosa debbo fare?... Forse posso ancora... sono ancora in tempo... VITTORIO Paolina: vi ricordate che cosa mi diceste, una sera, qui? «Sarò io che glielo impedirà... non ve ne preoccupate... » Ebbene, io ò studiata la vostra vita, ò riandato il passato... quel poco del vostro passato che conosco... Ne ò tratta la convinzione che siete buona e sincera... E quando Dario mi disse: «Mi basta che la Paolina sia degna di me, e che ella stessa, accettando la mia proposta, me ne renda sicuro...» (_controscena di Paolina_) ebbene, io ò ricordate le vostre parole di quella sera: e mi sono convinto che accettando di essere la moglie di Dario, sentivate di poterlo fare. E sono tranquillo. Tutto il resto a Dario non importa nulla... non importa nulla a vostro marito, non dovete preoccuparvene voi... PAOLINA (_si è appoggiata col gomito allo schienale del divano nascondendo la faccia_) VITTORIO (_cercando sollevarle la fronte_) Vi pare, Paolina? PAOLINA (_come trasognata_) Sì... Vi ringrazio... VITTORIO Su, su, allegra, dunque: Dio mio, non lasciatevi scorgere da Dario così... potrebbe credere che non siete felice... che non gli volete bene, che lo sposate per forza. PAOLINA Oh, no, lo sa che lo amo, che lo amo tanto! VITTORIO E allora, siate più sicura, più forte, lasciate tutte le vostre preoccupazioni... DARIO (_dalla comune, affacciandosi_) Posso entrare? VITTORIO Prova! (_Alla Paolina piano_) (Su su, allegra, dunque!) SCENA V. PAOLINA, DARIO, VITTORIO. DARIO (_bacia in fronte Paolina_) VITTORIO (_a parte_) (Eppure... che strano dubbio... Essa non finge... certamente: e allora, perchè?...) DARIO (_venendo a Vittorio_) E tu che facevi qui, in colloquio intimo? Bada, son geloso... VITTORIO E sei allegro! (_Gli stringe la mano_) Ma sapete Paolina che avete il merito di aver trasformato Dario? Da ragazzo lo chiamavamo mutria, avea sempre sempre un palmo di broncio... Ora è allegro come un pesce. Oh! l'amore!... Ed ora, poichè sei geloso, me ne vado. (_Piano_) (A proposito...) (_forte_) Scusate Paolina. (_Piano_) (Ti ò già detto, in segreto, il gran progetto di Ninì...) DARIO (_ridendo_) (Sì...) VITTORIO (Ridi anche di questo?) DARIO (Che me ne importa? Io e Paolina partiremo il dì delle nozze e ce ne andremo tanto lontano, per sempre, forse... Poichè non spingo il mio eroismo, come lo chiami tu, sino a tentare la rigenerazione dell'intera famiglia!) VITTORIO (Bè, dunque, dovrebbe partir domani per Napoli ed io dovrei accompagnarla). DARIO (Benone!) VITTORIO (Ma... non credi che tenti di rimandare questo affare a dopo le nozze? Perchè, come puoi immaginare, sarà uno scandalo, tutta Milano ne parlerà...) DARIO (Ebbene?... Ma anzi, è una fortuna...) VITTORIO (_forte_) Perdonate, Paolina... PAOLINA Ma vi pare! VITTORIO Un affare mio di famiglia... DARIO (_piano_) (Ti dico, molto meglio: il mio matrimonio non è una festa, o lo è, intima, per me solo: sarà meglio che quella scimunitella sia lontana: tanto chiasso di meno). VITTORIO (_piano_) (E sia come vuoi! Io l'accompagno e torno in tempo...) DARIO (Ma no, non ne vale la pena: ci abbracciamo stasera, e verrai a trovarmi a Berlino. Ne riparleremo a pranzo...) VITTORIO (_alla Paolina_) Arrivederci, dunque... PAOLINA Buon giorno, signor Vittorio. DARIO (_piano a Vittorio, accompagnandolo_) (Paolina non sa nulla neppur essa?...) VITTORIO (No, nessuno. La bomba dovrebbe scoppiare domattina, secondo i disegni di Ninì). (_Gli stringe la mano ed esce_). SCENA VI. PAOLINA, DARIO. DARIO (_fissa un momento Paolina, amorosamente, poi si reca dietro la sedia ove ella è seduta intenta al lavoro, e vi si appoggia coi gomiti_) Sono stato al municipio. Poi ò dovuto recarmi anche dal Console... Una sequela di formalità... E così, Paolina mia, malgrado il mio affacendarmi, ci vorranno ancora otto giorni prima di essere marito e moglie. (_Si scosta_) Me ne dispiace, sai!... Però, ripensandoci, trovo che anche questi giorni di attesa irrequieta, di orgasmo febbrile, sono belli, ànno le loro attrattive. Non è vero? PAOLINA (_cucendo, ad occhi bassi_) Sì... DARIO Che fai? PAOLINA Non so... una gala qualunque... DARIO Con che interesse, con che furia! Non mi guardi neppure... PAOLINA Ti ascolto. DARIO Senti: non ti spiace di lasciare subito Milano e l'Italia?... Vuoi che passiamo la nostra luna di miele a Monza, nella mia villa? PAOLINA (_vivamente, suo malgrado_) No, no... andiamo lontano... DARIO (_avvicinandosele, con passione_) Sì, lontano da qui, soli soli... (_Pausa_) Otto giorni ancora! Dispiace anche a te quest'attesa? PAOLINA No... vorrei fossero di più... DARIO Perchè? PAOLINA Perchè avresti maggior tempo per riflettere... per pentirti, forse... DARIO (_turandole la bocca colla mano_) Non dirlo più!... Sempre queste tue malinconie... Su, su, lavorerai dopo... (_Le fa posare il cucito e le solleva la faccia_) Fammi un pò di compagnia, adesso, discorri un pochino. Lavorerai dopo al tuo corredo... quando sarai sola... PAOLINA Oh quando sono sola non lavoro più. Soltanto quando sei qui tu trovo il coraggio di occuparmi di questi preparativi... DARIO Ma perchè? PAOLINA Penso che è un sacrificio che tu fai... ma che all'ultimo momento ti mancherà la forza di compierlo... Penso che dovrei essere io, anzi, a togliertela questa forza... Ò tante cose da dirti... mi pare di aver tante cose da dirti... poi, quando tu sei qui, e mi parli così... (_Dario la bacia_) e mi baci così... DARIO Bambina! E non t'accorgi che con queste titubanze che sono una prova della tua grande delicatezza d'animo, tu mi infondi coraggio, invece, dato che ne occorra del coraggio... per conquistare la felicità... (_Per mutar discorso, si reca al fondo e osserva le vesti, ecc._) Vediamo, vediamo un pò quello che ài preparato per le tue nozze... PAOLINA (_a parte, convulsa_) (Dio mio! perchè l'amore è così cieco?! Perchè non capisce?... Dio mio, risparmiatemi questa vergogna!...) (_Come risolvendosi_) Dario... DARIO (_al fondo, si volge_) Dimmi... PAOLINA (_come se le tornasse a mancare il coraggio, dissimulando, rifacendosi_) Che fai? DARIO Osservo le tue vesti. Ma sai che non paiono da sposa! Tutte scure, tutte serie... (_Ridiscende la scena_) Quando saremo marito e moglie me ne occuperò un poco anch'io della tua toilette; (_circondandola_) allora sarai più allegra, dovrai pure convincerti che non è un sogno il nostro, ma che avremo conquistata la felicità vera, per tutta la vita... (_Rimane a fissarla amorosamente. Entra Delfina dalla comune, rumorosamente_). SCENA VII. PAOLINA, DELFINA, DARIO. DELFINA (_affannata_) Eccomi qui. Oh Dario, come va?... Sono stata dalla sarta, dalla modista. È quasi tutto pronto... (_Con intenzione_) Quasi!... PAOLINA E la Ninì, e la Selene? DELFINA Ànno voluto assolutamente andare alle loro lezioni: che smania di studiare ànno quelle due ragazze! Dicevo dunque che tu, Paolina, ti sei scordata una cosa importante, anzi due. PAOLINA E quali? DELFINA Anzitutto i testimonî per le nozze. Ci ò pensato io. Ò scritto stamane un biglietto al Vercellini... PAOLINA (_spaurita_) Al Vercellini?! DELFINA Sì. Non lo si vedeva da un pezzo. Nota che egli non sa nulla del tuo matrimonio. Bisognava avvertirlo. Quanto poi all'essere il tuo testimonio, gli spetta di diritto. PAOLINA (_c. s._) Gli ài scritto, tu, stamattina? Gli ài detto di che si tratta? DELFINA No, ò voluto lasciargli la sorpresa: gli ò mandate due righe soltanto, per pregarlo di passare oggi... PAOLINA (_con orgasmo crescente_) E verrà? DELFINA Certo... lo spero, se non è malato... Ò pensato bene? PAOLINA No, non voglio! DELFINA Non vuoi?! Ma come? Il nostro migliore amico? (_A Dario_) Si figuri, signor Dario.... lei non lo conosce, nevvero? È il nostro amico più vecchio, più affezionato: sono vent'anni che frequenta la nostra casa... Sarebbe stata una vera mancanza di riguardo... (_alla Paolina_) Chissà che bel regalo ti farà! PAOLINA (_agitata ognor più_) Non voglio! DELFINA Già, io non l'ò mai capita questa tua antipatia pel Vercellini... e nata tutto a un tratto, poi! Quando eri una bambina gli volevi tanto bene!... (_Cambiando tono_) Poi ti eri dimenticata un'altra cosa. PAOLINA (_quasi con ira_) Quale? DELFINA (_con una strizzatina d'occhi_) Sta a sentire. Ò veduta dalla sarta una bella pezza di amoerro bianco... Le ò data la commissione... PAOLINA Di che?! DELFINA E me lo domandi? Della veste da sposa... PAOLINA Ma no, ma no! DELFINA Anche questo, no? Ma in chiesa come ci vuoi andare? (_A Dario_) Perchè andrete anche in chiesa, nevvero? DARIO Certamente. DELFINA Ci tengo sa? La religione va rispettata. E poi già è bella la cerimonia della chiesa. Vengono tutti i conoscenti, tutti i vicini di casa... Ebbene dunque: in chiesa ci si va in bianco... PAOLINA (_quasi con disperazione che invano cerca dominare_) Ma no... (_a Dario_) Non si era già tutto stabilito? Niente lusso, niente apparato?... Dario, tu me lo avevi promesso... (_In preda ad una agitazione che aumenta ognor più, passeggia la scena irrequieta, con una grande preoccupazione, non ascoltando neppur più Delfina_). DELFINA Oh caro cielo! Ecco le belle idee moderne!... Niente lusso, niente apparato! E noi povere mamme, che si vive in attesa di questo giorno... Oh! la propria figlia in veste da sposa, in chiesa! Una consolazione, un godimento, perchè si dice: eccola qua, guardatela, ammiratela, è il mio sangue... PAOLINA No, mamma, ti prego... (_Dario ascolta, osserva tutto un po' stupito, sta per intervenire, ma Delfina continua_). DELFINA Oh, sarai mamma anche tu!... E poi già adesso è deciso! Una bellissima stoffa, e costa poco, relativamente. Vedrà signor Dario che non si spenderà molto. Una veste semplicissima veh! Poche trine sul davanti, (_agisce indicando_) un nœd qui sul fianco e una spilla di strass al collo.... (_Paolina le si è avvicinata, quasi per interromperla. Delfina continua la mimica su di lei_). Sulla testa il velo, lunghissimo, e i fiori d'arancio. (_Cava di tasca il fazzoletto bianco, lo attorciglia e fa per porlo come una corona sulla testa di Paolina, dicendo_) Sarà un effettone! (_Ma Paolina si schermisce, si svincola, si scosta, sdegnosa, e sta per prorompere quando compare Teresa alla porta del fondo_). TERESA (_annunciando_) Il signor Vercellini. (_Paolina impallidisce, e rimane allibita_). DELFINA (_andando verso la comune_) Vengo, venga. (_Teresa esce_). PAOLINA (_con un grido_) No!! (_e si precipita alla porta d'entrata, la chiude rapidamente e vi si mette dinanzi, ritta, colle braccia allargate quasi volesse sbarrarla tutta, fissando gli occhi terrorizzati su Dario_). DARIO (_rimane un momento stupito, titubante, ma, comprendendo tutto, d'un tratto, una grande angoscia gli si dipinge sul viso. Pure, dopo un po' d'esitanza, quasi sperando ancora, riluttante a credere ciò che già à indovinato, fa un passo verso Paolina, e con un fil di voce le chiede_) Paolina... che vuol dir ciò?... PAOLINA (_angosciosamente, ma quasi solenne_) Vuol dire, Dario, che non posso essere tua moglie! (_E vinta dall'emozione, impotente a reggersi più oltre, cade in ginocchio; poi vien meno e sta per cadere bocconi, ma Delfina, che è pur riuscita a vincere il suo stupore, accorre a lei e la sorregge, mentre Dario indietreggia, coprendosi la faccia con un senso d'orrore. Cala la tela_). FINE DEL TERZO ATTO. ATTO QUARTO _La scena dell'atto precedente_. SCENA I. VITTORIO, NINÌ, poi CANTONI. NINÌ (_sta chiudendo un baule posto in fondo alla scena_) VITTORIO (_entra dalla seconda porta a sinistra_) NINÌ Siete stato dalla mamma? VITTORIO Sì. NINÌ È poco bene, nevvero? VITTORIO (_dissimulando_) Già, è poco bene... un po' d'emicrania... NINÌ Però potrà accompagnarmi alla stazione? VITTORIO (_imbarazzato, c. s._) Io credo... NINÌ Avete fatto bene a consigliarmi di non dirle tutta la verità... Colle sue idee, andare in una compagnia d'operette, le pare una gran cosa... Così è più tranquilla... Oh! adesso combiniamo tra di noi. Selene è uscita, ma tornerà a momenti. Io debbo andare in due o tre posti... ò qualche piccola spesa da fare... Sentite: voi mi aspettate qui? Quando siamo alla stazione per le due, basta? VITTORIO Sì. NINÌ Allora vado, e torno tra un'ora al più. VITTORIO Sta bene, vai. (_Entra Cantoni_). NINÌ Oh signor Cantoni, che miracolo! Giunge in buon punto; così posso salutarla... CANTONI Partite? NINÌ Sì. Si faccia raccontare dall'Olgiati: ò furia. Se si trattiene arrivo in tempo a vederla ancora. (_Esce dalla comune_). SCENA II. VITTORIO, CANTONI. CANTONI E dunque? Io, ti assicuro, sono qui trasognato... VITTORIO Ed io no? È un tal miscuglio di comico e di drammatico, caro mio, che non mi raccapezzo più. Ma, intanto, come sei qui? CANTONI Sono stato da Dario, poichè non l'avevo veduto jeri sera: e mi à raccontato tutto. Gli ò chiesto di te: mi à detto che eri qui, e son venuto. Intanto non occorre dire che mi metto a tua disposizione, se c'è qualcosa da fare, se posso essere utile... VITTORIO Tutto quello che c'è da fare è di stare accanto a Dario perchè non commetta qualche sciocchezza. Tu come l'ài trovato? CANTONI Calmissimo in apparenza. Egli mi diceva: «Sai, io sono come quello che per miracolo è sfuggito ad una grande sciagura: passato il primo istante di sbigottimento, torno a respirare liberamente, mi sento rivivere.» Ma in realtà non è così. Dava le disposizioni per partire. Dice che vuol partire subito, che Milano gli è insoffribile... VITTORIO Già: ma sai perchè? À vergogna: teme il ridicolo... Capisci, succede in lui qualcosa di strano ma che si spiega perfettamente. Era un'idea fissa che lo guidava: «Paolina è degna di me; tutto il resto non mi riguarda.» CANTONI Ricordo il nostro colloquio, in casa tua, il giorno del famoso pranzo... VITTORIO Bravo! — Ma ora, ora, capisci, la benda gli è caduta dagli occhi: Paolina non è degna di lui! — Per Dario è stata una doccia; e adesso torna a ragionare, cioè sragiona come prima ma in senso inverso. «Che bestia sono stato!» dice in cuor suo «mi si ingannava, mi si tradiva!» E non crede più a nulla. Dubita della sincerità di Paolina, suppone che la madre sapesse tutto e cercasse di tradirlo, anche lei... Infine, vuol essere o parere troppo furbo, per compensarsi della ingenuità passata. E vuol fuggire, non vuol rivederla, Paolina, e finge una calma che non à, perchè si capisce che l'ama ancora quella... ragazza, chiamiamola così... E Dio faccia che non commetta pazzie! CANTONI Temi che si decida a sposarla ugualmente? VITTORIO Questo no. Ora à troppa paura del ridicolo. Jeri era un eroe; gli pareva di compiere una grande azione: salvare una sventurata in pericolo! Oggi non ardirebbe di uscir di casa, perchè in ogni uomo che incontra vede un ex-amante di Paolina. E questo non è, ne sono convinto. Ma quel Vercellini... VITTORIO Quel Vercellini era un vecchio amico di famiglia... Ella lo conosceva da bambina... Rimasta orfana del padre, senza guida, senza cure, con quella madre là, figurati!... realmente ingenua, diciassette anni... Infine la solita storia! — Non sarebbe accaduto questo alla Selene o alla Ninì, sai? — Paolina, quando potè misurare tutta la gravità del fallo (che nascose a tutti, gelosamente, e che per fortuna non ebbe conseguenze) chiese a quel furfante una riparazione; egli le rispose offrendole... un matrimonio morganatico. CANTONI E tutto ciò come lo sai? VITTORIO Paolina lo scrisse a Dario jeri sera. CANTONI Di questo non mi à detto niente... VITTORIO Già; perchè non ci crede. CANTONI E tu ci credi? VITTORIO Io sì. Scusa: ella si era imbattuta in un cieco come Dario: poteva tacere, lasciarsi sposare. À confessato! Vuol dire che è buona e onesta e sincera! CANTONI E le sorelle? VITTORIO Non sanno nulla. La madre sentì risvegliarsi in sè stessa un senso di pudore, di vergogna, a modo suo, e celò ogni cosa a Selene e Ninì. E la Ninì aveva in pronto per stamane una famosa bomba: va a cantare l'operetta! — Neanche a farlo apposta! — Soltanto, dietro mio consiglio, non disse tutta la verità: fece credere che va a cantar da mezzo soprano al Bellini di Napoli, scritturata telegraficamente per supplire una collega fischiata. CANTONI E là madre diede il permesso? VITTORIO C'era poco da permettere: la Ninì quello che vuole, vuole. D'altronde, le balenò un'idea che le parve meravigliosa nel suo piccolo criterio. Lasciare Milano: qui non à più nulla da sperare: dunque, è un bene che la Ninì se ne vada; e magari anche la Selene! Rimasta sola con la Paolina cercherà d'indurla a seguir le sorelle e a trasferirsi altrove. E allora dice alla Selene di seguire la Ninì. E per tutta salvaguardia le fa accompagnare dalla fantesca, una donna fidata che ànno in casa da varî anni. La Selene, come puoi credere, non si fa pregare: soltanto, si dà premura di avvertirne quel vecchio marchese rimbambolato. — E così tra un'ora, se vuoi ammirare un quadretto di genere degno del Favretto, vai alla stazione: e nel treno di Roma, in un comparto di 1ª classe, vedrai Ninì, Selene, il marchese e la serva. E questa è la fine delle vergini! CANTONI Che fine... immatura! VITTORIO Ed ora, amico mio, ti prego, torna a Dario, stagli vicino. CANTONI Ci corro. VITTORIO A proposito. Digli che sono qui finchè ò... fatta la spedizione per Napoli, ma che non parto. CANTONI Dovevi partire? VITTORIO Dovevo accompagnare la Ninì. Ma tu capisci bene che non ò nessuna voglia di farlo, adesso. CANTONI Lo capisco perfettamente. VITTORIO Anzitutto non posso lasciare Dario: se proprio si deciderà a partire, lo accompagnerò a Berlino. E poi... te lo confesso... voglio far qualcosa anche per la Paolina. Povera ragazza, mi fa pietà; trovo che è degna di tutta la commiserazione. (_Accompagnandolo_) Ci vediamo in casa di Dario, tra poco. CANTONI Sta bene. Addio. VITTORIO Addio. (_Cantoni esce_). SCENA III. VITTORIO, poi PAOLINA. (_Vittorio accompagna Cantoni sino all'uscita. Intanto Paolina appare alla porta di sinistra, e vedendo Vittorio si sofferma timida, vergognosa. Egli allora si dirige a lei, e le porge la mano. Paolina lo guarda per un momento, stupita. Vittorio le prende la mano e la stringe affettuosamente tra le sue, fissandola negli occhi, benevolo_). PAOLINA (_con un fil di voce, commossa_) Lei mi porge la mano, signor Vittorio? VITTORIO Sì: e vi prego di ritenermi il vostro migliore amico. (_La trascina dolcemente al divano e la fa sedere, sedendole accanto_). PAOLINA Oh, grazie, grazie per queste sue parole. Ora posso lusingarmi di essere stata compresa, almeno da lei... Perchè non desidero altro ormai: di non essere disprezzata, di non essere creduta una malvagia che voleva ingannare l'unico uomo che ò amato con tutta l'anima mia... Egli mi disprezza forse... egli crede forse ch'io sia stata... VITTORIO Oh! no, Paolina. La vostra confessione, se impedisce a Dario di compiere quello che era il suo sogno, non gli dà il diritto che a compiangervi. Dario è oggi infelice quanto voi, forse più di voi. Questo colpo lo à annichilito. Egli non ragiona più, non riflette più... à perduta la testa... Pensa a fuggire, lontano da qui, dove aveva intravveduta la suprema delle felicità, dove invece si è trovato ad un tratto colpito dal più crudele dei disinganni. PAOLINA E sono io la causa di tutto ciò! Dio mio. Dio mio, avrei dovuto disingannarlo subito, avrei dovuto dirgli sino dal primo giorno... VITTORIO Ah, sì, figliola mia: sarebbe stato meglio per voi, per la vostra felicità, forse... (_Paolina scoppia in pianto, singhiozza affannosamente_). VITTORIO (_cercando confortarla_) Paolina, Paolina... PAOLINA (_a voce interrotta, singhiozzando_) Io lo sapevo bene che non potevo essere sua moglie... Ma egli mi credette buona, onesta, degna di lui... Ò cominciato ad amarlo appunto per questo, perchè mi trattava bene, perchè mi mostrava del rispetto... mentre tutti gli altri... (_Pausa_) Avrei dovuto trovarlo prima, lo so, il coraggio di dirgli il mio segreto, di svelargli che non ero quella che mi credeva. Oh! che sforzi ò fatto per trovarlo questo coraggio, sino dal primo giorno. Ma egli mi parlava con tanto amore... «Tu sei buona, mi diceva, sei onesta, non puoi più rimanere in questo ambiente, almeno per ora, per qualche tempo, finchè avremo rimediato al male che ti circonda adesso... e a cui tu ài saputo sfuggire!» Egli mi diceva così... Era il primo uomo che mi stimasse, il primo che non mi dicesse delle cose orribili... Ed io avrei dovuto rivelargli la verità! Pensi, pensi che supplizio! C'erano persino dei momenti in cui finivo per convincermi che questo bel sogno si poteva realizzare, che io avrei potuto essere la moglie buona, onesta, innamorata che egli sognava!... (_Esaltandosi_) Ma jeri! jeri! venne lui, quell'infame... e stava per entrare, avrebbe stretta la mano di Dario, del mio Dario adorato... Ah! allora l'ò trovato il coraggio, non ò più avuto vergogna... ò sentito che non avrei arrossito in quel momento confessando la mia sventura... E l'ò fatto... e ò benedetto Iddio che mi à data la forza di farlo... tardi, ma ancora in tempo!... (_Scoppia di nuovo in singhiozzi, nascondendosi la faccia tra le mani_). VITTORIO (_dopo una pausa, commosso_) Orsù, figliola mia, non crucciatevi così... non piangete più... Pensiamo piuttosto al da farsi: ve l'ò detto, voglio essere il vostro migliore amico, voglio far qualcosa per voi... Sentite... nelle condizioni d'animo e di spirito in cui Dario si trova, non vi consiglierei neppur di tentare di rivederlo... adesso... PAOLINA Oh! non lo tenterò... glielo giuro!... VITTORIO Lo dico per voi... vorrei risparmiarvi nuove emozioni... avete bisogno di essere calma... oggi specialmente... Fra poco saranno qui la Ninì e la Selene, dovete nascondere il vostro affanno... Via, Paolina, asciugate i vostri occhi... dissimulate... non fatevi scorgere così... lasciate che partano... poi, rimasti qui noi soli, vedrete che, con calma, troveremo — decideremo... PAOLINA (_alzandosi, sforzandosi di essere calma_) Sì, sì... lo vede... sono calma... sono tranquilla... Dopo tutto, signor Vittorio, non ò il diritto di esserlo? La mia coscienza non mi rimprovera nulla... So che, onestamente, Dario non può rimproverarmi di nulla... non l'ò tradito, non l'ò ingannato, come avrei potuto farlo se fossi stata meno onesta... (_Commovendosi ancora_) se l'avessi amato meno... NINÌ (_di dentro_) Per di qua, per di qua. VITTORIO (_a Paolina_) Paolina, dissimulate, ve ne scongiuro. (_Entra Ninì, seguita da un fattorino_). SCENA IV. PAOLINA, VITTORIO, NINÌ, un FATTORINO poi SELENE, poi DELFINA. NINÌ (_introducendo il fattorino_) Portate questo abbasso; poi tornate. (_Il fattorino trascina fuori il baule_). NINÌ Oh Paolina, come va? Stavi poco bene, jersera? (_A Vittorio_) Non c'è tempo da perdere: è il tocco: ò preso la carrozza e ò condotto il facchino... E Selene?... Non è ancora tornata? Dio santo, mi farà mancare la corsa?! — Ma io parto anche senza di lei... (_A Vittorio, piano_) (Dunque non venite, voi?) VITTORIO (No... mi rincresce di non potervi accompagnare...) NINÌ (Verrete a trovarmi a Napoli... per il mio debutto). VITTORIO (O questo sì, certamente). NINÌ E la mamma è pronta? Ma Dio santo, non c'è tempo da perdere. (_Si reca alla seconda porta di sinistra e chiama_) Mamma, mamma, andiamo dunque... (_Rientra il fattorino_). NINÌ (_al fattorino_) Ora venite qui. (_Escono entrambi dalla porta del fondo_). VITTORIO (_a Paolina_) Mi raccomando, della calma, della calma, Paolina. SELENE (_dalla comune_) Si va? NINÌ (_entrando col fattorino carico di valigie_) Fate piano, mettete tutto in carrozza... (_Il fattorino esce. A Selene_) Ah sei qua! Partivo senza di te, sai? (_Chiamando_) Mamma, mamma? (_Entra Delfina_) NINÌ Andiamo, andiamo! DELFINA (_a Vittorio, piano_) (Oh! bravo signor Vittorio, è qui ancora... Venga anche lei alla stazione... mi faccia questa grazia... io non avrei il coraggio di staccarmi dalle mie figliole). VITTORIO (Ci vengo, ci vengo, e dopo la riaccompagnerò a casa). DELFINA (Grazie. È un gran dolore, in tutti i sensi... Ma sa che sacrifici mi costa questa partenza... anche materialmente!... Tutti i conti da pagare...) NINÌ (_a Paolina, avvicinandosele_) Dunque addio Paolina... (_La bacia_) Tutti i miei auguri... Salutami Dario... digli che mi rincresce di non averlo potuto vedere prima di partire... PAOLINA Sì... NINÌ (_la bacia di nuovo_) No... no, non commuoverti... Io sono tanto felice!... Che vuoi, seguo la mia vocazione... VITTORIO (_per togliere Paolina al suo supplizio_) Su, su, piccine, andiamo... è tardi... NINÌ Sì, andiamo... (_Piano a Vittorio_) (Badate che Zamperoni non mi à ancora consegnato lo spadino. Occupatevene, e fate che lo mandi non più tardi di sabato...) Addio Paolina... SELENE (_baciando Paolina_) Addio, tanti auguri. DELFINA Avete tutto? Non dimenticate nulla? NINÌ No, no, andiamo. Addio, addio... (_Tutti si avviano_). VITTORIO (_piano a Paolina_) (Coraggio). (_Tutti escono. Paolina li accompagna sino all'uscita_). SCENA V. PAOLINA, poi DARIO. PAOLINA (_rimane un momento immobile sulla soglia, cogli occhi fissi, imbambolati, a guardare quelli che se ne vanno. Poi si volge: si guarda attorno. Sulle sedie sono ancora le vesti da sposa come nell'atto terzo. Le osserva, ne prende qualcuna, poi, come ripetesse le parole di Dario_) Tutte scure, tutte scure... non pajono neppur vesti da sposa... (_Le vesti le cadono dalle mani: fa qualche passo, come in uno stato di sonnambulismo, poi, vinta dall'emozione, dà in un angoscioso scoppio di pianto e cade spossata su di una sedia. Pausa_). DARIO (_appare sulla soglia della comune, impacciato, quasi vergognoso, e sta un momento ad osservare_) PAOLINA (_che non si è accorta della presenza di Dario, si alza, si volge, lo vede, e dà un piccolo grido, poi rimane a fissarlo, stupita, dubbiosa_) DARIO (_commosso, a voce bassa_) Perdonatemi Paolina, se ò ardito di venir qui... ancora... Ci siamo lasciati, jeri, in un modo così doloroso... e siamo... o siamo stati troppo qualcosa l'uno per l'altro, per non scambiarci almeno una parola ancora, prima di... lasciarci... per sempre... (_Pausa: fa due passi innanzi_) Volete stringermi la mano? PAOLINA (_con effusione, va incontro a Dario e gli porge la mano, che egli afferra e tiene nella sua, lungamente. Paolina abbassa gli occhi, non osando di guardarlo_) DARIO Ò molto da farmi perdonare da voi! PAOLINA (_sollevando gli occhi_) Perdonare? DARIO Sì. Jeri io sono fuggito, come un vile. Ma era la rovina di tutta la mia vita, della mia felicità... e come mi veniva da voi... mi parve persino che non dovessi neppur ribellarmici... Ora io partirò, andrò lontano... Mi attendono lunghe ore d'angoscia... PAOLINA Lei parte?... Oggi? DARIO Forse... oggi stesso... PAOLINA Non ci vedremo più... À fatto male di venir qui... di rivedermi ancora... DARIO (_à un impeto di passione, le afferra le mani, poi la circonda alla vita, e appassionatamente le susurra_) Paolina... mi vuoi bene, ancora?... Mi ami?... Dimmelo!... PAOLINA (_dimentica, quasi in estasi_) Oh Dario!... DARIO (_c. s._) E allora no che non ci lasciamo... Non capisci che l'amore, che la passione mi ànno condotto qui... Se mi ami non ci dobbiamo, non ci possiamo dividere... c'è una forza sovrumana che ci unisce!... Io parto stasera, sì... e tu parti con me... PAOLINA (_colpita, svincolandosi, fissandolo_) No!... DARIO (_si guarda attorno rapidamente come se temesse d'esser veduto, poi circonda di nuovo Paolina, vincendo la riluttanza di lei_) Perchè no?... All'insaputa di tutti... noi fuggiamo, lontano, dove nessuno ci conosce... dove vivremo noi due soli, amandoci, adorandoci per tutta la vita... PAOLINA (_riuscendo a svincolarsi, commossa, senza astio o durezza di voce_) No! E non dire una parola di più, perchè mi offendi... DARIO Ti offendo? PAOLINA Sì, mi offendi: e oggi, oggi, ò il diritto di essere rispettata... (_Colle lagrime nella voce_) Sino a jeri che t'ingannavo, per amore, sia pure, ma t'ingannavo, se tu avessi saputo da altri che da me il mio passato, avresti avuto il diritto di propormi quello che ora mi proponi... (_con un fil di voce_) e l'avrei accettato, forse... Oggi no! Ti vergogni tu, di propormelo, perchè vuoi fuggire, all'insaputa di tutti, ti vergogni di amarmi... e vuoi che io accetti questo amore?!... DARIO Ma ti amo! PAOLINA No, no che non mi ami!... Se tu mi amassi apprezzeresti quel poco di buono che è in me, capiresti che la mia sventura non è una colpa, e non saresti venuto qui ad avvilirmi, confessandomi che arrossisci di quello che fai... Domani mi disprezzeresti, mi scacceresti forse lontano da te... Ne morirei di vergogna. DARIO Ah Paolina, dopo avermi innamorato ài forse creduto che una confessione terribile come quella che tu mi ài fatta non potesse mutare più le mie intenzioni a tuo riguardo... e per questo l'ài fatta! PAOLINA (_con un gesto disperato_) Oh Dio, che orrore! (_Poi, a mani giunte, quasi supplichevole_) Dario, Dario, e sei tu che mi parli così, tu, tu che avevi tanta fede in me, sino a jeri... Oggi, che ti ò aperto il mio cuore, a tal punto tu dubiti e mi disistimi?... Ma è possibile? E vorresti che fossi la tua amante! Ah no! Dario, mai, mai! DARIO E perchè non ài confessato subito? PAOLINA Perchè ti amavo... perchè avevo vergogna di confessarmi qual'ero al primo uomo che mi mostrava della stima e del rispetto sincero!... Oh, Dario tutto è finito, per sempre.... Tu lo vedi.... nessun legame, di nessuna natura, è più possibile tra di noi... Ebbene, in questo momento ti giuro che la mia confessione fu sincera, che fu un impulso dell'anima, che l'ò fatta senza calcolo alcuno... Ma dopo quella confessione io mi sento superiore a te. Non ti debbo più nulla... Non puoi rimproverarmi di nulla... E non ti ò cercato, non avrei tentato di rivederti... Sei tornato, tu, per offendermi. Addio!... (_Si avvia verso la porta a sinistra_). DARIO (_combattuto_) Paolina!... PAOLINA (_quasi sulla soglia, si ferma, si volge_) DARIO (_accorre a lei, l'abbraccia_) Paolina!... PAOLINA (_dimentica_) Ti amo... ti amo! DARIO (_le susurra nei capelli_) Sì... a stasera... PAOLINA (_con impeto, come prima, svincolandosi_) No! Addio! (_E fugge nella sua stanza_) DARIO (_à un impulso per rattenerla, ma si frena. Sta per chiamarla, ma soffoca le parole mettendosi il fazzoletto sulla bocca. Lotta ancora un momento, poi si risolve, prende il cappello che aveva posato sul tavolino, ed esce dalla comune_). (_Cala la tela_). FINE. NOTA. Questa commedia fu rappresentata per la prima volta al Teatro Alessandro Manzoni di Milano la sera del 16 Dicembre 1889, dalla Compagnia diretta dalla Signora Virginia Marini. Le parti erano così distribuite: _Dario_ Sig. Cav. Enrico Reinach. _Vittorio Olgiati_ » Cav. Claudio Leigheb. _Corrado Cantoni_ » Angelo Gattinelli. _Vercellini_ » Ettore Mazzi. _Il Marchese Zoppi_ » Ugo Leigheb. _Cozzi_ » Paolo Cantinelli. _Merati_ » Ettore Berti. _Dellàgo_ » Stanislao Ciarli. _Delfina_ Sig.ª Angela Beseghi. _Paolina_ » Italia Vitaliani. _Ninì_ » Edvige Guglielmetti. _Selene_ » Elisa Berti. * * * TEATRO * * * _Marco Praga_, L'AMICO L. 1 — — — ALLELUJA » 2 — — — L'INNAMORATA » 2 — — — LA MOGLIE IDEALE » 2 — — — LE VERGINI » 2 — _E. A. Butti_, IL VORTICE » 1 50 _F. Mariani_, UNA COSCIENZA » 2 50 _Turguenieff_, IL PANE ALTRUI » 2 50 Dirigere vaglia alla Libreria Editrice L. OMODEI ZORINI — Milano. Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. End of the Project Gutenberg EBook of Le vergini, by Marco Praga *** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE VERGINI *** ***** This file should be named 48609-0.txt or 48609-0.zip ***** This and all associated files of various formats will be found in: http://www.gutenberg.org/4/8/6/0/48609/ Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive) Updated editions will replace the previous one--the old editions will be renamed. Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright law means that no one owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United States without permission and without paying copyright royalties. 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It exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from people in all walks of life. Volunteers and financial support to provide volunteers with the assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will remain freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit 501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its volunteers and employees are scattered throughout numerous locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. 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